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TIMKAT L’EPIFANIA COPTA A LALIBELA

ETIOPIA

icona orologio 12 GIORNI
minimo 10 massimo 15 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   10  gennaio    al   21  gennaio  

Un viaggio a Lalibela, per assistere alle celebrazioni del Timkat, l’Epifania copta. Una ricorrenza religiosa che cade ogni anno intorno alla metà di gennaio. E che celebra la profonda tradizione religiosa etiope, un cristianesimo copto che ha conservato i riti arcaici. È un’esperienza unica e imperdibile assistere alla processione con cui i sacerdoti portano fuori dalla chiesa il tabot, la lastra di pietra che raffigura la tavola dove Dio scrisse con un dito i Dieci - continua -

A PARTIRE DA: 3.400 €


ITINERARIO

Partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa, via Roma Fiumicino (scalo tecnico di circa un’ora e trenta minuti) col volo notturno per Addis Abeba.

 

Il volo atterra di prima mattina ad Addis Abeba. Una volta espletate le formalità di ingresso nel Paese ci  si trasferisce  verso l’ albergo situato in centro città. Occorre segnalare che normalmente le camere non sono libere prima di mezzogiorno, dunque prima della sistemazione in hotel  spenderemo alcune ore per la visita della città. Si comincia la mattinata con la breve escursione alla collina di Entoto  che guarda dall’ alto il panorama della  culla  raccolta di Addis Abeba. Entoto è il posto storico dove, a fine 1800 il Negus Menelik II°, dopo aver posto il campo imperiale decise la nascita della nuova città, l’ embrione di quella che sarà la capitale dello stato moderno. Al ritorno dalla collina si visita il Museo Nazionale. Fino a pochi anni fa’ l’ esposizione  si trovava proprio all' interno della  palazzina che fu nel ‘36 la residenza di Rodolfo Graziani.  Tra la raccolta del museo ricordiamo le vestigia sabee a testimonianza dell’antico scambio commerciale e culturale tra l'altopiano etiope e la costa sud arabica; la carrellata di  ricchi abiti indossati dalle alte cariche dell'impero al tempo dei Negus ed infine la sempre  emozionante  figura di Lucy, lo scheletro di tre milioni e mezzo di anni ritrovato negli anni 70 nella valle dell'Awash. Lucy ovvero “Australopitecus Afarensis” è, nella storia dell’evoluzione umana, la figura più rappresentativa dell’ essere che si pone in posizione eretta. Il centro cittadino, quello storico, è adagiato sul fondo di una conca circondata da colline di foreste di eucalipti. Fino agli anni precedenti l’occupazione italiana, Addis Abeba era poco più di un grosso villaggio a ridosso del palazzo imperiale. Il centro urbano assumerà il taglio moderno con l’occupazione italiana ed il successivo governo di Haile Sellassie. Durante il ventennio della dittatura comunista la città è stata quasi del tutto bloccata nella sua crescita, ma dagli anni novanta in poi ha cominciato ad espandersi enormemente nei suoi quartieri periferici. 

La nostra giornata di visita continuerà nel quartiere battezzato dagli italiani col nome di “Piazza” dove si incontra la statua equestre di Menelik II e subito di fronte la chiesa copta di S. Giorgio dove la figlia del penultimo Negus, Zauditu, e in seguito Haile Sellassie vennero incoronati.

Dal nucleo di “Piazza” si scende verso il vero cuore commerciale e culturale della città, il quartiere chiamato “Mercato”. Al termine di questo passaggio ci si orienterà verso l’asse centrale della capitale, la strada principale, Churchill road, che dal quartiere alto corre dritta fino alla stazione.  La ferrovia che venne costruita dai francesi collega Addis Abeba con Gibouti passando per Dire Dawa. Il suo nome: "Chemin de fer Djibouto Etiopien" non lascia dubbi sulla paternità del progetto!

Con ciò si può dire si sono colti tutti i centri focali della città. Pranzo in ristorante, cena libera.

 

 

 

 

Occorre lasciare l’albergo molto presto la mattina, per raggiungere l’aeroporto. In poco più di un’ora di volo si raggiunge Axum. L’ antica capitale del regno axumita si trova nella parte più settentrionale del Paese. Questa giornata sarà completamente dedicata alla visita del centro che fu la culla della storia leggendaria della discendenza salomonide e la radice culturale dell'Etiopia cristiana.

