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CUORE D’ASIA CON RENDEZ-VOUS A SAMARCANDA

IRAN TURKMENISTAN UZBEKISTAN

icona orologio 15 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   20  aprile    al   4  maggio  

Una proposta assolutamente nuova nel Cuore d’Asia. Per la prima volta tre Paesi, tappe fondamentali sulla Via della Seta, con architetture inconfondibili e popoli che dal passato nomade hanno mantenuto quasi intatto il senso dell’ospitalità, divengono un unico itinerario intenso ricco e intrigante. Attraversiamo villaggi, città, deserti, alture, siti archeologici, territori con una storia costruita su eventi gloriosi e misfatti, che però hanno lasciato segni - continua -

A PARTIRE DA: 4.080 €


ITINERARIO

Milano e/o Roma Shiraz via Istanbul (il modo più rapido per andare dall’Italia a Shiraz).

Partenza da Milano e/o Roma con voli di linea della Turkish per Shiraz. Il volo TK 1896 parte alle 14,45 e arriva a Istanbul alle 18,35. Si riparte alle 20,50 per giungere a Shiraz alle 2,15. La scelta di questi voli permette di ottimizzare i tempi senza un ulteriore scalo a Teheran che allungherebbe i tempi.

 

All’arrivo, trasferimento in hotel per il pernottamento. Opportuna dormita per consentirci in mattinata di iniziare le visite a Shiraz.

È considerata la città aristocratica, perché per tanti secoli gli iraniani ne hanno apprezzato il suo essere luogo di cultura, di poeti, degli usignoli e del vino. Ha sempre goduto di grande rispetto nel mondo islamico sino a confrontarsi per importanza con Bagdad nell’XII secolo ed essere anche capitale della Persia nel XVIII. Tra il XIII e XIV vive fasi di enorme sviluppo culturale e artistico, specie per merito di poeti come Hafez e Hsa’di e una vasta presenza di rappresentanti di varie arti. Il suo declino inizia dopo i pochi decenni che la videro per la prima volta capitale del Paese e termina nella seconda metà del XVIII secolo, con l’arrivo di Karim Khan che ristabilisce qui la capitale. Oggi, nonostante i problemi propri delle grandi città, (vi vivono circa un milione e mezzo di persone), continua a presentarsi con aspetti dell’antica grazia arricchita anche dal ricordo e opera di poeti di cui vanta le tombe.

È la prima di possibilità di approccio con gli iraniani.

Incontreremo gente. Chiedendo un’informazione, ci potremo stupire di ricevere oltre a cortesi risposte anche la citazione di alcuni versi del venerato Hafez. Ci meraviglieremo ancor di più sentirli recitare sotto i ponti di Isfahan e scoprire che di questo poeta, che ha riempito le sue rime con mistici riferimenti all’usignolo al corteggiamento e al vino, in ogni casa si trovi, accanto all’immancabile Corano, un volume di poesie. Ovviamente, invece, resteremo delusi dal constatare che a Shiraz non vi è ombra dell’omonimo vino.

Indichiamo i luoghi più rappresentativi di Shiraz sottolineando che le visite che svolgeremo saranno definite in loco dal tour leader sentita la guida locale, compatibilmente con gli orari di apertura.

La Tomba di Hafez, Aramgah-e Hafez, è un luogo davvero caro agli iraniani. Il poeta, del XIII secolo, è ancor oggi un riferimento culturale per moltissimi. È spesso citato e a lui si ricorre per avere conforto nelle scelte importanti da compiere. Ad alcuni, infatti, basta aprire a caso un suo volume per scoprire in quelle pagine il proprio futuro.

Hafez nasce qui, e la sua tomba ornata da un mausoleo risalente al secolo scorso, si trova in un bel giardino. Prolifico autore, fu ed è ancora, per il ruolo che continua a svolgere, un contraddittorio personaggio. (Ma, ancor più contraddittorio sembra essere il favore che incontrano le sue opere con un contenuto per molti aspetti ai margini, se non contro, alcune di quelle che a noi paiono generali linee guida islamiche. Basti pensare al suo cantare le lodi anche degli eccessi del bere e degli amori venati di omosessualità).

Il Naranjastan-e Qavam è una casa storica tradizionale risalente alla fine del XIX secolo costruita per la famiglia Qavam. È impreziosita dal Bagh-e Naranjastan, il Giardino degli Aranci.

La Moschea Nasir ol Molk, notevole per eleganza, decori, soluzioni architettoniche, richiama l’attenzione dei visitatori e delle macchine fotografiche.

Il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, è un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani (verificheremo in loco la possibilità di visitarlo), consta di cortile, minareti, cupola, una miriade di specchietti per decori.

Pranzo all'Haft Kahn e cena in altro ristorante locale.

Il nostro hotel a Shiraz, Hotel Homa 5* o similare.

 

(Chi da anni ci offre fiducia, sa che raramente nell’indicare un hotel adoperiamo la formula “o similare�. In questo viaggio, diversamente da altri, come evidenziato anche per l’evento a Samarcanda, potrebbe succedere di non fruire di alcuni servizi pur prenotati e confermati mesi prima. Ci scusiamo in anticipo nel caso ciò dovesse verificarsi, assicurando che, se necessario, sarebbe nostra cura trovare le migliori alternative nell’ambito della stessa categoria di servizi previsti.

Anche i voli interni potrebbero subire variazioni senza congruo preavviso. Se necessario, provvederemmo a sostituirli con altri voli o trasferimenti via terra, introducendo gli opportuni aggiustamenti nel programma e hotel).

 

Lasciamo l’hotel per intraprendere l’itinerario attraverso un Paese grande oltre cinque volte l’Italia, in cui vivono circa 80 milioni di persone.

Iniziamo presto la giornata per dedicare il giusto tempo a una delle più sontuose tappe del nostro ricco itinerario, Persepoli, a un’ora circa di strada.

Andarci, è un desiderio che generalmente precede un’adeguata conoscenza delle attrattive esistenti e non si spiega interamente neanche basandosi solo sulle immagini già note. A meno che, non siano quelle che portiamo con noi da quando per la prima volta le abbiamo incontrate nei libri di scuola: figure umane e animali che sembrano fuse con la pietra. Pare tentino di svincolarsene per raccontarci storie di fasti e incontri con altri popoli, di leoni con teste umane barbe e copricapi raffinati, e altri leoni che da tanto tempo stanno li, immobili, pronti ad azzannare tori.

Ciò che più suggestiona di Persepoli che, pur irrinunciabile, adesso è solo il ricordo di venticinque secoli di storia, è il suo mito. Questo è più forte e corposo della sua materialità. Pietra.

Prima, scarnificata per farne emergere uomini, animali e animali uomini. Poi, consumata spezzata e oltraggiata dal tempo e dalle brutalità. Oggi, ricomposta per consentirci il ricordo visivo della sua passata maestosità.

