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VIE D’ACQUA IN THAILANDIA DEL NORD, MEKONG, LAOS

LAOS THAILANDIA

icona orologio 14 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   9  febbraio    al   22  febbraio  
  • Dal   2  novembre    al   15  novembre  
  • Dal   22  dicembre    al   4  gennaio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Due giorni di navigazione sul Mekong, da Chang Rai a Luang Prabang. Un giorno in barca lungo il Chao Phraya River, da Bangkok verso Ayuthaya. Infine, escursioni sull’acqua a Thaton, nel cosiddetto “Triangolo d’Oro”, e tra i canali della capitale thailandese. Un viaggio nell’Indocina meno conosciuta, su mezzi di trasporto non banali. Alla scoperta di siti archeologici e palazzi reali, campi di riso terrazzati e foreste di teak, villaggi tradizionali e templi - continua -

A PARTIRE DA: 4.900 €


ITINERARIO

Nel primo pomeriggio partenza con volo di linea da Milano Malpensa per Bangkok (includiamo anche il volo Roma Milano)

Incontro con l'accompagnatore al banco accettazione della compagnia tre ore prima della partenza. Notte e pasti in volo.

 

L’arrivo a Bangkok è previsto intorno alle sei del mattino. Accoglienza in aeroporto per il disbrigo delle formalità di frontiera e trasferimento in hotel.

I nostri compagni di viaggio certamente saranno lieti di potersi recare subito in albergo per la colazione e rilassarsi dopo il volo. Abbiamo scelto di iniziare il nostro incontro con la Thailandia in modo soft, per evitare di andare in giro stanchi e frastornati come in genere succede appena scesi dall’aereo. In hotel potremo fruire delle nostre stanze per concedersi riposo e doccia salutari. Il primo giorno di arrivo in un luogo con notevole differente fuso orario, avrebbe sempre bisogno di un opportuno momento di ambientamento. In questo caso, molto volentieri, siamo in grado di soddisfare tale diffusa esigenza.

Il nostro albergo è “centrale”, siamo nella zona di Siam Square nel quartiere di Pratunam.

Pranzo e approccio con la capitale.

 

Bangkok è capitale dal 1782 e ben rispecchia pregi e contraddizioni della coinvolgente realtà thailandese. Vi vivono oltre una dozzina di milioni di persone e vi circolano più di sei milioni di automobili. Dal 1932 l’instabilità politica denota la vita socio-politica in tutto il Paese. Ma, l’indole dei locali, seppur in alcune circostanze travalichi atteggiamenti di compostezza e moderazione, è una delle caratteristiche più apprezzabili dell’intera popolazione. Le persone, anche quelle che vivono nelle aree metropolitane, sono generalmente cordiali e riescono a farsi notare per il loro sorriso e cortesia. Lungi da noi ogni stereotipo estremo. La Thailandia e la sua capitale non sono solo i luoghi del “sorriso perenne” né sono etichettabili semplicemente come il “paradiso del sesso fantasioso”. Bangkok non è più la “città dei mille canali” tanto cara a generazioni di viaggiatori e ad uno scrittore come Terzani che ben l’ha conosciuta avendoci abitato, ma conserva ancora spunti di interesse. Vi convivono traffico, inquinamento (nonostante gli sforzi delle autorità locali per limitarne i danni sulla salute), e una nomea che può richiamare frotte di turisti sessuali, ma anche viaggiatori in grado di apprezzarne gli aspetti meno eclatanti persino durante un breve soggiorno.

Può inoltre vantare un’efficiente rete pubblica dei trasporti, centri commerciali mega o bancarelle micro, una multiforme comunità internazionale (tra cui quella cinese assai numerosa all’interno della quale vi è un'elite di “signori del commercio” che domina queste attività), un funzionale aeroporto, un’offerta di biciclette messe a disposizione gratuitamente in alcune zone centrali, il Chao Phraya River che preserva nicchie di vecchi quartieri…

Avremo modo di verificarne alcune delle coinvolgenti e contraddittorie caratteristiche.

Di questa caotica città percorreremo in barca una delle zone più interessanti attraversando i tradizionali canali (klongs). Un’escursione per giungere sino alla pagoda Wat Arun posta su una sponda del Chao Phraya River. La struttura, alta oltre 80 metri, è imponente e ben contrasta con i profili dei palazzi e grattacieli che bucano lo skyline della capitale. La sua denominazione prende spunto dal dio Aruna, antica divinità indiana dell’alba. Il luogo, assai sacro per tutti i thailandesi, merita una visita anche perché si tratta di un edificio antico, comparato con le origini non molto remote di Bangkok.

La sua costruzione inizia nella prima metà dell’Ottocento. Oggi presenta all’interno statue buddhiste e pitture murali con scene della vita di Siddharta Gautama (il Buddha). In queste è raffigurato l’incontro tra l’Illuminato e quelle realtà terrene fatte anche di dolore che lo inducono a ricercare e praticare la “Via di Mezzo”, (che è uno degli aspetti centrali di questa filosofia religiosa). Si notano pure strani decori realizzati con frammenti di porcellane cinesi. È la riprova della storica presenza di cinesi in quest’area. I pezzi di porcellana erano infatti parte della zavorra di quelle navi, cinesi appunto, che transitavano nella zona, che la fantasia del progettista del wat ha pensato di utilizzare come abbellimento della pagoda. (La stessa tecnica si riscontra anche in alcune delle Tombe Imperiali ad Huè in Vietnam).

Andremo anche nel luogo più pubblicizzato e frequentato di Bangkok, il Palazzo Reale, che costituisce la meta privilegiata dei visitatori. La sua immagine è certo quella più comunemente utilizzata per reclamizzare le bellezze della capitale. E’, soprattutto, tenuto in grandissima considerazione per il fatto di costituire legame con la monarchia, istituzione assai rispettata dalla maggior parte dei thailandesi.

In realtà il Royal Palace è un vasto complesso architettonico ricco di vari edifici ed aspetti artistici tipici dell’arte thailandese, nota anche per certe soluzioni stilistiche che contrastano con altre forme meno “esuberanti” di alcuni altri paesi buddhisti limitrofi.

