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GOBI SCONOSCIUTO

MONGOLIA

icona orologio 14 GIORNI
minimo 6 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Karakorum, Deserto del Gobi, Ulaanbaatar. Luoghi della mente più che realtà geografiche. Terre e nomi dispersi nell’immensità dell’Asia, difficili da rintracciare nella mappa mentale che ognuno si porta in memoria. Ricollegati, piuttosto, ai viaggi di Marco Polo e alle gesta di Gengis Khan. E, per questo, ancor più affascinanti dal vivo. Visitare la Mongolia significa muoversi in spazi infiniti. Percorrere in auto, ogni giorno, lunghe strade sterrate. - continua -

A PARTIRE DA: 3.850 €


ITINERARIO

Partenza da Milano via Mosca per Ulaanbaatar. Cena e pernottamento a bordo.

 

NB: abbiamo provveduto a riservare i posti da Milano Malpensa. Informiamo che la compagnia richiede che tutti i passeggeri facenti parte di un gruppo partano dal medesimo aeroporto.

 

Arrivo nella capitale mongola verso le 6.00 del mattino. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel, dove lasciamo i bagagli e facciamo colazione prima di iniziare le visite.

La capitale dista meno di 20 chilometri. Paese di altopiani e di deserti, la Mongolia è ancor oggi una terra per viaggiatori più che per turisti. Le strade asfaltate sono limitate a un solo grande asse che attraversa il Paese da ovest a est, i mezzi di trasporto, privati e pubblici, quasi inesistenti (l’unico vero mezzo di trasporto è il cavallo), le strutture turistiche minime. Circondata da due potenti vicini, Cina e Russia, e lontana da conflitti che la portino sulle cronache internazionali, la Mongolia resta uno dei più sconosciuti paesi dell’Asia e forse anche uno dei più affascinanti. Con i suoi due milioni di abitanti, ancor oggi in gran parte nomadi, sparsi tra steppe e deserti grandi cinque volte l’Italia, essa conserva l’eredità del più grande impero  che il mondo abbia mai visto e del più geniale condottiero di tutti i tempi, Gengis Khan. Dopo aver depositato i bagagli in hotel e riposato un po’, ci dedichiamo alla visita della capitale che fino a pochi decenni fa non aveva case, ma solo centinaia di bianche “ger”, le yurte della Mongolia, tra le quali spiccavano i tetti colorati dei monasteri buddisti.

Gran parte della città si estende da est a ovest lungo il corso principale, chiamato Enkh Taivny Orgon Choloo o più semplicemente Peace Avenue, che sfocia nella centralissima piazza Sukhbaatar. Gli estesi sobborghi periferici sono delimitati dalle quattro grandi montagne che cingono l’agglomerato urbano: Chingeltei, Bayanzurkh, Bogdkhan e Songino Khairkhan.

La maggior parte dei luoghi di interesse si trova a breve distanza da Piazza Sukhbaatar su cui si affaccia il Palazzo del Parlamento, abbellito dalle statue dei più famosi khan (regnanti, capi) mongoli. Una delle qualità più apprezzate di Ulaanbaatar è la ricchezza degli allestimenti museali.

Tra questi non mancheremo di visitare il Museo Nazionale di Storia Mongola, talvolta chiamato ancora Museo della Rivoluzione, dove sono esposti reperti risalenti all’Età della Pietra, interessanti collezioni di diversi gruppi etnici mongoli e numerosi cimeli del periodo dell’orda mongola. Il raffinato Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, in cui risedette per vent’anni l’ottavo Buddha vivente e ultimo re della Mongolia, è una di quelle attrattive che non si possono proprio perdere, con i suoi cortiletti, i pannelli affrescati e le bellissime porte. Vi si trovano, attraversato il grande portone di accesso, sale che custodiscono doni particolari di facoltosi visitatori, (tra cui stivali regalati dallo zar russo al Buddha), animali imbalsamati, “tanka” (pitture sacre su stoffe), costumi tradizionali.

Pensione completa. Pernottamento all’Hotel Bayangol 4*. Situato in posizione centrale, è un’ottima base per la gestione delle visite in città.

 

NB: a seconda dell’orario di arrivo e delle esigenze del gruppo, il Tour Leader assieme alla guida locale valuterà se spostare qualche visita l’ultimo giorno di permanenza a Ulaanbaatar per bilanciare al meglio le giornate e non stancarsi troppo il giorno dell’arrivo.

