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“L’ANIMA DELL’INDIA”: VARANASI E KUMBH MELA

INDIA

icona orologio 8 GIORNI
minimo 8 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   30  gennaio    al   6  febbraio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un tour nell’India più spirituale, tra Delhi e Varanasi. A vedere l’alba in barca sul Gange, circondati da migliaia di pellegrini hindu. E osservare lungo i ghat - le gradinate che portano al fiume sacro - i fedeli che compiono abluzioni, gli asceti che meditano, il fuoco delle pire o gente che fa il bucato. Una passeggiata nel dedalo di stradine del chowk, la città vecchia, tra templi e bazar. E poi, in autobus, verso Allahabad, la città sacra che ospita, nel - continua -

A PARTIRE DA: 2.650 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con voli di linea per Delhi via Monaco, con arrivo dopo la mezzanotte.

 

Mattinata dedicata al riposo.

Delhi, la capitale dell’India, oggi è una metropoli moderna ma conserva ancora molte testimonianze della sua anima antica, quando per secoli ospitò le corti prima dei sultani e poi degli imperatori Moghul musulmani. Molti dei capolavori architettonici che vedremo a Delhi sono dunque di arte islamica, protetti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Dedicheremo il pomeriggio alla visita della Old Delhi.  Con le sue strade tortuose, le mille botteghe, le professioni improbabili, la Vecchia Delhi è uno spaccato fedele delle tante realtà del Paese, che si trovano tutte riunite lungo la sua affollatissima arteria commerciale, Chandni Chowk, la via dell’argento, che conduce alla maestosa Jama Masjid. È la più grande moschea indiana e uno dei grandi capolavori architettonici dell’Islam in India, realizzata in arenaria rossa.  Fu l’opera conclusiva di Shan Jahan nel 1656 – l’imperatore che fece costruire il Taj Mahal - e vi si accede attraverso un’imponente scalinata dalla quale si domina l’intera città vecchia. La moschea è molto venerata anche perché contiene, pare, alcune reliquie del Profeta Maometto.

Sosta nel Parco Raj Ghat, dove una piattaforma di marmo ricoperta costantemente di fiori indica il luogo dove il corpo del Mahatma Gandhi venne cremato.

Pranzo in ristorante con specialità tipiche indiane. Cena e pernottamento in Hotel.

 

Dedicheremo la mattina alla visita della New Delhi e, attraversando la zona del Parlamento e dei Palazzi ministeriali, arriveremo alla Porta dell’India.

Visiteremo il complesso archeologico del Qutub Minar, con il magnifico minareto del XII secolo, eccellente esempio di architettura in stile afgano. Un grande complesso architettonico, anch’esso Patrimonio Unesco, che di notte, illuminato dai fari, rivela tutto il suo fascino. 

Trasferimento in aeroporto e volo di linea per Varanasi, la più sacra città dell’India, dove l’induismo intero cerca la strada della salvezza.

Arrivo e sistemazione in Hotel.

Si assisterà alla cerimonia dell’Aarti che poco dopo il tramonto si tiene tutte le sere sulle rive del Gange: i sacerdoti al suono di cimbali innalzano canti agli dei e la folla di pellegrini offre alle sacre acque del fiume tantissimi lumini ad olio.

Pranzo o snack in aeroporto (secondo l’orario del volo interno).

Cena e Pernottamento in Hotel.

 

La città vecchia di Varanasi è situata lungo la sponda occidentale del Gange e si estende in un intricato groviglio di strette viuzze. La “Madre Ganga” qui s’incurva come una falce di luna. Lungo i ghat, le gradinate che portano al fiume sacro, scendono milioni di fedeli aspiranti ad una morte che li liberi dal ciclo delle reincarnazioni. Le abluzioni rituali nelle acque del fiume, le meditazioni degli asceti, il fuoco delle pire sono al centro di un mosaico fantasmagorico brulicante di vita. All’alba percorreremo i ghat dove la folla dei pellegrini saluta il sole prima di effettuare le abluzioni e poi esploreremo il dedalo di stradine del chowk, la città vecchia. Partenza per Allahabad.

 

Secondo le condizioni che riscontreremo in loco, decideremo se trascorre a Varanasi tutta la mattinata e come impegnare il tempo a disposizione. Per ora prevediamo di andare presto in barca sul Gange.

