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IL MEGLIO DELLA CINA CLASSICA CON CENA SULLA GRANDE MURAGLIA

CINA

icona orologio 9 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   31  agosto    al   8  settembre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un itinerario classico, ma non scontato. Che fa tappa a Shanghai, per visitare il Giardino del Mandarino Yu, il Tempio col Buddha di Giada, il Bund e la Via Nanchino. E all’antico borgo di Zhujiajiao, con la ragnatela di piccole strade e ponti, i tanti templi, i negozi e locali tradizionali. Un tour che prosegue a Xi'an, antica capitale cinese da cui un tempo partiva la Via della Seta, oggi custode del Piccolo Esercito di Terracotta. E a Lintong, con il più celebre Esercito di - continua -

A PARTIRE DA: 2.950 €


ITINERARIO

Partenza da Malpensa per Shanghai con volo diretto Air China CA968 delle 12,30. L’appuntamento con l’accompagnatore è 3 ore prima al banco accettazione. Arrivo la mattina dopo.

 

Siamo a Shanghai alle 5,50. Formalità aeroportuali. Trasferimento in hotel per relax e inizio visite.

La scelta di questo volo diretto ci consente anche di arrivare presto e di andare subito in albergo per un'opportuna sosta. Ciò sarà certo gradito ai nostri compagni di viaggio perché così non si è costretti a iniziare le visite subito dopo il lungo volo.

Quello che occorre fare appena giunti in un Paese con notevole differenza di fuso orario è arrivare a sera, certo un poco stanchi, ma senza cedere alla tentazione di un sonnellino durante il giorno. Una buona dormita, unita a una cena leggera e niente alcolici, consentono di affrontare il giorno dopo nel modo migliore per ricostruire un nuovo ciclo giorno/notte.

In hotel, quindi, avremo tempo per una salutare doccia e una lenta colazione. Poi inizieremo le visite rientrando nel tardo pomeriggio per cenare presto e avere sufficienti ore da dedicare al sonno.

Nell’eclatante megalopoli si apprezza la faccia più avanzata e funzionale della Cina, quella che incuriosisce il mondo al pari della sua corposa archeologia.

Shanghai non ha il passato imperiale della capitale né di Xi’an. E’ però la più straordinaria e veloce città cinese. Ricca di eccessi, con storie legate ad avventurieri, industriali, prostitute, una presenza prima inglese e poi francese. Possiede un impeto davvero forte verso forme di sviluppo anche esteticamente visibili e spropositate, che ne fanno un luogo immenso in grado di lievitare in orizzontale ma anche verso l’alto. Oramai il cielo di Shanghai è perforato dal doppio dei grattacieli di New York, e il suo skyline con la particolare torre della televisione rappresenta la modernità, al pari di ciò che in passato mostravano le disgraziate torri gemelle dall’altra parte del Pacifico.

E’ una megalopoli che sembra voler crescere sempre più in verticale, e pare aver bisogno di riprodurre artificialmente il rapporto oramai sfilacciato con la natura. Tanto che per riannodare qualche pur labile legame, si affida a registrazioni di cinguettii riprodotti in alcuni ascensori dei grattacieli più alti.

In questo enorme agglomerato in cui si sente la necessità di costruire artificialmente nicchie di rapporto con la terra, non sarà però superfluo segnalare un dato che fornisce un’idea concreta dei passi in avanti compiuti, nonostante le contraddizioni, nell’ultimo quarto di secolo. Nel 1990 ogni abitante di Shanghai aveva a disposizione 4 metri quadrati di casa a testa. Oggi può calpestarne poco meno di 30.

Dedichiamo l’intero giorno alla visita della metropoli cinese per antonomasia, dove tradizione e modernità formano un insieme di grande interesse.

Visita quindi del Tempio col Budda di Giada, che deve il suo nome a due preziose sculture donate da monaci birmani. In particolare, si noterà la rappresentazione di giada verde pallido alta quasi due metri in cui il Budda è raffigurato in posizione seduta.

Il Bund, che è un termine risultato del miscuglio anglo-indiano, indica la banchina del lungomare, sul quale sono stati eseguiti sostanziosi lavori per renderlo più fruibile anche ai pedoni. Si tratta del viale che costeggia il grande porto fluviale. Da sempre identifica Shanghai perché, al pari della Statua della Libertà a New York, era la prima opera maestosa che s'individuava entrando nella città dal fiume. Divide in due l’agglomerato urbano anche dal punto di vista storico e architettonico. A ovest (Puxi) il nucleo originario e gli edifici in stile vittoriano che ricordano l’epoca delle prime legazioni occidentali, (fine ‘800). A est (Pudong) i nuovissimi quartieri caratterizzati da moderni grattacieli e dominati dalla richiamata singolare sagoma della torre televisiva.

