Logo Kel 12 Cultura del viaggio

TRA CIELO E TERRA, PER VIE D’ACQUA

CAMBOGIA VIETNAM

icona orologio 18 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   6  gennaio    al   23  gennaio  
  • Dal   2  marzo    al   19  marzo  
  • Dal   3  agosto    al   20  agosto  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Giungla, fiumi, spiagge, città coloniali, pagode. E i resti di antiche civiltà. Dagli infiniti isolotti nella Baia di Halong alle architetture di Hue, dal Delta del Mekong con i suoi villaggi e i mercati, fino a Phnom Penh e ai templi di Angkor: questo insolito itinerario mescola lunghi tratti in barca, riservata in esclusiva, a spostamenti con bus privati. Un viaggio disegnato per scoprire il meglio di Vietnam e Cambogia, viaggiando però con ritmi lenti. Che lasciano tempo - continua -

A PARTIRE DA: 4.950 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa per Hanoi con voli di linea via Singapore o altro scalo secondo la compagnia aerea confermata. L’incontro con è al banco accettazione della compagnia riconfermata tre ore prima della partenza. Pasti e notte in volo.

 

Al mattino arrivo ad Hanoi. Dopo il disbrigo delle formalità aeroportuali, incontriamo la guida. Trasferimento in hotel e sistemazione nelle stanze che, normalmente, sono a disposizione dalle 14.

 

I due pernottamenti a Hanoi consentono di gestire il tempo a disposizione senza particolare fretta. Per questo iniziamo la conoscenza della città dopo un opportuno relax in hotel, senza essere costretti a cominciare subito le visite, aspetto che i nostri compagni di valigia certo apprezzeranno. Una salutare doccia, evitando la tentazione di una dannosa pennichella, ci predispone al primo incontro con la capitale.

 

Durante la nostra permanenza conosceremo gli elementi più rappresentativi di una città che racchiude e fa emergere le caratteristiche generali del Vietnam, con particolare riferimento alle regioni dell’ex Vietnam del Nord.

 

Per decenni, anche dopo l’unificazione del Paese, ha resistito alle aperture verso l’Occidente per timore che l’impatto potesse stravolgerne il volto tradizionale. Dagli anni ’90, ha iniziato con cautela ad aprirsi riuscendo anche a preservare parte del suo carattere coloniale. La Città del Drago che si alza in volo, così era anticamente definita Hanoi, è stata in grado di mantenere la sostanza della propria storia, nonostante le devastazioni dei bombardamenti statunitensi e gli interventi del realismo socialista di derivazione sovietica. Ancora oggi si presenta come città della grazia con un centro ricco anche di contaminazioni tra elementi parigini e asiatici. Le ruspe non hanno sino ad ora avuto completamente la meglio e l’antico Quartiere Vecchio continua ad essere una piacevole oasi di tradizione pur brulicante di motorette. Ben rende l’idea di una città che conserva il meglio del passato perchè capace di aprirsi al nuovo senza eccessi, come invece succede per esempio nella odiata-imitata Cina.

 

Cena in hotel. (Set menù o buffet)

 

L’area in cui sorge Hanoi è popolata da millenni. Diviene capitale nel 1010. Solo nel 1802 vede sminuito il suo ruolo, quando il fondatore della dinastia Nguyen la soppianta con Huè. Nel tempo assume vari nomi tra i quali “Dong Kinh”, che gli europei trasformano in Tonchino, termine che poi indicherà il nord del Vietnam. Ritorna capitale dell’Indocina Francese dal 1902 al 1953.

 

E’ luogo non banale da vivere, con atmosfera orientale e tratti coloniali francesi. Gode di numerosi laghi e del Fiume Rosso che la attraversa interamente.

 

Nel Quartiere Vecchio le 36 corporazioni che nel XIII secolo vi si trasferirono individuando per ogni strada una diversa attività commerciale, hanno lasciato sino ad oggi il segno nelle vie degli argentieri, pesi, bambù, seta, incenso… La denominazione stradale non rispecchia più le tradizionali attività che vi si svolgevano, ma nell’intricato sistema di viuzze caratterizzato dalle case galleria o sogliole sarà comunque piacevole infilarsi a bordo dei tradizionali risciò a pedali.

 

Il centro della capitale è il Lago Hoan Kiem cui è legata la “Leggenda della spada restituita”, uno degli episodi narrati nello spettacolo delle marionette sull’acqua. (Assisteremo a questo spettacolo unico nel suo genere).

 

Visitiamo il Tempio di Ngoc Son posto su una piccola isola del lago e la piazza col mausoleo di Ho Chi Min per osservarne dall’esterno le strutture celebrative tipiche del realismo socialista. Ci rechiamo pure presso la palafitta dello “zio Ho”, (se accessibile), le pagode Una Sola Colonna, Quanh Tanh e Tran Quoc e nel Tempio della Letteratura.

 

Pranzo in ristorante locale “Wild Rice Restaurant(set menù).

 

Cena nel “Brother Restaurant”. (Buon buffet anche di pesce in un ambiente che ben predispone, ricavato nello spazio di un antico convento di tre secoli fa recentemente ristrutturato.).

 

*Per il pernottamento di domani in barca nella Baia di Halong, approntare un bagaglio a mano col necessario. La valigia resta nel bus e sarà di nuovo fruibile all’arrivo a Hoi An. Così si evita il trasbordo di pesanti bagagli. (Può usarsi lo zainetto o altro, secondo le diverse personali esigenze).

 

Sulla barca è necessario anche un capo pesante perché ci si potrebbe imbattere in condizioni atmosferiche che lo richiedano. Va benissimo una giacca a vento.

 

Colazione e partenza direzione est verso la Baia di Halong. (165 km percorribili in 4/5 ore).

 

Celebrata anche dal film “Indocina” di Régis Wargnier con una splendida Deneuve, la Baia è dal 1994 Patrimonio UNESCO.

 

(E’ un elenco che comprende circa 1000 beni nel mondo. Con 51 siti l’Italia vanta il maggior numero di presenze, forse ancora per poco perché la Cina è vicina. Seguono, oltre alla Cina, la Spagna).

