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  • CALAKMUL, L’ULTIMO MONDO MAYA

    MESSICO

  • CALAKMUL, L’ULTIMO MONDO MAYA

    MESSICO

    icona orologio 15 GIORNI
    minimo 4 massimo 12 partecipanti
    icona valigia PARTENZE:

      2020

    • Dal   14  novembre    al   28  novembre  
    • Dal   5  dicembre    al   19  dicembre  
    Sistemazioni
    Land Expeditions - Viaggi con Esperto

    VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

    Da Città del Messico, con il Museo Frida Kahlo, il quartiere Xochimilco, il Campus dell'UNAM, Nostra Signora di Guadalupe e lo Zócalo, la principale piazza della capitale, a Tuxtla, in Chiapas, tra natura incontaminata e uno dei più bei canyon del Paese, il Sumidero. Fino a San Cristobal de Las Casas, città coloniale dai palazzi colorati e i tetti rossi, legata alle tradizioni indigene. Tappe di un viaggio culturale sulle tracce dei Maya, che porta nel cuore - continua -

    A PARTIRE DA: 4.950 €


    ITINERARIO

    Partenza dallItalia per Città del Messico, via scalo internazionale. Arrivo nel tardo pomeriggio e trasferimento allHotel Barcelò Reforma o similare. Cena libera e pernottamento.

     

    Colazione e partenza per la visita della città, a cominciare dal quartiere di Coyoacán, ben preservato e con un’atmosfera movimentata, ma ancora a misura d’uomo. Il cuore del quartiere ospita il museo Frida Kahlo, meglio conosciuto come museo della Casa Azul (Casa Blu), che accoglie le più importanti opere della Kahlo, nonché opere del marito Rivera. Rivera dedicò gli ultimi anni della sua vita a far conoscere il lavoro di sua moglie.

    Pieno d'ammirazione ribadiva: "Frida è la prima donna nella storia dell'arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, si potrebbe dire in modo spietato ma nel contempo pacato, quei temi che riguardano esclusivamente le donne".

    A seguire, a bordo delle trajineras, le tradizionali e coloratissime barche a fondo piatto, navigheremo su un reticolo di canali d’acqua dolce e orti galleggianti (chinampas) per raggiungere il quartiere di Xochimilco (Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO). Consumeremo un semplice pranzo a bordo (tipo pic-nic) e osserveremo la vita che si svolge lungo i canali, circondati da allegri mariachi; i canali sono pieni di vita e di occasioni di conoscenze. La scelta di cominciare da qui è per una sorta di pretesa di ritorno alle origini. Tenochtitlán, l’antica capitale azteca, quella distrutta dai conquistadores spagnoli, sorgeva su un lago, uno dei quattro che occupavano l’odierna area della capitale, poggiata su un altopiano a 2300 metri. Xochimilco costituisce l’ultima sua traccia ed è utile per farsi un’idea di come potesse apparire in alcune zone l’antica città, che qualcuno paragonò a una Venezia d’oltremare. Lasciamo le trajineras per proseguire via terra verso il campus della UNAM (UNESCO).

    Cena in ristorante e pernottamento in hotel. 

     

    Colazione in hotel. Nostra Signora di Guadalupe è l'appellativo con cui i cattolici venerano Maria in seguito a un'apparizione avvenuta in Messico nel 1531. Secondo il racconto tradizionale, tra il 9 e il 12 dicembre 1531, sulla collina del Tepeyac a nord di Città del Messico, Maria sarebbe apparsa più volte a Juan Diego Cuauhtlatoatzin, un azteco convertito al cristianesimo.

    Il nome Guadalupe sarebbe stato dettato da Maria stessa a Juan Diego: si ipotizza che sia la trascrizione in spagnolo dell'espressione azteca Coatlaxopeuh, "colei che schiaccia il serpente", oltre che il riferimento al Real Monasterio de Nuestra Señora de Guadalupe fondato dal re Alfonso XI di Castiglia nel comune spagnolo di Guadalupe nel 1340.

    Per ricordare l’apparizione, sul luogo fu subito eretta una cappella, sostituita dapprima nel 1557 da un'altra cappella più grande, e poi da un vero e proprio santuario consacrato nel 1622. Infine nel 1976 è stata inaugurata l'attuale Basilica di Nostra Signora di Guadalupe.

