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CITTA’ E OASI CAROVANIERE LUNGO LA VIA DELLA SETA CON RENDEZ-VOUS A SAMARCANDA

TURKMENISTAN UZBEKISTAN

icona orologio 12 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Proponiamo un viaggio in Turkmenistan e Uzbekistan nei luoghi leggendari lungo la Via della Seta, che videro gli eserciti di Alessandro Magno e Tamerlano, tra le rovine di Nisa la capitale dei Parti, l’antica Merv, il minareto di Kunya Urgench, le moschee e madrase di Khiva, Bukhara e, per chiudere in bellezza, Samarcanda. Tutti luoghi Patrimonio dell’Umanità UNESCO per il loro grande valore storico e culturale. Un’esperienza intensa arricchita, esclusivamente in questa - continua -

A PARTIRE DA: 4.200 €


ITINERARIO

Partenza nel pomeriggio da Milano Malpensa/Roma per Ashgabat via Istanbul. Arrivo in piena notte (01.55, orario soggetto a riconferma), assistenza e trasferimento all’Hotel Archabil 5* per il pernottamento.

 

(Chi da anni ci offre fiducia, sa che raramente nell’indicare un hotel adoperiamo la formula “o similare”. Per il Turkmenistan e Uzbekistan, diversamente da altri Paesi, come evidenziato anche per l’evento a Samarcanda, potrebbe però succedere di non poter fruire di alcuni servizi pur prenotati e confermati mesi prima. Ci scusiamo in anticipo nel caso ciò dovesse verificarsi, assicurando che, se necessario, sarebbe nostra cura trovare le migliori alternative nell’ambito della stessa categoria di servizi previsti.

Anche i voli interni nei due Paesi potrebbero subire variazioni senza congruo preavviso. Se necessario, provvederemmo a sostituirli con altri voli o trasferimenti via terra, introducendo gli opportuni aggiustamenti nel programma e hotel).

 

Prima colazione in hotel e partenza alla scoperta della capitale.

Ashgabat non è la città immobile e fatiscente delle descrizioni dei viaggiatori d’una ventina d’anni fa. È invece un centro ordinato e dinamico, con cantieri ed edifici moderni che vengono su come funghi, ampie vie alberate, aiuole e giardini ben curati. Gli ultimi anni sono stati importanti. Sono quelli della svolta, del Risorgimento, del dopo indipendenza che data 1991. Così i turkmeni si sono reinventati una nuova capitale, vetrina del nuovo efficientismo e richiamo per gli investitori stranieri.

Visitiamo alcuni dei suoi simboli. L’Arco della Neutralità, con la statua d’oro massiccio del Turkmenbashi, il Padre dei turkmeni, il dittatore Saparmurat Niyazov, uomo forte del vecchio regime che in poco tempo trasformò il Paese in una specie di feudo privato fino alla sua morte, nel 2006. Poi il Parco dell’Indipendenza, il mausoleo-moschea di Turkmenbashi, l’interessante Museo dei Tappeti che conserva tappeti dal periodo medievale fino al XX secolo.

A circa 20 km di distanza dalla capitale, si trova Nisa, sito archeologico Patrimonio UNESCO.

Ci andiamo nel pomeriggio per visitare i resti dell'antica capitale dei Parti, il cui regno, grazie alle conquiste di Mitridate I (170-132 a.C.), divenne un vero e proprio impero. La crisi attraversata sotto i successori di Mitridate I venne risolta da Mitridate II (123-88 a.C.), il quale creò un impero esteso dall’Armenia ai confini dell’India, e si fregiò del titolo achemenide di “Re dei Re”. Fu durante il suo regno che vennero poste le basi dell’egemonia commerciale partica sulla scena internazionale, lungo la direttrice che collegava il Mediterraneo alla Cina attraverso l’Asia Centrale, più tardi nota come “Via della Seta”. Gli scavi hanno portato alla luce i resti dell'antica fortezza di Mitridatkert, realizzata sulla sommità di una collina. Comprendeva due grandi complessi architettonici, uno dei quali, ancora parzialmente eretto, testimonia l'originalità dell'architettura dei Parti.

