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MONASTERI TRA LE NUVOLE IN OCCASIONE DEL FESTIVAL DI PUNAKHA

BHUTAN

icona orologio 15 GIORNI
minimo 11 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   10  febbraio    al   24  febbraio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Cime innevate e foreste rigogliose. Templi e monasteri arroccati. Campi di riso terrazzati, decine di varietà di rododendri, tanti macachi. E un’atmosfera intrisa di buddhismo. Il Bhutan è un mondo a sé. Uno dei luoghi più remoti e meno visitati al mondo, aperto al turismo solo da una ventina d’anni. Una terra ricca di miti e leggende, entrata nell’immaginario collettivo grazie a Il piccolo Buddha di Bertolucci. Invidiato da tutti per il suo FIL, il - continua -

A PARTIRE DA: 4.980 €


ITINERARIO

Partenza da Milano con voli di linea per Calcutta via Dubai.

Pasti e pernottamento a bordo.

 

Arrivo all’aeroporto di Calcutta, la più grande e caotica città dell’India, capitale dello Stato del Bengala Occidentale.

Trasferimento all’ Hotel Lalit Great Eastern, un lussuoso cinque stelle nel cuore della città, un tempo si chiamava “Auckland Hotel” ed era definito “Gioiello d’Oriente” (fu costruito nel 1841). Camere a disposizione dal nostro arrivo.

Calcutta non è una città, è un mondo che generalmente sgomenta il visitatore straniero più di qualsiasi altra megalopoli indiana per l’impatto forte che indubbiamente provoca, soprattutto la prima volta che la si visita. Ma non si può dire di aver visto l’India se non si è stati a Calcutta, dove si materializza quell’idea che ognuno di noi ha del subcontinente indiano. Città di origine britannica, nata da un piccolo villaggio di pescatori sul fiume Hoogli, ramificazione del Gange, Calcutta è oggi un immenso agglomerato urbano di 14 milioni e più di abitanti, dove quartieri sovraffollati, povertà estrema, mestieri tradizionali e tecnologie moderne si confondono e si mescolano con l’architettura coloniale degli antichi fasti. L’incredibile sovrapposizione tra aree di aspetto e morfologia completamente diversa crea una straordinaria alchimia che ha qualcosa di antico, quasi poetico. Città di scienziati e i poeti – tra cui spicca la figura di Rabindranath Tagore Premio Nobel per la letteratura nel 1913 - e culla intellettuale dell’India, la gloriosa capitale del Raj britannico è una città dai due volti. Nel pomeriggio, visita della città.

Pranzo, cena e pernottamento in albergo.

 

Un volo spettacolare, ci porta a Paro (2.200 mt). La valle di Paro è una delle più suggestive di tutto il paese. Fino a quasi tutto il XIX secolo, Paro è stata sede del governo, prima che questo fosse spostato a Thimpu. La principale attrattiva di Paro è sicuramente il suo famoso Dzong. Gli dzong del Bhutan sono sicuramente l’elemento architettonico più caratteristico del paesaggio del paese e costituiscono la sede dei centri amministrativi di tutti i venti distretti oltre ad essere il centro dell’autorità secolare e religiosa. Molti dzong sono dotati di una torre di guardia. Gli dzong del Bhutan sono costruiti in pietra o fango pressato, ma anche con notevoli quantità di legno. Ogni edificio presenta particolari unici, ma quasi tutti seguono alcuni principi generali. Nella maggior parte dei casi, gli dzong sono suddivisi in due ali: una ospita i templi e gli alloggi dei monaci, mentre l’altra è destinata agli uffici amministrativi. Queste enormi cittadelle dominano le principali città che è uno dei più importanti e famosi del paese e le cui mura massicce sono visibili da ogni punto della valle. La sua costruzione risale al 1644, anche se è stato restaurato nel 1907 a causa di un incendio.

