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LA DANCALIA, IL TIGRAY E LA CITTA’ BIANCA DI HARAR

ETIOPIA

icona orologio 13 GIORNI
minimo 10 massimo 14 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   26  dicembre    al   7  gennaio  
  • 2019

  • Dal   2  febbraio    al   14  febbraio  

Il lago surreale di Dallol, le carovane della piana del sale, l’impressionante caldera del vulcano Erta Ale. E ancora: le capanne dell’etnia Afar, la fossa dancala con le sue particolarità geologiche, il sultanato musulmano di Harar con le influenze arabo-yemenite. Un viaggio alla scoperta della Dancalia, una regione inospitale ma straordinariamente affascinante. Per fare trekking nei letti asciutti dei fiumi, veder sfilare asini e cammelli nei canyon, arrampicarsi sulla cima - continua -

A PARTIRE DA: 4.400 €


ITINERARIO

Partenza in serata dall’Italia con il volo notturno Ethiopian Airlines su Addis Abeba, via Roma Fiumicino. Pasti e pernottamento a bordo, arrivo previsto il mattino seguente.

 

Il volo atterra in prima mattinata nella capitale etiope. Dopo l’espletamento delle formalità di ingresso nel Paese ci si trasferisce al settore delle partenze nazionali per la coincidenza con il volo diretto a Makallé.

Da Makallé, capoluogo della regione del Tigray, si comincia il trasferimento verso il territorio delle ambe, in direzione di Adigrat, dove si trovano le chiese rupestri più interessanti. 

Sistemazione in albergo. Pensione completa.

*(a seconda dei viaggi, in relazione alla  definitiva conferma dell' orario del volo da Addis Abeba a Makalle, durante questa giornata  si consumerà il pranzo nella capitale oppure, se possibile,  all' arrivo a Makalle).

 

 

Dedicheremo questa giornata alla visita delle interessantissime chiese dell’ Amba rossa. Si inizia con un’escursione impegnativa , ma senza dubbio unica. Si tratta della salita e della visita alla chiesa rupestre di Abuna Abraha conosciuta  anche col nome di Debre Tsion. La salita lungo il crinale dell’ Amba in cima alla quale è stata scavata la chiesa rupestre è un po’ impegnativa; alcuni  passaggi  sono ripidi e richiedono una certa elasticità. Occorre mettere in conto un’ora e venti minuti di cammino per raggiungere la cima dell’ amba. Il dislivello dalla base alla chiesa è di 200 metri.  Il piano che si allarga sulla montagna  domina tutto il territorio sottostante. L’ interno della chiesa ha una navata centrale e due laterali con diverse colonne e cupole scolpite. I dipinti sono vivaci e hanno bei colori tendenti al verde o al blu .  Dopo la  visita e la discesa continuiamo il nostro giro verso le altre chiese importanti del Gheralta.  Prima di tutto la chiesa di Degum Sellassie, a portata di mano, raggiungibile da tutti,  vista dagli esperti, tra tutte, come l’ opera rupestre  più enigmatica, più curiosa e  più interessante. Degum Sellassie contiene al suo interno una vera e propria cripta e ciò avvallerebbe la teoria secondo la quale  gli scavi rupestri nascano come sepolcri e solo in un secondo momento, con la diffusione del cristianesimo assumano il valore religioso e la forma di chiesa. Termineremo la giornata con la visita  di Abraha Asbeha, una chiesa facile da raggiungere con particolari architettonici e pittorici completamente diversi da ciò che si è incontrato fino ad ora. Dal punto di vista architettonico è interessantissimo l’ innesto del portico, costruito dagli italiani nel 1928 ,alla roccia frontale della  chiesa rupestre. E’ un connubio molto strano: la fusione della linearità dell’ architettura coloniale con la semplicità naturale dello scavo antico nella pietra arenaria. All’ interno l’ arte figurativa è quella in linea con lo stile “Gondariano” dove i colori forti e i contrasti sono parte innovativa nel contesto pittorico etiope.

Al termine di queste visite si proseguirà verso Awzen o Makallé a seconda della disponibilità alberghiera. Sistemazione in hotel, pensione completa. Pranzo pic nic.

