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LA VIA DELLA SETA, CON CENA SULLA GRANDE MURAGLIA

CINA

icona orologio 15 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2018

  • Dal   24  agosto    al   7  settembre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio che tocca tre provincie della Cina nordoccidentale. Il Gansu con i suoi terrazzamenti, i templi rupestri buddhisti e le moschee dalla forma di pagoda. Il Qinghai con le sue praterie. Lo Xinjiang, terra di deserti, grotte e bazar nella città di Uyghur. Un tour lungo alcuni tratti dell’antica Via della Seta, percorsa un tempo dalle carovane. Tra pareti di roccia scolpite dai monaci, sculture di burro di yak colorato e resti di antiche fortezze. Un itinerario in cui - continua -

A PARTIRE DA: 4.350 €


ITINERARIO

Partenza da Malpensa per Pechino con volo diretto Air China CA950 delle 13,30. Appuntamento con l’accompagnatrice 3 ore prima al banco accettazione. Arrivo la mattina dopo.

 

Arrivo a Pechino alle 05.30 e volo in coincidenza per Lanzhou (ore 09.25/12.00).

Arrivo a Lanzhou (altitudine 1520m). Trasferimento e sistemazione in hotel.

Lanzhou, capoluogo della provincia del Gansu, conta oltre i 3 milioni e mezzo di abitanti. La città si è strategicamente sviluppata lungo il corso del Fiume Giallo e ha visto alternarsi al suo governo realtà politiche differenti, sia cinesi sia provenienti dall’Asia Centrale, perennemente in lotta tra di loro. Trovandosi incuneata in una stretta vallata chiusa da ripide montagne a 1.600 metri di quota, Lanzhou è stata costretta a svilupparsi in un lungo corridoio che si estende da est a ovest per oltre 20 chilometri sulla sponda meridionale del Fiume Giallo. Di conseguenza la metropoli è “urbanisticamente” poco funzionale e richiede tempi piuttosto lunghi per gli spostamenti, costituisce un importante snodo stradale utilizzato da molti viaggiatori per raggiungere altri luoghi del Gansu.

Cena e pernottamento al Lanzhou Crown Plaza 5*.

www.ihg.com/crowneplaza/hotels/it/it/lanzhou/lhwcp/hoteldetail

 

Nelle vicinanze della città di Lanzhou, c’è uno dei tanti complessi rupestri buddhisti in roccia che si trovano disseminati lungo le rotte carovaniere della via della seta: si tratta di Binglingsi, oggi raggiungibile soltanto per via fluviale attraverso un affascinante percorso che si snoda all’interno di gole scavate dall’acqua nelle formazioni calcaree. Il breve viaggio lungo il corso d’acqua termina in prossimità di una parete verticale di roccia nella quale anonimi monaci e artisti scolpirono, a partire dal V secolo, una serie di sculture celebranti il Buddha e la sua dottrina. Il sito è dominato da una statua di epoca Tang (618-907), alta 27 metri e raffigurante Maitreya, il Buddha del futuro, in posizione assisa, che segnala la presenza delle grotte ai navigatori. La parte superiore è stata scolpita in roccia di pietra arenaria, la parte inferiore è stata invece riportata con strutture di legno rivestite di argilla. Al termine della visita, dopo pranzo, proseguimento per Xiahe (in cinese), o Labrang (in tibetano), si attraversano suggestivi paesaggi caratterizzati da terrazzamenti ricavati sui rilievi di loess (roccia sedimentaria costituita da granuli di quarzo, calcite, idrossidi di ferro e minerali argillosi, formatasi per deposito detritico provocato dal vento in regioni pre-desertiche). In questa zona vive la minoranza mussulmana Hui e ci sono numerose moschee in forma di pagoda cinese con tanto di minareto.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento al Labrang Civil Aviation Hotel 4* (uno dei migliori nella località).

https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g528733-d2309214-Reviews-Labrang_Civil_Aviation_Hotel-Xiahe_County_Gansu.html

 

Prima colazione in hotel. Visita allo splendido monastero di Labrang che ha parzialmente resistito all'assalto della rivoluzione culturale mantenendo intatto circa la meta` dei suoi edifici e della sua spettacolare lamaseria, che conserva ancora antichi portali di legno finemente intagliati e dipinti.