    Finita la visita alla Basilica ci sposteremo a Teotihuacán, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, “la città dove gli uomini divengono Dei”.

    Visita del sito, il più noto dell’America precolombiana, vestigia d’una civiltà che ha influenzato gran parte del mesoamerica. Preesistente a Tenochtitlán, l’antica capitale azteca sulla quale è sorta Città del Messico, ci piace l’idea di cominciare con un esempio di quel che trovarono e provarono gli spagnoli al loro arrivo, per cercare di rivivere smarrimenti antichi in chiave moderna. Per noi, lo sbalordimento saranno le celeberrime piramidi del Sole e della Luna, sacre colline d’architettura antica. Pranzo in ristorante.

    Nel pomeriggio rientro nella capitale e visita dello Zocalo, la Plaza de la Constitucion. In particolare oltre ad apprezzare la piazza nel suo complesso, compatibilmente con gli orari di apertura, si visiteranno la Catedral e il Palacio National. La denominazione “Zocalo” deriva dall’azteco e significa “base di pietra”. Si riferisce a quella che costituiva appunto la base di un monumento all’indipendenza che doveva essere realizzato nel 1843. Dell’opera si costruì solo il basamento. Da quel momento la piazza centrale della capitale, come di molte altre città messicane, si chiama Zocalo in memoria di quella piattaforma in pietra, peraltro oramai inesistente. Camminando nei dintorni della piazza ci renderemo conto del visibile sprofondamento in corso di tutto il centro storico per le condizioni del sottosuolo. La Cattedrale ha avuto una gestazione lunghissima. Iniziata nel XVI secolo nello stesso luogo dove gli aztechi custodivano i teschi delle vittime sacrificali, è stata terminata all’inizio dell’Ottocento. Nonostante i successivi interventi, che fanno dell’edificio un insieme di stili che racchiudono buona parte di tutti quelli sperimentati nel periodo coloniale, il tutto mostra un’immagine di grande effetto, anche se non di vivacità.

    Anche il Palacio National vanta origini nello stesso periodo della cattedrale e contiene essenzialmente i murales di Rivera, una parte dei quali potrebbe non essere visibile per frequenti lavori di manutenzione e risistemazione del palazzo stesso. Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

     

    NB: lordine delle visite è puramente indicativo e potrà essere variato dallaccompagnatore, tenendo conto delle specifiche situazioni ambientali (traffico, orari di apertura/chiusura, etc.), al fine di ottimizzare la giornata.

     

    Colazione e trasferimento all’aeroporto di Città del Messico per il volo su Tuxtla Gutierrez, capoluogo del Chiapas, lo stato più meridionale del Messico.

    Partenza in direzione di San Cristobal de Las Casas. Lungo il percorso, sosta in uno dei più bei canyon del Messico: il Sumidero. Circondato da una natura ancora incontaminata, è un luogo molto coinvolgente. La sua origine risale a circa 12 milioni di anni fa, quando le acque del fiume Grijalva iniziarono la lenta erosione delle rocce. Il canyon è profondo circa 1200 metri e lungo 15 chilometri, e racchiude in sé un ecosistema fatto di pini, arbusti, querce e praterie. Gli animali che vivono in questo tratto di natura selvaggia sono specie rare e a rischio d’estinzione, come ad esempio la scimmia ragno, il coccodrillo di fiume, gli avvoltoi, i pellicani. Faremo unescursione in barca a motore e al rientro la sosta per il pranzo in ristorante.

    Continuazione con il nostro pulmino per San Cristobal de las Casas.

    San Cristobal de Las Casas è una delle città coloniali più belle del Messico, in cui si intersecano nelle viuzze colorate i bei palazzi con muri dai colori vivaci e tetti rossi; qui architettura coloniale cultura indigena si uniscono splendidamente.

    Ci troviamo a 2.200 metri sul livello del mare, la città è circondata da montagne e da numerosi villaggi maya in cui si parla ancora il dialetto indigeno e si indossano le tipiche vesti. Questo fa di San Cristobal una delle città più piacevoli e caratteristiche.

    Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel. La cittadina coloniale di San Cristobal ci incanterà attraverso i colori dei suoi quartieri, la vivacità del suo mercato locale, dove è possibile ammirare il lavoro artigianale degli indigeni locali, e le famose chiese, tra le quali spicca la barocca Santo Domingo. A pochi chilometri da San Cristóbal vivono le comunità indigene di San Juan Chamula e Zinacantan, dove le tradizioni vengono saldamente conservate. La lingua parlata dagli abitanti di queste comunità, lo Tsotsil, è una delle poche cose che i due villaggi hanno in comune.  I maya tzotzil di San Juan Chamula praticano alcuni riti religiosi molto interessanti che uniscono le tradizioni preispaniche con quelle cattoliche. All'interno della chiesa non troveremo né panche, né altari: al loro posto, i fedeli si inginocchiano al suolo, accendono candele e cantano. I riti solitamente comprendono abbondanti rinfreschi innaffiati dal pox, una bevanda alcolica a base di canna da zucchero. I tzotzil praticano anche antichi rituali di guarigione, per alcuni dei quali utilizzano uova, ossa e polli vivi che sacrificano all'interno della chiesa per poi mangiarli come alimenti sacri o seppellirli davanti alla casa dei malati. Potremo inoltre visitare il vicino cimitero di questo centro e le rovine dell'antica chiesa di San Sebastián. Gli abitanti di San Juan Chamula possono essere facilmente identificati grazie ai loro abiti tipici: gli uomini indossano tuniche di lana nere o bianche, che si stringono in vita; le donne, invece, indossano delle giacche ricamate, in cotone o satin, dette huipiles, mantelli e gonne lunghe di lino nero. Non mancheremo di degustare pox (la “tequila dei Maya”, a base di mais, canna da zucchero e grano, molto importante nella cultura maya per i suoi usi cerimoniali) e tortillas fatte a mano. Pranzo in ristorante. Rientro a San Cristobal nel pomeriggio e tempo libero a disposizione. Cena libera e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel e partenza per Palenque attraverso la Selva Lacandona. Lungo il percorso facciamo una sosta alle cascate di Agua Azul, dichiarate Riserva Speciale della Biosfera. Gli affluenti del fiume Otulún, Tulijá e Shumuljá si uniscono qui e formano una miriade di cascate che si gettano in piscine naturali. Lungo il corso d'acqua se ne contano più di 50. Lacqua limpida e turchese, le rocce bianche e la natura circostante creano un’atmosfera molto piacevole. Possibilità di fare un bagno rinfrescante e pranzo libero.

    Riprendiamo quindi la strada per la città preispanica di Palenque. Nel 1981 fu designata “zona protetta” e successivamente l’UNESCO la dichiarò Patrimonio dell’Umanità. Immerso nella natura più selvaggia, il sito è circondato dalla foresta lussureggiante.

    Cena e pernottamento in hotel

     

    Prima colazione. La giornata di oggi è dedicata ai siti di Yaxchilan e Bonampak.

    Per raggiungere Yaxchilan dobbiamo dirigerci verso la frontiera con il Guatemala, raggiungibile in circa 3 ore. A Frontera Corozal lasciamo il pulmino per prendere le barche che, dopo circa unora di navigazione sul Fiume Usumacinta, che segna il confine con il Guatemala, ci consentono di raggiungere il sito. Yaxchilan si presta a varie definizioni. Forse non è inutile ricordare che è noto anche come “Gioia Perduta nella Foresta”. Sicuramente è posto in un ambiente speciale. E’ inserito in un’ansa dell’Usumacinta, in mezzo al verde. La sua collocazione, gratificante per i suoi scarsi visitatori, nel passato è servita per accrescere il proprio prestigio visto che consentiva un più facile controllo delle vie commerciali fluviali. Le rovine comprendono edifici con corone terminali a cresta, steli, una Gran Plaza, scalinate, facciate decorate e un tempo colorate, incisioni cerimoniali e di battaglie che ornano architravi e gradini. Il suo momento di particolare rilievo va dal VII al IX secolo e le informazioni circa la più prestigiosa stirpe reale, quella del Giaguaro, ci pervengono dalle tante iscrizioni rinvenute in loco. Nel sito troviamo numerose steli, “il Labirinto” e una gradinata lunga e ripida che porta “all’Edificio 33”. Il tutto è in uno stato di affascinante decadenza e rovina. Solo il “33” mantiene in piedi la struttura e una buona parte della cresta.

