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DAL MEKONG AD ANGKOR

CAMBOGIA LAOS

icona orologio 14 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   26  dicembre    al   8  gennaio  
  • 2019

  • Dal   9  febbraio    al   22  febbraio  
  • Dal   26  dicembre    al   8  gennaio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio che inizia a Chiang Rai, in Thailandia, con una navigazione di due giorni sul Mekong, verso il Laos. Un’esperienza a bordo di una confortevole barca privata, immersi in un luogo fuori dal tempo. Tra spiagge di sabbia dorata che delimitano le rive, mandrie di bufali e bambini che si rincorrono sugli argini. La crociera termina nella città reale di Luang Prabang, con i suoi templi e monasteri. E poi, in volo verso Vientiane, dove si ammira il That Luang (Grande Stupa), - continua -

A PARTIRE DA: 4.300 €


ITINERARIO

Partenza da Roma Fiumicino con voli di linea per Bangkok. Pasti e pernottamento a bordo.

 

Al mattino arrivo a Bangkok e volo in coincidenza per Chiang Rai. È una piccola cittadina in cui semplicemente si transita e può costituire base di partenza per trekking o escursioni lungo il Mae Kok.

Arrivo a Chiang Rai, escursione in barca di un paio d’ore sul fiume Mae Kok. Se possibile attraccheremo in prossimità di un villaggio con etnie Lahu o Karen.

Si tratta di ridotti agglomerati nella cui “normalità” si potrà individuare motivo d'interesse per la nostra sensibilità e per le immagini che riporteremo a casa.

Vi risiedono persone che, in varia misura coinvolte in uno sviluppo verso un modello socioeconomico che pare tendere ad omogeneizzare ogni spicchio di mondo, possono fornire immagini, seppur fugaci, per constatare il permanere di modalità di vita diverse dalla nostra. Potrà essere occasione per un “rapporto ravvicinato” con facce non ancora pienamente coinvolte nel processo evolutivo di questa regione asiatica. Rientro a Chiang Rai nel tardo pomeriggio.

Pranzo in ristorante locale e cena in hotel.

 

*Per il pernottamento del giorno dopo a Pak Ben (Pakbeng) nel lodge lungo il Mekong vi consigliamo di dotarvi di un piccolo bagaglio a mano in cui mettere il necessario, inclusi repellenti per gli insetti. La valigia resterà sulla barca. Sarà fruibile all’arrivo in hotel a Luang Prabang. In questo modo si evita il laborioso trasbordo di pesanti bagagli. (Può essere lo stesso bagaglio a mano usato quotidianamente o altro, secondo le personali esigenze).

 

Sveglia di primo mattino per percorrere la strada che ci condurrà in Laos, passando per Chiang Khong (01h30). Attraverseremo il Mekong e faremo la conoscenza della nostra guida laotiana per una crociera di 7 ore, a bordo di una confortevole barca tradizionale ad uso esclusivo del nostro gruppo, alla scoperta delle rive del Mekong, fiume mitico che attraversa la Cina, separa il Laos dalla Birmania e dalla Tailandia, per immergersi poi in Cambogia e terminare la sua corsa in Vietnam. Il paesaggio è splendido. È il principale asse di comunicazione tra il Nord del paese e Luang Prabang, il suo corso è molto trafficato e lungo le sue sponde sorgono diversi villaggi. Pranzo in ristorante locale. Arrivo a Pakbeng a fine pomeriggio. Scopriremo a piedi questo borgo, situato sul Mekong a metà strada tra Houey Xay e Luang Prabang, dove si mescolano diversi gruppi etnici: H'mong, Lue, Khamou,…

Cena e pernottamento in hotel.

