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IRIAN JAYA: RITORNO AL PASSATO

INDONESIA

icona orologio 24 GIORNI
minimo 6 massimo 14 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

In volo sulle meravigliose montagne ricoperte di fitta vegetazione.... Una spedizione alla scoperta di alcune delle numerose etnie che abitano questo incredibile paese, in canoa e a piedi tra gli acquitrini della pianura alla ricerca degli ultimi Korowai che vivono nelle case sugli alberi e a piedi tra gli altopiani della Valle di Baliem per incontrare le popolazioni dei Dani e degli Yali. Una spedizione che ci porterà a stretto contatto con alcuni dei numerosissimi gruppi tribali - continua -

A PARTIRE DA: 7.600 €


ITINERARIO

In serata, partenza per Jakarta. Pasti e pernottamento a bordo.

 

Arrivo a Jakarta in serata e trasferimento in hotel. Pasti liberi.

 

 

Partenza la mattina presto per Jayapura. Al nostro arrivo, trasferimento in hotel.

Pasti liberi.

 

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto e volo per Wamena. Raggiungiamo in macchina il villaggio di Sogokmo, dove incontreremo il nostro cuoco e i portatori con i quali a piedi ci dirigeremo verso il villaggio di Wuserem. Attraverseremo i piccoli orti dell’etnia Dani, piccoli villaggi, colline, fiumi e foreste. Dopo circa 7/8 ore si arriva a destinazione. Il villaggio sorge in cima ad una collina vicino al fiume Baliem.

Arrivo nel tardo pomeriggio e sistemazione presso la casa del maestro.

Pensione completa.

 

Dopo la colazione, partenza a piedi lungo un sentiero che sale leggermente per circa trenta minuti, dopo i quali il percorso diventa piano, fino a raggiungere il villaggio di Pukam, dove faremo la prima visita. Attraverseremo foresta e giardini, prima di arrivare al villaggio che si trova proprio ai confini della foresta. Dopo la visita ripartiamo, lungo un sentiero relativamente piatto, con qualche discesa fino al villaggio di Wet. Sia Pukam che Wet sono abitati da popolazioni Dani e Yali, alcuni dei quali si sono sposati tra loro. I Dani calcolati in numero di circa 230.000, sono la popolazione più numerosa del West Papua. Comprendenti vari gruppi locali, sono suddivisi in Dani della Valle di Baliem e dintorni e Dani occidentali o Lani. Un mito dani delle origini narra che quando gli uomini uscirono dalle profondità della caverna di Huwam, situata nella parte sud-orientale della valle, gli spiriti li precedettero indicando loro la direzione da seguire verso occidente. Sono uomini di buona costituzione fisica, con colore della pelle che varia dal marrone chiaro al quasi nero. Usano cospargersi il corpo e i capelli di grasso di maiale e fuliggine. Oltre a collari e pendenti di denti di maiale e di conchiglie, zanne di maiale infilate nel naso, cinture e bracciali vegetali, cuffie e copricapi di fibre o di pelliccia e ornamenti di piume, gli uomini indossano l’holim, l’astuccio penico, ricavato da una zucchina coltivata, trattenuto con una cordicella allo scroto e con un’altra alla vita. Sembrerebbe un simbolo di fertilità a prima vista, ma se si tengono in considerazione i lunghi periodi di astinenza sessuale che si impongono per il controllo delle nascite è probabile che sia piuttosto un segno visibile di controllo sociale e restrizione della sessualità, una specie di “contraccettivo” simbolico. L’abbigliamento tradizionale delle donne dani consiste in gonnellini d’erba per le nubili, di gonne di fibre intrecciate e colorate per le sposate e in caratteristiche reti di corda che dalla fronte pendono dietro le spalle. Per lutto o altri scopi rituali, uomini e donne si cospargono il corpo di fango biancastro o praticano diversi tipi di pitture corporali con disegni di significato simbolico. I villaggi dani sono formati da due o tre recinti di pali, assi e rami spinosi che includono una ‘casa degli uomini’, una cucina comune, un certo numero di case famigliari o delle donne e tanti porcili quanti sono i proprietari dei maiali allevati. La patata dolce costituisce, come presso altre popolazioni dell’altopiano, circa il 90% della loro alimentazione. I Dani ne conoscono oltre 70 varietà, anche se ne coltivano per lo più quattro o cinque, in campi rettangolari, circondati da canali di drenaggio delle acque fluviali, con un sapiente sistema d’irrigazione.

