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LA FORZA DEL MITO E DEL FANGO

IRAN

icona orologio 13 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

Un viaggio nell’Iran meno battuto dalle rotte turistiche. Che passa per diverse città - Isfahan, Yazd, Teheran, Pasargade e Kashan – e si spinge fino al deserto del Lut, il più grande del Paese. Passando per Bam e le sue case fatte con mattoni di fango, e Kerman, un miscuglio di cultura iraniana e pakistana. Un viaggio on the road lungo 2.500 chilometri attraverso migliaia di anni di storia. Alla scoperta dei resti di antiche civiltà, nella capitale come nelle - continua -

A PARTIRE DA: 4.050 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Linate per Teheran via Roma. Disbrigo delle formalità di frontiera, accoglienza da parte del rappresentante del nostro corrispondente e trasferimento all’Hotel Espinas 5* o similare per il pernottamento.

 

Fino al XIII secolo la località in cui è oggi Teheran non ha grande spazio nella storia della regione. Comunemente era indicata come il “luogo dove gli uomini vivono nelle caverne”. Nella versione più gratificante era il “villaggio dei melograni”. Solo nel XVI secolo un re safavide decide che quell’ambiente naturale ben si presta a ospitare una città da ammirare e la arricchisce di giardini, caravanserragli, mura e torrioni. All’inizio del ‘900 è una delle più popolose al mondo.

Oggi, molta parte del suo territorio urbano non mostra attrattive di particolare interesse. Se Isfahan Shiraz e Persepoli sono il cuore culturale e storico del Paese, Teheran ne costituisce il caotico motore amministrativo e sociale. Qui sono più evidenti, pur tra contraddizioni, anche le aspirazioni più avanzate di modernità che spesso coincidono con richieste di maggiore laicità.

In generale, nella capitale, luogo che concentra e accentua le caratteristiche dell’intero Paese, si può trovare conferma anche di quella che distingue l’Iran da molte delle altre regioni di frontiera. Infatti, pur essendo stato nel passato in grado di mettere in relazione mondi e culture diverse, contemporaneamente è stato, ed è, capace di dividere l’Est dall’Ovest e addirittura proporre fratture poderose all’interno dello stesso mondo islamico.

Nella capitale visiteremo Il Museo Nazionale e il Palazzo Golestan, perché ne rappresentano le specificità più significative.

Il Museo Nazionale è una sintetica e utile introduzione alla conoscenza storica del Paese che attraverseremo. Vi si trovano ceramiche, terrecotte, sculture, incisioni, vasi zoomorfi, capitelli a forma di teste umane e tori, fregi, bronzi e l’uomo del sale.

Il Palazzo Golestan che può essere fatto risalire alla metà del XIX secolo con interventi iniziali del ’700, è inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Questa memoria della dinastia qagiara*, situata nel cuore della vecchia Teheran, si sviluppa intorno a un giardino che contribuisce ancora oggi a giustificare l’antica denominazione data al complesso di Palazzo dei Fiori. Sale delle udienze e dell’incoronazione, specchi, alabastri, marmi, fontane, museo con ritratti degli scià e scene di vita quotidiana. E, poi, sale da biliardo, raccolte di fotografie storiche, torri del vento, sotterranei, pavimenti assai decorati, sala da tè. Alle 18 (orario soggetto a riconferma) volo di linea per Kerman dove si giunge dopo circa un’ora e mezza. All’arrivo, trasferimento in hotel per la cena e il pernottamento. (Ricordiamo che i voli interni possono subire ritardi, cancellazioni o sostituzioni, anche senza opportuno preavviso. Nel caso, pur non dipendendo da noi, ce ne scusiamo in anticipo).

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento all’Hotel Pars 4* o similare.

 

*Indichiamo le dinastie che si sono succedute per esemplificare il vasto mescolarsi di culture che hanno arricchito la realtà locale durante due millenni e mezzo.

Achemenidi 550/330 a.C. - Seleucidi 323/162 a.C. - Parti 247 a.C./224 d.C. - Sasanidi 224/642 - Arabi e Turchi 642/1051 - Selgiuchidi 1051/1220 - Mongoli (Ilkhanidi) 1256/1335 - Timuridi 1380/1502 - Safavidi 1502/1736 - Nadir 1736/1747 – Zand 1750/1795 - Qagiari 1795/1925 - Palhavi 1925/1979)

 

Kerman sarà la base da cui partiremo per le escursioni nei due giorni successivi prima di riprendere la strada verso il nord.

