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CINA, PERCHE’ NO ?

CINA

icona orologio 15 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   29  settembre    al   13  ottobre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Ci sono i grandi classici - Pechino, Xi'an, Guilin e Shanghai – ma anche destinazioni meno scontate come Datong, Pingyao, Jinci, Shuanglin, Yangshuo e Zhujiajiao. Tappe di un viaggio in un territorio immenso, con quattro voli interni per ottimizzare i tempi. Un percorso che inizia nella capitale cinese con i luoghi più iconici, da Piazza Tien An Men alla Città Proibita fino al Palazzo d'Estate. Per poi vedere, fuori città, la Grande Muraglia a Mutianyu e le - continua -

A PARTIRE DA: 4.000 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con volo di linea Air China diretto per Pechino. Pernottamento in volo.

 

Arrivo a Pechino alle 5,30. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel per un’opportuna sosta dopo il volo internazionale (camere subito a disposizione).

Pur avendo a disposizione quasi tre interi giorni, è bene ottimizzare i tempi in considerazione degli orari di apertura dei siti e, soprattutto, delle difficoltà di spostamento da una parte all’altra della metropoli. Preferiamo perciò cominciare subito a conoscere la capitale.

Quello che occorre cercare di fare appena giunti in un Paese con notevole differenza di fuso orario è arrivare a sera, certo un poco stanchi, ma senza cedere alla tentazione di un sonnellino durante il giorno. Una buona dormita, unita ad una cena leggera e niente alcolici, consentono di affrontare il giorno dopo nel modo migliore per ricostruire un nuovo ciclo giorno/notte.

In hotel, quindi, avremo tempo per una salutare doccia e una lenta colazione. Poi, con calma, inizieremo le visite rientrando nel tardo pomeriggio per cenare presto e avere sufficienti ore da dedicare al sonno.

Effettuiamo tre pernottamenti nella capitale per visitare Pechino, recarci nella “Via Sacra” che conduce alle Tombe Ming, e giungere sino alle alture del nord-est dove si sale sulla Grande Muraglia, in una zona diversa da Badaling oramai diventata infrequentabile per eccesso di presenze turistiche.

Ricordiamo ancora che il traffico e le distanze da percorrere per spostarsi da un luogo all’altro, possono fortemente condizionare lo svolgimento delle visite costringendo a cambiamenti non prevedibili in anticipo.

Pechino. Moderna, immensa, ma anche grande scrigno prezioso che conserva alcuni siti antichi e maestosi che attraggono il turismo da ogni angolo del pianeta. Animata dallo spirito dell’ottimismo, inquinata, attraversata da immensi viali ricavati pure a costo d’abbattere gioie del passato, percorsa da auto di lusso…

Nel suo cuore urbano nasconde ancora residui dei tradizionali “hutong”, le stradine fiancheggiate da case a corte, costruite secondo i criteri del “feng shui”, tipici della disposizione dei templi religiosi.

Cavalcavia, grattacieli, tecnologiche realizzazioni per le Olimpiadi, (stupefacente lo stadio progettato dall’architetto che è emerso dalle cronache giornalistiche non solo per le sue capacità professionali), un ritmo ed un dinamismo che paiono percorrerla 24 ore al giorno…

Non a caso, forse, il nome della piazza più grande al mondo, “Tien An Men”, “Pace Celeste”, sembrerebbe suggerire che per trovare quiete sarebbe opportuno allontanarsi da questa città e trovare rifugio in cielo.

Pechino è lo specchio della multiforme ed anche disomogenea, oltre che certamente interessante, realtà di questo grande, non solo geograficamente, Paese. Non aspettatevi, però, un luogo ricco di ricordi e storia ma con un corpo ancora imbevuto di realismo socialista.

La capitale sembra essere il risultato casuale, ma non per questo anonimo e sgradevole, dell’introduzione in un frullatore dei più disparati elementi attinti alla sua più gloriosa tradizione culturale ed architettonica, e al suo prorompente desiderio di superare, riuscendoci, una cappa di forzato immobilismo. (Ciò che non riesce ad allontanare sufficientemente è la cappa dell’inquinamento).

Di questa grande concentrazione urbana di oltre 16 milioni di persone, percorreremo i luoghi più interessanti e rappresentativi recandoci a visitare la Città Proibita, il Palazzo d’Estate, il Tempio del Cielo. Ma non mancheremo di cogliere anche altri aspetti come la Piazza Tien An Men.

Nel pomeriggio di questo primo giorno visitiamo il parco del Tempio del Cielo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Si tratta di uno splendido manufatto in purissimo stile Ming divenuto uno dei simboli più riconosciuti della capitale. E’ la massima rappresentazione stilistica della famosa dinastia e si trova racchiuso da una cinta muraria con porte d'ingresso orientate verso i quattro punti cardinali. Qui, ad ogni solstizio, gli imperatori proprio perchè Figli del Cielo, celebravano i riti per propiziare il buon raccolto, condizione prima per mantenere la stabilità, la pace sociale e perpetuare la loro potestà. I templi presentano architetture che sono la trasposizione delle teorie cosmologiche tradizionali cinesi per le quali il cielo è rotondo e la terra su cui poggia è quadrata. (Concetti ben evidenti anche nel guscio della tartaruga, non a caso tenuta  da sempre in gran considerazione). Per questo l’Altare circolare del XVI secolo è formato da una base quadrata su cui si elevano tre piattaforme circolari decrescenti che poggiano una sull’altra.

Nella realizzazione di questa grande ma graziosa struttura, il numero nove ricorre assai spesso in molti suoi aspetti, perché tale numero possiede un altissimo valore simbolico essendo associato al potere imperiale. Più in generale nella cosmologia antica i numeri dispari sono ritenuti espressione della sfera divina, ed il nove è particolarmente rilevante perché è “l’ultimo dei numeri dispari ad una sola cifra”.

Nel parco, gli edifici degni d’attenzione sono diversi, tra questi ricordiamo il Tempio della Volta Celeste Imperale e il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

Pranzo cinese in ristorante locale. (I ristoranti locali non sempre incontrano il gusto italiano e a volte la loro qualità è inferiore alle attese). Cena a buffet in hotel.