I ghat sono il centro della vita non solo spirituale specie di questa città. Ve ne sono tantissimi che sbucano dai vicoli di Varanasi, per arrivare sino alle non chiare e fresche ma sacre acque sulla sponda occidentale del Gange. Si trovano tra i punti di confluenza del Varuna, che incontra il Gange a nord, e del più piccolo Asi che si getta a sud.

Riti funebri, offerte, abluzioni, semplice bucato, preghiere, cataste di legna pronte per essere date alle fiamme, corpi coperti di sari in attesa vicino l’acqua, intoccabili che svolgono il lavoro più ingrato di accudire i cadaveri e lavarli, pulire dai resti le piattaforme su cui bruciano legna e corpi, gente che fa yoga, altri che si fanno massaggiare, mendicanti, templi di varie dimensioni e ritualità religiose, piccoli cortei funebri che si arrestano al limitare dell’acqua osservando i corpi dei loro cari che vengono immersi nella Grande Madre per la purificazione finale, facciate di palazzi nobiliari anche in rovina, barelle che trasportano cadaveri coperti da veli coloratissimi, odori, grandi cumuli di diverso legname per poterne scegliere la qualità in base alle risorse economiche e bilance per pesarne la quantità opportuna a ridurre un corpo in cenere, fotografi spesso invadenti, olezzi, gente che guarda con interesse le cremazioni e altri che proprio accanto si fanno lo shampoo o lavano i denti...

(Volutamente associamo aspetti tanto contrastanti, proprio come si presentano nella loro quotidianità).

Giorno e notte, all’alba e al tramonto, sempre qualcuno veglia dorme muore spera di abbandonare definitivamente questa “valle di lacrime”.

Rientro in hotel per la colazione.

Il resto della mattinata potremo dedicarlo a qualche ora di relax, massaggi o pratiche ayurvediche*, o ad una passeggiata lungo i ghat per attraversarli e osservarli da vicino.

La città è il cuore, ma anche l’anima e il corpo, la materialità e l’acqua di tutto l’universo indù, e camminare tra i ghat, non necessariamente fotografando, è un’esperienza.

È un viaggio tra le gestualità quotidiane e riti di chi vi si rechi per pulire gli indumenti o mondarsi dai peccati, cercando la morte a contatto con quel liquido che facilita la “moksha”, la fine del “samsara”.

Dopo il pranzo in hotel, partenza per Allahabad dove arriveremo in serata.

 

È l’occasione in cui sarà inutile chiedere all’autista a che ora il nostro bus ci porterà a destinazione. Per avere una risposta attendibile bisognerebbe chiederlo a tutti quelli, crediamo tantissimi, che andranno nella nostra stessa direzione.

Solitamente, è possibile percorrere i 135 Km in 3/4 ore ma, considerata la concomitanza con l’evento, si presuppone un traffico assai intenso, che potrà rendere necessarie più ore del previsto.

(In ogni caso, anche in assenza di condizioni straordinarie come questa, il traffico in India è sempre assai intenso, come si desume anche dal fatto che normalmente occorrano 3/4 ore per 135 chilometri).

Letture, le parole della nostra guida e accompagnatore, musica nelle orecchie, qualche momento sonnacchioso, osservare ciò che proiettano fuori del finestrino, molta pazienza, consentiranno di arrivare. Prima o poi. L’unico aspetto certo è che ritardi e eccessi di traffico faranno parte del nostro itinerario.

Si va decisamente verso ovest, percorrendo la AH1, a meno che le condizioni riscontrabili quel giorno non consiglino altro itinerario.

Giunti ad Allahabad, il nostro bus si avvicinerà il più possibile all’area col campo tendato, anche se occorrerà camminare per arrivarvi e la distanza da percorrere a piedi dipenderà dalle condizioni di traffico presenti in loco. Sarà un utile allenamento per i giorni successivi. Infatti, la presenza di tante migliaia di persone non consente il transito di auto, e gli spostamenti in andata e ritorno dal campo sino ai luoghi in cui si svolgono le ritualità sono previsti a piedi, con percorrenze che possono essere anche di un’ora circa.