Dal Bund partono anche le principali strade commerciali di Shanghai, la più famosa delle quali è la Via Nanchino, resa isola pedonale e ricca di negozi grandi magazzini e locali di ritrovo internazionali.

(Le dimensioni della metropoli, e soprattutto il traffico, possono comportare, oltre a uno svolgimento del programma con un ordine diverso da quanto supposto, di dover introdurre variazioni in corso d’opera ora non prevedibili. Per questo sarà necessaria un’attenta gestione e ottimizzazione dei tempi).

 

Pranzo in ristorante locale Mei Yuan Cun e cena in hotel.

(I pasti nei ristoranti locali ed hotel non sempre incontrano il nostro gusto. La loro qualità potrebbe essere inferiore alle attese. Quando non  ne indichiamo i nomi è per poterli scegliere in loco anche in base all’andamento delle giornate).

 

La mattinata è dedicata al Giardino del Mandarino (Yu Yuan) al centro della “città vecchia”, fedele ricostruzione dell'antico nucleo cinese della città, risale al XVI secolo. Ospita numerose botteghe, una casa da tè su palafitte, (assai caro gustarvi il costoso infuso), stagni, padiglioni, rocce, bambù, gelsomini. Certamente rappresenta un gradevole esempio artistico dei giardini d’epoca Ming.

Visiteremo anche il Museo di Shanghai, ed eventualmente a quanto non si è riusciti a visitare ancora. Si trova molto vicino alla Nanjing Road nella zona di Renmin Square. Da non perdere, sia per le forme architettoniche esterne che vorrebbero richiamare un vaso, cinese ovviamente, sia per ciò che vi è contenuto. Entrare nel museo significa sfogliare le pagine di un libro di storia cinese. Se non la più importante collezione antica dell’intera Cina, è certo tra le più significative. Monete, costumi, bronzi, ceramiche, dipinti, giade, mobili, opere calligrafiche…

L’elenco non deve richiamare alla mente un insieme indistinto di oggetti che abbiano nella quantità il suo pregio. Le diverse collezioni di oggetti d’arte sono raccolte e presentate in modo razionale ed esaustivo, valorizzate da luci, concezioni espositive e di fruizione adeguate all’importanza del museo.

Nella visita si è accompagnati dagli auricolari disponibili anche in lingua italiana. Ciò consente di rapportarsi autonomamente con le varie sale.

Poi, andiamo a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai.

Tutti i luoghi degni di qualche interesse intorno alla metropoli sono normalmente presi d’assalto dal turismo locale e internazionale. Suzhou, per esempio, di cui la tradizione cinese affermava che “come in Cielo c’è il paradiso in terra c’è Suzhou”, sino a qualche tempo fa era piacevole meta a due ore da Shanghai. Negli ultimi anni è infrequentabile per le presenze strabordanti.

Abbiamo quindi scelto come meta Zhujiajiao.

Il posto ha le stesse caratteristiche di Suzhou e risulta gradevole purché si superi senza traumi l’impatto con la sua denominazione. Notizie d'insediamenti umani in questa zona risalgono ad alcuni millenni fa, ma informazioni meno vaghe parlano di un agglomerato con pretese di lasciare qualche segno ai posteri dal IV secolo dopo Cristo. E’ solo con i Ming che il luogo acquista una sua personalità urbanistica e architettonica e si sviluppa attorno a una rete di canali. Oggi l’interesse dei visitatori è legato al borgo antico, alla ragnatela di piccole strade e ponti, oltre che a diversi templi, negozi e graziosi bar. Posto tranquillo che contrasta piacevolmente con Shanghai. Anche il breve tragitto in barca che abbiamo previsto tra i canali, contribuisce a rendere rilassante questa escursione. Molti, e invitanti, i negozi.

Uno dei ponti più notevoli per dimensioni, età, struttura architettonica e fotogenia è il Ponte Fangsheng risalente al XVI secolo. Lungo i canali sono stati realizzati vari templi,  tra cui quelli del Dio della Città del XVIII secolo, di Yuanjin e il Padiglione Qinghua che emerge dagli altri tetti per mostrarsi da molti angoli della cittadina.

Pranzo in ristorante locale Shi Shang.

Rientro a Shanghai nel tardo pomeriggio, serata.

Cena in hotel, “Gran Central Hotel Shanghai” 5*.

 

Colazione e trasferimento in aeroporto. (Svegliandosi presto si potrà passeggiare lungo il Bund, se non si è avuta occasione di farlo in precedenza). Volo di linea delle 11,25 con arrivo alle 14,10.