Funzionano ancora molti istituti universitari, tra i quali quello di medicina tibetana, con le sue gigantesche e odorose statue di burro di yak colorato, che dopo circa un decennio di maturazione vengono fatte a pezzi e usate come farmaci, tra magia ed erboristeria. La quiete che regna all'interno dell'impianto monasteriale, non viene mai turbata dalla pur febbrile attivita` e quando il sole e` forte i porticati dei cortili sono un ottimo riparo. Si puo` godere del posto, dell'aroma delle enormi incensiere che troneggiano al centro dei cortili, e del leggero rumore del vento contro i pesanti tendaggi bianchi e blu posti all'ingresso degli edifici principali. Il modo migliore per immergersi nell’atmosfera di Labrang è percorrere il kora di 3 km che circonda il monastero. Il sentiero e` fiancheggiato da ben 1174 ruote della preghiera, chorten imbiancati a calce e cappelle.

Dopo pranzo, partenza per Tongren. I villaggi nelle immediate vicinanze di Tongren sono noti per la produzione artigianale di thangka (dipinti buddhisti) e le statue dipinte, le tipiche espressioni artistiche del mondo tibetano, che i loro abitanti realizzano da secoli.

Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento all’ hotel Hong Fend De 4* o similare.

Prima colazione in hotel. Visita del Monastero Long Wu Si (Rongwo Gonchen Gompa) e del Wu Tun Si (Monastero Alto e il Basso). Dopo pranzo in ristorante locale, partenza in pullman per Xining.

Il Rongwo Gonchen Gompa è un immenso e labirintico complesso dalla pianta irregolare, composto da cappelle e appartamenti dei monaci datati dal 1301 in poi e restaurati. ll monastero di Wutun e` sede della famosa scuola di artisti-monaci fondata nel XVI secolo e le cui opere d'altissimo livello (dipinti e sculture) sono disseminate in tutto il Tibet. La famosa (almeno in Tibet) arte di Repkong (Tongren), e` appannaggio non solo dei monaci della scuola di Wutun. Infatti anche la popolazione non monastica dei villaggi dei dintorni annovera un non usuale numero di abili artisti, che si tramandano lo stile e le tecniche da varie generazioni familiari.

Cena e pernottamento al Qing Hai Hotel 5*:

http://www.qhhotel.com/?lan=en-US

 

Prima colazione in hotel. Escursione al monastero di Ta’er (il Monastero di Kumbum) e proseguimento in pullman per Zhangye.

Pranzo in ristorante durante l’escursione.

Dopo colazione visita dell’università monastica di Kumbum Jampaling, che si trova ad una trentina di chilometri dalla città ed è uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Gelugpa in Tibet. Fu edificata nel XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo del grande maestro Tsong Khapa, attorno a un albero e allo stupa che segnano il luogo in cui egli nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato e oggi ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà.

Cena e pernottamento allo Zhang Ye Hotel 5* (posizionato fuori città).

 

Prima colazione in hotel. Visita della statua del “Buddha dormiente” più grande della Cina: 35 m. di lunghezza per 8 m. di altezza, all’interno di una struttura in legno del 1098, risalente alla dinastia degli Xia occidentali. Pranzo durante l’escursione.

Nel pomeriggio escursione nel Parco Geologico Zhangye-Danxia (tutelato dall’UNESCO), a circa 35 km. Trattasi di una vasta area montagnosa e desertica caratterizzata da particolari stratificazioni di rocce colorate, la cui gamma di sfumature e proporzioni creano un caleidoscopio di colori e uno spettacolo mozzafiato.

Proseguimento per Jiayuguan.

Cena e pernottamento al Jiayuguan Holiday Plaza Hotel 4* (tra i migliori hotel del posto).

https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g303696-d1953491-Reviews-Holiday_Plaza_Hotel-Jiayuguan_Gansu.html

Prima colazione in hotel. Visita alla fortezza, al museo e all’ultimo tratto di Grande Muraglia.

Pranzo in ristorante durante l’escursione.