Inizieremo le visite con una passeggiata lungo un sentiero collinare che porta al Rinpung Dzong, il centro della vita sociale e religiosa della valle. Tra i migliori esempi per stile e stato di conservazione della tradizionale architettura del Bhutan. È una struttura nota anche a chi non sia stato in Bhutan ma abbia visto “Il Piccolo Budda” di Bertolucci. Qui il regista ne ha girato alcune scene. Risale al XVII secolo, ma nel luogo preesistevano parti di un monastero ancora più antico. Maestoso, solenne, interpreta anche visivamente il ruolo che svolge ancora oggi. A valle dello dzong un ponte di legno consente di attraversare il fiume per accedervi. All’interno, come in altri dzong, convivono uffici amministrativi e attività religiose svolte da monaci che qui risiedono. Oltre la porta di ingresso s’incontrano cortili, torre, templi, travi lignee con intagli dipinti in oro e nero che ben contrastano con il bianco delle mura. L’area destinata ai monaci offre varie sale, portici, dipinti che mostrano scene del veneratissimo Milarepa. La visita del Rinpung Dzong potrà essere effettuata a scelta in questa giornata o in quella successiva.

Al termine della visita, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

La nostra giornata comincia con l’escursione al celebre complesso di Taktsang (la Tana della Tigre). Lungo la strada visita di Kyichu Lhakhan, uno dei templi più antichi del Bhutan. Si crede che sia stato costruito nel 659 dal re del Tibet Songtsen Gampo, per fissare il piede sinistro di un orco gigante che stava ostacolando la diffusione del buddismo in Tibet.

Arrivo a Taktsang e inzio delle visite. È il più famoso tra i monasteri del Bhutan, arroccato sul margine di un dirupo a 900 m sopra il fondovalle. Il nome del monastero fa riferimento a una leggenda secondo la quale nel VII secolo Guru Rinpoche sarebbe volato fin qui aggrappato al dorso di una tigre (una manifestazione della sua consorte Yeshe Tsogyal) per sottomettere il demone della zona, Singey Samdrup. Il guru trascorse i tre mesi successivi qui, in meditazione all’interno di una grotta, il cui accesso si può intravedere (è chiuso da una porta dorata) quando si visita il monastero. Dopo tale avvenimento, tutti gli abitanti della valle si convertirono al buddhismo. Il sito, riconosciuto come ney (luogo sacro) è meta di pellegrini provenienti da tutto il paese. Sembra che anche il santo Milarepa abbia meditato nel monastero. Il Lhakhang principale fu costruito nel 1692 intorno al Dukhang, la grotta sacra in cui meditò Guru Rinpoche, per volere del penlop di Paro, Gyalse Tenzin Rabgye. La struttura principale è stata ricostruita dopo che un incendio l’aveva distrutta nel 1998. Secondo la tradizione, l’edificio principale era ancorato allo strapiombo roccioso grazie ai capelli delle khandroma (divinità celesti femminili), che avevano caricato sulle loro schiene e trasportato lungo la salita il materiale da costruzione. Il complesso è composto di diversi edifici. Pranzo alla caffetteria di Taktsang, con vista sulla celebre ‘Tana della tigre’.

Cena e pernottamento in hotel.

 

N.B. Segnaliamo che l’escursione a Taktsang comporta una camminata in salita di circa due/tre ore su un sentiero ben segnalato; i due terzi del percorso possono essere effettuati anche a cavallo (opzione valida solo per la salita, pagabile in loco al costo di ca. Usd 25,00 a tratta) mentre l’ultima parte del sentiero è possibile solo a piedi in quanto si tratta di una scalinata.

 

Dopo la colazione, partenza per Thimpu.

Con una popolazione pari a circa 80.000 abitanti, Thimpu è la capitale della nazione del Bhutan dal 1961 e la città più popolata e, sicuramente, la più interessante e densa di storia. Insolitamente per una capitale di stato, Thimphu non è direttamente servita da un aeroporto cittadino e ricorre all'unico scalo aeroportuale internazionale di tutto il Bhutan, l'aeroporto di Paro, che si trova a circa 54 km dal suo centro. La Druk Air è la sola compagnia aerea nazionale a operare nel territorio bhutanese.

Prima dell’inizio delle visite, abbiamo previsto un momento di raccoglimento spirituale e culturale, assistendo ad una cerimonia di benedizione esclusiva presso il monastero Changangkha Lhakhang.

