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IL FESTIVAL DELLE AQUILE

MONGOLIA

icona orologio 13 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   2  ottobre    al   14  ottobre  
Sistemazioni
Active Expeditions - Spedizioni Trekking Sailing

Un viaggio nella remota regione degli Altai, al confine con Russia, Cina e Kazakistan. Terra di genti nomadi dallo stile di vita che è insieme rito e arte. Un luogo in cui i pastori kazaki si esercitano in autunno e inverno in battute di caccia con l’aquila. E, una volta l’anno, si ritrovano a decine per celebrare l’antica arte venatoria, tra prove di abilità e destrezza. Nei due giorni del festival si vedono i cacciatori a cavallo, inseparabili dai rapaci. Al - continua -

A PARTIRE DA: 3.750 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con volo di linea Aeroflot via Mosca. Pernottamento a bordo.

 

Arrivo nella capitale mongola alle 06.00 del mattino. Disbrigo delle formalità aeroportuali, incontro col nostro corrispondente e trasferimento in hotel per fare colazione e rinfrescarsi prima di iniziare le visite (le camere sono normalmente fruibili a partire dalle 14.00).

La capitale dista meno di 20 chilometri. Paese di altopiani e di deserti, la Mongolia è ancor oggi una terra per viaggiatori più che per turisti. Le strade asfaltate sono limitate a un solo grande asse che attraversa il Paese da ovest a est, i mezzi di trasporto, privati e pubblici, quasi inesistenti (l’unico vero mezzo di trasporto è il cavallo), le strutture turistiche minime. Circondata da due potenti vicini, Cina e Russia, e lontana da conflitti che la portino sulle cronache internazionali, la Mongolia resta uno dei più sconosciuti Paesi dell’Asia e forse anche uno dei più affascinanti. Con i suoi due milioni di abitanti, ancor oggi in gran parte nomadi, sparsi tra steppe e deserti grandi cinque volte l’Italia, essa conserva l’eredità del più grande impero  che il mondo abbia mai visto e del più geniale condottiero di tutti i tempi, Gengis Khan. Dopo un breve relax, ci dedichiamo alla visita della capitale che solamente pochi decenni fa non aveva case, ma solo centinaia di bianche “ger”, le yurte della Mongolia, tra le quali spiccavano i tetti colorati dei monasteri buddisti.

Gran parte della città si estende da est a ovest lungo il corso principale, chiamato Enkh Taivny Orgon Choloo o più semplicemente Peace Avenue, che sfocia nella centralissima piazza Sukhbaatar. Gli estesi sobborghi periferici sono delimitati dalle quattro grandi montagne che cingono l’agglomerato urbano: Chingeltei, Bayanzurkh, Bogdkhan e Songino Khairkhan. La maggior parte dei luoghi di interesse si trova a breve distanza da Piazza Sukhbaatar, da dove inizia il nostro percorso cittadino. Una delle qualità più apprezzate di Ulaanbaatar è la ricchezza degli allestimenti museali. Tra questi non mancheremo di visitare il Museo Nazionale di Storia Mongola, talvolta chiamato ancora Museo della Rivoluzione, dove sono esposti reperti risalenti all’Età della Pietra, interessanti collezioni di diversi gruppi etnici mongoli e numerosi cimeli del periodo dell’orda mongola. Visitiamo il monastero di Gandan, il cui nome significa "luogo immenso della gioia completa". E’ uno dei posti più affascinanti di Ulaanbaatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose. E’ uno dei pochi monumenti ad essere stato risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan è il più grande monastero della Mongolia e le sue parti originali risalgono al 1838. Vi risiedono oltre 500 monaci e vi si trova la statua di Janraisig in piedi più grande al mondo. E’ l’immagine del Bodhisattva della compassione, figura centrale del buddismo di derivazione tibetana. E’ assai amata perché rappresenta l’uomo saggio che pur avendo raggiunto per la sua bontà la possibilità di accedere al “nirvana”, vi rinuncia e resta nel mondo al fine di aiutare gli uomini a raggiungere la salvezza.

