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DALLO SKYLINE ALLE ACQUE TURCHESI DELLE ISOLE SAN BLAS

PANAMA

icona orologio 10 GIORNI
minimo 6 massimo 8 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   7  dicembre    al   16  dicembre  
  • 2019

  • Dal   8  febbraio    al   17  febbraio  
  • Dal   15  marzo    al   24  marzo  
  • Dal   19  aprile    al   28  aprile  
  • Dal   3  maggio    al   12  maggio  
  • Dal   18  ottobre    al   27  ottobre  
  • Dal   1  novembre    al   10  novembre  
Sistemazioni
Active Expeditions - Spedizioni Trekking Sailing

Panama, il Canale, e le isole San Blas a bordo di un nuovissimo catamarano. Un viaggio originale per cogliere i due volti della capitale, Panama City, inusuale commistione di antico e moderno. E scoprire la bellezza selvaggia delle regioni più incontaminate del Paese, lontano dalle rotte battute dai classici itinerari. Un tour che si addentra nella foresta del Darien, uno dei luoghi del pianeta più ricchi di biodiversità. Dove far visita a un villaggio Emberà, - continua -

A PARTIRE DA: 4.850 €


ITINERARIO

Imbarco sul volo diretto a Panama City con scalo europeo. All’arrivo nell’aeroporto di Tocumen, distante circa 30 chilometri da Panama City, siamo accolti dalla guida locale che ci accompagnerà in hotel. Sistemazione nelle stanze e tempo libero sino alla cena prevista in albergo. Cena e pernottamento in hotel.

 

 

Prima colazione in hotel. Dedichiamo la giornata alla visita di quella che è definita come una delle capitali più cosmopolite del Centro America. Complessivamente Panamà presenta aspetti molto diversi fra loro: il Parque Natural Metropolitano, il quartiere Casco Viejo, le rovine di Panamà Viejo, strutture architettoniche in acciaio e vetro, caos automobilistico e Calle Uruguay, la strada in cui si concentra molta della chiassosa movida notturna (ma a noi piacciono di più i locali delle vie meno sfavillanti di Casco Viejo).

La città fu fondata nel 1519, ma già nel 1671 è distrutta dal pirata inglese Sir Morgan che la riduce così come può osservarsi visitando Panamà Viejo.

E’ ricostruita pochi anni più tardi a 8 km di distanza dove oggi sono le rovine di Casco Viejo. Dopo alterne vicende, avendo ottenuto nel 1903 l’indipendenza dalla Grande Colombia, la città vive una fase di rinascita con l’apertura nel 1914 del Canale.

Però la vera indipendenza e la padronanza del proprio sviluppo Panamà la conquista solo quando gli USA lasciano il Paese, che avevano di fatto occupato per allontanare il dittatore Noriega. Gli osservatori concordano nell’affermare che la città, e l’intero Paese, vanno verso una fase di sviluppo sostanzioso, anche grazie all’ampliamento del Canale (sui cui vantaggi economici permangono pure visioni contrastanti).

La capitale si snoda per oltre 20 chilometri lungo la costa del Pacifico. A ovest si incontra Casco Viejo e a est Panamà Viejo. Quasi al centro si trova il cuore pulsante di Calle Uruguay e nell’entroterra, proprio alle spalle della città, c’è il Parque Natural.

Casco Viejo, che vuol dire vecchia cinta muraria, fu costruita dopo che Morgan distrusse il vecchio nucleo urbano. Si mostra funzionale grazie alla protezione naturale di cui godeva quest’area e alla realizzazione della cinta che la proteggeva lungo il tratto dell’entroterra. Quando nel 1904 iniziano i lavori del canale, il vecchio nucleo risulta insufficiente a garantire lo spazio abitativo per le nuove esigenze e Casco Viejo viene inevitabilmente abbandonato.

Il degrado domina ancora parte dell’area. Ma, da qualche anno, come avviene per alcune zone fatiscenti di certe città, si sta riqualificando. Quest'aspetto, unito a una certa “decadente bellezza” del posto, ne fanno luogo di attrazione per investimenti, ristrutturazioni spesso apprezzabili e turismo. Per le memorie storiche e lo sforzo di rinascita in corso, dal 2003 Casco Viejo è Patrimonio UNESCO. Ne visiteremo le parti più significative: Plaza de la Indipendencia, Plaza de Francia …

Panamà Viejo è la seconda tappa della giornata. (Poco importa se in loco decideremo per motivi logistici d'invertire l’ordine delle visite).