 

Verso le 12 si arriva al molo per imbarcarsi, drink di benvenuto, assegnazione delle cabine, pranzo e inizio della navigazione.

 

(Quanto previsto nelle due mezze giornate può variare in relazione alle condizioni specifiche del mare). Girovagando sino al tramonto, apprezzeremo un luogo che per molti costituisce il motivo principale di un viaggio in Vietnam, come dimostra il numero sempre crescente, a volte eccessivo, di barche. C’è addirittura chi viene in questo Paese solo per navigare nella baia. Sarà un’esperienza rilassante, troppo breve.

Il tempo scorrerà veloce tra le migliaia d'isolotti d’ogni forma e colore che la punteggiano.

 

La Baia di Halong, il termine indica dove il drago s'inabissa nelle acque, è il luogo del Vietnam in cui la natura si manifesta nel modo più clamoroso. Per questo scegliamo di non limitare la nostra permanenza a una visita di alcune ore, come usualmente avviene, ma vi trascorriamo un intero giorno e anche la notte.

 

La barca, che abbiamo a nostra completa disposizione a partire da un minimo di 10 partecipanti, ci permette il modo migliore di rapportarsi non invasivamente con un luogo tanto straordinario. Ha dimensioni ottimali per sfiorare le fantasiose formazioni rocciose. Si tratta di una giunca in legno, senza particolari pretese, costruita secondo lo stile tradizionale del posto e con vela ad “ala di pipistrello”. Le cabine, pur piccole ed essenziali, dispongono di bagno privato e aria condizionata.

Nel corso del nostro girovagare sino a poco prima del tramonto, sosteremo e osserveremo i ghirigori rocciosi conditi da non sempre adeguate luci.

Lo svolgimento reale del programma, come detto, dovrà ovviamente essere compatibile con le condizioni specifiche ambientali e meteorologiche.

Sosta per il pernottamento. 

Pranzo e cena in barca. (Set menù)

Il nostro “hotel” nella Baia di Halong sarà la “Bai Tho Junk”, (www.halongsails.com) oppure la Bhaya Cruise, ( www.bhayacruises.com), secondo il numero di partecipanti riconfermato.

 

 

Prosegue il passeggiare tra i dentoni rocciosi. Anche durante questa parte della mattinata il nostro unico impegno sarà l’andare lento tra gli angoli più scenici della baia. Improvvisamente arriverà il momento in cui sarà necessario lasciare la barca. Normalmente si sbarca un poco prima delle 11 dopo un leggero buffet-brunch.

Ritorniamo, quindi, con circa tre ore di bus verso l’aeroporto di Hanoi per il volo diretto a Danang (centro Vietnam).

Arrivo in serata a Hoi An. La tarda ora di cena è subordinata all’orario del volo di linea per il centro del Vietnam ed al successivo trasferimento via terra a Hoi An.

Sottolineiamo che i voli interni, pur essendo già stati prenotati e confermati possono essere soggetti a cambiamenti di orario anche senza preavviso. Ciò potrebbe comportare gli opportuni cambiamenti nel programma ora indicato.

(La compagnia aerea vietnamita consente il cumulo di miglia con tessere “Alitalia”).

Pranzo, prima del solito, con brunch in barca. (Set menù).

Cena, in hotel ad Hoi An (Set menù). (La cena potrà essere consumata a Danang se si prevede un’ora di arrivo in hotel non compatibile con l’apertura del suo ristorante).

 

 

La prima parte di questa intensa giornata è dedicata a raggiungere e visitare un altro luogo dal 1999 Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

My Son è il più importante centro archeologico di tutto il Vietnam, a circa 35 km da Hoi An. Non presenta certo caratteristiche come altri siti orientali, né sono possibili confronti con Angkor, ma i resti dei santuari con le tipiche torri d’influenza indiana e il luogo naturale in cui è stato realizzato, ne fanno motivo d'interessante escursione soprattutto per il significato storico della cultura Champa, che qui è ben rappresentata. (Essenzialmente per questo è Patrimonio UNESCO).

 

Tale cultura, sviluppatasi dal II al XV secolo con forte capacità di penetrazione sino al sud dell’attuale Vietnam, è stata in grado di contendere il dominio della regione ai più famosi khmer, sconfitti dai Cham nel XII secolo.

 

Le circa 20 piccole strutture ancora in piedi fanno parte di un complesso risalente dal IV al XIII secolo. I lavori di conservazione e restauro sono in corso anche se con interruzioni, e sino ad ora sono riusciti a scongiurare il pericolo giapponese.

 

 

Rientro a Hoi An. Dopo il pranzo che può svolgersi a ora tarda, percorriamo a piedi il centro storico di questa cittadina le cui caratteristiche ne fanno una delle località che meglio ha conservato la fisionomia del passato in tutto il Vietnam. Dal 1999 è Patrimonio UNESCO.

 

Fu importante porto meta di navi portoghesi, olandesi, cinesi e giapponesi nel XVII-XIX secolo, e la zona è abitata e sede mercantile già dal II secolo. Molti edifici in legno rappresentano bene le peculiarità delle architetture tradizionali domestiche. Alcuni risalgono a due secoli fa e l’ottimo stato è dovuto a interventi conservativi cui sono periodicamente sottoposti. Osserveremo il Ponte Coperto Giapponese, la casa tradizionale di un mercante locale (i cui inquilini attuali offrono tè prima di passare alle vendite) ed entreremo in una pagoda.

 

L’aspetto che più colpisce di Hoi An è l’atmosfera che apprezzeremo camminando durante il tempo libero lungo le stradine, alcune delle quali chiuse al traffico e con innumerevoli negozi.

 

Da ricordare che qui nel XVII secolo un missionario francese elaborò l’alfabeto che ancor oggi è l’unico di questa regione dell’Asia con caratteri tratti da quelli latini.

 

Nel pomeriggio, breve escursione in barca lungo il Thu Bon. Percorriamo un pezzo di fiume che attraversa la cittadina per giungere sino ai particolari palmizi d’acqua. (Nulla |toglie alla piacevolezza del posto un vero finto pescatore che all’avvicinarsi di barche con stranieri, con professionale tempismo, lancia in acqua la sua scenografica rete da pesca).