    Bonampak si trova a una trentina di chilometri da Yaxchilan. E un sito di modeste dimensioni, risalente al periodo Classico Antico (580 800 d.C.). A rendere la visita interessante sono gli affreschi che decorano il Tempio delle Pitture Murali, che poi dà anche il nome al sito. In lingua maya infatti la parola Bonampak significa proprio muro dipinto. Il tempio, chiamato anche semplicemente Struttura 1, è composto da tre camere di uguali dimensioni, poste una a fianco all’altra. A vederlo dall’esterno appare come un edificio stretto e lungo, di nessun particolare interesse. È solo oltrepassando una delle soglie che ci si trova davanti una serie di affreschi, considerati tra i più interessanti della pittura maya classica. Un ciclo di affreschi notevole non solo per la fattura, ma anche per l’uso abbondante dei colori. Gli affreschi raccontano episodi della storia di Bonampak con tanta dovizia di particolari da essere considerati un importante documento per una migliore comprensione della società antica maya. Gli affreschi ci riportano immagini di battaglie, di cerimonie reali, di musici e di sacrifici.

    Al termine delle visite rientriamo a Palenque.

    Pensione completa e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione in hotel. La visita della città sacra maya di Palenque la prevediamo all’apertura del sito (normalmente alle 8 del mattino), per utilizzare al meglio la giornata a disposizione. Ebbe il periodo aureo tra il VII e il IX secolo. Dal successivo inizia una crisi irreversibile. Ne consegue lo spopolamento della zona, l’avanzare della vegetazione e l’inglobamento nell’intricato verde della giungla. Si riparlerà di Palenque solo alla fine del XVIII secolo per opera degli spagnoli. Il suo nome sembra derivare da un termine spagnolo che indica recinto o palizzata. Si espanse notevolmente sino ad esportare il proprio dominio fino al fiume Usumacinta. Se Tikal in Guatemala ha il primato della monumentalità, Palenque ha quello della raffinatezza. Ambedue i siti hanno però il pregio di essere circondati e gratificati dalla vegetazione, che rende tutto ancora più speciale. Gli edifici e i templi sono assai interessanti anche perché una particolare cura fu dedicata, con sofisticati accorgimenti tecnici, agli spazi interni delle costruzioni. Qualche restauro eccessivamente ricostruttivo nulla toglie alla qualità superba del posto. Centinaia sono gli edifici distribuiti in una vasta area tra il verde della Selva Lacandona, una propaggine della Selva Maya, l’enorme foresta pluviale che si estende tra Chiapas, Guatemala, Belize, Yucatàn, che si sta visibilmente riducendo per l’intervento umano. Visita al Palazzo delle Iscrizioni, al Tempio del Sole e a quello della Croce Fogliata.  La famosa pietra "dell'Astronauta" non è più osservabile, nel tentativo di salvaguardarne l’integrità. E’ una gran lastra di pietra con un elaborato bassorilievo di cui troveremo una fedele ricostruzione nel Museo di Antropologia di Città del Messico. Certe raffigurazioni presenti sulla lastra stessa, di ardua interpretazione, hanno consentito alla fantasia di alcuni “studiosi” di individuarne elementi che rimandano alle solite influenze extraterrestri. Proseguimento per Balamku, un piccolo sito archeologico maya scoperto nel 1990, curioso per l’avvistamento dei pipistrelli. La scoperta più interessante è il Tempio degli Stucchi, in quanto gli scavi hanno permesso di recuperare un dipinto intatto lungo 20 metri datato al 550-650 a.C. che mostra creature mitologiche, rane giganti, serpenti e giaguari. In serata raggiungiamo il nostro hotel nellarea di Calakmul. Pensione completa e pernottamento in hotel.

