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LA FESTA SIKH DI HOLA MOHALLA E I PALAZZI DELLO SHEKHAWATI

INDIA

icona orologio 14 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   16  marzo    al   29  marzo  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio alla scoperta di un’India sconosciuta, nascosta. Un’India lontana dai classici stereotipi: traffico, folla, caos. Prima tappa in Punjab, l’unico Stato indiano a maggioranza sikh, per ammirare uno dei luoghi sacri più affascinanti dell’Asia, il Tempio d’Oro di Amritsar. Poi si prosegue per Anandpur Sahib, seconda città sacra per i fedeli dell’antica religione monoteista. Un’occasione per assistere all’Hola Mohalla, - continua -

A PARTIRE DA: 3.400 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa per Amritsar via Doha. Pernottamento a bordo. Arrivo alle 2,40 di notte e trasferimento in Hotel.

 

Amritsar è la città santa dei Sikh, fondata nel 1577 dal quarto Guru, Ram Das. E’ una città tipicamente indiana, fatta di colori, odori e suoni che immediatamente rievocano al visitatore occidentale la sua idea di India. Il vero centro di interesse della città è il famosissimo Tempio d’Oro, che sorge al centro di un lago sacro circondato da candidi edifici. In questo Vaticano dei Sikh è contenuto il Libro Sacro del Sikhismo: il Guru Granth Sahib, unico libro di una religione che contiene anche inni di esponenti di altre religioni (Induismo e Islam), in ossequio allo spirito pacificatore del Sikhismo. Nel Tempio d’Oro si ha la sensazione di entrare in uno spazio magico, e il suo nome è davvero rappresentativo dato che la sua cupola e una parte delle sue mura sono rivestite d’oro.

La visione è profondamente suggestiva sia di giorno sia di notte, perciò visiteremo il Tempio d’Oro al mattino ma ci ritorneremo alla sera quando il libro sacro, fra canti e preghiere, viene portato attraverso un ponte nell’edificio che sta al di là del lago sacro: l’Akal Thakt, il Trono Immortale, edificio simbolo del potere temporale dei Sikh (mentre il Tempio d’Oro rappresenta il potere spirituale). E’ la cerimonia chiamata “ Palki Sahib”, durante la quale i libri sacri “vengono messi a dormire”. Per tutto il giorno i lettori si alternano per salmodiare il Guru Granth Sahib circondati dai pellegrini che ne cantano i versetti al suono di strumenti a corde.

Fuori dal tempio un vero dedalo di tante viuzze con il colorato bazar ricco di ogni mercanzia. Luogo ideale per fare shopping di abiti punjabi, libri o souvenir di carattere artistico e religioso.

Pensione completa (pranzo al sacco e cena in albergo).

 

Giornata di escursioni fuori Amritsar, alla scoperta di altri volti del Punjab.
Al mattino andiamo al Ram Tirth, un antico luogo di pellegrinaggio degli hindu, dedicato a Ram (il dio Rama cantato nel grande poema epico Ramayana, avatar del dio Vishnu). Il Ram Tirth è sacro agli hindu ma da secoli è anche un luogo di incontro fra le religioni perché vi si trovano i Bhakta, i mistici che inneggiano lodi a Dio al di là di ogni differenza religiosa.

Nel pomeriggio andremo invece a vedere una cerimonia laica particolarissima, unica in tutta l’India: il saluto alle bandiere di India e Pakistan che viene fatto nell’unico punto aperto di tutta la frontiera indo-pakistana, il Wagah Border. E’ una cancellata che costituisce l’unico varco in una frontiera intorno alla quale India e Pakistan si sono combattuti a più riprese nel corso di 50 anni, e che oggi è un vero e proprio “teatro” dove soldati indiani e pakistani in alta uniforme marciano e inscenano l’alzabandiera, gli uni di fronte agli altri, mentre due grandi folle di cittadini indiani e pakistani, sui due versanti opposti del confine, inneggiano ciascuna al proprio Paese. Una manifestazione di nazionalismo che sembra quasi di tifo sportivo, davvero unica nel suo genere data la sua forma di “rito laico”. Noi vi assisteremo seduti su gradinate, perché si tratta di uno spettacolo (politico) vero e proprio…

Pensione completa (pranzo e cena in albergo).