Rientro ad Ashgabat per il pernottamento.

Pranzo nel Altyn Chinar Restaurant. Cena in hotel e pernottamento.

 

NB: l’ordine delle visite in Turkmenistan e Uzbekistan è solo indicativo. Viene definito quotidianamente dal Tour Leader sentita la guida locale compatibilmente con la situazione in loco.

 

Al mattino trasferimento in aeroporto e partenza volo per Mary (10.00/10.40), circa 350 km a est di Ashgabat. (L’orario dei voli interni in Turkmenistan, ma anche in Uzbekistan, è soggetto a cambiamenti anche senza congruo preavviso e va sempre riconfermato in loco, con eventuali conseguenti variazioni nei ristoranti e hotel).

Mary, capoluogo dell’omonima regione, è il punto di partenza per visitare Merv, una delle più importanti città lungo la Via della Seta, fiorita dai tempi di Alessandro Magno fino al XIII secolo d.C., quando fu distrutta dai mongoli.

Siamo nel punto più occidentale del nostro percorso attraverso i deserti e le oasi sulla Via della Seta in Asia Centrale.

Ricordiamo che la lunga via carovaniera si divideva in tre tronconi principali. Il primo in territorio cinese e fino a Dunhuang dal quale proveniva una delle più note merci di scambio, la seta. Il secondo si snodava ai bordi del deserto del Taklamakan dell'Asia Centrale fino alla catena del Karakorum, e il terzo dalla Battriana e dalle città della Persia raggiungeva il Mediterraneo.

Merv è un parco archeologico Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO che comprende una serie di resti di città risalenti a epoche diverse, Erk-Kala, Gyuar-Kala, Soltan-Kala, Abdullahan-Kala e Bayramalihan-Kala.

Visitiamo inoltre il mausoleo del Sultano Sanjar e quello di Muhammed Ibn-Zeyd.

Dopo pranzo rientro a Mary. Visita del Museo che custodisce reperti provenienti specie dal sito.

Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto per il volo di rientro ad Ashgabat. (19,50/20,30 orario soggetto a riconferma in loco).

Pranzo al Crystal Restaurant e cena in altro ristorante locale. Pernottamento in hotel.

 

Oggi è una giornata lunga e impegnativa, con l’attraversamento del confine uzbeko.

Al mattino saremo in aeroporto per il volo diretto verso nord, a Dashoguz. (06.45/07.35 orario soggetto a riconferma in loco).

Le ampie distanze da attraversare in Turkmenistan e la mancanza di buone vie di comunicazione, rendono i voli interni il mezzo più funzionale per realizzare il nostro percorso. Da Dashoguz proseguiamo in pullman, direzione nord, per circa 90 km e visitiamo il sito di Kunya-Urgench, Patrimonio UNESCO.

Kunya-Urgench, capitale dell’Impero di Khorezm dall’VIII al XIII secolo, distrutto dalle orde barbare di Genghis Khan, conserva importanti monumenti tra cui il Mausoleo di Turabeg Khanum e quello del Sultano Tekesh, il minareto di Kutlug Temur, il più alto dell’Asia Centrale.

Al termine delle visite proseguiamo verso il confine con l’Uzbekistan che prevediamo di attraversare nella località di Khodzheyli. Lasciamo la guida e il pullman turkmeno per incontrare la nuova guida e il mezzo che ci accompagneranno fino alla fine del viaggio. (Normalmente il breve tratto di strada che separa le due frontiere è da percorrere a piedi col proprio bagaglio).

Il passaggio delle frontiere terrestri da queste parti è ancora un’esperienza. La burocrazia e la rigidità di certi controlli ci riportano a una Russia d’altri tempi.