     

    Oggi dedicheremo la giornata alla visita del meraviglioso sito di Calakmul. Siamo nel cuore della Riserva della Biosfera, una foresta immensa, che copre quasi il 15% di tutto lo stato di Campeche, dove i monumenti “bucano” letteralmente la fitta vegetazione, mentre l’isolamento e l’essere lontana dai luoghi più frequentati, dona al sito un’atmosfera speciale. La Biosfera di Calakmul è stata dichiarata riserva naturale nel 1989 diventando poi anche patrimonio dell’UNESCO. Nascosto nel cuore della giungla, il sito di Calakmul risveglia nel viaggiatore l’istintinto da esploratore. “Due monticelli insieme” è il significato del nome Calakmul. Riscoperto soltanto nel 1931 dal biologo inglese Cyrus Longworth Lundell, il sito in sé è molto grande, e seguendo il percorso indicato, ci si imbatte in costruzioni ben conservate che esaltano la grande capacità di progettazione e costruzione dei Maya. Siamo in una delle città più importanti dell’impero maya, che nel suo periodo d’oro (VII sec. d.C.) arrivò ad avere più di 50.000 abitanti e a padroneggiare una confederazione chiamata “Cuchcabal”. Secondo studi recenti, sembra che Calakmul sia stata la capitale di un regno chiamato Kaan, o del Serpente, che durante il periodo Classico si disputò l’egemonia dell’intera area maya centrale con Tikal.

    Il sito è suddiviso in 5 complessi organizzati attorno alla Gran Plaza, considerata il fulcro dell’intero assetto urbanistico, nonché luogo d’incontro delle forze politiche sociali, politiche e religiose. Tra gli edifici principali ci sono la Gran Acropoli, la Piazza Nord, lo stadio per il Gioco della Palla e le strutture XII e XIV, adibite alle attività cerimoniali. In questa distribuzione urbana risaltano le aree residenziali della classe dirigente.

    Peculiari di Calakmul sono le grandi lapidi in pietra rinvenute sparse un po’ in tutto il sito. Sinora ne sono state rinvenute 177, la più antica delle quali è datata 435 d.C. Le relative iscrizioni erano probabilmente dedicate a importanti personaggi della città o a eventi comunitari particolarmente significativi.

    Pranzo al sacco in corso di escursione. In serata rientro in hotel, cena e pernottamento.

     

    Dopo colazione visiteremo le zone archeologiche di Xpujil e Chicannà, piccole ma splendide, sono una rappresentazione imponente, dell’architettura “maya bec”, presente in tutta la zona ai confini con il Guatemala. Di particolare interesse il sito di Chicannà, il cui nome in lingua maya significa “Casa della Bocca del Serpente”. Questa zona fu riportata alla luce solamente nel 1967 e si caratterizza per le cornici delle sue porte adornate con maschere rappresentanti differenti animali del mondo maya. Una menzione particolare spetta alla struttura numero 2, con la sua enorme maschera zoomorfica somigliante a una bocca spalancata che probabilmente in forma allegorica, rappresenta Itzamna’, Dio del Sole. Proseguiamo per Kohunlich; il suo nome proviene dall’inglese cohoonridge, che significa palma corozo. In questa zona c’erano piccole elevazioni del terreno con palme di corozo, una specie del sud della penisola dello Yucatan e del Petén del Belize e Guatemala. Il sito era già abitato nel 200 a.C., ma la maggior parte delle strutture vennero costruite tra il 250 e il 600. Molte sono ancora ricoperte dalla vegetazione e dagli alberi.

    Kohunlich è formato da vari complessi architettonici di carattere cerimoniale e residenziale, alcuni dei quali potrebbero aver funzionato come quartieri o raggruppamenti familiari di alto livello.

    La struttura più antica scavata nel sito è il Tempio delle Maschere costruito a struttura piramidale nel 500 d.C. A livello rituale e simbolico, il tempio è uno tra i più significativi della civiltà maya nello Stato di Quintana Roo per le sue otto figure modellate in stucco, delle quali ne rimangono cinque. Le maschere alte circa 3 metri, leggermente diverse l’una dall’altra, probabilmente raffiguravano il dio Sole Kinich Ahau e i membri della famiglia regnante all’epoca.

    Tra il 600 d.C. e il 900 d.C. Kohunlich raggiunse il massimo splendore, diventando il centro commerciale regionale dello Yucatan meridionale. Lo sviluppo urbano continuò fino al 1200, poi la popolazione iniziò a trasferirsi dal centro città a zone sempre più periferiche fino all’abbandono.

