FESTIVAL DEL COCCODRILLO E SING SING DI MOUNT HAGEN

PAPUA NUOVA GUINEA SINGAPORE

  • FESTIVAL DEL COCCODRILLO E SING SING DI MOUNT HAGEN

    PAPUA NUOVA GUINEA SINGAPORE

    Dune - Viaggi Esplorazione
    Durata 16 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2027
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 2  agosto   al 17  agosto  
      Coming soon
      -

    A PARTIRE DA:  

    12.970€

    Papua Nuova Guinea - Singapore

    FESTIVAL DEL COCCODRILLO E SING SING DI MOUNT HAGEN

    Viaggio in fase di programmazione. Itinerario e durata possono variare. 

    La Papua Nuova Guinea è stata una delle ultime regioni del pianeta a essere esplorata. Una terra che, nell’ultimo mezzo secolo, ha visto la popolazione locale proiettata dalla Preistoria all’Era Moderna, nell’arco di una sola generazione. Un Paese in cui quasi dieci milioni di persone, suddivise in circa settecento tribù, vivono in prevalenza in insediamenti rurali e parlano altrettante lingue, che rappresentano quasi la metà di tutti gli idiomi oggi utilizzati nel mondo. Fare un viaggio in Papua Nuova Guinea significa incontrare i popoli delle lowlands e delle highlands,una esperienza naturalistico-antropologica che permette di assistere a riti e manifestazioni tradizionali come il Festival del Coocdrilo di Ambunti e il Sing Sing di Mount Hagen, giorni di colori, canti, acconciature, piume, conchiglie, musica e danze.