 

Intero giorno d'escursione fuori città. A circa 90 Km a nord-est di Pechino si raggiunge la località di Mu Tian Yu (Mutianyu), dove si sale sull’antica faraonica “inutile” realizzazione per percorrere a piedi “uno dei tratti meglio conservati” della Grande Muraglia, “l'unica opera fatta dall'uomo visibile ad occhio nudo dalla luna”. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Abbiamo scelto di non andare nella più rinomata località di Badaling, ma di sceglierne un’altra un poco più distante ma certo meno presa d’assalto dalla folla di venditori e soprattutto turisti. Si tratta di persone provenienti non solo dai paesi occidentali ma soprattutto di cinesi, una caratteristica che distingue la Cina da quasi tutti gli altri luoghi turistici del pianeta.

Chi conosce queste situazioni non può presentarle per quello che realmente non possono offrire al visitatore. Evitiamo quindi le più diffuse e insincere descrizioni della realtà locale, ma soprattutto evitiamo Badaling a favore di un’altra soluzione.

Circa l’aspetto che individuerebbe la Muraglia come “l’unica opera umana visibile dalla luna”, si tratta di una banalità priva d'ogni veridicità, perché pur essendo lunga alcune migliaia di chilometri è larga non oltre 10 metri, quindi meno di una normale autostrada a quattro corsie.

Quello che invece è possibile, ma poco reclamizzato, è che dalla luna sia senz’altro visibile la massa umana che quotidianamente prende d’assalto la Muraglia specie a Badaling. Tanto che è lecito chiedersi se la popolazione cinese stimata intorno al miliardo e trecento milioni d'anime, non sia improvvisamente lievitata. (Ciò a riprova del fatto che Mao non è ancora scomparso dalle suggestioni di un popolo al quale aveva ricordato che ”Chi non scala la Grande Muraglia non è un vero uomo”).

A Mutianyu non saremo soli, ci saranno tanti altri visitatori e non sono sconosciuti i venditori, ma nulla a che vedere con la citata Badaling. (Anche se la scelta della “Lonely Planet” di mettere nella copertina dell’edizione 2009 proprio uno spezzone di Mutianyu certo non aiuta a preservarne il relativo “isolamento”).

Qui il serpentone pietrificato si fa spazio nel verde tra le pieghe dei monti offrendo uno spettacolo di grandiosità antica. Non basta a sminuirne la possanza le opere terminate nel 1983 di ristrutturazioni e la totale ricostruzione di alcune sue parti. Decine di torri di avvistamento, camminamenti, mura di protezione alla via transitabile, strutture poderose che risalgono all’epoca Ming si snodano in un ambiente che desta vero interesse. Per raggiungere la possente struttura è necessario percorrere una salita che possiamo evitare avendo incluso l’uso della funivia.

La visita alla Grande Muraglia, in ogni caso, costituisce un momento rilevante del viaggio.

Ci piace ricordare che uno degli aspetti da non perdere sta anche nella sua visione da lontano. In un ambiente anche aspramente scenico, questo muro megalomane appare e scompare. Sembra penetrare nei profili delle montagne, quasi infinito dragone con tante teste costituite dalle diverse torri di cui è dotato. Uno spettacolo particolare che si perpetua per migliaia di chilometri sino a lambire il Deserto del Gobi.

La prima parte della struttura fu iniziata, pare, nel V secolo a.C. con uno scopo difensivo. Da questo periodo, ogni stato costruì un proprio spezzone di muraglia per la difesa contro gli attacchi di popoli confinanti e tribù nomadi del nord.

In realtà la Grande Muraglia risultò di scarsa efficacia come opera in grado di salvaguardare confini tanto estesi. Rivestì invece un ruolo d'estrema importanza relativamente alla sua capacità di stimolare e fortificare un’identità comune in una regione del mondo tanto vasta. Per la sua edificazione, avendo bisogno di un’immensa forza lavoro, si utilizzava mano d’opera di province annesse all’impero provenienti da luoghi e culture assai distanti. Il contatto fra questi uomini, e donne, favorì certamente in modo significativo l’omogeneizzazione di etnie e tradizioni diverse. Ma, fu usata anche come strada fortificata che permetteva rapidi spostamenti di uomini, merci e informazioni da una regione all'altra dell'Impero.

Dopo il pranzo in un ristorante locale, proseguimento per la visita del comprensorio delle Tombe Imperiali della dinastia Ming. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Visita alla tomba più rappresentativa tra quelle che sono state l’ultima dimora di 13 dei 16 imperatori Ming, che hanno fatto la fortuna di vasi e suppellettili vari oltre che di molti commercianti. Sosta lungo la "Via Sacra" che tanto interesse sempre suscita nei visitatori con le sue monumentali statue in pietra d'animali mitici e di mandarini, posti a guardia della necropoli.

Le caratteristiche architettoniche ed artistiche delle tombe Ming, essendo parte della cultura confuciana sono meno eclatanti di quelle più smaglianti e colorate spesso tipiche delle opere buddiste o taoiste. (Ma, chi scrive, proprio in questo individua un aspetto particolare positivo).

L’architettura delle tombe riflette la tradizione degli edifici imperiali con una porta d’accesso verso un primo insieme di cortili che conducono al padiglione principale, con altri portici che introducono al sepolcro.

La Via dello Spirito è assai lunga e principia dalla Porta Rossa, vicino ad una grande creatura fantastica, una tartaruga con la testa di drago. (Drago e tartaruga sono rappresentazioni simboliche assai importanti nella tradizione mitologica e culturale cinese). Questo essere immaginario sorregge la stele forse più imponente dell’intero Paese. Si susseguono quindi una dozzina d'altre grandi sculture in pietra che portano sino ai luoghi di sepoltura.

Rientro in città nel tardo pomeriggio.

Pranzo in ristorante locale e cena a buffet in hotel.

 

Al mattino sosta nella Piazza Tien An Men, la Piazza della Porta della Pace Celeste.

La fantasia e la conoscenza dei fatti che questo spazio racconta, possono presentarcela di volta in volta come un deserto lastricato, il cuore di Pechino, la piazza più grande del mondo, il vuoto che disorienta, il centro simbolico dell’universo cinese, la megalomania del regime, il luogo con l’ultimo ritratto di Mao, la piazza della protesta e delle repressioni.