 

La mattina, proseguimento della crociera scendendo lungo il Mekong fino a Luang Prabang. Navigazione di circa 7 ore attraverso paesaggi di pittoresca bellezza. Il Mekong ha scavato una profonda valle e la foresta tropicale ne invade gli argini. Pranzo a bordo della barca. Prima di arrivare, visita delle grotte sacre di Pak Ou, che ospitano riparano centinaia di statue del Buddha di varie dimensioni. Le grotte offrono una vista splendida sul Mekong che, in questo punto, mescola le sue acque a quelle del Nam Ou. Arrivo a Luang Prabang, la vecchia capitale reale, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

 

Luang Prabang, l’antica capitale del regno Lan Xang, è pervasa da una coinvolgente armonia, con le case basse, immerse nel verde delle palme e delle foreste che la circondano. Per l’incomparabile bellezza del sito ambientale e per la straordinaria ricchezza di capolavori di architettura buddhista, l’UNESCO l’ha dichiarata patrimonio dell’umanità. Tra i sui numerosi templi spiccano alcuni gioielli: il Vat Visoun, il più antico tempio della città, unico nel suo stile, con le sue finestre in legno, ispirato dal tempio khmer di Vat Phou; il Vat Aham, situato proprio accanto al Vat Visoun, è rinomato per i suoi imponenti alberi di Banyan; il Vat  Xieng Thong “Tempio della Città d’Oro”, con stupa, cappelle e piccoli santuari; il Vat Mai dalle pitture dorate ed il vecchio Palazzo Reale (oggi Museo Nazionale) che custodisce fra antichi tesori, il prezioso Phra Bang, Buddha khmer simbolo del “Regno di un milione di elefanti”.

Visita del Royal Palace, trasformato in Museo Nazionale. Unisce allo stile tradizionale laotiano interventi con influenze francesi e scaloni di marmo italiano. All’interno vi sono ambienti di cui noteremo la particolare modestia e pure pareti riccamente affrescate, la pomposa sala delle udienze, gli oggetti religiosi, arredi vari, statue d’oro, altri materiali preziosi risalenti a varie epoche a partire dal I secolo d.C.

Nel giardino del Palazzo Reale si trova un padiglione, da alcuni anni in costruzione, (forse terminato), che non migliora l’apprezzabilità estetica del luogo. Dovrebbe diventare il nuovo museo per collocarvi alcuni oggetti ora esposti nel Royal Palace. E’ un edificio con caratteristiche architettoniche e cromatiche assai contrastanti la bellezza e sobrietà dello stile proprio del Royal Palace. Ricorda, invece, certe realizzazioni dell’architettura thailandese più roboante, non le ovattate opere tipiche di Luang Prabang.

Il Palazzo Reale è edificato nel 1904 come residenza del re laotiano in coincidenza con la fase iniziale della presenza francese. È stato localizzato qui per accedervi direttamente dal fiume, che si trova proprio alle sue spalle. È utilizzato come reggia sino al 1975 anno della rivoluzione. Poi è adibito a museo.

All’interno vi sono decori, arredi, ambienti e oggetti assai diversi fra loro, abbellimenti ricchi d’eccessi nei colori e dorature, e stanze molto semplici come quelle private in cui trascorreva la quotidianità dei sovrani. La visita offre la sala delle udienze, con paraventi dorati, affreschi, statue del Budda in oro, ritratti di regnanti, sala del trono, pareti mosaicate, abiti reali, sciabole, teche con doni di rappresentanti d’altri paesi, (porcellane, quadri, argenti…). Ma, forse, s’apprezzeranno maggiormente le camere situate nell’ala non pubblica del palazzo dove il re e la regina vivevano la loro porzione di privacy.

Nel pomeriggio sarà possibile fare un’escursione per scoprire la vita tradizionali dei villaggi vicini e visitare la cascata di Khouangsi, la più bella della zona. Al rientro in città, per chi non fosse ancora “sazio”, si potrà passeggiare per il Mercato Notturno, in cui ammirare l’artigianato locale.

Pensione completa (pranzo in ristorante, cena e pernottamento in albergo).

Svegliandosi molto presto il mattino ci sarà la possibilità di vedere i monaci nel loro abito color zafferano che escono dai tanti templi della città e camminano in una lunga processione silenziosa per ricevere le offerte dei credenti.