Gli Yali, circa 30.000, vivono generalmente sulle montagne a est della Grande Valle del Baliem, dove costruiscono i villaggi a un’altitudine compresa tra 700 e 2200 metri. Come i Dani e altri popoli delle montagne della Nuova Guinea, gli Yali sono orticoltori e allevatori di maiali grigi. Con la tecnica del debbio coltivano patate dolci, taro, igname, canna da zucchero, banane, miglio, cetrioli e pandàni. Oltre al cane, tenuto come animale da guardia e da compagnia e usato anche per la caccia, il maiale è l’unico altro animale domestico allevato con cura, usato non solo come risorsa alimentare, ma anche come merce di scambio. I villaggi Yali possono ospitare da 70 a 250-300 persone. Sono formati da due dozzine a un centinaio di capanne circolari con pareti di assi conficcate verticalmente nel suolo e tetto conico, sostenuto da quattro pali centrali. L’interno è diviso in due locali: tanto il pianoterra, costruito a circa un metro e mezzo dal suolo, quanto il piano superiore per dormire, cui si accede per mezzo di una botola, ospitano un focolare di fango secco.

Pensione completa e pernottamento in casa locale.

 

Dopo la colazione, preparata dal nostro cuoco, partiamo alla volta di Lilibel. Si sale per una mezz’ora e poi si prosegue lungo un sentiero piano fino al villaggio di Lilibel che si trova in una posizione elevata di questo altopiano piatto. Ci vogliono circa 4 ore e mezzo per raggiungerlo, attraversando coltivazioni di patate dolci e piccole foreste. Pranzo a Lilibel. Dopo il pranzo, con calma, lungo un sentiero in gran parte in discesa e in circa un’ora di cammino, arriviamo al villaggio di Soba 1 dopo aver attraversato due piccoli fiumi.

Il secondo giorno, ritorniamo sui nostri passi fino a raggiungere il villaggio di Pukam.

Pensione completa e pernottamento in una casa locale.

 

Dopo la colazione, cominciamo il nostro trekking che oggi prevede un’ora di salita e poi tre ore e mezzo di discesa fino al villaggio di Wesagalep dove ci fermeremo per il pranzo. Da qui, un’altra discesa di circa un’ora fino a raggiungere un fiume. Attraverseremo un ponte sospeso che lo attraversa e dopo altre due ore di facile salita, arriviamo finalmente al villaggio di Wamarek. Siamo sempre nella Valle di Baliem che è rimasta isolata per secoli anche dopo la scoperta delle coste della Nuova Guinea nel 1511 e la presa di possesso della parte occidentale dell'isola da parte degli olandesi, annunciata nel 1826 e attuata solo a partire dal 1883; fino al 1910, tuttavia, questi ultimi si limitarono a fondare avamposti sulla costa. Alla fine del 1909 l'esploratore Hendrikus Albertus Lorentz, impegnato nella spedizione che sarebbe terminata con la prima ascensione al Puncak Trikora (allora chiamato “Monte Wilhelmina”), rimase ai margini meridionali della valle, stabilendo il primo contatto con alcune tribù Dani. Negli anni successivi altri esploratori, interessati per lo più a raggiungere le cime montuose, ebbero altri sporadici contatti; le spedizioni tuttavia si mantennero sempre ai margini della valle.

Nel giugno del 1938 l'esploratore statunitense Richard Archbold, durante un volo d'esplorazione nella zona, scoprì l'esistenza della valle del Baliem; accampatosi nelle vicinanze, inviò due distinte pattuglie che si incontrarono al centro della valle, dove furono successivamente installati alcuni campi. Nel 1945 un aereo militare americano precipitò nella valle, chiamata a quel tempo dai piloti Shangri-La perché vista dall'alto sembrava loro l'omonima terra mitica; i tre sopravvissuti allo schianto, riusciti a rifugiarsi presso i Dani, furono recuperati due mesi dopo da una missione di soccorso.

Dopo la seconda guerra mondiale cominciarono ad arrivare nella valle i primi missionari; lo stesso governo coloniale olandese, nel 1956, stabilì un posto di polizia a Wamena. Quando il governo indonesiano subentrò a quello olandese, nel 1962, i Dani cominciarono a manifestare spinte indipendentiste; la situazione ha portato a numerose rivolte, soffocate duramente. Lo sviluppo del turismo, cominciato a partire dagli anni 1980 e trainato dalla possibilità di incontrare una delle ultime società tradizionali rimaste nel Pianeta. Pensione completa e pernottamento in case locali o tenda mobile.

