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TRITTICO INDONESIANO, TRA NATURA E CULTURA

INDONESIA

icona orologio 19 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   17  luglio    al   4  agosto  
  • Dal   4  agosto    al   22  agosto  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Il Kalimantan, l'isola di Giava e l'isola di Sulawesi. Tre realtà diverse, da scoprire in un unico viaggio. La prima, un paradiso terrestre. Merito del Parco nazionale di Tanjung Puting, dal 1981 Riserva della Biosfera UNESCO. Al suo interno vivono circa 4.000 oranghi – il gruppo più importante di tutto il Borneo - insieme a leopardi nebulosi, orsi malesi, antilopi nane, cervi e caprioli. La seconda, Giava, ricca di Patrimoni UNESCO. Capolavori come lo Stupa di - continua -

A PARTIRE DA: 4.950 €


ITINERARIO

Partenza dall’Italia con volo di linea per Jakarta via Doha. Pasti e pernottamento a bordo.

 

Arrivo il pomeriggio a Jakarta e proseguimento per l’hotel. Giacarta (in indonesiano Djakarta o DKI Jakarta, già Batavia o Jayakarta) è la capitale e la principale città dell'Indonesia. Situata sulla costa nordoccidentale dell'isola di Giava, ha una superficie di 661,52 km² e una popolazione di 9 580 000 abitanti. La città vecchia di Batavia (oggi chiamata Kota) è stata in passato il fulcro del dominio coloniale olandese in Indonesia. Anche se la maggior parte delle strutture del passato sono ormai distrutte o in rovina, il Taman Fatahillah, la piazza centrale in acciottolato di Kota, conserva ancora parte del fascino di un tempo. Un isolato a ovest della piazza si incontra Kali Besar, un canale che scorre lungo il Sungai Ciliwung. Oggi, sulle sponde occidentali di questo fiume si affacciano le ultime case rimaste dei primi del XVIII secolo. ospitato all’interno del vecchio municipio di Batavia si trova il Museo Storico di Jakarta, considerato da molti una delle più imponenti testimonianze del dominio coloniale olandese tuttora esistenti in Indonesia. Con la sua torre campanaria, questo edificio fu costruito nel 1627 per ospitare la sede amministrativa della città. In città ci sono più di trenta musei e dieci gallerie d’arte. Degno di menzione, tra gli altri il Museo Nazionale (chiuso il lunedì), costruito nel 1862, considerato il migliore del suo genere in Indonesia, nonché uno dei più belli di tutto il Sud-est asiatico (attualmente la maggior parte del Museo è chiuso per restauro).

A Jakarta si trova anche il vecchio porto di Sunda Kelapa, ancora in uso e dove è possibile vedere i phinisi (le tradizionali barche in legno indonesiane utilizzate per il trasporto merci), attraccate ai suoi moli.

