Logo Kel 12 Cultura del viaggio
  • 2021 – I POPOLI DELLA VALLE DELL’OMO, RITI E TRADIZIONI DI UN CONTINENTE

    ETIOPIA

  • 2021 – I POPOLI DELLA VALLE DELL’OMO, RITI E TRADIZIONI DI UN CONTINENTE

    ETIOPIA

    icona orologio 13 GIORNI
    minimo 7 massimo 12 partecipanti
    icona valigia PARTENZE:

      2020

    • Dal   21  ottobre    al   2  novembre  
    • 2021

    • Dal   10  febbraio    al   22  febbraio  
    • Dal   3  marzo    al   15  marzo  
    • Dal   4  agosto    al   16  agosto  
    • Dal   20  ottobre    al   1  novembre  

    In Africa rimangono ben poche regioni che possano essere definite davvero selvagge e una di queste è il paese degli Hamar, che risponde a pieno alla definizione. Un mondo sperduto, circondato da montagne alte oltre quattromila metri, dalle impenetrabili paludi nilotiche del Sudan e dai desolati deserti della zona di confine tra Kenya ed Etiopia. Dimenticata dalla storia e tutt’ora cartografata in maniera imprecisa, la valle dell’Omo inferiore costituisce grosso modo il - continua -

    A PARTIRE DA: 3.380 €


    ITINERARIO

    Partenza in serata con volo di linea da Roma ad Addis Abeba. Pasti e pernottamento a bordo. Arrivo previsto la mattina seguente.

     

    Arrivo ad Addis Abeba, disbrigo delle formalità e partenza verso nord in direzione di Awasa, nella Rift Valley. In realtà, la Rift Valley si estende dal Mar Morto fino al Mozambico e, con diramazioni fino al Botswana, spacca praticamente in due parti il continente africano. Circa 25 milioni di anni fa i vasti altopiani di queste regioni, a causa di una gigantesca pressione sotterranea, si gonfiarono fino a creare un’immensa cupola e violente eruzioni crearono il panorama che conosciamo oggi. In Etiopia la faglia attraversa il Paese in direzione nord-sud e piega verso il cuore dell’Africa: è la regione ove sprofondò la crosta terrestre e dove ora si trovano i grandi laghi che hanno differenziato l’ambiente e le attività economiche. Visita del sito archeologico di Tiya: nel sud dell’Etiopia sono state rinvenute circa 10.000 stele, forse risalenti al XI secolo, fose addirittura a 400 anni prima. Si prosegue per il Parco Nazionale Abyata-Shala. E’ un ambiente dai panorami maestosi dove è possibile avvistare facoceri, struzzi e migliaia di fenicotteri che creano immagini oniriche contro il vapore acqueo del lago. Tra tutti i laghi della Rift Valley etiope, il Langano è l’unico di acqua dolce e balneabile. Cena e pernottamento al Hailé Resort Awassa.

     

     

    La mattina il bordo del lago Awasa si anima di gente. Approdano le barchette dei pescatori e quel lembo di riva diventa il “mercato del pesce”. I carretti dei compratori, i capannelli di curiosi intorno alle barche, i crocchi di bambini che seduti a terra con le mani e con i denti sfilettano il pesce, i piccoli focolari dove le donne improvvisano una cucina popolare per coloro che spendono la mattinata lavorando sulla riva, le occhiate “ ladre” di pellicani insaziabili o quelle dubbiose ed incerte del Marabù“ uccello pensatore”, danno un’idea abbastanza precisa del tipo di folclore che quotidianamente circonda l’ approdo delle barche del lago Awasa. Visita del mercato del pesce e quindi partenza per Konso. All’arrivo visita del museo locale che conserva testimonianze della cultura dei Konso. Il popolo dei Konso occupa l’ultimo tratto di dolce altopiano prima che diventi la savana degli Tsemay da una parte o quella dei Borana dall’altra. Le colline dei Konso sono diventate oggetto di studio per via dei terrazzamenti con cui questi esperti contadini hanno saputo combattere l’erosione e aumentare i raccolti, tanto da guadagnarsi il sito di patrimonio Unesco. Alcune tradizioni sono peculiari di questo popolo: come costruire I villaggi in cima alle colline circondandoli con muri di due metri; e l’usanza di costruire stele funerarie in legno, i “waka”, in ricordo degli antenati. Cena e pernottamento al Kanta lodge.