Qui, dove anche il solo nome propone forti sensazioni evocative, gli Achemenidi condensarono tutta la loro grandezza architettonica. E, per apprezzare la forza del suo mito, non è neppure necessario che sia direttamente proporzionale alla quantità di pietra antica lavorata che ancora si può toccare, né al tempo che dedichiamo alla visita.

Patrimonio UNESCO*, rimasto nell’anonimato sino alla metà del secolo scorso, conserva tracce notevoli di un complesso urbanistico, realizzato durante oltre centocinquant’anni di interventi a partire dall’inizio del VI secolo a.C. ad opera di Dario il Grande. Qui si concentra il meglio dell’arte achemenide.

La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse. Seguono il Palazzo e la Scalinata dell’Apadana con bassorilievi importanti per la godibilità artistica e la capacità di mostrare scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, riferimenti a vari popoli di quel periodo.

Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. 

Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.

Tombe rupestri, che osserveremo da lontano, sono state scavate sull’altura sovrastante il sito.

Del Tesoro di Dario, dopo la non gradita visita di Alessandro (per noi Magno), rimangono solo interessanti tavolette che elencano l’ammontare dei salari per gli operai.

(Proprio da ritrovamenti minimi come questo, anche in altre parti di quelle regioni si è riusciti a ricostruire storie di vite e cronache sociali importanti. Come è accaduto a Ebla in Siria e poi in Egitto. Sulle rive del Nilo, la scoperta di spezzoni del “papiro dello sciopero� risalente al XII secolo a.C. (la prima informazione scritta di un’astensione organizzata dal lavoro), fornì la conferma che per la costruzione di piramidi e tombe non venissero adoperati soprattutto schiavi, ma lavoratori che ricevevano un compenso. Ciò è stato di grande aiuto per ipotizzare quale fosse l’organizzazione economico sociale di allora. Lo stesso è stato possibile anche per il Regno di Persepoli grazie al ritrovamento delle tavolette.

Da sottolineare che molti di questi reperti, papiri e tavolette, trattano di questioni amministrative, di numeri. Infatti, è essenzialmente dall’esigenza economica di annotare dati quantitativi che quasi sempre nasce lo stimolo per lo sviluppo di varie forme di scrittura).

Proseguimento per Pasargade che dista circa 80 km dove prevediamo il pranzo.

Pasargade, seconda sosta della giornata, risale al VI secolo a.C. I resti della città, in cui non ci recheremo, sono ben poca cosa e non sono in grado di darci neppure l’idea approssimativa di cosa fosse questa antica capitale.

Invece, andremo ad apprezzare il luogo dov'è la Tomba di Ciro, Patrimonio UNESCO.

Non importa se l’attribuzione non sia accettata da tutti gli storici. Ciò che è essenziale, per riconoscerla come Tomba di Ciro, è la storia che si è ormai impadronita del luogo dal momento in cui Alessandro Magno, omaggiandola, la riconobbe come tale.

L’austera bellezza, solitaria e modesta, può sembrare maestosa e persino altera.

Pare affermare, con la sua aspra e massiccia struttura, assolata e fiera, accentuata dall’ergersi solitaria nella piana di Morghab, di non aver bisogno di leziosità e preziosismi architettonici per mostrarsi sintesi stilistica ed emblema tangibile, proprio come la materia di cui è fatta, della solida potenza acquisita da Ciro.

Sei piani sbalzati in pietra, elevano sulla pianura una struttura funeraria rettangolare con una copertura a tetto spiovente, anch’essa di forte brutale tenera pietra. Tutto qui, ciò che resta del grande Ciro.  Le sue schematiche, non ricercate forme, paiono solo la rappresentazione del prototipo di una semplice casa.

Per arrivare a Isfahan, ultima tappa di questa intensa e interessantissima giornata mancano poco più di 350 km che ci impegnano per 4/5 ore.

Pranzo al Pasargade Tourist Inn e cena in hotel.

Il nostro albergo a Isfahan, Abbasi Hotel o similare.

 (Sebbene richiesto con molto anticipo non è sempre possible ottenere la conferma delle camere all’Hotel Abbasi. In ogni caso è bene sapere che per le caratteristiche generali dell’edificio, le stanze che fanno parte della sua ala originale sono assai meno delle altre realizzate per ampliarne la capacità ricettiva. A poco serve richiedere le prime perché la direzione non assicura la fruizione di specifiche stanze. Quindi, può capitare che le stanze che l’hotel assegna “d’ufficio� siano nell’ala moderna e che affaccino sulle vie trafficate. Ce ne scusiamo in anticipo informando che nel caso, sarà difficile ottenere cambi di stanza perché l’hotel è sempre pieno. Ciò, tra l’altro, fa si che la proprietà possa rinviare i lavori di manutenzione che in alcune parti e stanze sarebbero necessari. L’attribuzione delle 5* è certo plausibile per le aree comuni, ma non per la maggior parte delle stanze che potrebbero essere considerate di 3*. Dedichiamo tanto spazio a questo hotel perché è forse il più famoso del Paese).

 

*(Si tratta di una lista che comprende circa 1.000 beni presenti nel mondo. Al primo posto, con 55 citazioni, si trova l’Italia. Inseguono Spagna e soprattutto Cina).

 

C’è chi dice che basterebbe andare solo a Isfahan per motivare un viaggio in Iran. Per fortuna così non è perché questo Paese ha tanto altro da offrire, e non può essere sostituito dalla pur imperdibile città “metà del mondo�. È però certo che nessun viaggio in Iran sarebbe giustificabile senza calpestare la Naqsh-e Jahnan Sq (Imam Square) e attraversare uno dei ponti fatti erigere nel luogo trasformato in capitale da Abbas il Grande.

Ci piace definirla “bellezza eccessiva�, e va assaporata cercando di centrare l’attenzione anche sui particolari, utilizzando ogni ora di questa intensa giornata. Può succedere, infatti, che presi dalla grandiosità delle opere cui ci si trova davanti, si rimanga preda dell’insieme di quelle architetture perdendo il gusto del dettaglio.

Giardini, viali, complessi islamici, bazar, ponti, moschee. Nei secoli, viaggiatori, poeti, scrittori hanno decantato questo museo della cultura tradizionale vivente, oggi elevato a Patrimonio UNESCO.

Tutto ciò rende ininfluente il suo traffico congestionato e gli aspetti meno appetibili legati anche agli impianti industriali e nucleari.

Nel passato, ci hanno pensato Sasanidi, Buyidi, Selgiuchidi, Mongoli, Safavidi, dal III al XVI secolo, a trasformare un anonimo centro in Isfahan.

Il cuore del cuore cittadino è un viale lungo più di 5 chilometri, Chahar Bagh, Quattro Giardini, che dalla fine del secolo XI attraversa i luoghi più attraenti.