 

Stiamo tre giorni in un campo tendato e consumiamo i pasti in una tenda-ristorante a disposizione solo dei nostri gruppi, fruendo di tende   con più ambienti, veri letti, lenzuola, coperte, bagno privato, doccia, veranda, elettricità…

Qui incontriamo gli altri gruppi giunti con itinerari diversi. Ovviamente, ognuno continua ad avere autonomia nella gestione delle giornate, tranne i momenti dei pasti, anche nelle ore non dedicate al Kumbh Mela. Vi sono, infatti, aspetti di Allahabad da conoscere durante l’eventuale tempo non riservato alle ritualità.

La città sacra è schematicamente caratterizzata dal più recente Civil Lines, un quartiere con viali, edifici anche coloniali, ristoranti e negozi moderni, e dalla città vecchia, Chowk, di cui segnaliamo alcuni punti di interesse.

Il massiccio Forte di Akbar, costruito dall’omonimo imperatore della dinastia Moghul nel XVI secolo sulle rive dello Yamuna, è interdetto al pubblico essendo sede militare. Solo il Patalpuiru Temple è a volte accessibile. L’Anand Bhavan e lo Swara Bhavan, richiamano invece memorie della potente famiglia Nehru. Il Khusru Bagh, un parco con edifici e tombe del periodo moghul legate alla storia del Taj Mahal.

Sono tutti luoghi e architetture nella zona a nord dello Yamuna.

 

*Ayurveda risulta dalla commistione di due termini sanscriti che indicano vita - “ayu” - e conoscenza - “veda” -. Si tratta di una “medicina” praticata da oltre duemila anni, i cui princìpi si basano sulla considerazione che la vita sotto ogni forma e il mondo nella sua interezza abbiano un proprio intimo equilibrio. I guai per le persone, le “malattie”, deriverebbero dalla rottura di questo equilibrio. Il suo ripristino fornisce nuovamente la condizione positiva a chi l’abbia persa. Da questo punto di vista generale non si è molto distanti da altre tradizioni come la “geomanzia” praticata in Vietnam, di derivazione cinese.

Nel caso specifico, il ritorno allo stato di equilibrio corpo-mente con l’ayurvedica si può ottenere mediante l’intervento congiunto di purificazione interna e massaggi. Erbe e oli sono tra gli strumenti adatti per raggiungere, od avvicinarsi, allo scopo.

È vero che, come altri aspetti della cultura tipica indiana quali yoga o kamasutra, la traduzione occidentale tende troppo spesso a coglierne più gli aspetti esterni, folcloristici, fisici e goderecci”, che quelli legati al loro inestricabile complesso connubio material-spirituale-psico-fisico. In realtà queste pratiche necessiterebbero non solo di starsene “semplicemente sdraiati a pancia in giù”, ma particolari diete, esercizi respiratori ginnici e di meditazione. Però, è altrettanto vero che anche nelle forme meno impegnative se ne possa ricavare una reale soddisfazione persino in alcuni hotel, se si ha sufficiente tempo.

I Veda sono scritture sacre induiste, inni in sanscrito raccolti nel corso del secondo millennio a.C. la cui origine temporale non è però ben nota.

 

Pranzo in hotel a Varanasi o, secondo ciò che riscontreremo, leggero lunch box. 

Cena al campo di Allahabad. (Solo piatti vegetariani e divieto di alcolici).

 

Esempi di interni ed esterni delle nostre tende nell’ultimo Kumbh Mela. Ad Allahabad saranno simili.

 

 

 

Il possesso del Nettare dell’Immortalità, in sanscrito Amrita, fu motivo di lotta fra le forze del bene e del male, dei e demoni, durata dodici giorni e dodici notti.  Durante lo scontro, dalla Kumbh (urna vaso brocca o coppa) contenente l’Amrita, si dispersero a terra quattro gocce del nettare nei luoghi dove sono sorte le città sacre di Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik. Qui si svolgono periodicamente feste religiose, Mela, assai partecipate. Ad Allahabad, in particolare, oltre ad altre ricorrenze, ogni sei anni si assiste al raduno di milioni di fedeli per la grande “Festa dell’urna”, in sanscrito Kumbh Mela. I dodici giorni divini di guerra tra dei e demoni corrispondono a dodici anni per gli umani. Sei anni sono la metà di dodici.

Ardh, in sanscrito, indica metà. Per questo ogni sei anni l’incontro religioso è chiamato “Ardh Kumbh Mela”, “Festa di medio termine dell’Urna”.