 

 

Mattinata dedicata alla visita delle chiese rupestri di Medhane Alem Kesho e Micael Milazenghi. Questa giornata è un passo fondamentale del nostro viaggio: l’altopiano con I suoi terrazzi naturali sprofonda nella depressione dancala e apre lo sguardo su nuovi scenari. Scalino dopo scalino, l’altopiano decade in falesie verticali e scopre la sezione della grande frattura della Rift Valley.  Dalle terre in quota  alle terre basse cambia tutto, cambiano i villaggi, cambia la vegetazione, cambia la gente. Il punto di contatto con il nuovo territorio che andremo a visitare è Birhale a circa 500 metri di quota. Si è scesi di quasi duemila metri dal livello delle terre alte d’Etiopia. Birhale è il primo villaggio di scambio del sale, il punto di scarico della maggior parte delle carovane. Oggi è un centro in via di trasformazione; qui si ottengono i permessi per circolare nelle terre delle popolazioni dancale. Dopo  Birhale la strada diventa pista e finisce di fronte all’ inizio del canyon del fiume Saba. Oltre questo punto, un piccolo villaggio chiamato Melabday,  passano  soltanto carovane di asini e cammelli e uomini a piedi! Campo, pensione completa.

 

La carovaniera, penetrando nel canyon, scende nel cuore della Dancalia , è il  passaggio  secolare del trasporto del sale. Il letto del fiume Saba  è la via naturale per andare e venire dalla piana della depressione   all’ altopiano . Asini e cammelli sfilano avanti e indietro nel canyon . Dedichiamo buona parte della giornata alla camminata lungo il  torrente  che dall’ ultimo scalino dell’altopiano scende verso la piana salata. In verità la pendenza della vallata del torrente è quasi impercettibile. Si cammina per cinque o sei ore, la difficoltà maggiore è la necessità di guadare molto frequentemente  la poca acqua del torrente. Si tratta di circa 15 km di cammino. Talvolta si accompagnano le carovane che discendono veloci, i  cammelli portano carichi leggeri di foraggio che servirà per le fasi di attesa e per il ritorno ,  altre volte si incrociano carovane che risalgono col loro carico di tavolette di sale. Lungo il passaggio carovaniero si incontrano  alcuni nuclei di capanne Afar, gente che vive in zone sollevate lungo il fiume e che assiste dall’ alto all’ incessante marcia  di uomini e animali.

Nel primo pomeriggio si arriva ad Assobole, il villaggio dove finisce la vallata stretta del torrente e dove le auto possono arrivare a recuperarci.

Da Assobole  si prosegue in macchina  fino ad arrivare ad Ahmed Ela, ultimo villaggio dancalo etiope prima della frontiera con l’ Eritrea e luogo dove vivono tutti coloro che sono quotidianamente impegnati nel lavoro di produzione di sale. Ogni mattina all’ alba , operai ed animali lasciano il villaggio per raggiungere i campi di estrazione nella piana salata,  ogni sera rientrano presso le loro famiglie . All’ approssimarsi del tardo pomeriggio lunghe processioni sfilano dalla piana del sale verso il villaggio di Ahmed Ela. Le processioni come lunghe linee  scure dalla piana salata vengono a materializzarsi  avvicinandosi al villaggio: sono processioni di asini rassegnati  al peso dei carichi e sono processioni altalenanti di cammelli. Centinaia di animali ritornano ogni giorno dalla piana del sale, alcune carovane sostano ad Ahmed Ela ed altre proseguono fino ad Assobole dove passano la notte in attesa del mattino per prendere il cammino nel canyon che li porterà a Meladbay e Birhale .

NB: Ahmed Ela è l’ unico posto dove pernottare per intraprendere il giorno seguente le visite della depressione. (E’ richiesto un buon spirito di adattamento per questa notte e la successiva al campo di Ahmed Ela)

Campo, pensione completa.

 

 

Questa giornata si sviluppa proprio nel cuore della Dancalia. Quello che si vede in questa parte di territorio non  lo si può vedere in nessun altro posto del  mondo. Sono luoghi emozionanti, impressionanti, unici.

Verso Est e Nord Est  si estende piatta e bassa la piana del sale. Nelle cartine italiane del Touring  degli anni ’30 tutta quella fascia chiara che si estende longitudinalmente per una lunghezza di circa 100 chilometri e per una larghezza di circa 30 chilometri è chiamata “Piano Salato”. Si è a 100 metri sotto il livello del mare, siamo in un antichissimo braccio del Mar Rosso che movimenti tellurici, rialzando una barriera hanno isolato dal resto del bacino rendendolo come un lago interno che presto evaporando non ha lasciato altro che sale. Gli esperti dicono che vi siano centinaia e centinaia di metri di sale  sotto la superficie. Una enorme massa di sale che respira l’ aria umida proveniente dal mare, che si trova a  poche decine di chilometri di distanza…..ed ecco che l’ acqua affiora dalla superficie….e quando l’ aria secca soffia dall’ altopiano , ecco che l’ acqua di superficie scompare. Questa è la piana salata ed il lago Assale.