Per Mao era il poderoso simbolo dell’eroicità del partito comunista cinese, anche se il modello architettonico, nonostante i non idilliaci rapporti con l’allora Unione Sovietica, riflette certamente i canoni artistico-ideologici di matrice sovietica.

Noi preferiamo, nonostante i tanti palazzi, il mausoleo, strutture istituzionali e musei che ne riempiono il perimetro e vorrebbero dare il senso della grandiosità e della forza del regime, ricordarla come un immenso spazio vuoto in cui a volte è possibile acquistare fragili aquiloni. (Se i venditori riusciranno a resistere ai tentativi di “ripulire” al massimo la piazza da parte del regime).

La sua prima sistemazione a piazza pare risalga al XVII secolo, ma la fama di questo luogo è legata essenzialmente alla storia contemporanea della Cina. Qui il 1° ottobre del 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare, e quasi tutti gli edifici che vi sorgono appartengono a questo periodo: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Storico Nazionale, il Monumento agli Eroi del Popolo.

In epoca più recente, nel 1989, sulla stessa spianata si consumò una delle pagine meno onorevoli del regime.

La porta della Pace Celeste domina il lato nord della piazza. Realizzata in parte nel XV secolo, era la più maestosa delle quattro grandi porte delle Mura Imperiali. E’ una struttura con un doppio tetto ed una delle sue particolarità sta nel fatto che è sormontata da un enorme ritratto del Grande Timoniere, come era definito Mao per la sua capacità di guidare e motivare immense masse popolari.

A sud della piazza, dietro il mausoleo, vi è la monumentale Porta Qianmen, la Porta Anteriore, che delimitava la cinta muraria della Città Imperiale costruita nel XV secolo. Attraverso essa l'imperatore usciva dalla Città Imperiale per raggiungere il Tempio del Cielo. Sul lato Nord, superata la grande via della Lunga Pace, si trova l'ingresso principale della Città Proibita, strettamente riservata alla corte fino al 1911, oggi immenso museo all’aria aperta.

La Città Proibita (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), si chiama così proprio perché il suo accesso per oltre cinquecento anni è stato vietato ai comuni mortali.

(In verità occorrerebbe rivelare che la Città si chiama Proibita perché, dopo che per una sorta di legge del contrappasso si è liberalizzato l’ingresso a tutti quelli che dispongano di due gambe, la visita è sconsigliata fortemente a coloro che manifestino una certa insofferenza in luoghi dove si concentrano 333 visitatori per metro quadro).

E’ stata l’esilio dorato delle dinastie Ming e Qing ed è il complesso architettonico meglio conservato ed importante dell’intera Cina, risparmiato anche dalla furia distruttrice degli eccessi insiti nell’ideologia comunista.

Gli edifici e gli spazi aperti sono dislocati accuratamente secondo i tradizionali canoni. La disposizione segue un asse nord-sud che principia dalla Porta del Sud e giunge sino alla Porta della Grandezza Divina.

Difficile elencare la serie di padiglioni, giardini, ampi cortili, più modesti snodi, sale, luoghi per riunioni banchetti e ricevimenti, aree abitative private e quant’altro abbisognasse ad una famiglia imperiale che solo in caso di grave bisogno se ne allontanava. Il tutto è indicato con nomi assolutamente fantasiosi e gradevoli che richiamano agiatezza e rapporto con realtà eteree e ultraterrene, come si confaceva alla dimora di personaggi con forti addentellati divini. Così possiamo bearci di avvicinare la Sala dell’Armonia Suprema, il Palazzo della Purezza Celeste…

Molte di queste splendide ed imponenti realizzazioni risalgono al XV secolo, anche se hanno subìto vari rimaneggiamenti nei periodi successivi.

Non sempre, però, tali interventi sono stati adeguati e rispettosi dei criteri artistici, per lo meno quelli osservati in Occidente. E’ diffusa la consapevolezza che a volte non si è intervenuto con restauri mirati e limitati alle specifiche parti che avessero subìto i torti del tempo o dell’incuria. Per esemplificare, è più volte successo che a fronte della necessità di ritoccare uno spigolo alla base di una colonna, si sia proceduto ricolorando l’intera base, non tralasciando, pur non essendo necessario, di intervenire su tutta la colonna e magari anche su quella vicina per evitare che potessero risultare differenze cromatiche tra la zona ritoccata e l’intera struttura d’appartenenza.

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto, molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Un colore che spesso caratterizza i tetti in ceramica è il giallo-oro, tonalità riservata all'imperatore.

La visita della capitale prosegue recandosi al Palazzo d'Estate alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

L'elegante grandissimo comprensorio mostra padiglioni, giardini, corridoi coperti, colline ed un lago in parte artificiale su cui è stata realizzata un’enorme barca in marmo. Fu residenza estiva degli imperatori Qing, l’ultima dinastia che governò l’Impero dalla metà del XVII all’inizio del XX secolo. I fasti della residenza estiva sono legati in particolare alla figura della nota, nel bene e nel male, imperatrice Ci Xi.

Anche qui si susseguono, oltre a schiere di visitatori,  edifici, templi e sale con nomi sempre assai aggraziati: Sala della Benevolenza e Longevità, Tempio del Mare della Saggezza, Padiglione del Profumo Buddista…

Pranzo in ristorante locale e cena nel ristorante “Jing Wei Lou”, con anatra laccata, la principale e più nota specialità della cucina pechinese.

 

Il volo da Pechino a Datong delle 6,25 ci permette di avere l’intera giornata a disposizione.

Sveglia di buon mattino, colazione con breakfast box, trasferimento in aeroporto per il volo che dopo circa 45 minuti ci porta a Datong.

(Tutti i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati, possono essere soggetti a variazioni anche dell’ultima ora da parte delle competenti autorità ed enti. Nel caso, si provvederà ad apportare le modifiche più opportune al programma).

Dall’aeroporto, che si trova ad una ventina di chilometri dalla città, ci rechiamo direttamente nei luoghi dove iniziamo le visite. Non sarà inutile ricordare che questa zona offre attrattive con interessanti caratteristiche alcune delle quali uniche in tutta la Cina.