All’estremo opposto del corridoio del Gansu si trovava uno degli ultimi avamposti cinesi di frontiera: Jiayuguan, il “Passo Jiayu”, dove, durante l’epoca Ming (1368 - 1644), terminava la Grande Muraglia, la cui estremità occidentale era segnata dalla impressionante fortezza, in solida terra battuta e legno, che domina ancora oggi incontrastata il semi-desertico paesaggio nei pressi di Jiayuguan. Il forte aveva funzione di dogana, entro cui dovevano transitare tutti coloro che uscivano dalla Cina. Protetto da mura alte oltre 10 metri, il forte si è meritato l’appellativo di “imprendibile passo sotto il cielo”. Ciascun angolo è provvisto di una torre di guardia, mentre i monumentali ingressi sono sovrastati da punti di avvistamento che toccano i 17 metri di altezza.

Cena e pernottamento al Dunhuang Xuaxia International Hotel 5*.

 

Prima colazione in hotel. Al mattino visita alle grotte di Mogao.

Dopo il pranzo, trasferimento in pullman alla stazione di Liuyuan (130 km, un’ora e mezza) e partenza in treno per Turpan. Dunhuang(Liuyuan) – Turpan ore 17.25-20.59, in prima classe. Arrivo e incontro con la guida dello Xinjiang, trasferimento in hotel.

È in mezzo alle sabbie e alle dune, ai piedi delle propaggini più orientali del massiccio del Kunlun, che sorge quella che all’epoca della via della seta era l’ultima città cinese, sede dal 117 a.C., del comando militare di tutti gli eserciti Han in Occidente: Dunhuang, il cui nome significa “Faro illuminante”. Costituiva l’estremo limite occidentale dell’impero, porta d’entrata e di uscita dalla Cina, oltre la quale si distendevano i tracciati dei percorsi carovanieri interrotti dalle rinfrescanti oasi. Ancora in epoca Han era qui che terminava la Grande Muraglia: alcuni isolati, suggestivi resti delle fortificazioni difensive erette quando Dunhuang venne eletta al rango di prefettura, nel 117a.C., possono essere ammirati nei pressi di Mogao, là dove si trova il complesso artistico delle cosiddette “Grotte dei Mille Buddha”, un vero e proprio santuario celebrante la fede buddhista attraverso affreschi e sculture realizzati entro le cavità aperte nel fianco della collina, realizzate a partire dal IV secolo fino al XIV d.C. Più di mille grotte sono scavate nella roccia del monte Mingsha e se ne sono conservate 492. L’insieme di architettura interna, scultura e pittura murale compone uno spettacolo magnifico: i personaggi principali delle scene sono stati spesso plasmati in tuttotondo e poi dipinti, mentre episodi narrativi della vita del Buddha, figure mitiche, elementi floreali   e ornamentali, donatori, paesaggi sono dipinti con pigmenti minerali sulle pareti, rese uniformi con un miscuglio di fango, sterco, intonaco e poi imbiancate.

Cena e pernottamento al Turpan Huo Zhou Hotel 4* (tra i migliori del posto).

https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g303778-d1906905-Reviews-Huozhou_Hotel-Turpan_Xinjiang_Uygur.html

 

Turpan, una delle oasi più suggestive della Via della Seta, è adagiata a circa 154 metri sotto il livello del mare, alle pendici dei “Monti in Fiamme”, verde di alberi e di vigneti, resa fertile da un antico e ingegnoso sistema di canali sotterranei, i qarez, che convogliano le acque di monti innevati e distanti, un'area in cui per secoli sono fioriti insediamenti indoeuropei, cinesi e uyghur che hanno rappresentato importanti tappe lungo il tratto settentrionale della Via della Seta. Tra gli abitanti, numerosi sono gli Uyghur, discendenti delle antiche popolazioni turche dell’Asia Centrale che vennero convertite alla fede islamica nel IX secolo d.C. Infatti uno dei monumenti più interessanti di Turpan è proprio la Moschea di Amin, edificata da un governatore locale nella seconda metà del XVIII secolo e famosa soprattutto per il suo minareto cilindrico tutto in mattoni e alto 45 metri circa.