Elenchiamo di seguito i luoghi più interessanti. Sceglieremo cosa visitare, in gruppo o da soli, compatibilmente con gli orari di apertura e il tempo disponibile.

La Masjed-e Jameh, Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, è la rappresentazione più esauriente della capacità di evoluzione architettonica islamica nel corso di circa un millennio. I primi segni di luogo adibito a culto pare risalgano a Zoroastro, e la più antica testimonianza di moschea data XI secolo. Nel XII subisce incendi e ricostruzioni, dal XV si riscontrano successive elaborazioni, aggiunte e abbellimenti. Un lavorio che determina, nonostante invasioni esterne ed eventi che ne hanno messa a repentaglio l’esistenza, il suo essere non solo la moschea più maestosa dell’Iran, ma pure la più significativa dal punto di vista dell’elaborazione artistica. Grazie alle diverse presenze che hanno dato il loro contributo per farne esempio di contraddittoria gustosa maestosità e raffinatezza.

Non importa se, come sostiene qualcuno, la Naqsh-e Jahan Square sia la seconda piazza più grande al mondo, (quasi certamente non lo è). Così come non è essenziale concordare sul fatto che la sua denominazione in italiano suggerirebbe essere �la piazza modello del mondo�. Ciò di cui si può esser certi, è che rappresenta la più preziosa cornice per contenere le Masjed-e Shan e Masjed-e Sheikh Lotfollah, il Kakh-e Ali Qapu. Patrimonio UNESCO, deve la sua realizzazione ad Abbas il Grande.

La Masjed-e Shan, ultima opera del citato Abbas, è ricca di particolari e presenta un insieme complesso e assai significativo del periodo safavide. Portali, nicchie, iwan (sala con tetto a botte e apertura verso un cortile), motivi ornamentali con stalattiti e mosaici, cortili, minareti, cupole, mihrab (nicchia rivolta verso La Mecca), minbar (pulpito). Tutto ciò ha necessitato un quarto di secolo circa per essere portato a termine.

La Masjed-e Sheikh Lotfollah è la moschea dedicata da Abbas al suocero, Lotfollah. Meno ricca della precedente, la cui direzione dei lavori era stata affidata proprio a Lotfollah, è diversa anche nell'accesso. Il mihrab si presenta maestoso. Portale, cupola, santuario e corridoi offrono tonalità aggraziate che a volte tendono al panna crema rosa bianco turchese giallo azzurro…

Il Kakh-e Ali Qapu, il Palazzo di Ali Qapu, di poco più recente delle precedenti realizzazioni, risale alla fine del XVI secolo e fu residenza di Abbas I (sempre lui, il Grande). Dedicato al genero del Profeta, Ali, è imponente, è alto quasi 40 metri. Sale del Trono e della Musica, la terrazza con 18 colonne denotano l’edificio fornendo vari spunti di interesse.

Ne possiede 20 ma il Kakh-e Chehel Sotun è definito Palazzo delle Quaranta Colonne. Un poco decentrato rispetto alla piazza, in prossimità della Chahar Bagh, il complesso ha una storia travagliata di cui ciò che ancor oggi si nota, risale soprattutto all’inizio del XVIII secolo. Periodo achemenide e safavide si armonizzano in questo complesso che originariamente era stato concepito come luogo di svago. Vi sono giardini, terrazza, affreschi, salone e fontane che rispecchiando le 20 colonne ne fanno apparire 40.

I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate e il Pol-e Khaju.

Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità ambienti adibiti a sale da tè. Il secondo ponte, Pol-e Khjau, pur essendo lungo meno della metà del precedente, è il più ammirato di Isfahan. La sua costruzione, alla metà del XVII secolo, si deve non al solito Abbas ma al suo successore. (Decideremo in loco, a seconda del tempo a disposizione e del traffico, quale visitare).

Pranzo al Bastani. Cena allo Shahrzad. Pernottamento in hotel.

 

Andiamo per oltre 450 chilometri decisamente verso nord fermandoci a poco meno di metà strada per visitare Kashan.

Conosciuta anche come città delle rose e degli scorpioni, oggi offre soprattutto case risalenti in parte al primo periodo qagiaro*. Per quasi un migliaio d’anni la zona col bazar è stata il centro commerciale più importante della regione. Attraverseremo i suoi vicoli per entrare in una delle vecchie case ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni. In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici. Vi si trovano le zone riservate alla famiglia, andaruni, agli ospiti e divertimento, biruni, e anche alla servitù, khadame. Da notare le torri del vento, badgir, realizzate con un semplice ingegnoso sistema per convogliare e rinfrescare il vento che entra nelle case.

Non passano inosservati i batacchi di forma tondeggiante e quelli oblunghi e sottili che ornano ancora alcuni dei portali, riservati il primo alle donne e il secondo agli uomini. Il differente suono prodotto sulla porta indica se il visitatore sia uomo o donna, in modo che ad aprire possa andare una persona dello stesso sesso.

Il Giardino di Fin, (Bagh-e Fin). Vasche, fontane, cedri centenari, padiglione per gli svaghi, hammam. Si trova a pochi chilometri dal centro cittadino e, assieme ad altri in località diverse, ben rappresenta la tipologia di giardini persiani inserita tra i Patrimoni Umanità UNESCO.

Pranzo nel ristorante “Manouchehri House�. È in un gradevole boutique hotel con poche stanze ricavato da una casa tradizionale, anche se i tempi del servizio ristorazione possono non incontrare la nostra approvazione. (Set menù).

Dopo il pranzo si continua sino a Teheran dove arriviamo nel tardo pomeriggio serata. Cena in hotel.

Il nostro hotel a Teheran, Espinas Hotel 5* o similare.

 

*(Indichiamo le dinastie che si sono succedute per esemplificare il vasto mescolarsi di culture che hanno arricchito la realtà locale durante due millenni e mezzo.

Achemenidi 550/330 a.C. - Seleucidi 323/162 a.C. - Parti 247 a.C./224 d.C. - Sasanidi 224/642 - Arabi e Turchi 642/1051- Selgiuchidi 1051/1220 - Mongoli (Ilkhanidi) 1256/1335 - Timuridi 1380/1502 - Safavidi 1502/1736 - Nadir 1736/1747 – Zand 1750/1795 - Qagiari 1795/1925 - Palhavi 1925/1979)

 

Fino al XIII secolo la località in cui è oggi Teheran non ha grande spazio nella storia della regione. Comunemente era conosciuta come il “luogo dove gli uomini vivono nelle caverne�. Nella versione più gratificante è stata anche indicata come “villaggio dei melograni�. Solo nel XVI secolo un re safavide decide che quell’ambiente naturale ben si presta a ospitare una città da ammirare e la arricchisce di giardini, caravanserragli, mura e torrioni. All’inizio del ‘900 è una delle più popolose al mondo.