La città non offre nulla di particolare dal punto di vista urbanistico e si trova in una regione carbonifera le cui miniere sembrano essere il contrappasso delle grotte che rendono famosa Datong. Nel suo passato ebbe una fase di sviluppo notevole tra il IV e il VI secolo che ci ha lasciato memorie non trascurabili ad opera soprattutto dei “tuoba”, tribù nomadi di lingua turca. Datong è anche a ridosso di una delle zone attraversate dalla Grande Muraglia, ma si tratta di uno spezzone costituito solo da cumuli di terra, non particolarmente degni di attenzione. Denota però una posizione di confine con la regione oltre la quale si estendeva un territorio controllato da genti ostili.

Nel centro storico troviamo, a poca distanza l’uno dall’altro, il Tempio di Huayan, il Muro dei Nove Draghi e il Tempio Shanhua. Le grotte di Yungang sono fuori città.

Il complesso templare di Huayan consta di due padiglioni che sono stati realizzati tra il X e XII secolo. Il Tempio Superiore è un luogo di culto ancora attivo come monastero, è uno dei più grandi del Paese e offre statue del periodo Ming oltre a dipinti murali dell’epoca Qing. Il Tempio Inferiore attualmente adibito a museo, ospita statue lignee di pregevole fattura realizzate durante la dinastia Liao (X-XII secolo.).

Il Muro dei Nove Draghi è la più grande struttura muraria in mattonelle smaltate dell’intera Cina. Vi sono rappresentati 9 draghi, appunto, intrecciati. La loro potenza doveva tenere lontani gli spiriti maligni. Pare che però non siano stati particolarmente efficaci nel svolgere il loro compito, visto che l’edificio accanto a cui era stato costruito proprio per difenderlo dalle disgrazie, è stato distrutto da un incendio.

Il Tempio di Shanhua attualmente visitabile è dell’epoca Jin (XII-XIII secolo), anche se la struttura originaria risaliva all’VIII. Offre notevoli statue dell’Illuminato e di guardiani.

Dopo il pranzo cinese in un ristorante locale si va alle grotte di Yungang che si trovano a poca distanza da Datong verso ovest. Davvero ragguardevoli.

Qualcuno ha definito questo luogo come un incrocio tra Petra e Bamiyan, per gli imponenti lavori di scarnificazione dei fianchi montani e la realizzazione di opere religiose con influenze indiana, persiana e greca.

Inserite tra i Patrimoni UNESCO, le circa 250 grotte sono state scavate durante il V secolo dalle genti tuoba che vi hanno realizzato oltre 50.000 rappresentazioni del Budda. Alcuni decenni di lavori sono stati necessari per produrre Budda di 17 metri, migliaia e migliaia di altre sue immagini più piccole o minuscole, accuratamente incise, dipinte. Tra le tante figure non mancano lavori che ritraggono anche vari elementi della natura, tra cui uccelli e molti animali, ma pure angeli e altri esseri celesti…

E’ la più antica collezione di rappresentazioni buddista del Paese.

Cena e pernottamento in albergo.

 

Vicino Hunyuan, a 75 chilometri da Datong, raggiungibile in circa un’ora, si trova il Tempio Sospeso.

Si tratta di vari edifici religiosi buddisti costruiti in modo da adattarsi alla conformazione delle pareti rocciose cui sono addossati. Sono collegati fra loro da diverse passerelle e sostenuti da un sistema di palificazione che rende il tutto ancora più affascinante.

Pranzo cinese in ristorante locale e partenza verso la Torre di Muta che si trova a 50 chilometri nella località di Yingxian.

Anche in questo luogo troviamo una costruzione con una sua particolare caratteristica. Si tratta della torre più alta e più antica al mondo realizzata in legno.

Dentro i suoi 67 metri di altezza  sono custodite varie opere tra cui anche una statua di oltre 10 metri.

Arriviamo per cena a Taiyuan dopo aver percorso in circa 4 ore 230 chilometri.

La regione in cui si trova Taiyuan, caratterizzata da territori poco fertili, ha cercato la propria vocazione produttiva dedicandosi allo sviluppo dei commerci. Questo ha comportato lo scambio non solo di beni materiali ma anche di culture diverse e distanti. A ciò si deve la diffusione e l’attecchimento del buddismo, qui particolarmente visibile più che in altre regioni della Cina. Il commercio ha anche significato necessità di sviluppare relazioni economiche che hanno dato origine alle prime banche, e a forme particolari di pagamenti attraverso “assegni”. La logica conseguenza è stata la nascita e lo sviluppo di un ceto imprenditoriale e commerciale. Man mano che si arricchiva, questa classe sociale contribuiva a diffondere nella zona, ma in particolare nella vicina Pingyao, solide costruzioni pubbliche e sontuose residenze private, che oggi costituiscono uno dei motivi della gradevolezza di luoghi che attraggono un numero, per nostra fortuna, non sconfinato di viaggiatori.

Arrivati a Taiyuan ci accorgeremo che, pur non riscontrando le caratteristiche ovattate che troveremo a Pingyao, non si è sommersi dalla caoticità d'altre città cinesi, (ma il traffico non manca).

Cena in hotel.

 

A Taiyuan visitiamo il Tempio delle Pagode Gemelle un complesso architettonico costituito da due pagode gemelle, appunto, di epoca Ming. Realizzate con una struttura ottagonale, sono composte di 13 piani ciascuna ed alte oltre 50 metri. (Informiamo che il Tempio delle Pagode Gemelle è attualmente chiuso per restauro e la data di apertura è prevista per il 30 settembre. Qualora i lavori si protrassero oltre tale data, in alternativa effettueremo la visita alla residenza della famiglia Qiao a Pingyao, uno dei 1300 siti storici di primissimo rango che affollano lo Shanxi. In questa dimora, fatta costruire a metà del ‘700 da un commerciante di tè, formata da sei cortili e più di 300 camere con mobili e suppellettili di epoca Qing, è stato girato il film “Lanterne Rosse”.)

Poi ci avviamo verso Pingyao. E’ una piccola cittadina a circa 100 chilometri più a sud e, prima di arrivarvi, facciamo una sosta a una ventina di chilometri da Taiyuan. Ci fermiamo volentieri per una visita straordinariamente interessante.