Pensione completa. Pernottamento all’Hotel Bayangol 4* (www.bayangolhotel.mn) o similare. Si trova in posizione centralissima, a meno di dieci minuti a piedi dalla piazza principale, e quindi ottimo per la gestione delle visite in città.

 

Trasferimento in aeroporto per il volo per Khovd (06.20/08.10, orario soggetto a riconferma in loco). Khovd, capoluogo dell’omonimo aimag, è una cittadina fondata nel 1731 come avamposto manchu e oggi ricca di attività agricole e industriali, oltre che sede di una vivace università.

Con i fuoristrada ci rechiamo in una grotta a poco meno di 100 chilometri a sud di Khovd che custodisce pitture rupestri. Entrando nella caverna di Tsenkheriin Agui, alta circa venti metri, si torna all’età della pietra. La grotta custodisce alcune incisioni che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa).

Si possono osservare disegni di tori, cammelli, capre, gazzelle, uccelli, serpenti, alberi ma anche struzzi e mammut che popolavano anticamente questi spazi (purtroppo la grotta  non è stata risparmiata da atti vandalici che hanno rovinato alcune figure). Per realizzare i petroglifi sono stati utilizzati pigmenti naturali di colore rosso scuro e ocra su fondo chiaro. Le incisioni sono state scoperte da una spedizione russo-mongola nel 1967 e dal 1971 l’area è protetta. (Per la visita consigliamo di dotarsi di torce e di una copertura impermeabile).

Rientriamo quindi a Khovd, dove, tempo a disposizione permettendo, facciamo una breve visita della cittadina.

Mezzo chilometro a nord della piazza principale si aprono le rovine del Sangiin Kherem, una fortezza della dinastia Ching eretta nel 1762: restano alcuni templi, un cimitero cinese e tratti delle mura di cinta. Poco lontano spunta la moschea di Akhmet Ali Mejit, costruita nel 2000 e frequentata dai numerosi musulmani della regione. Ancora più centrale è il monastero Turemeel Amarjuulgai, ricostruito sul modello del tempio Shar Shum (tempio giallo), edificato poco fuori la città nel 1770 e distrutto nel 1937.

Pensione completa e pernottamento in semplice hotel o campo di ger. Le ger sono costruzioni realizzate con legno e feltro adatte al clima continentale del Paese e alla vita nomade di buona parte dei suoi abitanti. All’interno di ogni tenda c’è il focolare o la stufa.

 

Prima colazione e partenza per partenza in direzione nord est verso Olgii.

Ci rechiamo nell’aimag di Bayan-Olgii, di cui Olgii è il capoluogo, la regione più occidentale della Mongolia al confine tra Russia, Cina e Kazakistan. Vi si trova l’Altai Nuruu, la catena montuosa più alta della Mongolia, con i suoi numerosi ghiacciai. Si tratta di una regione poco adatta ai pascoli, con il clima più rigido ed aspro del Paese. E’ popolata per il 90% da pastori musulmani kazaki, una comunità islamica in cui uomini e donne hanno pari diritti. I primi nomadi kazaki giunsero in questa regione intorno al 1840 alla ricerca di pascoli e vi si stabilirono. Ancora oggi mantengono la propria cultura, la lingua tartara, i costumi tradizionali, la musica e le feste.

Sarà questo il teatro in cui assisteremo al Golden Eagle Festival, manifestazione che mette in mostra l’abilità dei kazaki nell’arte della caccia con l’aquila e si svolge nel cuore delle maestose montagne dell’Altai, tra fiumi, ghiacciai e paesaggi spettacolari. Si tratta di una delle più antiche e spettacolari usanze dei kazaki della Mongolia, tramandate attraverso generazioni.

La strada che percorriamo passa nelle vicinanze del Parco Nazionale di Tsambagarav Uul con la montagna omonima (4202 m) perennemente incappucciata di neve. L’ambiente che ci circonda è spettacolare e offre dei bei contrasti paesaggistici, ora idilliaci, ora aspri. Costeggiamo quindi il lago Tolbo (2080 m), chiamato dai locali “il lago della rana”. Pensione completa.