Le strutture, variegate, articolate, colorite e colorate in cui non si risparmiano dorature e sbrilluccichii, risalgono allo stesso anno di proclamazione di Bangkok capitale, il 1782. Era l’antica residenza del sovrano thailandese. È nello stile non sobrio della “vecchia Bangkok” e vi si incontrano padiglioni, pitture murali, statue varie, raffigurazioni del Buddha tra cui alcune molto famose, facciate decorate, tetti assai elaborati. Prevale una commistione di stili che include quello thailandese e altri tra cui l’indiano e il “rinascimentale italiano”.

Nel passato il complesso del Palazzo Reale ospitava anche l’harem del re, e i sovrani vi trascorrevano la maggior parte delle loro giornate. Oggi solo raramente vi si svolgono cerimonie ufficiali.

In generale, in Thailandia l’attenzione riservata dalla tradizione locale alla cultura e all’arte hanno reso eclatanti alcune forme, con una particolare ricerca della bellezza nella fattura dei templi. Si è così dato vita a soluzioni architettoniche che possono mostrare modalità materiali e colori più evidenti e meno ovattati di altre regioni del sud est asiatico, che pure affondano le loro tradizioni negli stessi filoni culturali e artistici.

A Bangkok, una nota a parte meritano le ”case degli spiriti” perché la loro presenza non sembrerebbe oramai compatibile con l’immagine di una metropoli come questa. Riteniamo opportuno richiamare l’attenzione su tale forma di religiosità, anche perché in Occidente la relegheremmo negli spazi della “superstizione”. Qui, in tutta la Thailandia, sono parte integrante di un credo che non rigetta forme di spiritualità pur non previste nei “canoni” del buddhismo “theravada”. Si tratta di credenze che si rifanno ad un animismo antecedente la stessa comparsa del buddhismo, e trovano una rappresentazione fisica nelle piccole case in miniatura costruite vicino alle abitazioni per ospitare gli “spiriti guardiani”. A costoro offrono quotidianamente frutta, acqua o fiori affinché vigilino sulle sorti dei donatori.

È questo uno dei tanti aspetti che possono confermare la variegata contraddittorietà, per lo meno per noi occidentali, di una realtà fatta di grattacieli, traffico, modernità, mortificante sesso a pagamento, ma anche di spezzoni di religiosità e di un forte attaccamento all’istituzione del re che sopravvivono da millenni.

 

Cena in hotel ad un’ora opportuna in modo da poter recuperare il fuso con una buona dormita e poter alzarsi in tempo per il volo del mattino successivo.

(Negli hotel le cene possono prevedere set menù o buffet).

 

Iniziamo di buon mattino un viaggio fuori della capitale che ci porta in alcuni dei più significativi angoli di un Paese con un territorio grande poco meno del doppio di quello italiano. Si sviluppa da nord a sud per oltre 1.600 km, e vi risiede una popolazione buddhista (del filone “theravada”, come quello birmano) di circa ottanta milioni di persone.

Lontani da Bangkok avremo modo di apprezzare e scoprire che la Thailandia, nonostante mezzo secolo fa fosse ricoperta per oltre il 70% da foreste oggi ridotte a poco più del 30%, attualmente può vantare un 15% di territorio con parchi e riserve naturali. Si tratta di una delle percentuali più rilevanti dell’intera Asia. Ce ne renderemo conto visivamente attraversandone tratti consistenti.

Il volo di linea Thai del mattino ci porta verso Sukothai. La partenza è prevista alle ore 7,00 (PG 211), con arrivo alle 8,20.

(I voli interni possono variare pur senza congruo preavviso. Nel caso, il programma, in Thailandia e Laos, potrebbe opportunamente variare anche nei pernottamenti.

Indichiamo anche chilometri e tempi di percorrenza con l’avvertenza che si tratta di informazioni che non possono tener conto di quanto si riscontrerà concretamente in loco).

 

La lunga e intensa giornata (una delle più impegnative del viaggio), include l’antica Sukothai, prima capitale della Thailandia. Il “Regno della Felicità Nascente”, espressione che parrebbe indicare il termine Sukothai, ha rappresentato il periodo più florido della civiltà thai. Tra il XIII e XIV secolo ha dato vita ad una “età dell’oro” in coincidenza con l’unificazione sotto un solo regno di quasi tutta l’odierna Thailandia.

E’ tra i siti ritenuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

(E’ un lungo elenco che include circa 1.000 località del pianeta. Al primo posto con 45 presenze sta l’Italia. Seguono, nell’ordine, Cina e Spagna. La Cina avanza in questo campo con grande decisione, coerentemente con quanto avviene in economia, e non è da scartare che ci possa superare prima dell’effettuazione di questo viaggio).

Il suo Parco Storico offre cinte murarie, ponti, stagni, templi e architetture, resti di stupa, statue del Buddha, monasteri, colonne… con stili diversificati dalla classica tradizione thai a quella kmer tipica di Angkor in Cambogia. Alcune strutture sono state ricostruite, ma il tutto fornisce un’atmosfera coinvolgente per il numero di rovine disseminate in una vasta zona in parte racchiusa dentro le vecchie mura.

Caratteristica dell’architettura locale è il “chedi”, più noto come stupa. (In genere non è accessibile all’interno ed è adibito a contenere reliquie di uomini degni di venerazione o dello stesso Buddha). In Thailandia e a Sukothai in particolare, questo elemento architettonico può richiamare esteticamente un fiore di loto con base quadrata, ma può avere anche forma accentuatamente di campana.

Moltissimi sono i “wat”, (templi e monasteri in generale) sparsi in questo enorme parco archeologico dislocato ad una decina di chilometri dalla nuova Sukothai, una piccola città di poche decine di migliaia di abitanti.

Prima di giungere a Chiang Mai deviamo per Lampang.  Nelle sue vicinanze visitiamo uno dei templi in legno in assoluto più interessanti, e certamente la più antica costruzione lignea dell’intera Thailandia. Il Phra That Luang risale al XV secolo ed è caratterizzato da forme murarie, dipinti e statue assai apprezzabili. Contribuiscono a rendere soddisfacente la visita il tetto a tre piani, anch’esso di legno, i grandi pilastri in teak che sembrano pali metallici, i pannelli di legno con “jakata” che raccontano vicende attribuite al Buddha, e una statua dell’Illuminato che risale al XVI secolo.