Rientro in hotel. Chi vorrà fruire del tempo libero a Hoi An per passeggiare, sostare in uno dei molti bar e ristoranti, fare acquisti… potrà raggiungere l’albergo con un taxi facilmente reperibile fuori dell’area pedonale.

Pranzo a Hoi An al “Tam Tam Restaurant”. (Set menù).

Cena al “Home Hoi An Restaurant. (Set menù).

 

Prima colazione e trasferimento a Huè utilizzando il traforo che consente di risparmiare notevole tempo. Poco più di 130 Km.

 

Intensa giornata di visite. (Inseriamo anche un’escursione in barca sino alla Pagoda della Dama Celeste, che normalmente in questo itinerario non è prevista, perciò chiederemo una particolare puntualità ed attenzione ai tempi).

La città diviene capitale della regione meridionale del Vietnam dal 1802, quando la dinastia Nguyen conquista il potere permanendovi in qualche modo sino al 1945. La località, il cui primo insediamento antico coincideva con la cittadella realizzata nel 1687 poco lontano dall’attuale centro urbano, è assai piacevole da visitare per la generale atmosfera di gradevole rilassatezza che sembra emergerne. Forse è per questo che la sua attuale denominazione pare derivi dall’antica espressione “Thanh Hoa”, che significa armonia. Una qualità che pensiamo sia appropriata anche per descrivere l’andare in bicicletta di giovani ragazze dal particolare portamento, accentuato dall’elegante virginale attraente “ao dai”. Del resto l’avvenenza delle donne di Huè è nota in tutto il Paese, e non lascia indifferenti neppure gli italiani che pure sono abituati a forme e rotondità femminili meno inconsistenti.

Di Huè percorreremo in barca un tratto del Fiume dei Profumi sino alla Pagoda della Dama Celeste, poi ci recheremo alla Cittadella e alla tomba imperiale Tu Duc.

Nella prima parte della mattinata giungeremo con circa un’ora di navigazione alla Pagoda della Dama Celeste.

La barca, con immancabili dragoni a prua e altrettanto imprescindibile, graditissima dalle signore, vendita di oggetti d’abbigliamento nella cabina, va controcorrente sul Song Huong (nome locale del fiume) sino alla Thien Mu (denominazione vietnamita della pagoda dedicata alla Dama Celeste).

Si individua da lontano per i suoi 7 piani che le consentono di arrivare ad oltre 20 metri di altezza. Ottagonale, risale alla metà del XIX secolo, ma alcune altre strutture del complesso sacro sono di due secoli più antiche. Santuario, statue, campane, steli rendono interessante la sosta in questo luogo lungo il fiume.

La pagoda negli ultimi decenni è sempre stato un posto in cui si sono concentrate le proteste contro i regimi, prima filoamericani e poi comunisti. Tra l’altro, in un capannone posto sulla sinistra del santuario principale si trova una vecchia “Austin”, famosa per una celebre foto che fece il giro del mondo. L’immagine ritrae il momento drammatico del suicidio di un monaco che si diede fuoco a Saigon per protestare contro il regime sudvietnamita nel 1960. Un’occhiata all’automobile potrà ricordare ai meno giovani atmosfere legate a momenti in cui il Vietnam e la sua guerra hanno coinvolto non pochi.

La realizzazione della Cittadella, la grande architettura racchiusa all’interno di un esteso fossato, inizia nei primissimi anni del XIX secolo. La vasta area comprende la Torre della Bandiera, i Cannoni Sacri, il Recinto Imperiale, oltre a vari palazzi e porte, piccoli specchi d’acqua e residenze, e la Città Purpurea Proibita.

Le Tombe Imperiali non sono semplici sepolture. Alcune di queste, realizzate fuori del centro urbano, sono ammirevoli per proporzioni soluzioni artistiche ed il contesto ambientale in cui sono inserite. Noi ci recheremo al Mausoleo Imperiale Tu Duc, certamente il più armonioso tra i mausolei di Huè.

Pranzo ad Huè nel “Y Thao Restaurant” (Piacevoli le portate, la loro presentazione e il tratto in risciò con cui giungiamo al ristorante dalla Cittadella).

Cena in hotel. (Set menù).

 

Colazione e trasferimento in aeroporto per prendere il volo di linea verso Ho Chi Minh, l'ex Saigon.

Arrivati a Ho Chi Min City, iniziamo le visite nell'ex capitale del Sud. La città non presenta particolari attrattive architettoniche perciò le concluderemo prima del pranzo, che potrebbe essere previsto ad ora più tarda del solito. Quasi tutto il pomeriggio, quindi, è lasciato alla discrezionalità dei partecipanti.

 

Dall’aeroporto ci rechiamo a Cho Lon il quartiere cinese che ospita la pagoda Thien Hau, la più antica pagoda cinese della città. Dedicata alla Dama Celeste protettrice di mercanti e marinai, è ancora oggi molto venerata proprio perché legata a queste categorie sociali, specie quella dei mercanti. Non dimenticheremo di osservare le deliziose raffigurazioni in alto sui cornicioni all’ingresso e dentro il tempio, dove non si potrà fare a meno di notare anche gli enormi incensi a spirale offerti dai fedeli alle deità.

 

Poi andremo nel centro della città, il vecchio quartiere residenziale che conserva molto del periodo coloniale, per osservare dall’esterno l’Hotel de Ville, l’Opera House, la Cattedrale di Notre Dame (non sempre aperta), l’ufficio postale in stile francese.

Pranzo, assegnazione delle camere e tempo a disposizione.

 

Alla fine della giornata, magari dopo essersi recati a fare acquisti lungo la via Dong Khoi, la vecchia Rue Catinat dei francesi, (più volte richiamata ne “L’amante” di Marguerite Duras, nata a Saigon), chi vorrà potrà salire sulla terrazza dell’hotel Rex, al centro della città proprio nella zona di Dong Koi. E’ certo il più famoso, ma non il migliore, albergo nell’ex capitale del Vietnam del Sud. Qui soggiornavano gerarchi militari USA e giornalisti di tutto il mondo che, dalla sua panoramica terrazza con un gin tonic in mano, seguivano l’evolversi della guerra.