Panamà, nel 1519, fu il primo centro europeo costruito lungo la costa del Pacifico. Ebbe rilievo notevole perché da qui passavano tutti i beni di una certa rilevanza che poi arrivano in Europa, dopo essere stati trasportati via terra a Portobelo nella costa caraibica. La fase durò sino al 1671 quando l’inglese Morgan ne prese possesso e la distrusse. Rimane poco della vecchia città ma ciò che resta è ritenuto nel 1997 degno di entrare nell’elenco Patrimoni dell’Umanità.

La maggior parte delle strutture architettoniche, residenze, conventi e chiese, si trovava nella zona litoranea. Ciò che oggi si può vedere sono parti delle vecchie costruzioni in pietra, mentre nulla rimane di ciò che era realizzato in legno. Casas Reales, Catedral de Nuestra Senora de Asuncion, Puente del Rey, Museo de sitio del Panamà Viejo, Causeway (la strada rialzata che collega alcuni isolotti con la terraferma), saranno i luoghi in cui sosteremo.

Tipico pranzo panamense presso il ristorante locale “Renè Cafè”.

Nel pomeriggio la nostra visita proseguirà al Museo della Biodiversità: disegnato dal celebre architetto Frank Gehry, il Biomuseo è la sua unica opera nell’area Centro-Sudamericana. La struttura è stata ideata per raccontare la storia di come l’istmo di Panama, che unisce due continenti e separa due oceani, ha influito sulla biodiversità del pianeta. Il museo di sviluppa su una superficie di 4000 metri quadri e ospita 8 mostre permanenti, uno spazio per mostre temporanee ed un parco botanico.

Cena presso il ristorante “La Taberna de Morgan” ispirato alla storia del pirata Henry Morgan per assaporare un interessante connubio di cucina panamense e jamaicana. Rientro in hotel e pernottamento.

 

 

Prima colazione in hotel. Partenza alle 7.00 circa dall’hotel per imbarcarci sulla nave che ci porterà attraverso parte del Canale e del sistema di chiuse verso il lato del Pacifico. Sarà interessante osservare il Canale da questo punto di vista privilegiato. Il Canale è costituito da due impianti per la risalita e per la discesa che sono ubicati tra la Limon Bay e il Lago di Gatun (lato Atlantico) e presso i villaggi di Pedro Miguel e Miraflores (lato Pacifico).

Ognuno dei due impianti è composto da 6 conche poste a tre a tre su due differenti vie con salti di livello di circa 9 metri tra ognuna di esse, permettendo alle navi di superare un dislivello totale di circa 26 metri. Il canale evita alle navi dirette da porti del Pacifico a quelli dell'Atlantico e viceversa la circumnavigazione dell'America meridionale ed è stato la struttura di cemento armato più imponente mai costruita.

L’escursione dura dalle 5 alle 7 ore, a seconda del tempo di attesa alle chiuse. Attraverseremo parzialmente il Lago Gatun, le cui acque sono fondamentali per il funzionamento della via interoceanica. Da qui imbocchiamo il Gaillard Cut, anche conosciuto come “taglio della Culebra”, un tratto di canale di circa 13 km ricavato dal taglio di una roccia durissima, che scorre sotto al Ponte del Centenario e al termine del quale si trova la chiusa di Pedro Miguel. Questa, permettendo un abbassamento di circa 9 metri, conduce al Lago Miraflores che dà accesso alle due chiuse di Miraflores, raggiungendo all'uscita di queste il livello del mare presso il porto di Balboa. La navigazione prosegue passando sotto il Ponte delle Americhe fino a giungere poi nel golfo di Panamá. Terminiamo la nostra attraversata a Flamenco Island, dove troveremo il pulmino che ci riporterà in hotel. Il pranzo sarà servito a bordo. A seconda dell’orario di rientro, eventuale tempo a disposizione. Cena presso il ristorante “El Trapiche” e pernottamento in hotel.

 

NB: il percorso potrebbe essere realizzato al contrario, partendo da Flamenco Island e terminando a Gamboa.