     

    E’ giorno di mercato a Konso. Il mercato è molto animato, ed i Konso, oltre che tenaci coltivatori, sono anche abili tessitori: originali le stoffe colorate tessute a mano che le donne usano come gonne. Nel pomeriggio partenza per Turmi, nel territorio degli Hamer, per incontrare le popolazioni della basse valle dell’Omo. Nel paesaggio “senza speranza” tra l’ex-Lago Stefania e il letto del fiume Weyto, vivono anche altre popolazioni; gli Tsemay, e gli Erboré ovvero gli eterni nemici degli Hamar. Dopo un lungo periodo di conflitto la maggior parte di essi si è trasferita a ovest del Weyto, trovando ospitalità presso i Borana. Gli Erbore odierni sono in realtà il risultato dell’aggregazione di diverse etnie, che nel corso del tempo si sono amalgamate a formare un solo popolo. I matrimoni misti con ragazze di altre tribù sono ancora oggi la regola, a patto di escludere dalla scelta i nemici Hamar. Le donne Erbore curano con particolare attenzione il loro abbigliamento, portano pesanti gonne di pelle, hanno i capelli acconciati in lunghe treccioline sottili e amano adornarsi di perline. Alle caviglie portano pesanti anelli in ferro, sicché i loro movimenti sono sempre annunciati dal clangore del metallo. Cena e pernottamento al Buska o al Paradise Lodge.

    Partenza di prima mattina e continuazione ancora verso sud, fino al villaggio di Omorate, il più meridionale dell’Etiopia, l’ultimo paese prima del Lago Turkana, prima del Kenya. Ricordiamo di portare con se il passaporto, che potrebbe essere richiesto alla frontiera. Escursione in barca sul fiume Omo per incontrare i Dassanech, fino a pochi anni fa conosciuti col nome “Galeb” si muovono in questo vasto territorio inseguendo l’acqua e i pascoli. I Dassanech sono gli unici nella valle dell’Omo a parlare una lingua cuscitica, sono suddivisi in otto clan, alcuni di natura seminomade, ciascuno con una propria identità e legati a particolari aree del territorio. Sono le stagioni stesse a dettare gli spostamenti. Le capanne di ogni villaggio, piccole e rotonde, con un’apertura molto bassa che costringe ad entrare carponi, sono circondate da un grande recinto di protezione. All’interno non è prevista alcuna divisione tra la zona per riposare e quella destinata alla custodia del grano e della cucina, costituita da un focolare quasi sempre acceso. Le capanne, infatti, vengono utilizzate esclusivamente come ricovero e tutte le attività si svolgono all’esterno. Le donne hanno un ruolo particolarmente importante sia nella gestione domestica che nello smontare e rimontare le capanne durante gli spostamenti stagionali. Come tutti i popoli dell’Omo anche i Dassanech praticano interessanti cerimonie di iniziazione. La più importante, detta dime, celebra l’ingresso nella pubertà delle ragazze del villaggio, ormai pronte per il matrimonio. In occasione del dime, che dura non meno di sei settimane, vengono uccise dieci mucche e trenta pecore per ogni ragazza, e per molte ore nel corso della giornata, i partecipanti, vestiti con pelli di animali selvatici poggiate sulle spalle e ornati da stravaganti acconciature dei capelli, danzano al ritmo di tamburi e dal battito delle mani. Il territorio in cui vivono si estende su entrambe le sponde dell’Omo a nord e ad est del Turkana, ovvero il Lago Rodolfo degli esploratori italiani. In Etiopia sono circa 26.000, cui si devono aggiungere le alcune migliaia che vivono in Kenya.  La regione è essenzialmente arida e battuta da forti venti. Rientro a Turmi.