A Nukus non possiamo mancare la visita del Museo d'Arte del Karakalpakstan. Ospita una bella collezione di arte moderna russa e uzbeka prevalentemente relativa al periodo 1918-1935, di qualità impensabile in un posto tanto isolato, dovuta alla meritoria opera di Igor Savitsky.

 

NB: a secondo dell’orario dell’arrivo a Nukus il Tour Leader insieme alla guida locale decideranno se modificare il giorno della visita al Savitsky Museum, che potrebbe essere eventualmente spostata al mattino successivo.

 

È proprio l'isolamento di Nukus ad avere permesso alla collezione di sopravvivere lontano dagli occhi della censura sovietica. Il museo di stato ospita suppellettili rinvenuti durante ricerche archeologiche, gioielli tradizionali, costumi e strumenti musicali.

Pranzo a Kunya-Urgench nell’Albina’s Cafè. Cena in hotel.

Pernottamento all’Hotel Jipek Joli 3. È il migliore disponibile a Nukus e il più modesto in cui soggiorniamo durante il nostro viaggio.

 

Dopo la colazione, partenza verso Khiva, facendo una sosta nel deserto per visitare la fortezza di Topraq Qala. Il regno di Corasmia, che si estendeva fino all’odierno Turkmenistan settentrionale, si sviluppò sulla pianura lungo il corso inferiore dell’Amu-Darya, sul ramo settentrionale della Via della Seta Per migliaia di anni costituì un’importante oasi di civiltà in mezzo ai deserti dell’Asia Centrale. A nord-est di Khiva, nella regione del Karakalpakstan meridionale, si trovano ancora le rovine di molte città e fortezze dell’antica Corasmia, alcune delle quali risalenti a più di 2000 anni fa. Il nome tradizionale di questa zona è Elliq Qala, che significa “Cinquanta Fortezze”.

Interamente realizzate in argilla, si stanno lentamente sgretolando al sole cocente, ma i resti permettono ancora di farsi un’idea dell’imponente sistema difensivo e delle singole strutture.

Il percorso attraversa campi coltivati a cotone e ortaggi, la fortezza lambisce il deserto Kizilkum, “sabbie rosse”.

Al termine delle visite, proseguimento verso Khiva.

Secondo l’orario di arrivo, inizio delle visite della città.

La nascita di Khiva si perde nella leggenda. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della Seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, anno in cui l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.

La parte antica della città, patrimonio UNESCO dal 1991, si chiama Ichan Kala. E’ circondata da mura di fango lunghe 2,5 km su cui si aprono quattro porte, la più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza. Khiva in effetti non è una semplice città, ma un vero museo a cielo aperto, perchè ha mantenuto integra la struttura urbanistica originale all'interno del perimetro di fango, dove si concentra la maggior parte dei monumenti. Si visita facilmente a piedi e tutto è a portata di pochi passi.

Ci addentriamo nell’Ichan Kala, percorrendo i suoi vicoli tortuosi, visitando minareti, madrase, palazzi e moschee.

Entrando in città dalla Ota Darvoza, sulla destra, scopriamo uno dei simboli della città, il Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi che però appare interrotto di netto alla sua metà. L’edificio venne iniziato, nel 1881, da Mohammed Amin Khan, che nelle intenzioni voleva erigere una torre colossale, la più alta dell’Asia. Il khan, però, morì improvvisamente e la costruzione fu interrotta.

Visitiamo la fortezza Kunya Ark, residenza dei sovrani, costruita nel XII secolo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è la prigione dei khan. All’interno dell’Ark si trovano una moschea estiva, del XIX secolo, e un’altra “aperta” decorata con piastrelle bianche e blu e motivi vegetali. Accanto, la vecchia zecca, oggi un museo. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i khan dispensavano giudizi. Da qui, se accessibili, si può salire sui bastioni avendo una bella vista sui tetti della città.

Pensione completa. Pernottamento allHotel Malika Khiva 3*.