Oggi, molta parte del suo territorio urbano non mostra attrattive di particolare interesse. Ciò che è degno di nota si snoda lungo l’area attorno alla Valiasr Avenue. A nord, lungo questa arteria di oltre 15 chilometri, si sono sviluppati i quartieri più moderni e benestanti. A sud si concentrano quelli più antichi, e anche più popolari, dove stanno i luoghi in cui ci recheremo per le visite. Tanti caffè e case da tè sono invece presenti ovunque.

Se Isfahan Shiraz e Persepoli sono il cuore culturale e storico del Paese, Teheran ne costituisce il caotico motore amministrativo e sociale. Qui sono più evidenti, pur tra contraddizioni, anche le aspirazioni più avanzate di modernità che spesso coincidono con richieste di maggiore laicità.

In generale, nella capitale, luogo che concentra e accentua le caratteristiche dell’intero Paese, si può trovare conferma anche di quella che distingue l’Iran da molte delle altre regioni di frontiera. Infatti, pur essendo stato nel passato in grado di mettere in relazione mondi e culture diverse, contemporaneamente è stato, ed è, capace di dividere l’Est dall’Ovest e addirittura proporre fratture poderose all’interno dello stesso mondo islamico.

(Ma, ciò ci porterebbe a frequentare aspetti politici anche attuali legati ai fronti sciita e sunnita che continuano a riempire pagine di cronache quotidiane. Per questo ci limitiamo a farne solo cenno, evitando di entrare nel merito anche di altri aspetti decisivi nella storia controversa, anche recente, dell’Iran incluso il ruolo degli ayatollah a partire da Khomeini).

Nella capitale visiteremo il Museo Nazionale e Palazzo Golestan, perché ne rappresentano le specificità più significative.

Il Museo Nazionale è una sintetica e utile panoramica della conoscenza storica del Paese che abbiamo attraversato. Vi si trovano ceramiche, terrecotte, sculture, incisioni, vasi zoomorfi, capitelli a forma di teste umane e tori, fregi, bronzi e l’uomo del sale.

Più a sud si trova il Palazzo Golestan che può essere fatto risalire alla metà del XIX secolo con interventi iniziali del ’700, ed è inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Questa memoria della dinastia qagiara, situata nel cuore della vecchia Teheran, si sviluppa intorno a un giardino che contribuisce ancora oggi a giustificare l’antica denominazione data al complesso di Palazzo dei Fiori. Sale delle udienze e dell’incoronazione, specchi, alabastri, marmi, fontane, museo con ritratti degli scià e scene di vita quotidiana. E, poi, sale da biliardo, raccolte di fotografie storiche, torri del vento, sotterranei, pavimenti assai decorati, sala da tè.

Il bazar, posto ancora un poco più a sud del Palazzo Golestan, di cui trattiamo essenzialmente per informare della sua importanza economico sociale, costituisce una città nella città e controlla quasi un terzo delle vendite delle mercanzie del Paese. Nei negozi allineati nei vicoli, che si stendono per oltre 10 chilometri, ognuno dei quali conserva ancora una propria specializzazione nelle merci proposte, si trova di tutto. È il regno dei bazari. La massiccia recente concorrenza dei grandi centri commerciali, sta cominciando a limitare la loro forte influenza politica storicamente esercitata. Si tratta di un ceto sociale ricco, conservatore nelle scelte socio politiche e negli aspetti legati alla quotidianità. Si desume anche dall’abbigliamento specie femminile, come dimostrato visivamente dal largo uso di chador.

Il volo W5 1037 delle 19,40* consente di avere tempo sufficiente nella capitale e ci permette di pernottare a Mashad per avere tutta la giornata dopo a disposizione e visitare una città importantissima dal punto di vista culturale locale ma, proprio per questo, sempre affollata di fedeli. Potrà essere occasione per osservare la partecipazione e attaccamento popolare alla religiosità islamica.

Pranzo nel ristorante locale “Ferdowsi�. Cena in hotel.

Il nostro hotel a Mashad Darwishi 5* o similare.

 

*(I voli interni previsti potrebbero subire ritardi o cancellazioni. Nel caso, provvederemmo alle eventuali opportune variazioni nel programma e pernottamenti).

 

Compare raramente nelle proposte di viaggio, ma è certo la più amata e frequentata meta di pellegrinaggio in Iran. Per questo la introduciamo in un itinerario che si caratterizza per assoluta novità.

Il Santuario dell’Iman Reza è un enorme complesso religioso in continua espansione che rende omaggio all’VIII imam sciita ucciso nell’818. Lo stesso nome della città, che con oltre tre milioni di abitanti è la seconda del Paese, vuol dire “luogo del martirio�. Si riferisce all’assassinio con succo avvelenato di uva e melograno, compiuto dal figlio del califfo Haroun personaggio de “Le mille e una notte� per ottenere il primato politico religioso. In quel periodo, Sanabad l’odierna Mashad, era città colta e cosmopolita legata a Merv.

Oggi oltre venti milioni di pellegrini rendono omaggio ogni anno al santuario che iniziò ad essere ampliato dal XIV secolo. Nel 1928 per agevolare opere aggiuntive, tutti gli edifici circostanti furono addirittura abbattuti. Altri lavori sono in corso e sembrano non avere mai fine. La gestione delle opere e delle ingentissime donazioni è affidata ad un ente, divenuto una potenza economica assai rilevante a livello nazionale.

I fedeli giungono in questo angolo iraniano all’estremo nord est del Paese quasi al confine con il Turkmenistan, dando prove di un fervido attaccamento all’VIII iman come se la sua scomparsa fosse recente. Il luogo sacro è anche meta di giovani sposi che ritengono di buon auspicio per la loro vita comune la permanenza nella “città del martirio�.

Oro, blu, cortili, affreschi, minareti, cupole, fontane, moschee, caravanserragli, riempiono e ornano gli spazi imponenti delle diverse aree sacre del complesso religioso. Folle consistenti e più rare oasi di tranquillità caratterizzano questi luoghi nelle diverse ore del giorno.

Essendo luogo sacro per eccellenza di un Paese noto anche per una fede professata generalmente con non distratta partecipazione, presteremo grande attenzione a organizzare le nostre visite specie nei momenti di maggiore afflusso. Alcune parti del complesso sono normalmente interdette ai non musulmani e altre possono essere non accessibili per motivi ora non noti. In ogni caso si avrà la possibilità di cogliere il senso della maestosità e soprattutto sacralità particolare del santuario.

Non essendo prevedibili i flussi di pellegrini e le chiusure di alcune delle aree ai non musulmani, abbiamo scelto di arrivare a Mashad ieri per avere l’intero giorno e cercare le ore più opportune di visita. Oggi è venerdì, il giorno più sentito per i fedeli locali. Le funzioni religiose sono assai frequentate e questo, pur con le opportune cautele con cui occorre frequentare aree affollate, può rendere più interessante la nostra permanenza.