    Itinerario di viaggio

    Partenza a metà giornata da Milano Malpensa con volo di linea diretto per Singapore, operato da Singapore Airlines. Arrivo previsto il giorno seguente. Pasti e pernottamento a bordo. 
    Arrivo al mattino presto e, dopo aver espletato le formalità doganali e ritirato il bagaglio, accoglienza in aeroporto e trasferimento privato in città per un giro panoramico di Singapore con guida di lingua italiana (durata circa 3 ore). Visita del Colonial District (il centro coloniale), sede di edifici governativi e circoli ricreativi ora assorbiti dal centro finanziario e amministrativo della città. Una passeggiata nei posti dove Sir Stamford Raffles decise il destino di questo luogo e poi il “Merlion”, la statua icona metà leone e metà pesce che si trova alla foce del fiume e di fronte all’inconfondibile “Marina Bay Sands”, l’hotel-casinò dal tetto a forma di barca. Non mancano i ricordi del passato nel quartiere di Chinatown dove, fra tempi e stradine, si celavano le fumerie d’oppio ora sostituite da moderni negozi. Poi il “National Orchid Garden”, dichiarato Patrimonio dell’Unesco con oltre 60.000 specie di orchidee, e, infine, Orchard Road, vero e proprio paradiso dello shopping multietnico e del lusso. Al termine delle visite tempo libero a disposizione per il pranzo e rientro in aeroporto per effettuare il check-in del volo serale di proseguimento per Port Moresby, operato dalla compagnia di bandiera Air Niugini. Pasti liberi, pernottamento a bordo.  
    Arrivo al mattino presto a Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea, affacciata sul Golfo di Papua, lungo la costa meridionale dell’isola. Dopo aver espletato le formalità doganali, incontro con lo staff locale e trasferimento al terminal dei voli domestici per il volo di linea per Wewak. Sorvolando l’intera isola fin la costa settentrionale, si atterra in tarda mattinata a Wewak, che sorge su una penisola protesa nel Mare di Bismark. Durante la Seconda Guerra Mondiale la cittadina ospitò la più grande base aerea giapponese dell’isola, ripetutamente bombardata da parte degli alleati, e il vecchio aeroporto militare è ancora oggi in uso come aeroporto civile. Accoglienza all’arrivo, trasferimento privato in hotel e sistemazione nelle camere. Resto della giornata a disposizione per relax e riposo dal lungo viaggio. Cena e pernottamento in hotel.  
    Dopo colazione partenza dall’hotel per percorrere il tratto di strada che separa Wewak dal villaggio di Pagwi, lungo le sponde del fiume Sepik. In circa 3-4 ore, lungo una strada asfaltata e tortuosa, lasciamo le pianure costiere risalendo sulla fresca e ondulata Catena del Principe Alessandro, per poi ridiscendere definitivamente verso il bacino del fiume Sepik. Questo serpeggiante corso d’acqua color marrone, che scorre per più di 1.100 km, attraversa vaste savane che si perdono tra rilievi ammantati di fitta vegetazione equatoriale. Il fiume, il più lungo dell’isola, non è solo linfa di questo enorme ecosistema ma ha anche un ruolo di grande importanza intangibile: rappresenta la storia senza tempo di tutte le persone che vivono lungo il suo corso. Il valore del legame culturale tra passato e presente che il Sepik rappresenta per tutte i gruppi linguistici diversi è incalcolabile, attraverso il suo fluire avviene l’osmosi tra la vita, la religione e l’arte di questi popoli esotici e ancora misteriosi.Approfitteremo di qualche sosta lungo la strada per assaporare un po’ di frutta fresca e socializzare con la gente del posto. Arrivo a Pagwi per l’ora di pranzo e subito dopo ci imbarchiamo su canoe motorizzate, quasi sempre ricavate con abilità da un unico tronco scavato, risalendo per circa due ore il corso superiore del fiume Sepik (Upper Sepik) fino alla stazione fluviale di Ambunti. Lungo il fiume, largo dai 50 ai 100 metri, molti villaggi mantengono ancora la loro cultura unica e lo stile di vita originario. Ambunti è la porta di accesso all’Upper Sepik, raggiungibile solo per via fluviale o aerea ma non terrestre poiché non esistono strade di collegamento. Questa limitazione, unitamente ai pochi alloggi disponibili, ne fanno una meta poco turistica e ogni anno il Festival del Coccodrillo diventa un’occasione ambita da molti Viaggiatori ma accessibile a pochi!All'arrivo, check-in al nostro alloggio e resto del pomeriggio di riposo, godendo della vista sulle montagne della Catena di Hunstein e del tramonto sulle rive del fiume Sepik. Cena e pernottamento presso la semplice e basica guest house locale.N.B. L'erogazione dell’elettricità ad Ambunti è molto inaffidabile, la struttura dispone di un proprio piccolo generatore che garantisce almeno alcune ore di energia elettrica ogni giorno per ricaricare le batterie e una piccola autonomia per le luci notturne. Tuttavia, si consiglia vivamente di portare con sé una lampada frontale e un miniventilatore portatile per rinfrescarsi di notte, perché l’aria potrebbe diventare molto calda e umida e impedire un buon sonno.Durante la navigazione sulle piroghe a motore vengono forniti dei giubbotti salvagente. Si consiglia l’utilizzo di un cappello a falda larga e di creme ad alta protezione solare in quanto l’irradiamento solare è forte e le canoe non sono dotate di tendalino o altri ripari.   
