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IN VIAGGIO CON L’INFAME

ARGENTINA BOLIVIA BRASILE PARAGUAY

icona orologio 17 GIORNI
minimo 8 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un tour sulle tracce di “In viaggio con l’Infame”, il libro di Paolo Brovelli dedicato alla figura del portoghese Antonio Raposo Tavares. Affascinato dalle imprese dei bandeirantes - masnadieri paulisti che nel Cinquecento e Seicento esplorarono il continente sudamericano alla ricerca di schiavi e ricchezze - alla fine del 2007 Brovelli si è messo sulle tracce di una delle spedizioni di Tavares, la più lunga e complessa mai realizzata in Sudamerica. In due mesi - continua -

A PARTIRE DA: 5.950 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Linate per Rio de Janeiro via Madrid. Arrivo, accoglienza e trasferimento privato in hotel a Copacabana. Cena e pernottamento all’Hotel Royal Rio Palace 4* www.royalrio.com.br o similare.

 

Un paesaggio scolpito dalla storia, dalla cultura e dalle bellezze naturali. Questi tre elementi caratterizzano Rio de Janeiro, conosciuta in tutto il mondo come la “Cidade Maravilhosa”.

I primi coloni a sbarcare nella zona dell’odierna Rio furono i portoghesi guidati da Gaspar de Lemos e accompagnati da Amerigo Vespucci, che toccarono terra il 1 gennaio 1502. Proprio alla data dello sbarco è legato il nome dell’insediamento, che tradotto significa letteralmente “fiume di gennaio”, in quanto inizialmente i coloni scambiarono la Baia di Guanabara per la foce di un fiume. La città venne fondata, con il nome di Sao Sebastiao do Rio de Janeiro, nel 1565 ai piedi del famoso Pao de Açucar, da parte del portoghese Estacio de Sa. Fino al XVIII secolo la maggior minaccia per la popolazione fu rappresentata dai pirati, soprattutto olandesi e francesi, che imperversavano lungo la costa atlantica brasiliana. Agli inizi del XVIII secolo, grazie alla scoperta dell’oro a Minas Gerais, la città iniziò ad acquistare importanza per la sua posizione strategica, fino a diventare capitale della colonia nel 1763. Nel 1808 con il trasferimento della corte reale di Dom Pedro II, in fuga dalla sete espansionistica di Napoleone, Rio de Janeiro diventò il centro politico, economico e culturale del Brasile e la prima e unica capitale europea al di fuori dell’Europa. L’arrivo della corte portoghese fece di Rio de Janeiro la porta del Brasile sul mondo civilizzato dando inizio a un intenso interscambio con l’Europa e rendendola il centro culturale più effervescente del Brasile, nonostante stesse perdendo il suo potere economico a vantaggio dell’emergente Sao Paulo. Pochi anni dopo, nel 1822, al momento della dichiarazione di indipendenza del Brasile, da capitale del Portogallo la città divenne quella del neo nato stato brasiliano, rimanendo tale fino alla costruzione di Brasilia nel 1960. All’inizio del XX secolo, Rio fu sottoposta a una grande ristrutturazione urbanistica, che spinse la popolazione meno abbiente a rifugiarsi sulle colline circostanti (morros), dando origine alle favelas. 

Rio possiede la maggior area di Mata Atlantica urbana al mondo, protetta dall’ONU come riserva della biosfera. Nel 2012 la città di Rio de Janeiro è stata inserita nella lista dei beni Patrimonio dell'Umanità per la categoria “Paesaggio Culturale Urbano”. L’Unesco ha motivato la scelta sottolineando il suo esuberante ambiente naturale che si fonde con il paesaggio urbano.

Per orientarsi nella sterminata area metropolitana di Rio è prassi diffusa suddividerla in tre macroaree: la Zona Norte, un’area a carattere prevalentemente residenziale ricca di industrie; la Zona Sul, la più celebre, quella delle spiagge frequentata dal ceto medio-borghese; e il centro, situato all’incirca a metà tra le due, all’interno del quale si possono ammirare alcune interessanti testimonianze di carattere storico che raccontano i trascorsi coloniali della città. La maggior parte delle attrattive di interesse turistico si concentra nella zona meridionale, mentre in quella settentrionale spicca la presenza del nuovo stadio Maracanã.