Il tutto è molto bello, a cominciare dalla scalinata che ne indica l’accesso. Una deviazione dai soliti itinerari molto produttiva Saremo anche positivamente sorpresi dal fatto che normalmente il luogo non è considerato dalla gran parte dei turisti che visita la Thailandia.

Il pranzo è previsto in ristorante locale lungo il percorso.

Arrivo in serata a Chiang Mai per la cena e il pernottamento.

(Come accennato, l’andamento della giornata, inclusa la deviazione per Lampang, dipenderà dall’ora di conferma del volo e dalla situazione specifica che si riscontrerà in loco).

 

Chiang Mai, si trova in una posizione assai interessante dal punto di vista storico. Qui, a partire dal XIV secolo passavano e sostavano tutte le merci che provenivano e andavano in Cina, Laos, Birmania. Era un importante crocevia di quella che convenzionalmente viene indicata come “Via della Seta”, anche se oltre al prezioso filato transitavano pure oppio, legname, pietre dure e preziose, stoffe, animali, tabacco, avorio, culture diverse, schiavi…

E’ poggiata su dolci alture che preludono alle montagne e ciò fornisce un clima godibile. Pur avendo sviluppato elementi propri della modernità, con aspetti deleteri quali un’edilizia urbana in cui il cemento prevale sulla tradizionale architettura, la città più importante della Thailandia settentrionale dal punto di vista commerciale e amministrativo, ancora adesso si presenta come una realtà di commistione tra centro cittadino e rurale. Non ha neppure perso totalmente alcuni degli aspetti che da sempre ne mettono in rilievo i legami più con gli stati confinanti (Laos, Birmania e Cina) che con Bangkok e il resto della Thailandia centro meridionale.

Chiang Mai, il cui nome completo indica “la nuova città circondata da mura”, fu fondata nel XIII secolo, ed è stata capitale di uno dei più potenti regni thai della regione, noto come “Lanna”, “un milione di campi di riso”.

E’ una tappa obbligata per chi si rechi in Thailandia, pur non essendo agevole individuare una zona della città che presenti in modo netto un’atmosfera antica, rispetto a quanto di moderno ha prodotto specie negli ultimissimi decenni. Tuttavia, non è raro osservare che ancora oggi le parti terminali degli stupa riescono a bucare il cielo ad un’altezza superiore a quella delle moderne costruzioni. La parte vecchia è racchiusa in un quadrilatero limitato da canali e rovine di mura. Vari sono i wat che caratterizzano esteticamente la città e soprattutto costituiscono il cuore religioso per la popolazione locale.

Si visiterà in particolare il Doi Suthep Temple del XIV secolo, a 16 km dalla città, posto in ottima posizione panoramica a poco meno di 1700 metri slm. Si raggiunge con una scalinata di oltre 300 gradini. Il Doi Suthep è uno dei templi più venerati dell’intera Thailandia. Si trova sulla cima di una delle due alture che dominano Chiang Mai. E’ all’interno di un parco nazionale che prende il nome dal monte Doi Suthep, che a sua volta fornisce motivazione alla denominazione del tempio. All’origine di questo nome sta il monaco eremita Sudeva, che per lungo tempo si ritirò a meditare proprio alle pendici del monte cui sarà poi dato il nome di Doi Suthep (“Montagna di Sudeva”).

Il complesso templare presenta naga, terrazze, altari, statue (tra cui quella di un elefante bianco che ricorda una delle tante storie legate alla fondazione del tempio stesso), santuari, figure mitiche con parvenze leonine e il “chedi” principale.

Nel secondo pomeriggio possibilità di tempo libero per acquisti, (“antiquariato”, argenteria, lacche, tessuti, sete, artigianato vario…).

Suggeriamo tra l’altro, dopo cena, di recarsi nel mercato che si svolge di notte. Si tratta di un’attività notturna che in questo modo perpetua un’antica tradizione presente nella città da quando era tappa fondamentale sulla via commerciale dalla Cina alla Birmania. Il mercato si svolge in una zona (la stessa in cui si trova il nostro albergo), dove in passato confluivano le carovane che transitavano da Chiang Mai percorrendo la cosiddetta Via della Seta.

(Nelle vie del mercato vi sono anche negozi con merce di buona fattura ma contraffatta, come per esempio borse. Ricordiamo che la legge italiana punisce chi acquisti merce con marchi non originali).

Pranzo nel corso delle visite in un ristorante locale.

Cena nel Mae Ping Riverside Restaurant.

 

Giornata di escursioni attraverso una natura generosa di interessanti scorci. Ci si dirige verso l’estremo nord in direzione di Thaton.

Lungo la strada potremo sostare in un'azienda agricola in cui vengono coltivate orchidee.

Thaton, molto vicina al confine con la Birmania, è una cittadina situata in un’ansa del fiume Mae Kok. Il pomeriggio rilassante prevede un giro in barca sulle acque del fiume che scorre proprio accanto al nostro hotel di circa tre ore.

Se possibile attraccheremo in prossimità di un villaggio dove vivono etnie di origine Lahu o Karen. Vi risiedono persone che, più o meno coinvolte in uno sviluppo verso un modello socio economico che sembra tendere ad omogeneizzare ogni parte del mondo, possono fornire immagini, seppur fugaci, per constatare come ancora oggi permangano modalità di vita diverse dalla nostra. Potrà essere l’occasione per un “rapporto ravvicinato” con facce non ancora pienamente coinvolte nel processo evolutivo di questa regione asiatica. Si riproporrà pure il solito dilemma sui modi e sull’opportunità di questi contatti, che in genere non risultano invadenti solo se la situazione osservata è caratterizzata dall’aver perduto, in tutto o in parte, la sua “verginità originaria”.

Normalmente, i posti in cui ci si ferma, in questa e nelle altre eventuali occasioni che si dovessero presentare in corso di viaggio, sono assolutamente “normali”. Si tratta di piccoli agglomerati nella cui “normalità” si potrà individuare motivo di interesse per la nostra sensibilità e per le immagini che riporteremo a casa.

