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CINA, PERCHE’ NO? CON CENA SULLA GRANDE MURAGLIA

CINA

icona orologio 14 GIORNI
minimo 15 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Percorreremo questo immenso territorio seguendo un itinerario molto razionale, con tre voli interni per ottimizzare i tempi. Durante il viaggio incontreremo il meglio di quanto vi sia dal punto di vista dei luoghi e fruiremo di ottimi servizi turistici scelti per l’occasione. Abbiamo incluso tutte le mete classiche (Pechino, Xi’an, Guilin, Shanghai…), che ricevono massicce presenze occidentali e locali. Ma ne frequenteremo pure alcune sconosciute al turismo di massa - continua -

A PARTIRE DA: 4.350 €


ITINERARIO

Da Malpensa per Pechino con volo diretto Air China CA950 delle 13,30. (Il servizio a bordo non presenta gli aspetti migliori della Cina). L’appuntamento del gruppo è previsto 3 ore prima al banco accettazione. (L’accompagnatore potrebbe accogliere il gruppo a Pechino. Vedi “Bene a sapersi”). Arrivo la mattina dopo.

Siamo a Pechino alle 5,30. Trasferimento in hotel per relax e inizio visite col "Tempio del Cielo", Patrimonio UNESCO

 

Arrivo a Pechino di primo mattino. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel.

La scelta di questo volo diretto ci consente anche di arrivare presto e di andare subito in albergo per un'opportuna sosta. Ciò sarà certo gradito ai nostri compagni di viaggio perché così non si è costretti a iniziare le visite subito dopo il lungo volo.

Pur avendo a disposizione tre interi giorni, è bene ottimizzare i tempi in considerazione degli orari di apertura dei siti e, soprattutto, delle difficoltà per spostarsi nell’immensa metropoli.

Quello che occorre fare appena giunti in un Paese con notevole differenza di fuso orario è arrivare a sera, certo un poco stanchi, ma senza cedere alla tentazione di un sonnellino durante il giorno. Una buona dormita, unita a una cena leggera e niente alcolici, consentono di affrontare il giorno dopo nel modo migliore per ricostruire un nuovo ciclo giorno/notte.

In hotel, quindi, avremo tempo per una salutare doccia e una lenta colazione. Poi inizieremo le visite rientrando nel tardo pomeriggio per cenare presto e avere sufficienti ore da dedicare al sonno.

Stiamo tre notti a Pechino, per conoscere la capitale e per escursioni nei dintorni. Andiamo nella “Via Sacra” che conduce alle Tombe Ming, e arriviamo sino alle alture del Juyong Pass per salire su questo tratto di Grande Muraglia.

Ricordiamo ancora che il traffico e le distanze da percorrere per spostarsi da un luogo all’altro, possono fortemente condizionare lo svolgimento delle visite costringendo a cambiamenti non prevedibili in anticipo.

 

Pechino. Moderna, immensa distesa di edifici, ma anche grande scrigno che conserva alcuni siti antichi e maestosi che attraggono il turismo da ogni angolo del pianeta. Animata dallo spirito dell’ottimismo, inquinata  (forse meno del previsto), attraversata da immensi viali ricavati pure a costo d’abbattere gioie del passato, percorsa da auto di lusso e, sorprendentemente, da motorini solo elettrici…

Riserva ancora spazi alle (poche) biciclette e nel suo cuore urbano nasconde persino residui dei tradizionali “hutong”, le stradine fiancheggiate da case a corte, costruite secondo i criteri del “feng shui”, tipici della disposizione dei templi religiosi.

Cavalcavia, grattacieli, tecnologiche realizzazioni per le Olimpiadi, (stupefacente lo stadio progettato dall’architetto che è emerso dalle cronache giornalistiche non solo per le sue capacità professionali), con un ritmo vitale e un dinamismo che paiono percorrerla 24 ore al giorno.

Non a caso, forse, il nome della piazza più grande al mondo, “Tien An Men”, “Pace Celeste”, sembrerebbe suggerire che per trovare quiete sarebbe opportuno allontanarsi da questa città e trovare rifugio in cielo.

Pechino è lo specchio della multiforme e anche disomogenea, oltre che certamente interessante, realtà di questo grande, non solo geograficamente, Paese. Non aspettatevi, però, un luogo ricco di ricordi e storia ma con un corpo ancora imbevuto di realismo socialista.

La capitale sembra essere il risultato casuale, ma non per questo anonimo e sgradevole, dell’introduzione in un frullatore dei più disparati elementi attinti alla sua più gloriosa tradizione culturale e architettonica, e al prorompente desiderio di superare, riuscendoci, una cappa di forzato immobilismo. (Così come stanno cercando di diradare la cappa dell’inquinamento).

Di questa grande concentrazione con circa venti milioni di persone, che qualcuno ha censito come la più estesa area urbana al mondo, percorreremo i luoghi più interessanti e rappresentativi recandoci alla Città Proibita, Palazzo d’Estate, Tempio del Cielo. Ma non mancheremo di cogliere anche altri aspetti come la Piazza Tien An Men.

Oggi, andremo nel parco del Tempio del Cielo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Si tratta di un manufatto in purissimo stile Ming divenuto uno dei simboli più riconosciuti della capitale. E’ la massima rappresentazione stilistica della famosa dinastia e si trova racchiusa da una cinta muraria con porte d'ingresso orientate verso i quattro punti cardinali. Qui, a ogni solstizio, gli imperatori proprio perchè Figli del Cielo, celebravano i riti per propiziare il buon raccolto, condizione prima per mantenere la stabilità, la pace sociale e perpetuare la loro potestà. I templi presentano architetture che sono la trasposizione delle teorie cosmologiche tradizionali cinesi per le quali il cielo è rotondo e la terra su cui poggia è quadrata. (Concetti ben evidenti anche nel guscio della tartaruga, non a caso tenuta  da sempre in gran considerazione). Per questo l’Altare circolare del XVI secolo è formato da una base quadrata su cui si elevano tre piattaforme circolari decrescenti che poggiano una sull’altra.

Nella realizzazione di questa grande ma graziosa struttura, il numero nove ricorre spesso in molti suoi aspetti, perché tale numero possiede un altissimo valore simbolico essendo associato al potere imperiale. Più in generale nella cosmologia antica i numeri dispari sono ritenuti espressione della sfera divina, e il nove è particolarmente rilevante perché è “l’ultimo dei numeri dispari a una sola cifra”.

Nel parco, gli edifici degni d’attenzione sono diversi. Tra questi, il Tempio della Volta Celeste Imperale e il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

Cena in hotel.