Il Tempio Jinci, localizzato vicino alla sorgente del fiume omonimo offre tutto il fascino dell’antico legno lasciato invecchiare, intatto, “senza cure”. E’ molto ben conservato e i lavori di restauro che hanno interessato alcune sue parti non hanno nulla in comune con quelli che si avrà già avuto modo di notare nella Città Proibita.

La costruzione in legno risale ai primi anni del Mille, la sua struttura principale contiene pilastri decorati a forma di drago e conserva decine di statuette antiche. Il Tempio Jinci, dedicato al culto ancestrale della Dea Madre, è circondato da un bel parco con alberi secolari. Nei paraggi si nota un curioso albero antico quasi quanto il manufatto che è cresciuto in modo assai inclinato.

Il legno impregnato dal tempo è l’attore principale del posto. Pilastri, terrecotte, statuette, decori, intagli, lavori minuziosi per estrarre quanto il legno già contiene in sé. Il tempo ha valorizzato la maestria artigianale del passato.

Semplicemente bello. Ricco di particolari mai eccessivi. Una sorpresa che si assapora senza le solite inclementi presenze di molti altri siti. E’ in attesa di entrare nell’elenco Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Noi abbiamo la fortuna di aver scelto di andarci per godercelo prima dell’inevitabile sostanzioso aumento di flussi turistici, che si verificherà certamente se il sito entrerà nell’appetibile lista.

Pranzo in ristorante locale “Kangzhuang Restaurant”.

Il soggiorno e le visite a Pingyao, (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), costituiscono un viaggio all’indietro, nella Cina del millenario Impero di Mezzo che ha cominciato a sgretolarsi all'inizio del '900, ed è oggi quasi del tutto perduta. In tutto il Paese rimangono poche oasi con l’antica atmosfera, e tra queste possiamo certamente includere Pingyao.

Protetta da 6 km d'imponenti mura di cinta, che le hanno valso il soprannome di “città testuggine”, Pingyao è fortunosamente sopravvissuta prima ai bombardamenti dei giapponesi, poi allo scempio della Rivoluzione Culturale, e infine anche al frenetico avanzare dell'urbanizzazione in tempi più moderni. Dal 1997 è stata dichiarata sito UNESCO.

Fondata nell'827 a.C. assunse l'aspetto attuale a partire dal XIV secolo, sotto la dinastia Ming. Il periodo di massimo splendore corrisponde tuttavia al XIX secolo (dinastia Qing). Qui, infatti, nel 1824 nacque la prima banca cinese, (Risheng Chang), e da allora a Pingyao presero sede molti importanti istituti finanziari, mentre le ricche famiglie dei banchieri vi costruirono sontuose residenze.

Una di queste ci riguarda da vicino.

A Pingyao pernotteremo tra lo charme antico dell’International Financiers’ Club, un hotel 5* ricavato in una residenza Ming, assai particolare. Una sistemazione che consente un percorso indietro nel tempo, tra le antiche mura di un complesso architettonico caratterizzato da intimi cortili interni. Andate a vedere ed ascoltare il loro sito. (www.pibc.cn). Se avete la pazienza di attendere, osservate la “tridimensional exhibition”.  

Un’esperienza davvero piacevole, nonostante i letti duri e gli (a volte) scarni arredi, che dà il suo valido contributo ad una sosta in una cittadina da ricordare. Il nostro hotel deve parte del suo fascino anche al fatto che le strutture sono rimaste integre senza aver subito alcuna rilevante modifica. Anche se ciò ha come inevitabile corollario che alcuni ambienti siano di ridotte dimensioni. Per lasciare strutture ed atmosfera il più intatte possibili, si è anche (accortamente) pensato di non realizzare un ristorante, che avrebbe comportato l’abbattimento di alcune pareti per ottenere uno spazio sufficientemente ampio per ospitarlo.

Lo charme presente nel nostro particolare albergo si ritrova anche fra le stradine del piccolo centro. Avremo modo di apprezzare il luogo anche durante il tempo libero approfittando anche del fatto che siamo proprio al centro del centro storico.             

Cena in ristorante locale “Sakura”. (Il ristorante del nostro albergo, per le colazioni, si trova dall’altra parte della strada, ma è lontano dalle apprezzabili caratteristiche dell’hotel).

 

Nell'antica Pingyao abbiamo l’occasione più propizia per avvicinarci a quella che è stata la vecchia Cina imperiale. “Quasi sicuramente è la città fortificata meglio conservata dell’intera Cina”.

Passeggeremo per le strade, saliremo in gruppo o durante il tempo libero sulle belle e imponenti mura integre, andremo a vedere la sede della vecchia banca Richeng Chang, la Torre del Mercato, il Tempio di Confucio. Avremo modo di osservare un contesto cittadino certamente diverso e più rilassante di quello degli agglomerati metropolitani. Davvero piacevole. Una sensazione amplificata dal luogo che abbiamo scelto come residenza per due notti.

Tra gli aspetti particolari della nostra permanenza, ricordiamo che potremo avere conferma che le tradizionali rappresentazioni letterarie e cinematografiche che hanno diffuso nel mondo una certa immagine dei cinesi, trovano riscontro anche nella storia della banca Richeng Chang. Infatti, nel XVIII secolo il complesso che ora ospita il museo della banca era una lavanderia, come nelle migliori tradizioni iconografiche che ci hanno permesso di formarci un’idea del “cinese tipo”. All’inizio del secolo successivo si trasforma in banca grazie all’ottimo andamento degli affari. In questa nuova veste l’attività assume connotazioni finanziarie tali da permettere l’emissione di assegni circolari. Alcuni di questi fanno bella mostra di sé in apposite teche.

Il Tempio di Confucio conserva il padiglione Dacheng che è il più antico edificio della città risalente, sembra, al XII secolo.

La Torre del Mercato, invece, è la più alta struttura dell’area vecchia. Dalla sua sommità si può osservare il panorama dell’intero centro storico. Durante il tempo libero chi vorrà potrà salirvi dopo aver appurato gli orari di apertura.

Dopo il pranzo cinese in un ristorante locale, escursione fuori della cittadina per andare nel vicino villaggio di Qiaotou e visitare il Tempio di Shuanglin.