Xi’an, antica capitale nota in passato col nome di Chang'An, (la Lunga Pace), è il capoluogo della provincia dello Shaanxi, ed è anche il più grande centro industriale della regione nord-est, area di scambi tra l'Oriente e l'Occidente, ma anche luogo di antica cultura cinese. E' da Xi’an che aveva inizio la "Via della Seta". Era crocevia di carovane e mercanti, di uomini idee e culture differenti. Qui si incontravano e fiorivano religioni molto distanti tra loro in un clima di pacifica coesistenza. La città fu ritrovo in cui vissero poeti e imperatori, pittori e cortigiani, mercanti, soldati. Tutto ciò durò all’incirca sino alla fine del primo millennio. Poi, per Chang’An, l’oblio.

La città conobbe il suo periodo di massima fioritura culturale e artistica durante la dinastia Tang, tra gli inizi dei secoli VII e X, quando fu arricchita con opere architettoniche e edifici religiosi ancora oggi ben conservati.

Il pregio, e il “guaio” di Xi’an è la presenza nelle sue vicinanze dell’Esercito di Terracotta. E’ un “guaio” perché tutto il resto rischia di passare in silenzio senza quasi che ci si accorga della sua esistenza. La permanenza in città ci permette, però, di apprezzare adeguatamente anche aspetti “minori” del posto. Tra questi, il Piccolo Esercito di Terracotta, costruito per proteggere la tomba dell’Imperatore Jingdi (188 a.C.–141 a.C.) della dinastia Han. A differenza del più noto Esercito posto a guardia dell’Imperatore Qin Shi Huang, in questo sito non ancora completamente portato alla luce, visiteremo la tomba principale che conserva un’esposizione di piccole statue di terracotta alte meno di un metro.

Da una lastra in vetro posta sul pavimento è possibile ammirare questo esercito in miniatura composto non solo da soldati e guerrieri, ma anche da donne e animali, utensili di vario genere. Sono anche visibili lembi di stoffa che originariamente rivestivano le statue.

Pranzo a bordo. Cena in hotel.

 

(NB: tutti i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati, possono essere variati o cancellati anche all’ultima ora dalle competenti autorità ed enti. Nel caso, si apporteranno le modifiche più opportune al programma. I controlli negli aeroporti cinesi possono essere assai accurati. Evitare di trasportare oggetti ritenuti pericolosi. Accendini e cerini a volte vengono sequestrati anche se spediti col bagaglio in stiva).

 

Dopo colazione si parte per la visita a Lintong, circa 50 Km a nord di Xi'an. Qui c’è il celeberrimo Esercito di Terracotta, Patrimonio UNESCO.

(Il termine “terracotta” è oramai entrato nell’uso comune internazionale, tant’è che in genere non viene tradotto neppure nei testi scritti in altre lingue. E’ ciò che succede a tutti quei vocaboli, come per esempio ”tell”, che sono stati usati inizialmente nella lingua di chi per primo ha dovuto indicare un materiale, un luogo…).

Si trova presso il Mausoleo di Qin Shi Huang-di, l'imperatore che unificò la Cina e governò l'intero paese dal 221 al 210 a.C. il cui disegno unitario fu attuato con spietata determinazione. Contribuì a realizzare la Grande Muraglia per difendere lo stato cinese dai barbari del nord, mediante una merlata catena di fortificazioni da est a ovest per migliaia di chilometri. Unificò la lingua, la scrittura e i sistemi di misura. Creò, anche se con inauditi massacri, la struttura portante di quella che oggi è (forse ancora per poco) la nazione più popolosa al mondo.

Come nelle altre occasioni di visite a luoghi ampiamente pubblicizzati e noti, evitiamo descrizioni dettagliate, limitandoci a poche note.

Il mausoleo sorge a circa un chilometro dal gigantesco tumulo, (80 metri d'altezza su con una base di oltre 500), che cela tuttora la tomba del Primo Imperatore. In una serie di gallerie sotterranee sono state portate alla luce, dal 1974 in poi, circa 10.000 statue a grandezza naturale di guerrieri e cavalli. Un intero esercito schierato per la battaglia, con carri e ogni equipaggiamento guerresco secondo le tattiche di quel periodo.

Queste mirabili statue di terracotta, originariamente invetriate e dipinte, misurano circa 1,8 metri d'altezza. Rappresentano ufficiali, soldati di fanteria, arcieri, auriga. Ognuno con espressione differente e specifici tratti somatici. Da ciò si può dedurre che l'esercito imperiale fosse costituito da appartenenti a diverse etnie.

Una visita davvero coinvolgente, nonostante le presenze turistiche.