 

Pechino, al mattino escursione alle "Tombe Imperiali Ming"

Visita e cena sulla Grande Muraglia a Juyong Pass, aperta e illuminata solo per noi

 

La prima tappa di questa ricchissima e intensa giornata ci porta 60 chilometri a nord, nell’area delle Tombe Imperiali della dinastia Ming, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Visita alla tomba più rappresentativa tra quelle che sono state l’ultima dimora di 13 dei 16 imperatori Ming, che hanno fatto la fortuna di vasi e suppellettili vari, oltre che di molti commercianti. Sosta lungo la "Via Sacra" che tanto interesse sempre suscita nei visitatori, con le sue monumentali statue in pietra di animali mitici e mandarini posti a guardia della necropoli.

Le caratteristiche delle tombe Ming, essendo parte della cultura confuciana sono meno eclatanti di quelle più smaglianti e colorate spesso tipiche delle opere buddiste o taoiste. (Ma, alcuni, proprio in questo individuano un aspetto particolare positivo).

La loro concezione architettonica riflette la tradizione degli edifici imperiali con una porta d’accesso verso un primo insieme di cortili che conducono al padiglione principale e altri portici che introducono al sepolcro.

La Via degli Spiriti, anche così è nota la Via Sacra, è assai lunga e principia dalla Porta Rossa, vicino a una grande creatura fantastica, una tartaruga con la testa di drago. (Accoppiata di rappresentazioni simboliche assai importanti nella tradizione mitologica e culturale cinese). Questo essere immaginario sorregge la stele forse più imponente dell’intero Paese. Segue quindi una dozzina d'altre grandi sculture in pietra che portano ai luoghi di sepoltura.

Pranzo nel ristorante locale “Auspicius”.

(I ristoranti locali non sempre incontrano il nostro gusto. A volte la loro qualità è inferiore alle attese).

Proseguimento per Juyong Pass (Juyoungguan).

 

A una ventina di chilometri dalle Tombe dei Ming, si raggiungono le alture dove si snoda una porzione dell’antica faraonica “inutile” realizzazione, “l'unica opera fatta dall'uomo visibile ad occhio nudo dalla luna”. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Abbiamo scelto di non andare nelle più rinomate località di Badaling e Mutianyu per avere l’opportunità di poter salire sull’unico tratto di Grande Muraglia di cui si possa fruire privatamente per una visita e una cena esclusive.

Ogni giorno, qui e negli altri tratti ristrutturati e aperti al pubblico, si riscontrano complessivamente oltre trentamila presenze provenienti dai paesi occidentali ma soprattutto cinesi, una caratteristica che distingue la Cina da quasi tutti gli altri luoghi turistici del pianeta.

Chi conosca queste situazioni non può presentarle per quello che realmente non possono offrire al viaggiatore. Evitiamo quindi le più diffuse e superficiali descrizioni della realtà locale, ma soprattutto evitiamo Badaling e Mutianyu a favore dell’altra soluzione.

Circa l’aspetto che individuerebbe la Muraglia come “l’unica opera umana visibile dalla luna”, si tratta, ovviamente, di una banalità priva d'ogni veridicità, perché pur essendo lunga tante migliaia di chilometri è larga meno di dieci metri. Meno di una normale autostrada a quattro corsie.

Quello che invece è possibile, ma poco reclamizzato, è che dalla luna sia visibile la massa umana che quotidianamente la prende d’assalto.

Un interesse che potrebbe essere riprova del fatto che Mao non sia ancora scomparso dalle suggestioni di un popolo al quale aveva ricordato, e fatto imprimere sulle pietre della Muraglia, che “Chi non scala la Grande Muraglia non è un vero uomo”.

Comunque, in qualsiasi punto si decida di andare, la visita è un momento rilevante di ogni viaggio in Cina. A maggior ragione lo sarà per noi, considerando che potremo gustarcela dal tramonto sino a dopo la cena per circa quattro ore.

La “passeggiata” lungo le mura, che faremo prima che accendano le luci, percorre gradini, spesso alti, da ascendere lentamente. Non solo per godere pienamente del circostante ma anche per la pendenza. Per fortuna, al ritorno una salita si trasforma sempre in discesa.

Qui, il serpentone pietrificato che sembra avere più teste formate dalle diverse torri di guardia, si fa spazio nel verde tra le pieghe dei monti, offrendo uno spettacolo di grandiosità antica, in un ambiente naturale più selvaggio e incombente degli altri posti con spezzoni di mura visitabili.

Non bastano a sminuirne la possanza le ripetute ristrutturazioni e la totale ricostruzione di alcune sue parti. I vari punti di avvistamento, camminamenti, mura di protezione alla via transitabile e le strutture poderose che risalgono all’epoca Ming si snodano destando vero interesse.

Questo tratto murario, che scorre lungo uno dei tre passi strategicamente più importanti dell’intera Grande Muraglia, svolgeva un ruolo fondamentale di difesa perché era l’accesso a settentrione della capitale.

Al centro del passo è la “Piattaforma delle Nuvole”, Yuntai, realizzata nel 1342 dalla dinastia Yuan.

La sezione che visitiamo è stata sottoposta a numerosi interventi. Le costruzioni più antiche nella zona pare che risalissero addirittura all’VIII secolo a. C. Furono poi fortificate per essere incluse nel complesso della Grande Muraglia tra il IV e VI secolo. Ricevettero altre modifiche durante tutta l’era Ming, dal XIV secolo, quando occorreva far fronte alle invasioni mongole, sino al XVII.

Nel 1992 sono compiute le ultime indispensabili opere, che avevano avuto impulso già dal 1983, per rendere questa sezione agibile al pubblico.

Ci piace ricordare che uno degli aspetti da non perdere sta anche nella sua visione da lontano. Il muro megalomane appare e scompare quasi penetrando nei profili delle montagne. Uno spettacolo che, pur con interruzioni, si perpetua per migliaia di chilometri sino a lambire il Deserto del Gobi.

In generale, la prima parte della Great Wall fu iniziata, pare, nel V secolo a.C. con uno scopo evidentemente difensivo. Da questo periodo, ogni stato costruì un proprio spezzone per ostacolare gli attacchi di popoli confinanti e tribù nomadi provenienti da nord.

In realtà l’infinita opera fu di scarsa efficacia nella salvaguardia di confini tanto estesi. Rivestì invece un ruolo d'estrema importanza nello stimolare e fortificare un’identità comune in una regione del mondo tanto vasta. Per la sua edificazione, avendo bisogno di un’immensa forza lavoro, si utilizzava mano d’opera di province annesse all’impero provenienti da luoghi e culture assai distanti. Il contatto fra questi uomini e donne favorì certamente in modo significativo l’omogeneizzazione di etnie e tradizioni diverse. Inoltre, fu usata in alcune parti come strada fortificata che permetteva rapidi spostamenti di uomini, merci e informazioni da una regione all'altra dell'impero. 