Il paesaggio aspro fatto di catene montuose, deserti, oasi, attraversato da antiche vie carovaniere, è terra di piccoli insediamenti dove impera il fango. Qui si mescolano uomini e costumi che fondono culture iraniane e pakistane.

Il clima è tipico delle zone desertiche e semidesertiche con territori aridi resi vivibili dalla tradizionale capacità di ingegneria idraulica dei persiani.

L’altitudine, Kerman si trova a più di 1700 m slm, contribuisce a mitigare la calura specie di sera.

La città, che ha ancora un cuore in mattoni di fango e un bazar, è animata da facce che denotano mescolanze dovute al ruolo di snodo commerciale svolto verso l’India e le altre regioni orientali. Forse può essere fatta risalire al III secolo d.C. e da sempre la sua vocazione è legata al commercio anche se, quando nel XVI secolo le rotte terrestri sono sostituite in gran parte da quelle marittime, ha dovuto riconvertirsi dedicandosi alla produzione di tappeti.

Tra le facce diverse da quelle della maggior parte dei locali si distinguono i beluci. Fanno parte di una popolazione che ha il proprio territorio di origine in Afghanistan e Pakistan. Non sempre i rapporti con i persiani sono idilliaci. Si fanno notare per particolari costumi e una carnagione più scura.

Durante gli oltre due giorni di sosta nella zona troveremo il tempo per introdurci nel suo centro storico.

Dedichiamo la giornata a un’escursione nel Dasht-e Lut, il più meridionale e più caldo dei due grandi deserti iraniani (l’altro è il Dasht-e-Kavir). Situato tra rilievi poco frequentati dalle piogge e sottoposti a un'evaporazione più forte del secondo, è privo di vegetazione e quasi completamente disabitato.

Essendo questa una regione assai calda prevediamo una partenza presto al mattino, in modo da evitare le ore peggiori e poter utilizzare al meglio le ore della giornata.

Da Kerman, passando per Syrch, arriviamo in un’ora e mezza a Shahdad, antico insediamento posto ai margini del deserto del Lut. Proseguiamo verso nord utilizzando una remota strada che ha il fascino di condurre, parrebbe, verso il nulla, sino all’area dei Kaluts.

Qui la fantasia del creato ha trovato il luogo giusto per incontrare quella di altri agenti naturali. Ciò che c’era all’origine è stato sottoposto alla bizzarria del vento che, pur soffiando sempre nella stessa direzione, ha eroso il panorama con stupefacente immaginazione dando forma ai castelli di sabbia, “yardang”, superando anche l’altezza di dieci piani.

Sabbia, guglie di argilla e sale, alture che paiono torri, cumuli di terra, formazioni che richiamano, secondo l’estro e l’umore dell’osservatore, la Valle della Morte degli USA o i deserti giordani, si alternano dando vita a un paesaggio solitario e imponente.

Secondo l’ora di rientro a Kerman si potrà avere un primo approccio e passeggiare nella zona più antica della città. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.

 

Partiamo da Kerman per la visita di Bam, cittadella fortificata costruita in terra cruda.

È distante poco meno di 200 chilometri e costituisce il punto più a sud del nostro itinerario in Iran. Lo sviluppo urbano in epoca remota si deve alla sua localizzazione lungo la via che collegava l'Iran centrale con le province orientali, che arrivava sino in Afghanistan e Pakistan.

Bam visse il suo periodo aureo sino al XIII secolo grazie al fiorente commercio carovaniero e alla produzione di seta, lana e cotone. L’antico complesso, le sue abitazioni, moschee, hammam, bazar e caravanserragli hanno subìto il terremoto che il giorno dopo il Natale 2003 ha raso al suolo la città nuova, liquefacendo la cittadella di fango.