Cominciamo la nostra giornata dirigendoci verso settentrione. Sulla pista si incontrano i campi del sale animati da scavatori  al lavoro e  dagli  animali in attesa del carico..  Il sale estratto è sempre e solo quello di superficie. Una volta esaurita una certa area ci si sposta tutti verso una zona nuova e si lavora così in comunità composte da diversi sottogruppi.

La piana del sale, in questo tratto  piuttosto terrosa, conduce ad un leggero rilievo che nasconde la meraviglia di Dallol. Bisogna salire lungo il leggero pendio. Dallol non è uno spazio molto esteso come alcuni servizi fotografici ci portano a credere. Si incontrano salendo le prime formazioni  di sali cristallizzati che hanno creato come campi  di funghi o bacini di fiori di loto dalle leggere venature gialline dei residui sulfurei…..ma bisogna arrivare in cima al pendio ed ecco che lo sguardo raccoglie un insieme di colori impressionante. Nell’ acqua di qualche piccola pozza color blu pastello intenso  affogano coni di incrostazioni gialle, rosse, viola……Lo zolfo, il ferro, il manganese …una tavolozza di colori indescrivibile che non si incontra da nessun’altra parte della terra. La visita di Dallol dura un paio di ore e dopo il catino di colori “surreale” si passa alle cosidette “torri di sale” un insieme di blocchi di sale di decine di metri , come formazioni di rocce arenarie, scavate dall’ acqua che offrono occasioni di scorci fotografici  molto particolari. Una volta che avremo esaurito l’ esplorazione di questi angoli di Dancalia continueremo il nostro viaggio quotidiano verso quello che gli etiopi chiamano “Lago Termale” un bacino d’acqua animato da soffioni  gassosi  dove i sali cristallizzano lasciando strisciate di ruggine sui blocchi cristallini in formazione. Il “Lago Termale” è un altro dei momenti indimenticabili della Dancalia. Gli odori dei gas, il rumore dei soffioni, il colore dell’acqua sono un insieme curioso, ma piuttosto inquietante….E’ come assistere a qualcosa di primordiale, una natura molta intima e segreta della nostra terra,  forze incontenibili  e insospettabili  che si muovono  nelle sue viscere che solo in questi posti riusciamo a guardare ed ascoltare  da vicino. Concluderemo la giornata scendendo un po’ a sud di Dallol  verso il lago Assale. Il sale cristallizza nella piana bianca creando  sulla superficie una serie infinita di ottagoni adiacenti. Qui il sale è puro, il velo d’acqua del lago Assale va e viene a seconda dell’ umidità dell’aria. Raggiungiamo due roccioni isolati nel mezzo della piana. Intorno è solo il “Piano Salato” il cui bianco accecante, quando il vento porta l’ aria umida del mar Rosso, è esaltato  da un leggero velo di acqua riflettente.  Al termine di questa escursione faremo ritorno verso il campo di Ahmed Ela. E’ l’ora del ritorno delle lunghe carovane del sale.

Campo, pensione completa.

 

 

Il nostro viaggio si volge in direzione meridionale. Lasciamo Ahmed Ela ed aggiriamo le terre basse e polverose ai piedi della catena di vulcani. Viaggiamo verso il villaggio di Ksawarat. E’  il nucleo Afar più importante a ridosso dell’ Erta Ale dove ogni volta obbligatoriamente  occorre accordarsi col “capriccioso” capo villaggio per il numero di cammelli, il numero di militari e di guide che accompagneranno la nostra salita sulla cima del vulcano.  Una volta terminate le trattative e presi gli accordi del caso si riprendono le auto e percorrendo un tratto di pista molto lento si raggiunge Dodom, alle pendici dell’ Erta Ale. Saremo pronti a pronti a partire per la camminata di salita a fine pomeriggio. Per coloro che sono avvezzi alle camminate la salita dell’ Erta Ale  è un percorso non difficile , ma per coloro che sono sovrappeso, che non siano abituati a muoversi per sentieri o che non abbiano elasticità fisica il cammino potrebbe rivelarsi molto faticoso.  Normalmente la gente impiega tre ore ( quattro ore al massimo ) per raggiungere la cima del vulcano. Si tratta di circa 500 metri di dislivello sciolti su un tratto di circa 11 km da percorrere a piedi. Il primo tratto è un saliscendi pietroso e la seconda metà è una salita un po’ più impegnativa. Si arriva che ormai è notte. Faremo una prima discesa in nottata nella caldera. E’ difficile usare degli aggettivi per definire l’ Erta Ale, sicuramente, come abbiamo già detto per Dallol , si può dire che non c’è nient’altro di così potente e unico  ed inquietante come il grande pozzo di lava fusa ribollente, mossa da forze sotterranee potentissime,  del vulcano Erta Ale. Le folate di odori solforosi che risalgono dalla lava fusa, le fiamme lunghe che talvolta sprizzano dalle pareti interne e verticali della bocca, il rosso rutilante incendiato che sboccia ed  esplode in bolle enormi di materia fusa …..ancora una volta ci si ritrova ad osservare ipnotizzati la natura più intima della nostra terra ed è come guardare il fuoco,  è qualcosa che supera il pensiero logico e si fonde con le nostre sensazioni più inconsce e antiche. Pernotteremo sull’ Erta Ale protetti dal vento in recinti di muretti  a secco. Pensione completa.