Gaochang, è stata fondata dai Tang nel VII secolo e successivamente capitale degli Uyghur. Dell’antica città, costruita in terra battuta, sono ancora visibili le mura perimetrali e i resti del monastero buddhista che si trovava nella parte sud-occidentale. Nei pressi di questa, a quasi 50 chilometri di distanza dall’oasi di Turpan, su un fianco delle “Montagne in Fiamme”, è possibile ammirare ciò che resta del complesso di grotte buddhista di Bezeklik: una grossa parte degli affreschi che un tempo ornavano le pareti delle grotte furono rimossi dall’esploratore tedesco Albert Von le Coq, che alla fine del secolo scorso li portò a Berlino, dove tuttavia andarono quasi completamente distrutti durante i bombardamenti della II guerra mondiale. Al cimitero di Astana venivano seppelliti gli abitanti della città di Gaochang. All’interno delle tombe, segnalate dalla presenza di un piccolo tumulo funerario, sono state trovate numerosissime sete, preservateci grazie al clima secco della zona.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento al Turpan Huo Zhou Hotel 4*.

 

Partenza in pullman per Urumqi. Sosta per visitare delle Rovine di Jiaohe. Arrivo a Urumqi e visita al bazar.

Andando verso ovest, si incontrano le suggestive Rovine di Jiaohe, un avamposto militare creato in epoca Han per la protezione della frontiera. I resti di Jiaohe, che significa “confluenza di due fiumi”, si trovano su uno sperone roccioso che domina la vallata sottostante.

Urumqi è un nome di origine mongola che allude a un luogo di fertili terre da pascolo, un’oasi insomma. Tuttavia, l’atmosfera bucolica è ormai un lontano ricordo per questa città vivace e trafficata che, a partire dalla fine degli anni ’90, ha conosciuto uno sviluppo straordinario, dovuto in gran parte agli incentivi offerti dal governo cinese che ha voluto rafforzarne il ruolo di bastione strategico ed economico per la Cina occidentale. La quantità di grattacieli non è certo paragonabile a quella delle megalopoli orientali, ma la città vanta un’economia vivacissima e si sta rapidamente affermando come uno dei principali centri urbani dell’Asia centrale. Nei vicoli intorno al mercato di Erdaoqiao si entra nel cuore della città Uyghur. È un bazar diffuso, dove le botteghe di fornai si alternano ai fabbri di strada che costruiscono i tipici forni tondi e metallici nei quali si cuociono sia il pane sia i tipici ravioli.

Pranzo in ristorante lungo il percorso.

Cena e pernottamento al Hua Ling Grand Mercure Hotel 5*.

http://www.accorhotels.com/gb/hotel-8557-grand-mercure-urumqi-hualing/index.shtml

 

Prima colazione in hotel. Visita del Museo della Regione Autonoma. Trasferimento in aeroporto in tempo utile per il volo diretto a Pechino (CA1902/14.50-18.30, orario soggetto a riconferma).

Arrivo a Pechino e trasferimento in hotel.

Al Museo della Regione Autonoma si conserva un cimelio che fa discutere: la “Bella di Loulan”, la mummia di una donna che l’analisi del Dna ha dimostrato essere caucasica e che risale a 3.500 anni fa. Il fatto che i primi abitanti dello Xinjiang arrivassero da ovest e non da est crea imbarazzo agli han e dà forza al nazionalismo Uyghur. Al visitatore estraneo alla polemica, questa e altre mummie presenti nel museo trasmettono invece il senso profondo della storia.

Cena “occidentale” a buffet in hotel.

Il pernottamento è previsto presso Capital Hotel 5* www.capitalhotel.com.cn/en/

Moderno e funzionale mega albergo, situato nel centro di Pechino, il Capital è vicino alla storica Dongjiaominxiang e a molti luoghi d'interesse come Piazza Tien An Men e Città Proibita. Ha poco meno di 600 camere.

 

Prima colazione in hotel. Iniziamo le visite di Pechino, poi ci trasferiamo verso il nord sulla Grande Muraglia.