Iniziamo a conoscere la città recandoci al Corcovado. Il motivo per cui Rio viene chiamata “Cidade Maravilhosa” si capisce facilmente guardando il panorama dal Cristo Redentore, che domina la città dal Corcovado e che ne rappresenta il simbolo. La statua, inserita tra le nuove sette meraviglie del mondo, è alta 30 metri, a cui se ne aggiungono 8 di basamento, e dall’alto della collina pare voler abbracciare chiunque vi volga lo sguardo.

Scendiamo verso il centro, per visitare Santa Teresa e Lapa, il quartiere bohemien di Rio, caratteristico per l’eclettismo architettonico delle sue mansões di fine XIX secolo in cui risiedevano le famiglie dell’alta borghesia carioca. Santa Teresa trae il suo nome dal convento carmelitano fondato nel 1975, un tempo era considerata la zona “bene”, ma quando all’inizio del XX secolo i suoi facoltosi abitanti si spostarono nella zona più a sud cadde rovinosamente in declino. Solo intorno agli anni ’60 e ’70, quando molti artisti della zona si insediarono nelle vecchie e affascinanti residenze, iniziò  un processo di rinnovamento che dura fino ad oggi. Lapa, originariamente altra zona residenziale ambita dalla Rio benestante, si trasformò in quartiere a luci rosse nel 1930; ad oggi è uno dei fulcri della vita musicale e notturna della città.

I due quartieri sono collegati dalla famosa Escadaria Selaron, una vera e propria opera d’arte dell’artista cileno Jorge Selaron, che decise di ornare i 215 scalini con mosaici variopinti, specchi e mattonelle provenienti da tutto il mondo.

Rientro in hotel nel tardo pomeriggio. Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione saliamo sul Pan di Zucchero. La collina, affacciata su una penisola protesa da un’estremità della Baia di Guanabara verso l’Atlantico, è alta 396 metri e dal 1913 la cima è raggiungibile grazie alla funivia che conduce a uno dei panorami più suggestivi che Rio possa regalare.

Scendiamo sul lungomare per dare un’occhiata alle celebri spiagge di Copacabana e Ipanema. Pranzo libero. Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto per il volo per Foz do Iguaçu (15.55/18.08, orario soggetto a riconferma). Arrivo e trasferimento all’Hotel Viale Cataratas 4* www.vialehoteis.com.br o similare. Cena e pernottamento.

 

Colazione in hotel. Ci troviamo all’estremo ovest dello Stato di Paraná, sulla frontiera tra Brasile, Paraguay e Argentina.

Questa regione, immersa nella foresta subtropicale e conosciuta come Triplice Frontiera, è un’area attraversata dai fiumi Paranà e Iguazù, che creano il confine naturale fra i tre Paesi. Esattamente al confine ci sono tre città: Ciudad del Este (Paraguay), Puerto Iguazù (Argentina) e Foz do Iguaçu (Brasile).

La parola Iguaçu significa, nell’etimologia tupi-guarani, “acqua grande”. Un nome che si abbina perfettamente alla grandiosità delle cascate dell’Iguazù, una delle meraviglie naturali del pianeta. 275 cascate, alcune delle quali raggiungono i 70 metri di altezza, si riversano in un canyon lungo 3 km, formando un insieme grandioso. Il Parco Nazionale di Iguazù (in realtà sono due, uno istituito sul lato brasiliano e uno sul lato argentino), dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1986, protegge, oltre alle cascate, una vasta area di foresta pluviale ricca di fiori e di piante tropicali endemiche, animali selvaggi, farfalle e numerose specie di uccelli.

Le cascate si devono visitare da entrambi i versanti, sia da quello brasiliano che da quello argentino, in quanto permettono due esperienze sono totalmente diverse. Oggi ci dedichiamo alla visita dal lato brasiliano che richiede meno tempo, ma consente di apprezzarle nel loro insieme e regala i punti panoramici di osservazione più spettacolari. Dall’entrata del parco, in pullman si arriva al sentiero che conduce alle cascate. Da qui si prosegue a piedi lungo un bel percorso, incontrando dapprima le cascate più piccole, fino a raggiungere un belvedere frontale a tutto l’arco della cascata principale, la scenografica Gola del Diavolo. Questa è la cascata più grande del gruppo e dà origine a una gola a forma di ferro di cavallo, con misure di tutto rispetto: profonda 150 metri, si sviluppa per una lunghezza di 700 metri.