Approfondimento a parte meriterebbe l’aspetto riguardante lo sforzo necessario per la sua realizzazione anche relativamente al numero di sacrifici umani che comportò, tanto che qualcuno si riferisce a questo limes orientale chiamandolo il più grande cimitero della storia.

 

L’andamento di questa parte della giornata, che potrà essere modificato anche senza preavviso da parte delle autorità locali, prevede il nostro ingresso intorno alle 17 in modo da avere circa due ore per camminare lungo le mura. Il sito chiude alle 17 e tutti i turisti, tranne noi, devono andare via. Noi potremo restare e continuare a percorrere questo tratto di Grande Muraglia, costituito da un anello di circa 4 chilometri (non tutti agibili) che poi si congiunge con altri spezzoni di mura. Ognuno potrà decidere se arrivare sino al punto più alto partendo dall’ingresso oppure fermarsi a un certo punto e tornare indietro. L’appuntamento per tutti sarà nel luogo scelto per l’aperitivo e cena intorno alle 19, momento oltre il quale non è più possibile passeggiare lungo la Muraglia. La cena inizierà poco prima delle 20 quando si accenderanno le luci che illuminano il serpentone ed altri edifici storici. L’aspetto sorprendente è che le mura (e ce ne renderemo conto solo nel momento in cui emergono dal buio) sono intorno a noi circondandoci completamente.

Alleghiamo una mappa schematica della Great Wall al Passo Juyong, per consentire di averne un’idea seppur sommaria.

 

La “passeggiata” inizia dal South Pass Tower, posto vicino all’ingresso, e può terminare nei punti più alti, le torri contrassegnate dai numeri 11 e 12, da cui il panorama compensa la fatica per raggiungerli. Il tramonto da lì, se il meteo non regala sorprese spiacevoli, merita di essere gustato.

La cena è prevista tra il South Pass Tower e Temple of Guan Yu.

 

 

Pranzo “cinese” in ristorante locale “Auspicius Restaurant”.

Cena con gli altri 3 gruppi sulla Grande Muraglia a Juyong Pass.

Poi, rientro a Pechino per il pernottamento.

 

Rendez Vous” con gli altri nostri 3 gruppi per il tramonto sulla Grande Muraglia. Il Dragone di notte, aperitivo, cena, musici, luci, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti come in questo itinerario, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

 

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. (In ogni caso, il costo della serata non sarebbe certo giustificabile solo con riferimento alla cena neppure se questa prevedesse le più memorabili leccornie).

La serata sulla Grande Muraglia è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che frequentiamo il sito da decenni, e che inizialmente non osavamo neppure pensare che si potesse realizzare, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta. Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri tre gruppi. (“La Via della Seta” 15 giorni dal 24 agosto, “Il meglio della Cina classica” 9 giorni dal 31 agosto e “Pechino e la Grande Muraglia” 6 giorni dal 2 settembre).

 

La festa comune di oggi inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un panorama che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

La passeggiata, che potrà essere più o meno faticosa secondo quanti scalini si deciderà di salire, si conclude quando tutti gli altri visitatori saranno già andati via e il luogo sarà solo nostro. Poi, su uno dei terrazzamenti saranno serviti gli aperitivi, senza fretta, prima di accomodarsi ai tavoli bianchi per la cena.

Più tardi ci accorgeremo che il sole è scomparso e che è stato improvvisamente sostituito da fari che illuminano il dragone con tante teste percorso poco prima. E, man mano che emerge nel buio mostra di attorniarci completamente.

 

Tutto qui è molto coinvolgente anche perché questo muro noto a livello planetario, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, più semplicemente il posto è bello.

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da contorni più apprezzabili di ciò che sarà servito nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela essendo, la cornice, puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con un contorno di musica, discreto, ci racconterà emozioni anche, e soprattutto, attraverso l’ambiente che lo attornia.

Le poderose pietre saranno valorizzate ulteriormente da ombre e luci che faranno intravedere il dragone pluricefalo che s'infila nel buio.

E il tempo, trascorso e depositato per secoli sulle pietre, vorremo che quella sera rallenti un po’.

 

Al mattino sosta nella Piazza Tien An Men, la Piazza della Porta della Pace Celeste che, lo ricordiamo, è a dieci minuti a piedi dal nostro hotel.

La fantasia e la conoscenza dei fatti che questo spazio narra, possono presentarcela di volta in volta come un deserto lastricato, il cuore di Pechino, la piazza più grande del mondo, il vuoto che disorienta, il centro simbolico dell’universo cinese, la megalomania del regime, il luogo con l’ultimo ritratto di Mao, la piazza della protesta e delle repressioni.

Per Mao era il simbolo dell’eroicità del partito comunista cinese, anche se il modello architettonico, nonostante i non idilliaci rapporti con l’allora Unione Sovietica, riflette certamente i canoni artistico-ideologici del “realismo socialista” di matrice sovietica.

Noi preferiamo, nonostante i tanti palazzi, il mausoleo, strutture istituzionali e musei che ne riempiono il perimetro e vorrebbero dare il senso della grandiosità e della forza del regime, ricordarla come un immenso spazio vuoto in cui a volte è possibile acquistare fragili aquiloni. (Se i venditori riusciranno a resistere agli interventi delle autorità che tendono ad averne lo stretto controllo e mantenere “pulito” questo luogo simbolo).

La sua prima sistemazione a piazza pare risalga al XVII secolo, ma la sua fama è legata essenzialmente alla storia contemporanea della Cina. Qui il 1° ottobre del 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare, e quasi tutti gli edifici che vi sorgono appartengono a questo periodo: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Storico Nazionale, il Monumento agli Eroi del Popolo.

In epoca più recente, nel 1989, sulla stessa spianata si consumò una delle pagine meno onorevoli del regime.

La porta della Pace Celeste domina il lato nord della piazza. Realizzata in parte nel XV secolo, era la più maestosa delle quattro grandi porte nelle Mura Imperiali. E’ una struttura con un doppio tetto e una delle sue particolarità sta nel fatto che è sormontata da un enorme ritratto del Grande Timoniere, come era definito Mao per la sua capacità di indirizzare sulla giusta via immense masse popolari.

A sud della piazza, dietro il mausoleo, vi è la monumentale Porta Qianmen, la Porta Anteriore, che delimitava la cinta muraria della Città Imperiale, costruita nel XV secolo. Attraverso essa l'imperatore usciva per andare al Tempio del Cielo. Sul lato Nord, superata la grande via della Lunga Pace, (una delle strade più larghe al mondo, dove sta lo storico Beijing Hotel, per la cui realizzazione sono stati abbattuti consistenti spezzoni delle antiche mura), si trova l'ingresso principale della Città Proibita, strettamente riservata alla corte fino al 1911, oggi immenso museo all’aria aperta.