 

Anche il nostro viaggio in pullman da una all’altra delle due principali città sacre del Sikhismo sarà un’immersione negli usi e costumi sikh.  Lungo la strada infatti incontreremo I campi tendati allestiti dai sikh del Punjab per accogliere i pellegrini provenienti da ogni parte dell’India e anche dall’estero; ci fermeremo almeno in uno di quei campi tendati sia per parlare con i sikh sul significato di tale pellegrinaggio sia per vedere come funziona il langar, la cucina/mensa tendata dove chiunque può fermarsi a mangiare gratuitamente, e che simboleggia lo spirito di accoglienza del Sikhismo nei confronti degli altri (sikh o non sikh). È scritto infatti nel libro sacro, il Guru Granth Sikh, che «Dio accoglie tutti». Durante il trasferimento in autobus Marco Restelli spiegherà il significato della festa di Hola Mohalla, la storia e la cultura dei suoi protagonisti NIhang – e il senso delle pratiche religiose e dei costumi che vedremo il giorno seguente all’Hola Mohalla.


Ad Anandpur Sahib sistemazione in campo tendato “luxury indiano” con ampie tende a due letti con servizi privati ed elettricità. I pasti, serviti nella tenda-ristorante, saranno vegetariani e le bevande saranno tassativamente non alcoliche.

Pensione completa.

 

Due giornate per assistere a uno dei più autentici festival religiosi dell’India: lo Hola Mohalla. “Autentico” perché quasi sconosciuto ai non-Sikh, e anche Anandpur Sahib non ha nulla di turistico. Durante l’Hola Mohalla  l’elite dei Sikh – la confraternita dei mistici guerrieri, i Nihang - si esibisce in arti marziali con la spada e con il fuoco, a cavallo e con le lance, in tornei di sapore medioevale, per ricordare la rifondazione in senso marziale della comunità.

Avvenne nel 1699: da un secolo i Sikh erano perseguitati, umiliati e uccisi dagli imperatori della dinastia Mughal, che pretendevano di convertirli all’Islam. Nel 1699 il decimo e ultimo Guru dei Sikh, Govind Singh, decise di rifondare la comunità in senso marziale, con nuovi costumi e nuove regole: non più fuggire ma combattere, non più nascondersi ma farsi riconoscere, anche nell’aspetto fisico. Barba lunga e capellli lunghi raccolti sotto il turbante, per gli uomini; per tutti – uomini  e donne – un pugnale (il kirpan), e altri segni come un braccialetto d’acciaio. Per gli uomini il cognome Singh: leone. Per le donne il cognome Kaur: principessa. E per tutti un voto: essere pronti a morire per difendere il Sikhismo e la propria gente. La nuova comunità riformata – chiamata Khalsa – costituisce da allora e ancor oggi l’ortodossia del Sikhismo, la sua corrente più tradizionalista. Lo Hola Mohalla è il suo festival, celebra la fondazione del Khalsa: il suo momento più sacro è la venerazione delle spade, delle lance e degli scudi appartenuti al Guru che la fondò, Govind Singh, e oggi conservati nel tempio principale di Anandpur Sahib.

Ma i veri protagonisti, gli eroi dello Hola Mohalla, sono appunto i Nihang, gli Uomini Blu dell’India. Sono l’élite, i portabandiera della tradizione Sikh, i “difensori della fede”.  Usano vivere dispersi e lontani dal brusìo delle città, rifuggono la modernità, non parlano inglese e non cercano turisti, lavorano senza padrone, proteggono i templi, si riuniscono solo una volta l’anno e in un unico posto: per lo Hola Mohalla ad Anandpur Sahib. Qui si esibiscono in arti marziali d’ogni genere. Spettacolare è il torneo a cavallo che si svolge su un grande prato fuori città, quando i Nihang – eccellenti cavalieri – galoppano fra due ali di Sikh esultanti e poi si piegano per infilzare al volo, sulle lance, piccoli blocchetti di fieno sparsi sul prato, tornando poi indietro in piedi sul proprio cavallo, o in bilico su due cavalli.

Se amate fotografare, qui troverete pane per i vostri denti…
Infine, ad Anandpur Sahib faremo anche una visita al Khalsa Museum, una delle maggiori istituzioni culturali del Punjab, che presenta ricostruzioni della vita tradizionale nei villaggi del Punjab e illustra la storia sikh, tutti elementi utili alla comprensione della cultura di cui saremo testimoni durante lo Hola Mohalla.

Dopo la prima colazione viaggio di ritorno ad Amritsar con sosta lungo il percorso per il pranzo. Durante il viaggio commenteremo e analizzeremo insieme tutti gli eventi dell’Hola Mohalla e il loro significato, e introdurremo le prossime tappe del viaggio.

Cena e pernottamento in Hotel.