Terminata la visita proseguiamo verso la diga di Itaipù. Situata esattamente al confine tra Brasile e Paraguay, la diga è condivisa equamente dai due Paesi ed è un’opera di ingegneria maestosa. La visita è un’esperienza all'interno della più grande centrale di produzione di energia idroelettrica del mondo e permette di comprendere come la costruzione della diga abbia apportato cambiamenti sociali e naturalistici profondi nella regione.

Attraversiamo quindi la frontiera con il Paraguay per dare un’occhiata alla vicina Ciudad del Este. E’ una città relativamente giovane, sorta nel 1957, ed è conosciuta soprattutto come porto franco. Vi si commercia di tutto, in un via vai continuo di attività lecite e meno  e il volume di affari è cresciuto così tanto che è diventata la seconda città del Paraguay per importanza. E Ciudad del Este non fa niente per nascondere questa sua caratteristica che la rende molto ambita per gli amanti dello shopping. Appena passata la frontiera, si è sommersi da bancarelle e negozi che vendono di tutto a prezzi vantaggiosi. Vale la pena venire fin qui e passare qualche ora in questa confusione per respirare l’atmosfera da città di frontiera che la caratterizza e per renderci conto di dove ci troviamo. Nel tardo pomeriggio rientro in hotel a Foz do Iguaçu.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.

 

N.B: l'età minima richiesta per la visita alla diga di Itaipù è 14 anni. Non è consentito calzare infradito, scarpe con tacco alto, indossare shorts; i sandali sono ammessi solo se con suola di gomma e alti alla caviglia.

 

Dopo la colazione partenza per raggiungere le cascate di Iguazù sul lato argentino. Si attraversa un ponte costruito nel 1985 e battezzato Puente President Tancredo Neves, ma familiarmente noto come Ponte della fratellanza.
Le cascate sul lato argentino si trovano a 28 km dalla brasiliana Foz do Iguaçu. Sul ponte, che si trova circa 20 km a valle delle cascate e 2 km a monte della confluenza dei fiumi Iguazú e Parana, si può godere di una bella panoramica del punto di incontro dei tre Stati: Brasile, Argentina e Paraguay.

Il Parco delle Cascate di Iguazù dal lato argentino è decisamente più grande e vi dedicheremo la giornata. Iniziamo a piedi su un sentiero che ci porterà in mezzo alla foresta, dove con un po’ di fortuna potremo ammirare uccelli e pappagalli colorati, scimmie e bellissime farfalle. Arriviamo alla stazione del treno elettrico che ci porterà all’inizio del percorso per ammirare la Gola del Diavolo, questa volta molto più da vicino e dall’alto. Un percorso di 2 km lungo passerelle e il fragore dell’acqua sempre più intenso ci guidano alla scoperta di questo maestoso spettacolo naturale.

Dopo la sosta pranzo in ristorante, potremo dedicarci ad altri due percorsi, il circuito superiore e il circuito inferiore, entrambi molto panoramici.

Nel pomeriggio rientro in hotel. Cena libera e pernottamento.

 

Dopo la colazione partenza  in direzione sud passando nuovamente la frontiera con l’Argentina e seguendo il corso del fiume Paranà. La nostra meta odierna è la missione di San Ignacio Mini.

Nella zona tra Bolivia, Paraguay, Brasile e Argentina, i gesuiti organizzarono, tra il 1609 fino al 1767, anno della loro cacciata dalle colonie spagnole,  dei complessi sistemi di autosostentamento per i villaggi dove radunavano gli indigeni(reducciones) e San Ignacio, nonostante il fatto che siano rimasti quasi solo i perimetri  delle sue costruzioni,  è considerato il migliore esempio giunto fino a noi di quello che era l’insieme del villaggio, con i suoi edifici, la piazza centrale, le abitazioni, i laboratori, la casa dei sacerdoti e il cimitero. Ciò che rimane è stato dichiarato Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’Unesco nel 1983. I gesuiti fondarono una sessantina di reducciones, di cui solo la metà circa ebbe uno sviluppo importante, secondo un modello ispirato al socialismo primitivo o religioso e ricalcando l'organizzazione comunitaria tradizionale indigena, in un clima però di severa disciplina mista a paternalismo.