Compatibilmente col tempo necessario da dedicare al santuario e al possibile tempo libero, ci recheremo anche in altri luoghi della città come il Museo Principale e la Moschea dei 72 Martiri.

Pranzo e cena in ristoranti locali.

Pernottamento in hotel.

 

Oggi inizia la parte di viaggio che ci porta a oltrepassare confini di tre diversi Paesi. Sono più rare di prima le occasioni in cui il passaggio di una frontiera avvenga via terra, perché lo sviluppo delle comunicazioni prevede in genere la possibilità di usare l’aereo. Nel nostro caso, non esistendo relazioni di questo tipo tra Iran e Uzbekistan, e dovendo fruire di mezzi terrestri, ne approfittiamo per attraversare anche il Turkmenistan e visitare il più importante sito archeologico del Paese andando anche a Merv.

Partiamo presto per evitare problemi perchè il confine a Saragh, che dista 170 km e si raggiunge da Mashad dopo circa 2 ore e mezza, ad una certa ora chiude. Le laboriose operazioni di passaggio, che richiedono la nostra pazienza, possono prevedere anche la percorrenza a piedi con i bagagli di un piccolo tratto (200/300 metri) che connette gli uffici di frontiera. Da Saragh a Merv i 220 km si superano in tre ore e mezza. (Indichiamo questi dati con l’ovvia sottolineatura che i tempi reali potranno essere anche assai diversi).

Merv, per la sua storia è stato dichiarato Patrimonio UNESCO.

Monumento alla materia fragile che sa essere eterna*. Fango e mattoni d’argilla che si elevano con forme originali, tanto particolari ma universali che sembrano richiamare da un lato architetture africane e, con un poco di fantasia anche strutture classiche greche. Il contesto arido, brutale, quasi ostile, valorizza opere che hanno saputo in parte resistere al tempo, alle intemperie e alle azioni di personaggi la cui fama è giunta a noi ingigantita anche grazie a massacri di uomini e distruzioni di cose.

Storicamente è stata legata a Mashad con la quale costituiva un califfato di cui era “capitale� Merv sotto il potere di Ma’mun figlio di Haroun ar-Rashid, la cui corte pare abbia ispirato aspetti de “Le mille e una notte�. Troppi personaggi e località si contendono questo ruolo, così come sono tanti i luoghi che autocertificano di essere stati set dell’omonimo film di Pasolini. In ogni caso, Merv, pur non potendo eguagliare l’attribuzione di “immortale sacralità� propria di Mashad, in passato era nota anche come “Regina del mondo�, rivaleggiando in fama con le maggiori capitali dell’Islam al pari di Bagdad e Damasco. I discendenti di Gengis Khan hanno però cancellato la grandiosità del periodo in cui era importante incrocio sulla Via della Seta. Vi transitavano merci e pure culture, fedi ed etnie diverse in un contesto di oasi, abitazioni, palazzi, moschee, caravanserragli di cui rimangono sufficienti resti in grado di farcene intuire, aiutati dalla nostra capacità di suggestione e fantasia, la passata grandiosità.

Musulmani, buddhisti, cristiani e zoroastriani, popolavano una città che soprattutto nell’XI e XII secolo raggiunse livelli di rinomanza e splendore. Una fase assai rigogliosa, interrotta bruscamente dal massacro della sua popolazione e distruzione delle architetture all’inizio del XIII secolo per mano di uno dei figli di Gengis Khan. I tentativi di rinascita e l’annessione russa alla fine del XIX secolo non hanno certo risarcito gli antichi splendori, ma ciò che oggi resta giustifica il suo inserimento tra i Patrimoni UNESCO e il nostro viaggio.

Merv si mostra come un agglomerato di più rovine alcune delle quali risalgono addirittura al VI secolo a. C.

L’Erk Kala conserva ancora un terrapieno a forma di scudo ovale con diametro di oltre mezzo chilometro. Giaur Kala, altra ex fortezza ma più giovane di nove secoli, offre parte delle mura con resti di moschea e cisterna. Una struttura che si presenta integra è Il mausoleo del sultano Sanjar del XII secolo restaurato da poco. Completano il panorama dei vari centri del complesso di Merv, la cittadella del sultano Kala, una moschea poco più a nord, due fortificazioni assai diroccate e il mausoleo di due compagni del Profeta ancora luogo di pellegrinaggio.

Secondo alcuni è stata fonte di ispirazione delle storie delle “Mille e una notte�. Per altri, se non la più grande, è stata una delle maggiori città al mondo. Certamente è stata una delle forme più grandiose che il fango fatto mattoni potesse assumere, e conserva interesse proprio perché si presenta come sfida della terra che unita all’acqua si eleva a forma di mura, case, torri, muraglioni.

Poi torniamo a Mary, località che abbiamo superato per venire a Merv. Dista una trentina di chilometri ed è il centro abitato più vicino che offra servizi turistici.

Pernottamento e cena presso il “Mary� hotel 4* o similare.

 

 

*(A pensarci bene, se si va oltre il suo aspetto di materia caduca, povera, senza spina dorsale, molliccia, a volte persino fastidiosa, il fango è un bene prezioso, a buon prezzo e facilmente reperibile. Si può creare e ricreare quasi ovunque. È riciclabile all’infinito. La polvere sposata all’acqua, si fa sostanza flessibile, malleabile, che assume la forma di cui si abbia bisogno. È sufficiente esporla al sole, che qui non manca, per trasformarla in mattone, muri, hammam, moschea.

Un edificio di fango, in tutto o in parte, col tempo, ritorna a essere terra, polvere. Il mattone, sminuzzato, riunito all’acqua ne ricompone uno nuovo che può essere, come la volta precedente, accatastato sull’altro, fino a che non ricrei pareti da unire con un tetto per farne altra abitazione o luogo di culto.

Il fango è eterno perché, anche quando torna a essere polvere, non muore mai.

A differenza dell’uomo di cui nella “Genesi� si dice “… in polvere tornerai�, perdendo in questo modo definitivamente la sua essenza vitale perché cessa di esistere, il fango, quando ridiventa polvere, può riprendere vitalità, perché non ha perso la sua funzione vitale, il suo scopo di essere.

Così, pure qui, in modo più appariscente che in tanti altri anonimi villaggi non solo del Turkmenistan, il fango può riproporre il proprio mito di sostanza caduca distruttibile ma eterna, nonostante il significato dispregiativo comunemente attribuitogli. In tal modo potremo guardare diversamente i cumuli di fango ancora polvere, o di nuovo mattoni, che ci accoglieranno a Merv).

 

Stasera saremo in Uzbekistan a Bukhara. Sono poco più di 350 km. Un primo tratto ci fa uscire dal Turkmenistan a Farab, dove saremo in tre ore e mezza dopo 240 km. Gli altri, circa 120 in terra uzbeka, li percorreremo in un paio d’ore. Per il passaggio dei confini valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza.