Nella capitale prevediamo di andare al Tempio del Cielo, Piazza Tien An Men, Città Proibita e Palazzo d’Estate. La maggior parte delle visite le programmiamo per il 6 settembre. Oggi sarà possibile effettuarne una. Noi indichiamo il Tempio del Cielo, ma in loco potremo decidere effettivamente in quale andare, tenendo presenti soprattutto i flussi di traffico per ottimizzare i tempi.

Il Tempio del Cielo è Patrimonio UNESCO.

Si tratta di un manufatto in purissimo stile Ming divenuto uno dei simboli più riconosciuti della capitale. E’ la massima rappresentazione stilistica della famosa dinastia e si trova racchiusa da una cinta muraria con porte d'ingresso orientate verso i quattro punti cardinali. Qui, a ogni solstizio, gli imperatori proprio perché Figli del Cielo, celebravano i riti per propiziare il buon raccolto, condizione prima per mantenere la stabilità, la pace sociale e perpetuare la loro potestà. I templi presentano architetture che sono la trasposizione delle teorie cosmologiche tradizionali cinesi per le quali il cielo è rotondo e la terra su cui poggia è quadrata. (Concetti ben evidenti anche nel guscio della tartaruga, non a caso tenuta da sempre in gran considerazione). Per questo l’Altare circolare del XVI secolo è formato da una base quadrata su cui si elevano tre piattaforme circolari decrescenti che poggiano una sull’altra.

Nel parco, gli edifici degni d’attenzione sono diversi. Tra questi, il Tempio della Volta Celeste Imperale e il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto.

 

A una sessantina di chilometri dalla capitale si raggiungono le alture a Juyong Pass dove si snoda una porzione dell’antica faraonica “inutile” realizzazione. (Patrimonio UNESCO).

Abbiamo scelto di non andare nelle più rinomate località di Badaling e Mutianyu per avere l’opportunità di poter salire sull’unico tratto di Grande Muraglia di cui si possa fruire privatamente per una visita e una cena esclusive.

Ogni giorno, qui e negli altri tratti ristrutturati e aperti al pubblico, si riscontrano complessivamente oltre trentamila presenze provenienti dai paesi occidentali ma soprattutto cinesi, una caratteristica che distingue la Cina da quasi tutti gli altri luoghi turistici del pianeta.

Comunque, in qualsiasi punto si decida di andare, la visita è un momento rilevante di ogni viaggio in Cina. A maggior ragione lo sarà per noi, considerando che potremo gustarcela dal tramonto sino a dopo la cena per circa quattro ore.

La “passeggiata” lungo le mura, che faremo prima che accendano le luci, percorre gradini, spesso alti, da ascendere lentamente. Non solo per godere pienamente del circostante ma anche per la pendenza.

Qui, il serpentone pietrificato che sembra avere più teste formate dalle diverse torri di guardia, si fa spazio nel verde tra le pieghe dei monti, offrendo uno spettacolo di grandiosità antica, in un ambiente naturale più selvaggio e incombente di altri posti con spezzoni di mura visitabili.

Questo tratto murario, che scorre lungo uno dei tre passi strategicamente più importanti dell’intera Grande Muraglia, svolgeva un ruolo fondamentale di difesa perché era l’accesso a settentrione della capitale.

Al centro del passo sta la “Piattaforma delle Nuvole”, Yuntai, realizzata nel 1342 dalla dinastia Yuan.

La sezione che visitiamo è stata sottoposta a numerosi interventi. Le costruzioni più antiche nella zona pare che risalissero addirittura all’VIII secolo a. C. Furono poi fortificate per essere incluse nel complesso della Grande Muraglia tra il IV e VI secolo. Ricevettero altre modifiche durante tutta l’era Ming, dal XIV secolo, quando occorreva far fronte alle invasioni mongole, sino al XVII.

Nel 1992 sono compiute le ultime indispensabili opere, che avevano avuto impulso già dal 1983, per rendere questa sezione agibile al pubblico.

In generale, la prima parte della Great Wall fu iniziata, pare, nel V secolo a.C. con uno scopo evidentemente difensivo. Da questo periodo, ogni stato costruì un proprio spezzone per ostacolare gli attacchi di popoli confinanti e tribù nomadi provenienti da nord.