(Questo tempio, se le condizioni lo consentono può essere visitato il giorno precedente prima dell’arrivo a Pingyao. In questo caso tutta la giornata odierna può essere dedicata a Pingyao concentrando il grosso delle visite al mattino in modo da concedere tempo libero nel pomeriggio).

E’ un antico tempio buddista quasi completamente ricostruito nel XVI secolo, ma con una struttura originaria che risaliva ad un periodo ancora più remoto. Il complesso è costituito da padiglioni, pagode, piccoli specchi d’acqua, ponticelli, cortili, sale di culto... Conserva tantissime statue dorate, mostruose, con mille braccia, sorridenti, in atteggiamento minaccioso o compassionevole e ammiccante, complicate sculture, tetti elaborati, piante, passaggi ombrosi…

Molto interessante.

Rientro a Pingyao e resto della giornata a disposizione.

Il nostro albergo non solo consente un soggiorno denso di sensazioni ma, essendo nel centro storico della cittadina, quello percorribile solo a piedi, permette passeggiate lungo le stradine in cui affacciano negozi appetibili per gli oggetti di artigianato e antichità che offrono e per i bar in cui è davvero gradevole sostare per un tè.

Si possono anche noleggiare biciclette e piccole auto elettriche in grado di circolare ovunque.

Cena “cinese” in ristorante locale "Jin Cheng Ba Si".

 

Di primo mattino trasferimento in pullman alla stazione ferroviaria di Pingyao per prendere il treno (in seconda classe) delle 08.40 per Xian, con arrivo alle 11.55 (orario soggetto a riconferma in loco).

Xi’an, antica capitale nota in passato col nome di Chang'An, (la Lunga Pace), è il capoluogo della provincia dello Shaanxi, ed è anche il più grande centro industriale della regione del nord-est, area di scambi tra l'Oriente e l'Occidente, ma anche luogo di antica cultura cinese. E' da Xi’an che aveva inizio la "Via della Seta". Era crocevia di carovane e mercanti, d'uomini diversi, idee e culture differenti. Qui fiorivano religioni molto distanti tra loro in un clima di pacifica coesistenza. La città fu ritrovo in cui vissero poeti e imperatori, pittori e cortigiani, mercanti, soldati. Tutto ciò durò all’incirca sino alla fine del primo millennio. Poi, per Chang’An, l’oblio.

La città conobbe il suo periodo di massima fioritura culturale e artistica durante la dinastia Tang, dall’inizio del VII all’inizio del X secolo, quando fu arricchita con opere architettoniche e edifici religiosi ancora oggi ben conservati.

Il pregio, e il “guaio” di Xi’an è la presenza nelle sue vicinanze dell’Esercito di Terracotta. E’ un “guaio” perché tutto il resto rischia di passare in silenzio senza quasi che ci si accorga della sua esistenza. Le due notti di permanenza in questa città ci permettono, però, di apprezzare adeguatamente anche aspetti “minori” del posto. Tra questi, il Piccolo Esercito di Terracotta, costruito per proteggere la tomba dell’Imperatore Jingdi (188 a.C.–141 a.C.) imperatore della Dinastia Han dal 156 a.C. al 141 a.C.. A differenza del più noto Esercito posto a guardia dell’ Imperatore Qin Shi Huang, in questo sito non ancora completamente portato alla luce, visiteremo la tomba principale che conserva una eccezionale esposizione di piccole statue di terracotta (ca. 60/70 cm) di grande effetto scenografico.

Da una lastra in vetro posta sul pavimento è possibile ammirare questo esercito in miniatura composto non solo da soldati e guerrieri, ma anche da donne e animali, utensili di vario genere, addirittura anche lembi di stoffa che originariamente costituivano gli abiti delle statue.

Includiamo inoltre una passeggiata panoramica lungo una parte delle antiche mura di cinta. Non sono molte le città cinesi che possono vantare una realizzazione difensiva con una struttura così importante, (è alta sino a 12 metri), e molto ben conservata risalente al XIV secolo. I sostanziosi lavori di restauro hanno permesso di rendere interamente percorribile tutti i 14 chilometri che costituiscono la lunghezza complessiva dell’opera. In questo periodo in genere è accessibile sino a sera.

Pranzo al sacco preparato dall’albergo di Pingyao. Cena a buffet in hotel.

 

Dopo colazione partiamo in bus per Lintong, a circa 50 Km a nord di Xi'an. Qui c’è il celebre “Esercito di Terracotta”, (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

(Il termine “terracotta” è oramai entrato nell’uso comune internazionale, tant’è che in genere non viene tradotto neppure in testi scritti in altre lingue. E’ ciò che succede a tutti quei vocaboli, come per esempio ”tell”, che sono stati usati inizialmente nella lingua di chi per primo ha dovuto indicare un materiale, un luogo…).

Si trova presso il Mausoleo di Qin Shi Huang-di, l'imperatore che unificò la Cina e governò l'intero paese dal 221 al 210 a.C. il cui disegno unitario fu attuato con spietata determinazione. Contribuì a realizzare la Grande Muraglia per difendere lo stato cinese dai barbari del nord, mediante una merlata catena di fortificazioni da est ad ovest per uno sviluppo di seimila o più chilometri. Unificò la lingua, la scrittura e i sistemi di misura. Creò, anche se con inauditi massacri, la struttura portante della nazione (ancora per poco) più popolosa al mondo.

Come nelle altre occasioni di visite a luoghi ampiamente pubblicizzati e noti, evitiamo descrizioni dettagliate, limitandoci a poche note esplicative.

Il mausoleo sorge a circa un chilometro dal gigantesco tumulo, (80 metri d'altezza su con una base di oltre cinquecento metri), che cela tuttora la tomba del Primo Imperatore. In una serie di gallerie sotterranee sono state portate alla luce, dal 1974 in poi, circa 10.000 statue a grandezza naturale di guerrieri e cavalli. Un intero esercito schierato per la battaglia, con carri ed ogni equipaggiamento guerresco secondo le tattiche in uso in quel periodo.