Complessivamente da Saragh a Farag, i due punti di confine tra i tre stati, vi sono 500 km. È la larghezza del Turkmenistan che attraversiamo verso nord est avendo alla nostra sinistra il deserto del Karakum.

Secondo l’ora di arrivo a Bukhara, decideremo se andare direttamente in hotel o iniziare a conoscere la città.

“Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è meraviglia dello spirito�.

Questa meraviglia dello spirito, per fortuna, non disdegna di mostrarci il meglio anche delle sue pietre. Il centro storico offre tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri.

È Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X secolo quando era capitale di uno stato, quello samanide, che prende nome da Ismail Samani, fondatore della dinastia cui è dedicato uno dei più antichi edifici islamici di Bukhara.

Più in generale, si è caratterizzata come “pilastro dell’Islam�, “nobile Bukhara�, “cuore sacro e culturale� di quella vasta regione asiatica anche grazie alla presenza di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio nei secoli.

Dell’antica rete di canali e vasche che assicuravano rifornimento idrico, ma anche frequenti pestilenze, rimane un’importante testimonianza nella piazza Lyabi-Hauz. Costituisce il centro del centro storico che si stende tra tre vie, che si uniscono formando un triangolo, e nelle vicinanze.

La denominazione indica “intorno alla vasca� e ben rappresenta il ruolo che ancora oggi svolge il posto nonostante lo sviluppo moderno della città.

Molti sono i motivi di attrazione. Noi ne indichiamo alcuni con l’ovvia precisazione che le visite potrebbero essere svolte con una sequenza diversa.

Pranzo in ristorante locale lungo il percorso. Cena in hotel.

Il nostro hotel a Modarikhon 3* o similare.

Dedichiamo l’intera giornata a Bukhara.

La Madrasa di Nadir Divanbegi è del XVII secolo. Originariamente, per il ruolo commerciale e la posizione della città, nasce come caravanserraglio e sull’ampia facciata mostra due grandi pavoni rivolti verso un sole con fattezze umane. È uno degli esempi più evidenti della possibilità di non rispettare il tradizionale divieto islamico di raffigurare esseri viventi.

La Moschea Maghoki-Attar e la Madrasa di Ulugbek sono le più antiche di tutta l’Asia Centrale. La prima risale al IX secolo con aggiunte del XVI. Le sue origini però sono ancora più antiche, perché alcuni scavi hanno riportato alla luce parti di templi zoroastriano e buddhista. Questo luogo pare esemplificare bene il carattere storicamente tollerante di Bukhara, come conferma anche il fatto che una parte di questo complesso fosse nel passato usata come sinagoga. E’ un monumento alla bellezza dell’antico che mostra le sue rughe senza nasconderle.

La Madrasa di Ulugbek, del XV secolo, avrebbe bisogno di qualche intervento, ma nell’antichità è servita da modello per molte altre. Quella di Abdul Aziz Khan ospita anche negozi, e risale al secolo dopo.

Il Minareto Kalon, il “minareto grande�, deve il nome ai suoi circa 50 metri di altezza che resistono dal XII secolo e si trova un poco fuori del triangolo stradale. Accanto, troviamo l’omonima moschea costruita quattro secoli dopo che può contenere, pare, oltre 10.000 fedeli.

L’Ark, un poco lontano dal centro, è il complesso storico più importante di Bukhara. E’ stato abitato per oltre quattordici secoli, dal V agli anni ’20 dello scorso secolo. (E’ un decennio importante per tutto il Paese perché coincide con l’ingresso dell’Armata Rossa in Uzbekistan). Parti restaurate e rovine compongono un insieme degno di nota. Maestoso e assai interessante, include moschea, cortili, passaggi coperti, appartamenti, ambienti che ospitavano sala delle udienze harem trono strumenti musicali…

Per visitare il Mausoleo di Ismail Samani occorre entrare nel Parco Samani a qualche centinaio di metri dall’Ark, verso ovest. Il parallelepipedo in mattoni coperto da una cupola è del X secolo e le sue mura spesse due metri hanno consentito alla poderosa struttura di resistere al tempo.

Accanto, sempre nel parco, sta un altro mausoleo, quello di Chashma Ayub costruito nel corso di quasi cinque secoli, dal XII al XVI.

Poco a est del centro storico, troviamo il Char Minar. Attrae tanto le macchine fotografiche da essere diventato copertina dell’edizione 2014 “Lonely Planet�.

Pranzo al “Akbar House� e cena all’Old Bukhara Restaurant o in altro ristorante locale.

Pernottamento in hotel.

 

La mattinata è dedicata a concludere le visite indicate. Eventuale tempo libero per approfondimenti personali/acquisti, nel caso il programma sia già stato svolto.

Pranzo in ristorante locale e partenza per Samarcanda, a meno di 300 chilometri verso est.

Il percorso non si snoda più attraverso una “strada dorata� ma comunque ci porta nella “città della fantasia�.

In questo luogo, Patrimonio UNESCO, i segni tangibili del suo essere in un'eccellente posizione di snodo, la qualificano da sempre come “volto della Via della Seta�.

Pare sia stata fondata nel V secolo a.C. e già in quello successivo il fiuto di Alessandro Magno per i luoghi degni d’interesse, lo porta proprio qui dove trova bellezze assai superiori a quelle che potesse immaginare. Dal VI secolo e per oltre settecento anni Samarcanda si sviluppa tanto da diventare più popolata di ora. Nel XIII Gengis Khan la distrugge ma dal 1370 per circa quarant’anni Tamerlano la rigenera come capitale. A lui e al nipote Ulugbek si deve la sua perdurante fama. Sarà nel XVI secolo che inizia un declino dovuto al trasferimento della capitale a Bukhara, da cui riemergerà solo dopo l’arrivo dei russi nel 1868.

Ci fermiamo due notti. Aver distribuito le visite nell’arco di due giorni consente una opportuna sosta in uno dei posti imperdibili del nostro viaggio. Nell’elencare i vari luoghi in cui ci recheremo da domattina, (anche in ordine diverso da quello qui descritto), dedichiamo sufficiente spazio descrittivo ad alcuni di questi solo per esemplificare i tanti motivi d'interesse. Per altri, ci limitiamo a un più snello elenco per non eccedere con le parole scritte. I racconti della guida locale e i nostri occhi saranno in grado di farci apprezzare adeguatamente la città.

Vedremo la Moschea Bibi-Khanym, complesso Registan, Shahi–Zinda, Siab Bazar, Guri Amir, Museo di Afrosiab, Osservatorio di Ulugbek.