In realtà l’infinita opera fu di scarsa efficacia nella salvaguardia di confini tanto estesi. Rivestì invece un ruolo d'estrema importanza nello stimolare e fortificare un’identità comune in una regione del mondo tanto vasta. Per la sua edificazione, avendo bisogno di un’immensa forza lavoro, si utilizzava mano d’opera di province annesse all’impero provenienti da luoghi e culture assai distanti. Il contatto fra questi uomini e donne favorì certamente in modo significativo l’omogeneizzazione di etnie e tradizioni diverse. Inoltre, fu usata in alcune parti come strada fortificata che permetteva rapidi spostamenti di uomini, merci e informazioni da una regione all'altra dell'impero. 

Approfondimento a parte meriterebbe l’aspetto riguardante lo sforzo necessario per la sua realizzazione anche relativamente al numero di sacrifici umani che comportò, tanto che qualcuno si riferisce a questo limes orientale chiamandolo il più grande cimitero della storia.

 

L’andamento di questa parte della giornata, che potrà essere modificato anche senza preavviso da parte delle autorità locali, prevede il nostro ingresso intorno alle 17 in modo da avere circa due ore per camminare lungo le mura. Il sito chiude alle 17 e tutti i turisti, tranne noi, devono andare via. Noi potremo restare e continuare a percorrere questo tratto di Grande Muraglia, costituito da un anello di circa 4 chilometri (non tutti agibili) che poi si congiunge con altri spezzoni di mura. Ognuno potrà decidere se arrivare sino al punto più alto partendo dall’ingresso oppure fermarsi a un certo punto e tornare indietro. L’appuntamento per tutti sarà nel luogo scelto per l’aperitivo e cena intorno alle 19, momento oltre il quale non è più possibile passeggiare lungo la Muraglia. La cena inizierà poco prima delle 20 quando si accenderanno le luci che illuminano il serpentone ed altri edifici storici. L’aspetto sorprendente è che le mura (e ce ne renderemo conto solo nel momento in cui emergono dal buio) sono intorno a noi circondandoci completamente.

Alleghiamo una mappa schematica della Great Wall al Passo Juyong, per consentire di averne un’idea seppur sommaria.

 

La “passeggiata” inizia dal South Pass Tower, posto vicino all’ingresso, e può terminare nei punti più alti, le torri contrassegnate dai numeri 11 e 12, da cui il panorama compensa la fatica per raggiungerli. Il tramonto da lì, se il meteo non regala sorprese spiacevoli, merita di essere gustato.

La cena è prevista tra il South Pass Tower e Temple of Guan Yu.

 

 

Pranzo in ristorante locale.

Cena con gli altri 3 gruppi sulla Grande Muraglia a Juyong Pass.

Poi, rientro a Pechino per il pernottamento.


 

“Rendez Vous” con gli altri nostri 3 gruppi per il tramonto sulla Grande Muraglia. Il Dragone di notte, aperitivo, cena, musici, luci, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti come in questo itinerario, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

 

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. (In ogni caso, il costo della serata non sarebbe certo giustificabile solo con riferimento alla cena neppure se questa prevedesse le più memorabili leccornie).

La serata sulla Grande Muraglia è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che frequentiamo il sito da decenni, e che inizialmente non osavamo neppure pensare che si potesse realizzare, abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta. Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri tre gruppi.

 

La festa comune di oggi inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un panorama che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

La passeggiata, che potrà essere più o meno faticosa secondo quanti scalini si deciderà di salire, si conclude quando tutti gli altri visitatori saranno già andati via e il luogo sarà solo nostro. Poi, su uno dei terrazzamenti saranno serviti gli aperitivi, senza fretta, prima di accomodarsi ai tavoli bianchi per la cena.

Più tardi ci accorgeremo che il sole è scomparso e che è stato improvvisamente sostituito da fari che illuminano il dragone con tante teste percorso poco prima. E, man mano che emerge nel buio mostra di attorniarci completamente.

 

Tutto qui è molto coinvolgente anche perché questo muro noto a livello planetario, caro a ogni amante della storia archeologia architettura, è solo per noi.

Ma, anche perché, più semplicemente il posto è bello.