Nel pomeriggio, a seconda dei tempi, si va alla Grande Moschea, realizzata nel XIII secolo, raro esempio in Cina di edificio con commistione architettonica classica e islamica. Vi si ritrovano, infatti, il tradizionale orientamento verso La Mecca e il “muro degli spiriti”, tipico della cultura cinese, che doveva servire a ostacolare l’ingresso di entità maligne. E’ un bel complesso, con alcuni elementi strutturali diversi dal solito. Non mostra mezzelune e il minareto è poco accentuato. Nei dintorni non mancano numerosi negozi e bancarelle.

Prevediamo una passeggiata panoramica lungo una parte delle antiche mura di cinta, in genere durante l’eventuale tempo libero. Non sono molte le città cinesi che possono vantare una realizzazione difensiva con una struttura così importante, (è alta sino a 12 metri), e molto ben conservata. Risale al XIV secolo. I sostanziosi lavori di “restauro” hanno permesso di rendere interamente percorribili i suoi 14 chilometri.

Pranzo in ristorante locale Golden Flower.

Cena nel ristorante “De Fa Chang” a base di soli ravioli.

 

Colazione e volo per la capitale delle 10,10 con arrivo alle 12,05. In aeroporto ci aspetta un bus per la prima tappa di questa ricchissima e intensa giornata. Andiamo a 60 chilometri a nord, nell’area delle Tombe Imperiali dinastia Ming, Patrimonio UNESCO.

Visita alla tomba più rappresentativa tra quelle che sono state l’ultima dimora di 13 dei 16 imperatori Ming, che hanno fatto la fortuna di vasi e suppellettili vari, oltre che di molti commercianti. Sosta lungo la "Via Sacra" che tanto interesse sempre suscita nei visitatori, con le sue monumentali statue in pietra di animali mitici e mandarini posti a guardia della necropoli.

Le caratteristiche delle tombe Ming, essendo parte della cultura confuciana sono meno eclatanti di quelle più smaglianti e colorate spesso tipiche delle opere buddiste o taoiste. (Ma, alcuni, proprio in questo individuano un aspetto particolare positivo).

La loro concezione architettonica riflette la tradizione degli edifici imperiali con una porta d’accesso verso un primo insieme di cortili che conducono al padiglione principale e altri portici che introducono al sepolcro.

La Via degli Spiriti, anche così è nota la Via Sacra, è assai lunga e principia dalla Porta Rossa, vicino a una grande creatura fantastica, una tartaruga con la testa di drago. (Accoppiata di rappresentazioni simboliche assai importanti nella tradizione mitologica e culturale cinese). Questo essere immaginario sorregge la stele forse più imponente del Paese. Segue quindi una dozzina d'altre grandi sculture in pietra che portano ai luoghi di sepoltura.

Pranzo in un ristorante locale.

Proseguimento per Juyong Pass (Juyoungguan).

 

A una ventina di chilometri dalle Tombe dei Ming, si raggiungono le alture dove si snoda una porzione dell’antica faraonica “inutile” realizzazione, “l'unica opera fatta dall'uomo visibile ad occhio nudo dalla luna”. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

Abbiamo scelto di non andare nelle più rinomate località di Badaling e Mutianyu per avere l’opportunità di poter salire sull’unico tratto di Grande Muraglia di cui si possa fruire privatamente per una visita e una cena esclusive.

Ogni giorno, qui e negli altri tratti ristrutturati e aperti al pubblico, si riscontrano complessivamente oltre trentamila presenze provenienti dai paesi occidentali ma soprattutto cinesi, una caratteristica che distingue la Cina da quasi tutti gli altri luoghi turistici del pianeta.

Chi conosca queste situazioni non può presentarle per quello che realmente non possono offrire al viaggiatore. Evitiamo quindi le più diffuse e superficiali descrizioni della realtà locale, ma soprattutto evitiamo Badaling e Mutianyu a favore dell’altra soluzione.

Circa l’aspetto che individuerebbe la Muraglia come “l’unica opera umana visibile dalla luna”, si tratta, ovviamente, di una banalità priva d'ogni veridicità, perché pur essendo lunga tante migliaia di chilometri è larga meno di dieci metri. Molto meno di una normale autostrada a quattro corsie.

Quello che invece è possibile, ma poco reclamizzato, è che dalla luna sia visibile la massa umana che quotidianamente la prende d’assalto.

Un interesse che potrebbe essere riprova del fatto che Mao non sia ancora scomparso dalle suggestioni di un popolo al quale aveva ricordato, e fatto imprimere sulle pietre della Muraglia, che “Chi non scala la Grande Muraglia non è un vero uomo”.

Comunque, in qualsiasi punto si decida di andare, la visita è un momento rilevante di ogni viaggio in Cina. A maggior ragione lo sarà per noi, considerando che potremo gustarcela dal tramonto sino a dopo la cena per circa quattro ore.