 

Il gruppo indigeno dei Chocò si divide in due gruppi più piccoli: Wounaan ed Emberà, entrambi provenienti dall’antica Gran Colombia e stabilitisi nella giungla del Darien. Le loro abitudini sono le medesime: utilizzano la cerbottana per cacciare, gli uomini indossano perizomi mentre le donne stanno a seno nudo indossando solamente gonne (“parumas”), decorano i loro corpi utilizzando un frutto chiamato “jagua”, vivono in case tradizionali chiamate “tambos” e sono abili nell’intagliare il legno e nell’intrecciare cestini.  

Partiremo al mattino presto in direzione del porto del fiume Gatun ove ci imbarcheremo a bordo di piccole canoe motorizzate per andare a visitare una comunità di Emberà ed intuire il forte legame del fiume con la vita quotidiana che osserveremo durante l’escursione.

La condizione del Panamà è straordinaria perché vede un piccolo territorio contenere come in un minuscolo scrigno realtà molto differenziate.

Tuttavia la rapida deforestazione sta riducendo sempre di più i margini di “agibilità”, non solo degli Emberà. Nonostante ciò, riescono ancora a vivere occupandosi di caccia, pesca e agricoltura, con qualche recente sostanziosa concessione anche alla presenza del turismo.

In quest' occasione, come in tutte le altre in cui tenteremo di rapportarci con popolazioni locali di varie etnie, potremo constatare che, pur coinvolte in uno sviluppo verso un modello forse ineludibile in ogni parte del mondo, esistono ancora modalità di vita molto distanti dalla nostra. Ci sarà data l’opportunità di un “rapporto ravvicinato” con facce non ancora pienamente omologate nel processo evolutivo di queste regioni centroamericane.

Per completezza d'informazione e correttezza nei confronti dei nostri compagni di viaggio, è opportuno però far notare che si riproporrà pure il solito dilemma sui modi e sull’opportunità di questi contatti, che in genere non risultano invadenti solo se la situazione specifica è caratterizzata dall’aver perduto, in tutto o in parte, la propria “verginità originaria”.

Riferendoci a loro, non ci lasciamo andare a descrivere “terre e costumi rimasti incredibilmente intatti”. Ovviamente, l’abbigliamento, le musiche, le danze, il ruolo delle donne, lo sciamano … non sono soggetti e rappresentazioni creati per le nostre macchine fotografiche. Il loro modo di esistere e di affrontare la vita di ogni giorno continua a essere lo stesso, anche quando le nostre barche volgeranno la prua per andarsene. Vogliamo solo dire che certamente la presenza del turismo non può non aver nociuto alla loro “originaria verginità”. Allo stesso tempo, dovendo considerare le crescenti difficoltà derivanti dalle trasformazioni del loro territorio, proprio il turismo può essere occasione per integrare risorse che possono aiutarli nel mantenimento sostanziale delle loro tradizioni.

In ogni caso, la nostra sensibilità e interesse saranno sufficienti a garantire una giornata intensa in cui troveranno posto anche un pasto tipico locale a base di pesce fritto e platano fritto, la possibilità di provare il succo di jagua, acquistare oggetti di artigianato, ascoltare le loro musiche e assistere alle loro danze

Dopo la visita rientro in città e tempo libero fino all’ora di cena che consumeremo presso il ristorante “Casa Blanca”. Pernottamento in hotel.

 

Prima colazione al sacco e partenza alle ore 6 circa per San Blas via terra, con un mezzo 4x4.

La strada è malconcia, in molti tratti sterrata, però questo trasferimento di circa 2 ore offre una grande ricompensa. Lasciati alle spalle i grattacieli di cemento della città, il verde domina prepotentemente il paesaggio: la temperatura è piacevole, il paesaggio è splendido, una fitta foresta tropicale dove a volte si possono osservare tucani e tartarughe. Ci sono vari punti panoramici da cui si può osservare il Mar dei Caraibi e le isole di San Blas.

All’arrivo al porticciolo di Cartí le lance dei Kuna ci porteranno direttamente sul catamarano per iniziare la nostra navigazione alla scoperta dell’arcipelago di San Blas.

La “comarca” (regione) dei Kuna è una fascia di costa orientale caraibica di poco più di 200 km che arriva sino alla Colombia. La popolazione, di circa 70.000 persone, vive per la metà su una cinquantina delle quasi 400 isole che formano l’arcipelago di San Blas. L’attenta e gelosa amministrazione territoriale fa si che nessuno tranne loro, nemmeno un altro panamense, possa possedere attività commerciali.