La Città Proibita (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), si chiama così proprio perché il suo accesso per oltre cinquecento anni è stato vietato ai comuni mortali.

(In verità occorrerebbe rivelare che la Città ora si chiama Proibita perché, dopo che per una sorta di legge del contrappasso si è liberalizzato l’ingresso a tutti quelli che dispongano di due gambe, la visita è sconsigliata fortemente a coloro che manifestino insofferenza per luoghi dove si concentrino 333 visitatori al metro quadro).

E’ stata l’esilio dorato delle dinastie Ming e Qing ed è il complesso architettonico meglio conservato e importante dell’intera Cina, risparmiato anche dalla furia distruttrice degli eccessi emersi dopo la conquista del potere da parte del partito unico.

Gli edifici e gli spazi aperti sono dislocati accuratamente secondo i tradizionali canoni. La disposizione segue un asse nord-sud che inizia dalla Porta del Sud e giunge sino alla Porta della Grandezza Divina.

Difficile elencare la serie di padiglioni, giardini, ampi cortili, più modesti snodi, sale, luoghi per riunioni banchetti e ricevimenti, aree abitative private e quant’altro abbisognasse a una famiglia imperiale che solo in caso di grave bisogno se ne allontanava. Il tutto è indicato con nomi fantasiosi e gradevoli che richiamano agiatezza e rapporto con realtà eteree e ultraterrene, come si confaceva alla dimora di personaggi con forti addentellati divini. Così possiamo bearci di avvicinare la Sala dell’Armonia Suprema, il Palazzo della Purezza Celeste…

Molte di queste imponenti realizzazioni risalgono al XV secolo, anche se hanno subìto vari rimaneggiamenti nei periodi successivi.

Non sempre, però, tali interventi sono stati adeguati e rispettosi dei criteri artistici, per lo meno quelli osservati in Occidente. E’ diffusa la consapevolezza che a volte non si è intervenuto con restauri mirati e limitati alle specifiche parti che avessero subìto i torti del tempo o dell’incuria. Per esemplificare, è più volte successo che a fronte della necessità di ritoccare uno spigolo alla base di una colonna, si sia proceduto ricolorando l’intera base, non tralasciando, pur non essendo necessario, di intervenire su tutta la colonna e magari anche su quella vicina per evitare che potessero riscontrarsi differenze cromatiche tra la zona ritoccata e l’intera struttura d’appartenenza.

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto,  molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Un colore che spesso caratterizza i tetti in ceramica è il giallo-oro, tonalità riservata all'imperatore.

La visita della capitale prosegue col Palazzo d'Estate, alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

L'elegante grandissimo comprensorio mostra padiglioni, giardini, corridoi coperti, colline e un lago in parte artificiale su cui è stata realizzata un’enorme barca in marmo. Fu residenza estiva degli imperatori Qing, l’ultima dinastia che governò l’Impero dalla metà del XVII all’inizio del XX secolo. I fasti della residenza estiva sono legati in particolare alla nota e contraddittoria  imperatrice Ci Xi.

Anche qui si susseguono, oltre a schiere di visitatori, edifici, templi e sale con nomi sempre assai aggraziati: Sala della Benevolenza e Longevità, Tempio del Mare della Saggezza, Padiglione del Profumo Buddista

Pranzo nel ristorante locale “Ping An Lou”.

Cena (presto) al “Sishitongtang” (ex “Jing Wei Lou”), con anatra laccata, la più nota specialità della cucina pechinese.

 

Sveglia di buon mattino, colazione con breakfast box e trasferimento in aeroporto. La sera prima saremo sicuramente andati a letto presto per prendere il volo da Pechino a Datong delle 7,00. Ciò permette di arrivare a destinazione presto (circa un’ora di volo) e avere l’intera giornata a disposizione.

(Tutti i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati, possono essere variati o cancellati anche all’ultima ora dalle competenti autorità ed enti. Nel caso, si apporteranno le modifiche più opportune al programma. I controlli negli aeroporti cinesi possono essere assai accurati. Non trasportare oggetti ritenuti pericolosi. Accendini e cerini sono sequestrati pur se spediti col bagaglio in stiva. Anche sulle pile i controlli possono essere rigidi.

Nello Shanxi occorre mettere nel conto alcune lungaggini per entrare nei luoghi di visita e anche negli hotel).

Dall’aeroporto di Datong, che si trova a una ventina di chilometri dalla città, andiamo direttamente nei luoghi dove iniziamo le visite. Siamo in una regione che offre attrattive con interessanti caratteristiche, alcune delle quali uniche in tutta la Cina.

Il complesso dell’agglomerato urbano non offre nulla di particolare dal punto di vista architettonico e si trova in una zona carbonifera le cui miniere sembrano essere il contrappasso delle grotte che rendono famosa Datong. In passato ebbe una fase di sviluppo notevole tra il IV e il VI secolo che ci ha lasciato memorie non trascurabili ad opera soprattutto dei Tuoba, tribù nomadi di lingua turca.

Datong è a ridosso di una delle zone attraversate dalla Grande Muraglia, perché era al confine con terre controllate da genti ostili. Si tratta di uno spezzone costituito principalmente da cumuli di terra, non degni d’attenzione turistica, ma che avevano la loro importanza difensiva. (La Grande Muraglia raggiunge la lunghezza complessiva forse di 8.000 chilometri, includendo oltre ai tratti in muratura anche sbarramenti naturali e ammassi di materiali di riporto e terra).

Nel centro storico, che conserva ancora punti d'interesse e che è sottoposto a lavori di ricostruzione e restauro impegnativi, a poca distanza l’uno dall’altro troviamo il Tempio di Huayan, il Muro dei Nove Draghi e il Tempio Shanhua. Le grotte di Yungang sono fuori città.

Il complesso templare di Huayan consta di due padiglioni che sono stati realizzati tra il X e XII secolo. Il Tempio Superiore è luogo di culto ancora attivo come monastero. È uno dei più grandi del Paese, con statue del periodo Ming e dipinti murali di quello Qing. Il Tempio Inferiore ora adibito a museo, ospita statue lignee realizzate durante la dinastia Liao, X-XII secolo.

I sette chilometri delle mura cittadine, ben restaurate, possono essere meta di passeggiate nel  tempo libero, anche dopo cena, visto che a volte sono accessibili e illuminate sino alle 24.

Il Muro dei Nove Draghi è la più grande struttura muraria in mattonelle smaltate della Cina. Vi sono rappresentati draghi intrecciati. La loro potenza doveva tenere lontani gli spiriti maligni. Pare che però non siano stati particolarmente efficaci, visto che l’edificio accanto a cui era stato costruito proprio per difenderlo dalle disgrazie, è stato distrutto da un incendio.