    Partenza per Korcho, abitato dalla tribù dei Karo, una popolazione di ceppo nilotico che vive in capanne di forma circolare divise in due zone separate da un grande spiazzo centrale. Ormai ridotti ad alcune centinaia di individui, i Karo hanno una corporatura atletica con un’altezza media di un metro e novanta e gli uomini riservano molta cura all’acconciatura, che viene studiata nei minimi dettagli. La volontà di differenziazione si esprime tuttavia soprattutto nella pittura corporale, che presso i Karo diventa una vera e propria forma d’arte. I Karo, dai grandi occhi e dalla curiosità inesauribile, hanno goduto per tradizione di uno stile di vita caratterizzato da una lentezza e un’immutabilità che sono quelle stesse dell’ampio e fangoso fiume che serpeggia attraverso il loro territorio. Sebbene non sia di certo un Eden, la loro enclave sperduta rimane un luogo di alta spiritualità. Prima di una cerimonia o danza, i Karo si decorano i corpi con una pittura a base di calce bianca, minerali gialli e ferrosi polverizzati, spesso imitando il piumaggio delle faraone selvatiche. Le donne Karo si scarificano il petto per motivi estetici, poiché si sostiene che la cute di una donna scarificata eserciti attrazione sessuale sugli uomini. Se un uomo presenta il petto completamente coperto da cicatrici, significa che ha ucciso un nemico o un animale pericoloso. Le scarificazioni sono praticate con un coltello o una lama di rasoio e sulle ferite si passa cenere per produrre un effetto di rilievo. Anche i cercini di argilla grigia e ocra indicano l’uccisione di un nemico, o di una bestia feroce. Entrambe le forme di decorazione hanno lo stesso significato simbolico per gli Hamar e per i Karo.

    Rientro a Turmi e pomeriggio dedicato al bellissimo mercato settimanale degli Hamar. Il giorno di mercato è il momento sociale per eccellenza che richiama le varie popolazioni locali ognuno nel suo “abito” migliore; Uomini e donne Hamar hanno grande cura delle loro acconciature, che ne accentuano la bellezza e simboleggiano status sociale, valore e coraggio. Le mercanzie sono povere e di uso quotidiano: miele, bucce di caffè, qualche cereale, ocra; molto colorato è anche il mercato del bestiame. Gli Hamar sono un popolo dal magnifico aspetto, celebre per le danze, le cerimonie di matrimonio e il “salto del toro”, che segna il passaggio dei giovani allo stato adulto; in quest’occasione le ragazze annunciano, suonando trombe, l’arrivo dei maz, i maschi hamar che hanno già compiuto questo rito iniziatico.  Durante la cerimonia i maz prendono parte a una sorta di preludio, consistente in bevute di caffè, considerato una benedizione. Giovani donne apparentate all’iniziando implorano di essere frustate dai maz;  quanto più numerose e vaste sono le cicatrici, tanto maggiore è la devozione delle fanciulle per il giovane sul punto di diventare un uomo. Iniziano i preparativi: mentre gli animali vengono radunati (da 15 a 30 capi), un ragazzo recentemente iniziato, coperto di olio e carbone di legna, compie un giro attorno alla mandria, salta sulla groppa del primo animale e da questo ai successivi; deve ripetere il percorso quattro volte per dar prova di virilità. Se dovesse cadere più di una volta, verrà frustato e canzonato spietatamente dalle donne….. 