 

Presto al mattino visita del Monastero di Gandan, il cui nome significa "luogo immenso della gioia completa", è uno dei posti più affascinanti di Ulaanbaatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose.

E’ uno dei pochi monumenti ad essere stato risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan è il più grande monastero della Mongolia e le sue parti originali risalgono al 1838. Vi risiedono oltre 500 monaci e vi si trova la statua di Janraisig in piedi più grande al mondo. E’ l’immagine del Bodhisattva della compassione, figura centrale del buddismo di derivazione tibetana. E’ assai amata perché rappresenta l’uomo saggio che pur avendo raggiunto per la sua bontà la possibilità di accedere al “nirvana”, vi rinuncia e resta nel mondo al fine di aiutare gli uomini a raggiungere la salvezza. E’ noto anche come Avolikiteshvara, e il Dalai Lama è ritenuto una sua incarnazione. La statua ora esistente al posto di quella rimossa durante il periodo staliniano, è alta quasi 27 metri, pesa 20 tonnellate e presenta interventi in oro. Ha una struttura cava che contiene molte offerte, adornata con pietre preziose, sete, milioni di “mantra” (preghiere, formule magiche e mistiche), tantissime “sutra” (libri o scritture, anche nella forma di rotoli, che contengono regole buddiste). 

Lasciamo quindi la capitale e con i nostri fuoristrada partiamo in direzione sud, verso la pianura remota e deserta della provincia del Dundgobi, letteralmente “il centro del Gobi”. Gobi significa deserto. Ma deserto non è sinonimo di dune e sabbia. Per questo, andando nella regione del Gobi occorre sapere che si tratta di un’immensa distesa in cui convivono ambienti assai diversi fra loro, sia relativamente alle caratteristiche del territorio sia con riferimento alle presenze animali e delle comunità umane.

Il Gobi occupa circa un terzo dell'intera superficie della Mongolia e domina incontrastato il territorio per chilometri e chilometri di distese uniformi. Il suo nome evoca dunque lande desolate e condizioni ambientali estreme, quasi del tutto ostili alla sopravvivenza. Ma evoca anche paesaggi di incontenibile bellezza e assoluto fascino: laghi salati, distese sabbiose e canyon dalle rocce rosse che al tramonto sembrano come incendiarsi ai riflessi degli ultimi raggi solari. La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli imponenti eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono testimoniano che il suo territorio, ricco di acque e di vegetazione, era un tempo habitat ideale per i dinosauri. Oggi il Gobi è abitato da alcune tribù nomadi e da alcune rarità faunistiche, come l'asino selvatico (Khulan), il cavallo Prewalski (Takhi), un'antilope endemica (Saiga) e l'orso del Gobi, ragione per cui è stato dichiarato dall’UNESCO “Riserva della Biosfera”. Sul suo territorio sorgono anche splendidi monasteri e altre affascinanti testimonianze di storia e cultura. Non vi sono strade asfaltate, ma le piste locali sono spesso in buono stato e consentono a volte anche velocità tra gli 80 e i 100 chilometri l’ora.

Dopo circa 4 ore raggiungiamo Baga Gazriin Chuluu, una formazione rocciosa granitica che si alza isolata dalla piana circostante. La leggenda vuole che nel 1800 due monaci venerati abbiano vissuto nei dintorni riparandosi in resti di ger. Le rocce sono oggetto di culto da parte degli abitanti del luogo che ogni tanto vengono a visitarle in pellegrinaggio. Secondo un’altra leggenda, Chinggis Khaan (Gengis Khan) stesso le visitò. Nei dintorni ci sono molte sorgenti e la particolarità della zona sono le formazioni rocciose dalle forme inusuali, spesso con degli “ovoo(letteralmente cumulo di sassi) sulla sommità. Pranzo pic nic. Cena e pernottamento al Erdene Ukhaa Ger Camp. Con bella vista su un’ampia vallata, è dotato di servizi molto semplici, ma efficienti.

 

Proseguiamo verso sud, attraverso bei paesaggi, per raggiungere una movimentata zona di valli punteggiate da ardesia, dove gli antichi abitanti della Mongolia hanno lasciato le loro tracce. Un tempo l’area era un placido fondale marino, come testimoniano i reperti di cui è ricco il suolo. Oggi sfoggia la bellezza asciutta e cupa delle zone aride. Incisioni rupestri, che rappresentano personaggi e animali, ne accrescono il fascino.