 

Dopo la prima colazione partenza per la visita del tempio sikh di Tarn Taran, di grande bellezza con la scintillante cupola dorata e la vasca sacra (23 km: 45 minuti circa), la cui fondazione si deve al quinto guru sikh Arjan Dev Ji (1563-1606). La città di Tarn Taran fu il centro dell’insurrezione dei Sikh negli anni 1980-1990, capitale proposta per la patria indipendentista del Khalistan (lo Stato per cui lottavano gli indipendentisti sikh durante gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso). Passata la bufera politico-militare di quegli anni, oggi Tarn Taran è un luogo di pace, poco frequentato e ricco di spiritualità. Proseguiamo in direzione della città di Faridkot (90 km: due e mezza), dove visitiamo Gurudwara Baba Farid, importante luogo di culto dei Sikh che vengono a pregare il Sufi Baba Farid. Si tratta di un gurdwara (tempio) meno spettacolare di altri che abbiamo visto ma di grande significato perché contiene al proprio interno il luogo di culto di un’altra religione: il sacrario di Baba Farid, che era un musulmano. Qui sikh e musulmani pregano insieme, perché alcuni inni di Baba Fadid furono inclusi nel libro sacro dei Sikh, il Guru Granth Sahib. Questo luogo è dunque una importante testimonianza dell’apertura e della tolleranza dei sikh nei confronti delle altre religioni e culture. Nelle bancarelle di fronte al luogo sacro sono in vendita libri con gli inni di Baba Farid, oltre a souvenir di carattere religioso.

Dopo pranzo proseguimento per Bhatinda, villaggio dal ricco patrimonio culturale e religioso che si raggiunge con un percorso di 65 chilometri (1 ora e 50 minuti circa circa). Visita del Qila Mubarak, il forte costruito nel 1763 utilizzando mattoni di epoca antichissima e dove Razia, il primo sultano donna ad assumere il comando del trono di Delhi, fu incarcerata e detronizzata. I mattoni del forte risalirebbero al periodo Kushan e si crede che il Raja Dab, assieme all’imperatore Kanishka, abbia costruito la fortezza.

Sistemazione in Hotel.

Pensione completa (pranzo in ristorante, cena in albergo).

 

In pullman passeremo dal Punjab al Rajasthan, dove vedremo cambiare tutto: paesaggi, cultura, religione (dal sikhismo all’induismo), tradizioni, storia. Durante il viaggio Marco illustrerà le caratteristiche del luogo che andremo a scoprire, lo Shekhawati.

Lo Shekhawati è una regione poco turistica del Rajasthan, a causa delle scarse strade e del suo ambiente semidesertico. Ma conserva un grande fascino a causa del suo retaggio passato: nel diciannovesimo secolo, e fino agli inizi del ventesimo, fu infatti la “casa” dei Marwar, i ricchi mercanti (di casta Bania) che controllavano le carovane di cammelli diretti alla Via delle Spezie. I Marwar avevano l’abitudine di viaggiare e, tornati a casa, di far rappresentare da pittori ciò che avevano visto. Per questo le residenze dei Marwar, chiamate haveli, sono come diari dipinti, ricche di affreschi sia all’esterno degli edifici sia all’interno: vi sono immagini di ogni genere, da quelle religiose (divinità hindu e non solo) a quelle tecnologiche (il treno a vapore, grande innovazione dell’epoca) fino a quelle paesaggistiche (vedremo perfino alcune rappresentazioni di Venezia, che un mercante Marwar raggiunse via nave).

La nostra prima meta nello Shekhawati sarà Churu dove visiteremo alcune haveli del luogo.

Pensione completa.

 

Giornata dedicata in parte al relax (dopo il lungo viaggio) e in parte all’escursione al villaggio di Dundlodh (59 km: un’ora circa), gioiello nel cuore dello Shekhawati fondato nel 1750 e caratterizzato dal forte e da haveli splendidamente decorate; alcuni dei dipinti datano a oltre 200 anni fa. Dunlodh conserva l’atmosfera sospesa nel tempo di una città-fantasma, e il fatto che alcune splendide haveli siano in rovina ne accresce il fascino. Col passare del tempo infatti i treni e le navi sottrassero alle carovane di spezie dei Marwar il loro business e i Marwar si spostarono perciò in grandi città come Delhi e Calcutta. I villaggi dello Shekhawati furono quasi abbandonati. Rimangono però le loro meravigliose residente affrescate, alcune in rovina, altre invece restaurate. Possiamo solo augurarci che un tale patrimonio d’arte venga sottratto all’incuria del tempo e che lo Stato indiano o l’Unesco se ne prendano cura prima o poi. Noi saremo comunque fortunati spettatori dei capolavori di un’India che non esiste più, in bilico fra tradizione e modernità.

Rientro a Churu.

Pensione completa  (pranzo in ristorante, cena in albergo).