Pasti liberi e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto per il volo per Pangkalan Bun. Al nostro arrivo, ci trasferiamo a Kumai, dove ci imbarcheremo su una tradizionale klotok (una barca di legno) che ci consentirà di navigare il Sungai Kumai e di addentrarci nei suoi affluenti minori che fanno parte del Parco Nazionale di Tanjung Puting. Il Parco Nazionale Tanjung Puting, situato a sud-ovest nel Kalimantan Centrale, è uno dei parchi nazionali più accessibili in tutto il Kalimantan. Il Tanjung Puting è una grande riserva protetta con una concentrazione di foreste diverse: foreste costiere, foreste dipterocarp di bassopiano, foreste di mangrovie, foreste palustri e torbiere. L'area originariamente, nel 1935 era una riserva di caccia, poi nel 1981 il parco è stato dichiarato Riserva della Biosfera dall'UNESCO. L'anno seguente, nel 1982, il Tanjung Puting è stato trasformato in Parco Nazionale dal governo Indonesiano. Il Parco è ampiamente riconosciuto come un'importante risorsa genetica di grande valore per la ricerca scientifica. Il Tanjung Puting è coperto da un complesso mosaico di habitat diversi. Comprende 3,040 kmq di terreno paludoso attraversato da "fiumi neri"(chiamati Black Rivers per la colorazione scura delle acque) che sfociano nel mare di Giava. Gli animali più famosi che vivono nel Tanjung Puting sono: gli oranghi, scimmie nasiche/proboscidate e altre 7 specie di primati. Nel Parco vivono più di 4,000 oranghi, la popolazione più importante di tutto il Borneo. Altri mammiferi presenti, anche se difficili da incontrare sono il leopardo nebuloso, lo zibetto, l'orso malese, l'antilope nana, cervi e caprioli. Ci sono circa 200 specie di volatili, tra cui i buceri e i martin pescatori e altre specie comuni che vivono nelle foreste palustri. All'interno del Tanjung Puting, c'è il Santuario degli Oranghi Camp Leakey, che è stato fondato nel 1971 ed è stato il primo centro di riabilitazione per gli oranghi in Indonesia. Oggi ci sono almeno tre centri nel Tanjung Puting: il Tanjung Harapan, il Pondok Tanggui, e il Camp Leakey. Al Camp Leakey è possibile vedere oranghi semi-selvaggi. Il Camp Leakey è stato istituito nel 1971 dalla Dott.sa Birutè Galdikas. Prende il nome dal famoso antropologo Louis Leakey, che fu il mentore e fonte d’ispirazione per la Dott.ssa Galdikas. La Dott.ssa Birutè Galdikas ha dedicato la sua vita allo studio degli oranghi, così come la Dott.sa Jane Goodall si dedicò agli scimpanzé e Diane Fossey ai gorilla. Originariamente il centro era composto di due capanne, mentre oggi e un assemblaggio di strutture permanenti ed è stato progettato per fornire una base agli scienziati, dipendenti, studenti e rangers. La Dott.ssa Galdikas è il Presidente della Orangutan Foundation International (OFI), un'organizzazione dedicata alla conservazione, alla ricerca e allo studio degli oranghi. Inoltre si occupa del programma educativo AIF che si occupa dell'habitat degli oranghi e della foresta pluviale -"L'interesse e la preoccupazione per gli oranghi significa anche interesse per il nostro Pianeta!" - Dott.ssa Galdikas. Una passerella di 200 metri in Belian legno-ferro (ironwood), è stata costruita dal governo provinciale nel 1970 per aggirare le aree paludose che altrimenti isolerebbero Camp Leakey durante la stagione monsonica. La passerella è usata sia dalle persone, che dagli oranghi e generalmente è il primo posto dove i turisti vengono a contatto con i primati. Quelli che si incontrano sulla passerella sono stati i primi oranghi a essere tenuti in cattività e curati presso il centro di Camp Leakey e sono stati liberati nella foresta dal 1970 fino ai primi anni 80. Adesso la riabilitazione si svolge in altre aree del Parco, ma gli oranghi residenti di Camp Leakey, per lo più femmine con la loro prole, passano il loro tempo tra la foresta e il centro. La riabilitazione è il processo mediante il quale gli oranghi orfani, confiscati o feriti sono rintrodotti in natura. Di solito, inizia quando i funzionari del Dipartimento Forestale trovano gli oranghi detenuti illegalmente o giovani orfani e li trasferiscono nel centro che se ne prenderà cura. Secondo lo stato di salute e dell'età, possono esserci mesi d’intense cure presso l'asilo e l'infermeria del centro. Talvolta i piccoli oranghi hanno bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Una volta completata questa fase, i piccoli sono ammaestrati a vivere nella natura, quindi sono condotti nella foresta dove i rangers gli insegneranno a trovare i frutti commestibili, ad arrampicarsi sugli alberi e a riconoscere gli odori e suoni della foresta al fine di diventare indipendenti. Gli oranghi saranno reintrodotti in natura una volta considerati forti, sani, abili nello scalare gli alberi, capaci di costruirsi il nido e di procurarsi il cibo autonomamente. Tuttavia, una volta rilasciati, i rangers continuano a portargli un supplemento di cibo due volte al giorno; questo serve a due scopi: permette ai ricercatori di monitorare la salute degli oranghi e diminuisce la competizione con altri animali selvatici quando il cibo naturale scarseggia. Il cibo fornito è solo un supplemento all'alimentazione che aiuta gli oranghi a rimanere in buona salute fisica. La posizione delle piattaforme alimentari è cambiata regolarmente dai rangers. Nel giorno e mezzo che trascorreremo all’interno del Parco visiteremo anche i centri di Tanjung Harapan e di Pondok Tanguy che ci consentiranno incontri ravvicinati con gli orangutan. Pranzi in barca e cene e pernottamento in hotel.

(I klotok sono delle imbarcazioni di legno tradizionali di grandezza variabile con un ponte superiore coperto, da cui ammirare la natura del Parco. La barca è fornita di bagno. I pasti saranno cucinati dal cuoco di bordo).

