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AFAR E DANCALIA

ETIOPIA

icona orologio 11 GIORNI
minimo 10 massimo 14 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   25  gennaio    al   4  febbraio  
  • Dal   22  novembre    al   2  dicembre  
  • Dal   6  dicembre    al   16  dicembre  

Laghi salati, vulcani attivi e altopiani. Mercati del sale, geyser a villaggi sperduti. Un tour nel cuore infuocato dell’Etiopia, alla scoperta della regione della Dancalia e dell’etnia Afar. Da Gheralta, con le sue chiese rupestri, a Melabday, “il luogo dove il miele è vicino”. E ancora: Assobole e Dallol, un iceberg vulcanico cresciuto sulla crosta salina della depressione dancala. Dove i laghi hanno colori bizzarri e i vulcani sono ancora attivi. Il viaggio - continua -

A PARTIRE DA: 3.850 €


ITINERARIO

Partenza in tarda serata all’aeroporto di Roma Fiumicino per l’imbarco sul volo di linea per Addis Abeba e pernottamento a bordo.

 

Il volo atterra al mattino presto nella capitale etiope. Dopo l’espletamento delle formalità di ingresso nel Paese lasciamo l’aeroporto per qualche ora, giusto il tempo di una colazione in città e tempo permettendo la visita al Museo Nazionale o quello Etnografico che costituiscono un ottimo punto di partenza per comprendere la ricca diversità etnica dell'Etiopia, e la Basilica di San Giorgio. Di nuovo in aeroporto in attesa del volo su Makallé, capitale dell’aspra ed immensa regione del Tigray (pranzo veloce subito prima o dopo il volo).

Troviamo ad attenderci i fuoristrada che ci condurranno verso il territorio delle ambe. Sistemazione in lodge. Pensione completa.

 

 

Giornata interamente dedicata a scoprire in auto e a piedi alcune delle più belle chiese rupestri del Tigray. Gheralta è un amba orgogliosa: qui sono celati almeno un quarto dei grandi monumenti di pietra della regione: fra l’VIII e il XV secolo un esercito di artisti, scalpellini, scavatori e architetti medioevali frantumò montagne, scolpì massicci, invase grotte nascoste e costruì centinaia di “impossibili” chiese rupestri aggrappate a montagne inaccessibili. Uno dei più incredibili e misteriosi fenomeni architettonici del mondo. I monumenti rupestri possono essere chiese monolitiche (interamente intagliate nella roccia), semi-monolitiche (incise ma con facciata sporgente) o ipogee (costruite all’interno di caverne naturali). E’ questo uno dei cuori sacri e pulsanti dell’ortodossia copta etiopica, dove ogni angolo di queste montagne impenetrabili è popolato di chiese, sacerdoti, monaci e diaconi. Gli storici e i ricercatori hanno censito, affascinati, oltre 150 chiese rupestri. Anche la geografia è una delle più panoramiche del nord Etiopia: un susseguirsi continuo di salite fino a 3.000 metri e discese improvvise verso pianori che anticipano nuove salite. Una vegetazione naturale fatta di boschi, palme, euforbie, fichidindia, agavi, aloe, ficus, ginepri ed eucalipti sui pendii, che si intervallano a orti, alberi di aranci ed ulivi. Sistemazione in lodge, pensione completa. Pranzo pic nic.

 

 

Tempo permettendo proseguiremo con la visita di alcune chiese poi scendiamo gradatamente dall’altopiano. I lavori per la costruzione della strada stanno letteralmente sventrando il territorio. Sosta per il pic nic. Nel primo pomeriggio raggiungiamo Berhale un luogo disordinato e in continuo fermento. Nella piazzetta centrale sostiamo giusto il tempo trovare l’auto cucina e materiale e si riparte. In mezz’ora di sterrata siamo a al pozzo e villaggio di Melabday, “il luogo dove il miele è vicino”. Posa del campo, cena e pernottamento in tenda.