I siti da visitare nella città sono veramente numerosi. Il National Institute of Traditional Medicine è stato fondato nel 1978 e produce medicinali a base di erbe officinali e altri preparati. Il piccolo museo fornisce informazioni sui vari ingredienti utilizzati che spaziano dalle erbe ai minerali e dalle sostanze animali ai metalli e pietre preziose. L’istituto raccoglie piante medicinali dagli angoli più remoti dell’Himalaya bhutanese. Nel Museo Nazionale dei Tessuti è possibile conoscere le tecniche dell’arte bhutanese della tessitura. Il piano terra è dedicato ai costumi cham (la danza religiosa), mentre al piano superiore sono illustrate le principali tecniche di tessitura, gli stili degli abiti locali e i tessuti realizzati da donne e bambini. Il Trashi Chhoe Dzong, situato a nord della città sulla sponda occidentale del Wang Chhu, non sovrasta la valle o la città come una fortezza. Questo dzong fu scelto come sito per la sontuosa cerimonia d’incoronazione ufficiale del quinto re nel 2008. L’edificio che si visita oggi non è quello originario, che è stato ampliato e restaurato più volte. Un tempo era sede dell’Assemblea nazionale, mentre oggi ospita il segretariato, la sala del trono e gli uffici del re, oltre ai ministeri degli affari interni e delle finanze. Il National Memorial Chorten è uno degli edifici religiosi più notevoli di Thimpu. Fu costruito nel 1974 in memoria del terzo re, Jigme Dorji Wangchuck (1928-1972). Il chorten, intonacato a calce, presenta dettagli riccamente intagliati che si affacciano sui quattro punti cardinali ed è caratterizzato da elaborati mandala (diagrammi esoterici), da statue e da un altare dedicato al terzo re. Molti buddhisti lo considerano il centro delle loro preghiere quotidiane. A tutte le ore del giorno, infatti, è frequentato da fedeli che vi camminano intorno e fanno girare le grandi ruote rituali rosse.

Escursione al Monastero (Goempa) di Tango, fondato dal Lama Gyalwa Lhanangpa nel 12 secolo, anche se l’attuale edificio è stato costruito nel 15 secolo dall “l’uomo pazzo divino”, il Lama Drukpa Kunley. Nel 1616 Shabdrung Ngawang Namgyal visitò il monastero e meditò in una grotta lì vicino. La sua meditazione lo aiutò a sconfiggere l’esercito Tibetano. Il capo dei lama, un discendente del Lama Drukpa Kunley fece vedere il monastero a Shabdrung che scolpì una statua di Chenrezig in legno di sandalo. La particolare torre a tre piani e i numerosi edifici circostanti furono costruiti nel 18 secolo dall’ottavo Desi, Druk Rabgye e Shabdrung aggiunse il tetto dorato nel 19 secolo.

Al termine delle visite, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

 

Dopo la colazione, ci dirigiamo verso Punakha. Lasciata Thimpu, percorriamo la strada statale fino a giungere a un bivio, per entrare nella National Highway che corre da est a ovest. Lungo la strada si potrà ammirare un bellissimo scorcio del Simtokha Dzong. La strada comincia a salire passando in mezzo a coltivazioni di alberi di mele e boschi di pini dell’Himalaya fino a raggiungere il villaggio di Hongtsho (2.890 m), dove c’è un posto di blocco che regola l’accesso al Bhutan orientale. La strada continua a salire fino al Dochu La (3.140 m), contrassegnato da una grande varietà di bandiere di preghiera e da un impressionante insieme di 108 chorten. Nelle giornate limpide il passo offre una veduta panoramica dell’Himalaya bhutanese. La serie di chorten fu costruita nel 2005 come atto di espiazione per la perdita di vite umane causata dallo sconfinamento di militanti indipendentisti assamesi nel sud del Bhutan. La collina sopra i chorten è ricoperta da un bosco di rododendri che in questo periodo dell’anno cominciano a fiorire. Avvicinandosi al passo, la vegetazione cambia bruscamente aspetto: querce, aceri e pini dell’Himalaya cedono il posto a un’umida foresta composta di rododendri, cipressi, cicute e abeti. Arrivati a Metshina, la strada si stacca dalla National Highway e scende a zigzag fino a Sopsokha. Su una collinetta al centro della valle, sotto Metshina è visibile il tetto giallo del Chimilhakhang, costruito nel 1499 dal cugino di Lama Drukpa Kunley in suo onore, dopo che questi sottomise la diavolessa del Passo Dochu con il suo magico fulmine della saggezza. Nel Lakhang, dove si recano le donne senza figli per ricevere un wang (benedizione), è custodita un’effige lignea del fulmine del lama. Il tempio si raggiunge a piedi in venti minuti, attraverso le risaie e fino all’insediamento di Pana, che significa ‘campo’ e poi una breve salita conduce al tempio. Il tempio è circondato da una fila di ruote della preghiera e vi risiedono alcuni monaci.