Vuole la tradizione che la Moschea di Bibi–Khanym sia stata fatta costruire dalla moglie cinese di Tamerlano e che da lei abbia preso il nome. Ha subìto terremoti, incuria umana, restauri mai terminati che ne hanno prodotto uno stato di coinvolgente decadenza. (Il dibattito sull’opportunità di ulteriori interventi è in corso da tempo ma, tranne alcuni eccessi, occorre riconoscere la generale positiva opera svolta nel periodo sovietico per salvaguardare l’esistenza stessa di molte strutture che rischiavano il crollo per le condizioni in cui erano state ridotte da eventi di varia natura).

I fatti noti, e soprattutto le leggende, narrano che l’architetto artefice dell’opera alla vista della consorte del sovrano, se ne innamorò. Tamerlano, per evitare che altri potessero essere attratti, ordinò che alla sua amata e a tutte le donne si imponesse di coprirsi il volto con un velo. Nasce così una delle tante versioni sulle origini del “velo islamico�, forse non più attendibile di quella che fa derivare quest'usanza, esistente non solo tra le musulmane, da un presunto precetto coranico.

Ancora oggi la mole della moschea si presenta imponente. L’antica porta, alta oltre trenta metri, manifesta il gusto le capacità estetiche e tecniche di quel periodo. La maestosità è il segno che la contraddistingue in tutti i suoi elementi architettonici. L’enorme leggio marmoreo, realizzato per sorreggere un Corano di dimensioni adeguate, testimonia ulteriormente la grandiosità di un luogo che è stato vanto del vecchio impero.

E’ sperabile che i lavori in corso o futuri si limitino a restaurarne certe sue parti senza procedere, come temono alcuni studiosi occidentali e la stessa UNESCO, a un suo stravolgimento nel tentativo di rimediare ai danni del tempo, e soprattutto del terremoto che la danneggiò moltissimo alla fine del XIX secolo.

Imperdibile è lo Shahi–Zinda, il “Sepolcro del Re Vivente�, un monumento che rimane assai impresso. Si tratta di un’area funeraria composta di alcuni santuari realizzati attorno alla probabile tomba del cugino del profeta Maometto. Il luogo, meta di pellegrinaggio, è molto coinvolgente non solo architettonicamente.

La forza dell’impatto visivo caratterizza immediatamente l’approccio col Registan.

È un insieme di scuole coraniche la più antica delle quali risale agli inizi del Quattrocento. Questo cuore della città, uno dei monumenti più interessanti dell’intera Asia Centrale, è ricco d'altissimi minareti, cupole, cortili, edifici a pianta esagonale, gallerie, mosaici ed elaborate maioliche, decorazioni con rappresentazioni animali, rare.

Durante il giorno, il sole abbaglia i turisti riflettendosi sui lucenti rivestimenti esterni. La sera, luci tenui normalmente ne ovattano le forme imponenti, che l’oscurità rende ancora più degne di rispetto.

Noi vi andremo domani sera.

Pranzo in ristorante locale e cena in hotel.

Il nostro hotel a Samarcanda, “Registan Plaza� 4* o similare.

 

In questa città, tra l’altro, noteremo le modifiche operate dagli urbanisti negli ultimi decenni. Riscontreremo gli evidenti tentativi di creare separazioni visive tra le zone popolari della città e quelle più frequentate dai visitatori, attraverso variazioni e chiusure di percorsi che collegavano diversi quartieri vecchi e zone turistiche, o la costruzione di veri e propri muri.

(Alcuni parlano di stravolgimenti nel volto della città, altri di opportuna necessità per ovattare la povertà e marginalità sociale, come succede in molte parti del mondo. Anche a Roma, nel 1960 in occasione delle Olimpiadi, per nascondere alcuni aspetti del degrado urbano, spuntarono una miriade di muri fatti da enormi cartelloni pubblicitari).

Proseguiamo con l’indicare altri luoghi in cui ci recheremo.

Il Museo di Afrosiab e l’Osservatorio di Ulugbek.

Il museo ruota intorno ad un affresco scoperto negli anni ’60 dello scorso secolo. L’opera, assai antica, è stata fatta risalire al VII secolo e riproduce una scena con il ricevimento di rappresentanti di popoli lontani che giungono in cammello a cavallo o su elefanti. Negli altri ambienti vi sono vari reperti e informazioni storiche sulla città.

Più volte il nome di Ulugbek, nipote del personaggio più famoso, è richiamato nella descrizione di luoghi e narrazioni. In realtà, pare non si sia trattato di un uomo che abbia lasciato grandi   orme di sé nella storia uzbeka. Comunque, nulla di paragonabile a suo nonno. Però, a giudicare dall’osservatorio occorre dedicargli uno spazio, se non come astronomo, come costruttore di strumenti per studiare le stelle. All’inizio del XV secolo ne fa realizzare uno di ben tre piani con un astrolabio di 30 metri. La scoperta di tali resti, avvenuta nei primi anni del secolo scorso, ci restituisce una piccola parte dell’edificio originario, e un motivo per ricordare il nipote di Tamerlano.

Il Mausoleo di Tamerlano è noto come Guri Amir, Mausoleo del Principe. Ultimato nei primi anni del XV secolo, è un insieme non particolarmente imponente come ci si aspetterebbe riguardando un così famoso personaggio. Ma, non si è trattato d’una scelta segno d’apprezzabile modestia dell’interessato, perché furono le circostanze a far sì che il Principe fosse sepolto qui invece che nella cripta di Shakhrisabz. L’area che protegge oltre alla lapide di Tamerlano anche quelle di figli e nipoti, è all’interno di un edificio caratterizzato da una grande cupola scanalata. La tomba vera e propria del condottiero si trova in una cripta inferiore, come era consuetudine delle sepolture islamiche.

Di quest’uomo non molto si conosce, ma enorme è il rispetto, il timore, o il disprezzo, che circondano il suo nome. Noto come Timur “lo zoppo� per le ferite riportate in battaglia sin da giovane, (questa pare essere la versione più gratificante circa l’origine del suo claudicare), era dotato di gran forza fisica ma anche di cultura e religiosità, spregiudicatezza e ferocia. Insomma, un uomo contraddittorio come si addice a tutti i veri grandi personaggi. Una fama che da molti secoli è associata a quella di Samarcanda, che anche grazie a lui ha mantenuto uno straordinario fascino in grado di attrarre anche noi.

Poco a nord della Moschea Bibi–Khanym lungo la Via Tashkent, si trova il Siab Bazar. La tranquillità lasciata tra le mura di moschee e mausolei si trasforma in coinvolgente frenetico vociare di venditori, e ci si trova immersi in già sperimentate atmosfere. Merci diverse sono disposte su bancarelle con energiche donne che nel decantare le qualità dei loro beni, mostrano con orgoglio anche preziosi ed esteticamente riprovevoli denti d’oro. Suggeriamo di andarci durante l’eventuale tempo libero.

Pranzo al Bekmurad’s Restaurant

Pernottamento in hotel.

Cena nel complesso di Piazza Registan.