 

(In quel periodo, su questa stessa terrazza, solevano amabilmente discutere anche Terzani e Fallaci, quando ancora era lontano il momento in cui il primo avrebbe intrapreso ovattate strade indiane, e la seconda mai avrebbe pensato di abbracciare con la propria forte emotività sentimenti di “rabbia e orgoglio”).

 

Però, la città più grande del Paese rappresenta qualcosa di più della somma dei suoi palazzi, strade, traffico inimmaginabile, intrigo di bici  risciò e soprattutto motorette, prostituzione.

 

E’ la città che ha perso la guerra ma vinto la pace. Qui si concentrano molte delle speranze di chi voglia emergere e sono espliciti i tentativi di presentarsi come un’altra delle tigri d’Asia, ma sono altrettanto visibili le contraddizioni proprie di un Paese con forti sacche di arretratezza e marginalità sociale. Sopra ogni altra cosa è evidente il fermento, la frenesia, la sbornia dell’attivismo e arrivismo individuale, spesso senza limiti e valori, nel tentativo di recuperare il tempo perso a causa delle ingerenze esterne e dei freni ideologici massimalisti.

 

In ogni caso la nostra breve full immersion sarà sufficiente a non farcene rimpiangere l’interessante ma caoticissima immagine.

 

 

La posizione centralissima del nostro albergo consente di utilizzare nel migliore dei modi il breve soggiorno a Saigon. Varcata l’uscita dell’hotel ci si trova in pieno centro per passeggiate e acquisti.

 

*Per il pernottamento in barca del giorno successivo è bene approntare un piccolo bagaglio a mano necessario nel Delta del Mekong. La valigia, che resta nel nostro bus, la rivedremo all’arrivo nell’hotel di Chau Doc. Così evitiamo il trasbordo di pesanti bagagli.

 

Pranzo in ristorante locale “Liberty” (Set menù).

 

Cena in hotel (Set menù).

 

Giornata più rilassante della precedente, perché avremo occasione di attraversare in barca villaggi e mercati lungo le vie d’acqua del mitico Delta del Mekong dove vivono vietnamiti ma pure cinesi, khmer e cham.

 

Il Mekong scorre per oltre 4500 chilometri attraverso Cina, Birmania, Laos, Cambogia e Vietnam dove forma l’enorme delta, la cui regione era un tempo dominata dai Kmer. Proprio per questo ancora oggi parte dei cambogiani la ritengono Cambogia meridionale. Nel periodo di potere dei Khmer Rossi ci fu il tentativo di annettersi questa zona, che suscitò la reazione del Vietnam da poco unificato. Il conseguente conflitto portò alla sconfitta degli invasori e innescò la definitiva eclissi del regime di terrore cambogiano. Ora il delta è divenuta un’area ad alta produttività agricola che, dopo la forte crisi dovuta alla collettivizzazione delle attività rurali seguita all’unificazione del ’75, consente al Vietnam di presentarsi nel panorama mondiale come il secondo esportatore al mondo di riso. (Oltre che essere anche, cosa poco nota, il secondo produttore di caffè).

Da Saigon dopo circa tre ore giungiamo all’imbarcadero sul fiume a Cai Be per incontrare la nostra "Cochinchine"

La “Cochinchine”, tradizionale, in legno, non è lussuosa, ma dispone di tutti i servizi, con bagni privati e aria condizionata, in grado di rendere piacevole la permanenza a bordo. Il calore del legno e la cortesia dell’equipaggio attornieranno il nostro lento andare tra i rami del delta.

Da Cai Be la navigazione procede verso Cochin e Tra On, dove attracchiamo nel tardo pomeriggio per trascorrere la notte. (Nelle ore notturne in genere non si naviga). Durante l’itinerario ci avvicineremo a uno dei mercati galleggianti. (Luoghi e orari dei mercati possono variare). Vi si trovano imbarcazioni di diversa grandezza ognuna delle quali è specializzata nell’offrire un certo tipo di mercanzia. Le vie d’acqua attraversano paesini, oasi con varie specie d'uccelli acquatici, villaggi dove vivono ancora membri di etnia cham. S'intravedono pure chiese cristiane, qualche minareto, fabbriche di mattoni.

 

 

Pranzo e cena a bordo. (Set menù).

 

Il nostro “hotel” sul Mekong “Le Cochinchine”. (www.lecochinchine.com)

 

Iniziamo la giornata proseguendo in direzione di Cai Rang, per arrivare a metà mattinata presso Can Tho dove sbarchiamo. Qui è previsto il pranzo in un ristorante locale. Poi ci attendono circa tre ore in bus privato per Chau Doc che si trova a 270 chilometri da Ho Chi Min City.

 

Durante questa mattinata e il giorno precedente percorreremo lentamente alcune delle vie d’acqua che passano genericamente sotto il nome di Delta del Mekong. Non importa se il reale percorso tra canali e fitto intreccio di quelli che appaiono fiumi con una propria fisionomia ma che fanno tutti parte del Grande Padre (a volte è chiamato così, oltre che Madre di tutte le acque), sarà quello qui segnalato.

È essenziale ricordare che attraverseremo un pezzo di Vietnam lento, ma non sonnacchioso, attivo. Entreremo nella pancia di quella parte nota come la risaia del Vietnam, dove si esprime anche visivamente molto dell’attivismo dei contadini che produce riso per sfamare l’intera popolazione e costituisce anche voce d’esportazione. Risaie, itticoltura, frutta, verdure… tutto in un ambiente contornato dal verde, e da acque non sempre della stessa splendente tonalità. Qui si muovono, lungo le rive e sulle barche, uomini e donne la cui fatica quotidiana fa di questa nicchia di acqua-terra la dispensa dell’intero Paese.

 

Avremo anche occasione di scendere dalla barca.