 

NB: L’ordine delle visite è indicativo e potrebbe variare a discrezione delle decisioni in comune accordo tra Tour Leader e guida locale.

 

Dopo colazione, continuazione delle visite in città.

Uno degli edifici più affascinanti è senza dubbio la Moschea Juma (del Venerdì), caratterizzata da 213 colonne di legno che sostengono il tetto, imitando le antiche moschee arabe. Le poche colonne finemente intarsiate appartengono al colonnato originale, risalente al X secolo, mentre le altre, insieme al resto dell’edificio, sono del 1700.

A sud della Moschea Juma si trova un luogo molto sacro, interessante per il suo cortile e decorazioni a piastrelle. Pahlavon Mahmud, cui è dedicato il mausoleo, filosofo e poeta ma anche lottatore, divenne addirittura patrono di Khiva. All’interno, in un ambiente di stile persiano sormontato da una cupola turchese, sta la tomba del khan Mohammed Rachim II, che regnò dal 1865 al 1910. Il sarcofago e le pareti della tomba di Pahlavon Mahmud, invece, sono decorate con belle piastrelle colorate. 

La Madrasa Islam Khodja, la più recente di Khiva costruita nel 1910, è situata nella parte sud della cittadina. Accanto alla Madrasa s’innalza il bel minareto di Islam Khodja, il più alto di Khiva. Elegante nelle sue cromie ocra e inserti in ceramica si alza sulla città e lo si nota da ogni parte.

Nella zona nord-est visitiamo il Palazzo Tash Hauli, il cui nome significa “Casa di pietra”, che mostra forse le decorazioni più sontuose della città, piastrelle in ceramica, sculture di pietra e legno. Il palazzo fu fatto costruire da Alla Kuli Khan tra il 1832 e il 1841, come alternativa lussuosa alla fortezza Ark.

Al termine delle visite, trasferimento in aeroporto per il volo serale per Bukhara.

Pensione completa e pernottamento in hotel.

Il nostro albergo a Bukhara, Sasha & Son Boutique Hotel.

A Bukhara privilegiamo senz’altro la posizione proprio a ridosso della Lyabi-Hauz.

 

A Bukhara la grandiosità degli antichi edifici ricorda periodi importanti della sua turbolenta storia di invasioni e battaglie contro arabi, mongoli e Tamerlano. Verso la fine del XVI secolo fu capitale dello stato chiamato Khanato di Bukhara. Questo periodo vide fiorire il commercio e la città assunse l'aspetto che mantenne fino al 1919, anno della rivoluzione. Citiamo quanto ne scrissero i fratelli Polo: “… si arriva a una città chiamata Bukhara, che è grande e nobile molto. Quivi è un mercato ove fanno capo tutte le costose merci dell’India e della Cina, con molte pietre preziose, tessuti grossi e buoni, vi sono inoltre abbondanti spezie. C’è insomma un tale via vai di merci che è una cosa meravigliosa a vedersi. In ogni giorno di mercato tutte le piazze sono riboccanti di uomini. Si spaccia ogni cosa. I mercanti sono numerosi e le merci abbondanti. …”

Gironzolando per la città vecchia ci s’imbatte in un vero groviglio di vicoli commerciali e mini bazar. Nei mercati coperti minuscole botteghe s’aprono in angusti spazi al cui interno gli artigiani lavorano nella penombra. Il centro storico, tuttora abitato, è praticamente intatto. L’area, più di 140 edifici dove predomina il colore marrone, è tra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO.

Numerose moschee e scuole coraniche testimoniano l’importanza della religione musulmana che creò qui un centro di studi giuridici, matematica e astronomia. Ma, proprio la sua importanza scatenò Gengis Khan che ne massacrò la popolazione e distrusse le biblioteche.

Indichiamo le visite previste anche se l’accompagnatore potrà variarne la sequenza.