Improvvisamente nella piana compare una falesia di arenaria chiara che viene chiamata lo “Stupa Bianco”. Si tratta di una collina di roccia arenaria di 30 metri di altezza che deve la sua forma stranissima a causa di un’opera di erosione dell'acqua e del vento. Pensione completa.

Cena e pernottamento al Tsagaan Suvraga Camp. Campo molto spartano con ger e servizi essenziali, d’altronde la zona non offre alternative migliori.

 

Entriamo nel cuore del deserto del Gobi. Siamo nella provincia dell’Umnugobi (Gobi del sud), la regione con la superficie più ampia e la densità più bassa della Mongolia. Ci dirigiamo verso la Valle delle Aquile, Yoliin Am, una lunga gola stretta e rocciosa a circa 2.500 metri di altitudine, con alte pareti a strapiombo che ombreggiano alcune zone della vallata per tutto l’anno permettendo la conservazione di profondi strati e candele di ghiaccio. Facendo una passeggiata può capitare di vedere stambecchi saltellare da un costone all’altro. La fauna selvaggia nella zona è abbondante (aquile, falchi, grifoni…) e la flora desertica molto varia. Queste aree sono incluse all’interno del Parco Nazionale di Gurvan Saikhan che comprende la catena montuosa omonima, i picchi delle “ Tre bellezze”, che è la parte più orientale dei Monti Altai. Il paesaggio è molto interessante e stupisce che un simile ambiente si trovi nel deserto del Gobi. Nel complesso il parco è caratterizzato dalla presenza di oltre 600 tipi di piante, 200 di uccelli e poi alcune specie difficili da individuare e a rischio di estinzione, come rari asini e cammelli selvatici, oltre al leopardo delle nevi e all’orso del Gobi. Pensione completa e pernottamento al Goviin Naran Camp. Di recente apertura, questo nuovo campo offre ger dotate di bagno privato e doccia… una piccola grande comodità che certamente apprezzeremo a questo punto del viaggio.

 

Oltre alla Valle delle Aquile, l’altra meta obbligatoria del parco sono le più alte dune di sabbia del Gobi, che visitiamo oggi.

Le Khongorin Els (note come le “dune che cantano”, “Duut Mankhan”) sono certamente tra le più maestose della Mongolia. Il nome pare prenda spunto dal vento che impatta contro le dune provocando un suono che, secondo alcuni, potrebbe essere stato imitato dai mongoli e costituire il riferimento per quello strano “canto di gola” tipico dei nomadi del deserto. Le colline sabbiose si innalzano sino ad oltre 300 metri e hanno un’estensione di una dozzina di km per 150 km. E’ l’ambientazione ideale per escursioni a piedi o con i cammelli (facoltative) per apprezzare pienamente il particolare scenario che si tinge di tutte le tonalità dell’ocra in cui roccia, sabbia ed erba si fondono secondo trame impreviste.

Pranzo, cena e pernottamento al Buren Ger Camp, in casette di legno. Le sistemazioni offrono il vantaggio del bagno privato.

 

Dopo la colazione, ci avviamo verso l’area di Bayanzag, nota come “vette infuocate“, “rupi fiammeggianti” (per le alture, picchi e canyon che assumono tonalità rossastre specie in alcune ore del giorno), o “ricca di arbusti”. Ma i riferimenti che più la caratterizzano non sono né le vette né gli arbusti, piuttosto i dinosauri e Roy Chapman Andrews che negli anni ’20 del secolo scorso ne scoprì i primi fossili. La località è assai famosa perché qui sono stati ritrovati i tanti resti di dinosauri che ora arricchiscono il museo della capitale, ma anche altri di molte parti del mondo. E’ certamente il posto della terra in cui sono stati individuati più reperti di ossa, interi scheletri e uova di dinosauro. Le ricerche, che sono proseguite per tutto lo scorso secolo, hanno consentito di portare alla luce fossili di circa 70 milioni di anni fa. Pranzo lungo il percorso. Cena e pernottamento al campo.

 

Lasciamo il Gobi e proseguiamo in direzione nord, verso le steppe centrali e la zona di Ongi Gol. Sparse nello spazio, biancheggiano ger di nomadi.