Il Tempio di Shanhua ora visitabile è dell’epoca Jin (XII-XIII secolo), anche se la struttura originaria risaliva all’VIII. Offre statue dell’Illuminato e di guardiani.

Dopo il pranzo in un ristorante locale si va alle Grotte di Yungang, a poca distanza da Datong verso ovest.

(L’ora del volo può influire sull’andamento della giornata specie relativamente a questa visita).

Si usano delle auto elettriche per accedere alle grotte.

Qualcuno ha definito questo luogo come un incrocio tra Petra e Bamiyan, per gli imponenti lavori di scarnificazione dei fianchi montani e la realizzazione di opere religiose con influenze indiana persiana e greca. Ragguardevoli.

Inserite tra i Patrimoni UNESCO, le circa 250 grotte sono state scavate durante il V secolo dalle genti Tuoba che vi hanno realizzato oltre 50.000 rappresentazioni del Budda. Alcuni decenni di lavori sono stati necessari per produrre Budda di 17 metri, migliaia e migliaia di altre sue immagini più piccole o minuscole, accuratamente incise, dipinte. Tra le tante figure non mancano lavori che ritraggono anche vari elementi della natura, tra cui uccelli e molti animali, ma pure angeli e altri esseri celesti. Il tempo ha dato il suo contributo a rendere assai gratificante la visita.

E’ la più antica collezione di rappresentazioni buddiste del Paese.

Pranzo nel ristorante “Hong’An” o “Ruizhen”. Cena in hotel.

 

Vicino a Hunyuan, 75 chilometri da Datong, raggiungibile in poco più di un’ora, si trova il Tempio Sospeso.

Sono vari edifici religiosi buddisti costruiti in modo da adattarsi alla conformazione delle pareti rocciose cui sono addossati. Sono collegati fra loro da diverse passerelle e sostenuti da un sistema di palificazione che rende il tutto ancora più affascinante. Cautela è richiesta a quelli che soffrono di vertigini.

Si va poi verso la Torre Muta a 60 chilometri nella località di Yingxian.

Anche qui troviamo una costruzione con particolari caratteristiche. Si tratta della torre più alta e più antica al mondo realizzata in legno. Da notare che è stata originariamente costruita senza chiodi, utilizzando vari sistemi d'incastro. (Interessante questo aspetto perché si lega al profondo rispetto della cultura buddhista verso la natura, che si manifestava anche nei confronti dei materiali naturali usati per la costruzione di luoghi sacri. Per questo, in molti paesi buddisti, si univa il legno senza oltraggiarlo conficcandovi chiodi).

Dentro i suoi 67 metri di altezza sono custodite varie opere tra cui anche una statua di oltre 10 metri.

Pranzo in ristorante locale e proseguimento ancora verso sud.

Arriviamo per cena a Taiyuan dopo aver percorso in circa 4 ore altri 230 chilometri.

La regione in cui si trova Taiyuan, caratterizzata da territori poco fertili, si è storicamente dedicata allo sviluppo dei commerci. Questo ha comportato lo scambio non solo di beni materiali ma anche di culture diverse e distanti. A ciò si deve la diffusione del buddhismo, qui particolarmente visibile più che in altre regioni della Cina.

Il commercio ha anche necessitato l’incremento di relazioni economiche che hanno dato origine alle prime banche, e a forme particolari di pagamenti attraverso “assegni”. La logica conseguenza è stata la nascita e lo sviluppo di un ceto imprenditoriale e commerciale. Man mano che si arricchiva, questa classe sociale contribuiva a diffondere nella zona, in particolare nella vicina Pingyao, solide costruzioni pubbliche e sontuose residenze private, che oggi costituiscono motivo della gradevolezza di luoghi che attraggono viaggiatori in continuo aumento.

Arrivati a Taiyuan, ci accorgeremo che pur non riscontrando le caratteristiche ovattate che troveremo a Pingyao, non si è sommersi dalla caoticità d'altre città cinesi, (ma il traffico non manca).

Pranzo durante le escursioni nel ristorante locale “Guoli”.

Cena in hotel.

 

A Taiyuan visitiamo Il Tempio Jinci, localizzato vicino alla sorgente del fiume omonimo offre tutto il fascino dell’antico legno lasciato invecchiare, intatto, “senza cure”. E’ molto ben conservato e i lavori di restauro che hanno interessato alcune sue parti, non hanno nulla in comune con quelli che si avrà già avuto modo di notare nella Città Proibita.

La costruzione in legno risale ai primi anni del Mille, la sua struttura principale contiene pilastri decorati a forma di drago e conserva decine di statuette antiche. Il Tempio Jinci, dedicato al culto ancestrale della Dea Madre, è circondato da un bel parco con alberi secolari. Nei paraggi si nota un rispettabile albero antico quasi quanto il manufatto che è cresciuto in modo assai inclinato.

Il legno impregnato dal tempo è l’attore principale del posto. Pilastri, terrecotte, statue, decori, intagli, lavori minuziosi per estrarre quanto il legno già contiene. Il tempo ha valorizzato la maestria artigianale del passato.

Semplicemente bello. Ricco di particolari mai eccessivi. Una sorpresa che si assapora non certo da soli ma senza le solite inclementi presenze di molti altri siti. E’ in attesa di entrare nell’elenco Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Noi abbiamo scelto di andarci per gustarlo prima dell’inevitabile sostanzioso aumento di flussi turistici, che si avrà certamente se il sito entrerà nell’appetibile lista.

Pranzo in ristorante locale. Arrivo a Pingyao.

Il soggiorno e le visite a Pingyao, (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), costituiscono un viaggio a ritroso nella Cina del millenario Impero di Mezzo che ha cominciato a sgretolarsi all'inizio del '900, ed è oggi quasi del tutto perduta. In tutto il Paese rimangono poche oasi con l’antica atmosfera, e tra queste possiamo certamente includere Pingyao.

(Non molto togliamo all’attraenza del luogo se facciamo notare che nelle strade centrali confiscate dal turismo, la vita locale, le case, le abitudini quotidiane sono assenti perché tutto è stato soppiantato da negozi ristoranti hotel. È il “destino” riservato a molte delle località le cui particolari caratteristiche calamitano tanti visitatori che finiscono per stravolgere le fisionomie originarie urbanistiche e sociali. Come avviene per esempio anche a Hoi Han in Vietnam).