    Il giorno di mercato è il momento sociale per eccellenza che richiama le varie popolazioni locali ognuno nel suo “abito” migliore; Uomini e donne Hamar hanno grande cura delle loro acconciature, che ne accentuano la bellezza e simboleggiano status sociale, valore e coraggio. Le mercanzie sono povere e di uso quotidiano: miele, bucce di caffè, qualche cereale, ocra; molto colorato è anche il mercato del bestiame. Gli Hamar nomadizzano nella zona del Chew Bahir (ex Lago Stefania), ora per lo più asciutto e salato, che si presenta, dati i cristalli che si sono formati sulla sua superficie, come un grande specchio circondato da montagne.  E’ uno dei tanti laghi della Rift Valley, la più grande “valle” del mondo che dal Mar Morto fino al Mozambico, con diramazioni fino al Botswana, spacca praticamente in due parti il continente africano. Circa 25 milioni di anni fa i vasti altopiani di queste regioni, a causa di una gigantesca pressione sotterranea, si gonfiarono fino a creare un’immensa cupola e violente eruzioni crearono il panorama che conosciamo oggi. In Etiopia la faglia attraversa il Paese in direzione nord-sud e piega verso il grande sud, verso il cuore dell’Africa: è la regione ove sprofondò la crosta terrestre e ora appunto si trovano i grandi laghi.

     

    Al mattino si lascia Turmi e si risale a nord verso Jinka. Viisita di un villaggio Benna e    passeggiata con i Benna verso il mercato di Alduba: il mercato settimanale si tiene il martedì ed è punto di incontro di Tsemay e Benna, clan del gruppo etnico Hamer. I Benna sono soprattutto pastori e vendono soprattutto tabacco, miele, pelli di capra, burro e frutta stagionale. Il viaggio prosegue verso JInka con sosta al popolo di agricoltori degli Ari, etnia maggioritaria nella valle dell’Omo, sparsi in un territorio che va dal nord del Mago Park fino alle colline attorno a Jinka e più a nord. Data la vastità del territorio in cui vivono le tradizioni culturali e le attività lavorative cambiano a seconda delle zone. Nelle zone più fertili gli Ari coltivano mais, caffè, l’enset e anche miele. Gli Ari che vivono sulle colline sono organizzati in villaggi ordinati con case affrescate con colori naturali.

    Si prosegue il viaggio e a circa 1.900 metri di altitudine, nel cuore del Massiccio degli Amar, ecco la cittadina di Jinka, l’importante centro amministrativo nel paese dei Gofa. Visita del museo etnografico sulla collina panoramica che domina la cittadina. Cena e pernottamento all’Eco Omo Lodge.

     

    Il Parco Nazionale Mago forma insieme al vicino Parco Nazionale dell’Omo una delle più importanti riserve che preservano l’ambiente originale e la fauna di questa parte della valle dell’Omo. E’ un paesaggio di savana aperta e di foreste di acacie, in gran parte sotto i 500 metri. Ci sono oltre duecento specie di uccelli; e antilopi, dik dik, kudu, bufali ma anche zebre e una popolazione di 200 giraffe; e predatori come leoni e leopardi.

    Entriamo nel territorio dove vivono gli aggressivi Mursi, forse discendenti da antiche popolazioni aborigene del nord respinte a sud dalle invasioni nubiane e arabo-berbere. L’incontro con questa popolazione è uno degli aspetti salienti del viaggio, l’incontro con le donne… I primi esploratori furono colpiti e inorriditi dalle deformazione cui le donne Mursi si sottoponevano. Per fare spazio al pesante disco di legno, oggi in terracotta, è necessario estrarre gli incisivi inferiori, operazione dolorosa ed eseguita con un rudimentale scalpello. Inoltre lo stiramento eccessivo dei tessuti, fino quasi alla rottura, crea difficoltà nell’uso del linguaggio e rende difficile anche bere e mangiare. Ciò che ai nostri occhi appare orribile e privo di senso è invece per i Mursi motivo di orgoglio e simbolo di bellezza.  Data la loro relativa integrità e rudezza, l’approccio con i Mursi non sempre è facile, diciamo che tollerano noi turisti e le nostre macchine fotografiche solo perché fonte di facile denaro.