La “passeggiata” lungo le mura, che faremo prima che accendano le luci, percorre gradini, spesso alti, da ascendere lentamente. Non solo per godere pienamente del circostante ma anche per la pendenza. Per fortuna, al ritorno una salita si trasforma sempre in discesa.

Qui, il serpentone pietrificato che sembra avere più teste formate dalle diverse torri di guardia, si fa spazio nel verde tra le pieghe dei monti, offrendo uno spettacolo di grandiosità antica, in un ambiente naturale più selvaggio e incombente degli altri posti con spezzoni di mura visitabili.

Non bastano a sminuirne la possanza le ripetute ristrutturazioni e la totale ricostruzione di alcune sue parti. I vari punti di avvistamento, camminamenti, mura di protezione alla via transitabile e le strutture poderose che risalgono all’epoca Ming si snodano destando vero interesse.

Questo tratto murario, che scorre lungo uno dei tre passi strategicamente più importanti dell’intera Grande Muraglia, svolgeva un ruolo fondamentale di difesa perché era l’accesso a settentrione della capitale.

Al centro del passo sta la Piattaforma delle Nuvole, Yuntai, realizzata nel 1342 dalla dinastia Yuan.

La sezione che visitiamo è stata sottoposta a numerosi interventi. Le costruzioni più antiche nella zona pare che risalissero addirittura all’VIII secolo a. C. Furono poi fortificate per essere incluse nel complesso della Grande Muraglia tra il IV e VI secolo. Ricevettero altre modifiche durante tutta l’era Ming, dal XIV secolo, quando occorreva far fronte alle invasioni mongole, sino al XVII.

Nel 1992 sono compiute le ultime indispensabili opere, che avevano avuto impulso già dal 1983, per rendere questa sezione agibile al pubblico.

Ci piace ricordare che uno degli aspetti da non perdere sta anche nella sua visione da lontano. Il muro megalomane appare e scompare quasi penetrando nei profili delle montagne. Uno spettacolo che, pur con interruzioni, si perpetua per migliaia di chilometri sino a lambire il Deserto del Gobi.

In generale, la prima parte della Great Wall fu iniziata, pare, nel V secolo a.C. con uno scopo evidentemente difensivo. Da questo periodo, ogni stato costruì un proprio spezzone per ostacolare gli attacchi di popoli confinanti e tribù nomadi provenienti da nord.

In realtà l’infinita opera fu di scarsa efficacia nella salvaguardia di confini tanto estesi. Rivestì invece un ruolo d'estrema importanza nello stimolare e fortificare un’identità comune in una regione del mondo tanto vasta. Per la sua edificazione, avendo bisogno di un’immensa forza lavoro, si utilizzava mano d’opera di province annesse all’impero provenienti da luoghi e culture assai distanti. Il contatto fra questi uomini e donne favorì certamente in modo significativo l’omogeneizzazione di etnie e tradizioni diverse. Inoltre, fu usata in alcune parti come strada fortificata che permetteva più rapidi spostamenti di uomini, merci e informazioni da una regione all'altra dell'impero. 

Approfondimento a parte meriterebbe l’aspetto riguardante lo sforzo necessario per la sua realizzazione anche relativamente al numero di sacrifici umani che comportò, tanto che qualcuno si riferisce a questo limes orientale chiamandolo il più grande cimitero della storia.

 

L’andamento di questa parte della giornata, che potrà essere modificato anche senza preavviso da parte delle autorità locali, prevede il nostro ingresso intorno alle 17 in modo da avere circa due ore per camminare lungo le mura. Il sito chiude alle 17 e tutti i turisti, tranne noi, devono andare via. Noi potremo restare e continuare a percorrere questo tratto di Grande Muraglia, costituito da un anello di circa 4 chilometri (non tutti agibili) che poi si congiunge con altri spezzoni di mura. Ognuno potrà decidere se arrivare sino al punto più alto partendo dall’ingresso oppure fermarsi a un certo punto e tornare indietro. L’appuntamento per tutti sarà nel luogo scelto per l’aperitivo e cena intorno alle 19, momento oltre il quale non è più possibile passeggiare lungo la Muraglia. La cena inizierà poco prima delle 20 quando si accenderanno le luci che illuminano il serpentone ed altri edifici storici. L’aspetto sorprendente è che le mura (e ce ne renderemo conto solo nel momento in cui emergono dal buio) sono intorno a noi circondandoci completamente.

Alleghiamo una mappa schematica della Great Wall al Passo Juyong, per consentire di averne un’idea seppur sommaria.

 

La “passeggiata” inizia dal South Pass Tower, posto vicino all’ingresso, e può terminare nei punti più alti, le torri contrassegnate dai numeri 11 e 12, da cui il panorama compensa la fatica per raggiungerli. Il tramonto da lì, se il meteo non regala sorprese spiacevoli, merita di essere gustato.