 

 

Ultimo giorno di trekking per ritornare a Wamena, nostro punto di partenza. Attraverso il villaggio di Hesegem, giungiamo a Sogokmo, dove incontreremo le macchine che ci riporteranno a Wamena. Quando i missionari cominciarono ad arrivare nella Valle di Baliem, fu necessario costruire un aeroporto per far arrivare i rifornimenti e questa è la ragione per la quale fu fondato il villaggio di Wamena. Oggi, è una città che consente ai Papua di avere un contatto con il resto del mondo. La strada che unisce la Valle di Baliem alla cosa non è ancora stata costruita e Wamena e il suo aeroporto sono diventati l’unica possibilità per far arrivare forniture e per mantenere l’area in contatto con il resto del mondo. Tutte e auto, i macchinari da costruzione e la benzina arrivano a Wamena per via aerea – con gli Hercules quando si tratta di cose grandi o con gli aerei della compagnia Trigana o Wings per trasportare le persone. Wamena è anche il più importante centro economico dell’area e il luogo dove gli aborigeni, provenienti dalle diverse tribù si incontrano per commerciare l’uno con l’altro. In molti casi devono camminare per una settimana per raggiungerla.

Cena libera e pernottamento in guesthouse.

 

Nota Bene. Nonostante l’hotel migliore a Wamena sia il Pilamo Hotel, abbiamo preferito non sceglierlo, in quanto è quasi sempre requisito dalle Autorità e non vorremmo trovarci nelle condizioni di non avere un posto dove pernottare.

 

È importante tenere presente che, data la scarsa offerta di strutture ricettive a Wamena e in considerazione del fatto che trascorreremo alcune notti in quella città durante il Festival Dani della Valle di Baliem, LE CAMERE SINGOLE NON POSSONO ESSERE GARANTITE.

 

 

Due giornate dedicate alla partecipazione al Festival della Valle di Baliem. Questo Festival è un’occasione per le diverse etnie che abitano gli altopiani di Wamena e la Valle di Baliem, come i Dani, i Lani e gli Yali, per incontrarsi e celebrare la loro festa annuale. Quest’anno il festival si terrà nel distretto di Jayawijaya. Situata nel mezzo delle montagne omonime sul lato Indonesiano dell’isola della Nuova Guinea, Baliem è un’impressionante valle verde che è stata a lungo nascosta e isolata. Il momento culminante del Festival sono le finte battaglie tribali che si tengono per mantenere l’agilità e la preparazione fisica degli uomini per la difesa dei loro villaggi. Per preparare queste battaglie, gli organizzatori preparano un’arena di 400 m per 250 m che vedrà la partecipazione di 500-1000 guerrieri e danzatori. Queste battaglie sono accompagnate dalla musica tradizionale papuana, Pikon. Il Pikon è uno strumento musicale fatto con la corteccia del legno che produce dei suoni soffiandoci dentro. Questi suoni producono una musica dall’effetto calmante e riuscire a suonare tale strumento richiede delle abilità particolari. Oltre alle battaglie simulate ci sarà l’occasione anche di assistere anche ad altri avvenimenti, come la cottura del maiale e delle verdure sottoterra e di capire in modo più approfondito la cultura delle singole etnie che abitano la Valle.

Lunch box. Cene libere e pernottamento in guesthouse.

 

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto per il volo per Dekai, una piccola cittadina ad ovest di Wamena. Ci vogliono circa 30 minuti di volo per raggiungerla. La città si è sviluppata maggiormente dopo la recente politica d’autonomia adottata in Papua. L’area è abitata dall’etnia Manimo che sono oggi abbastanza civilizzati.

Pranzo libero, cena e pernottamento in un piccolo e semplice hotel.