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da contorni più apprezzabili di ciò che sarà servito nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela essendo, la cornice, puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con un contorno di musica, discreto, ci racconterà emozioni anche, e soprattutto, attraverso l’ambiente che lo attornia.

Le poderose pietre saranno valorizzate ulteriormente da ombre e luci che faranno intravedere il dragone pluricefalo che s'infila nel buio.

 

Prima colazione in hotel. Tutto il giorno visite di Pechino:

Pechino, Piazza Tien An Men, la Città Proibita e il Palazzo d'Estate

 

Al mattino sosta nella Piazza Tien An Men, la Piazza della Porta della Pace Celeste.

La fantasia e la conoscenza dei fatti che questo spazio narra, possono presentarcela di volta in volta come un deserto lastricato, il cuore di Pechino, la piazza più grande del mondo, il vuoto che disorienta, il centro simbolico dell’universo cinese, la megalomania del regime, il luogo con l’ultimo ritratto di Mao, la piazza della protesta e delle repressioni.

Per Mao era il simbolo dell’eroicità del partito comunista cinese, anche se il modello architettonico, nonostante i non idilliaci rapporti con l’allora Unione Sovietica, riflette certamente i canoni artistico-ideologici del “realismo socialista” di matrice sovietica.

Noi preferiamo, nonostante i tanti palazzi, il mausoleo, strutture istituzionali e musei che ne riempiono il perimetro e vorrebbero dare il senso della grandiosità e della forza del regime, ricordarla come un immenso spazio vuoto in cui a volte è possibile acquistare fragili aquiloni. (Se i venditori riusciranno a resistere agli interventi delle autorità che tendono ad averne lo stretto controllo e mantenere “pulito” questo luogo simbolo).

La sua prima sistemazione a piazza pare risalga al XVII secolo, ma la sua fama è legata essenzialmente alla storia contemporanea della Cina. Qui il 1° ottobre del 1949 Mao proclamò la fondazione della Repubblica Popolare, e quasi tutti gli edifici che vi sorgono appartengono a questo periodo: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Storico Nazionale, il Monumento agli Eroi del Popolo.

In epoca più recente, nel 1989, sulla stessa spianata si consumò una delle pagine meno onorevoli del regime.

La porta della Pace Celeste domina il lato nord della piazza. Realizzata in parte nel XV secolo, era la più maestosa delle quattro grandi porte nelle Mura Imperiali. E’ una struttura con un doppio tetto e una delle sue particolarità sta nel fatto che è sormontata da un enorme ritratto del Grande Timoniere, come era definito Mao per la sua capacità di indirizzare sulla giusta via immense masse popolari.

A sud della piazza, dietro il mausoleo, vi è la monumentale Porta Qianmen, la Porta Anteriore, che delimitava la cinta muraria della Città Imperiale, costruita nel XV secolo. Attraverso essa l'imperatore usciva per andare al Tempio del Cielo. Sul lato Nord, superata la grande via della Lunga Pace, (una delle strade più larghe al mondo, dove sta lo storico Beijing Hotel, per la cui realizzazione sono stati abbattuti consistenti spezzoni delle antiche mura), si trova l'ingresso principale della Città Proibita, strettamente riservata alla corte fino al 1911, oggi immenso museo all’aria aperta.

La Città Proibita (Patrimonio dell’Umanità UNESCO), si chiama così proprio perché il suo accesso per oltre cinquecento anni è stato vietato ai comuni mortali.

(In verità occorrerebbe rivelare che la Città ora si chiama Proibita perché, dopo che per una sorta di legge del contrappasso si è liberalizzato l’ingresso a tutti quelli che dispongano di due gambe, la visita è sconsigliata fortemente a coloro che manifestino insofferenza per luoghi dove si concentrino 333 visitatori al metro quadro).

E’ stata l’esilio dorato delle dinastie Ming e Qing ed è il complesso architettonico meglio conservato e importante dell’intera Cina, risparmiato anche dalla furia distruttrice degli eccessi emersi dopo la conquista del potere da parte del partito unico.

Gli edifici e gli spazi aperti sono dislocati accuratamente secondo i tradizionali canoni. La disposizione segue un asse nord-sud che inizia dalla Porta del Sud e giunge sino alla Porta della Grandezza Divina.