Dell’antica rete di canali e vasche che assicuravano rifornimento idrico, ma anche frequenti pestilenze, rimane un’importante testimonianza nella piazza Lyabi-Hauz, adornata da gelsi secolari e contornata da importanti monumenti. E’ il cuore del centro storico che si stende tra tre vie che si uniscono formando un triangolo. La denominazione indica “intorno alla vasca” e ben rappresenta il ruolo che ancora oggi svolge il posto nonostante lo sviluppo moderno della città.

Osserviamo gli edifici e le madrase che vi s’innalzano ai lati, tra cui quella di Nadirkhon Devanbegi e l’altra di Ulugbek.

La Madrasa di Nadirkhon Devanbegi è del XVII secolo. Originariamente, per il ruolo commerciale e la posizione della città, nasce come caravanserraglio e sull’ampia facciata offre due grandi pavoni rivolti verso un sole con fattezze umane. È uno degli esempi più evidenti della possibilità di non rispettare il tradizionale divieto islamico di raffigurare esseri viventi.

Poco distante si trova la Moschea Mogaki Attari, la più antica dell’Asia Centrale. Risale al IX secolo con aggiunte del XVI. Le sue origini però sono ancora più antiche perché alcuni scavi hanno riportato alla luce parti di templi zoroastriano e buddista. Questo luogo pare esemplificare bene il carattere storicamente tollerante di Bukhara, come conferma anche il fatto che una parte di questo complesso fosse nel passato usata come sinagoga. 

Il complesso di Poi Kalon con la moschea e l’alto minareto del XII secolo era riferimento per le carovane che arrivavano dal deserto circostante. Le sue 14 fasce di mattoncini cotti color sabbia una diversa dall’altra, sono state per secoli un esempio per l’architettura della regione. 

La colossale fortezza Ark, di cui rimangono mura restaurate dai sovietici, è la costruzione più antica di Bukhara. Era la città regale all’interno della città e fu abitata fino al 1920, anno in cui fu bombardata dall’Armata Rossa. La cittadella è circondata da possenti mura, che danno ancora un’ottima idea del suo splendore di un tempo. Parti restaurate e rovine compongono un insieme degno di nota che include una moschea, cortili, passaggi coperti, appartamenti, sale che ospitavano udienze, harem, trono…

Pranzo in ristorante locale e cena all’ Akbar House, una bella casa-museo del XIX secolo appartenuta a ricchi mercanti ebrei.

Pernottamento in hotel.

 

La mattinata è dedicata al completamento della conoscenza di Bukhara. (Ovviamente l’ordine delle visite potrà essere variato in relazione all’andamento concreto delle giornate).

Per visitare il Mausoleo di Ismail Samani occorre entrare nel Parco Samani a qualche centinaio di metri dall’Ark, verso ovest. Il parallelepipedo in mattoni di terracotta coperto da una cupola è del X secolo e le sue mura spesse due metri hanno consentito alla poderosa struttura di resistere al tempo.

Accanto, sempre nel parco, sta un altro mausoleo, quello di Chashma Ayub costruito nel corso di quasi cinque secoli, dal XII al XVI, sopra una sorgente fatta scaturire, pare, da Giobbe.

Tutta la zona a nord ovest della Lyabi-Hauz era dedicata da sempre ai mercati. Oggi ne rimangono tre, destinati soprattutto ai turisti, tutti in ambienti coperti e sormontati da cupole con i tetti progettati per convogliare all’interno l’aria fresca. Ecco quindi il Taqi-Sarrafon, il bazar destinato ai cambiavalute, il Taqi-Telpak Furushon, quello dei cappellai e il Taqi-Zargaron, occupato dai gioiellieri. Offrono ogni genere di mercanzia, dai tappeti per i quali la città è celebre, (grazie più al loro commercio che alla tessitura), ad altre forme di artigianato.

Poco a est del centro storico si trova il Chor Minor.

Pranzo in ristorante locale e, a seguire, partenza in pulmino verso l’ultima città che ci attende sulla Via della Seta, Samarcanda.

