Viaggi Avventura

Birmania / LO SPIRITO DEI NAT

Il Myanmar dopo decenni di chiusura si sta aprendo all’Occidente, anche se non ancora alla democrazia così come è nota e praticata da noi.
La “birmanità” è il motivo per cui si visita questo Paese.

È quella specie di gonna indossata da uomini e donne, il “longyi”, che non è stato sostituito dai jeans.
È il culto dei “nat”, guardiani di derivazione animistica che offrono protezione, tra i quali quello che vigila sulla casa rappresentato da una noce di cocco appesa al tetto, cui ogni giorno si rivolgono ed offrono doni. 
È l’imperdibile processione mattutina dei monaci che con la ciotola in mano attendono le offerte dei fedeli.

È gli orti galleggianti, le palafitte, le canoe-negozio e il particolarissimo modo di remare con i piedi per sospingere le imbarcazioni sul Lago Inle.

È il luccichio sfarzoso dei pinnacoli che sormontano le pagode. 

È il fasto delle costruzioni religiose. 
È il “cheroot”, il grosso sigaro che pende dalla bocca d'alcune anziane donne. 
È l’immensa Piana di Bagan, dove il fervore religioso, eccessiva e godibile follia umana, trova la sua rappresentazione fisica nelle migliaia di costruzioni che punteggiano l’enorme pianura. 
È il volto delle donne incipriato di “thanaka”, polvere di legno della foresta. 
È anche la fine lacca, graziosi parasole, arazzi, legno intagliato, marionette, particolari strumenti per praticare tatuaggi, pietre dure e preziose come giada imperiale e rubini “sangue di piccione” e il raro e costosissimo tessuto di “bava di loto”...
 

 



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201710 agosto
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