Queste mirabili statue di terracotta, originariamente invetriate e dipinte, misurano circa 1,8 metri d'altezza. Mostrano ufficiali, soldati di fanteria, arcieri, conducenti di carri…ognuno con espressione diversa e specifici tratti somatici. Da ciò si può dedurre che l'esercito imperiale fosse costituito da appartenenti a diverse etnie.

Una visita davvero coinvolgente.

Rientro in città e visita alla Grande Moschea, pare realizzata nel XIII secolo, raro esempio in Cina di edificio con commistione architettonica classica e islamica. Vi si ritrovano, infatti, il tradizionale orientamento verso La Mecca e, allo stesso tempo, il “muro degli spiriti”, tipico della cultura cinese, che doveva servire ad ostacolare l’ingresso degli spiriti maligni. E’ un bel complesso, con alcuni elementi strutturali diversi dal solito. Non mostra mezzelune e il minareto è poco accentuato. Nei dintorni non mancano numerosi negozi e bancarelle.

Pranzo cinese in ristorante locale durante le visite e cena a Xi’an nel ristorante “De Fa Chang” a base di soli ravioli.

 

Trasferimento in aeroporto e partenza con volo di linea per Guilin. Il volo è previsto alle 8,20 con arrivo alle 10,20 (è previsto un breakfast box. L’orario del volo interno è soggetto a riconferma in loco).

Guilin pur non essendo più un “piccolo operoso centro fluviale”, rimane luogo molto interessante per i paesaggi da cui è circondato. Questi sono stati oggetto di tantissimi lavori artistici di pittori e poeti, ispirati proprio dalle particolarità naturali della città e della regione circostante attraversata dal fiume Li.

Visiteremo la Fubo Shan, (la “Collina che domina le Onde”), e la Grotta del Flauto di canne, anche se il motivo della nostra permanenza qui è legata essenzialmente allo spettacolo offerto dalle caratteristiche naturali della zona fluviale.

La Collina che domina le Onde racchiude una cavità detta Grotta della Perla Restituita, con un’antichissima immagine del Budda scolpita sulla roccia, e molte altre rappresentazioni statuarie riferite sempre al Budda.

La Grotta del Flauto di Canne prende il nome dalle canne che una volta crescevano in prossimità dell’ingresso, utilizzate in passato per realizzare flauti, appunto. Si trova a circa cinque chilometri dalla città e deve la sua notorietà alle formazioni di stalattiti che ornano l’interno della sua grande caverna, illuminata da luci non sempre ovattate.

Pranzo in ristorante locale e cena in hotel.

 

Chi non ha mai visto un’opera pittorica raffigurante le forme rocciose cui passeremo oggi accanto? Durante la navigazione sul Fiume Li si potranno veder scorrere a destra e a sinistra paesaggi mai banali. Da sempre costituiscono ispirazione per artisti che hanno diffuso in tutto il mondo immagini che oramai identificano la Cina.

Grazie a ciò la navigazione sul fiume è diventata una delle escursioni ritenute imperdibili da quasi tutti coloro che si recano in Cina e da parte di molti cinesi. Ciò comporta una presenza molto rilevante (è un eufemismo) di turisti provenienti da tanti paesi.

La giornata inizia con la partenza da Guilin intorno alle 8. Ci trasferiamo  verso sud in bus privato sino a Zhujiang dove arriviamo dopo circa un’ora e mezza. Alle 10 parte la barca che naviga per 3,5/4 ore. (La durata esatta dipende dalle condizioni del Li River).

Navigare su queste acque vuol dire poter apprezzare dal vivo quanto abbiamo già assaporato attraverso foto dipinti e filmati. Le particolarità del fiume sono ritratte anche nelle banconote da 20 Yuan che mostrano un panorama di dentoni rocciosi emergenti da un fiume adornati da palmizi. Al centro, un solitario rematore spinge la sua barchetta. Se non avete a disposizione la banconota, fatevela prestare e osservatela.

Leggero pranzo a bordo. Il buffet non è memorabile, ma pensiamo che si possa fruire di una vista di cui pochi altri ristoranti possono disporre.

Dopo aver scattato alcune centinaia di foto alle particolari scene che accompagnano il nostro andare, sbarco nel villaggio di Yangshuo, dove il gruppo ha tempo libero per recarsi nella zona del vasto mercato fatto di tanti negozi e bancarelle. Vi si trova di tutto, artigianato, borse, orologi (veri e falsi…).

Ci rechiamo quindi in aeroporto per il volo di linea su Shanghai delle 22,00. L’arrivo è schedulato alle 00,05 (orario soggetto a riconferma in loco).

Non prevediamo la cena perché sarebbe troppo tardi per consumarla a Shanghai e troppo presto prima di recarsi in aeroporto. Secondo le proprie esigenze, ognuno potrà fruire di uno dei tanti bar/ristoranti a Yangshuo o nell’aeroporto. (A bordo potrebbe essere fornito un leggero snack).

Pranzo “cinese” a buffet sulla barca.

 

Nell’eclatante megalopoli si apprezza la faccia più avanzata e funzionale della Cina, quella che incuriosisce il mondo al pari della sua corposa archeologia.

Shanghai non ha il passato imperiale della capitale né di Xi’an. E’ però la più straordinaria e veloce città cinese. Ricca di eccessi, con storia e storie legate ad avventurieri, industriali, prostitute, una presenza prima inglese e poi francese. Possiede un impeto davvero forte verso forme di sviluppo anche esteticamente visibili e spropositate, che ne fanno un luogo immenso in grado di lievitare in orizzontale ma anche verso l’alto. Oramai il cielo di Shanghai è perforato dal doppio dei grattacieli di New York, e la sua skyline con la particolare torre della televisione rappresenta la modernità al pari di ciò che in passato mostravano le disgraziate torri gemelle.

E’ una megalopoli che sembra voler crescere sempre più in verticale, e pare aver bisogno di riprodurre artificialmente il rapporto oramai sfilacciato con la natura. Tanto che per riannodare qualche pur labile legame, si affida a registrazioni di cinguettii riprodotti in alcuni ascensori dei grattacieli più alti.

In questo enorme agglomerato in cui si sente la necessità di costruire artificialmente nicchie di rapporto con la terra, non sarà inoltre superfluo segnalare un dato che fornisce un’idea concreta dei passi in avanti compiuti, nonostante le contraddizioni, negli ultimi due decenni. Nel 1990 ogni abitante di Shanghai aveva a disposizione 4 metri quadrati di casa a testa. Oggi può calpestarne circa 28.