Dopo il pranzo partenza in barca direttamente dal nostro piccolo resort. Al termine dell’escursione sul fiume e dopo l’eventuale attracco e sosta, si sbarca per rientrare con il pullman in Hotel.

 

Il nostro hotel a Thaton, “Thaton River View Hotel”

Pernottiamo in piccole strutture poste proprio sul fiume per apprezzare al meglio le caratteristiche naturali della zona. Il Thaton River View Hotel è costituito da bungalow distribuiti lungo la riva del Mae Kok. Si tratta di sistemazioni modeste ma ospitali, in un contesto assai soddisfacente, dotate di bagno privato e aria condizionata (con apparecchi non dell’ultima generazione…). I bungalow sono realizzati in legno e altri materiali naturali e, non essendo stati rinnovati di recente, risentono dell’umidità data dalla vicinanza al fiume. La sua posizione, la vegetazione, la cura di alcuni particolari, la cortesia del personale, però, ne fanno un piacevole luogo di soggiorno e il ristorante e bar che affacciano sul fiume ben si prestano a concludere la giornata. (La descrizione che ne fornisce la “Lonely Planet” è eccessivamente elogiativa, ma confermiamo la positività complessiva della nostra scelta).

Pranzo e cena in hotel.

 

 

Ci troviamo nella zona più settentrionale del Paese in un’area a ridosso della congiunzione tra la Thailandia, la Birmania e il Laos.

Le visite odierne includono aree attigue al famosissimo “Triangolo d’Oro”. (Non sempre alla notorietà di un luogo corrispondono analogo livello di godibilità, ma non includerlo nel programma, vista la vicinanza, potrebbe apparire come una mancanza).

Visita al “mercato di confine” a Mae Sai, la cittadina più a nord della Thailandia. Si svolge a pochi metri dal territorio birmano che ha la sua propaggine proprio di là di un ponte.

Qui possono reperirsi diversi prodotti con prezzi normalmente concorrenziali rispetto ad altre località. 

Avremo anche occasione di una breve escursione lungo il Mekong nella regione nota come “Triangolo d’Oro”. Utilizzeremo piccole barche locali (long-tail speed boat) e scopriremo che il solo percorrere le acque di un fiume tante volte immaginato, riesce a dare interesse ad una zona il cui nome ha una capacità evocativa in verità non sempre rispondente alla realtà che scorre davanti agli occhi (che potrà essere arricchita dalle parole della guida locale e dell’accompagnatore).

Al termine di questa parte della giornata ci si dirige verso Chiang Rai. È una piccola cittadina in cui semplicemente si transita e può costituire base di partenza per trekking o escursioni lungo il Mae Kok, il fiume su cui abbiamo navigato il giorno precedente.

Anche a Chiang Rai, dove giungiamo nel pomeriggio/sera, esiste una tradizione di mercato notturno.

Pranzo in ristorante locale durante le escursioni e cena in hotel a Chiang Rai.

 

Sveglia di buon mattino per arrivare a Chiengkong, città di commerci col Laos, frequentata da elementi delle tribù che abitano sulle colline circostanti.

(Saluteremo poco prima del confine la guida thailandese, e durante i due giorni di navigazione il gruppo sarà assistito dal tour leader italiano. Si incontrerà la nuova guida laotiana a Luang Prabang. Sulla barca potrebbe esserci un membro dell’equipaggio che in inglese fornisce qualche informazione sul Mekong. L’essenziale, però, in questo caso non è capire quella lingua straniera ma è l’osservazione dello scenario che la natura ha architettato lungo il fiume).

Attraversamento del fiume con piccole barche per andare a Houeixai sulla riva laotiana del Mekong.

Dopo le operazioni di frontiera durante le quali occorre dotarsi di opportuna consistente pazienza anche perché le procedure non sono sempre le stesse, saliamo sulla barca che ci porta sino a Luang Prabang dopo due giorni di pacata navigazione sul Mekong.

Il Mekong è grande, immenso, portatore di vita ma riesce ad essere pure molto feroce quando le piene trasformano il fiume in nemico incontenibile. Da sempre è per le tantissime popolazioni ed etnie che hanno scelto di vivervi accanto via di comunicazione, riserva d’acqua, mezzo di sostentamento per i pescatori…

Scorre per oltre 4500 chilometri attraverso Cina, Birmania, lambisce la Thailandia, rientra in Laos, poi va in Cambogia e Vietnam dove forma l’enorme delta, la cui regione era un tempo parte del dominio khmer. Da quando è stato teatro dell’attacco che più ha caratterizzato la guerra del Vietnam (“l’offensiva del Tet” del 1968), il suo nome in Occidente è indissolubilmente legato a quella guerra che ha diviso il mondo in due schieramenti nettamente contrapposti.

Questo fiume non ha una sola madre. Varie sono le sorgenti che gli danno vita. E’ assodato che nasce in Tibet e nella prima metà del suo percorso scorre in terra cinese dove è noto come “il fiume turbolento”, perché in circa 2.000 chilometri passa da una regione che sta ad oltre 4.000 metri di altezza ad un’altra di soli 500. Fin qui non è navigabile. Poi fa da confine tra Birmania e Laos nella zona del “Triangolo d’Oro” e successivamente, prima di introdursi in Laos, costituisce la linea di divisione con la Thailandia.

Nelle lingue di questi due Paesi è definito da sempre come “la madre di tutte le acque”, a significare l’importanza estrema che ha per le popolazioni locali.

 

 

La barca su cui viaggiamo è del tipo riportata nella foto. Pur di piccole dimensioni, dispone anche di un “bar” e di un “ristorantino” che consente di consumare i pasti a bordo. La cucina è semplice, ma il lento andare della barca rende tutto veramente apprezzabile. Un libro, osservare il circostante, puro relax…un’esperienza che caratterizza positivamente l’intero viaggio.

Secondo le condizioni del fiume, nei due giorni di permanenza a bordo si effettueranno alcune soste lungo un itinerario punteggiato dalla presenza di capanne e villaggi. Navigazione sino al pomeriggio quando si giunge nei pressi del piccolo centro di Pakbeng.