Arrivo in serata, cena e pernottamento all’Hotel Grand Samarkand.

 

Specchio del Mondo, Giardino dell’Anima, Gioiello dell’Islam, Perla dell’Est, Centro dell’Universo… sono alcuni dei nomi dati a questa città su cui aleggia ancora l'atmosfera delle leggende di "Arabian nights".

Samarcanda è di una bellezza struggente e i minareti, i monumenti con sfavillanti blu sono così belli da superare spesso ogni aspettativa.

Dalla sua fondazione nel V secolo a.C. la città ha alternato momenti di inarrestabile espansione a secoli di decadenza. Fu sottomessa ai persiani durante il VI secolo e conquistata da Alessandro il Grande che, secondo la leggenda, sposò proprio qui Roxana.

In seguito le orde di Gengis Khan ebbero la meglio sulle difese della città. Tamerlano la rese famosa da quando, nel 1369, la volle capitale del suo vastissimo impero e la arricchì di capolavori architettonici. Così, “la città delle cupole azzurre”,  è tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Molti monumenti ed elementi archeologici oggi non esistono più, rimangono però diverse costruzioni sontuose che ricordano il suo glorioso passato.

Visitiamo il sito archeologico di Afrosiab con le rovine dell’antica Samarcanda, abbandonata all’inizio del XIII secolo, dopo la conquista dei mongoli, l’Osservatorio di Ulugbek e il Gur Emir, l'eterna dimora di Tamerlano, con la cupola blu alta oltre 30 metri.

Quest’ultima, terminata nei primi anni del XV secolo, è un insieme non particolarmente imponente come ci si aspetterebbe riguardando un così famoso personaggio. Infatti furono le circostanze a far sì che Tamerlano fosse sepolto qui invece che nella cripta di Shakhrisabz. L’area che protegge oltre alla lapide di Tamerlano anche quelle di figli e nipoti, è all’interno di un edificio caratterizzato da una grande cupola scanalata. La tomba vera e propria del condottiero si trova in una cripta inferiore, come era consuetudine delle sepolture islamiche.

Andiamo anche alla Moschea di Bibi Khanum, dedicata alla bella moglie di Tamerlano e alla “città funeraria” di Shakhi-Zinda, il “Sepolcro del Re Vivente”. Per alcuni è il monumento che più rimane impresso di Samarcanda. Si tratta di un’area composta di alcuni santuari realizzati attorno alla probabile tomba del cugino del profeta Maometto. Il luogo, meta di pellegrinaggio, è molto coinvolgente non solo architettonicamente.

Il complesso del Registan, che in tagiko significa “luogo sabbioso”, è sicuramente una delle immagini più celebri di tutta l’Asia. Si tratta di un’immensa piazza, su cui prospetta un grandioso insieme architettonico tardo-medievale di madrase e moschee. Nel XIV secolo il complesso era il centro commerciale della città, con la grande piazza adibita a bazar.

Il nucleo principale è formato da tre grandi madrase, Ulugbek, Shir Dar e Tilla Kari, che si elevano con decorazioni di piastrelle smaltate azzurre verdi blu. La simmetria delle facciate, le proporzioni, i colori, i motivi ornamentali con frasi in caratteri arabi, i raffinati mosaici e arabeschi, ne fanno luogo elegante e poderoso.

Le visite di oggi e domani possono essere invertite. In ogni caso prevediamo di recarci in piazza Registan dal tramonto in poi, e di tornarci anche il giorno dopo prima o dopo l’escursione fuori Samarcanda, per apprezzare la piazza in diversi momenti della giornata.

Pensione completa e pernottamento in hotel. Cena nel complesso di Piazza Registan.

 

“Rendez Vous” con gli altri nostri gruppi in Piazza Registan a Samarcanda

Incontro col direttore di National Geographic Italia.