Per fortuna questo luogo non è stato abbandonato e, dopo fasi di immobilismo e incertezze, sono cominciati lavori per rivitalizzarlo ed evitarne l’oblio. Uno stimolo all’interesse per il suo recupero e salvaguardia è stato certificato dal suo inserimento, già nel 2004, tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Fondata, a parere di alcuni, nel III secolo a.C. si è sempre caratterizzata per le sue attività commerciali e di produzione di tessuti, come annotava già nel del X secolo il viaggiatore Ibn Hawqal per il quale “…in questo luogo vengono tessuti belli e duraturi vestiti in cotone”, anticipando di quattro secoli la visita di un suo più famoso collega, Ibn Battuta.

L’inizio degli interventi per la ricostruzione, che paiono non avere termine, costituirono anche il motivo per riallacciare rapporti con l’Occidente dopo tanti anni di isolamento.

Andandoci oggi, non aspettatevi di rivedere le vecchie immagini che costituivano uno dei forti motivi di attrattiva in Iran. Vedremo qualcosa di diverso ma, se possibile, ancora più coinvolgente in grado di farci cogliere l’essenza dell’antica Bam, ed apprezzare quanto stiano facendo per farla risorgere. Usando quella stessa polvere e acqua con cui era nata oltre due millenni fa.

Prima del terremoto, la cittadella era stata usata come set per il film “Il deserto dei Tartari”, tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati, e per alcune scene del film “Il fiore delle Mille e una Notte” di Pasolini.

Tutto nella piccola città di fango si prestava a rappresentare scene teatrali, filmiche. Tanto era forte la sua immagine di monumento al fango che era diventata icona di tutti i luoghi al mondo dove l’uomo trova modo, con scarsità di risorse, di modificare un ambiente spesso ostile, maligno, cattivo, per realizzarvi insediamenti umani dotati non solo dei caratteri per la sopravvivenza.

Sulla via del ritorno verso Kerman, o prima di giungere a Bam, ci fermiamo nell’oasi di Mahan che ospita un mausoleo degno di attenzione, l’Aramgah-e Shah Ne’matollah Vali, risalente al XV secolo. E’ famoso per le sue piastrelle, le sette porte indiane alcune con intarsi in avorio, una cupola la cui immagine è tra le più ammirate di questa regione iraniana e gli elaborati decori interni. È dedicato ad un religioso e poeta, Ne’matollah Vali, derviscio e seguace del sufismo. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel a Kerman.

 

L’itinerario da Kerman si snoda prevalentemente in un ambiente arido che alterna steppe e alture, interrotte qua e là da oasi.

Giornata di trasferimento e visite. Sosteremo per necessità tecniche, per spezzare il percorso o per scattare foto. Troveremo anche un luogo dove poter consumare il nostro leggero pranzo pic-nic.

A poco meno di 100 chilometri dalla meta finale ci fermiamo a Sarvestan per la visita del palazzo fatto costruire in pietra e gesso da Bahram V, risalente all’inizio del V secolo. Il suo nome pare che voglia significare "terra dei cedri", anche se attualmente nella zona non se ne vedono molti. I resti del palazzo emergono nella piana desolata che può contribuire a dare un qualche fascino a questo luogo inserito nell’elenco dei Monumenti Nazionali dell’Iran. L’edificio, di epoca sasanide è stato sottoposto a vari restauri che però non sono riusciti a valorizzarne l’importanza storica.

Arrivo in serata a Shiraz, 1500 m slm.

È considerata la città aristocratica, perché per tanti secoli gli iraniani ne hanno apprezzato il suo essere luogo di cultura. Città di poeti, degli usignoli e del vino, ha sempre goduto di grande rispetto nel mondo islamico sino a confrontarsi per importanza con Bagdad nell’XII secolo ed essere anche capitale della Persia nel XVIII. Tra il XIII e XIV secolo vive fasi di enorme sviluppo culturale e artistico, specie ad opera di poeti come Hafez e Hsa’di e una vasta presenza di rappresentanti di varie arti. Il suo declino inizia dopo i pochi decenni che la videro per la prima volta capitale del Paese e termina nella seconda metà del XVIII secolo, con l’arrivo di Karim Khan che ristabilisce qui la capitale. Oggi, nonostante i problemi propri delle grandi città, vi vivono circa un milione e mezzo di persone, continua a presentarsi con aspetti dell’antica grazia arricchita anche dal ricordo e opera di poeti di cui vanta le tombe.