Trasferimento all’aeroporto e partenza con volo di linea per Vientiane. La città, fondata nel 1563, è rimasta intatta fino al 1827 quando venne saccheggiata dai Siamesi e abbandonata per decenni. Alla fine dell’800 i francesi la ricostruirono con eleganti ville coloniali e ampi boulevard alberati. Oggi è una tranquilla città che non conosce ancora il traffico congestionato della Thailandia da cui è separata dal ponte dell’Amicizia costruito sul Mekong nel 1994. Con i ritmi dolci dei suoi abitanti si visiteranno il Vat Phra Keo (ora sconsacrato e trasformato in museo d’arte buddhista) in cui sono conservati alcuni dei migliori esempi della statuaria laotiana, e il Vat Si Saket, il tempio più antico della città, il cui cortile è affollato da una miriade di statuette del Buddha. Ma il monumento nazionale è il That Luang (Grande Stupa), simbolo del paese e della sovranità laotiana. Secondo la leggenda fu edificato nel luogo in cui alcuni missionari indiani avrebbero sepolto lo sterno del Buddha. Infine si visiterà Patuxai, il monumento costruito per commemorare le vittime della guerra. Sulla cima, potrete ammirare uno splendido panorama di Vientiane.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

Al mattino trasferimento in aeroporto per prendere il volo diretto a Paksè.

Proseguiamo verso la cittadina di Tadlo, attraverso l’altopiano di Boloven. È un fertile altopiano, dalla superficie dolcemente ondulata, del Laos meridionale. È situato ad est di Paksé, tra il Mekong e le colline pedemontane del settore meridionale della Catena Annamita. Dal punto di vista strutturale, si tratta di una vasta estrusione di lava basaltica, di circa 1100 m di altitudine; di forma grosso modo simile a quella di un piattino rovesciato, è più elevato ai suoi margini settentrionale e meridionale, dove alcune cime raggiungono, rispettivamente, i 1583 e i 932 m. Situato proprio lungo il percorso del monsone di sud-ovest, che spira da giugno a novembre, il Boloven riceve ogni anno più di 4000 mm di precipitazioni, il che ne fa la regione più piovosa del Laos. L'altopiano, scarsamente popolato, è abitato da popolazioni Loven, Nha Huen Sovei e Sou del gruppo dei Lao-Theung (Mon-Khmer). Malgrado la regione abbia un suolo fertile, le guerre civili, le poche vie di comunicazione e le malattie delle piante hanno fatto sì che sia ancora poco sfruttata. L'autostrada. Gran parte della regione è tuttora ricoperta da boscaglia e alte erbe. Vengono coltivate per l'esportazione alcune spezie, in particolare il cardamomo, e il caffè. In alcune zone viene anche estratta la pagodite, una pietra utilizzata nei lavori di intaglio. Una deviazione in questa zona ci offre una pausa piacevole dal caldo e ci consente di vedere come alcune coltivazioni sono state sviluppate in queste zone. È una zona ancora fuori dalle rotte turistiche e ci consente di scoprire alcuni dei luoghi meno conosciuti del Laos. Al nostro arrivo alla cascata di Tad Lo, avremo l’opportunità di visitare alcuni villaggi dove vivono i gruppi etnici degli Alak, Nge e Katu.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

 

Tra le “quattromila isole” pare di essere dentro una scena costruita per fascinare, e forse è così. Quelle minuscole isole non sono una presenza reale, costante. Emergono solo in un certo periodo dell’anno quando il Mekong, fecondato da altri corsi d’acqua, si gonfia raggiungendo gli oltre 15 chilometri di estensione da una riva all’altra. A questo punto, il Fiume si contrae e, quasi come atto di creazione, partorisce migliaia di piccoli isolotti. E, forse, anche per questo è evocato come “Madre di tutte le acque”.

Ogni cosa si mostra non come illusione prodotta dagli effetti delle diffuse bevande “happy”, ma risultato di un’atmosfera generale che suggerisce sensazioni difficilmente riproducibili in altri contesti.