Pernottamento in semplice hotel o in campo di ger.

 

Dopo la prima colazione ci rechiamo allo stadio centrale di Olgii, dove si svolge il tradizionale Festival delle Aquile. Si tratta di un appuntamento molto importante che attira i migliori cacciatori e rapaci del territorio e rappresenta la vera essenza della cultura dei kazaki nomadi. Oltre ai cacciatori, sono protagoniste le aquile di sesso femminile, scelte sia perché il loro peso supera di un terzo quello dei maschi, sia per la loro maggiore abilità nella caccia. Le aquile hanno una vista otto volte più precisa rispetto a quella umana e, in una sola giornata di caccia, possono catturare fino a cinque volpi. 

La cerimonia comincia con una sfilata dei cacciatori con le loro aquile; un tripudio di finimenti e decorazioni. La gara è strutturata in diverse prove e conseguenti valutazioni che dipendono dalla velocità dei rapaci, da quanto tempo impiegano a riconoscere il padrone e quanto rapidamente catturano la preda. In questi due giorni potremo assistere anche ad altre competizioni previste all’interno della manifestazione, come il tipico “Kokbar”, gruppi di cavalieri impegnati a contendersi una pelle di capra e il “Kyz Kuar”, lotta tra uomini e donne. Pensione completa. Pernottamento, per entrambe le giornate, in campo di ger.

 

Dopo la colazione lasciamo Olgii e ci dirigiamo verso la montagna di Tsengel Khairkhan (3943 m), dove vi sono le sorgenti dei fiumi Khovd e Sagsai. Lungo il percorso cercheremo gli accampamenti dei nomadi kazaki. Quella kazaka è l’unica minoranza etnica consistente presente in Mongolia, dove predominano i khalkh mongoli. Nel diciannovesimo secolo i pastori nomadi kazaki erano soliti spostarsi, alla ricerca dei pascoli migliori, tra le zone oggi note come Kazakistan, Xinjiang (Cina Occidentale), Bayan-Olgii (Mongolia Occidentale).

I kazaki si differenziano dalla restante popolazione locale per la religione, islamismo sunnita non tradizionalista, per la lingua, tartaro più simile al russo che al mongolo, oltre che per il modo di vestire; indossano infatti costumi dai colori vivaci e ornati da gioielli. Anche le gher kazake sono leggermente differenti da quelle mongole, più ampie, con tetto più alto e spiovente, hanno il pavimento e le pareti ricoperte da bellissimi tappeti colorati e decorati con motivi geometrici e floreali. Con un po’ di fortuna potremo trascorrere del tempo ospiti di una famiglia di nomadi, assistendo alle loro attività quotidiane e sperimentando lo spirito di ospitalità proprio di ogni popolo nomade. Incontreremo i cacciatori e i loro animali e avremo la possibilità di ascoltare i loro racconti. Pensione completa. Rientro a Olgii in serata.

 

Partenza a bordo dei nostri fuoristrada in direzione nord-ovest per un’escursione di due giorni nella valle glaciale formata dal fiume Tsagaan. 

La valle di Tsagaan è ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca unna. Vi si trovano pitture rupestri ben conservate in gran quantità che riflettono lo sviluppo della storia umana in Asia Centrale, tombe e altre testimonianze archeologiche. Le opere, che si trovano in una vasta area, riproducono soprattutto renne, cervi volanti, cavalli e scene di caccia. Per il loro alto valore antropologico e storico sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Nella valle superiore, nei pressi del monte Shiveet Khairkhan, considerato sacro dalle popolazioni della Repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona, potremo osservare uno fra i più grandi petroglifi del periodo Xiongnu, epoca in cui l’imperatore Qin Shi Huangdi iniziò la costruzione della grande muraglia cinese (200 a.C. circa). Siamo all’interno del Parco Nazionale di Altai Tavan Bogd, al confine tra Russia e Cina, il parco più esteso della Mongolia. Tavan Bogd significa “cinque santi”, tante sono le vette che formano il massiccio, tutte sopra i 4.000 metri di altitudine. Pranzi al sacco. Pernottamento in campo mobile in tenda tipo igloo l’8° giorno; è richiesta la partecipazione attiva all’allestimento del campo da parte dei partecipanti. La sera del 9° giorno rientriamo a Olgii. Cena e pernottamento in campo di ger.