Protetta da 6 km d'imponenti mura di cinta, che le hanno valso il soprannome di “città testuggine”, Pingyao è fortunosamente sopravvissuta prima ai bombardamenti dei giapponesi, poi allo scempio della Rivoluzione Culturale, e infine anche al frenetico avanzare dell'urbanizzazione in tempi più moderni. Dal 1997 è stata dichiarata sito UNESCO.

Fondata nell'827 a.C. assunse l'aspetto attuale a partire dal XIV secolo, sotto la dinastia Ming. Il periodo di massimo splendore corrisponde tuttavia al XIX secolo (dinastia Qing). Qui, infatti, nel 1824 nacque la prima banca cinese, (Risheng Chang), e da allora a Pingyao presero sede molti importanti istituti finanziari, mentre le ricche famiglie dei banchieri vi costruirono sontuose residenze.

Una di queste ci riguarda da vicino.

A Pingyao pernotteremo tra lo charme antico dell’International Financiers’ Club, un hotel 5* ricavato in una residenza Ming, assai particolare. Una sistemazione che consente un percorso nel tempo, tra le antiche mura di un complesso architettonico caratterizzato da intimi cortili interni. Andate a vedere e ascoltare il loro sito. (www.pibc.cn). Se avete la pazienza di attendere, osservate la “tridimensional exhibition”.  

Un’esperienza piacevole, nonostante i letti duri e gli scarni arredi,  che dà il suo valido contributo a una sosta in una cittadina da ricordare, nonostante i ricordati eccessi. Il nostro hotel deve parte del suo fascino anche al fatto che le strutture sono rimaste integre senza aver subito alcuna rilevante modifica. Anche se ciò ha come inevitabile corollario che alcuni ambienti siano di ridotte dimensioni. Per lasciare strutture e atmosfera il più intatte possibili, si è anche (accortamente) pensato di non realizzare un ristorante, che avrebbe comportato l’abbattimento di alcune pareti per ottenere uno spazio sufficientemente ampio per ospitarlo.

La colazione è prevista nel ristorante proprio di fronte. È gestito dal nostro hotel, ma offre un servizio di diversa qualità.

Lo charme presente nel nostro albergo si ritrova anche fra le stradine del piccolo paese. Lo apprezzeremo pienamente pure durante il tempo libero visto che siamo proprio nel cuore storico.

L’interesse turistico sta rapidamente crescendo e questo comporta, anche qui, presenze assai numerose specie nelle strade principali del centro. Faremo in modo quindi di frequentare anche quelle secondarie.

Il bus non può arrivare sino in hotel, essendo zona pedonale. Il trasbordo delle valigie avviene in genere con auto elettriche.          

Pranzo in ristorante locale “You Jian Yi Mian”.

Cena “occidentale” in ristorante locale “Sakura”. 

 

 

Nell'antica Pingyao abbiamo l’occasione più propizia per avvicinarci a quella che è stata la vecchia Cina imperiale.

“Quasi sicuramente è la città fortificata meglio conservata dell’intera Cina”.

Passeggeremo per le strade, andremo a vedere la sede della vecchia banca Richeng Chang, la Torre del Mercato, (non sempre accessibile all’interno), il Tempio di Confucio, saliremo durante il tempo libero sulle mura ben restaurate lunghe sei chilometri. Osserveremo un ambiente cittadino certamente diverso e più rilassante di quello degli agglomerati metropolitani. Davvero piacevole. Una sensazione amplificata dal luogo che abbiamo scelto come residenza per due notti.

A Pingyao, le consolidate rappresentazioni letterarie e cinematografiche che hanno diffuso nel mondo una certa immagine dei cinesi, trovano riscontro anche nella storia della banca Richeng Chang. Infatti, nel XVIII secolo il complesso che ora ospita il museo della banca era una lavanderia, come nelle migliori tradizioni iconografiche che hanno permesso di formarci un’idea del “cinese tipo”. All’inizio del secolo successivo si trasforma in banca grazie all’ottimo andamento degli affari. In questa nuova veste l’attività assume connotazioni finanziarie tali da richiedere l’emissione di assegni circolari. Alcuni di questi sono in bella mostra nelle teche.

Il Tempio di Confucio conserva il padiglione Dacheng che è il più antico edificio della città, forse del XII secolo.

Nelle vicinanze sta il Tempio del Dio Protettore della Città.

La Torre del Mercato è la più alta struttura dell’area vecchia. Dalla sua sommità si può osservare il panorama dell’intero centro storico. Durante il tempo libero si potrà salirvi dopo averne appurata l’apertura al pubblico.

Pranzo in ristorante locale ed escursione fuori della cittadina per andare nel vicino villaggio di Qiaotou e visitare il Tempio di Shuanglin.

(Questo tempio, se le condizioni lo consentono può essere visitato il giorno precedente, prima dell’arrivo a Pingyao).

E’ un antico tempio buddista quasi completamente ricostruito nel XVI secolo, ma con una struttura originaria che risaliva a un periodo ancora più remoto. Il complesso è costituito da padiglioni, pagode, piccoli specchi d’acqua, ponticelli, cortili, sale di culto. Conserva tante statue dorate, mostruose, con mille braccia, sorridenti, in atteggiamento minaccioso o compassionevole e ammiccante, complicate sculture, tetti elaborati, piante, passaggi ombrosi.

Molto interessante.

Rientro a Pingyao e resto della giornata a disposizione.

Il nostro albergo non solo consente un soggiorno denso di sensazioni ma, essendo nel centro percorribile solo a piedi, permette passeggiate lungo le stradine in cui affacciano negozi, appetibili per gli oggetti di artigianato e antichità che offrono, e per i bar in cui è gradevole sostare per un tè.

Si possono anche noleggiare biciclette e piccole auto elettriche in grado di circolare ovunque.

Pranzo nel ristorante locale “De Jun Yuang”.

Cena nel “ristorante dell’hotel”. (Quello di fronte dove si fa colazione).

 

Sveglia presto e trasferimento in pullman alla stazione ferroviaria di Pingyao per prendere il treno veloce delle 08.40 per Xian, con arrivo alle 11.47.

Xi’an, antica capitale nota in passato col nome di Chang'An, (la Lunga Pace), è il capoluogo della provincia dello Shaanxi, ed è anche il più grande centro industriale della regione nord-est, area di scambi tra l'Oriente e l'Occidente, ma anche luogo di antica cultura cinese. E' da Xi’an che aveva inizio la "Via della Seta". Era crocevia di carovane e mercanti, di uomini diversi, idee e culture differenti. Qui fiorivano religioni molto distanti tra loro in un clima di pacifica coesistenza. La città fu ritrovo in cui vissero poeti e imperatori, pittori e cortigiani, mercanti, soldati. Tutto ciò durò all’incirca sino alla fine del primo millennio. Poi, per Chang’An, l’oblio.