 

Partenza al mattino presto, pronti per il trekking. Si impiegano circa 7 ore con una sosta in mattinata in un villaggetto appartato su una altura. Da qui si vedono le carovane che passano nel letto del fiume più in basso. La discesa è continua e lieve; il fiume, a volte, può essere ricco d’acqua e allora sarà necessario guadarlo infinite volte. L’incontro con le carovane che scendono verso Berhale o salgono verso la piana è continuo. La gente del sale sembra non fermarsi mai. Lungo il percorso i carovanieri preparano il pane “la borgutta” e il tè. Raggiungeremo Asso Bole nel primo pomeriggio è qui che  ritroveremo le auto. Da qui in 40 minuti siamo ad Ahmed Ela “il pozzo di Ahmed”, l’unico, vero villaggio di questo deserto: centinaia di abitanti (estrattori e intagliatori del sale) durante i mesi delle carovane, non più di poche decine nell’estate del grande caldo. Qui le carovane pagano le tasse per l’estrazione e il trasporto dei blocchi di sale, qua si incontrano i cammellieri dell’altopiano con le squadre che estrarranno e modelleranno il sale; passano e ripassano senza soste le carovane che tornano dalla piana del sale piene di ganfur. Posa del campo, sena e pernottamento in tenda.

 

 

 

Raggiungiamo una località straordinaria, Dallol, “il luogo degli spiriti”, una straordinaria e irreale collina alta una cinquantina di metri, un iceberg vulcanico cresciuto sulla crosta salina della depressione dancala. La terra ribolle, i geyser sono in perenne attività e scolpiscono sculture multiforme: il paesaggio si trasforma in giardini fioriti, in grandi pietre circolari, in laghetti dai colori irreali, in piccoli coni vulcanici dai quali fuoriescono fumi acri.

Dallol è una magia vulcanica creata da folletti di roccia. E’ terra viva. Qui gli italiani, negli anni Trenta, ebbero il coraggio di costruire un villaggio minerario (estraevano potassio da questa collina), le sue rovine, calcinate dal sole e dal sale, stanno ancora decomponendosi sulla sua sommità. Attorno alla collina la terra continua il suo spettacolo: a sud, da un altro scoglio di sale pietrificato, esce acqua a temperature altissime. La strana sorgente diventa un rigagnolo che alimenta un lago circolare di acqua ribollente. Uno stagno ‘danzante’ si trova anche a oriente della collina di Dallol: qui geyser sotterranei non danno tregua alle acque di superficie che sembrano ballare al ritmo di un maestro d’orchestra sconosciuto. Grandi faraglioni di pietra salina si alzano a occidente: sono le colonne che segnano i confini di questa isola incredibile. Il confine con l’Eritrea è a pochi metri. Continuiamo attraverso l’accecante deserto bianco fino alla strana montagnola di Assa Ale, uno sperone di roccia rossastro al centro della piana. E’ una concrezione salina formata da solfato di magnesio, un doppio isolotto che emerge dal mare di sale che lo circondano. Gli uomini delle carovane, gli estrattori e gli intagliatori, centinaia e centinaia, sono a poca distanza: si intravede il brulichio di questa gente, una macchia scura mobile all’orizzonte. Nel pomeriggio si rientra ad Ahmed Ela dove si assisterà ancora al passaggio di decine di carovane che scendono verso la piana, dromedari e asini. Si accampano tutte alla fine del paese. Campo, pensione completa.

 

 

Partenza da Ahmed Ela per quella che sarà senza dubbio la giornata più esaltante, la salita all’Erta Ale. La piana di Dodom è un deserto di polvere e vento dove sulle ultime pietre laviche sorgono villaggi schiantati dal sole. Il corso di un altro grande uadi (che corre parallelo alle colate laviche) è una benedizione per la genti Afar di questa terra: qui sono stati scavati numerosi pozzi e abbeveratoi. Imbocchiamo la strada per Dodom raggiungendo il villaggio del boss afar dell’Erta Ale. E’ lui che stabilisce chi, come, dove e soprattutto, quanto! Una volta deciso il numero di dromedari e si riparte. Dopo la sosta per il pic nic procediamo fino alla base della pietraia. Fin qui 80 km. Ne mancano 22 di pietraia spacca-balestre! La pista è sempre molto polverosa. Finalmente, nel tardo pomeriggio, si parte, a piedi, per la caldera dell’Erta Ale, ‘la montagna che fuma’. L’Erta Ale è un profilo che sembra non intimorire, ma non bisogna lasciarsi ingannare: sono necessarie alcune ore di cammino per salire dalla depressione di - 70 metri a una quota superiore ai 500 metri. Lo spettacolo è la di là di ogni immaginazione: l’Erta Ale è un doppio balcone, bisogna scendere (un balzo di pochi metri su un sentiero precario) fino a un ‘pavimento’ di lava recente. E’ una sorta di piattaforma sulla meraviglia del vulcano: il magma mugghia, esplode, risucchia le rocce, è un mare mosso di pietra liquida e nera. L’Erta Ale è una tinozza circolare di fuoco. A seconda del passo di ognuno si impiegano dalle due ore e mezza alle quattro ore per salire in cima al vulcano. Pernotteremo sull’ Erta Ale protetti dal vento in recinti di muretti in pietra e paglia. Pensione completa.