 

Dopo la colazione, rientro in barca a Kumai e proseguimento per l’aeroporto di Pangkalan Bun per il volo diretto a Semarang. Al nostro arrivo, proseguimento per la città di Jogyakarta nelle cui vicinanze si trova lo Stupa di Borobudur (42 km dalla città), il più famoso tra i templi indonesiani, e Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Si tratta di un enorme tempio buddhista mahayana che risale all’800 d.C., con una base di 123 x 123 metri e un’altezza di 35 metri che poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi di cui più di 1.400 narranti storie riguardanti Buddha e da 504 statue dedicate a quest'ultimo. La costruzione cominciò all'incirca nell'800 d.C., si suppone in un periodo tra il 750 e l'830 e fu commissionata dalla dinastia regnante in quel momento, i Sailendra, all'apice del loro splendore e potere. Non si sa con precisione se la costruzione iniziò per merito di sovrani induisti o buddhisti. La scelta del luogo fu attentamente studiata, poiché la piana in cui si erge ricordava contemporaneamente diversi luoghi sacri per la popolazione, infatti, poco lontano dal tempio si può trovare una confluenza di due fiumi che ricorda quella dei fiumi Gange e Yamuna considerata sacra in molte culture; inoltre sullo sfondo del paesaggio si può notare una catena montuosa che ha alcuni tratti concordanti con il profilo dell'Himalaya, la catena montuosa sacra anch'essa per molte culture. L'architetto che la progettò fu Gunadharma, il quale fu assistito da alcuni monaci particolarmente saggi in ogni genere di disciplina, provenienti da tutte le parti del mondo; il monumento risente, infatti, d’influenze indiane, persiane e anche babilonesi e richiese la manodopera di più di 10.000 persone per circa settantacinque anni e finì poco prima della fine della dinastia di Mataram. L'attività di questo tempio durò poco perché una serie di cataclismi naturali costrinse i residenti ad abbandonare la zona. Infatti, in seguito ad un’eruzione vulcanica (si suppone poco dopo l'anno mille) il tempio fu completamente sommerso dai detriti, sui quali crebbe una fitta vegetazione. Nei secoli successivi iniziò un processo di conversione e nel XV secolo la popolazione era in maggior parte di culto islamico e quindi nessuno più era interessato a questo colossale luogo di culto, al punto che se ne perse anche la memoria e rimase solo nelle tradizioni popolari. Dopo la guerra tra olandesi e inglesi per il possesso dell'isola, dal 1811 al 1816, essa si trovò sotto il controllo inglese espresso in questo periodo dal governatore Thomas Stamford Raffles, che era un grande appassionato di archeologia e di storia locale e anche un collezionista di reperti. Fu proprio lui che, messo al corrente della leggenda del tempio-montagna decise d'intraprendere una ricerca che però non portò risultati. Si decise quindi di ingaggiare H.C. Cornellius, un ricercatore olandese per il ritrovamento e gli furono messi a disposizione 200 uomini. Cornellis e i suoi uomini impiegarono due mesi d’intensi lavori (scavi e deforestamento), ma alla fine trovarono ciò che cercavano nei pressi del villaggio di Bumisegoro e cominciarono a lavorare per riportare tutto alla luce. L'edificio è strutturato in dieci terrazze (corrispondenti alle dieci fasi del cammino spirituale verso la perfezione), le quali sono divise in tre gruppi, cosa anche questa non casuale, ma con un significato ben preciso: rappresentano, infatti, i tre regni del samsara: il primo livello rappresenta la vita nelle spirali del desiderio ("regno del desiderio" o kamadhatu); i cinque livelli quadrati rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi ("regno della forma pura" o rupadhatu) e le ultime tre terrazze circolari simboleggiano il cammino progressivo verso il definitivo nirvana, ("regno del senza-forma" o arupyadhatu). Arrivati in cima, si può costatare che la struttura si evolve in una serie di spazi aperti e non più in stretti passaggi. Sulla cima dell'edificio è presente una serie di stupa. L'intero cammino è caratterizzato dalla presenza costante e ripetuta di nicchie contenenti statue di Buddha e ogni Buddha è diverso dagli altri. Andando in senso orario, il devoto buddhista meditava lungo le terrazze successive, ricche di progressivi insegnamenti, accumulando meriti e liberandosi progressivamente dalla "mondanità", giungendo infine alla liberazione della sofferenza ovvero al nirvana, rappresentato dalla sommità del monumento. Tempo permettendo, prima di arrivare al nostro hotel, visitiamo il Tempio di Sam Po Kong, la vecchia chiesa di Blenduk e l’edificio coloniale di Lawang Sewu. Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