 

Alcune delle imbarcazioni che incontreremo, grandi o piccole poco importa, noteremo che sono usate spesso come negozi ambulanti e case galleggianti. Vi vivono cercando di realizzare un minimo habitat in cui riconoscersi e rendere più piacevole la vita sul fiume. Così, assieme a panni stesi, al fornello e pentole, non mancano di ingentilire l’imbarcazione con piante pur spelacchiate o con qualche fiore, ma in grado di fornire un lembo di normalità anche vivendo sull’acqua.

 

Ovviamente, per loro fortuna, (e per disgrazia dei visitatori), anche in quest'ambiente fluviale molti aspetti stanno cambiando per rendere più agevole l’esistenza dei locali. Tra i cambiamenti in corso, che però solo chi ha frequentato la regione anche in anni remoti può notare, segnaliamo costruzioni moderne al posto delle tradizionali, l’apparire di antenne televisive sulle barche, e la quasi scomparsa dei ponti delle scimmie, le strette passerelle fatte con tronchi larghi pochi decimetri. Collegavano vari bracci d’acqua in cui transitavano persone e biciclette. Lo spettacolo era gradevole, ma era rilevante il rischio nell’attraversarle.

 

Il nostro zigzagare nell’immenso Delta termina a metà mattinata nel porticciolo di Can Tho, importante nell’economia della regione per agricoltura e commercio.

 

Pranzo e trasferimento in bus a Chau Doc, cittadina al confine con la Cambogia posta sulle rive del fiume Bassac. Da qui, il giorno seguente, prenderemo un’altra barca che ci condurrà nella capitale cambogiana.

 

 

Pranzo molto presto in ristorante a Can Tho, (Set menù).

 

Cena in hotel. (Set menù).

 

 

Inizia oggi un lento avvicinamento alle meraviglie d'Angkor. Vi arriveremo dopo aver visitato altri siti archeologici che preparano alla visione di uno dei luoghi giustamente più presenti tra i desiderata d’ogni viaggiatore, e aver attraversato un territorio con fiumi, laghi e vegetazione che non lasciano indifferenti.

 

Subito dopo colazione, saliamo su una barca veloce, che in circa 4 ore di navigazione ci porta a Phnom Penh. Non possiede nessuna caratteristica di tipicità locale o charme, ma consente una delle particolarità dell’itinerario, un modo diverso di attraversare i confini ed arrivare nella capitale. Soste per le complesse procedure nelle frontiere del Vietnam e Cambogia e navigazione sul Tonlè Bassac verso il nord.

La barca è della compagnia “Blue Cruiser”. ( www.bluecruiser.com).

Leggero lunch-box a bordo per usare al meglio il tempo disponibile a Phnom Penh che dista circa 130 chilometri.

Le visite iniziano subito dopo l’arrivo. Ci rechiamo al Museo Nazionale, Palazzo Reale e Pagoda d’Argento. Poi si va in hotel. Tempo libero sino alla cena.

 

Phnom Penh si sta definitivamente svegliando da uno stato di sonnolenza, dovuto alla necessità di una particolare sofferta elaborazione del lutto, che l’ha colpita dopo gli orrori dei Khmer Rossi. Oggi sta tornando a essere la piacevolissima città che costituiva uno dei centri coloniali francesi più apprezzabili, per l’estetica e la vivibilità urbana, della penisola indocinese. In ciò è aiutata dal suo essere distesa in una piana in cui convergono 3 fiumi, il Mekong, il Tonlè Sap e il Tonlè Bassàc. I lungofiumi sono assai gradevoli per passeggiare e cercare un bar in cui rilassarsi al tramonto o dopo cena.

 

Le leggende sulla fondazione della città contribuiscono a restituire al luogo quanto le recenti vicende hanno brutalmente imposto nella vita d'ogni cambogiano. Ma, la storia vera sulla sua origine è legata al declino di Angkor. Ciò determina la necessità dei Khmer di individuare una zona più funzionale di quella in cui sorgeva Angkor, per sviluppare i rapporti commerciali con Cina ed Indonesia. Così si amplia il primo nucleo urbano all’inizio del XV secolo.

La presenza francese plasma ancora l’aspetto della capitale specie nel Palazzo Reale, Nuovo Mercato e Museo Nazionale. Dopo lo spopolamento forzato nel periodo del terrore, quando in città erano rimasti solo 50.000 abitanti, l’arrivo dei vietnamiti nel ’79 facilita il ritorno a una certa normalità, specie dal ’90. Da allora si assiste a un reale risorgere con la realizzazione di opere pubbliche e corposi restauri che le stanno ridando vitalità e gradevolezza. Ne costituiscono esplicito segno per chi giunga via fiume le tante gru che sfondano lo skyline già dalla barca.

 

Nel Palazzo Reale alcune strutture ricordano quello più famoso di Bangkok. Il complesso è formato da padiglioni, giardini, sale, viali, torri e pagode, la più famosa delle quali è senz’altro quella d’Argento. La denominazione richiama il materiale prezioso con cui sono realizzate le circa 5.000 mattonelle del pavimento, dal peso di un chilo l’una. Vi sono conservati pregevoli oggetti che consentono un’idea della grandiosità della civiltà khmer. In particolare si nota la presenza di varie rappresentazioni statuarie del Budda, gioielli e maschere in oro, smeraldi e altri materiali nobili, che pesano molte decine di chili. Non poteva mancare il marmo italiano, usato per la costruzione dello scalone d’ingresso.

(Ricordiamo che per accedere nel Palazzo Reale è necessario un abbigliamento consono. No pantaloncini corti né canottiere e spalle scoperte… Se ne tenga conto scegliendo come vestirsi già al mattino).

 

Il Museo Nazionale, pregevole struttura in mattoni in parte aperta, custodisce la più importante raccolta di sculture khmer del pianeta. Il complesso è reso ancora più interessante dalla sua articolazione in ariosi padiglioni inseriti in un giardino. Statue con influenze induiste che risalgono dal VI secolo, raffigurazioni buddiste, ceramiche e bronzi alcuni dei quali del IV secolo, rendono gradevole una visita che serve da opportuna introduzione a un viaggio di avvicinamento al mondo khmer. Raramente come in questo museo l’aspetto artistico legato al fenomeno del sincretismo religioso trova esplicita manifestazione. Qui ha modo di esprimersi visivamente in maniera molto significativa e accattivante, ciò che ha reso possibile dal punto di vista della teoria e della pratica il connubio tra religiosità buddista ed induista.