Visiteremo la tomba di Kaleb, su un promontorio affacciato sugli avvallamenti che portano in Eritrea e verso la piana della battaglia di Adua, il  parco delle stele, con i suoi  famosi monoliti enormi , eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi che solo degli scavi archeologici condotti con molta meticolosità potrebbero chiarire; la chiesa di Emda Mariam Sion che custodisce, secondo la credenza dei fedeli, l'Arca dell'alleanza trafugata da Gerusalemme da Menelik I , figlio leggendario della regina di Saba e del re Salomone; il museo, piccola struttura che ospita reperti molto interessanti legati all'antica storia commerciale del regno axumita con l'Egitto e la penisola sud-arabica ed infine visiteremo le rovine del " Palazzo della regina di Saba" che in realtà, secondo gli studi archeologici, risalirebbe soltanto al VI° o VII° sec DC e  ci spingeremo fino alla montagna da dove venivano estratti i grandi monoliti …..alcuni “tronchi” di roccia staccati dalla cava e non trasportati giacciono sul pendio della collina testimoni del punto di nascita e di scultura delle grandi stele.

Pensione completa.

 

Lasciamo il sito della antica capitale e volgiamo la nostra direzione di marcia verso sud-ovest. Sono circa 270 km.  La strada, da pochi anni risistemata, segue ancora il tragitto della vecchia arteria costruita dagli italiani nel ’36. Dalla quota di Axum si scende, lungo un territorio particolarmente arido, dall’ aspetto saheliano fino al passaggio sul ponte del Takazzé. Si tocca l’altitudine minima di 800 metri sul livello del mare. Il caldo è particolarmente intenso e la natura, dura e avara nella stagione secca, lascia emergere, accanto alla vegetazione di spinose il corpo di grossi tronchi di Baobab.

Una volta superata la fossa dell’avvallamento del fiume, si ricomincia a salire e piano piano si apre all’orizzonte il “Ciglione di Debark”, lo scalino dell’altopiano del Semyen. Dalla cittadina di Debark, che si trova ad una quota di 2500 metri, si lascia la strada maestra per salire ed addentrarsi nella zona protetta.

Il lodge dove pernotteremo, l’unica struttura di accoglienza all’interno del parco, è stato costruito seguendo quelle regole di base di rispetto dell’ambiente. E’ un insieme di tukul molto curati e disposti a mo’ di nucleo di villaggio etiope. La notte su in alto nel Parco del Semyen, quando la stagione è asciutta, quando le nebbie non offuscano il cielo, è di per sé un momento magico del viaggio.

Pensione completa

 

 

Il percorso sterrato si inerpica fino oltre 3000 metri e costeggiando una bellissima vegetazione di piante e fiori endemici, tocca punti panoramici di indescrivibile bellezza: sono finestre che si aprono su vallate dove le nebbie si adagiano ai piedi di picchi lavici o ai piedi delle ambe…sono scenografie e quinte naturali senza dubbio spettacolari. Durante questo percorso si possono intravedere gli stambecchi (il “ Walia “ ibex) pascolare in lontananza sui dirupi , ma senz’altro si incontra la scimmia “Gelada”, il tipico babbuino del Semyen detto anche “scimmia leone” con quella macchia rosso-vivo sul petto e quella foltissima criniera bruno-rossiccia che caratterizza e distingue il maschio.

L’escursione della mattinata consiste in un circuito a piedi che costeggia una grande spaccatura del territorio. E’ una camminata  (fattibile da chiunque non abbia problemi di deambulazione) di circa due ore che offre panorami incredibili sulle terre sottostanti ed è veramente importante nel contesto di questo viaggio perché apre il sipario su una particolare conformazione del territorio etiope e sulla sua natura che diversamente non si riuscirebbe a cogliere in modo ravvicinato. Il Semyen è una tavolozza del verde etiope nelle sue più diverse tonalità. É molto suggestivo.

Nel primo pomeriggio si lascia la zona alta del parco per ritornare alla strada maestra che ci condurrà a Gondar. E’ una distanza di cento km che si percorre in circa due ore. All’ ingresso della città era fino agli anni novanta il quartiere dei Falascia, gli ebrei neri, oggi rimpatriati in Israele. La gente del posto ha mantenuto le stesse attività tradizionali dei falascia, la produzione di piccoli oggetti in terra cotta oggi rivolti al turismo di passaggio.