    E’ un popolo di coltivatori e allevatori, fiero, bellicoso e rivale di ogni altra etnia omotica. I Mursi praticano uno “sport agonistico” di destrezza fisica, noto come donga (vale a dire lotta con bastoni), divenuto una forma d’arte, che permette ai giovani di partecipare a competizioni di forza e virilità, acquistandosi onore tra i loro coetanei e trovare ragazze da marito senza troppi rischi di morte.

    Questa visita, che è stata l’attrattiva maggiore della bassa valle dell’Omo, può ora  deludere:  molte ragazze  non portano  più  il piattello e   questa  cultura  è  ormai accerchiata  dalle  piantagioni  di canna  da zucchero  lungo le sponde  del fiume. E’ un mondo che cambia….

     

    Partenza mattutina per visitare la lussureggiante foresta che orla il lago Abaya con le 40 sorgenti (Arbaminch) e proseguimento in barca sul lago Chamo, tra una numerosa popolazione di ippopotami e coccodrilli. Proseguimento per i villaggi Dorze. Escursione lungo una strada di montagna, con ampie visioni sul fondovalle della Rift Valley occupato dai laghi Abaya e Chamo e separati solo da uno stretto istmo, fino al villaggio Dorzè di Chencha con le sue particolarissime abitazioni. Questa popolazione di montagna si occupa prevalentemente della tessitura del cotone e della coltivazione dell’enset, ovvero la “falsa” banana. Rientro ad Arbaminch, cena e pernottamento al Hailé Resort Arba Minch.

     

    Partenza da Arba Minch verso i territori della popolazione Sidamo, con le loro belle case  di  bambù.  La zona è famosa per la coltivazione del caffè, la cui preparazione in Etiopia segue rituali ben precisi, necessita di tempo e crea in chi assiste sensazioni molto piacevoli. Essa è parte integrante della tradizione culturale e della vita sociale del Paese. Si attraversa la cittadina di Shashamane, la terra dei Rasta. La filosofia rastafari, come tutti sappiamo, si ispira alla figura dell’ultimo negus che al momento dell’incoronazione prese il nome di Haile Selassie, ma il cui vero nome era Ras Tafari. Da qui il termine “Rasta”. Dopo la caduta del regime di Menghistu e una certa apertura dell’Etiopia al mondo esterno, Shashamane è diventata una meta di pellegrinaggio per i rasta e sinonimo della Terra Promessa cantata da Bob Marley. Cena e pernottamento al lodge Aregash. L’eco lodge Aregash e’ completamente immerso nel verde e circondato dalle piantagioni di caffe’ del popolo Sidama. Al tramonto, ai margini del lodge arrivano diverse iene, abituate a ricevere cibo dai guardiani. Intorno al lodge e’ possibile fare una piacevole passeggiata per visitare il villaggio dei Sidama, con le loro capanne di bambù e assistere alla tradizionale cerimonia del caffe’.

     

    Si risale la Rift Valley per rientrare ad Addis Abeba. Lungo la strada sosta al lago Zway. Zway è una cittadina rurale della Rift Valley sulle sponde di un lago omonimo che è un grande hot spot per l'avvistamento degli uccelli e ospita il più antico monastero del Sud Etiopia. Escursione in barca sul lago fino all’isola degli uccelli.  Arrivo nel pomeriggio ad Addis Abeba.  Cena e pernottamento in hotel.