Dove un tempo si apriva la grande porta, ora si entra  per ripercorrere quegli spazi  che, a seguito dell’abbandono della missione con la cacciata dei gesuiti, non furono più percorsi per oltre un secolo, fino a quando  le rovine di San Ignacio non furono riscoperte a fine ‘800. Ad accogliere i visitatori restano parte degli imponenti muri della facciata della chiesa, decorata con elementi architettonici  e scultorei in quello stile meticcio che univa elementi di ispirazione europea e motivi indigeni: il barocco guaranì. La chiesa è l’edificio più importante della missione e si affaccia sulla piazza, fiancheggiata dai laboratori, la cucina, le scuole, le abitazioni dei religiosi e il cimitero. Nel 1733 gli alloggi per gli indigeni arrivarono a ospitare fino a 4000 persone.

Nelle missioni si creò una sorta di scambio interetnico dove l'uomo bianco religioso insegnò la propria esperienza di vita e sociale all'uomo autoctono che in cambio gli donò i segreti della terra, da sempre unico e importante patrimonio su cui basava la propria sopravvivenza. La storia della straordinaria esperienza delle missioni gesuitiche è fatta di idealismo e di calcolo politico, di dedizione e di imposizioni, di incredibili risultati artistici, grazie alla naturale propensione degli indigeni per la musica, la pittura e la scultura e di terribili violenze e stermini ad opera delle bande di cacciatori di schiavi, con la complicità di proprietari terrieri e autorità politiche che mal sopportavano il crescere dell’influenza gesuitica.

Una storia tragica e a volte incredibile, come quando gli indigeni ormai pacifici e non più abituati alla guerra, armati e guidati dagli stessi padri gesuiti resistettero con successo agli attacchi dei bandeirantes, che tra il 1628 e il 1631 avevano razziato e ucciso 60000 indigeni. Fu a partire da questi attacchi che le missioni più esposte vennero abbandonate e gli insediamenti spostati verso l’interno della provincia di Misiones.  I gesuiti organizzarono un esercito di 4000 indigeni che si batterono ripetutamente contro i brasiliani fino allo scontro  decisivo, la battaglia di Mbororé, nel 1640. Le conseguenze di questa vittoria  furono il consolidamento delle riduzioni gesuitiche e il freno all'avanzata portoghese nei territori della Corona spagnola.  Aumentò così l'autonomia delle missioni, che prosperarono ancora per più di un secolo. Un’autonomia, però, che  fornì anche il pretesto per l'espulsione dei gesuiti dall’America Latina e la fine dell’utopia.

Al termine della visita proseguimento verso Posadas, che si raggiunge in poco più di un’ora. Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento all’Hotel Julio Cesar 4* www.hoteljuliocesar.com o similare.

 

Dopo la colazione, nuovo passaggio di confine, questa volta verso Encarnacion, in Paraguay, percorrendo il ponte stradale e ferroviario che attraversa il fiume Paranà e risalendone il corso per andare a visitare le missioni di La Santísima Trinidad de Paraná e di Jesus de Tavarangue, entrambe tutelate dall’Unesco.

La Santísima Trinidad de Paraná, tra le ultime fondate dai religiosi nel 1706 e abbandonata dopo una sessantina di anni, ha resistito bene al passare del tempo. A detta dei viaggiatori di quel periodo, la chiesa di Trinidad era la più bella e la più grande di tutte le missioni. Ancora oggi, varcandone la soglia, si è colpiti dalle splendide decorazioni in pietra sopra l’altare e dai fregi e dalle sculture che adornano le porte che conducono alle sagrestie.

Un po' peggio è andata alla missione Jesus de Tavarangue, dove però sono rimaste in piedi le pareti della grande chiesa, lunga 70 metri e larga 24. Manca il tetto, mai costruito, perché i gesuiti furono espulsi. La chiesa era diversa da tutte le altre, in quanto edificata in stile moresco. Nel pomeriggio rientro in albergo a Posadas per il pernottamento. Pranzo e cena in ristorante.

 

Partenza di mattina presto per ritornare a Foz do Iguaçu, dove ci imbarchiamo sull’aereo alla volta di Campo Grande via San Paolo (partenza alle ore 14.00 con arrivo alle 15.45 a San Paolo e connessione con il volo in partenza alle 17.50 che arriva a destinazione alle 18.36; orari soggetti a riconferma). Pranzo libero.

Arrivo e sistemazione all’Hotel Deville Premium 4* www.deville.com.br/hotel/deville-prime-campo-grande o similare. Cena e pernottamento.