La città di Gondar è uno dei pochi centri in Etiopia ad aver mantenuto intatte alcune strutture del periodo coloniale, il palazzo della posta, in centro città, è proprio l’esempio di questa architettura.

Pensione completa. Pernottamento in Hotel.

 

Gondar divenne centro dell'impero nel XVII° secolo, sotto il governo del re Fasilidas; fu infatti durante il suo regno che cominciò la costruzione del complesso dei castelli, cosa molto atipica in un Paese in cui, per tradizione e necessità di governo, i re hanno sempre avuto una corte mobile quasi come dei re “nomadi”, itineranti. Cominceremo il nostro viaggio attraverso Gondar con la visita della chiesa di Debre Birhan Sellassie, unica per il ciclo pittorico al suo interno. Nei dipinti potremo cogliere, tra i colori vivaci, i tratti di un'arte che, sotto una nuova seppure debole influenza, quella occidentale, sviluppa la figura statica bizantina in una forma più reale, più popolare e più espressiva.

Si continua visitando il complesso dei castelli, il bagno di Fasilidas e, se ancora rimarrà tempo a disposizione prima della chiusura del sito, la residenza della regina Mentwab dove soggiornò James Bruce, esploratore scozzese, durante il suo viaggio alla ricerca delle sorgenti del Nilo.

Tra Gondar e Bahar Dar sono quattro ore di macchina. La strada è un saliscendi che termina quando l’altopiano comincia a decadere nella piana dell’ampia conca del bacino del lago Tana che si trova a circa 1800 metri di altitudine. Pensione completa.

 

Il Nilo Azzurro, che nasce dal lago Tana ,  ha scavato  profonde vallate al centro dell’ altopiano portando il limo, il fango etiope, al delta egiziano. Il fiume e il lago sono gli attori principali della storia culturale e religiosa del centro di Bahar Dar.

Dedicheremo la mattina a questa escursione che conduce all’ ambiente delle cascate del Nilo Azzurro.

Per raggiungere il punto panoramico sulla caduta d’acqua  occorrerà camminare per quaranta minuti  lungo un sentiero che risale sul fianco della collina dall’ altra parte del fiume, al di là del ponte storico costruito dai portoghesi nel  XVI° sec. Il fronte di caduta, con un salto di 47 metri, è veramente impressionante, soprattutto nei mesi tra settembre e novembre  quando  il Nilo Azzurro è ricchissimo d’acqua. Oggi in seguito alla costruzione  di uno sbarramento a monte delle cascate, talvolta la caduta d’acqua è molto ridotta. L’intera passeggiata  con le soste fotografiche dura circa due ore. Al termine dell’ escursione si rientra verso Bahar Dar.

Dedicheremo il pomeriggio alla visita di alcune chiese sul lago Tana: Ura Kidane Meret e Beta  Maryam . Si tratta di due chiese situate sul bordo della penisola Zeghié , una lingua di terra che si insinua tra le acque del bacino tondo del lago. Questa escursione  tra acqua e terra  ci porta a contatto della tradizione religiosa più lontana  dell’ Etiopia medievale. Là dove attracca la nostra barca, comincia quel  sentiero che  tra piante di caffè e vegetazione lussureggiante conduce a qualche  chiesa nascosta. In effetti, seppure  in seguito abbellite dall’ intervento della Casa reale di Gondar, le chiese ed i monasteri nacquero come poveri centri di rifugio  in punti lontani e nascosti per sfuggire alle scorrerie distruttrici islamiche.