Cena e pernottamento all’Hotel Zandieh 5* o similare.

 

Dopo la colazione partenza per Naqhsh-e-Rostam, il luogo dove si trovano le tombe dei re achemenidi ormai vuote, scavate nella roccia.

Quattro sarebbero le tombe di re achemenidi. Sono tutte scavate a notevole altezza dal suolo. Le tombe sono conosciute come le "quattro croci persiane", per la forma della loro facciata. L'ingresso di ogni tomba è al centro di una croce, che si apre su di una piccola camera, dove il re giaceva in un sarcofago. Una delle tombe è stata identificata da un'iscrizione che la accompagna e si tratterebbe della tomba di Dario I (522-486 a.C.). Le altre tre tombe si ritiene siano quelle di Serse I (486-465 a.C.), Artaserse I (465-424 a.C.), e Dario II (423-404 a.C.). Vi è una quinta tomba incompiuta.

Le tombe furono saccheggiate in seguito alla conquista dell'impero achemenide da parte di Alessandro Magno.

La località è altresì celebre per i rilievi sulla roccia di grandi dimensioni che raffigurano alcuni re sasanidi. Il più noto testimonia la vittoria del re sasanide Shapur su due imperatori romani, Filippo l'Arabo, che implora la pace, e Valeriano, che viene catturato ed è raffigurato in ginocchio.

A breve distanza, raggiungiamo una delle tappe più attese del nostro ricco itinerario: Persepoli. Qui, dove anche il solo nome evoca forti sensazioni, gli achemenidi ebbero modo di condensare tutta la loro grandezza architettonica.

Patrimonio UNESCO, rimasto nell’anonimato sino alla metà del secolo scorso, conserva tracce notevoli di un complesso urbanistico, realizzato durante oltre centocinquant’anni di interventi a partire dall’inizio del V secolo a.C. ad opera di Dario il Grande. I resti maestosi della reggia, i preziosi bassorilievi, la sfilata interminabile dei popoli che portano doni al Re dei Re, i tori androcefali, i grifoni, le tombe scolpite nella roccia sulle pareti della montagna, fanno di questa giornata uno dei momenti più emozionanti del viaggio. E’ a Persepoli che possiamo ammirare ciò che resta del periodo di massimo splendore dell’architettura achemenide. Dario I vi trasferì la capitale nel 518 a.C., ma, se Dario aveva tracciato lo schema generale degli edifici, la Persepoli che conosciamo oggi è opera di suo figlio Serse. Mentre i primi anni del suo regno furono dedicati alla guerra e all’amministrazione, già nel 485 a.C. l’interesse del sovrano fu dedicato all’edificazione della nuova capitale.

La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse.

Fra gli edifici della terrazza reale di Persepoli, il più imponente è la grande Apadana di Dario che poteva contenere fino a 10.000 persone. La terrazza sulla quale si ergeva l’edificio è ricavata dalla viva roccia. L’accesso si effettua da due ampie scalinate, ornate dai famosi bassorilievi che testimoniano l’omaggio dei popoli dell’impero al sovrano, godibili per la capacità di mostrare, con dovizia di particolari, scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, e riferimenti ai vari popoli di quel periodo. Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.

Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo in ristorante vicino a Persepoli, rientro in città e conoscenza di Shiraz. La Tomba di Hafez, Aramgah-e Hafez, è un luogo davvero caro agli iraniani. Il poeta, del XIII secolo, è ancor oggi un riferimento culturale per moltissimi. È spesso citato e a lui si ricorre per avere conforto nelle scelte importanti da compiere. Ad alcuni, infatti, basta aprire a caso un suo volume per scoprire in quelle pagine il proprio futuro.

Hafez nasce qui, e la sua tomba ornata da un mausoleo risalente al secolo scorso, si trova in un bel giardino. Prolifico autore, fu ed è ancora, per il ruolo che continua a svolgere, un contraddittorio personaggio. Il Naranjastan-e Qavam è una casa storica tradizionale risalente alla fine del XIX secolo costruita per la famiglia Qavam. È impreziosita dal Bagh-e Naranjastan, il Giardino degli Aranci. La Moschea Nasir ol Molk, notevole per eleganza, decori, soluzioni architettoniche, richiama l’attenzione dei visitatori.