    Una volta all’anno tutte le genti che vivono lungo il fiume Sepik e i suoi affluenti, si danno appuntamento ad Ambunti per il Festival del Coccodrillo, che celebra la centralità di questo animale nella loro vita. L’autenticità di questo evento e la fotogenia della gente è davvero unica, difficile da confrontare con altri festival etnici. Molti gruppi provenienti da vari villaggi, alcuni anche da luoghi lontani come i Blackwater Lakes o l’estremo corso superiore del Sepik, si esibiscono in balli e canti tradizionali che hanno come tema centrale il coccodrillo. Alcuni di essi hanno danzato perfino con coccodrilli vivi. Ogni villaggio ha la propria danza e il proprio costume, è sorprendente osservare una tale varietà di sub-culture evolutesi lungo il medesimo fiume! Alcuni uomini hanno la schiena, le spalle e i fianchi completamente ricoperti di cicatrici in rilievo (cheloidi), che fanno assomigliare la loro pelle a quella del coccodrillo; si tratta delle scarificazioni rituali che vengono praticate per segnare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. I coccodrilli sono importanti non soltanto nelle credenze spirituali ma anche per la microeconomia dei villaggi: nel bacino del Sepik la carne di coccodrillo rappresenta un importante apporto proteico alla dieta locale, senza considerare i proventi derivanti dalla vendita della sua pelle.La risonanza di questo evento ha valicato i confini nazionali tanto da esser stato sponsorizzato in passato anche dal WWF con lo scopo di educare la popolazione a uno sfruttamento sostenibile della fauna locale come, per esempio, la caccia controllata del coccodrillo selvatico. Le due specie esistenti nel bacino del Sepik sono il coccodrillo comune di acqua salata (Crocodilus porosus) e il coccodrillo di acqua dolce della Nuova Guinea (Crocodilus novaeguineas). Oggi queste due specie si stanno rifugiando sempre più verso i tributari più remoti del Sepik, lontani dai loro unici predatori: gli uomini. E’ sempre più raro avvistare coccodrilli lungo le sponde del fiume antropizzate e il WWF istituì una propria base operativa nell’area di Ambunti per sensibilizzare i locali alla conservazione dell’ecosistema fluviale e incoraggiarli a forme alternative di sussistenza e all’ecoturismo. Anche la raccolta di uova di coccodrillo selvatico da covare poi in fattorie rappresenta una minaccia per le specie.Trascorriamo queste giornate esplorando le attività del festival, assistendo alle competizioni e familiarizzando con la gente e i gruppi in gara. Saranno giornate dedicate a balli e canti, in una coreografia di costumi tradizionali e manufatti artistici, vivendo una esperienza unica e coinvolgente. Ci sono anche molte bancarelle che vendono oggetti particolari provenienti da tutto il bacino del Sepik. Facile trovare vere e proprie chicche come, per esempio, i braccialetti di conchiglie che fungono da denaro contante oppure collane con denti di coccodrillo o pregevoli oggetti di artigianato, tra cui le prue delle piroghe (dette “puk puk” in pidgin, l’idioma locale) scolpite a forma di coccodrillo o di altri animali-totem (casuario, maiale selvatico, cacatoa, mantide religiosa… tanto per citare i principali),Non mancherà, tempo permettendo, una escursione mattutina in piroga verso la successione di stagni e corsi d'acqua, conosciuti collettivamente come laghi Wagu, che durante la stagione delle piene si collegano fino a diventare un solo enorme lago. L’area compresa tra il corso del Sepik e la catena dei Monti Hunstein oltre a laghi e pianure alluvionali, accoglie una lussureggiante foresta pluviale. Questo habitat incontaminato è sotto la tutela del governo per la salvaguardia dell’avifauna acquatica, di magnifiche paradisee, pappagalli e casuari, oltre a numerose specie di fiori e alberi. Ogni mattina dopo colazione procediamo a piedi verso il festival per poi rientrare a metà giornata per il pranzo, ma chi vuole può anche restare acquistando da una delle bancarelle bevande, frutta o cibi cotti tradizionali, preparati dalle donne del posto…un’occasione unica per assaggiare vere specialità ‘casalinghe’. Al pomeriggio di nuovo al festival e al termine rientro al nostro alloggio per cena e pernottamento. 