Arrivo a Punakha e trasferimento al famoso Dzong “il Palazzo della Grande Felicità”, il secondo più antico del Bhutan e fino al 1950 sede del governo. E’ uno degli dzong più belli del paese e in primavera il colore lilla degli alberi di jacaranda conferisce un’atmosfera idilliaca a questo luogo. Lo dzong è stato costruito nel 1637, nello stesso luogo dove, già nel 1326, sorgeva un edificio più piccolo chiamato Dzong Chug (piccolo dzong), che ospitava una statua del Buddha, e si trova tra due fiumi chiamati Pho (maschio, Padre) e Mo (femmina, Madre). È nel suo cortile che si svolge lo Tshechu. Il Tsechu è tra quelli meglio eseguiti del Bhutan: tutti i danzatori e musicisti sono scelti tra i monaci che fanno parte del selezionato gruppo che fa capo direttamente all'Abate del Bhutan e sono molto meticolosi nella preparazione di ogni dettaglio; le maschere ed i costumi che utilizzano sono magnifici. Molti dei bhutanesi che partecipano a questi eventi vengono da luoghi lontani, certi che la loro partecipazione possa rappresentare un passo in più per il raggiungimento di una maggiore conoscenza interiore. Sono presenti migliaia di persone agghindate in abiti tradizionali, centinaia di monaci vestiti di rosso che siedono tranquilli e altri che, con i loro strumenti musicali producono suoni che seguono i timbri e i ritmi dei riti tantrici, una folla di persone sorridenti che vivono con fede gli atti di purificazione. Sulla balconata sovrastante, si intravedono i Lama anziani e il Je Khempo che osservano attenti, ma distaccati lo sviluppo delle danze rituali; al loro fianco si accomodano i membri della famiglia reale che presenziano e talvolta anche il Re. Sembra quasi di essere immersi in un sogno fantastico: immersi nel contorno del grandioso Punakha Dzong situato alla confluenza dei due fiumi. È il quartier generale del Je Khenpo durante l’inverno e di centinaia di monaci che si trasferiscono da Thimpu in questa località più temperata. Il tempio principale a tre piani del Punakha Dzong è un esempio meraviglioso di architettura tradizionale in cui spiccano i quattro pilastri dell’entrata ricavati da alberi di cipresso e riccamente decorati con oro e argento.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

Mattinata dedicata alla partecipazione allo Tsechu di Punakha che si svolge nell'arco di 3 giorni, seguendo un programma prestabilito che può avere delle variazioni annuali, ma nella sostanza è piuttosto fisso. Le rappresentazioni iniziano solitamente verso le 9 del mattino, e le esecuzioni si protraggono fino al pomeriggio, ma dopo pranzo molti iniziano ad andarsene, e verso la fine ci si riesce a muovere attorno allo spazio di danza con maggior facilità; se si attende la fine spesso è possibile assistere alla processione che accompagna il Je Khempo, con i severi monaci della disciplina che battono la frusta di cuoio sul terreno, in un'atmosfera intensa, molto carica della reverenza di cui gode questo personaggio. Tutte le giornate sono interessanti e le rappresentazioni sempre accurate; da un punto di vista dello spettacolo le migliori sono quelle nell’ambito dello Tse Chu e forse il giorno di spicco è il terzo perché i Ging durante GING DANG TSHOLING entrano in scena apparendo alle finestre e correndo verso il quadrato di danza da varie direzioni tra la folla, colpendo tutti i presenti con i batacchi dei tamburi in un crescendo gioioso (non fa male, è un tocco ... amorevole, che è di buon auspicio!). Segue la grande processione di GURU TSHEN GYE, un momento solenne atteso da tutti con fede e grande aspettativa perché fa il proprio ingresso Guru Rimpoce, sentito e vissuto come il secondo Buddha, che percorre lo spazio consacrato e va a sedersi sotto la balconata del Je Khempo. Durante le danze che seguono, che interpretano le forme e manifestazioni del Guru, tutti cercano di avvicinarsi per riceverne la benedizione. Nelle pause tra gli atti vengono quasi sempre eseguiti canti e danze tradizionali dal corpo di ballo reale o da altri gruppi molto qualificati.