Così, piccole alture, risaie, minuscoli agglomerati umani, graziosi wat, stradine, pescatori, cascate, ponticelli, ritmi lenti, bambù, distese di sola sabbia, amache, reti, canne da zucchero, qualche bici e moto, bufali, zaini e visitatori più pretenziosi ma comunque sensibili al richiamo di queste nicchie umane e di natura, grandi spazi, piante di cocco, orti, lingue d’acqua… seppur fugacemente percepiti, ci danno il benvenuto nelle “quattromila isole”, terra dei “mangiatori di loto”.

Dopo la prima colazione potremo godere di una passeggiata a dorso di elefante  per la raggiungere le cascate di Tad Lo e il Villaggio di Khmu.

Partenza per l’isola di Khong, nel Mekong, tra le “quattromila isole” e sistemazione in hotel.

Pranzo in ristorante locale e cena e pernottamento in hotel.

Al mattino ci si imbarca per scoprire la regione conosciuta come “4000 isole”.

La zona in cui siamo è caratterizzata da minuscoli agglomerati. Qui vivono di gesti ripetitivi, rassicuranti, che da sempre raccontano l’esistenza di chi ha avuto la sorte di nascervi. Legno, paglia, canne, riso, risaie, bufali, palafitte… il tradizionale modo di vivere non è mutato e continua, in molti aspetti, a non voler cambiare. I locali sono di varie etnie tra cui quella dei “lao-loum”, lao delle pianure che costituiscono la maggioranza della popolazione laotiana, abbondantemente presenti in tutta la regione. Da secoli, proprio sfruttando la loro predominanza numerica, si sono insediati nelle zone più fertili delle valli prodotte dalle acque del Mekong. Sono buddisti di scuola “theravada”, ma, come tutti quelli che nel mondo mantengono ancora un forte rapporto con gli elementi della natura, dai quali dipendono e proprio per questo deificano, sono anche animisti. Le loro principali fonti di sostentamento sono legate alla pesca e agricoltura, specie quella che abbisogna di molta acqua come il riso. Sino a poco tempo fa alcuni villaggi non potevano contare sull’energia elettrica e anche l’approvvigionamento dell’acqua potabile era assai problematico. Usavano soprattutto acqua prelevata direttamente dal Mekong. (Non dimentichiamoci, nel bene e nel male, di essere nel Paese che non vuole o a volte non può, cambiare troppo in fretta). Attraverseremo l’area cercando di coglierne, seppur superficialmente, aspetti interessanti non solo per i nostri obiettivi fotografici.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

 

Dopo la prima colazione viaggio di ritorno verso Pakse. Trasferimento in barca a Champasak. Visita del tempio di Vat Phou, dedicato a Shiva e costruito sulle pendici orientali del monte sacro. L’interesse di tale luogo è rilevante e non sta semplicemente nel fatto di essere, assieme a Luang Prabang, il solo sito Patrimonio UNESCO dell’intero Laos, ma nel suo significato culturale e religioso intrinseco oltre che in quello architettonico, essendo la materializzazione più pregevole dell’arte archeologica sacra del Laos.

Al termine della visita rientriamo nella cittadina di Pakse.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

 

Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto per prendere il volo diretto a Siem Reap, la località più prossima al sito archeologico di Angkor.

Angkor, la città-tempio che arrivò ad avere un milione di abitanti quando a Londra erano cinquanta mila, è ora un patrimonio dell’umanità fra i più frequentati dai turisti che tutto l’anno e da tutto il mondo vengono ad ammirare la stupefacente grandiosità delle sue rovine che basterebbero da sole a fare dell’Indocina il paradiso dell’artista e dell’archeologo. E’ un incanto di pietra che racconta storia e miti del mondo khmer, una delle più grandi potenze del Sudest asiatico per oltre 500 anni. La storia di Angkor, che in sanscrito significa “capitale”, è quasi ignota. Si sa che il suo fondatore fu Yasovarman, re khmer vissuto verso il mille e che nei due secoli successivi i suoi discendenti l’abbellirono ed ampliarono, ma a partire dal XIV secolo la città decade e il mistero a poco a poco la riprende. Nel XVI secolo i portoghesi la segnalano come un’antica città “romana” perduta nella foresta ed è solo nel 1850 che un missionario francese raggiunge Angkor denunciandola come un’opera diabolica, un centro d’idolatri. Infatti, i bonzi cambogiani e siamesi avevano stabilito i loro conventi nelle rovine e vi cremavano i morti insigni della nazione. Angkor è stata rivelata all’Europa dal naturalista francese Enrico Mouhot che la riscoprì casualmente nel 1860. Ma a che scopo citare date e cronologia? Ad Angkor bisogna venirci!