La città conobbe il suo periodo di massima fioritura culturale e artistica durante la dinastia Tang, tra gli inizi dei secoli VII e X, quando fu arricchita con opere architettoniche e edifici religiosi ancora oggi ben conservati.

Il Piccolo Esercito di Terracotta, costruito per proteggere la tomba dell’Imperatore Jingdi (188 a.C.–141 a.C.) della dinastia Han è l’anteprima di quanto apprezzeremo a Lintong. A differenza del più noto Esercito posto a guardia dell’Imperatore Qin Shi Huang, in questo sito non ancora completamente portato alla luce, visiteremo la tomba principale che conserva un’esposizione di piccole statue di terracotta alte meno di un metro.

Da una lastra in vetro posta sul pavimento è possibile ammirare questo esercito in miniatura composto non solo da soldati e guerrieri, ma anche da donne e animali, utensili di vario genere. Sono anche visibili addirittura lembi di stoffa che originariamente rivestivano le statue.

Prevediamo inoltre una passeggiata panoramica lungo una parte delle antiche mura di cinta. Non sono molte le città cinesi che possono vantare una realizzazione difensiva con una struttura così importante, (è alta sino a 12 metri), e molto ben conservata. Risale al XIV secolo. I sostanziosi lavori di restauro hanno permesso di rendere interamente percorribile i suoi 14 chilometri. Pranzo e cena in hotel.

 

Dopo colazione partiamo in bus per Lintong, circa 50 Km a nord di Xi'an. Qui c’è l’Esercito di Terracotta, Patrimonio UNESCO.

(Il termine “terracotta” è oramai entrato nell’uso comune internazionale, tant’è che in genere non viene tradotto neppure nei testi scritti in altre lingue. E’ ciò che succede a tutti quei vocaboli, come per esempio ”tell”, che sono stati usati inizialmente nella lingua di chi per primo ha dovuto indicare un materiale, un luogo…).

Si trova presso il Mausoleo di Qin Shi Huang-di, l'imperatore che unificò la Cina e governò l'intero paese dal 221 al 210 a.C. il cui disegno unitario fu attuato con spietata determinazione. Contribuì a realizzare la Grande Muraglia per difendere lo stato cinese dai barbari del nord, mediante una merlata catena di fortificazioni da est a ovest per migliaia di chilometri. Unificò la lingua, la scrittura e i sistemi di misura. Creò, anche se con inauditi massacri, la struttura portante di quella che oggi è (forse ancora per poco) la nazione più popolosa al mondo.

Come nelle altre occasioni di visite a luoghi ampiamente pubblicizzati e noti, evitiamo descrizioni dettagliate, limitandoci a poche note.

Il mausoleo sorge a circa un chilometro dal gigantesco tumulo, (80 metri d'altezza su con una base di oltre 500), che cela tuttora la tomba del Primo Imperatore. In una serie di gallerie sotterranee sono state portate alla luce, dal 1974 in poi, circa 10.000 statue a grandezza naturale di guerrieri e cavalli. Un intero esercito schierato per la battaglia, con carri e ogni equipaggiamento guerresco secondo le tattiche di quel periodo.

Queste mirabili statue di terracotta, originariamente invetriate e dipinte, misurano circa 1,8 metri d'altezza. Rappresentano ufficiali, soldati di fanteria, arcieri, conducenti di carri. Ognuno con espressione differente e specifici tratti somatici. Da ciò si può dedurre che l'esercito imperiale fosse costituito da appartenenti a diverse etnie.

Una visita davvero coinvolgente, nonostante le tante presenze turistiche.

Dopo il pranzo andiamo in aeroporto per il volo delle 18,40 che arriva a Guilin alle 20,50.

Pranzo nel ristorante “Friendship durante le visite.

Cena: l’ora di arrivo in hotel non consente una cena al ristorante per gruppi. Saranno serviti dei semplici sandwich in camera.

 

Guilin, pur non essendo più un “piccolo operoso centro fluviale”, rimane luogo molto interessante per i paesaggi da cui è circondato. Questi sono stati modello per tantissimi pittori e poeti, ispirati dalle particolarità naturali della città e della regione attraversata dal Li River.

Chi non ha mai visto un’opera pittorica raffigurante le forme rocciose cui passeremo oggi accanto? Durante la navigazione sul Fiume Li si vedranno scorrere a destra e a sinistra paesaggi mai banali. Da sempre costituiscono ispirazione per artisti che hanno diffuso in tutto il mondo immagini che oramai identificano la Cina.

Grazie a ciò la navigazione è diventata una delle escursioni ritenute imperdibili da quasi tutti quelli che vanno in Cina e da parte di molti cinesi. Ciò comporta una presenza molto rilevante (è un eufemismo) di turisti provenienti da tanti paesi e da una processione infinita di barche.

La giornata inizia con la partenza da Guilin per il sud in bus sino a Zhujiang dove arriviamo dopo circa un’ora e mezza. Alle 10 parte la barca che naviga per 3/4 ore.

Navigare su queste acque vuol dire poter apprezzare dal vivo quanto abbiamo già assaporato attraverso foto dipinti e filmati. Le particolarità del fiume sono ritratte anche nelle banconote da 20 Yuan che mostrano un panorama di dentoni rocciosi emergenti da un fiume adornati da palmizi. Al centro, un solitario rematore spinge la sua barchetta. Se non l’avete a disposizione fatevela prestare e osservatela.

Il pranzo a bordo consiste in un leggero lunch box o buffet, non memorabile, che potremo arricchire con una vista che pochi altri ristoranti possono offrire.

Dopo aver scattato alcune centinaia di foto alle particolari scene che accompagnano il nostro andare, sbarco nel villaggio di Yangshuo, dove il gruppo ha tempo libero per recarsi nella zona del vasto mercato fatto di tanti negozi e bancarelle. Vi si trova di tutto, artigianato, borse, orologi, veri e falsi.

Ci trasferiamo poi in aeroporto per il volo di linea per Shanghai delle 19,25 con arrivo alle 21,40.

Non prevediamo la cena perché sarebbe troppo tardi per consumarla a Shanghai e troppo presto prima di recarsi in aeroporto. Secondo le proprie esigenze, ognuno potrà fruire di uno dei tanti bar/ristoranti a Yangshuo o nell’aeroporto. (A bordo potrebbe essere fornito uno snack).

Pranzo, snack a bordo.

 

Nell’eclatante megalopoli si apprezza la faccia più avanzata e funzionale della Cina, quella che incuriosisce il mondo al pari della sua corposa archeologia.