La storia della vita di Cristo e Maria, gli apostoli e i santi ( scene dal vecchio e dal nuovo testamento) sono i soggetti che continuamente ritornano rappresentati all' interno delle chiese copte. Gli occhi grandi dei Santi fissi nel vuoto riprendono quei tratti stilistici che hanno caratterizzato l’ arte bizantina  e dalla quale sono stati ispirati. La chiesa di Ura Kidane Meret, sulla penisola di Zeghié venne costruita nel 1300 e dipinta nel 1600; è un  esempio significativo dell' arte medievale etiope.  Le pitture di questa chiesa  costituiscono un passaggio importante  dello sviluppo artistico dell' arte figurativa etiope. I dipinti del XIII° sec a Lalibela, le pitture di Gondar e infine i lavori all’ interno delle chiese del lago Tana, sono i lavori artistici più rappresentativi del dipinto sacro etiope e delle sue sottili trasformazioni nel tempo. Al di là di ogni considerazione intellettuale, ciò che più colpisce è il colore….o meglio, l’affollamento di colori vivaci che, come si aprono le porte delle chiese, catturano lo sguardo e  l’attenzione del visitatore. Pensione completa.

 

 

La cosiddetta " strada cinese" è stata realizzata nella fase del governo  comunista intorno agli anni ’80. E’ la strada che tagliando trasversalmente la parte centro-settentrionale dell’ Etiopia ha permesso di raccordare la via camionabile italiana occidentale e quella orientale costruite tra il 1936 ed il 1940. La scelta di compiere questo percorso è legata al desiderio di far conoscere da vicino l' altopiano piuttosto che sorvolarlo completamente  con l'aereo.

Lasciandoci alle spalle il  bacino del lago Tana la bellezza e la varietà dei paesaggi che si susseguono è sicuramente un tratto di viaggio che rimarrà sempre nel ricordo dell' Etiopia.

Dopo la piana del lago Tana si entra in  un ambiente d' altopiano ricco di pascoli e di coltivazioni di frumento su dolci e lunghi pendii, ma una volta  superato il villaggio di Nefas Mewcha comincia  il territorio delle grandi fratture geologiche.

Il percorso tra Debre Tabor ed Gashena, dove si trova la deviazione  sterrata verso Lalibela si svolge ad un' altitudine variabile tra  2500 m. e  3200 m. Nell’ultimo  tratto i panorami che si aprono a perdita d' occhio, sono su vallate tormentate che raggiungono la massima asprezza nei pressi di Debre Zebit  con i dirupi e con le falesie del Takazzé.

Pochi chilometri prima di arrivare a Lalibela, lasciamo la strada maestra per una breve deviazione che ci condurrà verso un monumento rupestre semplice, ma molto particolare, si tratta della chiesa  a grotta conosciuta col nome di Nakutolab. La chiesa è situata presso un villaggio a pochi chilometri da Lalibela. Una breve camminata , facile,  permette di discendere ai piedi della falesia verticale dentro la quale è scavata la chiesa. Una goccia secolare cade dall’alto della volta di roccia all’interno della chiesa...…E’ acqua sacra che col tempo ha scavato il pavimento di pietra, è l’acqua che scende dalla chiesa di Ashetem Maryam che si trova in alto a tremila metri sulla cima della montagna, ed i fedeli la considerano benedetta.

Fino ad alcuni decenni fa' a Lalibela  vi si poteva arrivare solo a piedi, erano almeno quattro giorni di cammino. Oggi vi si arriva in macchina, la curiosità è sempre grande. Istintivamente chi vi giunge  per la prima volta  cerca  nel villaggio le chiese scolpite, ma le chiese rimangono nascoste  negli enormi blocchi di  pietra da cui sono state tratte.

Pensione completa con pranzo pic nic.

 

 

Lalibela è conosciuta come una delle meraviglie del mondo, le sue chiese sono protette dall’ Unesco e negli ultimi anni sono state sottoposte ad importanti lavori di mantenimento. La leggenda racconta che le chiese vennero scavate e scolpite durante la vita del re sacro dal quale il posto prende il nome: Lalibela. In verità questi lavori sono il frutto di una tradizione i cui esempi troviamo sparsi non solo intorno allo stesso nucleo di Lalibela ma  anche in aree lontane del territorio del Tigray. L’insieme di Lalibela è diviso in due aree principali adiacenti. Le undici  chiese che costituiscono queste due aree sono monolitiche, semi-monolitiche o semplicemente a “grotta”. La più singolare tra tutte le chiese rupestri è, per la sua linea cruciforme, quella di S.Giorgio che si trova esterna alle due aree principali.