 

“Rendez Vous� con gli altri nostri gruppi in Piazza Registan a Samarcanda

Incontro col direttore di National Geographic Italia.

Cena, orchestra, suoni e luci che proiettano sulle facciate un racconto della bellezza

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggia con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione possa meglio manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modi di partecipazione interessanti come in questo caso, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale.

Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con dettagli normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Siamo infatti certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole, e uno show di suoni e luci non regali solo note e immagini. La serata in Piazza Registan è essenzialmente condivisione di un’occasione che sino ad ora persino noi che la frequentiamo da tanti anni, e che inizialmente non pensavamo si potesse realizzare, abbiamo la possibilità di apprezzare per la prima volta.

La festa comune inizia arrivando prima del tramonto, accolti da un ambiente che accresce le suggestioni man mano che il buio sopravanza la luce.

 

 

Prima della cena avremo il piacere di incontrare anche Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia. Sarà intervistato da Mario Romualdi, organizzatore dell’evento, per percorrere idealmente, non solo dal punto di vista dell’Occidente, storia e storie della Via della Seta.

 

Seguiranno aperitivo e cena col sottofondo (non sempre ovattato) di un’orchestra.

 

Poi, usciamo sulla piazza solo nostra chiusa agli altri. Ci sediamo al centro per essere circondati da suoni e figure, con un caotico eccessivo magnifico coinvolgente flusso di note e immagini proiettate su uno speciale schermo, esso stesso storia di bellezza.

 

Suoni e immagini sulle madrase.

 

In meno di 20 roboanti minuti passa una sorta di storia della bellezza e possenza.

Lo spettacolo di suoni e luci nella Piazza Registan a Samarcanda è colorato, un po’ troppo, la musica “spacca�, e tutto è “eccessivo�. Inizia con l’antico Egitto, passa per la Grande Muraglia. Prosegue facendo apparire piante, vasi, la Via della Seta, cammelli, l’Avesta e altri libri, l’Occhio, fuochi, frammenti di luci, volti di potenti, Monna Lisa, astri, guerrieri, Ulugbek, strumenti astronomici, il tempo, il DNA, la modernità, danze tradizionali e, non a caso per ultima, Samarcanda.

Non importa se non capiremo tutto ciò che la non intima voce di sottofondo proclama tonante in inglese accompagnando la visione. Architetture, facce, cose confuse, immagini che paiono pretenziose e incomplete. Cenni di terre, mani e facce. Un blob caotico ma assai coinvolgente, perfetto in cui le forme architettoniche delle madrase sono quasi ignorate e le pareti ridotte a puro schermo per suggerirci storie. Solo alla fine la piazza torna a essere essa stessa storia, per parlarci di bellezza ed emozioni da toccare con mano.

 

Colazione e partenza per Shakhrisabz, piccolo centro a 90 chilometri verso sud dove si giunge dopo un paio d’ore. È un posto tranquillo che non ha subìto eccessivamente l’influenza sovietica. Ma, soprattutto, in questa zona nel 1336 è nato Tamerlano.

La strada che ci porta qui scorre attraverso bei panorami collinosi.

Il Palazzo Ak-Saray, pur in rovina, fornisce idea della grandiosità di quanto questa residenza estiva di Tamerlano potesse offrire a suo tempo.

(Per tali memorie del passato è Patrimonio UNESCO).

Pare che quest’opera fosse tra quelle cui il condottiero annettesse più importanza, visto che promosse lavori che durarono circa un quarto di secolo.

Ciò che si può osservare oggi è certamente non banale e il suo stesso stato di conservazione può essere motivo d'interesse, soprattutto se confrontato con alcuni eccessivi interventi di restauro eseguiti su altri reperti storici. Guardando anche da lontano la Moschea Kok-Gumbaz capiremo perchè la sua denominazione significhi “cupola azzurra�. Fu fatta costruire da Ulugbek nella prima metà del XV secolo utilizzando architetti iraniani e indiani.

Altri resti, il complesso dell’Imam Khazrati, riportano memorie di edifici una volta poderosi voluti ancora da Tamerlano. Si tratta di un mausoleo in cui si trovano parti della tomba del suo figlio prediletto e di quella che è ritenuta proprio la sua, anche se i resti umani ritrovati appartengono ad altri.

Pranzo in ristorante locale Khismish e rientro a Samarcanda.

Nel tardo pomeriggio trasferimento alla stazione ferroviaria e partenza con treno veloce per Tashkent. Il treno copre la distanza tra Samarcanda e Tashkent in circa due ore e mezza, mentre in pullman ne occorrono cinque. Ci porta comodamente a destinazione e offre l’opportunità di conoscere anche un mezzo di trasporto locale.

Durante il tragitto si attraversano coltivazioni di cotone, “l’oro bianco�, una delle risorse economiche più importanti per l’Uzbekistan.

Cena in ristorante locale o in hotel.

Il nostro hotel a Tashkent, “International Hotel� o similare.

 

Colazione e visita di Tashkent, nodo commerciale e città più importante dell’Asia Centrale.

Oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev. Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale Ankhor separava la città vecchia uzbeka da quella nuova russa. La prima era in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dalla piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita dal periodo post sisma ai giorni nostri.

Tashkent ha il suo centro nella piazza Amir Timur, caratterizzata da una statua di Tamerlano, appunto. Il traffico, pur notevole, è agevolato da una metropolitana che costituisce motivo di vanto per la ricchezza dei decori delle varie stazioni. Avremo modo di visitarne una.

La zona vecchia ha il cuore nelle vicinanze del bazar Chorsu, il mercato locale contadino. Sotto la cupola verde la sua natura non è stata completamente stravolta negli ultimi anni.

Sulla vicina altura, poco più a sud, a poche centinaia di metri, sta la Madrasa di Kulkedash. Il centro religioso ufficiale della repubblica è la Piazza Khast Imam, dove si trovano la Madrasa Barak Khan e la Moschea Tila Shaikh (chiamata anche Moschea Khast Imam) nella cui biblioteca è conservato il Corano di Osman del VII secolo, ritenuto il più antico del mondo.

Visitiamo quindi il Museo di Arti Applicate, un bell’edificio in stile tradizionale ricco di decorazioni in stucco e in legno intagliato che raccoglie un’interessante esposizione di ceramiche, tessuti, gioielli, strumenti musicali, e la Piazza del Teatro Alisher Navoi.

Eventuale tempo libero nel pomeriggio per approfondimenti personali, ultimi acquisti, preparazione delle valigie.

Pranzo e cena in ristoranti locali. Pernottamento in hotel.

 

Sveglia presto e trasferimento in aeroporto. (Snack a bordo, vista l’ora della partenza dall’hotel). Volo di linea TK 369 delle 8,20 via Istanbul per Milano o Roma.

 


 

 

 

 

 

  1. Mashad, Iran    2.  Merv, Turkmenistan    3. Piazza Registan, Samarcanda,