Il pernottamento e la cena sono previsti in lodge lungo il Mekong sommersi del verde. Barca e sistemazioni per il pernottamento non sono lussuose, ma sicuramente costituiscono le migliori soluzioni per godere della visione del fiume e pernottare in un ambiente per noi poco consueto. E’ necessario prenotarli circa un anno prima. Per chi scrive, anche se non si tratta di una sistemazione di “lusso” (ma è certo di “charme”), costituisce l’esperienza di pernottamento più particolare del viaggio.

Pranzo a bordo e cena sulla terrazza del lodge a ridosso del Mekong.

(Non è obbligatorio assistere allo spettacolo di danze tradizionali che viene offerto a volte poco prima di cena).

 

Prima di riprendere la navigazione, chi volesse alzarsi presto potrebbe visitare il mercato locale (non quotidiano) nel vicino villaggio di Pakbeng, in cui sono esposte merci di contadini e commercianti delle tribù stanziate nelle alture dei dintorni.

Anche durante questa seconda giornata il Laos scorre a sinistra e destra richiedendo da parte nostra solo quella distesa attenzione che l’andare per via d’acqua consente. Per riempire questo vuoto di tensione non è neppure necessario un buon libro, (va bene anche il perfido godibile Wilbur Smith). La piacevolezza della permanenza in barca e del suo lento andare non è scalfita neanche da qualche motoscafo veloce su cui sfrecciano quelli che scelgono di giungere a Luang Prabang in poche ore, costretti ad indossare caschi per proteggersi anche dai rumori prodotti dai fastidiosi motori.

Nei due giorni di tranquillo navigare saremo comodamente impegnati in un “relax contemplativo” per seguire con gli occhi le sponde che accompagnano il fluire della barca, e avremo modo di intuire il forte legame del fiume con la vita quotidiana che osserveremo dal parapetto della barca.

Effettueremo delle soste, compatibilmente con le condizioni del fiume, in particolare in un villaggio dove producono un distillato (un diffuso “torcibudella” locale), e sono anche reperibili oggetti artigianali.

Pranzo a bordo.

Prima di giungere a Luang si visitano le grotte dei “Diecimila Buddha”, nelle vicinanze del Pak Ou Village che si trova a circa 25 chilometri da Luang Prabang. E’ famoso per questi enormi anfratti dove sono state collocate nel corso del tempo innumerevoli statue del Buddha.

Non vi è un motivo preciso sul perché di questa scelta, se non il richiamo ad una religiosità legata a forme di animismo. L’animismo, probabilmente la sorgente cui ha attinto nei millenni la maggior parte delle credenze religiose, si fonda sul principio che assegna ad ogni forma della natura un significato ed una consistenza che non è solo materiale. Dietro il fulmine non vi è semplicemente una scarica elettrica, un corso d’acqua non è una banale massa liquida, un grande albero non è solo un ammasso consistente di legname…

Anche le grotte, specie quelle profonde che si presentano in modo articolato, che entrano nei meandri della madre terra, non vengono intese come mere cavità nella montagna. Sono luoghi in cui la natura, presentandosi in modo così eclatante, indica la presenza di caratteristiche particolari verso cui avere un’attenzione altrettanto speciale. Così qualcuno ha deciso un certo giorno di collocare una statua di Buddha in un anfratto protetto dentro il ventre della madre terra. E’ stato l’inizio di un gesto che si è sempre più diffuso.

Oggi si possono osservare tantissime statue realizzate in grandezze materiali e stili assai diversi fra loro, anche se prevalgono le raffigurazioni che richiamano lo “stile in piedi di Luang”.

Giunti a Luang Prabang incontreremo la guida laotiana.

Trasferimento in Hotel, cena e pernottamento.

 

E’ la località più coinvolgente del Laos.

Con parole non originali ma non fuori posto, Luang Prabang è stata definita all’inizio del XX secolo da una francese ”l’ultimo rifugio dei sognatori”. La signora in questione seppe certamente apprezzare un luogo che era stato già meta di altri viaggiatori amanti del “Grand Tour”.

(Si trattava di quel viaggiare “colto ed impegnato”, inizialmente limitato all’Europa, riservato all’élite economica che allora stava vivendo la rivoluzione industriale. Era il modo, da parte dei più colti e curiosi, per completare la formazione di membri della futura classe dirigente, anche attraverso la conoscenza diretta delle parti di mondo di cui si iniziava a parlare in certi ambienti).

E’ inserita dall’UNESCO tra le località Patrimonio dell’Umanità.

“Adagiata sulle rive del fiume” è espressione spesso abusata per raffigurare località lungo i fiumi, più o meno da cartolina. Come tutte le parole utilizzate eccessivamente perdono significato e rischiano di non fornire più il senso originario. Nel nostro caso, pur troppo usate, le parole che indicano Luang Prabang “adagiata sulle rive del fiume”, colgono pienamente l’atmosfera con cui si presenta al visitatore.

Edifici antichi, case, templi, sono sparsi con noncurante grazia ai piedi della collina di Phu Si. Pure il nome della piccola altura che, specie il mattino presto, sembra sostare tra la nebbiolina a mezz’aria al centro di Luang, denota dolcezza. E il fiume, lo stesso che più a nord è definito prima “turbolento” e poi “madre di tutte le acque”, qui pare rallentare ancora. Placido, lento, non distratto nel suo fluire dal ricevere le acque del Nam Khan. Col suo lambire attento, coccola le rive su cui si stende, adagiata appunto, Luang Prabang.

Palme, case di legno, bambù, edifici coloniali, strutture in puro stile laotiano, influenze francesi, tetti con tegole, mattoni che arredano muri. Circondata da montagne, sovrastata dal verde e dalla collinetta che da sempre veglia sulla sua incolumità, è protetta da un lato dal Mekong e dall’altro dal Nam Khan. Tutto sembra voler scongiurare che Luang cambi troppo rapidamente.

(Però, in qualche anno, grazie alla maggiore facilità con cui si può giungere via terra da Vientiane, la situazione sarà stravolta da un numero di presenze di locali e turisti che   ne modificherà, forse irrimediabilmente, la natura).

Fu capitale di un regno dai primi del ‘700 alla seconda metà del ‘900. Nel suo centro vi vivono circa 30.000 persone ed è a 700 metri sul livello del mare.