La nostra giornata inizia con la visita del kraton – uno splendido esempio di architettura di corte javanese – situato nel cuore della zona vecchia della città di Jogyakarta. La costruzione del palazzo cominciò nel 1755 e continuò per quasi quarant’anni, durante il regno di Hamengkubuwono I. Fu pensato come rappresentazione in miniatura del cosmo javanese; ogni entrata, cortile, albero, ha un significato simbolico. Venticinquemila persone vivono ancora all’interno delle sue mura, dove si trovano un mercato, negozi, scuole e moschee. Nel gruppo di edifici più interno vive ancora il sultano e la tradizione è così sentita che gli inservienti che si occupano del palazzo indossano ancora l’antico abito javanese. Cuore del kraton è la sala dei ricevimenti, la Bangsla Keniana (padiglione dorato), dal soffitto riccamente decorato e con massicce colonne di tek intagliato. La maggior parte del palazzo è oggi adibita a museo. Proseguiamo le nostre visite con il complesso di Taman Sari, conosciuto durante il regime coloniale olandese come ‘castello d’acqua’. Era un tempo, uno splendido giardino reale, nato appunto per il suo diletto. Costruito alla metà del XVIII secolo, ha rivestito diverse funzioni, come luogo di riposo, centro di meditazione, laboratorio e nascondiglio. Era composto di quattro aree distinte: un grande lago artificiale con isole e padiglioni a ovest, un complesso balneare nel centro, un insieme di padiglioni e piscine a sud e un piccolo lago a EST oggi, il complesso balneare centrale è quello meglio conservato. Il nome Taman Sari deriva dalle parole javanesi taman che significa ‘giardino’ o ‘parco’ e sari che significa ‘bello’ o ‘fiori’. Jogyakarta è famosa come centro di produzione del batik che rientra nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il batik è una tecnica usata per colorare i tessuti a riserva, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti: argilla, resina, paste vegetali, amido. Il termine deriva dalle parole indonesiane amba (scrivere) e titik (punto, goccia), col significato ciò che si disegna, l'azione dell'artista per realizzarlo è detta membatik. Non si conosce il momento della scoperta delle tecniche di tintura a riserva, che probabilmente nascono da errori casuali nella tintura dei tessuti, dove macchie di grasso o di cera impediscono al colore del bagno di tintura di penetrare o in quella delle matasse dove i lacci legati troppo stretti lasciano delle righe non tinte sul filato. I primi ritrovamenti di frammenti di lino provengono dall'Egitto e risalgono al IV secolo, sono bende per le mummie che erano imbevute di cera poi graffiata con uno stilo appuntito, tinte con una mistura di sangue e cenere erano lavate con acqua calda per eliminare la cera. In Asia questa tecnica era praticata in Cina, durante la dinastia T'ang (618-907), in India e in Giappone, nel periodo Nara (645-794). In Africa era originariamente praticato dalle tribù Yoruba in Nigeria, Soninke e Wolof in Senegal. Strettamente legato in Indonesia all'uso in cerimonie rituali ad altre tecniche a riserva come l'ikat e il plangi (Giava, Bali), ha raggiunto grande raffinatezza tecnica ed ha elaborato una complessa iconografia.

Dopo il pranzo, raggiungiamo la cittadina di Magelang, nei cui pressi sorge il famoso Tempio di Borobudur. Visita anche del Tempio di Mendut, a circa 3 km da Borobudur che, a prima vista può apparire piccolo e insignificante in confronto all’altro, ma conserva la statua più grandiosa che si possa ancora vedere nella sua posizione originaria in tutta Java. L’incredibile statua del Buddha alta 3 metri è fiancheggiata da due bodhissattva: Lokesvara e Vairapana. La statua è particolare anche per la sua insolita posizione: siede, infatti, alla maniera occidentale, con entrambi i piedi appoggiati a terra. Il Tempio fu scoperto nel 1836 e in seguito restaurato.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