Il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, è un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani, consta di cortile, minareti, cupola, una miriade di specchietti per decori. Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

 

Partenza in direzione nord verso Yazd.

Pasargade, a poco meno di 150 chilometri da Shiraz, risale al VI secolo a.C.

I resti della città, dove non ci rechiamo, sono ben poca cosa e non sono neppure in grado di darci l’idea approssimativa di cosa fosse questa antica capitale.

Invece, andremo e apprezzeremo il luogo dov'è la Tomba di Ciro, Patrimonio UNESCO. Non importa se l’attribuzione non sia accettata da tutti gli storici. Ciò che è essenziale, per riconoscerla come Tomba di Ciro, è la storia che si è ormai impadronita del luogo dal momento in cui Alessandro Magno, omaggiandola, la riconobbe come tale.

L’austera bellezza, solitaria e modesta, può sembrare maestosa e persino altera.

Pare affermare, con la sua aspra e massiccia struttura, assolata e fiera, accentuata dall’ergersi solitaria nella piana di Morghab, di non aver bisogno di leziosità e preziosismi architettonici per mostrarsi sintesi stilistica ed emblema tangibile, proprio come la materia di cui è fatta, della solida potenza acquisita da Ciro. Sei piani sbalzati in pietra, elevano sulla pianura una struttura funeraria rettangolare con una copertura a tetto spiovente, anch’essa di forte brutale tenera pietra.

Tutto qui, ciò che resta del grande Ciro.  Le sue schematiche, non ricercate forme, paiono la rappresentazione del prototipo di una semplice casa.

Pranzo in ristorante locale nelle vicinanze di Surmaqh. Dopo il pranzo procediamo ancora verso nord per arrivare a Saryazd.

Saryazd, che significa “testa di Yazd”, era un granaio fortificato e svolgeva, pur tenendo conto delle differenti dimensioni, la stessa funzione dei qasr assai diffusi in Libia. Si trova a 50 chilometri da Yazd, dove vi si giunge in un’ora. Era una specie di grande magazzino in cui nei periodi normali si custodivano beni alimentari e materiali degli abitanti del villaggio, ma che in caso di bisogno serviva come luogo dove trovare rifugio. Questa fortezza sasanide, secondo molti, è una delle più antiche se non la più antica di tutto l’Iran, ed è stata più volte restaurata. Mura, torri e fossato proteggevano il complesso che si trova in un luogo un tempo tappa di rotte commerciali provenienti dall’Oriente.

Costruita in mattoni di fango, le sue mura interne ed esterne a volte lasciano intravvedere i mattoni o sono ricoperte da intonaco anch’esso di fango. Torri, cortili ombrosi, passaggi in cui non entra luce, scale, stanze, aperture nei muri, grandi orci, archi, soffitti da cui spuntano travi in legno, piccoli oggetti d’arredo, accolgono i rari visitatori.

Cena e pernottamento all’Hotel Arg e Jadid 4* o similare a Yazd.

 

NB: Lo svolgimento concreto del programma suggerirà in loco se mantenere la visita di Saryazd nella giornata odierna o spostarla al giorno successivo, qualora il trasferimento da Shiraz richiedesse più tempo del previsto.

 

Yazd, dove ancora parla Zarathustra, sembra legare la sua fama a Zoroastro, di cui rimane la presenza della seconda comunità in Iran, e a Marco Polo che ne descrisse le bellezze. Ma, l’interesse nei suoi confronti resterebbe intatto anche se i due personaggi non fossero mai esistiti.

Il quartiere di Fahadan conserva vicoli, giardini, case in mattoni, torri del vento, badgir, cortili, porte, tetti che consentono viste panoramiche, simboli di svastiche, gardoneh mehr, presenti in edifici che hanno anche migliaia di anni.

La Moschea del Venerdì del XV secolo con due minareti alti quasi 50 metri e la particolare facciata del complesso di Amir Chakhmaq, sono nel nostro itinerario.

Yazd sta tra due deserti e la sua antichità a parere dell’UNESCO è tra le più remote al mondo tra le città continuativamente abitate.