 

Dopo colazione, trasferimento in motocicletta, lungo una strada sterrata che in

circa un’ora ci condurrà al piccolo porto tradizionale di Lokbon. Da qui, navigheremo verso sud, lungo il fiume Braza, uno dei corsi d'acqua più grandi che scorrono verso sud e che si unisce ad altri fiumi dell’area Asmat. Durante il nostro tragitto in barca ammireremo la folta vegetazione della foresta e incroceremo altre imbarcazioni. Lungo il fiume ci fermeremo in alcuni villaggi dell’etnia Citak Mitak. Questa tribù costruisce le case lungo le rive del fiume e sono abitazioni di legno con il tetto di foglie. Negli anni ’80, queste popolazioni non indossavano vestiti, ma un accesso facilitato ai loro villaggi, ha portato a un cambiamento nel loro modo di vestire. Oggigiorno, indossano dei calzoncini e molto spesso sono a torso nudo. I Citak sono in tutto circa 8000, ma solo una parte di loro è insediata lungo l’alto corso del fiume Braza e in zone limitrofa. La maggior parte di loro sono ancora cacciatori e raccoglitori. Tra i Citak l’ingresso al “villaggio” è generalmente protetto dalla “casa degli uomini” (Jal), una costruzione meno elevata delle altre per permettere maggiore mobilità e velocità di reazione in caso di attacco. All’interno, tra le pareti di legno e il tetto coperto di foglie di palma nipa, sono ricavati due settori, uno per gli uomini e l’altro per le donne, con annessa una specie di veranda. Sul pavimento, coperto con cortecce battute e stuoie, che costituiscono rudimentali giacigli, sono ricavati due o più focolari di fango secco, in grado di isolare la brace e le fiamme dal pavimento altamente infiammabile. Nelle “case degli uomini”, sulle travi, annerite dal fumo e tra le fessure delle pareti di assi e frasche, sono posti archi, frecce, pugnali d’osso di casuario, mandibole di maiale, altri trofei di caccia e bellissimi scudi decorati (ormai, però, destinati a scomparire). Gli oggetti di proprietà dei vari nuclei familiari sono conservati nella stanza delle donne. Le foglie di tabacco sono fatte seccare sul focolare per poi essere fumate in lunghe pipe decorate di canna. L’alimentazione basilare è costituita dal sago e integrata dalla carne di alcuni animali (maiale, casuario...) e dai prodotti della pesca. Cani e maiali che vivono nel villaggio sono nutriti con lo stesso cibo degli uomini. Dopo il tramonto, uomini e donne fanno ritorno alle loro abitazioni per preparare il cibo separatamente e cenare. Conservano l’acqua in lunghi contenitori di bambù, da cui la bevono senza

farla bollire. Sempre navigando raggiungiamo il villaggio di Mabu, la “casa” dei moderni Korowai. A Mabu organizzeremo lo staff di portatori che ci accompagnerà nel nostro trekking attraverso la zona acquitrinosa. Pensione completa e pernottamento in tenda.

 

 

Dopo colazione, comincia il nostro trekking nella regione Korowai. Dopo aver incontrato i nostri portatori, ci inoltriamo in un’area paludosa, attraversiamo fiumi, fitte foreste di sago e dopo circa otto ore di cammino raggiungiamo Yamu, il primo villaggio dei Stone Korowai, dove vivono due famiglie in una casa alta.

Pensione completa e pernottamento in tenda.

 

Giornate dedicate alla scoperta della regione dei Stone Korowai. Faremo delle camminate attraverso la regione dei Korowai per osservare il modo in cui vivono. Le loro abitazioni, tra i rami delle piante, chiamate in indonesiano rumah-tinggi (case-alte) generalmente ospitano da uno a cinque gruppi familiari: sono costruite a un’altezza dal suolo che può variare da 6 a 20 metri soprattutto per difendere gli occupanti dai frequenti allagamenti, dagli spiriti maligni e nel passato anche dai nemici. Per costruire una di queste abitazioni, le etnie seminomadi del West Papua adottano due diverse tecniche: la prima consiste nel disporre la piattaforma di base sulla biforcazione dei rami di un solo grande albero, completando al di sopra la struttura portante dell’abitazione; la seconda nell’ancorarne la base a uno o più alberi vicini, privati delle fronde, col supporto di pali di sostegno piantati nel terreno. Per salirvi i Korowai utilizzano pali a tacche. Avremo la possibilità di approfondire la nostra conoscenza della cultura Korowai. Assisteremo alle loro attività quotidiane come l’abbattimento delle palme del sago e il processo attraverso il quale si ricava la farina di questa palma che costituisce l’alimento di base della maggior parte delle popolazioni del bassopiano. Come tra gli Asmat, tra questi semi-nomadi il sago è fonte sacra della vita. La “festa delle larve del sago” (larve di grossi coleotteri), celebrata con alcune variazioni presso le diverse etnie della regione, rappresenta il più importante avvenimento sociale e religioso. La palma del sago è “l’albero della vita”, la “madre” che genera i “figli” (le larve). I Korowai sono un’etnia nomade che vive spostandosi da un luogo all’altro circa ogni tre anni. I Korowai sono anche dei grandi cacciatori e difficilmente i maiali