Arrivo a Siem Reap e trasferimento in hotel, le cui camere saranno a disposizione a partire dalle ore 14.00.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

I siti da visitare ad Angkor sono molti e sicuramente il più famoso è Angkor Wat, un manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso e architettonico a un livello raramente riscontrabile in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi imponenti e i particolari minuti ed aggraziati, a partire dalle oltre 3.000 raffigurazioni delle deliziose “apsara”.

La visita inizia dalla Porta ad oriente che offre un’atmosfera molto suggestiva e dove l’afflusso turistico è scarso. L’ingresso principale lo si potrà ammirare al termine della visita. Fra tutti i templi khmer è sicuramente il capolavoro indiscusso dell’architettura e dell’arte di questa straordinaria civiltà. Misura un perimetro esterno di 1800 metri per 1300 e culmina con il raffinato profilo delle cinque torri-santuario che chiudono l’orizzonte. Saliti i gradini d’accesso al secondo piano, si ha dinnanzi il massiccio centrale di Angkor Vat, sormontato dalle alte torri intatte di cui quella del centro leva il suo pinnacolo a sessantacinque metri dalla pianura. Il ricamo del gigantesco blocco, geometrico e preciso nel mare della foresta, annulla ogni efficacia di cifre. Nei raffinati bassorilievi di un chilometro di lunghezza che tappezzano le gallerie la scultura sfiora la pietra per descrivere i grandi miti del Mahabarata e del Ramayana e fra le finestre decine e decine di devata ed apsara, seducenti ninfe celesti, offrono la spettacolare testimonianza di un’eccelsa arte figurativa. I lavori di costruzione del tempio iniziati nel 1120 terminarono nel 1150 alla morte del suo ideatore, il grande Suryavarman II; in quell’epoca in Italia si consacrava la Cattedrale di Pisa e a Parigi si costruiva Notre Dame.

Un altro sito affascinante è il Banteay Srey, il “tempio rosa”, per la qualità della pietra con cui è stato realizzato nel X secolo. È comunemente considerata in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche e artistiche cambogiane.

Si trova a una trentina di chilometri da Siem ed è noto anche come “cittadella delle donne” per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione, dalla raffinatezza della fattura e accorti restauri. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. È dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre divinità maschili e femminili che ne ornano, ingioiellandole, le strutture.

A seguire possiamo ammirare il tempio Banteay Samre, del XII secolo costruito durante il regno di Suryavarman II. È un santuario di medie dimensioni e siccome è quasi contemporaneo ad Angkor Wat ne ricorda lo stile e l’equilibrio armonico delle strutture con una particolarità esclusiva data da pinnacoli ovoidali, sempre in arenaria grigia, collocati lungo le cuspidi dei tetti. Il tempio è stato oggetto di uno dei più accurati e meglio riusciti restauri con il metodo dell’anastilosi.

Impossibile non fermarsi al Ta Prohm, il più emozionante fra tutti i monumenti angkoriani. Volutamente gli archeologi hanno preferito lasciarlo quasi nelle stesse condizioni in cui fu scoperto. Infatti qui la foresta è l’assoluta protagonista. L’albero e la liana non si sono in nessun luogo associati all’architettura con maggiore maestà ed armonia come al Ta Prom, monastero buddhista fatto erigere da Jayavarman VII nel 1186 e dedicato a sua madre. Varcato il primo muro di cinta, si assiste a uno spettacolo inverosimile. Altissimi alberi di Ceiba Pentandra e di Ficus Gibbosa avvolgono con le loro gigantesche radici come enormi tentacoli di piovra le gallerie basse, i cortili e le torri dove grazia e tragedia, violenza e tranquillità si fondono. Fra gli edifici che l’albero ha spaccato da parte a parte il visitatore stupefatto si sente ora entusiasmato ed ora disperato dal miracoloso ed abominevole lavoro della foresta e della solitudine.