Nel pomeriggio visiteremo il Chimi Lhakhang situato su un’altura al centro della valle, conosciuto anche come tempio della fertilità. Si ritiene che le coppie che non riescono ad avere figli e ne desiderano uno, pregando in questo tempio, saranno accontentati.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

 

Partenza per Trongsa. Dopo circa 21 km si giunge al villaggio di Wangdue Phodrang, il cui omonimo Dzong è situato all’estremità di un crinale sopra il fiume. La leggenda narra che lo Zhabdrung Ngawang Namgyal incontrò un giorno un ragazzo di nome Wangdi che giocava sulla riva sabbiosa del Punak Tsang Chhu. Quella vista lo intenerì al punto da indurlo a chiamare il nuovo Dzong Wagdi. Lo Dzong fu fondato nel 1638 e sicuramente la sua posizione fu scelta perché dominante sulle valli sottostanti. Secondo la leggenda, tuttavia, la ragione fu un’altra: durante la ricerca per un luogo adatto alla costruzione dello Dzong quattro corvi furono visti levarsi in volo verso quattro direzioni diverse. Ciò fu considerato di buon auspicio, perché stava significando la diffusione della religione verso tutti i punti cardinali. Proseguiamo verso est, fino a giungere al Passo Pele La (3.420 m), dove, se saremo fortunati, potremo ammirare le cime innevate e in particolare quella della montagna sacra del Bhutan, il Monte Jumolhari (7.314 m). Come ogni passo, anche questo è contrassegnato da un chorten e da moltissime bandiere di preghiera. Dal Passo, la strada scende inoltrandosi attraverso strani bambù nani chiamati cham. Questo tipo di bambù non cresce abbastanza da trovare un’utilità pratica, ma quando è piccolo, è il cibo preferito di yak e cavalli. La strada attraversa i rigogliosi boschi di sempreverdi della Valle di Longte e a mano a mano che scende iniziano a comparire latifoglie e bambù e si passa di fronte al villaggio di Rukubji, dove le case sono raccolte le une vicino alle altre. Tutto intorno al villaggio si susseguono campi di senape, patate, orzo e grano. Si continua a scendere in una valle secondaria fino al villaggio di Sephu (2.610 m) e poi si segue il corso del fiume Nikka Chhu fino al villaggio di Chendebji, sull’altra riva del fiume. Sosta allo Stupa di Chendebji, che prende il nome dallo Stupa di Swayambhunath a Kathmandu. Si tratta infatti di una grande struttura bianca progettata sul modello di quello di Kathmandu, che fu edificata nel XIX secolo da Lama Shida, originario del Tibet, per occultare i resti di uno spirito maligno ucciso in questo punto. È un luogo molto popolare e di pellegrinaggio. Superato lo stupa, la strada oltrepassa qualche fattoria, attraversa un torrente e s’inerpica nuovamente.

Proseguimento e pranzo lungo la strada.

La pianta che cresce lungo questo tragitto è l’edgeworthia, dalla quale si ricava la carta, mentre le scimmie marroni che spesso s’incontrano sono macachi resi. Si giunge infine a Trongsa (2.180 m), che è situata esattamente al centro del Bhutan ed è separata da alte catene montuose sia dalla parte orientale, sia da quella occidentale. Lo dzong e la città sorgono arroccati sopra una gola e offrono affascinanti vedute dei Monti Neri a sud-ovest. L’imponente dzong, in posizione strategica sopra l’impetuoso fiume Mangde Chhu, è forse quello situato nella posizione più spettacolare di tutto il Bhutan. Risale al XVI secolo e ha una storia molto ricca. La prima costruzione si deve a Lama Ngagi che giunse a Trongsa nel 1541 e fece costruire una tshamkhang (piccola sala di meditazione), dopo aver scoperto impronte di zoccoli appartenenti al cavallo della divinità protettrice Paldem Lhamo e che apparvero misteriosamente. Trongsa (‘nuovo villaggio’ nel dialetto locale) prende il nome dai rifugi e residenze di eremiti che presto sorsero attorno alla cappella. I diversi edifici che costituiscono lo dzong seguono il profilo del crinale, con una successione di corridoi che sembrano strade, ampie scalinate e cortili di pietra. Lo dzong, come si presenta oggi, fu fatto edificare nel 1644 dal Chhogyek Mingyur Tenpa, l’ufficiale inviato dallo zhabdrung per unificare il Bhutan orientale. La sua particolare posizione strategica attribuì a questa costruzione una grande importanza: l’unica strada tra il Bhutan orientale e quello occidentale passa ancora oggi per Trongsa e un tempo attraversava lo stesso Dzong; di conseguenza, prima della costruzione della strada, il penlop di Trongsa aveva il controllo assoluto del traffico di merci e di persone tra queste due parti del paese e beneficiava delle tasse che ne derivavano. Lo Dzong è la dimora ancestrale della famiglia reale del Bhutan.