E’ particolarmente coinvolgente e tranquilla. Basta evitare di andare sull’altura di Phu Si al tramonto, quando vi si danno appuntamento tutti i turisti presenti nella zona.

Comunque, troveremo il momento per salire i circa 100 metri che portano alla sua sommità e osservare il panorama della cittadina cinta dal verde e dai due fiumi.

Ci si reca, non necessariamente in quest'ordine, anche al Vixoun Temple, (pur ricostruito in parte alla fine del XIX secolo, è il più antico tra i templi ancora oggi frequentati dai fedeli a Luang), al Wat Aham, (certo tra i più sacri del posto), al Wat Xiengthong (la migliore dimostrazione architettonica dell’arte sacra nello stile locale).

Avremo pure sufficiente tempo per altre visite come al Wat Mai e ore libere per approfondimenti personali e acquisti nella seconda parte del pomeriggio di oggi o quando lo permetterà l’andamento delle visite.

Oggi o domani, assieme all’accompagnatore, ci si potrà svegliare ancor più presto del solito per assistere all’uscita mattutina dei monaci per la questua. (“Alms Giving”). E’ esperienza da fare. (E’ bene, però, avere indicazioni sul posto più opportuno in cui recarsi, per evitare luoghi dove la presenza dei turisti sia superiore a quella dei locali).

Rientro in hotel per colazione.

Chi lo vorrà, durante il tempo libero, potrà inoltre seguire l’accompagnatore in un'escursione a pochi chilometri da Luang Prabang lungo le rive dell’affluente Nam Khan. In una radura, protetto dalla fitta vegetazione che si apre solo in direzione del fiume a lui molto caro, ma che gli è anche costata la vita, si trova la modesta tomba ove è sepolto un personaggio, Pierre-Henri Mouhot, importante nella storia della ricerca archeologica mondiale. E’ lo “scopritore” di Angkor. (Purtroppo, con grande sorpresa, da qualche anno è stata realizzata un’obbrobriosa statua che nelle intenzioni avrebbe dovuto omaggiarne la memoria. Stiamo raccogliendo adesioni per ridurla in frantumi).

Pranzo al “Tamarind”, ristorante locale posto nella lingua di terra tra i due fiumi. (www.tamarindlaos.com)

Cena in hotel. (Set menù).

 

La mattinata e parte del pomeriggio sono dedicati al completamento della conoscenza di Luang Prabang.

Visita del Royal Palace, trasformato in Museo Nazionale. Unisce allo stile tradizionale laotiano interventi con influenze francesi e scaloni di marmo italiano. All’interno vi sono ambienti di cui noteremo la particolare modestia e pure pareti riccamente affrescate, la pomposa sala delle udienze, gli oggetti religiosi, arredi vari, statue d’oro, altri materiali preziosi risalenti a varie epoche a partire dal I secolo d.C.

Nel giardino del Palazzo Reale si trova un padiglione che non migliora l’apprezzabilità estetica del luogo. Dovrebbe diventare il nuovo museo per collocarvi alcuni oggetti ora esposti nel Royal Palace. E’ un edificio con caratteristiche architettoniche e cromatiche assai contrastanti la bellezza e sobrietà dello stile proprio del Royal Palace. Ricorda, invece, certe realizzazioni dell’architettura thailandese più roboante, non le ovattate opere tipiche di Luang Prabang.

Il Palazzo Reale è edificato nel 1904 come residenza del re laotiano in coincidenza con la fase iniziale della presenza francese. E’ stato localizzato qui per accedervi direttamente dal fiume, che si trova proprio alle sue spalle. E’ utilizzato come reggia  sino al 1975 anno della rivoluzione. Poi è adibito a museo.

All’interno vi sono decori, arredi, ambienti e oggetti assai diversi fra loro, abbellimenti ricchi d’eccessi nei colori e dorature, e stanze molto semplici come quelle private in cui trascorreva la quotidianità dei sovrani. La visita offre la sala delle udienze, con paraventi dorati, affreschi, statue del Buddha in oro, ritratti di regnanti, sala del trono, pareti mosaicate, abiti reali, sciabole, teche con doni di rappresentanti d’altri paesi, (porcellane, quadri, argenti…). Ma, forse, s’apprezzeranno maggiormente le camere situate nell’ala non pubblica del palazzo dove il re e la regina vivevano la loro porzione di privacy.

(Rammentiamo che le stanze dell’hotel, come normalmente avviene anche in tutti gli altri alberghi in Thailandia e in Laos, normalmente sono a disposizione sino alle 12, ma è meglio verificare di volta in volta).

Volo per Vientiane, QV 104 previsto alle 17,50 con arrivo nella capitale laotiana alle 18,30. (Gli operativi di questo e di tutti gli altri voli interni, inclusi quelli in Thailandia, sono soggetti a riconferma. Eventuali variazioni, che possono esserci comunicate anche in corso di viaggio, determineranno gli opportuni adeguamenti nel programma, inclusi possibili cambi nei pernottamenti ed alberghi).

Arrivo a Vientiane e sistemazione in hotel.

 

Parte del pomeriggio e il pranzo sono liberi per impiegare discrezionalmente il tempo e scegliere un ristorante lungo le rive dei fiumi gustando soprattutto panorami. (Lasciamo alla discrezionalità di ognuno il luogo dove pranzare oggi perché abbiamo sperimentato che è assai piacevole individuare personalmente uno dei tanti graziosi ristorantini notato durante le visite).

Cena in hotel. (Set menù).

 

A Vientiane, capitale del Paese grande poco più di due terzi dell’Italia con circa dieci milioni di abitanti, pare risieda oltre un milione di persone. (La cifra è approssimativa. Il recente flusso migratorio dovuto al rompersi degli equilibri tradizionali nelle zone rurali, determina ondate migratorie anche stagionali non  controllabili).

Risale a un migliaio di anni fa ed è localizzata su un’ansa del Mekong, molto vicino al confine con la Thailandia. Nel mezzo di questo gomito fluviale si trova il quartiere in cui sono stati di recente edificati alberghi, tra cui il nostro, ristoranti e negozi. Nella zona vi sono anche alcuni dei templi che visiteremo.