    Dopo colazione lasciamo definitivamente Ambunti. A bordo delle nostre canoe discendiamo la corrente verso valle fino a raggiungere i due villaggi gemelli di Kanganamun e Palimbe, l’uno di fronte l’altro sui versanti opposti del fiume. Mentre Palimbe vanta tra le Case degli Spiriti più elaborate del Sepik, a Kanganamun vi è sicuramente la più grande, eretta su pali molto alti per difenderla dalle inondazioni. Entrambi i villaggi non affacciano direttamente sul fiume ma distano circa mezzora a piedi dalla riva.La “Casa degli Spiriti”, o “Haus Tambaran”, è una costruzione, spesso su palafitta, che può essere davvero imponente. Al suo interno si incontrano il mondo dell’Uomo e quello degli Spiriti e degli Antenati, dove le forze sovrannaturali si manifestano attraverso le loro immagini simboliche scolpite e dipinte dai maschi iniziati. La casa cerimoniale si trova sempre in un luogo privilegiato rispetto alle altre costruzioni del villaggio. Lo spazio intorno, generalmente piuttosto esteso, è destinato alle attività rituali e alle danze ed è delimitato, lungo i lati, dalla presenza di piante o di particolari altri contrassegni posti sul terreno (tumuli, betili, etc.). Esse hanno una pianta rettangolare, sono coperte da un tetto a due spioventi che spesso giunge sino al suolo; nella parte posteriore le falde terminano ad altezza d’uomo, mentre nella parte anteriore s’innalzano a formare una grande facciata triangolare. All’interno si articolano su due livelli: il pian terreno è deputato alle riunioni e alla preparazione delle attività liturgiche e rituali che impegnano la collettività degli uomini e dei giovani iniziati, il piano superiore è destinato alla conservazione di oggetti cerimoniali. Le travi di sostegno vengono incise e decorate, come pure il frontone, dal quale si erge, nel punto più alto, un palo scolpito recante sulla sommità un uccello, simbolo dell’anima. Gli interni sono decorati con pitture e sculture che raffigurano gli antenati o gli spiriti, con maschere per cerimonie e vari oggetti sacri, quali flauti, tamburi, ganci dalle forme surreali, teschi, armi, trombe da guerra, poggiatesta, tavole di culto o sedili da oratore. La vita spirituale è molto intensa ed è dominata da una concezione di tipo animistico che attribuisce a tutte le cose e a tutti gli esseri una energia psichica intrinseca chiamata Mana. Nell’uomo il Mana è localizzato nel cranio, e questo spiega la ragione per cui era diffusa la caccia alle teste: lo scopo era quello di carpire il Mana dei nemici per accrescere il proprio o per trasmetterlo ai propri figli. Per la stessa ragione vige tuttora l’usanza della conservazione e decorazione dei crani degli antenati, in modo che l’anima dei defunti, placata dalle attenzioni ricevute, possa tornare a risiedervi. Quest’ultima tradizione è molto diffusa e praticata in tutta la Nuova Guinea e in special modo nell’area del Sepik, dove i crani vengono rimodellati con resine e argille e ornati con conchiglie e fibre vegetali. Le teste vengono infine decorate e dipinte, e alcune volte sono applicate a maschere o a fantocci e fatte oggetto di culto. La Casa degli Spiriti è anche il luogo in cui si tengono le riunioni politiche, i consigli degli anziani, le cerimonie di iniziazione e quelle propiziatorie. Ogni tribù ha il suo stile artistico identificativo, per esempio molte popolazioni del Basso Sepik, come gli Yuat, scolpiscono totem raffiguranti volpi volanti e ornano maschere e figure con cornici di giunco e collari di piume di casuario. Invece lungo il fiume Karawari si ritrovano altre tipologie di sculture e case cerimoniali ricche di pitture in corteccia. Nella haus tambaran ogni scultura e ogni pittura racconta la storia del clan attraverso una iconografia precisa e vengono scolpiti gli enormi ganci di culto, chiamati kamanggabi, in cui risiedono spiriti protettivi. A seguire, dopo un semplice pranzo, oltrepassiamo il fiume. A piedi raggiungiamo i villaggi di Yanchen e Kanganamun per visitare le Case degli Spiriti e ascoltare i nativi raccontare della vita lungo il fiume e della religione animista che eleva il coccodrillo come animale di culto, ascoltare leggende tribali, assistere alla realizzazione di manufatti come le tipiche borse bilum in fibra intrecciata…insomma, una opportunità di immergerci nella cultura locale. Al termine rientriamo a Palimbe, cena con pietanze locali e pernottamento nella basica guest house. N.B. Le guest house dei remoti villaggi del Sepik e del Simbai offrono sistemazioni davvero molto essenziali. Consistono in semplici capanne, talora con piccole camere e talora con camere più grandi da condividere, dotate di semplici lettini ma più spesso solo di materassini (di gommapiuma o gonfiabili) stesi direttamente per terra, con cuscino, lenzuolo e zanzariera. La doccia (di rado acqua corrente, spesso con secchi d’acqua) e la latrina (difficilmente all’occidentale, più frequente alla turca o a fossa) sono in comune. Piccoli generatori forniscono la corrente elettrica e in mancanza di essa per la luce si ricorre all’ausilio delle lampade. Si consiglia di portare un proprio sacco lenzuolo e una federa, un asciugamano (meglio se in microfibra per una rapida asciugatura), una zanzariera da viaggio, sapone e carta igienica. Consigliato anche un miniventilatore a batterie. Nelle guest house non è sempre garantita la sistemazione in singola.    