 

Campo Grande è la capitale dello stato di Mato Grosso del Sud ed è la porta d’accesso alla splendida regione del Pantanal, un ecosistema unico al mondo. 230.000 chilometri quadrati che formano la più vasta pianura alluvionale al mondo, la più ampia superficie umida del pianeta. Il bacino fluviale, composto dai fiumi Paraguai, Cuiaba, Piriqui e  San Lorenzo, oltre a migliaia di canali collegati tra loro, rappresenta un vero paradiso ecologico, dove si concentra una fauna ricchissima.

Nel Pantanal le acque regolano il ritmo della vita di uomini e animali. La stagione delle piogge va normalmente da dicembre ad aprile, ma la pianura rimane inondata fino a maggio, poi le acque iniziano ad abbassarsi. Il Pantanal ospita circa 650 specie di uccelli, 300 specie di pesci, fino a 190 specie di mammiferi e 170 specie di rettili. Tra questi figurano l’anaconda gigante, il giaguaro, il puma, il formichiere gigante, l’ara giacinto, la lontra gigante…

Arrivo e sistemazione presso la Pousada San Francisco www.fazendasanfrancisco.tur.br. Pranzo. Nel pomeriggio inizio delle attività dedicate all’osservazione della fauna e della flora di questo straordinario e unico ecosistema. Pensione completa. Pernottamento in pousada.

 

Giornata dedicata al proseguimento delle attività, come cavalcate, birdwatching, osservazione di vari tipi di animali, passeggiate lungo i vari fiumi, tentativi di osservare il giaguaro, escursioni notturne…

Pensione completa e pernottamento in pousada.

 

Mattinata dedicata alle ultime attività nel Pantanal.

Dopo il pranzo partenza per Corumbà. Arrivo e sistemazione all’Hotel Nacional 3* http://hnacional.com.br. Tempo a disposizione, cena in ristorante e pernottamento.

 

Colazione e partenza per il confine boliviano a Puerto Quijarro per l’espletamento delle formalità di passaggio della frontiera, che possono richiedere tempi abbastanza lunghi.

Dopo il pranzo saliamo a bordo dell’Expreso Oriental, meglio conosciuto come il Tren de la Muerte. Pare che il nome derivi dal fatto che una volta veniva usato per trasportare persone ammalate di febbre gialla, che spesso perivano durante il viaggio. Il treno scorre lento nell’oriente boliviano e giunge a San José Ciquito verso le 11 di sera. Cena libera.

Arrivo e sistemazione all’Hotel Villa Ciquitana 3* www.villachiquitana.com o similare per il pernottamento.

 

A San José iniziamo il nostro percorso nelle missioni gesuitiche di Ciquitos.

La struttura delle antiche missioni è ancora ben riconoscibile nella pianta degli attuali villaggi: una grande piazza quadrata con la croce al centro fra quattro palme; su un lato la chiesa con il collegio e la casa dei padri gesuiti, gli edifici pubblici, il cimitero, gli orti e i laboratori; sugli altri lati i magazzini e le abitazioni indigene. Le chiese, costruite da abili artigiani locali sotto la direzione dei gesuiti, sono un esempio originale di fusione fra stile barocco centroeuropeo e creatività indigena. Le chiese di San José, Santa Ana, San Miguel, San Rafael, Concepcion e San Javier, dopo un lungo periodo d'abbandono sono state oggetto, dagli anni '70, di un lungo lavoro di restauro. A differenza di quelle costruite nel secolo precedente in Paraguay, Argentina e Brasile e di cui rimangono solo rovine, le missioni gesuitiche di Ciquitos, dopo 300 anni dalla loro fondazione, sono luoghi vivi e aperti al culto, il cuore pulsante delle comunità chiquitane, a loro volta paesi ricchi di cultura, folclore e artigianato. Nel 1990 sono state proclamate Patrimonio Culturale dell'Umanità dall'Unesco.

Visitiamo la chiesa, il museo, la piazza principale e i dintorni. La chiesa originale in legno di San Josè fu sostituita nel 1748 dall'attuale, un complesso in pietra formato da quattro edifici principali allineati lungo un intero lato della piazza.