Durante la permanenza ci rechiamo al That Luang il grande stupa del XVI sec., al Patuxai Monument au Mort (arco alla memoria che ricorda quello più famoso in Francia, con decorazioni tipiche locali), al Wat Si Saket (inizio del XIX secolo con influenze thai ed elementi tipici laotiani, uno dei più famosi monumenti del Paese usato dagli studenti d’arte per elaborati dal vivo), al Haw Pha Kaew, (un ex tempio reale, oggi museo), al Wat Si Muang, (qui si trova il pilastro fallico in cui risiede lo spirito protettore della città).

Coglieremo anche altri aspetti significativi di Vientiane, considerando che le visite previste possono avere andamento diverso da quello segnalato e che l’ora d’accesso riscontrabile in loco potrà determinare anche il cambio dei luoghi indicati e/o l’aggiunta di altri.

Il Wat Si Saket, pur possedendo caratteri siamesi, sfoggia anche aspetti specifici laotiani. Risale ai primi del XIX secolo e pare essere il più antico tra i templi ora aperti al pubblico e ai fedeli della capitale. Un muro di cinta protegge il manufatto centrale. La parte interna della muratura è caratterizzata da numerosissime nicchie che  custodiscono centinaia di piccole rappresentazioni del Buddha. Altre di  diverse  dimensioni e materiali si trovano sempre nello spazio perimetrale del monastero. Sono in argento, pietra, legno. Stanno in posizione eretta o seduta. Realizzate scolpendo o fondendo vari materiali, risalgono dal XV al XIX secolo. Le varietà nelle forme, stili, significati rendono interessante l’insieme. Tra le altre si nota un Buddha seduto su un “naga” (il serpente sacro) le cui teste sono sollevate per proteggerlo. E’ immagine ricorrente nella tradizione religiosa e artistica del buddhismo in vari paesi in cui è diffuso tale credo. Il “sim” (l'ambiente più venerato dei luoghi sacri ove vengono ordinati i monaci), vanta un tetto a cinque livelli e nella sala interna le mura contengono nicchie con ulteriori raffigurazioni dell’Illuminato e affreschi.

Da rilevare, nel complesso monasteriale, oltre 7000 rappresentazioni del Buddha e una grandissima tinozza di legno in cui ricompare il “naga”, usata durante il capodanno buddhista per lavare le immagini di Siddharta Gautama, (nome del personaggio che diventerà Buddha). Nell’area del wat vi sono anche numerosi piccoli stupa con reliquie di uomini particolarmente pii che hanno onorato il monastero.

A Vientiane anche l’antico tempio regale di Haw Pha Kaew, dislocato a poco più di cento metri dal Wat Si Saket, sarà oggetto del nostro interesse. Gli abitanti della capitale, pur se da qualche tempo il “sim” di questo ex tempio non è più luogo consacrato adibito a rituali religiosi, vi si recano per pregare ed offrire doni alle divinità. E’ noto che nel 1936 è ricostruito quasi totalmente, ma la sua origine è poco certificabile. Secondo tradizioni locali pare sia realizzato nel XVI secolo. In ogni caso la struttura, posta in un giardino, merita attenzione specie per le statue custodite all’interno e quelle che decorano il basamento esterno. Si tratta delle più apprezzabili sculture sacre antiche rinvenute nel Paese. Risalgono anche al VI secolo. Ritroviamo Buddha di bronzo e pietra, in piedi, seduto o in posizione particolare mentre si rivolge al cielo per invocare pioggia. All’interno, oggetti khmer, statue lignee, manoscritti, altare con altre raffigurazioni dell’Illuminato.

Il Pha That Luang, “il grande stupa”, oltre ad essere l’immagine che identifica immediatamente Vientiane, è soprattutto il più importante monumento del Laos e simbolo principe di religiosità buddhista. La sua denominazione completa indica “lo   stupa sacro con un valore mondiale”, e le più antiche storie intorno a questo luogo narrano di una struttura religiosa già esistente nel III secolo a.C. In realtà è assodato che i resti di cui si è effettivamente trovata traccia risalgano all’XI secolo quando, secondo gli archeologi, pare vi fosse un monastero con influenze khmer. Certo è che solo alla metà del XVI secolo, in occasione del trasferimento della capitale da Luang Prabang a Vientiane, inizia la realizzazione di quattro monasteri intorno ad uno stupa centrale. Ora ne rimangono solo due dei quattro iniziali.

Anche in questo grande monumento si notano mura di protezione. Intorno al pinnacolo centrale se ne alzano tanti altri più ridotti distribuiti su tre livelli. La struttura a volte è accessibile ai fedeli sin quasi alla sommità attraverso corridoi  e  camminamenti. La cima, che caratterizza l’intero complesso, alta oltre 45 metri, ricorda il bocciolo di loto. In occasione del 20° anniversario della Repubblica Popolare, il   regime ne ha deciso la copertura in lamine d’oro. Come in molte altre strutture sacre monasteriali laotiane, il chiostro interno alle mura perimetrali mostra numerose  immagini di Buddha e sculture in variegati materiali e stili.

Pranzo  nel  “Tamnak Lao Restaurant” e cena in hotel.

 

Le visite indicate in precedenza potranno essere completate nella mattinata odierna.

Tra l’altro ci recheremo presso il “Parco del Buddha”, una strana e veramente bizzarra collezione di architetture e statue poste su un prato in riva al Mekong a circa 25 km dalla capitale, vicino alla località di Xieng Khuan.

Si tratta di un insieme di opere statuarie e strutture fatte realizzare oltre mezzo secolo fa da uno “sciamano”, che si era prefisso il compito di riunire in forme di sincretismo anche materiale le filosofie religiose induiste e buddiste. L’aspetto legato alle contaminazioni reciproche non è certo originale e trova una delle sue forme più diffuse e rappresentative, per esempio, nella pratica quotidiana dei fedeli nepalesi, in cui induismo e buddhismo convivono senza problemi arricchendosi reciprocamente. Non consueto è però certamente il modo con cui questo signore ha inteso rappresentare fisicamente il suo anelito spirituale. Perciò in quest’area che lambisce il Mekong ha riunito immagini di personaggi che si rifanno alle due credenze sacre, parto di una fantasia sicuramente notevole.