 

Pranzo, leggero lunch-box sulla barca per Phnom Penh. Cena in hotel. (Buffet)

 

 

A due terzi del nostro itinerario ci concediamo una sveglia a piacere, mattinata e pranzo liberi in modo che ognuno si organizzi il tempo nel modo più opportuno. Si potrà approfondire la conoscenza della capitale passeggiando sul lungofiume, recandosi al monumento dell’Indipendenza, o semplicemente fruire dei servizi disponibili in hotel per alcune ore di puro relax.

 

E’ doveroso ricordare che nella capitale, e in tutta la Cambogia, le vicende che hanno attratto l’attenzione del mondo per la brutalità con cui alcuni uomini hanno massacrato altri uomini, anche della stessa famiglia, hanno lasciato tracce non solo negli animi dei cambogiani superstiti.

 

Vi sono altri segni. Per non dimenticare.

 

Tra questi, a Phnom Penh, c’è un edificio tristemente noto perché trasformato da scuola a luogo di detenzione e tortura. Si tratta dell’ex carcere di massima sicurezza S-21 in cui sono stati rinchiusi circa 20.000 cambogiani prima di essere avviati a un campo di sterminio. Il posto mostra con ruvida verità una parte di ciò che è accaduto durante il regime di Pol Pot. Chi vi si vorrà recare riceverà le opportune indicazioni. Non prevediamo una visita di gruppo perché non tutti quelli che vi si sono recati hanno gradito le crude immagini cui ci si trova di fronte.

In ogni caso l’organizzazione mette a disposizione bus e guida locale per andare al S-21 o in altri luoghi che possano interessare il gruppo, per esempio un mercato, tra cui quello russo.

 

Qualsiasi cosa si decida di fare in mattinata, le stanze dell’hotel vanno lasciate alle 12.

Partenza per Battambang. I circa 300 chilometri tra le due località possono essere percorsi in 5 ore utilizzando la buona strada che le collega.

 

L’itinerario consente di attraversare una parte sostanziosa del territorio cambogiano verso nord ovest, e si snoda in un panorama pianeggiante che corre parallelamente prima al Ton Le Sap River e poi all’omonimo lago.

 

 

Battambang si trova sul Sangker River, ed è nota per essere una piacevole località. La seconda città in Cambogia per numero d'abitanti, non è stata particolarmente stravolta dallo sviluppo succeduto alla ripresa delle attività economiche e commerciali, seguite alla stasi del periodo dei Khmer Rossi. Se ne apprezzerà l’atmosfera coloniale grazie ad alcune strutture realizzate dai francesi che le fornirono un tono elegante, ora decadente. Il centro storico degno d'interesse coincide col lungofiume e si può percorrere a piedi.

Compatibilmente col tempo a disposizione, prima o dopo cena, possibilità di passeggiare lungo il Sangker, vicino al quale pernottiamo.

 

 

Pranzo libero a Phnom Penh, cena a Battambang in hotel. (Set menù)

 

Occorrono normalmente 8-9 ore di navigazione da Battambang a Siem Riep-Angkor, ma la sua durata reale può essere maggiore di quella indicata. Dipende dalle condizioni generali del fiume e del lago, e soprattutto dal livello dell’acqua che può limitare molto l’andatura della barca. Ma, anche ciò è parte dell’interesse della giornata. La nostra imbarcazione attraversa canali e paludi formate dal Sangker River, in uno scenario di vita fluviale e lacustre in cui si mescolano uomini, animali e aspetti della natura locale mai scontati, impossibili da scoprire se non dalla barca. Case galleggianti, reti da pesca di ogni tipo, bambini, coltivazioni, verde…

(E, non di rado, anche quella povertà che neppure la più romantica, a volte ipocrita, e deformante delle visioni può definire dignitosa).

 

 

L’imbarcazione su cui viaggiamo è veramente assai modesta, (pur disponendo di un bagno), ma permette un’escursione che non può mancare se si vuole incontrare la Cambogia. Come nelle altre occasioni di trasferimenti per vie d’acqua, possiamo gestire la barca a nostro piacimento. Prevediamo un leggero lunch-box. Durante il lungo trasferimento si sosta solo una volta, brevemente, sbarcando su una casa-ristorante-bar galleggiante per consentire all’equipaggio di pranzare. Come detto, le condizioni specifiche del fiume e del lago appurabili solo in loco, determinano concretamente l’andamento della giornata e l’ora d'arrivo.

 

 

Giunti nel porticciolo, si va in hotel con mezz’ora di bus. Sistemazione nelle stanze. Stiamo ad Angkor quattro notti per avere tempo sufficiente per visite non superficiali anche di templi meno reclamizzati. Il soggiorno è articolato in modo da terminare le visite di gruppo nel primo pomeriggio, e consentire tempo libero da dedicare ad attività individuali. Relax tra piscina e massaggi nel nostro resort combinati con una visita al locale mercato e negozi di Siem Riep, alzarsi presto per andare a attendere l’alba ad Angkor Wat o recarvisi al tramonto…

 

Pranzo, in barca, con leggero lunch-box.

 

Cena in hotel. (Le cene sono sempre set menù. L’ora in cui si consuma quella odierna è subordinata all’andamento della giornata in barca)

 

Nota bene: nel caso in cui riscontrassimo in loco condizioni, anche all’ultimo momento, che non garantiscano la sicurezza della navigazione, sarà nostra cura sostituirla con un trasferimento in bus.

 

Quest’altra giornata impegnativa è un’altra tappa d'approssimazione al cuore artistico cambogiano. È dedicata al sito di Preah Vihear (dal nome della provincia in cui si trova), di età precedente l’era classica di Angkor. Per la sua rilevanza storico-architettonica e la sua posizione ci piace ancora ricordare che dal 2008 è l’unico sito oltre Angkor in Cambogia a essere Patrimonio UNESCO.