Surakarta, spesso chiamata Solo e meno comunemente Sala, è una città del centro dell’isola di Giava con una popolazione di circa mezzo milione di persone. Con Yogyakarta, da cui dista 65 km, condivide il passato storico di sede del grande impero Mataram. Fino al 1744, Solo era poco più di un villaggio, 10 km a est di Kartasur, la capitale del regno di Mataram. In quell’anno il re Mataram, Pakubuwono II, si appoggiò ai cinesi per contrastare gli olandesi, ma come risultato la capitale fu saccheggiata. Il re quindi cercò un altro luogo più propizio per ricostruire la sua capitale e nel 1745 l’intera corte fu smantellata e trasportata con una grande processione a Surakarta, sulle rive del fiume Solo. Nel 1757 il regno di Mataram fu diviso nel Sultanato di Surakarta (corte settentrionale) e nel Sultanato di Yogyakarta (corte meridionale) e un’altra casa reale rivale, Mangkunegoro fu fondata da Raden Mas Said, giusto nel centro di Solo. Questo fu il risultato della politica olandese del divide et impera, nelle Indie Orientali. Le case reali di Solo, smisero di combattere e spesero le loro energie nelle arti, sviluppando una cultura di corte molto ricercata. Visita del palazzo reale. Nelle vicinanze del palazzo, si trova il mercato delle pulci di Solo (Pasar Triwindu). Lasciamo Solo per immergerci nella campagna circostante e scoprire il Candi Sukuh (tempio) che dista 36 km dalla città di Surakarta. Si tratta di un tempio giavanese-induista che risale al XV secolo, situato sulle pendici occidentali del monte Lawu, sul confine tra le province di Giava centrale e orientale. I bassorilievi del tempio sono diversi da quelli degli altri templi e i temi sviluppati sono la vita prima della nascita e l’educazione sessuale. L’edificio principale è una struttura a piramide con bassorilievi e statue nella parte frontale, incluse tre tartarughe con il carapace piatto e una figura maschile che tiene in mano il suo pene. Un lingga di quasi due metri con quattro testicoli è una delle statue che è stata collocata nel Museo Nazionale. Nel XV secolo la religione e l’arte si allontanarono dai precetti induisti che avevano influenzato lo stile dei templi dall’VIII al X secolo. Questo fu l’ultimo tempio importante costruito a Giava prima che la corte reale si convertisse all’Islam nel XVI secolo. Per gli storici è difficile interpretare il significato dei bassorilievi a causa della mancanza di testimonianze sulle cerimonie e credenze dell’epoca. Il fondatore di Candi Sukuh riteneva che le pendici del monte Lawu fossero un luogo sacro per venerare gli antenati e gli spiriti della natura e per osservare i culti della fertilità. Il monumento fu costruito nel 1437 durante il Regno Majapahit. Nel XIX secolo, il tempio versava in pessime condizioni causate da atti di vandalismo che si erano accaniti soprattutto verso le statue o i bassorilievi raffiguranti scene erotiche, molto probabilmente dovute all’invasione islamica. Merita una visita anche il Candi Ceto che risale allo stesso periodo del Candi Sukuh e anch’esso combina elementi dello shivaismo e del culto della fertilità, ma è di maggiori dimensioni, articolato su una serie di terrazze che salgono fino alla collina. Insieme a Sukuh è considerato tra i templi più antichi di Giava, sorti quando già l’Islam si stava diffondendo in tutta l’isola. Nei dintorni dei templi, si trovano diverse piantagioni di tè, introdotte dalla dominazione olandese. Il terreno dove ci sono le piantagioni ha un’altitudine cha varia dagli 800 ai 1000 m sopra il livello del mare, aspetto che conferisce al luogo un clima fresco e ideale. Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

Rientro a Yogyakarta, con sosta al famoso complesso di templi induisti di Prambanan. Fu costruito nell’850 d.C. da Raki Pikatan, secondo re della dinastia Mataram. Sorge poco lontano dal colossale tempio buddhista di Borobudur, costruito pochi anni prima dalla dinastia precedente, i Sailendra. I due templi sono spesso accomunati per zona e periodo storico, ma presentano differenze strutturali enormi e si potrebbe anche dire che sono l'esatto opposto, visto che Borobudur è sviluppato in orizzontale e ha un aspetto massiccio, mentre Prambanan si sviluppa verso l'alto e possiede una forma slanciata. Entrambi questi monumenti sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1991. Si calcola che in origine il complesso fosse composto di ben 232 templi, ma in seguito si scoprì che molti di questi in realtà non erano templi ma mausolei di antichi re. A metà del 1600 un terremoto devastante rovinò parte delle strutture e la prima ricostruzione dei templi principali iniziò nel 1918 per terminare nel 1953 tuttavia, nel 2006 un nuovo terremoto colpì l'isola di Giava e danneggiò nuovamente le costruzioni, anche se con danni di lieve entità. Il complesso conta diversi templi, ma i più famosi sono i tre principali dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva che spiccano in mezzo a tutti gli altri che vanno a formare una specie di corte. Il tempio di Shiva è alto 47 metri e la sua pianta ricorda molto quella del precedente Borobudur. Infatti, anche qui la struttura è divisa in livelli. Al primo dei sei livelli i bassorilievi molto elaborati, raccontano la storia del Ramayana. All'interno del tempio vi è una camera più grande (chiamata camera principale) e percorrendo la scalinata est si può ammirare la statua di un bellissimo fiore di loto con al suo interno il dio Shiva dotato di quattro braccia. Nelle celle attigue alla principale ci sono diversi personaggi legati a Shiva: c'è il suo maestro Agastya, in un'altra c'è Durga, la consorte di Shiva, e infine il figlio di Shiva, Ganesh, caratterizzato dalle fattezze zoomorfe che comprendono elementi umani e altri animali (elefante). Il tempio dedicato al dio Brahma è più piccolo di dimensioni rispetto a quello di Shiva, ma ne ricalca la struttura e le forme di arte. Al suo interno vi è una notevole statua del dio raffigurato con quattro teste, e sulle pareti sono anche qui presenti un gran numero di bassorilievi raffiguranti le parti finali del Ramayana. Il tempio di Vishnu è molto simile a quello di Brahma e presenta una statua del dio con quattro braccia nella stanza principale e bassorilievi sulle pareti. I bassorilievi riproducono in immagini la storia di Krishna, una divinità-eroe la cui vita è narrata nel poema epico Mahabharata.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

Tempo permettendo, sarà possibile assistere ad uno spettacolo di danze (facoltativo) che rappresentano il Ramayana, uno dei due poemi epici induisti (lo spettacolo dura circa 1 ora).