Vivono di agricoltura e pesca, oltre che dai proventi del turismo che comincia a diventare un’interessante, ma ancor limitata voce dei loro bilanci, proprio per la loro fermezza nel vietare intromissioni commerciali esterne.

Sono assai legati alla natura e ritengono che ogni aspetto della vita sia deciso da Dio e dalla Grande Madre. Preghiere, riti, canti, tutte le manifestazioni culturali sono rivolte alla potenza e bellezza della natura (mare, terra, vento, sole, luna ...), che è un tutt’uno con l’uomo. Per questo l’uomo deve seguire le regole della natura stessa.

Navigheremo a bordo di un confortevole catamarano dotato di 4 cabine ospiti, ognuna col proprio bagno privato, di 1 cabina per l’equipaggio ed 1 cabina di prua per il Tour Leader.

Equipaggi esperti che navigano alla San Blas da molti anni ci accompagneranno alla scoperta degli usi e costumi del popolo Kuna, i migliori ancoraggi e i reef dove stare in acqua ore per ammirare pesci e coralli di tutti i colori.

 

 

 

 

In questi giorni non visiteremo tutte le 365 isole di cui è composto l’arcipelago di San Blas…ma dovremo accontentarci di una dozzina: Cayo Limon, Cayo Holandes, Cayo Coco per citarne alcune, lontane quanto basta dalla costa per farvi sentire distanti dal mondo moderno e dai ritmi frenetici del tran tran quotidiano. Trascorreremo le nostre giornate alla scoperta di angoli nascosti, passeggiando su spiagge deserte e con la possibilità di effettuare snorkeling, alla scoperta di un popolo meraviglioso come i Kuna. Non per ultimo andremo alla scoperta di Rio Diablo, una escursione imperdibile nella foresta primordiale e selvaggia.

Il nostro catamarano offre servizio “all inclusive” comprensivo di colazione, pranzo, cena e tutte le bevande comprese alcolici. I pasti sono principalmente a base di pesce fresco, aragoste ed i famosi granchi giganti di San Blas, ma anche gustosa frutta tropicale e verdure; sono inclusi acqua purificata, birra locale, vino, sofr drinks, succhi di frutta. Il catamarano è equipaggiato con dinghy e canoa doppia per scoprire tutti gli angoli più affascinanti, i reef, le isole e la foresta tropicale.

 

 

 

 

 

 

 

Sbarco ore 08.00 dopo colazione e trasferimento con jeep private all’aeroporto (il transfer dura circa 2 ore e mezza). Arriveremo alle ore 11.00/ 11.30 circa all’hotel Riande, nei pressi dell’aeroporto internazionale, ove avremo delle camere a disposizione per riposare e rilassarci prima del viaggio di ritorno in Italia. Il pranzo sarà libero. All’orario convenuto prenderemo la navetta dell’albergo che ci porterà presso l’aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro in Italia. Pernottamento a bordo.

 

Arrivo in Italia.

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Non è semplice programmare un viaggio in queste regioni, perché il tempo che si ha a disposizione sembra sempre insufficiente a includere tutto ciò che si vorrebbe. Per non proporre un itinerario eccessivamente impegnativo o frettoloso, presentiamo un programma di 10 giorni in un’area geografica che si presta a essere opportunamente percorribile nei modi indicati. Complessivamente il viaggio è intenso e vario. In qualche giornata le sveglie, l’orario di arrivo in hotel e dei pasti - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un nostro Esperto
  • Il tour è un’esclusiva sul mercato italiano
  • Si naviga a bordo di un confortevole catamarano dotato di 4 cabine ospiti, ognuna col proprio bagno privato, di 1 cabina per l’equipaggio ed 1 cabina di prua per il Tour Leader

ESPERTI

  

GABRIELE FIORESE

  • Dal 7  dicembre  2018 al 16  dicembre  2018
  

FEDERICO GEREMEI

  • Dal 8  febbraio  2019 al 17  febbraio  2019
  • Dal 15  marzo  2019 al 24  marzo  2019
  • Dal 3  maggio  2019 al 12  maggio  2019
  

Esperto Kel 12

  • Dal 19  aprile  2019 al 28  aprile  2019
  • Dal 18  ottobre  2019 al 27  ottobre  2019
  • Dal 1  novembre  2019 al 10  novembre  2019

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