    Le popolazioni del Sepik appartengono all’etnia Papua e vivono in villaggi economicamente e politicamente indipendenti. L’economia è soprattutto di tipo agricolo, la coltivazione avviene con strumenti e tecniche arcaiche. Agli uomini spetta il compito del disboscamento delle aree da coltivare, il terrazzamento e la costruzione del sistema di irrigazione; le donne si occupano della coltivazione vera e propria e dell’allevamento degli animali domestici. La dieta alimentare è costituita principalmente dalla farina di sago (ottenuta dal midollo dell’omonima palma, da cui attingono anche una ghiotta larva) e da tuberi come il taro, l’igname e la patata dolce; la poca carne è di cacciagione, eccetto che nel caso di particolari feste in cui vengono macellati i maiali. Solitamente ogni villaggio è abitato dai membri di uno stesso clan, che rappresenta l’unità sociale e politica, più le donne sposate provenienti da clan differenti, ovvero da altri villaggi. Tutti i membri del clan si considerano parenti e si identificano col loro villaggio, che ha come centro unificatore la Casa degli Spiriti. Ciascun gruppo linguistico ha un proprio stile che lo caratterizza dagli altri; l’area del Central Sepik ospita fra le tribù che maggiormente praticano la scarificazione rituale di schiena e braccia dei giovani iniziati con risultati sorprendenti…un’occasione imperdibile per gli appassionati di fotografia per immortalare la "pelle di coccodrillo umana". Nella simbologia rituale alcuni villaggi hanno subito le influenze del sottogruppo latmul, che ha come motivo ricorrente la figura wanleg (interpretazione fonetica dall’inglese one-leg) riprodotta con una gamba sola. Spesso gli uomini hanno indosso o nelle bilum dei piccoli wanleg come amuleti, quelli più grandi sono invece esposti nelle haus tambaran. Dopo colazione lasciamo Palimbe e ridiscendiamo la corrente fino al villaggio di Kaminimbit, dove deviamo dal corso principale del Sepik per immetterci a sud fra i suoi affluenti (i fiumi Blackwater, Krosmeri e Karawari). Trascorriamo la giornata tra il fiume Krosmeri e i suoi villaggi per poi esplorare i Blackwater Lakes. Sosta al villaggio di Gavamas e infine ad Amboin, dove passeremo la notte. Pranzo in corso di giornata, cena e pernottamento presso la basica guest house locale. 
    Al mattino, dopo colazione, lasciamo la piccola comunità per un ultimo tratto in piroga fino a raggiungere il Karawari Lodge, affacciato sulle sponde dell’omonimo fiume. Dal molo trasbordiamo su un mezzo fuoristrada per risalire la collina su cui si trovano i cottage che, pur semplici, ci sembreranno un miraggio. La vista di un letto e l’idea di una doccia calda e una bevanda fresca ci ritempreranno dopo questi giorni di esplorazione. Tempo libero a disposizione. Piacevole ammirare la vasta collezione di manufatti ospitati nell'edificio principale, progettato come una tradizionale haus tambaran. Dalla veranda potremo ammirare l’oceano verde che si perde a vista d’occhio, lo stesso che abbiamo attraversato percorrendo le uniche sue vie, i fiumi. C’è dell’incredibile se si pensa che in questa primordiale foresta, impenetrabile e affascinante, pericolosa seppur priva di grandi predatori, vivano centinaia di piccole comunità, ciascuna con la propria lingua e con i propri riti e segni artistici.A questo punto non meraviglia che ancora nel 1976 il documentarista francese Dutilleux si imbatté in una tribù sconosciuta, che non aveva mai visto l’uomo bianco.Il denominatore comune di queste genti è il fiume, venerato in quanto fonte di vita e da qui la sacralità del coccodrillo come spirito dell’acqua e di conseguenza le scarificazioni come simbolo di forza e potere. Lungo il fiume, mentre le donne pescavano e i bambini si tuffavano dagli alberi, gli uomini commerciavano con i clan confinanti. Spesso, però, nascevano anche le guerre tribali, magari per un maiale rubato o per una promessa di matrimonio non rispettata. La guerra è sempre stata nell’indole dei Papua, tanto più isolati tanto più i clan pretendevano il rispetto dai loro vicini. Il fatto che i giovani uomini potessero raggiungere la maggiore età solo dopo il rito di iniziazione e prendendo una testa, suggerisce quanto incessante dovesse essere la guerra. Fino a pochi decenni fa la caccia alle teste era ancora praticata dalle tribù del Sepik. Per esempio, i Iatmul tagliavano le teste ai nemici caduti in battaglia, ne facevano bollire la carne e appendevano i teschi dipinti e decorati come trofei. I cacciatori di teste non erano necessariamente cannibali…ma molti lo erano! La carne umana veniva mangiata fino a tempi relativamente recenti e ancora alcuni anziani nei villaggi ricordano di averla assaggiata da bambini.Pomeriggio di relax al lodge o per attività facoltative (camminate o birdwatching) senza però rinunciare al magnifico tramonto sulla foresta pluviale dalla veranda, contemplando il cielo che si tinge di rosso, in uno spettacolo immutato sin dagli albori del mondo. Pasti e pernottamento al lodge.  N.B. il lodge è dotato di generatore con elettricità a 220 V, acqua calda, letti con zanzariere e ventilatori a soffitto. 