Shanghai non ha il passato imperiale della capitale né di Xi’an. E’ però la più straordinaria e veloce città cinese. Ricca di eccessi, con storie legate ad avventurieri, industriali, prostitute, una presenza prima inglese e poi francese. Possiede un impeto davvero forte verso forme di sviluppo anche esteticamente visibili e spropositate, che ne fanno un luogo immenso in grado di lievitare in orizzontale ma anche verso l’alto. Oramai il cielo di Shanghai è perforato dal doppio dei grattacieli di New York, e il suo skyline con la particolare torre della televisione rappresenta la modernità al pari di ciò che in passato mostravano le disgraziate torri gemelle dall’altra parte del Pacifico.

E’ una megalopoli che sembra voler crescere sempre più in verticale, e pare aver bisogno di riprodurre artificialmente il rapporto oramai sfilacciato con la natura. Tanto che per riannodare qualche pur labile legame, si affida a registrazioni di cinguettii riprodotti in alcuni ascensori dei grattacieli più alti.

In questo enorme agglomerato in cui si sente la necessità di costruire artificialmente nicchie di rapporto con la terra, non sarà inoltre superfluo segnalare un dato che fornisce un’idea concreta dei passi in avanti compiuti, nonostante le contraddizioni, nell’ultimo quarto di secolo. Nel 1990 ogni abitante di Shanghai aveva a disposizione 4 metri quadrati di casa a testa. Oggi può calpestarne poco meno di 30.

Dedichiamo l’intero giorno alla visita della metropoli cinese per antonomasia, dove tradizione e modernità formano un insieme di grande interesse. (Alla presenza massiccia di altri turisti specie locali avremo già fatto l’abitudine. Ma anche questo può essere un aspetto particolare della Cina).

Sosta presso il Giardino del Mandarino (Yu Yuan) al centro della “città vecchia”, fedele ricostruzione dell'antico nucleo cinese della città, risale al XVI secolo. Ospita numerose botteghe, una casa da tè su palafitte (assai caro gustarvi il tradizionale infuso), stagni, padiglioni, rocce, bambù, gelsomini. Certamente rappresenta un gradevole esempio artistico dei giardini d’epoca Ming.

Visita quindi del Tempio col Budda di Giada, che deve il suo nome a due preziose sculture donate da monaci birmani. In particolare, si noterà la rappresentazione di giada verde pallido alta quasi due metri in cui il Budda è raffigurato in posizione seduta.

Il Bund, che è un termine risultato del miscuglio anglo-indiano, indica la banchina del lungomare, sul quale sono stati eseguiti sostanziosi lavori per renderlo ben fruibile anche ai pedoni. Si tratta del viale che costeggia il grande porto fluviale. Da sempre identifica Shanghai perché, al pari della Statua della Libertà a New York, era la prima opera maestosa che s'individuava entrando nella città dal fiume. Divide in due l’agglomerato urbano anche dal punto di vista storico e architettonico. A ovest (Puxi) il nucleo originario e gli edifici in stile vittoriano che ricordano l’epoca delle prime legazioni occidentali, (fine ‘800). A est (Pudong) i nuovissimi quartieri caratterizzati da moderni grattacieli e dominati dalla richiamata singolare sagoma della torre televisiva.

Dal Bund partono anche le principali strade commerciali di Shanghai, la più famosa delle quali è la Via Nanchino, resa isola pedonale e ricca di negozi grandi magazzini e locali di ritrovo internazionali.

Pranzo in ristorante locale “Mei Yuang Chun” e cena in hotel.

 

La mattinata è dedicata a un’escursione a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai.

Tutti i luoghi degni di qualche interesse intorno alla metropoli sono normalmente presi d’assalto dal turismo locale e internazionale. Suzhou, per esempio, di cui la tradizione cinese affermava che “come in Cielo c’è il paradiso in terra c’è Suzhou”, sino a qualche tempo fa costituiva una piacevole meta a meno di due ore da Shanghai. Negli ultimi anni è diventata infrequentabile per le presenze trabordanti.

Abbiamo quindi scelto come meta Zhujiajiao.

Il posto è piacevole purché si superi senza traumi l’impatto con la sua denominazione. Notizie d'insediamenti umani in questa zona risalgono ad alcuni millenni fa, ma informazioni meno vaghe parlano di un agglomerato con pretese di lasciare qualche segno ai posteri dal IV secolo dopo Cristo. E’ solo con i Ming che il luogo acquista una sua personalità urbanistica e architettonica e si sviluppa attorno a una rete di canali. Oggi l’interesse dei visitatori è legato al borgo antico, alla ragnatela di piccole strade e ponti, oltre che a diversi templi, negozi e graziosi bar. Posto tranquillo che contrasta piacevolmente con Shanghai. Anche il breve tragitto in barca che abbiamo previsto tra i canali, contribuisce a rendere rilassante questa escursione.

Uno dei ponti più notevoli per dimensioni, età, struttura architettonica e fotogenia è il Ponte Fangsheng risalente al XVI secolo. Lungo i canali sono stati realizzati vari templi,   tra cui quelli del Dio della Città del XVIII secolo, di Yuanjin e il Padiglione Qinghua che emerge dagli altri tetti per mostrarsi da molti angoli della cittadina.

Pranzo cinese nel ristorante locale Gu Qiao.

Nel pomeriggio visita del Museo di Shanghai. Si trova molto vicino alla Nanjing Road nella zona di Renmin Square. Da non perdere, sia per le forme architettoniche esterne che vorrebbero richiamare un vaso, cinese ovviamente, sia per ciò che vi è contenuto. Entrare nel museo significa sfogliare le pagine di un libro di storia cinese. Se non la più importante collezione antica dell’intera Cina, è certo tra le più significative. Monete, costumi, bronzi, ceramiche, dipinti, giade, mobili, opere calligrafiche…

L’elenco non deve richiamare alla mente un insieme indistinto di oggetti che abbiano nella quantità il suo pregio. Le diverse collezioni di oggetti d’arte sono raccolte e presentate in modo razionale ed esaustivo, valorizzate da luci, concezioni espositive e di fruizione adeguate all’importanza del museo.

Nella visita si è accompagnati dagli auricolari disponibili anche in lingua italiana. Ciò consente di rapportarsi autonomamente con le varie sale. Chi vorrà sostare oltre l’ora prevista per il gruppo, potrà rientrare da solo in hotel.

Compatibilmente con l’ora, si potrà avere tempo libero.

Aver previsto di fruire delle camere in hotel fino alla partenza per l’aeroporto, sarà certamente apprezzato  dai nostri compagni di viaggio.

Cena in hotel.

Trasferimento in aeroporto.

 

Il volo diretto di linea Air China per Malpensa CA967 è alle ore 1,30, con arrivo a Milano alle 8,05.


 

 

 

 

1. Datong Grotte Yungang  2. Pingyao  3. Hunyuan Tempio Sospeso