 

NB: L’ Erta Ale è un “vulcano attivo, vero”. Questa espressione non è un semplice modo di dire, significa invece che , come tutte le forze potenti della natura, l’Erta Ale è mutevole ed imprevedibile. Occorre salire in gruppo e avvicinarsi al cratere seguendo le direttive del Tour Leader senza agire in maniera autonoma.

Con il primo crepuscolo siamo già pronti a ridiscendere nella caldera, la bocca del vulcano con la luce del giorno da altre immagini fotografiche , altre sensazioni e vale la pena vederla anche con la luce del giorno.

Una volta terminata l’ escursione si intraprende la discesa per ritornare a Dodom dove ci attendono le auto.

Verso la fine della mattinata si riparte sulla pista lenta ai piedi del vulcano Ale Bu e si imbocca la pista che viaggiando in direzione Sud Est , attraversando aree nerastre di grandi versamenti lavici e zone erbose dove talvolta si scorgono fuggire  gazzelle e struzzi, si arriva , dopo poche ore di viaggio al bordo del lago Afrera, sulle carte italiane denominato “lago Giulietti”. E’ un piccolo bacino dalla forma oblunga collocato in posizione longitudinale con  una lunghezza di circa venti chilometri ed una larghezza massima di circa 7 chilometri. La sponda meridionale del lago è dominata da un montagna vulcanica la cui altezza sfiora  i 1300 metri.  Afrera è un altro punto molto importante per la produzione di sale, ma mentre a ridosso di Dallol il sale viene estratto a lastre dalla superficie della piana, qui ad Afrera il sale viene prodotto nelle saline pompando acqua, fortemente salina , dal lago e lasciandola evaporare. Tutto il bordo del lago è costellato dalle vasche bianche  e dai cumuli di sale prodotto.

Campo, pensione completa.

 

 

Dal lago Afrera comincia la strada asfaltata. Il passaggio che stiamo per intraprendere in questa giornata è un  lungo  percorso  che ci permetterà di raggiungere , passando attraverso quelle che sono terre ormai periferiche della Dancalia , la zona di Awash, posto della prima stazione ferroviaria del treno lentissimo che partendo dalla capitale etiope permetteva di raggiungere il territorio di Gibuti.

La strada che percorreremo si innesta a Semera nell’ arteria camionabile  che permette allo Stato etiope di raggiungere i porti del Mar Rosso .  Il passaggio dei camion è frequente. In funzione di questo traffico di merci,  i pochi villaggetti etiopi sono diventati agglomerati di appoggio ai mezzi  e aree di scambio di merci su questa nuova strada commerciale.  In prima serata si raggiunge la cittadina di Awash.

Sistemazione in hotel . Pensione completa.

 

Da Awash si parte alla volta della parte  più orientale dell’ Etiopia. La strada corre nella piana meridionale della Dancalia  fino a Mieso poi, abbandona la linea della ferrovia e della vecchia strada italiana e,  svoltando  verso sud, si arrampica sui monti Cercer. E’ una strada panoramica che non abbandona mai il crinale delle montagne. I saliscendi si mantengono sempre tra  2000 e 2400 metri di quota. Piantagioni di Qat, campi di sorgo, foreste di eucalipti e ginepri affusolati e isolati caratterizzano l’ ambente di alta quota. Gli “Shamma” bianco-latte indossati dalle donne  etiopi degli altipiani centro occidentali , lascia il posto ai mille colori dei drappi indossati dalle donne Oromo della regione dell’ Harerghe. L’ oriente etiope si apre come un caledoiscopio  ineffabile. Le donne che affollano i mercati, viste da lontano, sono fiori dai colori più insospettabili: viola, rosso, giallo, arancio, giallo in abbinamenti e composizioni  veramente ineffabili. La strada infine, dopo aver sorvolato per ore le conche coltivate e la piana settentrionale della Dancalia, scende verso Harar che si trova a 1840 metri di quota. Questa estensione del viaggio verso la parte orientale dell’ Etiopia apre un sipario su uno spazio  vivace di ambienti e colori assolutamente inaspettato.