Si prosegue per Jakar, nella regione del Bumthang che comprende quattro valli principali: Chokhor, Tang, Ura e Chhume. Esistono due versioni circa l’origine del nome Bumthang. La prima si riferisce alla forma della valle che assomiglierebbe a un bumpa, il vaso dell’acqua sacra solitamente collocato sugli altari dei lhakhang, con thang, che significa ‘campo’ o ‘luogo pianeggiante’. Una tradizione più irriverente fa invece riferimento alla particolare bellezza delle donne di questa regione (bum significa, infatti ‘ragazza’). Sono necessarie circa tre ore per raggiungere Jakar attraverso una delle strade più interessanti del Bhutan, perché attraversa numerosi villaggi e goempa, mentre si snoda nella valle di Chhume. Lasciata Trongsa, si sale fino al passo di Yotong La (3.400 m), contrassegnato come sempre dalle bandiere di preghiera. Scendendo dal passo si attraversano selve di abeti che in seguito lasciano il posto a pini dell’Himalaya e a bambù. La strada entra nella parte superiore della valle di Chhume. Oltrepassata Zungney, la strada scende lungo la valle superando i meleti di Nangar e attraversando fitti boschi di pini dell’Himalaya. Da questo punto si sale per un breve tratto fino al Kiki La, un piccolo passo a 2.860 m di quota, caratterizzato da diversi chorten e da molte bandiere di preghiera. Una volta raggiunto il crinale secondario, si scende nella valle di Chokhor, ai cui piedi è situata Jakar (o Chakkar), il centro di scambi commerciali più importante della regione. Pensione completa e pernottamento in hotel.

Intera giornata dedicata alla scoperta della Valle di Bumthang. Si comincia con la visita dello Jakar Dzong. Secondo la leggenda, quando i lama si riunirono per scegliere un sito propizio su cui costruire un monastero, nell’aria comparve improvvisamente un grande uccello bianco che si posò sullo sperone roccioso di un’altura. L’apparizione fu interpretata come un segno di buon auspicio e su quell’altura furono eretti il monastero e lo Jakar Dzong, che significa ‘castello’ dell’uccello bianco’. Il complesso attuale, edificato nel 1667, si raggiunge a piedi, seguendo un sentiero lastricato. La nostra giornata prosegue con la visita del Jampey Lhakhang, uno dei templi più antichi del Bhutan che si crede sia stato costruito dal re tibetano Songtsen Gampo nell’anno 659. Il tempio fu visitato da Guru Rinpoche nel corso del suo viaggio nel Bumthang e fu rinnovato dal Sindhu Raja. Nel Jampey Lhakhang principale ci sono tre gradini di pietra che rappresentano diversi periodi. Il primo è coperto da un’asse di legno e scende nella terra a simboleggiare il passato, l’epoca del Buddha Sakyamuni. Il secondo corrisponde al presente ed è collocato allo stesso livello del pavimento. Il terzo rappresenta l’era che verrà: si crede che, quando lo scalino del presente affonderà nella terra, gli dei diventeranno come gli esseri umani e il mondo così com’era scomparirà. La figura centrale nell’antico tempio è Jampa, il Buddha del Futuro, con i piedi su un elefante. Poco distante dal Jampey Lhakhang si trova il Chakar Lhokhang (tempio del castello di ferro). Sorge nel punto in cui un tempo si trovava il palazzo di Sendha Gyap, il re indiano meglio noto come Sindhu Raja. Il palazzo originario era di ferro, da cui il nome Chakhar: pare che fosse alto nove piani e che potesse contenere tutti i tesori del mondo. La struttura attuale, fu edificata nel XIV secolo dal santo Dorji Lingpa. La nostra giornata non può concludersi senza la visita del complesso di tempi di Kurjey Lhakhang che deve il suo nome all’impronta (jey) del corpo (kur) di Guru Rinpoche, custodita in una grotta all’interno del più antico dei tre templi che fanno parte del complesso. Al termine delle visite, rientro in hotel per la cena e il pernottamento.