Se non visitato in precedenza, a Vientiane resta da vedere il Wat Si Muang. Non ha la fama di altri luoghi della capitale ma è ritenuto degno di devozione dai fedeli locali, anche per le diverse versioni delle leggende che circondano il momento della fondazione di questo complesso religioso. Ancora oggi, dopo poco meno di cinque secoli dalla sua realizzazione, i laotiani danno grande importanza ad una piccola statua del Buddha lì venerata. Tradizione vuole che occorra sollevare più volte l’immagine sacra dal cuscino dove usualmente è poggiata, mentre si formulano richieste di grazia. All’accoglimento delle loro preghiere segue una donazione proporzionata al beneficio ricevuto. Ma, forse, l’aspetto più curioso delle ritualità del posto stanno in quei cocci che gli abitanti di Vientiane depositano in uno stupa del complesso sacro. Le credenze del posto fanno sperare che gli spiriti che vivono lì siano in grado di allontanare dalle loro case quella sfortuna che è stata evidenziata proprio dalla rottura degli oggetti qui portati. 

Il Wat Si Muang, che si trova nel quartiere più frequentato di Vientiane, è importante soprattutto perché qui è conservato il pilastro fallico in cui risiede lo spirito protettore della città.

Dopo avere terminato le visite nella capitale, pranzo e trasferimento in aeroporto per il volo di linea su Bangkok QV 415 delle 17,30. Dopo circa un’ora e mezza si atterra nella capitale tailandese. Trasferimento in hotel per la cena e il pernottamento.

 

Dopo colazione ci trasferiamo all’imbarcadero per navigare lungo il Chao Phraya River sulla barca “Grand Pearl”, (o similare) verso nord in direzione di Ayuthaya. E’ l’occasione per un altro contatto con le vie d’acqua di questa regione. Non rivivremo le atmosfere letterarie e gli ampi spazi del Mekong ma sarà certo interessante navigare un tratto di fiume, intenti ad osservare quanto avviene sulle rive che passano lente accanto alla nostra imbarcazione.

Dopo il leggero brunch a bordo, (sempre gradevole consumare un pasto scorrendo lungo un fiume indipendentemente dalla sua qualità non insuperabile), verso mezzogiorno si scende dalla barca.

La prima tappa via terra della giornata è Bang Pa-In per la visita del Palazzo d’Estate, una curiosa opera ricca di numerose influenze fra diversi stili locale, italiano, cinese e vittoriano.

E’ la vecchia residenza estiva dei re thailandesi costituita da un insieme di palazzi e padiglioni. Sono inseriti fra numerosi e curati giardini. Nelle acque dei tanti laghetti sguazzano anche varani e, curiosamente, tra le fronde degli alberi sono sistemati altoparlanti che diffondono musiche alcune delle quali, pare, siano state composte dal defunto re amante del blues.

La giornata prosegue in pullman per Ayuthaya (1350 – 1767), dove sostiamo tra i templi del Parco Storico situato alla confluenza di vari corsi d’acqua. E’ stata per oltre quattrocento anni capitale, dal XIV al XVIII secolo, ed è inclusa dall’UNESCO tra le località definite Patrimonio dell’Umanità. All’inizio era solo un insediamento Khmer, trasformato in isola fortificata quando diviene il centro più importante del Siam. Assume particolare rilevanza nel XVII sec. nella fase in cui si afferma come snodo commerciale tra Oriente ed Occidente.

Ha avuto un passato grandioso, grazie alla sua particolare collocazione geografica che ne ha fatto una potenza politica e militare in grado di controllare un territorio grande circa tre volte l’Italia. Furono i birmani, nella seconda metà del Settecento, a porre fine al suo dominio e a distruggere gran parte delle sue architetture religiose, depredandone anche molti dei tesori. Ciò avvenne nonostante il suo nome derivi da una parola sanscrita che significa “inespugnabile”. Prima di ciò, però, era stata in grado di creare consolidare e mantenere un potere plurisecolare su una regione così grande che trova rari riscontri in tutta quell’area asiatica. Non è un caso che, quando cominciarono a svilupparsi i viaggi extraeuropei da parte delle potenze del Vecchio Mondo, chi avesse occasione di recarvisi, come i portoghesi, restasse meravigliato dalla grandiosità di quella che era definita (come troppe altre città ) “la Venezia d’Oriente”.

(In realtà questa comparazione non rendeva merito ad Ayuthaya perché si tratta di un appellativo certo usato e abusato anche nei confronti di località meno degne).

“Bella, splendente, raffinata, abbagliante”, anche così era appellata la città che proprio per queste caratteristiche nell’antichità era individuata come luogo in cui si riteneva vivesse il principe Rama, protagonista del più famoso poema indiano, il “Ramayana”.

Nonostante le devastazioni dei birmani, del tempo e dell’incuria, il posto conserva sufficienti caratteristiche per richiamare interesse. Statue, templi, scalinate, santuari, cripte, rappresentazioni leonine, mosaici,  qualche frammento di dipinti murali, rovine e vegetazione che si incontrano intrecciandosi…tutto ciò, unito alla nostra capacità di immaginazione, potranno ridare corposità ad un luogo comunque coinvolgente.

Al termine riprendiamo in nostro pullman per la capitale che dista circa 80 chilometri. L’arrivo a Bangkok è previsto nel tardo pomeriggio/serata.

Cena e camera a disposizione in hotel fino al trasferimento in aeroporto per prendere il volo notturno di ritorno per l’Italia.

 

Volo notturno da Bangkok a Roma Fiumicino (includiamo anche i voli da Roma per Milano e altre destinazioni).


 

 

 

 

  1. Luang Prabang  2. Luang Sai Lodge  3. Mekong River

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

  Si consiglia di dotarsi di:Medicinali di uso personale tra cui un disinfettante intestinale. (In generale, come in ogni occasione di viaggi in luoghi molto diversi dal nostro per condizioni geografiche, ambientali, stagionali e sanitarie, si consiglia di consultare il proprio medico).Abbigliamento molto pratico, calzature comodissime, un indumento impermeabile sempre necessario in qualsiasi parte del mondo ed in ogni stagione pur lontana dalla stagione delle piogge, calzini di - CONTINUA -