La cena è prevista tra il South Pass Tower e Temple of Guan Yu.

 

 

Pranzo “cinese” in ristorante locale.

Cena con gli altri 3 gruppi sulla Grande Muraglia a Juyong Pass.

Poi, rientro a Pechino per il pernottamento.

 

“Rendez Vous” con gli altri nostri 3 gruppi per il tramonto sulla Grande Muraglia. Il Dragone di notte, aperitivo, cena, musici, luci, ombre…

 

 

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti come in questo itinerario, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

 

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

 

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. (In ogni caso, il costo della serata non sarebbe certo giustificabile solo con riferimento alla cena neppure se questa prevedesse le più memorabili leccornie).

La serata sulla Grande Muraglia è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che frequentiamo il sito da decenni, e che inizialmente non osavamo neppure pensare che si potesse realizzare, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta. Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri tre gruppi. (“Cina perché no?” 14 giorni dal 3 settembre, “La Via della Seta” 15 giorni dal 24 agosto, e “Pechino e la Grande Muraglia” 6 giorni dal 2 settembre).

 

La festa comune di oggi inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un panorama che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

La passeggiata, che potrà essere più o meno faticosa secondo quanti scalini si deciderà di salire, si conclude quando tutti gli altri visitatori saranno già andati via e il luogo sarà solo nostro. Poi, su uno dei terrazzamenti saranno serviti gli aperitivi, senza fretta, prima di accomodarsi ai tavoli bianchi per la cena.

Più tardi ci accorgeremo che il sole è scomparso e che è stato improvvisamente sostituito da fari che illuminano il dragone con tante teste percorso poco prima. E, man mano che emerge nel buio mostra di attorniarci completamente.

 

Tutto qui è molto coinvolgente anche perché questo muro noto a livello planetario, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, più semplicemente il posto è bello.

 

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da contorni più apprezzabili di ciò che sarà nei piatti.

 

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela essendo, la cornice, puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con un contorno di musica, discreto, ci racconterà emozioni anche, e soprattutto, attraverso l’ambiente che lo attornia.

Le poderose pietre saranno valorizzate ulteriormente da ombre e luci che faranno intravedere il dragone pluricefalo che s'infila nel buio.

 

E il tempo, trascorso e depositato per secoli sulle pietre, vorremo che quella sera rallenti un po’.

 

Pur avendo a disposizione altri due interi giorni, è bene ottimizzare i tempi in relazione agli orari di apertura dei siti e, soprattutto, alle difficoltà per spostarsi nella metropoli.

Ricordiamo ancora che il traffico e le distanze da percorrere per spostarsi da un luogo all’altro, possono fortemente condizionare lo svolgimento delle visite costringendo a cambiamenti non prevedibili in anticipo.

Pechino. Moderna, immensa distesa di edifici, ma anche grande scrigno che conserva alcuni siti antichi e maestosi che attraggono da ogni angolo del pianeta. Animata dallo spirito dell’ottimismo, inquinata (forse meno del previsto), attraversata da immensi viali ricavati pure a costo d’abbattere gioie del passato, percorsa da auto di lusso e, sorprendentemente, da motorini solo elettrici…

Riserva ancora spazi alle (poche) biciclette e nel suo cuore urbano nasconde persino residui dei tradizionali “hutong”, le stradine fiancheggiate da case a corte, costruite secondo i criteri del “feng shui”, tipici nella disposizione dei templi religiosi.

Cavalcavia, grattacieli, tecnologiche realizzazioni per le Olimpiadi, (stupefacente lo stadio progettato dall’architetto che è emerso dalle cronache giornalistiche non solo per le sue capacità professionali), con un ritmo vitale e un dinamismo che paiono percorrerla 24 ore al giorno.

Non a caso, forse, il nome della piazza più grande al mondo, “Tien An Men”, “Pace Celeste”, sembrerebbe suggerire che per trovare quiete sarebbe opportuno allontanarsi da questa città e trovare rifugio in cielo.

Pechino è lo specchio della multiforme e anche disomogenea, oltre che certamente interessante, realtà di questo grande, non solo geograficamente, Paese. Non aspettatevi, però, un luogo ricco di ricordi e storia ma con un corpo ancora imbevuto di realismo socialista.

La capitale sembra essere il risultato casuale, ma non per questo anonimo e sgradevole, dell’introduzione in un frullatore dei più disparati elementi attinti alla sua più gloriosa tradizione culturale e architettonica, e al prorompente desiderio di superare, riuscendoci, una cappa di forzato immobilismo. (Così come stanno cercando di diradare la cappa di inquinamento).