Indipendentemente dal loro valore artistico, andremo anche alle Torri del Silenzio, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun. Non sono più utilizzate da circa mezzo secolo ma queste scarne torri poste su desolate piccole alture, per molti secoli sono stati luogo di sepoltura per le comunità zoroastriane.

I seguaci di questa religione nella zona sono circa un quinto dei 20.000 presenti in Iran, mentre nel mondo superano i 150.000. Provenendo anche da vari paesi, continuano a recarsi nel Tempio del Fuoco, dove da oltre un millennio e mezzo, pare, arda una fiamma qui portata da altri Templi del Fuoco.

Lo zoroastrismo è noto anche come mazdeismo dal nome di Mazda, il dio supremo che non è rappresentabile con particolari immagini. I fedeli, sin dalle origini di questa religiosità, sanno che per pregarlo devono rivolgersi verso una luce. Così, per rendere perenne omaggio al dio, erano soliti edificare Templi del Fuoco dove potevano mantenere sempre accese fiamme sacre cui rivolgere le proprie preghiere.

A volte è anche inteso come magismo. Magi erano, infatti, i sacerdoti officianti e, forse, da ciò deriva l’ipotesi secondo cui i Re Magi che si recarono a far visita a Gesù fossero proprio dei sacerdoti zoroastriani.

Zoroastro, o Zarathustra, di cui poco si sa (con certezza non è neppure noto il millennio in cui nacque, anche se molti lo vogliono contemporaneo del Buddha), è l’artefice della diffusione di tale forma di credo in una regione assai vasta, dall’odierno Iran all’India. Si basa sul presupposto di un dio onnipotente supremo e invisibile. In lui, ma anche in tutti gli esseri viventi, si pensa siano contemporaneamente presenti un'entità malefica e una benefica. Da qui nasceva una visione duale della realtà, vista come eterna lotta tra bene e male.

Sceglievano di depositare i corpi dei defunti nelle Torri del Silenzio lasciando che fossero gli avvoltoi a mangiarne e disperdere i resti per rispettare la purezza della terra e non causare nessuna forma d'inquinamento. Normalmente le torri non avevano tetto e presentavano due aperture. Il corteo funebre entrava da quella orientale e usciva da quella occidentale che rappresentava il punto del tramonto e della fine della vita. Oggi si limitano a seppellirli in tombe di cemento.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione lasciamo Yazd in direzione di Isfahan, distante poco più di 300 km. Sulla strada per Isfahan, sosta a Nain per visitare la bella Moschea del Venerdì. C’è chi dice che basterebbe recarsi solo a Isfahan per motivare un viaggio in Iran. Per fortuna così non è perché questo Paese ha tanto altro da offrire, e non può essere sostituito dalla pur imperdibile città “metà del mondo”. È però certo che nessun viaggio in Iran sarebbe giustificabile senza calpestare la Naqsh-e Jahnan Sq e attraversare uno dei ponti fatti erigere nel luogo trasformato in capitale da Abbas il Grande.

Giardini, viali, complessi islamici, bazar, ponti, moschee. Nei secoli, viaggiatori, poeti, scrittori hanno decantato questo museo della cultura tradizionale vivente, oggi elevato a Patrimonio UNESCO.

Tutto ciò rende ininfluente il suo traffico congestionato e gli aspetti meno appetibili legati anche agli impianti industriali e nucleari.

Nel passato, ci hanno pensato Sasanidi, Buyidi, Selgiuchidi, Mongoli, Safavidi, dal III al XVI secolo, a trasformare un anonimo centro in Isfahan.

Il cuore del centro cittadino è un viale lungo più di 5 chilometri, Chahar Bagh, Quattro Giardini, che dalla fine del secolo XI attraversa i luoghi più attraenti.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento all’Hotel Abbasi / Kowsar 5* o Khajoo 4* superior.

 

Isfahan, l’antica capitale dello scià Abbas è la città-sogno dell'Islam, meta nei secoli di intellettuali e viaggiatori.

Pernottandovi per ben tre notti, abbiamo a nostra disposizione due intere giornate per visitarne i monumenti e gli angoli più suggestivi e assorbirne le atmosfere.