 

Il mattino presto, volo per Surabaya, nell’est dell’isola di Giava. Proseguimento per il Monte Bromo, un vulcano attivo di 2.329 metri. E’ situato nel Parco Nazionale di Bromo-Tengger-Semeru (nomi dei tre vulcani all’interno del parco). Rispetto ad altre vette importanti di Giava, il Gunung Bromo è relativamente alto, tuttavia la sua bellezza non risiede tanto nelle dimensioni imponenti quanto piuttosto nella sua ubicazione. Sorto dalle profondità dell’antica caldera del Tengger, il Gunung Bromo è uno dei tre vulcani emersi da questo vasto cratere dal diametro di 10 km. Fiancheggiato dalle cime del Kursi (2.581 m) e del Batok (2.440 m), il cono fumante del Gunung Bromo svetta su un mare di ceneri e di sabbie vulcaniche, circondato dalle imponenti pareti rocciose del cratere. Il vicino Gunung Semeru (3676 m), la montagna più alta di Giava nonché uno dei suoi vulcani più attivi, svetta sul panorama circostante. Le pendici dei vulcani sono coltivate dai contadini tenggeresi, la cui storia risale al Regno di Majapahit, scappati dalle loro terre per sfuggire a un’eruzione del Monte Merapie alla diffusione dell’Islam. Oggi sono l’unico gruppo d’induisti rimasti a Giava. Dopo avere ammirato il Monte Bromo e i vulcani che si ergono nelle sue vicinanze, non sorprende sapere che sono molte i miti e le leggende nati attorno ad esso, come quella secondo cui il cratere del Gunung Tegger sarebbe stato scavato con mezza noce di cocco da un orco pazzamente innamorato di una bellissima principessa. Il Bromo riveste anche un particolare significato religioso per i tenge. Essi ritengono che il Bromo appartenesse un tempo al regno del re Joko Seger e della regina Roro Anteng che, non potendo avere figli, implorarono il dio del vulcano di concedere loro un erede. La divinità li accontentò con ben 25 figli, ma in cambio chiese che il più giovane, un bellissimo ragazzo di nome Dian Kusuma, fosse immolato sul rogo. La regina rifiutò di mantenere la promessa, ma il giovane Dian si sacrificò coraggiosamente per salvare il regno. Per placare la montagna ogni anno si tiene la festa di Kesada, nel corso della quale i tenge locali salgono sul Bromo per offrire al cratere del vulcano ortaggi, polli e denaro.

Pranzo in ristorante locale. Cena libera e pernottamento in hotel.

(la cena è lasciata libera perché l’hotel dove si pernotta non prevede menù per i gruppi).

 

 

Prima dell’alba, i fuoristrada 4x4 ci porteranno nel luogo panoramico del Monte Pananjakan (2,750 m) sul bordo della caldera di Tengger per ammirare il sorgere del sole con lo sfondo dei coni vulcanici di Bromo e Semeru. La vista è spettacolare anche perché molto spesso l’intera valle è ricoperta da una spessa coltre di nuvole basse che donano al paesaggio un’atmosfera quasi surreale. Rientro in hotel per la colazione. Proseguimento per il mare di sabbia dove sorge il Monte Bromo. Per raggiungere il bordo del cratere è necessario percorrere un tratto a piedi (o a cavallo) e poi salire 245 gradini. dal cratere è possibile vedere l’attività vulcanica. Nel tardo pomeriggio, trasferimento all’aeroporto in tempo utile per il volo per Makassar. Trasferimento in hotel. Pranzo in ristorante locale, cena libera e pernottamento in hotel.

 