Nel pomeriggio visita ai resti di Santa Cruz la Vieja, l’iniziale insediamento dove fu fondata l’attuale Santa Cruz de la Sierra. La città, sorta qualche chilometro a sud dell’odierna San José, nel 1592, dopo varie lotte con gli indigeni, fu spostata nella posizione attuale, sulle rive del fiume Pirai.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione partenza verso San Ignacio de Velasco. Durante il percorso avremo occasione di fermarci lungo la strada a San Rafael e San Miguel, paesini sorti intorno ad altrettante missioni, ancora funzionanti.

Il paesaggio che attraversiamo è tipicamente tropicale (siamo a 450 metri di altitudine): palmeti, bananeti e grandi coltivazioni intensive che si intercalano a vaste radure dove pascolano le grandi mandrie di bovini che vengono allevate nelle fattorie della zona.

Dell'antica chiesa di San Ignacio, purtroppo demolita negli anni '50, sono rimasti solo l'altare e alcune colonne. La sostituisce una nuova struttura nel medesimo stile, ma senza la grazia e la semplice bellezza dell'edificio originario.

Pensione completa. Pernottamento all’Hotel La Mision www.hotel-lamision.com 4* o similare.

 

Ripresa la strada sterrata, dopo 175 km da San Ignacio si arriva a Concepcion, dove sorge la missione più grande, appesantita dal restauro eccessivo.

Visita della Cattedrale, costruita interamente in legno e fondata nel 1752 da padre Martin Schmidt, prete svizzero che fu il fondatore non solo di altre missioni ma anche di una scuola musicale e di un laboratorio per la realizzazione di strumenti musicali. Alle spalle della chiesa si trova un laboratorio artigianale, dove vengono progettati i restauri di tutte le missioni, e il Museo Misional, dove sono conservati pregiati pezzi restaurati risalenti al periodo coloniale e dove si può ripercorrere la storia delle riduzioni.

La musica era un linguaggio privilegiato di comunicazione tra gesuiti e indigeni, tanto che i biografi dell'epoca chiamavano questi villaggi "la nazione musicale dei gesuiti". Erano rimaste molte testimonianze di questa splendida fioritura musicale, di come veniva eseguita, degli strumenti utilizzati e fabbricati dagli stessi indigeni guaranì, ma non era mai stata ritrovata alcuna partitura fino a quando, nel 1972, un gesuita svizzero, architetto, che si stava dedicando al restauro della chiesa di San Rafael, scoprì migliaia e migliaia di partiture e decine di strumenti musicali, molti dei quali costruiti dalle comunità indigene chiquitane, tra cui una tromba di quasi due metri di lunghezza. Oggi, in questi luoghi funzionano scuole di musica e laboratori di liuteria e dal 1996, ogni due anni, viene organizzato il Festival Internazionale di Musica Barocca e Rinascimentale, un’occasione straordinaria in cui nelle missioni riprende vita quella tradizione musicale che le ha plasmate e che si continua a tramandare nelle comunità. Pranzo e cena in ristorante. Sistemazione all’Hotel Ciquitos 3* www.hotelciquitos.com per il pernottamento.

 

Lasciamo Concepcion verso Santa Cruz de la Sierra. Dopo una sessantina di chilometri sosta alla missione di San Javier. Fondata nel 1691 sempre da padre Martin Schmidt, è la più antica tra le missioni gesuitiche della Bolivia. Bellissimi affreschi, colonne lavorate in legno massiccio e altari decorati con lamine d’oro, ancora una volta testimoniano il risultato del sincretismo spirituale e religioso tra il cattolicesimo e i costumi pagani degli indios dell’epoca. Pranzo e proseguimento verso l’aeroporto di Santa Cruz de la Sierra, da cui prendiamo il volo di rientro in Italia. Cena libera e pernottamento a bordo.

 

Arrivo a Madrid e proseguimento per Milano Malpensa.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

I voli per questa partenza sono programmati con Iberia. Sottolineiamo che mentre la partenza è prevista da MILANO LINATE, il ritorno è previsto a MILANO MALPENSA in quanto offre la connessione migliore.Ovunque sono previsti hotel 3/4*, a volte semplici (lo standard qualitativo normalmente è un po’ più basso di quello europeo). Si tratta comunque di sistemazioni confortevoli sempre dotate di camere con  servizi privati e il necessario per offrire un soggiorno piacevole.Il viaggio prevede - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Un viaggio che ripercorre, a grandi linee, la doppia avventura raccontata da Paolo Brovelli nel libro "In viaggio con l'Infame"
  • Il viaggio è proposto solo da Kel 12 e si svolge in compagnia dell'autore del libro

 

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