Visita alle rovine del Monastero di Ongiin. Si trova ai margini della zona centro settentrionale della regione del Gobi, caratterizzata dalle anse del fiume Ongiin e dalle alture tra le quali è stato realizzato il monastero nel XVIII secolo. Ha subìto i torti del periodo staliniano quando ne è stata imposta la chiusura, e, pur non essendo stato distrutto totalmente come è capitato ad altri luoghi sacri, conserva assai poco delle sue vecchie attrattive architettoniche. In realtà si tratta di due diverse strutture, Barlim Khiid e Khutat Khiid, di cui si apprezzerà soprattutto lo scenario aspro in cui sono inserite. Nel passato hanno ospitato anche 500 monaci. Dopo la riapertura degli anni ’90 e i lavori di “restauro”, il complesso è custodito da alcuni monaci che ne curano anche la manutenzione. Pensione complete con pranzo a pic-nic. Pernottamento al Ongiin Secret Ger Camp. Le ger di questo campo si trovano in una zona di dune sabbiose protette da alture, nelle vicinanze del fiume Ongiin. Le sistemazioni sono semplici e accoglienti, così come lo è la parte dei servizi comuni realizzata in muratura tradizionale.

 

Colazione e partenza verso la valle del fiume Orkhon, il più lungo del Paese. La Valle dell’Orkhon è un territorio ricco di testimonianze archeologiche oltre che di bellezze naturalistiche, dove si possono incontrare diverse famiglie di nomadi. Il punto più spettacolare della valle è il canyon strettissimo, schiacciato tra pareti di roccia, in cui la cascata del fiume Orkhon, la gola e i boschi circostanti costituiscono un bellissimo ambiente naturale. Dedicheremo parte della giornata all’esplorazione a piedi dei dintorni della cascata, l’Ulaan Tsutgalan, che scende da un’altezza di 20 metri e si infila nello scenografico canyon. Il panorama è coinvolgente con aspetti di territorio vulcanico, foreste, praterie, canyon, monasteri, cui i locali hanno dato l’appellativo di “paradiso degli allevatori di cavalli”. E’ una delle due località in Mongolia inserite tra i siti definiti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Poco distante, in un sito chiamato Temeen Chuluu, si trovano i resti di una tomba rettangolare dell’età del bronzo. Il giorno successivo prevediamo la visita al Monastero di Tuvkhun che si trova tra le alte montagne nel lato nord della valle di Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita tuttavia richiede una salita abbastanza impegnativa (a meno che non si sia abituati a lunghe camminate in montagna) a piedi di circa un’ora e mezzo. La Valle dell’Orkhon è conosciuta come la culla della civiltà mongola perché numerosi antichi monumenti giacciono entro i suoi confini. Questa zona del Paese è inoltre famosa per la produzione del migliore “airag” della Mongolia, vale a dire il latte fermentato di cavalla. Avremo certamente la possibilità di visitare qualche famiglia di pastori per assaporare la loro ospitalità e scoprire modi diversi di vita. Pensione completa e pernottamento al Talbiun Ger Camp. Il campo è essenziale e gradevole.

 

NB: l’ordine delle visite previste nella Valle di Orkhon è puramente indicativo e sarà gestito in loco dall’accompagnatore Kel 12 in accordo con la guida locale, anche tenendo conto delle condizioni meteo.

 

Si riparte in direzione dell’antica Karakorum, la città che, fondata da Gengis Khan, divenne capitale dell’impero mongolo. Di essa oggi restano solo poche rovine, ma quanto basta per continuare a offrire forte interesse per il significato storico, le strutture architettoniche e lo scenario ambientale in cui sono collocate. Nota nell’antichità per essere un punto centrale di snodo carovaniero dal carattere cosmopolita, era caratterizzata da grandi mura e porte che davano accesso a mercati specializzati nei diversi prodotti provenienti da vari angoli dell’Asia.