Makassar è la capitale del Sulawesi Sud, e la più grande città dell’isola. A partire dal XVI secolo, Makassar fu il centro commerciale dominante dell’Indonesia orientale. I re makassaresi mantennero una politica di libero scambio, insistendo sul diritto di qualsiasi visitatore di fare affari nella città e rifiutando il tentativo degli olandesi di stabilire un monopolio su di essa. In passato la penisola sud-occidentale era divisa in numerosi piccoli regni, i più potenti dei quali erano quello makassarese di Gowa e quello bugis di Bone. Il commercio delle spezie era preminente nella storia di Sulawesi e comportò frequenti dispute tra i nativi e le potenze straniere per il suo controllo durante il periodo pre-coloniale e coloniale, quando le spezie erano molto ricercate in occidente. I primi europei a stabilirvisi furono i marinai portoghesi che, quando arrivarono a Makassar, trovarono un fiorente porto cosmopolita dove, cinesi, arabi, indiani, siamesi, giavanesi e malesi venivano a scambiare i loro prodotti di metallo e i tessuti con perle, oro, rame, canfora e spezie (noce moscata, chiodi di garofano e macis) provenienti dall’interno e dalle vicine isole di Maluku. L’arrivo degli olandesi nel XVII secolo alterò drammaticamente gli equilibri. Il loro primo obiettivo, fu quello di stabilire l’egemonia sul commercio delle spezie, conquistando il forte di Makassar nel 1667, che ricostruirono e rinominarono come Forte Rotterdam. Da questa base riuscirono a distruggere le roccaforti del Sultano di Gowa e così il regno di Bone divenne lo stato più importante di Sulawesi Sud. Le ribellioni bugis e makassaresi furono definitivamente soffocate nel 1905-1906. Da Makassar ci trasferiamo nella regione di Tana Toraja, attraversando i tipici villaggi bugis, con le particolari case su palafitte. Lungo la strade e prima di arrivare a Pare-Pare, deviazione per andare a visitare le Lenggang Caves, dove si trovano dei dipinti parietali molto interessanti. Pranzo a Pare-Pare, un piccolo porto situato a 155 km da Makassar. Nel tardo pomeriggio, arrivo a Rantepao.

Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel.

 

Due intere giornate dedicate alla scoperta dei villaggi e della cultura dei Toraja. Sono un gruppo etnico indigeno che abita la regione montuosa di Sulawesi sud. La maggior parte di loro sono cristiani, altri musulmani e il resto della popolazione conserva delle credenze animiste conosciute come aluk (la via). Il governo indonesiano riconosce queste credenze animiste come Aluk To Dolo (la Via degli Antenati). La parola Toraja proviene dalla lingua Bugis, to riaja che significa “gente dell’altopiano” e il governo coloniale olandese li denominò Toraja nel 1909. Sono conosciuti per i loro elaborati riti funebri, per i luoghi di sepoltura scavati nelle pareti rocciose, per le case tradizionali con i tetti appuntiti conosciute come tongkonan e per i colorati oggetti di legno intagliati. I riti funebri sono importanti eventi sociali ai quali partecipano centinaia di persone e che durano diversi giorni. Si crede, infatti, che in assenza di adeguati riti funebri, lo spirito del defunto procurerà disgrazie alla sua famiglia. I sacrifici, le cerimonie e le feste funebri hanno anche lo scopo di impressionare gli dei. Generalmente sono celebrati due funerali, uno subito dopo la morte e un altro più elaborato dopo che è trascorso un periodo di tempo sufficiente per accumulare il denaro e il bestiame necessario, nonché convocare i parenti che abitano lontano. Prima del secondo funerale la salma resta in casa. I Toraja credono che gli animali seguano i loro padroni nel mondo ultraterreno ed è questa la ragione per cui sono sacrificati durante i funerali.  Più importante è il defunto, più alto il numero di bufali che si devono sacrificare. Oltre al sacrificio di animali, le cerimonie funebri prevedono l’esecuzione di una canzone e una danza tradizionale detta mabadong. Si tratta di una rappresentazione del ciclo della vita umana e della storia personale del defunto. I Toraja credono che sia possibile portare i propri averi nell’aldilà e quindi i defunti vengono generalmente sepolti con molti oggetti di valore. Poiché in passato tale usanza aveva portato al diffondersi della profanazione delle tombe, i Toraja cominciarono a nascondere i loro morti nelle caverne o dentro nicchie scavate nelle pareti rocciose. Le bare erano poste in fondo alla caverna e fuori, adagiati sulle balconate della parete rocciosa, sono visibili, i tau tau, effigi di legno dei defunti a grandezza naturale, che si possono ammirare anche oggi. Una delle prime cose che si notano a Tana Toraja è la grandezza e imponenza delle tongkonan, le case tradizionali che ricordano l’autorità delle antiche famiglie nobili, i cui discendenti detengono il diritto esclusivo di costruirle. Esse simboleggiano anche l’unità del clan, è il luogo, dove si riunisce la famiglia e non può essere comprata né venduta. Le case sono tutte rivolte verso nord e Tana Toraja è uno dei pochi luoghi, dove ancora si costruiscono. Il tetto, rialzato alle estremità, è l’aspetto che più colpisce nelle case Toraja. Queste imponenti strutture sono costruite senza fare uso di chiodi: le travi sono incastrate tra loro e sorrette da grandi pali decorati con vere corna di bufalo. Maggiore è il numero di corna, più alto è il rango della famiglia. Le case hanno sempre di fronte una fila di magazzini per il riso, ciascuno dei quali con una stanza rialzata dal suolo e sorretta da quattro colonne lisce di legno che sono levigate per impedire ai ratti di arrampicarsi. Per esprimere concetti sociali e religiosi, i Toraja intagliano il legno, chiamandolo Pa’ssura (la scrittura). Ogni lavoro riceve un nome speciale e i motivi comuni sono animali e piante che simboleggiano alcune virtù. Per esempio, le piante e gli animali acquatici, come i granchi, i girini e le erbe che crescono in acqua, simboleggiano la fertilità. La regolarità e l’ordine sono aspetti comuni nei lavori su legno dei Toraja, così come i disegni astratti e geometrici. La natura è frequentemente utilizzata come base per gli ornamenti Toraja, poiché vi si trovano diversi esempi di astrazioni e geometrie. Pranzi in ristoranti locali. Cene e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione, partenza per la città di Sengkang. Lungo la strada, splendidi panorami delle montagne di Bambapuan. Tempo permettendo, sosta nel villaggio di Soppeng per vedere l’enorme albero dei pipistrelli. Sengkang è famosa per la lavorazione della seta (sutera). Escursione in barca motorizzata nel lago Tempe, grande e poco profondo, circondato da paludi, con case galleggianti e popolato da molti uccelli. I geologi ritengono che un tempo fosse un golfo che separava la parte meridionale di Toraja dal resto di Sulawesi Sud. Quando i due territori si unirono, il golfo scomparve ed è opinione diffusa che in futuro anche al lago toccherà la stessa sorte. Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel.