    Pranzo, cena e pernottamento in hotel.

     

    Dopo la prima colazione partenza per Valladolid dove arriveremo per l’ora di pranzo in un ristorante con cenote, dove sarà possibile fare il bagno.

    Nel pomeriggio visita di Ek Balam. Ek Balam in maya significa “Giaguaro nero”. Le sue origini sono del 300 a.C. Il suo apogeo si dà nel tardo Classico e finale. É uno dei pochi insediamenti maya che rimase occupato fino all’arrivo degli spagnoli. Raggiunse i 12 km quadrati e includeva uno spazio sacro centrale di 1 km quadrato, dove abitava lélite. Questa piccola zona centrale era protetta da tre muraglie. Lo stile pittorico di Ek Balam è considerato uno dei migliori dell’area maya, perché essendo naturalista, esprime in maniera molto reale, con proporzioni corrette e con notevole delicatezza e forza espressiva, le rappresentazioni di divinità ed esseri mitici nelle coperture dipinte, così come di esseri umani e animali rappresentati sui muri degli edifici. Ha 45 strutture ed è circondato da muraglie concentriche di pietra più un’altra che unisce gli edifici centrali. L’Acropoli, alta 32 metri, è fra le piramidi più alte dello Yucatan. Sulla sua base, lunga 160 metri, c’è una galleria, si tratta di un insieme strutturato in camere separate, su più livelli. Conserva meravigliosi stucchi sotto le tettoie di paglia, molti dei quali non sono stati toccata da lavori di restauro.

    L’Acropoli sembra fosse un mausoleo per il sovrano Ukin Kan Lek Tok, uno dei signori più importanti della dinastia che governò il sito, che fu qui sepolto con oggetti funerari di alto valore, come conchiglie, giada e pendenti in madreperla.

    Al termine delle visite partenza per Chichen Itza.

    In serata chi lo desidera potrà assistere allo spettacolo Suoni e Luci che si svolge quotidianamente (visita facoltativa con pagamento in loco).

    Cena libera e pernottamento in hotel.

     

    Prima colazione e visita di Chichén Itzá, il sito archoeologico più famoso di tutto il Paese e forse dell’intero Centro America.

    Nel periodo Postclassico il mondo maya attraversò una grave crisi politica e le dinastie furono costrette ad allearsi militarmente con popolazioni di origine straniera. Accadde cosí che molte istituzioni politico-sociali venissero sovvertite e ai sovrani-sacerdoti si sostituissero dei re-guerrieri. In quell’epoca nacque una capitale potente e autorevole, Chichén Itzá, orgogliosa metropoli maya-tolteca che dominerà lo Yucatán per circa tre secoli. La città venne costruita con un mirabile connubio tra elementi maya e toltechi: il grande piazzale cerimoniale avrebbe rappresentato, secondo il pensiero maya, il luogo primordiale della creazione, mentre l’enorme Piramide di Kukulkán avrebbe simboleggiato la montagna dove la Prima Madre aveva modellato i primi uomini nel mais. Su questa struttura maya i Toltechi, provenienti da Tula, introdussero i simboli delle loro tradizioni guerresche come il “muro dei crani”, i Chac-Mool, forse messaggeri degli dèi, e le immagini di serpenti, giaguari, aquile e atlanti.

    Con l’arrivo della tribú degli Itzá (probabilmente a loro volta di lontana origine maya, ma su questo punto esistono ancora controversie) la società si militarizzò profondamente e forse il crollo della città nel XIV secolo è da attribuire alla ribellione delle popolazioni locali contro i dominatori stranieri.

    Il sito di Chichén Itzà è davvero grande e ne percorreremo i sentieri che conducono al “Castillo”, “Juego de Pelota”, “El Caracol”, “Tempio dei Guerrieri”… Si giunge sino al “Cenote Sagrato”, secondo noi l’angolo tra i più significativi del posto per l’importanza religiosa e rituale, la storia e le storie che lo circondano, e l’indispensabilità del liquido contenuto, in grado di garantire preziose riserve d’acqua agli antichi abitanti della zona. Lo stesso nome del luogo, (Chichèn Itzà significa infatti “bocca del pozzo degli Itzà”), è connesso alla presenza della grande apertura circolare nel terreno di circa 40 metri di profondità e un diametro di oltre 60.