 

 

Il viaggio continua verso est, lungo una delle strade carrozzabili più spettacolari della regione, scendendo per 3,200 m su un percorso di 84 km. Il primo villaggio che incontriamo lungo il nostro percorso è Ura, uno dei più interessanti del Bhutan. È costituito da circa 40 case molto vicine le une alle altre e separate da strade di acciottolato, mentre il Lhakhang principale domina il paese e gli dona un’atmosfera medievale. Qui si celebra una grande festa nel mese di maggio, lo yakchoe di Ura. Dal villaggio la strada attraversa il Thrumshing La National Park. Si sale oltre pareti a picco e alberi di cedro e poi, oltre il crinale, la strada comincia a scendere nella Valle di Gayzam Chhu per poi salire nuovamente. Poco prima di giungere al valico s’incontra un piccolo parco che vanta oltre 40 specie di rododendri. Se la giornata è limpida, avvicinandoci al passo, potremo osservare il panorama sul Gangkhar Puensum (7.541 m). Un muro mani (muro di pietre con iscrizioni sacre per il buddhismo) e le immancabili bandiere di preghiere decorano il passo (4.000 m). La strada scende a tornanti attraversando una foresta di abeti e dopo essere scesi per circa 700 m, ci si addentra nei pascoli della valle di Sengor. Il successivo tratto di strada è il più selvaggio del paese. Oltre la valle di Sengor comincia una ripida salita nella valle di Kuri Chhu e la strada è attraversata da numerose cascatelle che scendono dalle pareti circostanti. Sul posto si trovano numerosi chorten eretti in memoria dei lavoratori indiani e nepalesi rimasti uccisi durante la costruzione della strada. Nella zona non esistono insediamenti umani ad eccezione di un campo di lavoratori a Namling. Dopo questo punto, il tragitto diventa più tranquillo, si esce dal Thrumshing La National Park fino ad arrivare nella parte più elevata di un’ampia valle laterale del Kuri Chhu, un luogo verde e rigoglioso, ricco di bambù e felci. La strada continua a scendere tortuosa nel fondovalle fino alla comparsa di terrazze coltivate a riso, mentre la vegetazione diventa tropicale, con piante di ananas e mango. La strada prosegue verso nord fino a incrociare la valle principale del Kuri Chhu e, dopo essere scesi di 3.200 m, raggiungiamo infine il fondovalle. La strada per Mongar sale tra i boschi di pini himalayani lungo il versante orientale della valle del Kuri Chhu. Avvicinandoci al villaggio, si cominciano a vedere le coltivazioni di cereali. Nel Bhutan orientale quasi tutti i centri abitati, tra cui Mongar, si trovano sulla sommità di un rilievo o di un crinale. La strada principale di Mongar è fiancheggiata dalle tradizionali case bhutanesi in pietra dipinta, dalle facciate in legno con tante piante multicolori in vaso e ruote di preghiere sulle verande. Il Mongar Dzong, insolito per via dei due ingressi e per il fatto che il personale dell’amministrazione e i monaci, che dovrebbero avere sempre cortili separati, qui condividono il medesimo, è stato ricostruito nel 1953. Lo dzong ospita un’ottantina di monaci, dei quali circa settanta sono ragazzi tra gli otto e i dieci anni. Pranzo in ristorante locale lungo la strada, cena e pernottamento in hotel.

 