     

    Visita dei luoghi e monumenti più significativi della città. Addis Abeba, ovvero il "nuovo fiore" in amarico, sorse come piccolo agglomerato sull'altopiano lungo le rotte carovaniere e, dopo l'ampliamento operato da Menelik II nel 1887, si popolò rapidamente fino a raggiungere gli attuali 4-5 milioni di abitanti. Interessante notare che prima che nella zona venissero introdotti gli eucalipti (1896), la capitale rischiò di essere abbandonata a causa della mancanza di legna da ardere. Posta a 2.324 metri d'altezza e ai piedi del Monte Entoto, la città offre al visitatore, oltre allo spettacolo di uno dei più grandi mercati di tutta l'Africa, anche alcuni monumenti storici ed artistici molto interessanti. Il Museo Nazionale e quello Etnografico costituiscono unottima risorsa per comprendere la ricca diversità etnica dell'Etiopia. Poco distante la Cattedrale della Santa Trinità è una chiesa moderna, dove è sepolto il Negus Hailé Selassié Addis Abeba, una delle più belle capitali d’Africa, offre prospettive di osservazione sempre nuove.

    Al termine delle visite, a disposizione camere in day use. Cena libera. In serata, trasferimento in aeroporto per volo di rientro in Italia.


     

    L’arrivo in Italia è previsto di prima mattina.

     

     

    1. Etnia Hamar                        2. Etnia Mursi                     3. Etnia Tsemay

     

    APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

    L’IMPEGNO PER UN TURISMO SOSTENIBILEPromuoviamo lo sviluppo di una coscienza sostenibile da sempre.Da molto prima che la parola sostenibilità diventasse tendenza. Favorire un turismo che non consuma, sfiora e valorizza ciò che incontra. Visitare i luoghi cercando di lasciare tracce minime del proprio passaggio sono tra i primi punti della nostra “Carta Etica del Viaggio e del Viaggiatore”, documento redatto nel 2006 e consegnato a tutti i viaggiatori prima della partenza, in cui si - CONTINUA -

    PERCHÈ CON KEL 12

    • Viaggiamo in Etiopia da più di 25 anni
    • Il nostro circuito è accompagnato da un Esperto antropologo, profondo conoscitore di luoghi e popoli che ha vissuto per diversi periodi in Etiopia del sud.
    • L'itinerario è effettuato con jeep Toyota 4X4 dove prendono posto 3 clienti + autista per veicolo. Ogni partecipante ha quindi un posto finestrino garantito.
    • Le date di partenza sono studiate per consentire la visita al maggior numero di mercati.
    • Includiamo sempre acqua ai pasti e durante i trasferimenti

     

    ESPERTI

      

    PAOLO RUFFA

    • Dal 21  ottobre  2020 al 2  novembre  2020
      

    Esperto Kel 12

    • Dal 10  febbraio  2021 al 22  febbraio  2021
    • Dal 4  agosto  2021 al 16  agosto  2021
    • Dal 20  ottobre  2021 al 1  novembre  2021
      

    NICOLA PAGANO

    • Dal 3  marzo  2021 al 15  marzo  2021

    GALLERY

    Richiedi preventivo








    Data Partenza:

    Ho preso visione dell'informativa sulla privacy e presto il consenso a Kel 12 Tour Operator S.r.l. per il trattamento dei miei dati personali."
    Presto il consenso al trattamento dei miei dati personali per l'invio tramite sms e/o e-mail di comunicazioni informative e promozionali.
    Presto il consenso al trattamento dei miei dati personali per l’iscrizione al servizio di invio newsletter in relazione alle iniziative proprie e/o di società controllate e/o collegate, nonché del nostro partner ufficiale National Geographic Partners LLC.

     

    L'invio del presente modulo non comporta alcun impegno nei confronti di Kel 12 Tour Operator. Al ricevimento della richiesta, i nostri operatori provvederanno a contattarti per fornirti informazioni sulla disponibilita' del viaggio nel periodo prescelto insieme alle modalita' per effettuare l'eventuale prenotazione. I dati raccolti verranno trattati da Kel 12 nel pieno rispetto della legge sulla privacy. Dichiaro di aver letto ed accettato le Condizioni di Vendita e le regole di tutela della Privacy proposte da Kel 12