Allahabad è perennemente meta di fedeli che riempiono templi ashram dharamsala centri per la medicina ayurvedica e ghat. Il più famoso ricercato venerato è il Sangam il punto esatto dove, secondo la tradizione, sarebbe caduta una delle quattro gocce.

In questa zona il Gange viene alimentato nella sua portata, ma soprattutto nella sacralità, dalla confluenza dello Yamuna. È proprio da questo connubio tra due dei più venerati fiumi, in assoluto, che nasce il desiderio dei fedeli di accostarsi alle acque, perché forniscono le condizioni più propizie per liberarsi dalla condanna delle inesauribili reincarnazioni. Se a questi due corsi d’acqua con cui ci si può rapportare fisicamente, si aggiunge la presenza di un terzo mitico fiume sotterraneo invisibile, il Saraswati, quello dell’Illuminazione, si capisce perché tanti milioni di persone si assembrino continuamente ad Allahabad. Ogni giorno, ogni stagione, ogni anno affollano i ghat non solo all’ora del Ganga Aarti, per immergersi nelle sue torbide acque con fede, per ricevere la benedizione della triade induista.

All’imbrunire, sempre, anche qui si celebra il Ganga Aarti, con immersioni e offerte di candele disposte su grandi foglie che galleggiano e seguono la corrente del fiume mentre il sole scende, campanelli rintoccano, si accendono torce, il profumo d’incenso si spande assieme al vocio di preghiere… una cornice idilliaca in un quadro comunque di aspettative “per amore o paura”.

L’acqua del Gange, è limacciosa, a tratti nerastra, appena schiarita da quelle più limpide, ma non per questo più sacre, dello Yamuna.

Vi galleggiano impurità, ma trasporta soprattutto passioni, speranza, ritualità, illusioni.

Una mano, tante mani di uomo o donna, tozze, dita grandi, pelle rugosa o tesa, quasi trasparente, vene sporgenti, affidano all’acqua foglie sagomate a mo’ di barchette che contengono fiori e fiammelle, per farle arrivare dove la corrente deciderà.

La speranza è che il fluire della Madre Gange porti le offerte il più lontano possibile.

Noi abbiamo deciso di fare un viaggio sin qui per seguire con gli occhi quelle fiammelle, assai numerose, infinite in occasione dell’Ardh Kumbh Mela. Coglieremo per lo meno un frammento di quella spiritualità che spinge tutti quegli uomini ad aggrapparsi al Cielo e immergersi nell’Acqua Sacra per sopravvivere su questa Terra dove, per definizione, l’esistenza è sofferenza, anelando la grazia della moksha.

 

Sono passati oltre centoventi anni da quando Mark Twain, dopo aver assistito a un Kumbh Mela, restò tanto impressionato da tale convegno d’anime e corpi, da osservare quanto fosse “meraviglioso che una fede come quella riuscisse a mettere insieme moltitudini e moltitudini di vecchi e giovani, di forti e fragili”, e partecipare a tali viaggi di fede, “sopportandone le difficoltà che ne derivano, senza esitazioni o rimpianti”. Lui non sapeva se lo facessero “per amore o per paura”.

Anche noi potremo fare riflessioni simili e non importa se non capiremo appieno gli impulsi che spingono qui tanti uomini. Ma, anche per noi “tutto sarà oltre l’immaginazione” e ogni cosa ci apparirà “meravigliosa, con un coinvolgimento inimmaginabile, soprattutto per quelli come noi, bianchi e freddi”.

 

Per questi viaggi di “Rendez Vous”, tra le tante possibili facce dell’India noi vi proponiamo di venire nel luogo che ne mostra moltissime. Ogni sei anni l’area di Allahabad per alcune settimane accoglie milioni di fedeli, che superano divisioni di casta, filoni religiosi del vasto panorama induista, aree di provenienza.

Il cuore dei vari itinerari sarà l’Ardh Kumbh Mela. Non è solo occasione di approfondimento per chi già conosca il Subcontinente Indiano. È la possibilità di assistere a un incontro religioso assai particolare e visitare altre località degne del nostro interesse.

Sottolineiamo ancora che per avvicinarsi e non essere solo spettatori esterni e distanti da quanto accade, pernottiamo in un campo nell’area al centro degli eventi.