Elenchiamo di seguito i luoghi e principali edifici che avremo modo di visitare durante il nostro soggiorno, sottolineando che l’ordine delle visite è puramente indicativo e potrà essere variato in loco dalla guida e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare le giornate, tenendo anche conto di orari d’apertura o eventuali chiusure.

Non si sa di certo quando fu fondata quella che viene considerata da sempre la città più bella dell’Iran, ma si sa che già nel V secolo a.C. era una città importante perché i monarchi l’avevano scelta come residenza estiva. L’attuale aspetto della città è opera del re safavide scià Abbas (1587-1629) che durante il XVI secolo ordinò la costruzione di palazzi, ponti, moschee, giardini, che trasformarono la città in una delle più belle d’Oriente. Gli storici raccontano che era la città più prospera e moderna del mondo (aveva quasi un milione di abitanti). Dopo il regno di scià Abbas I altri artisti, monarchi, architetti, pensatori e intellettuali lasciarono la loro impronta e contribuirono ad accrescerne la bellezza.

Tutto lo splendore dell’architettura e della decorazione islamiche si concretizza qui nella Moschea del Venerdì, nella Moschea dello Scià, nel Palazzo Ali Qapu, nella residenza delle Quaranta Colonne… ma l'incanto della città che un vecchio detto definisce “la Metà del Mondo” sta anche nel passeggiare sui vecchi ponti o perdersi nei meandri del bazar.

Il cuore della città è la spettacolare Meidun-e Naghsh-e Jahan, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Questo enorme spazio aperto è una delle piazze più grandi del mondo e rappresenta un interessante esempio di urbanistica. Realizzata nel 1612, intorno a essa si concentrano molti tra i più rinomati monumenti di Isfahan. Tra questi visitiamo il Palazzo di Ali Qapu dal cui balcone che si affaccia sulla piazza i re safavidi assistevano alle partite di polo. All'ultimo piano dell’edificio è possibile ammirare la splendida “sala della musica”, con i particolari soffitti traforati intagliati con le forme degli strumenti musicali.

Di fronte al Palazzo di Ali Qapu visitiamo la Moschea di Cheikh Lotfollah costruita dallo scià Abbas I nel 1602. In passato questa moschea era conosciuta come “quella delle donne”, perché in origine un cunicolo la collegava col palazzo di Ali Qapu e permetteva alle donne della corte di assistere agli uffici religiosi senza essere osservate. Portale, cupola, santuario e corridoi offrono tonalità aggraziate che cambiano a seconda della luce. Sul lato sud della piazza sorge la Moschea dello Scià (o dell’Imam), che costituisce una delle più imponenti e favolose opere architettoniche dell’Iran. I muri dell’edificio, sia quelli esterni che quelli interni sono interamente rivestiti dalle piastrelle di maiolica azzurra che sono diventate uno dei simboli di Isfahan. Commissionata dallo scià Abbas il Grande, la costruzione della moschea richiese 26 anni e fu ultimata nel 1638. Il colore delle piastrelle assume tonalità diverse a seconda delle condizioni di luce in modo che ad ogni ora del giorno questo capolavoro dell'arte islamica ci appare con un aspetto diverso. La facciata è considerata una delle più belle del mondo mediorientale. Per completare il perimetro della piazza, manca il lato breve a nord, sul quale si apre l'ingresso del bazar di Isfahan. Il bazar si estende su di una superficie molto vasta: come la maggior parte dei bazar iraniani, anche questo è suddiviso in varie strade collegate tra loro, in ognuna delle quali si svolge una determinata attività o si vende un certo prodotto.

La Masjed-e Jameh, Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, è la rappresentazione più esauriente della capacità di evoluzione architettonica islamica nel corso di circa un millennio. I primi segni di luogo adibito a culto pare risalgano a Zoroastro, e la più antica testimonianza di moschea data XI secolo. Nel XII subisce incendi e ricostruzioni, dal XV si riscontrano successive elaborazioni, aggiunte e abbellimenti. Un lavorio che determina, nonostante invasioni esterne ed eventi che ne hanno messa a repentaglio l’esistenza, il suo essere la moschea più significativa dal punto di vista dell’elaborazione artistica dell’Iran. Di particolare interesse è il mihrab di Uljaitu, edificato nel 1310. Si tratta di una complessa composizione in stucco costituita da iscrizioni tridimensionali che si fondono con intagli floreali e geometrici.