Tutta la mattinata sarà impiegata  per la  visita dell’area sacra che comprende l’insieme delle chiese rupestri. I complessi scavati nella roccia sono sotto la protezione dell’ Unesco e sono stati sottoposti alcuni anni fa’ ad un’opera di protezione molto discutibile. Oggi sembra che i tecnici stiano studiando un modo alternativo che possa sostituire gli attuali sistemi di copertura. L’insieme delle chiese di Lalibela è considerato dall’ Unesco uno dei prodotti umani più importanti come esempio di “Architettura per Sottrazione”. Il lavoro di scavo che è stato fatto per trarre dal tufo questi edifici è senz’altro impressionante. L’opera di studio e di monitoraggio intorno a questi monoliti è tutt’ora in corso. Si studiano i movimenti della roccia, gli slittamenti delle fasce sedimentarie sovrapposte, le infiltrazioni d’acqua e tutto ciò che possa servire a preservare gli edifici il più a lungo possibile nel tempo.

La visita di questi complessi ci lascia con molti interrogativi: quanti secoli effettivamente ci sono voluti per la realizzazione di questo insieme? Quanti operai e quanti artigiani sono stati impiegati per gli scavi e le decorazioni di queste chiese?

Quale mente, quale progetto, quale conoscenza sta alla base di un lavoro di scavi così complesso? La mancanza di fonti scritte ci lascia con tutte le domande senza risposta, solo la leggenda accompagna le nostre visite e tra il fascino della leggenda e la moltitudine dei simboli tracciati nella roccia  si sviluppa il nostro passaggio nei recinti sacri.

Dedicheremo le ore del pomeriggio alle cerimonie della vigilia dell’epifania copta. É il momento in cui ognuna delle “Tabot” esce  dalla propria  chiesa e va ad incontrarsi con le altre per proseguire in un unico corteo  fino al punto d’acqua dove  sarà la veglia notturna di preghiere e di canti.

 

NB: suggeriamo a chi particolarmente sensibile ai rumori notturni, l’ utilizzo di tappi per le orecchie. Durante le feste notturne del Timkat i canti religiosi sono nenie tanto affascinanti quanto penetranti!!!

Pensione completa.

 

 

 

Dopo il risveglio, il silenzio in coda ai  canti interminabili della notte e l’assembramento della folla di fedeli intorno alla vasca sacra, precedono l’atto più significativo di tutta la cerimonia religiosa: la benedizione dell’acqua. Una lunga pausa segue le fatiche della veglia notturna ed infine i preti e i fedeli ancora una volta si ritrovano e le Tabot, in processione, riprendono il percorso di ritorno verso le chiese. Durante questo viaggio le soste di preghiera sono innumerevoli. Le cerimonie   continuano per tutta la mattinata.

 

Il Timkat o “Epifania copta” è una ricorrenza religiosa che cade ogni anno verso la  metà di gennaio. Durante questa festa si palesa la fusione tra le due grandi influenze che hanno modellato la tradizione religiosa etiope: quella ebraica e quella cristiana. Secondo la credenza etiope Menelik I°, capostipite della dinastia salomonide in Etiopia, nato dall’incontro tra la regina di Saba e Salomone, durante uno dei viaggi a Gerusalemme, trafugò dalla casa di Salomone le “Tavole della Legge” che Dio aveva donato a Mosè. Quelle tavole portate in territorio etiope vengono sin da allora conservate ad Axum, l’antica capitale del regno. La tradizione vuole che ogni chiesa celi all’interno della parte sacra e inaccessibile una copia delle Tavole sacre, una copia dell’Arca dell’Alleanza, le sacre “Tabot”. Le processioni del Timkat che si tengono in ogni città e paese dell’Etiopia cristiana, sono dei percorsi di preghiera, canti e danze religiose fatti per accompagnare le sacre Tavole verso un punto d’acqua, simbolo della fonte battesimale. La bellezza di queste processioni è nel fervore religioso e nella genuinità dei fedeli che vi partecipano. É nella veglia notturna che precede la cerimonia del battesimo; è nella vivacità dei colori dei paramenti sacri, dei parasoli e delle stoffe damascate che coprono i contenitori misteriosi dell’Arca dell’Alleanza. Alla vigilia del Timkat, le Tavole sotto questi drappi colorati vengono portate dai preti verso la fonte battesimale dove resteranno tutta la notte. I fedeli avvolti nei loro “shamma”, teli di cotone tradizionali, restano seduti, accovacciati o sdraiati l’intera notte. Le Tavole sacre sono protette all’interno di una tenda mentre i sacerdoti danzano e cantano suonando ritmicamente il sistro per tutta la notte. L’atmosfera è magica, l’aria è pervasa di vibrazioni e di nenie che durano fino all’alba. Il giorno della festa, i fedeli si assiepano attorno al punto d’acqua. E’ il momento del battesimo: un prete si avvicina al punto d’acqua e asperge la folla. Dopo le cerimonie di abluzione, le Tavole riprendono in lenta processione la via di ritorno verso la chiesa dove rimarranno, protette nel Sancta Sanctorum, fino al Timkat dell’anno successivo.