Cena, orchestra, suoni e luci che proiettano sulle facciate un racconto della bellezza

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modalità di partecipazione interessanti come in questo caso, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole, e uno show di suoni e luci non regali solo note e immagini. La serata in Piazza Registan è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che la frequentiamo da tanti anni, e che inizialmente non pensavamo si potesse realizzare, avremo la possibilità di apprezzare solo per la seconda volta.

La festa comune di oggi inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un ambiente che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

 

 

Prima della cena avremo il piacere di incontrare anche Marco Cattaneo, direttore di National

Geographic Italia. Sarà intervistato da Mario Romualdi, organizzatore dell’evento,

per percorrere idealmente, non solo dal punto di vista dell’Occidente, storia e storie

della Via della Seta.

 

Seguiranno aperitivo e cena col sottofondo (non sempre ovattato) di un’orchestra.

 

Poi, usciamo sulla piazza solo nostra chiusa agli altri. Ci sediamo al centro per essere circondati da suoni e figure, con un caotico eccessivo coinvolgente flusso di note e immagini proiettate su uno speciale schermo, esso stesso storia di bellezza.

Suoni e immagini sulle madrase.

 

In meno di 20 roboanti minuti passa una sorta di storia della bellezza e possenza.

È’ lo spettacolo di suoni e luci nella Piazza Registan a Samarcanda, solo nostra.

Colorato, un po’ troppo, musica che “spacca”, tutto forse “eccessivo”. Inizia con l’antico Egitto, passa per la Grande Muraglia. Prosegue facendo apparire piante, vasi, la Via della Seta, cammelli, l’Avesta, altri libri, l’Occhio, fuochi, frammenti di luci, volti di potenti, Monna Lisa, astri, guerrieri, Ulugbek, strumenti astronomici, il tempo, il DNA, la modernità, danze tradizionali e, non a caso per ultima, Samarcanda.

Non importa se non capiremo tutto ciò che la non intima voce di sottofondo proclama tonante in inglese accompagnando la visione. Architetture, facce, cose confuse, immagini che paiono pretenziose e incomplete. Cenni di terre, mani e facce. Un blob caotico ma assai coinvolgente, perfetto in cui le forme architettoniche delle madrase sono quasi ignorate e le pareti ridotte a puro schermo per suggerirci storie. Solo alla fine la piazza torna ad essere essa stessa storia, per parlarci di bellezza ed emozioni da toccare con mano.

 

 

(Compatibilmente con l’andamento più opportuno del viaggio l’accompagnatore potrà decidere in loco se confermare l’escursione a Shakhrisabz oggi o anticiparla a ieri).

Colazione e partenza per Shakhrisabz, piccolo centro a 90 chilometri verso sud dove si giunge dopo un paio d’ore. È un posto tranquillo che non ha subìto eccessivamente l’influenza sovietica. Ma, soprattutto, in questa zona nel 1336 è nato Tamerlano.

La strada che ci porta qui scorre attraverso bei panorami collinosi.

Il Palazzo Ak-Saray, pur in rovina, fornisce idea della grandiosità di quanto questa residenza estiva di Tamerlano potesse offrire a suo tempo.

(Per tali memorie del passato è Patrimonio UNESCO).

Pare che quest’opera fosse tra quelle cui il condottiero annettesse più importanza, visto che promosse lavori che durarono circa un quarto di secolo. Se è stata consolidata la ringhiera di protezione posta in cima, sarà forse possibile accedervi.

In ogni caso, ciò che si può osservare ancora oggi è certamente non banale e il suo stesso stato di conservazione può essere motivo d'interesse, soprattutto se confrontato con alcuni eccessivi interventi di restauro eseguiti su altri reperti storici. Guardando anche da lontano la Moschea Kok-Gumbaz capiremo perchè la sua denominazione significhi “cupola azzurra”. Fu fatta costruire da Ulugbek nella prima metà del XV secolo utilizzando architetti iraniani e indiani.