Pranzo in ristorante tipico a base di cucina Khmer, cena e pernottamento in hotel.

La mattina, partenza per il Nord di Angkor. Cominciamo con la visita al Tempio di Preah Khan, costruito da Jayavarman VII nel 1191 in onore di suo padre, il Dio risparmiatore del Buddismo Mayahanista. Il tempio era in origine una vera e propria città e un luogo dedicato agli studi buddhisti. Appartenente alla stessa epoca è il Neak Pean, chiamato anche “Nagas intrecciato”, è l’unica isola-tempio di Angkor: si dice che rappresenti simbolicamente Anavatapta, il lago sacro e mitico dell’Himalaya, venerato in India per le proprietà curative delle sue acque. Il grande bacino centrale è collegato ad altri quattro bacini più piccoli che rappresentano i quattro grandi fiumi della terra e i quattro punti cardinali. Ciascuno di loro possiede un "gargoyle" (figura animalesca): il leone, il cavallo, l'elefante e l'uomo.

Proseguimento della visita di Angkor alla volta dei due bellissimi templi di Thommanon e Chau Say Tevoda, risalenti al XII secolo e costruiti sotto il regno di Suryavarman II. Qui, in particolare a Chau Say Tevoda, si trovano sculture in onore di Shiva e Vishnu oltre a devatas di una grazia eccezionale. Pranzo in ristorante.

Nel pomeriggio visitiamo Angkor Thom, una vera e propria città fortificata realizzata tra il XII e XIII secolo. Sembra che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da muro e fossato, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali alte oltre 20 metri sono arricchite da proboscidi, grandi statue di divinità e demoni. All’interno vi si trovano edifici quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.

Se la struttura più maestosa di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quella in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Il sorriso, appena accennato, delle sue 432 labbra può anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII secolo.

Si dice che sia stata questa la prima struttura che lo “scopritore” di Angkor, (Henri Mouhot oggi sepolto lungo un fiume in Laos), abbia notato durante un suo girovagare nella foresta. Assai coinvolgente e di grande impatto emotivo.

Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto per il volo Siem Reap Bangkok. Arrivo e coincidenza con volo notturno di rientro in Italia. Cena Libera.

N.B. è possibile richiedere il late check-out dietro pagamento del relativo supplemento.

Volo notturno da Bangkok a Roma Fiumicino (partenza dopo mezzanotte). Arrivo verso le sei del mattino.


 

 

 

 

1. Monaci   2. Donna laotiana nella risaia  3. Angkor Wat

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Segnaliamo che la riconferma degli alberghi che verranno utilizzati per questo tour verrà fornita 45 giorni prima partenza. I tempi di percorrenza riportati nel programma sono indicativi e dipendono dal traffico/condizioni delle strade/soste fotografiche richieste dal gruppo.La durata del viaggio in barca da Huey Xai a Luang Prabang dipende dal livello dell’acqua. I voli interni possono essere soggetti a modifiche di orario talvolta senza preavviso.E’ importante sottolineare che - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

 

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Itinerario completo che include anche l'affascinante zona delle "quattromila isole",  che emergono solo nel periodo dell'anno in cui vengono organizzati i viaggi Kel 12
  • Una parte degli spostamenti sul Mekong viene effettuata a bordo di una confortevole barca privata

ESPERTI

  

CATERINA BORGATO

  • Dal 26  dicembre  2018 al 8  gennaio  2019
  

GIANCARLO D'ANNA

  • Dal 9  febbraio  2019 al 22  febbraio  2019
  

NICOLA PAGANO

  • Dal 26  dicembre  2019 al 8  gennaio  2020

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Data Partenza:

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