 

Ci concediamo un giorno d’avventura attraversando un territorio poco influenzato dal turismo. Partenza di primo mattino verso il nord sino a ridosso del varco di confine con la Thailandia, che ha spesso cercato di contendere alla Cambogia il possesso dell’importante complesso kmer. L’arrivo nel sito è previsto dopo 5 ore circa.

(Ricordarsi di avere con sé il passaporto).

 

Si percorre un itinerario antico che faceva parte di una ragnatela di strade reali fatte realizzare dai regnanti kmer. Le principali erano sette vie lastricate che portavano in luoghi di particolare rilevanza come Preah Vihear, Sambor Prei Kuk, Phnom Kulen, o Vat Phou in Laos.

 

(Dedichiamo molto spazio alla descrizione di Preah Vihear perché solo da poco tempo appare sulle guide e Internet).

 

Su un’altura di quasi 600 metri si trova il complesso religioso che i thailandesi chiamano Monastero Sacro. Nel periodo di Angkor era una meta di devozione tra le più apprezzate dai pellegrini. La sua realizzazione si attua in diversi periodi, pare dal IX-X secolo, anche se secondo molti studiosi i primi interventi sarebbero certamente anteriori. In ogni caso si tratta di un monumento che pur essendo apprezzabile dal punto di vista architettonico, lo è soprattutto per la sua posizione (la più strepitosa tra i siti cambogiani). Rappresenta, assieme a Sambor Prei Kuk, (che includevamo negli anni passati al posto di Preah Vihear), la prima fase dello sviluppo dell’arte kmer che solo dopo più di un secolo darà vita ad esempi più noti come il Bayon o l’Angkor Wat.

 

I templi di Preah Vihear sono un'efficace raffigurazione materiale del periodo architettonico iniziale kmer, quando uno dei temi dominanti è la realizzazione di edifici sacri che simboleggino il Monte Meru, la Casa degli Dei, il centro del mondo. L’immaginaria altura religiosa può consistere in una montagna reale o, in assenza, in un manufatto artificiale. Ovviamente la presenza di un luogo naturale su cui erigere l’edificio fornisce maggiore importanza al luogo stesso. Anche per questo Preah Vihear già in passato aveva un ruolo assai rilevante per i comuni fedeli ed anche per i regnanti kmer. Ancora oggi i buddisti cambogiani vi riconoscono uno dei più sacri luoghi del Paese. Pure i thailandesi lo apprezzano, tanto che è stato motivo di recente contenzioso anche militare con Phnom Penh. (Di queste tensioni rimangono segni tangibili nella presenza di soldati che presidiano la zona).

 

Quando è aperta la frontiera dal lato della Thailandia, i thailandesi vi giungono in numero assai maggiore dei cambogiani perché dispongono di una migliore viabilità ed un accesso facilitato. Nel sito, che sta proprio sul confine in territorio cambogiano, si può restare sorpresi dal costatare il numero di presenze che possono provenire dall’altro lato. In questo periodo, dopo gli ultimi screzi e i successivi accordi con i thailandesi, le autorità cambogiane hanno però deciso di chiudere il posto di frontiera, impedendone così l’accesso ai vicini.

 

Il primo impatto può non essere sorprendente perché il complesso non si manifesta immediatamente in tutta la sua grandezza. Poi, però, si rimane coinvolti dalla vastità del sito e, come detto, dalla sua localizzazione (si tratta certamente della più spettacolare posizione fra tutti i siti archeologici della Cambogia), e dall’opportunità che si ha di vederlo così come è stato riscoperto senza particolari interventi che ne abbiamo modificato lo stato originario. (Aspetto, questo, che ha contribuito alla scelta dell’UNESCO di inserimento tra i Patrimoni dell’Umanità).

 

Il complesso si dipana in forma allungata per circa 800 metri dall’ingresso costituito dallo Scalone Monumentale al Santuario Centrale, che coincide col punto più alto e panoramico del sito. Segue, eccezionalmente, un orientamento da nord a sud invece che est ovest com'è nella più parte dei templi. Le strutture sono state adattate alla conformazione morfologica del terreno. Uno sperone di roccia ne condiziona la forma.

 

È costituito da una serie di edifici, strutture e torri che si susseguono su pedane un poco sempre più alte sino a giungere alla sommità, che coincide appunto col santuario centrale alla fine della spianata, proprio sul bordo meridionale del dirupo.

 

Portali decorati, gradinate e scaloni monumentali, santuari, torri, gallerie, finestre, qualche cumulo di pietre scarnificate che attendono di essere ricomposte nella loro originaria forma, colonnati, piani rialzati, Naga, cisterne…un insieme di edifici, alcuni ben conservati altri meno, indubbiamente valorizzati dalla posizione.

 

Da qui la vista non ha limiti sul circostante territorio cambogiano e thailandese, e nelle giornate assai limpide, si dice, possa arrivare sino a far scorgere il profilo di un’altra montagna sacra, Phnom Kulen.

 

Pare che già alla fine del XII secolo il posto non fosse molto frequentato e che la vegetazione abbia di lì a poco cominciato ad avvolgere, nascondere, proteggere, stritolare, abbracciare le sacre pietre conservandole sino ai giorni nostri.

 

*Sino a pochissimi anni fa occorrevano oltre 10 ore per andare e altrettante per tornare da Siem Riep, ed era quindi necessario passare una notte nella zona in situazioni disagiate. Poi, sono iniziati lavori di sistemazione in gran parte del percorso. Tre anni fa erano necessarie 6/7 ore di jeep per giungere al sito. Oggi, che la strada è stata quasi tutta resa ben agibile, ne occorrono anche meno di 5. La distanza totale da Siem al luogo archeologico è di 250 chilometri circa.

 

Pur tortuosa, sino a Anlong Veng, la strada punta decisamente verso il nord per quasi 125 chilometri. Devia poi a est per Sra Em, che dista un altro centinaio di chilometri, località in provincia di Preah Vihear nelle alture di Dangkrek. Da qui poco più di 25 chilometri portano alla base del colle col complesso sacro, cui normalmente si accede arrivando quasi sino all’ingresso con gli automezzi.