Di questa grande concentrazione con circa venti milioni di persone, che qualcuno ha censito come la più estesa area urbana al mondo, percorreremo i luoghi più interessanti e rappresentativi recandoci alla Città Proibita, Palazzo d’Estate, Tempio del Cielo. Ma non mancheremo di cogliere anche altri aspetti come la Piazza Tien An Men.

 

Al mattino sosta nella Piazza Tien An Men, la Piazza della Porta della Pace Celeste che, lo ricordiamo, è a soli dieci minuti a piedi dal nostro hotel.

La fantasia e la conoscenza dei fatti che questo spazio narra, possono presentarcela di volta in volta come un deserto lastricato, il cuore di Pechino, la piazza più grande del mondo, il vuoto che disorienta, il centro simbolico dell’universo cinese, la megalomania del regime, il luogo con l’ultimo ritratto di Mao, la piazza della protesta e delle repressioni.

Per Mao era il simbolo dell’eroicità del partito comunista cinese, anche se il modello architettonico, nonostante i non idilliaci rapporti con l’allora Unione Sovietica, riflette certamente i canoni artistico-ideologici del “realismo socialista” di matrice sovietica.

Noi preferiamo, nonostante i tanti palazzi, il mausoleo, strutture istituzionali e musei che ne riempiono il perimetro e vorrebbero dare il senso della grandiosità e della forza del regime, ricordarla come un immenso spazio vuoto in cui a volte è possibile acquistare fragili aquiloni. (Se i venditori riusciranno a resistere agli interventi delle autorità che tendono ad averne lo stretto controllo e mantenere “pulito” questo luogo simbolo).

La sua prima sistemazione a piazza pare risalga al XVII secolo, ma la sua fama è legata essenzialmente alla storia contemporanea della Cina. Qui il 1° ottobre del 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare, e quasi tutti gli edifici che vi sorgono appartengono a questo periodo: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Storico Nazionale, il Monumento agli Eroi del Popolo.

In epoca più recente, nel 1989, sulla stessa spianata si consumò una delle pagine meno onorevoli del regime.

La porta della Pace Celeste domina il lato nord della piazza. Realizzata in parte nel XV secolo, era la più maestosa delle quattro grandi porte nelle Mura Imperiali. E’ una struttura con un doppio tetto e una delle sue particolarità sta nel fatto che è sormontata da un enorme ritratto del Grande Timoniere, come era definito Mao per la sua capacità di indirizzare sulla giusta via immense masse popolari.

A sud della piazza, dietro il mausoleo, vi è la monumentale Porta Qianmen, la Porta Anteriore, che delimitava la cinta muraria della Città Imperiale, costruita nel XV secolo. Attraverso essa l'imperatore usciva per andare al Tempio del Cielo. Sul lato Nord, superata la grande via della Lunga Pace, (una delle strade più larghe al mondo, dove sta lo storico Beijing Hotel, per la cui realizzazione sono stati abbattuti consistenti spezzoni delle antiche mura), si trova l'ingresso principale della Città Proibita, strettamente riservata alla corte fino al 1911, oggi immenso museo all’aria aperta.

La Città Proibita (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), si chiama così proprio perché il suo accesso per oltre cinquecento anni è stato vietato ai comuni mortali.

(In verità occorrerebbe rivelare che ora la Città si chiama Proibita perché, dopo che per una sorta di legge del contrappasso si è liberalizzato l’ingresso a tutti quelli che dispongano di due gambe, la visita è sconsigliata fortemente a coloro che manifestino insofferenza per luoghi dove si concentrino 333 visitatori al metro quadro).

E’ stata l’esilio dorato delle dinastie Ming e Qing ed è il complesso architettonico meglio conservato e importante dell’intera Cina, risparmiato anche dalla furia distruttrice degli eccessi emersi dopo la conquista del potere da parte del partito unico.

Gli edifici e gli spazi aperti sono dislocati accuratamente secondo i tradizionali canoni. La disposizione segue un asse nord-sud che inizia dalla Porta del Sud e giunge sino alla Porta della Grandezza Divina.

Difficile elencare la serie di padiglioni, giardini, ampi cortili, più modesti snodi, sale, luoghi per riunioni banchetti e ricevimenti, aree abitative private e quant’altro abbisognasse a una famiglia imperiale che solo in caso di grave bisogno se ne allontanava. Il tutto è indicato con nomi fantasiosi e gradevoli che richiamano agiatezza e rapporto con realtà eteree e ultraterrene, come si confaceva alla dimora di personaggi con forti addentellati divini. Così possiamo bearci di avvicinare la Sala dell’Armonia Suprema, il Palazzo della Purezza Celeste…

Molte di queste imponenti realizzazioni risalgono al XV secolo, anche se hanno subìto vari rimaneggiamenti nei periodi successivi.