selvatici, i Cus-Cus (marsupiale presente in tutta l’isola) e uccelli riescono a fuggire alla loro caccia. Oltre ad alcuni ornamenti auricolari, nasali e crinali, le donne indossano un semplice gonnellino vegetale. Se si escludono gli ornamenti usati in occasioni cerimoniali, gli uomini sono completamente nudi: portano solo una piccola foglia verde arrotolata attorno al pene. Oltre ad alcuni ornamenti auricolari, nasali e crinali, le donne indossano un semplice gonnellino vegetale. Uomini e donne infilano nelle narici lunghi aculei scuri, ricavati dalle appendici cornee delle ali del casuario, mentre i Korowai indossano cinti di rotang, collari di denti di maiale e di cauri e inseriscono nel naso e negli orecchi sottili e grossi anelli di materiale corneo. L’ultimo giorno raggiungiamo il villaggio di Sahufanof Lama.

Pensione completa e pernottamento in tenda igloo.

 

Dal villaggio di Sahufanof Lama, ritorniamo alla “civiltà”. In circa 3/4 ore raggiungiamo il villaggio di Baigon che i Korowai considerano moderno. Questo villaggio si trova sulla riva del fiume Siretz e raggruppa circa 18 case, non più costruite sugli alberi come quelle tradizionali. I Korowai che abitano questo villaggio coltivano la terra lungo le rive del fiume. Banane, canna da zucchero e cassava crescono bene in quest’area. Tuttavia, quando sono liberi dal lavoro nei campi, i Korowai si dedicano ancora alla raccolta e alla pesca. Pensione completa e pernottamento in campo tendato mobile.

 

 

Oggi ci rilassiamo, il nostro trekking è finito. Con una barca risalendo i fiumi Sirez e Braza, raggiungiamo Lokbon. Durante la stagione secca, il viaggio in barca può allungarsi. Bisogna infatti prestare molta attenzione rami e alberi che galleggiano nell’acqua e alcune volte potrà esserci bisogno di aiutare i barcaioli quando l’acqua del fiume è bassa. Da Lokbon con una macchina, raggiungiamo il Dekai. Pensione completa e pernottamento in un semplice hotel.

 

Dopo la colazione, ritorno alla civiltà! Trasferimento nel piccolo aeroporto e volo per Jayapura nel primo pomeriggio. Resto della giornata a disposizione per relax.

Pasti liberi e pernottamento all’Hotel.

 

Dopo la colazione, trasferimento in macchina al piccolo porticciolo di Depapre dal quale con delle barche dotate di bilanciere raggiungeremo la meravigliosa spiaggia di Susuna. Nei pressi vivono alcune comunità di pescatori taneh mera che ci consentiranno di montare il nostro campo sulla loro spiaggia altrimenti deserta. Resto della giornata dedicato al relax. Campo sulla spiaggia. Un’altra mezza giornata da passare in questa spiaggia selvaggia e dopo il pranzo, trasferimento in barca al porto di Depapre, da dove le macchine ci porteranno all’hotel Aston Jayapura. Pensione completa e pernottamento in campo tendato mobile (tenda igloo) il primo giorno e cena libera il secondo giorno e pernottamento in hotel.

 

 

Trasferimento in aeroporto in tempo utile per le operazioni d’imbarco del volo per Jakarta. Proseguimento per Milano Malpensa via Dubai. Pasti e pernottamento a bordo.

 

L’arrivo a Milano Malpensa è previsto in mattinata.


 

 

 

  1. Villaggio Yali 2. La preparazione del sago dei Koroway 3. Il forno dei Dani

Foto di Antonio Cereda

 

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida e/o accompagnatore sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo. Una vera e propria spedizione adatta a viaggiatori motivati e spinti dalla curiosità di conoscere e scoprire popolazioni che ancora vivono seguendo i ritmi della natura. Queste spedizioni hanno luogo in una delle aree più remote del mondo dove è particolarmente difficile organizzare dei viaggi. È richiesto UN EELVATO - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

Una vera e propria spedizione che Kel 12 propone da almeno quindici anni, scegliendo con cura i luoghi da visitare e le popolazioni da incontrare affinchè l'esperienza diventi indimenticabile. Viaggio accompagnato da un Esperto Kel 12, antropologo e profondo conoscitore delle popolazioni.

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