Dopo la colazione, partenza per la costa sud dell’isola, fino a raggiungere la zona di Pantai Bira. La pesca, la costruzione d’imbarcazioni e la tessitura sono le principali attività commerciali del luogo, ma le splendide spiagge di sabbia bianca che contornano questo tratto di costa sono un’attrazione irresistibile. Le imbarcazioni tradizionali in questa zona sono costruite ancora con tecniche molto antiche. I bugis, popolo di mercanti che trasportano le loro merci da un capo all’altro dell’Indonesia a bordo di meravigliose golette di legno, sono i navigatori più famosi del paese. sulla costa meridionale di Sulawesi e del Kalimantan le imbarcazioni bugis sono ancora costruite usando tecniche e modelli che si tramandano da secoli. A Pantai Bira i tessitori si riuniscono sotto le case sollevate dal suolo per lavorare e chiacchierare. Il resto della giornata sarà dedicato al relax, al nuoto, allo snorkeling e all’esplorazione del villaggio.

Pasti liberi e pernottamento in hotel.

L’hotel Amatoa dispone di tre tipologie di camere: Standard, Deluxe Ocean View e Super Deluxe Ocean. Le prime due categorie sono simili e cambia solo la vista, mentre la terza categorie è molto più grande ed ha la vista mare.

 

Due intere giornate dedicate al riposo, ai bagni di mare e allo snorkeling Il primo giorno con una barca motorizzata andremo a visitare l’Isola di Liukang a poca distanza da Bira. Qui potremo nuotare, fare snorkeling o prendere il sole. Questa piccola isola è dominata dalle rocce e ospita due piccoli villaggi che sono abitati dai Bugis da più di duecento anni. Nell’isola si trovano delle spiagge bianchissime e un’interessante barriera corallina per le attività marine.

La seconda giornata sarà dedicata al relax, ai bagni o alle passeggiate in questa spiaggia fuori dalle rotte turistiche e proprio per questo affascinante. Pasti liberi e pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione e prima di dirigerci verso Makassar e tempo permettendo faremo una sosta nel villaggio di Tana Beru a Bulukumba. Lungo la sua spiaggia sono costruiti i famosi phinisi, le tradizionali barche in legno, utilizzate sia per il trasporto merci che passeggeri (anche se la forma cambia in base all’uso). Proseguimento per l’aeroporto di Makassar, non senza ammirare le saline a Janeponto. Volo per l’Italia via Jakarta. Proseguimento per l’Italia. Pranzo in ristorante locale. Tempo permettendo, sarà possibile fare una breve visita della città prima di prendere il volo per l’Italia. Cena libera e pernottamento a bordo.

 

 

L’arrivo a Milano è previsto nel primo pomeriggio.


 

 

 

 

  1. Orangutan 2. Tombe toraja 3. Spiaggia di Bira

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Questo itinerario include tre isole dell’Indonesia, molto diverse tra di loro, non solo per quanto riguarda la cultura e il paesaggio, ma anche per il grado di sviluppo raggiunto. In alcuni luoghi da noi toccati, c’è ampia disponibilità di strutture ricettive di tutte le categorie e in questo caso quelle scelte rispecchiano la nostra esigenza di offrire ai nostri clienti una buona sistemazione. Tuttavia, in altre zone incluse nel nostro itinerario, la scelta delle strutture ricettive non - CONTINUA -