 

Dopo la prima colazione partenza la cittadina di Mandawa, costruita nella metà del XVIII secolo alle soglie del deserto del Thar. Sia le haveli di Nawalgarh sia quelle di Mandawa sono meglio conservate – alcune sottoposte a veri e propri restauri – e consentono di immergersi al meglio nella cultura Marwar e nei relativi culti hindu, grazie a raffigurazioni sia religiose sia di vita laica, affreschi con paesaggi visti dai mercanti durante i loro viaggi, eccetera.
A Mandawa non mancheremo di visitare anche un haveli-museo che mostra la ricchezza della cultura locale. Mandawa, a differenza per esempio di Dunlodh, è un centro urbano ancora molto vivo (l’unico toccato davvero dal turismo nello Shekhawati) e la presenza di numerose botteghe ci darà l’opportunità di fare shopping di artigianato, gioielli, statuette e altro.
Pensione completa (pranzo in ristorante, cena in albergo).

 

Dopo la prima colazione partenza per Delhi. Sosta per il pranzo in ristorante lungo il percorso. Durante il viaggio inganneremo il tempo andando…al cinema. O meglio, vedendo uno o più Dvd indiani in pullman. Marco Restelli infatti illustrerà uno degli aspetti fondamentali dell’odierna civiltà indiana: il cinema di Bollywood, la Hollywood di Bombay, come genericamente viene chiamato il cinema in India. Vedremo insieme uno o più film indiani analizzandoli e commentandoli per identificare, attraverso il film, gli elementi culturali che abbiamo visto in Punjab e nello Shekhawati. E scopriremo che il cinema è un ottimo strumento per andare al cuore dell’India. Va ricordato infatti che gli indiani sono i più grandi cinefili del mondo. il cinema in India è antico quanto il cinema stesso (poco dopo l’invenzione del cinematografo, un collaboratore dei Fratelli Lumières arrivò a Bombay accendendo l’interesse degli indiani) e oggi Bollywood – l’industria cinematografica indiana – vende in tutto il mondo più biglietti di Hollywood. Guardando un grande successo di Bollywood, capiremo il perché.

Arrivo a Delhi e sistemazione in Hotel.

Pensione completa (pranzo in ristorante, cena in albergo).

 

Delhi, la capitale dell’India, oggi è una metropoli moderna ma conserva ancora molte testimonianze della sua anima antica, quando per secoli ospitò la corte prima dei sultani e poi degli imperatori Moghul musulmani. Molti dei capolavori architettonici che vedremo a Delhi sono dunque di arte islamica, protetti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Cominceremo la nostra visita da Old Delhi. È un universo a parte, uno specchio dell’India che fu, quasi separato dalla Nuova Delhi. Con le sue viuzze, le mille botteghe, le professioni improbabili, è uno spaccato fedele delle tante realtà del Paese, tutte riunite lungo la sua affollatissima arteria commerciale, Chandni Chowk

A Old Delhi visiteremo la Jama Masjid, la più grande moschea indiana e uno dei più grandi capolavori architettonici dell’Islam in India, realizzata in arenaria rossa.  Fu l’opera conclusiva di Shan Jahan nel 1656 – l’imperatore che fece costruire il Taj Mahal - e vi si accede attraverso un’imponente scalinata dalla quale si domina l’intera città vecchia. La moschea è molto venerata anche perché contiene alcune reliquie del Profeta Maometto. Proseguiremo per la New Delhi e attraversando la zona del Parlamento e dei Palazzi ministeriali arriveremo alla Porta dell’India. Vedremo la Tomba di Humayun, il complesso di eleganti edifici, Patrimonio Unesco, inerenti la sepoltura del secondo imperatore moghul. Al calar della sera visiteremo il complesso archeologico del Qutub Minar, con il magnifico minareto del XII secolo, eccellente esempio di architettura afgana. Un grande complesso architettonico, anch’esso Patrimonio Unesco, che di notte, illuminato dai fari, rivela tutto il suo fascino. Pranzo in ristorante con specialità tipiche della cucina indiana e cena a Le Meridien Hotel con camere a disposizione fino al trasferimento in aeroporto.

 

Partenza da Delhi per Milano Malpensa via Doha. Arrivo previsto intorno a mezzogiorno.


 

 

 

 

1. Haveli Rajasthan 2. Qutub Minar  3. Tempio d’oro Amritsar

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 In India le pratiche aeroportuali di ritiro bagagli possono essere lunghe.Nei templi indiani si entra senza scarpe (si possono indossare calze ma non sempre).L’ordine delle visite ed escursioni in ciascuna località può essere soggetto a variazioni per motivi di opportunità contingenti, senza compromettere le peculiarità del viaggio. I tempi di percorrenza riportati nel programma sono indicativi e dipendono dal traffico, condizioni delle strade, soste.Il viaggio si svolge su strade - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Durante il tour si assiste all’Hola Mohalla, tradizionale festival religioso
  • Durante i trasferimenti in pullman vengono tenuti dei corsi sul cinema di Bollywood

ESPERTI

  

MARCO RESTELLI

  • Dal 16  marzo  2019 al 29  marzo  2019

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