Non sempre, però, tali interventi sono stati adeguati e rispettosi dei criteri artistici, per lo meno di quelli osservati in Occidente. E’ diffusa la consapevolezza che a volte non si è intervenuto con restauri mirati e limitati alle specifiche parti che avessero subìto i torti del tempo o dell’incuria. Per esemplificare, è più volte successo che a fronte della necessità di ritoccare uno spigolo alla base di una colonna, si sia proceduto ricolorando l’intera base, non tralasciando, pur non essendo necessario, di intervenire su tutta la colonna e magari anche su quella vicina per evitare che potessero riscontrarsi differenze cromatiche tra la zona ritoccata e l’intera struttura d’appartenenza.

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto,  molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Da notare che Il giallo oro spesso caratterizza i tetti in ceramica, tonalità riservata all'imperatore.

La visita della capitale prosegue recandosi al Palazzo d'Estate alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

L'elegante grandissimo comprensorio mostra padiglioni, giardini, corridoi coperti, colline e un lago in parte artificiale su cui è stata realizzata un’enorme barca in marmo. Fu residenza estiva della dinastia Qing, l’ultima che governò l’Impero dalla metà del XVII all’inizio del XX secolo. I fasti della residenza estiva sono legati in particolare alla nota e contraddittoria  imperatrice Ci Xi.

Anche qui si susseguono, oltre a schiere di visitatori, edifici, templi e sale con nomi sempre assai aggraziati: Sala della Benevolenza e Longevità, Tempio del Mare della Saggezza, Padiglione del Profumo Buddista…

Pranzo “cinese” nel ristorante locale “Ping An Lou”.

Cena al “Si Shi Tong Tang”, con anatra laccata, la più nota specialità della cucina pechinese.

 

Oggi, andremo nel parco del Tempio del Cielo, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Si tratta di un manufatto in purissimo stile Ming divenuto uno dei simboli più riconosciuti della capitale. E’ la massima rappresentazione stilistica della famosa dinastia e si trova racchiusa da una cinta muraria con porte d'ingresso orientate verso i quattro punti cardinali. Qui, a ogni solstizio, gli imperatori proprio perchè Figli del Cielo, celebravano i riti per propiziare il buon raccolto, condizione prima per mantenere la stabilità, la pace sociale e perpetuare la loro potestà. I templi presentano architetture che sono la trasposizione delle teorie cosmologiche tradizionali cinesi per le quali il cielo è rotondo e la terra su cui poggia è quadrata. (Concetti ben evidenti anche nel guscio della tartaruga, non a caso tenuta  da sempre in gran considerazione). Per questo l’Altare circolare del XVI secolo è formato da una base quadrata su cui si elevano tre piattaforme circolari decrescenti che poggiano una sull’altra.

Nella realizzazione di questa grande ma graziosa struttura, il numero nove ricorre spesso in molti suoi aspetti, perché tale numero possiede un altissimo valore simbolico essendo associato al potere imperiale. Più in generale nella cosmologia antica i numeri dispari sono ritenuti espressione della sfera divina, e il nove è particolarmente rilevante perché è “l’ultimo dei numeri dispari a una sola cifra”.

Nel parco, gli edifici degni d’attenzione sono diversi. Tra questi, il Tempio della Volta Celeste Imperale e il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

 

Aver previsto di fruire delle camere in hotel fino alla partenza per l’aeroporto, sarà certamente apprezzato dai nostri compagni di viaggio.

Pranzo libero, per poter gestire in piena libertà le ultime ore di permanenza in Cina. Cena in hotel.

Trasferimento in aeroporto.

 

Trasferimento dall’hotel in aeroporto. Il volo diretto di linea Air China per Malpensa CA949 è alle ore 1,30. Arrivo a Milano alle 6,30.


 

 

 

 

1. Ingresso Città Proibita  2. Shanghai  3. Grande Muraglia di sera

 

 

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Il visto: ricordiamo che sono necessari il passaporto con validità non inferiore a sei mesi, il modulo Kel 12 e il modulo del consolato cinese debitamente compilati e una foto tessera a colori. Suggeriamo di dotarsi anche di due altre foto formato tessera, oltre a quella necessaria per il visto, e della fotocopia del passaporto. (Ciò potrebbe rivelarsi utile nel caso di smarrimento del documento). Ogni partecipante è tenuto a verificare personalmente la validità e le caratteristiche - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Il tour comprende un’esclusiva cena sulla Grande Muraglia
  • Il viaggio include le mete classiche (Pechino e dintorni, Xi'an e dintorni, Shanghai), ma anche luoghi meno noti come Zhujiajiao

ESPERTI

  

PAOLO GHIRELLI

  • Dal 31  agosto  2018 al 8  settembre  2018