Tra il 3 e 4 febbraio si svolgono i momenti più importanti e partecipati, con processioni, bagni e ritualità che coinvolgono i fedeli giorno e notte. Avremo modo di assorbire quelle atmosfere per entrare un poco nell’intimo vero dell’India che accosta i propri dei e le loro rappresentazioni terrestri, e approfondire con la presenza di esperti, filosofie e ritualità di tale pezzo di mondo. E, forse, riusciremo a capire qualcosa di più su akharas shivaiti e vishnuiti, naga baba e puje e altro di quanto riempia l’immenso mondo gassoso dell’induismo.

 

Ad Allahabad, poco ad ovest di Varanasi, dove il Gange basso e limaccioso riceve le acque più limpide dello Yamuna e quelle meno visibili del fiume sotterraneo dell’Illuminazione, assistiamo all’arrivo di fedeli e sadhu, yogi e maghi, danzatori e asceti, auto e camion, animali e biciclette, pellegrini e risciò, corpi colorati, uomini vestiti di cielo e altri anch’essi più o meno nudi, ipnotizzati, mendicanti, vacche sacre e ricchi uomini, risciò, autobus e malati…

Qui si fondono, confondono, quasi si compenetrano sino ad avvicinarsi all’acqua che redime.

Tutto ciò, uomini, animali e cose che sembrano in moto perpetuo, sempre, giorno e notte, ad Allahabad, in vicinanza dei liquidi sacri, pare che vadano più piano. Le atmosfere che normalmente si vivono in India, che la fanno apparire un fiume in piena, sul fiume vero, quello della Madre Gange, perdono velocità e violenza emotiva, quasi frenate dalla particolare sacralità dell’Ardh Kumbh Mela.

Ma, forse, è proprio Gangadhara, Shiva nelle vesti di colui che porta il Gange, parola non a caso suadente e musicale, a far si che sul Gange l’India si rilassi e della sua carica emotiva si viva un eco più pacato.

Sulle rive, in realtà affollate ammassate pressate caotiche, tutto sembra più dolce e si trova persino la fantasia per sentire l’odore di incenso offerto dai fedeli.

E, pur non esistendo una sola India, quella fecondata dal Gange in quest'occasione, ci appiccica addosso un briciolo di emozione in più di quella che si può assorbire in altri pezzi di mondo e in altre regioni della stessa India.

Allahabad non è uno dei tanti posti in cui gli indiani trovino sacralità. È uno dei quattro luoghi più sacri legati alla tradizione più sentita e vissuta. Ogni sei anni, alternandosi con Haridwar, si ripropone l’Ardh Kumbh Mela, mentre altri eventi minori, Magh Mela, sempre con grande partecipazione e di elevata suggestione, si tengono annualmente nelle quattro città.

I fedeli arrivano sicuri di potersi liberare dai condizionamenti dell'esistenza materiale purificandosi attraverso il bagno. Nelle scritture vediche pare stabilito che, recandosi per almeno tre giorni alla confluenza dei tre fiumi sacri e immergendosi nei momenti più propizi specie durante i Mela più importanti, si ottenga la liberazione dall’interminabile ciclo di morte e rinascita, il samsara.

Qui, l’accavallarsi del vocio e immagini, di colori e suoni, parole e urla, odori e preghiere, disperazioni e speranze, richieste e rassegnazione, invocazioni e delusioni che avremo negli occhi naso e orecchie, ci sbatte addosso, senza mediazioni, i diversi volti di un Paese che, per quanto si frequenti, non consente mai di dire che lo si conosca.

Infatti, per esemplificare, in India qual è il punto di equilibrio individuale, sociale, etico tra il valore della vacca e dell’uomo? Molto difficile per noi individuarlo. A meno di non scoprire che il loro punto di equilibrio stia proprio in ciò che non condividiamo o, a volte, semplicemente non capiamo.

Grandiosa, coinvolgente, eccessiva, gioiosa, caotica, spirituale, incomprensibile, folgorante, ascetica, dolorosa, formicolante, fotogenica, interessante, strumentale, folcloristica, rinunciataria, oppiacea, liberatoria, consolatoria… la scena dell’Ardh Kumbh Mela che attraverseremo, non solo come spettatori che guardano da lontano con un potente tele, ci si offrirà così.

Ricca e contraddittoria.

Lontana da ogni sfumatura di banalità.

Ci sono esperienze che si presentano solo in alcuni luoghi e non frequentemente. Ci sono pochi momenti di esistenza terrena e spirituale che si mescolino in modo così vero trascendentale scenico ed eclatante come nell’Ardh Kumbh Mela.