Difficile elencare la serie di padiglioni, giardini, ampi cortili, più modesti snodi, sale, luoghi per riunioni banchetti e ricevimenti, aree abitative private e quant’altro abbisognasse a una famiglia imperiale che solo in caso di grave bisogno se ne allontanava. Il tutto è indicato con nomi fantasiosi e gradevoli che richiamano agiatezza e rapporto con realtà eteree e ultraterrene, come si confaceva alla dimora di personaggi con forti addentellati divini. Così possiamo bearci di avvicinare la Sala dell’Armonia Suprema, il Palazzo della Purezza Celeste…

Molte di queste imponenti realizzazioni risalgono al XV secolo, anche se hanno subìto vari rimaneggiamenti nei periodi successivi.

Non sempre, però, tali interventi sono stati adeguati e rispettosi dei criteri artistici, per lo meno quelli osservati in Occidente. E’ diffusa la consapevolezza che a volte non si è intervenuto con restauri mirati e limitati alle specifiche parti che avessero subìto i torti del tempo o dell’incuria. Per esemplificare, è più volte successo che a fronte della necessità di ritoccare uno spigolo alla base di una colonna, si sia proceduto ricolorando l’intera base, non tralasciando, pur non essendo necessario, di intervenire su tutta la colonna e magari anche su quella vicina per evitare che potessero riscontrarsi differenze cromatiche tra la zona ritoccata e l’intera struttura d’appartenenza.

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto, molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Un colore che spesso caratterizza i tetti in ceramica è il giallo-oro, tonalità riservata all'imperatore.

La visita della capitale prosegue recandosi al Palazzo d'Estate alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

I primi padiglioni sono stati edificati nel 1407 dal III imperatore Yong Le della dinastia Ming. Nella costruzione della Città Proibita fu impiegato circa un milione di operai, per erigere gli 800 padiglioni e le 9000 stanze. (Il numero 9 ed i suoi multipli erano, come noto, molto cari all’Imperatore). Le strutture sono circondate da un fossato largo 50 metri, ove scorre un corso d’acqua navigabile in barca, e da una cinta muraria di 13 metri d'altezza.

Un colore che spesso caratterizza i tetti in ceramica è il giallo-oro, tonalità riservata all'imperatore.

La visita della capitale prosegue recandosi al Palazzo d'Estate alla periferia nord di Pechino. (Patrimonio dell’Umanità UNESCO).

L'elegante grandissimo comprensorio mostra padiglioni, giardini, corridoi coperti, colline e un lago in parte artificiale su cui è stata realizzata un’enorme barca in marmo. Fu residenza estiva degli imperatori Qing, l’ultima dinastia che governò l’Impero dalla metà del XVII all’inizio del XX secolo. I fasti della residenza estiva sono legati in particolare alla nota e contraddittoria imperatrice Ci Xi.

Anche qui si susseguono, oltre a schiere di visitatori, edifici, templi e sale con nomi sempre assai aggraziati: Sala della Benevolenza e Longevità, Tempio del Mare della Saggezza, Padiglione del Profumo Buddista…

Pranzo in ristorante locale.

Cena in hotel.

 

L’ordine delle visite nei giorni a Pechino è indicativo e potrà essere variato dalla guida locale e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare.

Aver deciso di fruire delle camere in hotel fino alla partenza per l’aeroporto, sarà certamente apprezzato dai nostri compagni di viaggio.

Trasferimento in aeroporto per il volo CA 949 che parte alle 01.30 della notte. Arrivo a Milano alle 06.30.


 

 

 

 

 

  1. Padiglioni Ming  2. Grande Muraglia  3. Antico villaggio, Turfan

 

 


 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Il visto: ricordiamo che sono necessari il passaporto con validità non inferiore a sei mesi, il modulo Kel 12 e il modulo del consolato cinese debitamente compilati e una foto tessera a colori. Suggeriamo di dotarsi anche di due altre foto formato tessera, oltre a quella necessaria per il visto, e della fotocopia del passaporto. (Ciò potrebbe rivelarsi utile nel caso di smarrimento del documento). Ogni partecipante è tenuto a verificare personalmente la validità e le caratteristiche - CONTINUA -