Dedichiamo l’intero giorno alla visita della metropoli cinese per antonomasia, dove tradizione e modernità formano un insieme di grande interesse. (Alla presenza massiccia di altri turisti specie locali avremo già fatto l’abitudine. Ma anche questo può essere un aspetto particolare della Cina).

Sosta presso il Giardino del Mandarino (Yu Yuan) posto al centro della “città vecchia”, fedele ricostruzione dell'antico nucleo cinese della città, risale al XVI secolo. Ospita numerose botteghe, una casa da tè su palafitte, stagni, padiglioni, rocce, bambù, gelsomini. Certamente rappresenta un gradevole esempio d'arte dei giardini dell’epoca Ming.

Visita quindi del Tempio col Budda di Giada, che deve il suo nome a due preziose sculture donate da monaci birmani. In particolare, si noterà la rappresentazione di giada verde pallido alta quasi due metri in cui il Budda è raffigurato in posizione seduta.

Il Bund, che è un termine risultato del miscuglio anglo-indiano, indica la banchina del lungomare, sul quale sono stati effettuati sostanziosi lavori per renderlo più fruibile anche ai pedoni. Si tratta del viale che costeggia il grande porto fluviale. Da sempre identifica Shanghai perché, al pari della Statua della Libertà a New York, era la prima opera maestosa che si individuava entrando nella città dal fiume. Divide in due l’agglomerato urbano anche dal punto di vista storico e architettonico. Ad ovest (Puxi) il nucleo originario e gli edifici in stile vittoriano che ricordano l’epoca delle prime legazioni occidentali, (fine ‘800). Ad est (Pudong) i nuovissimi quartieri caratterizzati da moderni grattacieli e dominati dalla richiamata singolare sagoma della torre televisiva.

Dal Bund partono anche le principali strade commerciali di Shanghai, la più famosa delle quali è la Via Nanchino, resa isola pedonale e ricca di negozi, grandi magazzini e locali di ritrovo internazionali.

Concludiamo la giornata andando ad assistere al tradizionale spettacolo di esibizioni acrobatiche.

Pranzo cinese in ristorante locale e cena in hotel.

 

La mattinata è dedicata a un’escursione in una località a circa trenta chilometri ad ovest di Shanghai.

Tutti i luoghi degni di qualche interesse intorno alla metropoli sono normalmente presi d’assalto dal turismo locale e dagli stranieri. Suzhou, per esempio, di cui la tradizione cinese affermava che “come in Cielo c’è il paradiso in terra c’è Suzhou”, sino a qualche tempo fa costituiva una piacevole meta a meno di due ore da Shanghai. Negli ultimi anni è diventata praticamente infrequentabile per le presenze trabordanti.

Abbiamo quindi scelto come meta Zhujiajiao.

Il posto è piacevole purchè si superi senza traumi l’impatto con la sua denominazione. Notizie di insediamenti umani in questa zona risalgono ad alcuni millenni fa, ma informazioni meno vaghe parlano di un agglomerato con pretese di lasciare qualche segno ai posteri dal IV secolo dopo Cristo. Ma è solo con i Ming che il luogo acquista una sua personalità urbanistica e architettonica che si sviluppa attorno ad una rete di canali. Oggi l’interesse dei visitatori permane legato al borgo antico, alla ragnatela di piccole strade e ponti, oltre che a diversi templi, negozi e graziosi bar. Posto tranquillo che contrasta piacevolmente con Shanghai. Anche il breve tragitto in barca che abbiamo previsto tra i canali, contribuisce a rendere rilassante questa escursione.

Uno dei ponti più notevoli per dimensioni, età, struttura architettonica e fotogenia è il Ponte Fangsheng la cui realizzazione risale al XVI secolo. Ma, tra gli altri, non si tralascerà di passare su un altro, quello di Tai’an, e certamente entreremo nel Tempio del Dio della Città del XVIII secolo. Lungo i canali sono stati realizzati anche il Tempio Yuanjin e il Padiglione Qinghua che emerge dagli altri tetti per mostrarsi da molti angoli della cittadina.

Pranzo cinese in un ristorante locale.

Nel pomeriggio visita del Museo di Shanghai. Si trova molto vicino alla Nanjing Road nella zona di Renmin Square. Da non perdere, sia per le forme architettoniche esterne che vorrebbero richiamare un vaso, cinese ovviamente, sia per ciò che vi è contenuto. Entrare nel museo significa sfogliare le pagine di un libro di storia cinese. Se non la più significativa collezione antica dell’intera Cina, è certo tra le più importanti. Monete, costumi, bronzi, ceramiche, dipinti, giade, mobili, opere calligrafiche…

L’elenco non deve richiamare alla mente un insieme indistinto di oggetti che abbiano nella quantità il suo pregio. Le diverse collezioni di oggetti d’arte sono raccolte e presentate in modo razionale ed esaustivo, valorizzate da luci, modalità espositive e di fruizione adeguate all’importanza del museo.

La visita all’ interno del museo si effettua con gli auricolari disponibili in lingua italiana; tempo libero per visitare in autonomia le sale.

Abbiamo previsto la possibilità di usufruire delle camere dell’hotel fino alle ore 18 in modo da garantire un maggior comfort.

Cena libera e trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia.

 

Il volo diretto per Milano Malpensa parte da Shanghai all’1.30 con arrivo previsto alle 08.05.

 


 

 

 

 

1. Datong Grotte Yungang  2. Pingyao  3. Hunyuan Tempio Sospeso

 

 


 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Il visto: ricordiamo che è necessario il passaporto con validità non inferiore a sei mesi, il modulo Kel 12 ed il modulo del consolato cinese debitamente compilati ed una foto tessera a colori. Suggeriamo di dotarsi anche di due altre foto formato tessera, oltre a quella necessaria per il visto, e della fotocopia del passaporto. Ciò potrebbe rivelarsi assai utile nel caso di smarrimento del documento). Ogni partecipante è tenuto a verificare personalmente la validità e le caratteristiche - CONTINUA -