Ne possiede 20 ma il Kakh-e Chehel Sotun è definito Palazzo delle Quaranta Colonne. Un poco decentrato rispetto alla piazza, in prossimità della Chahar Bagh, il complesso ha una storia travagliata di cui ciò che ancor oggi si nota risale soprattutto all’inizio del XVIII secolo. Periodo achemenide e safavide si armonizzano in questo complesso che originariamente era stato concepito come luogo di svago. Vi sono giardini, terrazza, affreschi, salone e fontane che rispecchiando le 20 colonne ne fanno apparire 40.

I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate e il Pol-e Khaju.

Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità un ambiente adibito a sala da tè. Il secondo ponte, Pol-e Khjau, pur essendo lungo meno della metà del precedente, è esteticamente molto gradevole. La sua costruzione, alla metà del XVII secolo, si deve non al solito Abbas, ma al suo successore (sceglieremo in loco quale visitare o se sarà possibile visitarli entrambi). Non manchiamo infine di inoltrarci nel quartiere armeno di Nuova Julfa e di visitare la Cattedrale di Vank. Nel 1606 fu eretto un monastero all’interno del quale sorgeva una piccola chiesa chiamata Amna Perkich, che in seguito venne ampliata e trasformata nell’attuale cattedrale. Successivamente furono costruiti un campanile, una biblioteca, una tipografia e un museo aperto nel 1905. L’architettura della Cattedrale di Vank è una commistione tra l’arte safavide del XVII secolo e quella delle chiese cristiane. Un grande portale in legno conduce i visitatori nel cortile della struttura. Il campanile domina il cortile e conduce alla navata centrale della cattedrale. Gli interni sono riccamente elaborati e completamente affrescati a olio.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

 

Andiamo per oltre 450 chilometri decisamente verso nord, fermandoci a poco meno di metà strada per visitare Kashan.

Conosciuta anche come città delle rose e degli scorpioni, oggi offre soprattutto case degne d’attenzione risalenti in parte al primo periodo qagiaro. Per quasi un migliaio d’anni la zona col bazar è stata il centro commerciale più importante della regione.

Passeggeremo tra i suoi vicoli per entrare in una delle vecchie case ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni. In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici dove si trovano le zone riservate alla famiglia, andaruni, agli ospiti e divertimento, biruni, e anche alla servitù, khadame. Da notare le torri del vento, badgir, realizzate con un semplice ingegnoso sistema per convogliare e rinfrescare il vento che entra nelle case.

Il Giardino di Fin, (Bagh-e Fin) si trova a pochi chilometri dal centro cittadino e, assieme ad altri di località diverse, ben rappresenta la tipologia di giardini persiani inserita tra i Patrimoni Umanità UNESCO.

Dopo il pranzo si continua verso nord. Nel tardo pomeriggio, con altri 240 chilometri si arriva a Teheran. Cena e pernottamento all’Hotel Ibis 4* adiacente all’aeroporto. Ciò evita di percorrere ulteriori chilometri per entrare nella capitale dove il traffico è congestionato e poter riposare il più possibile considerato l’orario del volo di rientro in Italia.

 

Sveglia “assai presto” al mattino per il volo di rientro in Italia in partenza alle 04.15.

 


 

 

  1. Kaluts, Deserto del Lut  2.  Saryazd   3.  Isfahan

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 E’ doveroso rilevare che l’Iran sta attraversando un momento storico di apertura verso l’Occidente mai registrato fino ad ora. La richiesta di servizi turistici è cresciuta rapidamente, ma l’offerta è rimasta limitata e impreparata a farvi fronte, anche per la mancanza di congrui investimenti, specie con riferimento a quelli di più elevata qualità. Pur prenotandoli con anticipo, gli hotel non danno una conferma immediata, ma specie in alta stagione, in particolare in primavera - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • L'itinerario esclusivo Kel 12 consente di conoscere l'Iran classico e di introdursi anche nel Deserto del Lut
  • Si alloggia ovunque in buoni hotel, selezionati tra i migliori disponibili nelle varie località

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