Altri resti, il complesso dell’Imam Khazrati, riportano memorie di edifici una volta poderosi voluti ancora da Tamerlano. Si tratta di un mausoleo in cui si trovano parti della tomba del suo figlio prediletto e di quella che è ritenuta proprio la sua, anche se i resti umani ritrovati appartengono ad altri.

Dopo il pranzo in ristorante locale, andiamo verso la capitale. Non essendo assicurati i posti in treno scegliamo di evitare sorprese e vi arriviamo con il nostro mezzo. Giungeremo alla stessa ora prevista col treno per cena e non perdiamo nessuna delle visite a Samarcanda perché il programma, proprio per le ventilate possibili modifiche anche nei trasferimenti in treno, è stato elaborato con tempi opportuni per sopperire a possibile variazioni. Col bus avremo autonomia negli orari e non dovremo rientrare a Samarcanda per recarci alla stazione in anticipo rispetto all’ora di partenza del treno, ma potremo dirigerci direttamente da Shakhrisabz a Tashkent.

Durante il tragitto si attraversano coltivazioni di cotone, “l’oro bianco”, una delle risorse economiche più importanti per l’Uzbekistan.

Cena e pernottamento allHotel International.

 

Prima colazione e visita di Tashkent, la città più importante dell’Asia Centrale, nodo commerciale dell’intero Turkestan.

Oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev.

Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale di Ankhor separava la città vecchia (uzbeka) da quella nuova (russa). La prima consisteva in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dall'odierna piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita dal periodo post sisma ai giorni nostri.

Tashkent ha il suo centro nella piazza Amir Timur, caratterizzata da una statua di Tamerlano, appunto. Il traffico, pur notevole, è agevolato da una metropolitana che costituisce motivo di vanto per la ricchezza dei decori delle varie stazioni. Avremo modo di visitarne una.

La zona vecchia ha invece il cuore nelle vicinanze del Bazar Chorsu, il mercato locale dei contadini. Sotto la cupola verde, la sua natura non è stata completamente stravolta negli ultimi anni.

Sulla vicina altura, poco più a sud, a poche centinaia di metri, sta la Madrasa di Kulkedash. Il centro religioso ufficiale della repubblica è la Piazza Khast Imam, dove si trovano la Madrasa Barak Khan e la Moschea Tila Shaikh (chiamata anche Moschea Khast Imam) nella cui biblioteca è conservato il Corano di Osman del VII secolo, ritenuto il più antico del mondo.

Visitiamo quindi il Museo di Arti Applicate, un bell’edificio in stile tradizionale ricco di decorazioni in stucco e in legno intagliato che raccoglie un’interessante esposizione di ceramiche, tessuti, gioielli, strumenti musicali, e la Piazza del Teatro Alisher Navoi. Pranzo e cena in ristoranti locali.

 

Pernottamento all’hotel International.

 

Sveglia presto e trasferimento in aeroporto. (Snack a bordo, vista l’ora della partenza dall’hotel). Volo di linea TK 369 delle 8,20 per l’Italia via Istanbul.

 

 

 

 

  1. Kunya Urgench    2.  Bukhara, mercato    3. Samarcanda, Piazza Registan

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO Viaggio storico culturale molto interessante e intenso, che si sviluppa tra Turkmenistan e Uzbekistan, in cui includiamo tutti i siti Patrimonio UNESCO presenti nella regione.Fruiamo di 3 voli interni in Turkmenistan, per coprire le distanze maggiori dove non vi sono luoghi particolarmente interessanti né paesaggi stimolanti. Con questi accorgimenti, (che tengono conto delle passate esperienze e giudizi dei precedenti viaggiatori), evitiamo di allungare - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Cena con orchestra e spettacolo di luci in piazza Registan, a Samarcanda, chiusa al pubblico e ad uso esclusivo per noi
  • Sono inclusi tutti i 6 siti Patrimonio Unesco presenti in Turkmenistan e Uzbekistan

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