Sistemazione in hotel, pensione completa.

 

 

Tutta la giornata sarà dedicate alla visita di Harar, capitale di un antico sultanato mussulmano che solo a fine 1800 venne inglobato nello Stato etiope. Harar è dalla  fine degli anni novanta un centro sotto la protezione dell’ Unesco e non esiste all’ interno delle sue mura alcune edificio che non sia tradizionale o storico. Qui l’architettura ha conosciuto influenze indiane, armene, egiziane e arabe. Certamente la città non è un “museo all’aperto” asettico: le sue stradine strette tra i muri bianchi delle case pullulano fortemente di  vita locale. L’ Etiopia è un grande Paese ed ha molte facce diverse per questo è molto interessante. Quando si entra nella città di Harar, nelle viuzze tra le mura che la circondano,  si percepisce subito di essere finiti in un mondo diverso dal resto del Paese. La cultura araba, nel bene e nel male ha permeato la società di quest’area. Il bianco è il colore dominante di Harar, le moschee sono i suoi punti di riferimento entro le mura, il dettaglio architettonico è di influenza araba.  Il modo di vivere, lo scandirsi del tempo giornaliero intorno al consumo del Qat , una certa rilassatezza   e un certo modo di porsi sono particolari che palesano la forte somiglianza con i costumi e la cultura araba-yemenita. Harar è legata alla storia di Ras Makonnen, il padre dell’ ultimo imperatore Haile Sellassie e alla storia romantica di Arthur Rimbaud, il famoso poeta “Maledetto” francese che visse , lavorando per una compagnia commerciale , per diversi anni , prima ad Aden e poi nella stessa Harar.  Quando si visita questa città, come si potrebbe ignorare la figura di Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese al quale tanti sognatori  di avventura sono stati legati? Hugo Pratt passò sette  anni della sua giovinezza in Etiopia alla fine degli anni trenta. Prima del suo ritorno in Italia, nel 1942, trascorse diversi mesi in un campo di internamento a Dire Dawa . Da queste esperienze nascono i bellissimi acquarelli che corredarono il libro delle “Lettere di Arthur Rimbaud alla famiglia”: ….immagini di dancali, scorci di Harar che ancora oggi rappresentano il simbolo dell’esotico, dell’ avventura, del viaggio come momento di totale immersione nelle spirali affascinanti, coinvolgenti e  pericolose dei mondi lontani. Sistemazione in hotel, pensione completa.

 

In mattinata si lascia  Harar  per trasferirsi all’aeroporto che è situato nella città di   Dire Dawa. Partenza con volo di rientro nella capitale.

Una volta giunti ad Addis Abeba, sistemazione in albergo in camere ad uso giornaliero (1 camera ogni 4/5 persone) e city tour della capitale etiope. Pasti liberi.

In serata, trasferimento in aeroporto e partenza con volo notturno per  l’Italia

Arrivo in Italia al mattino presto.

 

*NB: eventuali ritardi di voli internazionali o nazionali potrebbero determinare alcune inevitabili variazioni delle visite come descritte nel programma dettagliato.

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida e/o accompagnatore sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse o sicurezza del gruppo. Si tratta non di un “semplice” viaggio bensì di una spedizione vera e difficile; una di quelle come non ne sono rimaste molte; un itinerario che è fatto di molta ricerca, dalle piste ai luoghi, dai passaggi migliori a quelli “possibili”: il tour non ha strade ben delineate bensì soprattutto piste che - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Ci si sposta con mezzi 4X4 e ogni partecipante ha garantito il posto finestrino
  • Nel tour sono incluse sempre 2 bottigliette da 0.5 l di acqua al giorno per passeggero

ESPERTI

  

GIOVANNI DARDANELLI

  • Dal 26  dicembre  2018 al 7  gennaio  2019
  • Dal 2  febbraio  2019 al 14  febbraio  2019

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