    Il tutto è permeato dalle vicende che vedono la città esprimere una specifica cultura maya sino al IX secolo, cui fa seguito un’invasione tolteca in quello successivo. Una presenza che accentua aspetti brutali della precedente cultura introducendo il culto di Quetzalcoatl, quale versione tolteca del serpente piumato maya Kukulkàn. Ancora oggi è un elemento che sopravvive nell’immaginazione dei visitatori. Difatti, grazie al fenomeno di luci e ombre che si crea in occasione degli equinozi di primavera e autunno, sembra che un serpente si muova per l’effetto ottico che si produce a lato della scalinata del “Castillo”.

    Larchitettura dI Chichén Itzá è abbastanza innovatrice rispetto alle città maya classiche. Grandi colonne e pilastri costruite con enormi blocchi di pietra sovrapposti e spesso incisi, riempiono gli edifici dentro e fuori, specialmente nel complesso chiamato delle Mille Colonne, la cui funzione fu quella, probabilmente, di mercato.

    La zona archeologica è stata dichiarata Patrimonio Mondiale da parte dell’UNESCO.

    Pranzo in ristorante.

    Nel pomeriggio raggiungiamo Merida, la città più grande dello stato dello Yucatán, nonché la sua capitale amministrativa, culturale e finanziaria. È una città moderna e cosmopolita, ricca di musei, gallerie d'arte, ristoranti, negozi e boutique e una delle località più importanti in cui scoprire l'eredità maya del Messico. Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

     

    Dedichiamo la mattinata alla visita del sito archeologico di Uxmal. Questo sito, meno pubblicizzato, ma non per questo meno frequentato di altri più noti, è degno di grande attenzione, e a noi attrae in particolar modo perché si presenta allo stesso tempo poderoso e intriso di grazia.

    La Piramide Arrotondata, la Casa del Adivino, l’Edificio delle Monache, la Casa delle Tartarughe e altre architetture sorprenderanno proprio perché non si trovano in uno dei luoghi più famosi. Uxmal, che visse un periodo florido specialmente tra il VII e X secolo, fu abbandonata per motivi ancora non del tutto chiariti. Sommersa dalla vegetazione è riemersa dal dimenticatoio solamente nel XIX secolo. Sosta per il pranzo in ristorante e proseguimento per Campeche, famosa per i laboratori di cappelli Panamà. Di Campeche, posta sul mare, va gustata, anche se fugacemente, l’atmosfera coloniale che l’impegno dei locali ha contribuito a mantenere e migliorare, specie dopo il 1999 anno in cui l’UNESCO l’ha inserita nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità. Il centro storico ha visto impegnativi interventi per la conservazione di un patrimonio di edifici, cinte murarie, bastioni, chiese… Certamente troveremo il tempo per una passeggiata in una zona con architetture risalenti ai secoli XVI e XVII.

    Cena in ristorante e pernottamento in hotel

     

    Prima colazione in hotel e trasferimento in aeroporto per il volo di rientro a Città del Messico. Ci trasferiremo in città per la visita al Museo Antropologico che raccoglie una delle maggiori collezioni permanenti consacrate alle civiltà mesoamericane. Ci concentreremo in particolare su alcune delle sale superiori, dedicate alle popolazioni autoctone, per ripercorrere le tappe del nostro viaggio appena concluso.

    Pranzo libero.

    Nel tardo pomeriggio percorso di rientro in aeroporto per il volo serale di rientro in Italia. Pasti e pernottamento a bordo.

     

    Arrivo a destinazione finale.

     

    APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

      L’IMPEGNO PER UN TURISMO SOSTENIBILEPromuoviamo lo sviluppo di una coscienza sostenibile da sempre. Da molto prima che la parola sostenibilità diventasse tendenza. Favorire un turismo che non consuma, sfiora e valorizza ciò che incontra. Visitare i luoghi cercando di lasciare tracce minime del proprio passaggio sono tra i primi punti della nostra “Carta Etica del Viaggio e del Viaggiatore”, documento redatto nel 2006 e consegnato a tutti i viaggiatori prima della partenza, - CONTINUA -