 

 

Al mattino per chi lo desidera vi è ancora la possibilità di ridiscendere nella caldera. A termine dell’escursione inizieremo la discesa per raggiungere le auto. Partenza in direzione sud. Iniziano paesaggi di sabbia e lava. La conformazione del luogo rende molto frequente la visione di miraggi. Improvvisamente appare Afrera: un paese di frontiera, diecimila abitanti, sorta negli ultimi anni attorno alle saline ai bordi del lago che una volta si chiamava Giulietti. La pista che collega Afrera alla strada di Assab è stata terminata solo alla fine degli anni ’90: da allora, Afrera ha attratto gente in cerca di un lavoro e di un futuro in uno degli avamposti della Dancalia. Il Lago Afrera è posto a 140 metri sotto il livello del mare e più che un lago è uno specchio d’acqua salmastra circondato da neri basalti. Ha un aspetto imponente, tutt’intorno alcune sorgenti termali provenienti dal sistema dell’Erta Ale lo alimentano. Dopo alcune ore raggiungeremo il centro di Semera. Pernottamento al campo o in alberghetto locale.

Campo, pensione completa.

 

 

Partenza da Semera in direzione del Parco Nazionale di Awash, che raggiungeremo entro poche ore. Il Parco di Awash offre il paesaggio più classico della parte settentrionale della Rift Valley: la verde foresta e la gialla savana, lo scorrere del Fiume Awash in sottofondo e il vulcano addormentato del Fantalè che sovrasta, la strada e la ferrovia che lo dividono in due. In questo parco di circa 800 kmq le antilopi oryx la fanno da padrone, ma con un po’ di fortuna possono vedersi gazzelle, babbuini, scimmie colobus e soprattutto l’incredibile avifauna (ben 392 le specie recensite).

Sistemazione in hotel . Pensione completa.

 

 

Da Awash il percorso di rientro ad Addis Abeba è breve, dopo circa 3 ore rientriamo infatti nella capitale. Dedicheremo il resto della giornata alla visita tranquilla e “improvvisata” della città, andando davvero alla scoperta di alcuni dei suoi volti e dei suoi cambiamenti. Vi sarà modo di fare acquisti nei caravanserragli dei commercianti di Mercato o di Piazza come nelle gallerie d’arte più raffinate. Questa non è una giornata di attesa, ma sono ore regalate in una città africana che ha una storia singolare e unica. Proveremo a raccontarvela. Addis Abeba, ovvero il "nuovo fiore" in amarico. Posta a 2.324 metri d'altezza e ai piedi del Monte Entoto, è una città unica in Africa: è stata fondata poco più di un secolo fa da Menelik II°, il negus etiopico. Attorno alle chiese e agli antichi palazzi della corte del Negus, sorgono piccole foreste di eucalipto che regalano ad Addis Abeba la fama di ‘città-foresta’. Una definizione che oggi sta scricchiolando: negli ultimi anni, la città ha conosciuto un tumultuoso sviluppo urbanistico. Grattacieli, palazzi, nuovi quartieri residenziali, condomini stanno dilagando in ogni spazio vuoto della ondulate colline su cui è sorta la capitale dell’Etiopia. Camera in day-use in hotel (quattro persone a camera), pasti liberi ed in serata trasferimento in aeroporto per il volo di linea per l’Italia; pernottamento a bordo.

 

 

Volo notturno, l’arrivo a Roma è previsto al mattino presto.

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida e/o accompagnatore sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse o sicurezza del gruppo. Si tratta di una spedizione vera e difficile; una di quelle come non ne sono rimaste molte; un itinerario che è fatto di molta ricerca, dalle piste ai luoghi, dai passaggi migliori a quelli “possibili”: il tour non ha strade ben delineate bensì soprattutto piste che possono diventare impraticabili anche - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Si utilizzano comodi fuoristrada con soli tre passeggeri a bordo e tutti hanno garantito il posto vicino al finestrino
  • Nel tour sono incluse sempre 2 bottigliette da 0.5 l di acqua al giorno per passeggero

ESPERTI

  

MARCO CUOMO

  • Dal 25  gennaio  2019 al 4  febbraio  2019
  

CATERINA BORGATO

  • Dal 22  novembre  2019 al 2  dicembre  2019
  

MARINO KELLER BARD

  • Dal 6  dicembre  2019 al 16  dicembre  2019

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