 

Il pomeriggio sarà dedicato  alla salita verso la  chiesa rupestre di Ashetem Maryam. La montagna della chiesa è raggiungibile con le auto. Resta comunque un tratto di sentiero da percorrere a piedi per raggiungere la zona sacra (si tratta di un percorso con alcuni tratti in salita, fattibile da chiunque non abbia problemi di deambulazione) La chiesa è piccola e raccolta , ma il panorama che si ha dall’ alto della montagna sulla valle arida di Lalibela è  spettacolare. Si sale dai 2600 metri di Lalibela ai 3200 metri della cima dell’ Amba dove è stata scavata, a mo’ di grotta, la chiesa..

 

NB:per chi volesse assistere “in diretta” all’ avvicendarsi della cerimonia dell’ abluzione, occorre recarsi sulla gradinata alle spalle della vasca a croce alle 04.45. L’ attesa sarà lunga quindi si consiglia un cuscino gonfiabile per la “seduta di attesa” che sarà sicuramente di almeno due ore. L’ingresso alle gradinate ha un costo extra che si aggira intorno a 500 Birr ovvero circa 15 Euro.

 

*Questo viaggio è stato costruito per coloro che vogliano assistere nel modo più completo alle cerimonie dell’epifania copta. Proprio per questo motivo abbiamo dato ampio respiro a Lalibela, per poter vivere nel posto più importante dell’Etiopia cristiana e nel contesto ambientale più suggestivo lo svolgimento delle celebrazioni.

Pensione completa.

 

NB: l’ordine delle visite così come è stato impostato nella descrizione del programma è puramente indicativo e potrebbe variare in seguito a nuove esigenze dettate dagli sviluppi delle cerimonie.

 

Trasferimento in aeroporto per il volo che ci porterà nella capitale etiope.

Le  ore rimanenti del pomeriggio saranno libere. Dall’ Intercontinental Hotel è molto facile recarsi in Taxi o a piedi nell’ area commerciale di Addis Abeba dove è possibile trovare ogni manufatto tipico dell’Etiopia. In serata trasferimento in aeroporto per il volo notturno per Roma. Sistemazione in albergo in camere day use ( una camera ogni quattro persone).

Pasti liberi.

 

Il volo notturno atterra nelle prime ore della mattina a Roma Fiumicino per uno scalo tecnico. Dopo circa un’ora e trenta minuti si riparte alla volta di Milano Malpensa.

 

*Importante: ricordiamo che in Etiopia per tutte le operazioni di imbarco dei voli nazionali è necessario essere in aeroporto 2 ore prima dell’orario di partenza. Per i voli internazionali almeno tre ore prima.

 


 

 

1. Popoli                                          2. Chiesa di S. Giorgio                    3. Castello di Gondar

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Informazioni per questo specifico viaggio in  Etiopia del nord Vaccinazioni:  Non esistono consigli particolari legati ad eventuali rischi di malattie prevenibili con vaccinazioni.L'unica attenzione va rivolta alla malaria anche se il rischio di punture di zanzare è limitato ai momenti di pernottamento sul lago Tana.Eventualmente utile: Spirali antizanzare - Autan - Una camicia a manica lunga di cotone un po' spesso - Calzino copri cavigliaPernottamenti: Essendo alcune sistemazioni - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Kel 12 organizza viaggi in Etiopia da più di 25 anni
  • Durante il tour si assiste alle celebrazioni del Timkat a Lalibela

 

ESPERTI

  

GIOVANNI DARDANELLI

  • Dal 10  gennaio  2019 al 21  gennaio  2019

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Data Partenza:

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