 

Prima colazione e partenza per Ulaangom, capoluogo della regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome a tutta la regione.

Dopo circa 150 km, sosta al Lago Achit che si trova a un’altitudine di 1435 m e offre riparo a una ricca avifauna. Incontriamo poi il lago Uureg circondato da vette che superano i tremila metri, che viene definito “lago salmastro”. In verità si tratta di acque dolci mescolate a sali minerali la cui origine non è ancora ben chiara. La regione di Uvs è popolata per metà dall’etnia Dorvod che originariamente dava il nome all’aimag, la cui risorsa principale è la pastorizia. Lungo il percorso cercheremo di entrare in contatto con qualche famiglia di pastori. Pensione completa e pernottamento in semplice hotel o campo di ger.

 

Dopo un breve giro orientativo di Ulaangom, ci dirigiamo verso il lago Uvs, il lago salato più esteso della Mongolia. Si trova al centro di una pianura desertica e la sua profondità media è di soli 12 metri. Le sue acque sono cinque volte più salate del normale livello marino ed è privo di pesce commestibile.

L’ambiente del lago Uvs è molto interessante dal punto di vista naturalistico, poiché le sue sponde spoglie e paludose attirano più di 200 specie di uccelli, stanziali e migratori tra cui aquile, gru, oche e perfino gabbiani.

Il bacino del lago Uvs è popolato da specie di animali rare, come l’argali e l’ibex siberiano e, proprio per le sue particolari caratteristiche ambientali, dal 1994 è un’oasi naturale protetta inclusa dall’UNESCO nella World Heritage List.

Rientro in serata a Ulaangom. Pensione completa e pernottamento in semplice hotel o campo di ger.

 

In mattinata, a seconda dell’orario del volo, trasferimento in aeroporto per il volo di rientro a Ulaanbaatar (circa 3,5 ore). Pranzo in ristorante.

Nel pomeriggio visitiamo il raffinato Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, in cui risedette per vent’anni l’ottavo Buddha vivente e ultimo re della Mongolia.

E’ una di quelle attrattive che non si possono proprio perdere, con i suoi cortiletti, i pannelli affrescati e le bellissime porte. Vi si trovano, attraversato il grande portone di accesso, sale che custodiscono doni particolari di facoltosi visitatori, (tra cui stivali regalati dallo zar russo al Budda), animali imbalsamati, “tanka” (pitture sacre su stoffe), costumi tradizionali. Il resto della giornata è a disposizione per visite individuali o per gli acquisti. Cena in ristorante. Pernottamento all’Hotel Bayangol o similare.

 

In mattinata trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia.

 


 

 

  1. Petroglifi    2. Lago Uvs    3. Festival delle Aquile

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Visto Per i cittadini italiani è necessario un visto d’ingresso. Il visto d’ingresso viene rilasciato dalle autorità competenti in Italia prima della partenza previa compilazione di un modulo, invio di due fototessere 3x4 cm con sfondo bianco, invio del passaporto individuale in originale valido per almeno 6 mesi dalla data di entrata nel Paese e pagamento dei diritti dovuti all’atto della prenotazione del viaggio. Voli I voli internazionali sono previsti con Aeroflot, mentre i - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Ci si sposta su confortevoli jeep 4x4 giapponesi con 3 passeggeri per mezzo
  • Kel 12 è uno dei pochissimi operatori a proporre questo itinerario

ESPERTI

  

FULVIO GIOVANNI LUCA CINQUINI

  • Dal 2  ottobre  2018 al 14  ottobre  2018

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