 

Pranzo, nel sito, con leggero lunch-box.

 

Cena in hotel. (Set menù). L’ora di cena è condizionata dall’escursione.

 

Continuiamo il concreto avvicinamento ad Angkor recandoci a Banteay Srey, il “tempio rosa”. Per la qualità della pietra in cui è stato realizzato nel X secolo, è comunemente considerato in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche ed artistiche cambogiane.

Si trova ad una trentina di chilometri da Siem ed è noto anche come “cittadella delle donne” per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione e dalla raffinatezza della fattura. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. E’ dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre le divinità maschili e femminili che ne ornano, ingioiellandole, le strutture.

Il Banteay Samrè (sulla strada per Banteay Srey), risale al XII secolo, è in buono stato di conservazione e si presenta in posizione isolata con un corpo centrale, spazi per biblioteche e atrio. E’ protetto, cosa rara, da una doppia cinta muraria con un fossato centrale.

Durante la giornata prevediamo di recarci anche in uno dei tre siti che hanno reso famosa Angkor. Noi indichiamo l’Angkor Tom, ma potrà esserne inserito un altro  secondo quanto guida e accompagnatore riterranno più razionale per l’ottimizzazione dei tempi).

L’Angkor Thom era una vera e propria città fortificata realizzata tra il XII e XIII secolo. Sembra che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da muro e fossato, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali alte oltre 20 metri sono arricchite da proboscidi e grandi statue di divinità e demoni. All’interno vi si trovano edifici quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.

Se la struttura più maestosa di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quella in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Le sue 432 labbra con un sorriso appena accennato possono anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello del monumento di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII secolo.

Si dice che sia stata questa la prima struttura che lo scopritore di Angkor, oggi sepolto lungo un fiume in Laos, abbia notato durante un suo girovagare nella foresta. (“E, mentre fischiettava un pezzo della “Traviata”, si sentì osservare dai mille occhi del Bayon”).

Pranzo. Invece che nel solito ristorante cercheremo andare in una “casa privata” che da qualche tempo prepara pasti a richiesta. A volte è possibile , e gradevole).

Cena in hotel. (Set menù)

Abbiamo riservato per l’ultimo giorno di permanenza alcuni degli aspetti più noti di Angkor. In questa giornata di visite svolte in gruppo è davvero difficile effettuare una graduatoria tra i monumenti che più possono suscitare l’interesse. (L’ordine delle visite potrà essere invertito per questioni logistiche. La mattinata successiva, secondo il tempo libero prima del volo, ci si potrà dedicare ad approfondimenti individuali degli aspetti che più hanno interessato i partecipanti o andare alla ricerca di nuove occasioni di conoscenza del vastissimo parco archeologico).

Ogni tappa odierna avrebbe diritto ad un’ampia descrizione per sottolinearne le qualità, riconosciute nel 1992 Patrimonio UNESCO. Ci limitiamo ad indicarne alcune delle caratteristiche principali, perché solo la loro visione diretta potrà farcene apprezzare pienamente la godibilità artistica.

Lasciamo quasi alla fine del nostro percorso estetico-storico il Ta Phrom. Rappresenta la più godibile sintesi estetica tra quanto la mano dell’artista e la megalomania del potente, abbiano saputo produrre, e la natura abbia voluto preservare quasi incorporando ciò che riteneva degno di essere conservato e sottratto all’incuria e a volte al dispregio degli uomini. L’esperienza di questa visita è particolare. Molto è stato lasciato così come deve essere apparso a chi per primo ha avuto la costanza, il coraggio, e la fortuna, di ritrovare nel folto della giungla.

In realtà i monumenti afferrati protetti e stritolati dalle radici e rami, il forte contrasto anche cromatico tra le chiare articolazioni arboree e il grigio delle pietre antiche, non sono stati lasciati in balìa della natura. Periodicamente l’opera di sorveglianza e manutenzione del sito evita che boscaglia arbusti siepi e piante varie invadano le aree con gli edifici distruggendoli completamente. Sono invece lasciati indisturbati gli alberi di più rilevante dimensione che ormai hanno trovato casa e coabitano, a volte sorreggendosi vicendevolmente, con le strutture create dall’uomo. Il tutto si presenta in uno stato d'affascinante contaminazione tra natura e cultura.

Se c’è un luogo al mondo che possa immediatamente rappresentare al livello estetico più apprezzabile tale salutare commistione, questo è il Ta Phrom.

Aver lasciato per ultimo l’Angkor Wat è una scelta dettata dall’opportunità di concludere le visite col più grande monumento religioso della terra. Di questo manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso ed architettonico ad un livello raramente riscontrabile in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi architettonici imponenti e i particolari minuti ed aggraziati, a partire dalle oltre 3000 figure femminili delle deliziose “apsara”. Saremmo però tentati di consigliarne la visita senza essere accompagnati dalle parole della guida né da alcuna nozione sul significato del monumento, perché la sua visione ispira una tale immediata sensazione di straordinarietà che ogni parola e “preconcetto” potrebbero risultare se non eccessivi, certo superflui.

In ogni caso, ci pare inopportuna ogni sia pur sommaria descrizione.

Pranzo in ristorante locale “Angkor Café”.

Cena in hotel. (Set menù)

 

Dopo la colazione, tempo libero e pranzo non incluso per consentire il massimo di flessibilità nella gestione individuale dell’ultimo giorno di permanenza in Cambogia.

 

Tutte le stanze dell’hotel vanno lasciate alle ore 12.

(Chi desideri fruire della camera sino al momento della partenza per l’aeroporto, può farcene richiesta all’atto dell’iscrizione in modo che se ne possano accertare disponibilità e costi).

Trasferimento dall’hotel in aeroporto in tempo utile per il volo di rientro previsto.

Pranzo libero. Cena e notte in volo.

 

 

Arrivo a Milano Malpensa in mattinata.

 


 

 

 

 

1. Le Royal Raffles Phnom Penh  2. La Cochinchine   3. Sul fiume dei profumi