Lasciando Mongar, la strada sale fiancheggiando campi di granoturco fino al shedra (collegio buddhista) di Kilikhar, quindi taglia tra i rododendri e i boschi di pini himalayani fino alle case sparse dell’insediamento di Naling. Più avanti si trova il Kori La (2400 m), decorato da una quantità di bandiere di preghiera e un piccolo muro mani. Dal passo la strada scende bruscamente nella parte superiore dell’ampio bacino del Manas Chhu, snodandosi attraverso una foresta di latifoglie. Dopo aver attraversato campi di cereali e senape, si raggiunge il villaggio di Yadi (1480 m). Oltre Yadi, un lungo tratto di strada è fiancheggiato da bandiere di preghiera; al di sotto si snodano numerosi tornanti che conducono in basso ad attraversare una foresta di pini himalayani, con un sottobosco di citronella. Oltrepassati altri tornanti, la strada attraversa un ponte su cui sono dipinti gli otto Tashi Tagye, i simboli buddhisti della buona fortuna. Dopo 71 km da Mongar, si giunge a Thungdari e in alto si può intravedere lo Dzong, situato sopra la riva meridionale del Drangme Chhu. Giunti al ponte di Chazam, la strada si dirige a nord, seguendo la valle del Kulong Chhu per poi salire a Trashigang (1070 m). Questa è una delle cittadine più interessanti del Bhutan. Il pittoresco centro abitato sorge ai piedi di una ripida valle boschiva, attraversata dal corso del Mithidang Chhu. Lo dzong, attualmente chiuso per restauro dopo il terremoto del 2009, sorge su un elevato promontorio che domina la confluenza del Drangme Chhu e del Gamri Chhu. L’edificio risale al 1667 e si deve a Mingyur Tenpa, il terzo desi del Bhutan. L’intera regione orientale fu governata da questo dzong dalla fine del XVII all’inizio del XX secolo. La sua struttura è anche qui piuttosto insolita, perché il corpo amministrativo e quello monastico si affacciano sullo stesso cortile.

Pranzo in ristorante lungo il percorso, cena e pernottamento in lodge.

 

Partenza per Trashiyangtze dove visiteremo il famoso Monastero di Gom Kora (gom significa luogo di meditazione e kora circumambulazione), circondato da campi terrazzati di riso. Guru Rinpoche ha meditato in questo luogo e ha lasciato l’impronta del suo corpo su una roccia dopo avervi schiacciato un malvagio dragone. Qui il Guru ha anche nascosto un tshebum o vaso contenente l’acqua dell’immortalità. Il tempio è stato costruito nel XII secolo da Minjur Tempa; i pellegrini lo riveriscono come un luogo particolarmente sacro. Raggiungiamo il villaggio di Doksum, le cui donne sono abili tessitrici; la tecnica di tessitura più famosa è detta kushuthara (broccato).

Lo Dzong di Trashiyangtze, situato ad un’altitudine di 1.850 metri era un centro importante, perché sorgeva lungo una delle rotte carovaniere che andavano dall’ovest all’est del Paese.

Rientro a Trashigang per la cena e il pernottamento.

 


 

Dopo la prima colazione partenza per Samdrup Jongkhar, la principale città commerciale del Bhutan, situata ad est, al confine con l'India. Dopo circa 45 km la strada attraversa lo Yongphu La (2190 m), offrendo un ultimo colpo d’occhio sull’Himalaya, poi, dall’alto della valle di Barshong, inizia a scendere bruscamente attraverso un crinale, raggiunge un’altra valle e continua a scendere fino ad arrivare a Gumchu, al di sotto del quale si apre una valle incantevole, punteggiata di abitazioni tradizionali circondate da vasti pascoli verdeggianti. Lungo la strada, visita del Tempio di Zangtho Pelri che rappresenta il paradiso del Guru Rinpoche. Si giunge infine al villaggio di Khaling, dove è situato il Khaling Institute, la scuola per i ciechi, una delle più antiche istituzioni scolastiche del Bhutan, che si trova in questa verde e fertile valle del Khaling, il cui nome viene da Kha, uccello, e ling, valle.  Pensione completa. Arrivo a Samdrup Jongkhar e sistemazione in una spartana guesthouse.

 

Dopo la prima colazione, partenza per l’aeroporto di Guwahati (nello stato federato di Assam, in India), che si raggiunge dopo circa tre ore e mezza. Nel pomeriggio volo per Delhi.  Arrivo e trasferimento all’Hotel The Grand.

Pensione completa e pernottamento.

 

 

 

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto e partenza per Milano.

Arrivo in serata.


 

 

 

 

  1. Monaci buddhisti 2. Pellegrini bhutanesi 3. La tana della tigre

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Questo itinerario prevede l’entrata in Bhutan via India, è necessario quindi ottenere due visti d’ingresso per i rispettivi paesi:-         il visto Bhutan per il quale è necessario richiedere un permesso anticipatamente inviando a Kel 12 la scansione del passaporto e di una fototessera, entrambe a colori.Per il visto India, valgono le indicazioni qui di seguito:Da aprile 2017 per soggiorni di breve periodo (massimo 60 giorni) e per massimo - CONTINUA -