I khan (regnanti, capi) mongoli erano giustamente famosi per la loro politica di tolleranza religiosa che consentiva la coesistenza tra diversi culti. Per questo la città era adornata da tanti templi, monasteri, chiese e moschee. Ma la fama di questa città e l’attrazione che ancora oggi esercita, nonostante l’irriproducibile antica magnificenza, è dovuta anche al rapporto avuto con Gengis Khan. E’ lui che nel 1220 trasferisce qui la capitale, anche se sarà il figlio Ogedei a edificarne le strutture che forniscono la fisionomia di vero importante centro dell’impero. Il nipote Kublai, però, cambia dopo solo alcuni decenni la capitale con l’attuale località dove sorge Pechino. Karakorum subisce così l’abbandono prima e la distruzione poco dopo, quando nel 1388 viene saccheggiata e distrutta dai cinesi. Nei pressi di Karakorum visita a Erdene Zuu, suggestivo monastero circondato da possenti mura interrotte da 108 bianche “suburga” (stupa), tante quanti sono i grani del rosario buddista. All’interno delle mura vi sono un grande stupa e numerosi templi ricchi di preziosi affreschi, statue, “tanka”, cortili, ruote preghiera, maschere per le danze, rappresentazioni di tante divinità, pietre tombali, altri stupa…

Vanta inoltre la presenza di tre importanti edifici sacri, eretti in relazione a tre differenti fasi della vita del Buddha: infanzia, adolescenza, maturità.

I templi di Erdene Zuu si sono miracolosamente salvati dalla distruzione del periodo stalinista (quasi tutti i monasteri furono distrutti e migliaia di monaci furono uccisi o deportati) in quanto furono ricoperti di terra dai fedeli che li trasformarono in colline. Il monastero costruito nel 1586 e circondato da mura di 400 m di lunghezza, oggi riportato alla luce, costituisce uno dei rari monasteri antichi sopravvissuti. Due interessanti tartarughe di pietra, il cui significato e importanza sono retaggio dell’influenza cinese, si trovano fuori delle mura. Simbolo di eternità, indicavano l’ingresso ai vari palazzi della capitale e avevano la funzione di proteggere la città stessa. Sono quelle che restano delle quattro originariamente esistenti nei punti che indicavano i limiti della città. Pensione completa. Cena e pernottamento al Orgoo Ger Camp o Anar Camp, entrambi sufficienti nei servizi che offrono.

 

La strada che porta alla montagna Khogno Khan e alle dune di sabbia di Elsen Tasarkhai riassume molto del fascino che emana la natura, vera padrona di questo Paese, con le rocce purpuree delle montagne, il verde intenso delle praterie e il giallo ocra della sabbia incandescente. Si raggiunge la zona di Khogno Khan: il picco roccioso di circa 1.900 metri di altitudine emerge nella piana. Tutt’intorno rovine di antichi monasteri del XXVII secolo sono sparse un po’ ovunque lungo i declivi; tra queste anche le rovine del Monastero di Erdenekhamba.

Pensione completa. Pernottamento al Hoyor Zagal Camp. Il campo, ubicato in bella posizione, è sufficiente nei semplici servizi che offre.

 

Colazione e partenza in direzione della capitale Ulaanbaatar. Pranzo e completamento delle visite. Il Tempio di Choijin Lama è un complesso di templi rossi con il tetto verde dove visse il fratello minore del Bogd Khan dal 1908, Luvsan Haidav, potente monaco lama. Il monastero fu chiuso nel 1938 e successivamente trasformato in museo. Ciò gli evitò la distruzione. Lo visitiamo per la bellezza della struttura esterna, impreziosita da dipinti dedicati al Buddha e per i capolavori che contiene (statue, antichi libri di preghiera, maschere Tsam, thanka, oggetti vari e opere preziose…) 

Il tempo rimanente sarà a disposizione per visite individuali o per acquisti. Spettacolo serale e cena in ristorante. Pernottamento all’Hotel Bayangol.

 

Sveglia di buon mattino. Trasferimento in aeroporto per la partenza del volo di rientro in Italia via Mosca.

 


 

 

 

  1. Monastero di Erdene Zuu, Karakorum   2. Valle di Orkhon
  2. Famiglia nomade

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Insieme al nostro partner locale, ci siamo impegnati nella riduzione dell’uso di prodotti di plastica al fine di salvaguardare l’ambiente. Per tale motivo le jeep sono equipaggiate con contenitori da 5/10 litri di acqua a disposizione dei viaggiatori, da riempire secondo necessità, così da evitare di disperdere le bottigliette di plastica. Raccomandiamo, pertanto, di portare con voi in viaggio una borraccia. (I contenitori di plastica per l’acqua potranno poi essere lasciati alle - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Ci si sposta su confortevoli jeep 4x4 giapponesi con 3 passeggeri per mezzo
  • I gruppi sono piccoli e non superano mai i 16 partecipanti per garantire un contatto più diretto con la realtà locale.

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