È una sintesi di quella perenne e onnipresente aspirazione alla spiritualità connessa a teorie e pratiche sconosciute al cristianesimo e più in generale alla morale, alla filosofia e cultura occidentale che tendono a separare nettamente il sacro dal profano, la terra dal cielo, il godimento dalla sofferenza, la vita dalla morte.

Ovviamente anche qui tale palcoscenico di vita reale è pieno di quelle comparse che mostrano anche il folclore di queste forme di religiosità. Venditori di benedizioni e asceti a pagamento, impostori e semplici fumatori di hashish a buon mercato, tardo hippy e figure colorate con tariffe prestabilite per ogni clic, che si mescolano a moltitudini di pellegrini speranzosi e veri uomini di fede, tuttavia nulla tolgono al valore del luogo e dell’evento.

Qui tutto sembra possibile. Il miracolo, la liberazione, non è più occasione straordinaria riservata a pochi, ma quotidianità accessibile a tutti, effetto del carattere popolare, forte e gassoso, universale dell’induismo, capace di coinvolgere in maniera attiva da millenni una moltitudine infinita di indiani.

Ma, pure curiosi e sensibili viaggiatori, che giungono sino a Allahabad armati non solo di macchine fotografiche ma pure dal desiderio di capire.

Almeno un po’.

 

I due giorni sono dedicati ad assistere a eventi di cui non si può dettagliare il programma perché legati a variabili rituali e organizzative non sempre note, o non note in anticipo. (Sembrerà strano, ma anche in queste occasioni intervengono aspetti che influenzano modalità dei riti e la presenza stessa di numeri più o meno consistenti di fedeli, legati alle diverse organizzazioni e filoni religiosi).

Purana, Sole, Luna, Brahma, Shiva, Vishnu, Devi, Asura, Amrita, Gange, Acquario, Panda, credenze tradizionali, allineamenti di astri, saggi cui è demandato il compito di individuare date propizie…

Tutto ciò concorre a complicare, nel senso di arricchire, eventi mai scontati nelle manifestazioni delle forme di fede e nelle loro sequenze temporali. Ma, proprio questo permette che milioni di uomini e donne, speranzosi, sconcertati, penitenti, si mescolino in ritualità individuali e di gruppo per creare la più incredibile, ma vera, scena di immensa eccessiva umana magnifica follia.

E anche a noi, pur non essendo scontato che si diventi diversi dopo aver respirato sotto il cielo indiano, sarà concessa una sentita esperienza, forse non solo visiva.

 

Dopo la colazione al campo, riprendiamo il bus per rientrare a Varanasi. (La durata della percorrenza dovrebbe essere più breve di quella dell’andata, ma per prudenza partiremo presto, in relazione al presunto andamento del traffico).

Pranzo durante il trasferimento (in ristorante locale/leggero lunch box).

Volo da Varanasi a Delhi (durata circa un’ora e mezza).

Per non rendere la parte finale del viaggio particolarmente intensa e faticosa, abbiamo previsto di poter fruire di un Hotel a Delhi vicino all’aeroporto fino al momento del trasferimento per il volo che ci porta prima a Monaco e poi a Milano.

Cena in Hotel. Pernottamento a bordo.

 

Al mattino presto arrivo a Monaco. Cambio di aeromobile e proseguimento per Milano Malpensa.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Per questioni operative o di forza maggiore l’itinerario e i luoghi di pernottamento potrebbero subire variazioni, pur lasciando sostanzialmente invariata la qualità del programma e dei servizi. I voli interni possono essere soggetti a ritardi o cancellazioni.Nel programma non indichiamo dettagli circa gli eventi religiosi più o meno eclatanti e partecipati ad Allahabad, perchè non sono prevedibili con esattezza. Questi sono infatti legati a molte variabili religiose e tecniche che - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Il viaggio prevede una sosta di tre giorni ad Allahabad per assistere alle celebrazioni del Kumbh Mela
  • Ad Allahabad si dorme in tende di lusso in “stile indiano”, allestite in un’area riservata Kel 12, dotate di tutti i comfort

 

 

ESPERTI

  

GIANCARLO D'ANNA

  • Dal 30  gennaio  2019 al 6  febbraio  2019

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Data Partenza:

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