    Al mattino, dopo colazione, lasciamo per sempre le lowlands del Sepik. Raggiungiamo in pochi minuti di canoa la piccola striscia di terra che funge da pista e con volo charter privato decolliamo per la poco nota e visitata area del Simbai, nella provincia di Madang. Durante il volo godremo di una superba visuale sulle maestose highlands della Papua Nuova Guinea, prima di atterrare fra le remote valli della Catena di Bismarck. N.B. Sui voli charter da/per il Simbai è consentito un bagaglio da stiva del peso massimo di 10 kg e un bagaglio a mano di 5 kg. Non sono ammesse valigie grandi e rigide (non verranno imbarcate) ma solo sacche morbide.L’area di Simbai è popolata dall’etnia Kalam, una delle popolazioni più primitive e genuine della Papua Nuova Guinea. Recenti ritrovamenti e studi scientifici fanno supporre che i kalam abitino la zona ininterrottamente da oltre mille anni. Essi hanno uno stile di vita improntato alla sussistenza: praticano la caccia di uccelli, rettili e piccoli mammiferi, effettuano la raccolta di radici, piante spontanee e bacche selvatiche e con una rudimentale agricoltura coltivano patate e ortaggi. Il dialetto parlato dai kalam è caratterizzato da schiocchi della glottide e la loro cultura tradizionale è davvero unica tra le centinaia di tribù del Paese. Ad accoglierci sulla pista di atterraggio ci saranno la guida locale e i portatori che si occuperanno dei nostri bagagli fino alla guest house, che raggiungiamo a piedi in circa 30-40 minuti di cammino. Simbai, a circa 1.800 m.s.l.m., non è una vera e propria cittadina ma solo un avamposto con un ufficio governativo, una scuola elementare, un negozio e poche case prefabbricate per i governativi, i missionari e gli insegnanti. A parte alcune piccole coltivazioni di caffè, l’agricoltura su scala in questo distretto non si è mai sviluppata per l’assenza di un collegamento stradale idoneo ai mezzi di trasporto.Il villaggio è assolutamente tranquillo per la sicurezza personale ed essendo poco battuto dai forestieri è ancora molto sentita la cultura dell’ospitalità nei confronti dei pochi viaggiatori che si avventurano fin qui. Non è improbabile che durante la nostra permanenza la comunità locale organizzi un piccolo tradizionale Sing-Sing per festeggiare la nostra presenza. Pranzo e nel pomeriggio una camminata per esplorare i dintorni, godendo dell’aria pura e fresca di montagna. Di rientro alla guest house cena e pernottamento. 
    In queste giornate abbiamo la fortuna di approfondire la conoscenza di una cultura tradizionale davvero unica fra le altre. Il protratto isolamento, dovuto all’assenza totale di strade e di voli di linea domestici, fa sì che solo una manciata di viaggiatori ben determinati arrivi fin qui. Questo deterrente rende l’esperienza ancor più autentica.Con il supporto della guida locale ci introduciamo nella comunità, per assistere a celebrazioni tradizionali e conoscere alcune usanze quali le proposte di matrimonio accompagnate da preziose conchiglie che vengono offerte alla famiglia della sposa piuttosto che i riti a cui si sottopongono i giovani per il passaggio all'età adulta. E le feste? Durante le cerimonie gli uomini indossano degli enormi copricapi, che consistono in strutture di canne ricoperte di pelli animali decorate con esoscheletri di scarafaggi verdi luminescenti, di fiori freschi o di colorate piume di uccelli quali cacatua, casuari, pappagalli lorichetti e alcune specie di uccelli del paradiso. Il loro abito tradizionale include anche i perizomi di fibra vegetale, i grandi ornamenti nasali di ossa, rotonde conchiglie kina o penne di casuario. Le donne, di solito meno appariscenti, indossano gonnelline di pelle animale e collane di steli essiccati di orchidea. Non c’è festa senza mumu, il piatto tradizionale che coinvolge tutto il villaggio per la sua preparazione a lenta cottura del cibo, avvolto in foglie di banano e spesso accompagnato da verdure e patate dolci, nel forno interrato ricoperto da pietre roventi o brace. Quando la pietanza è ben cotta si prende posto per condividere con l’intero villaggio il pasto, sedendo a terra tutt’insieme. Questi momenti di comunione pongono un ponte culturale tra noi e un mondo arcaico, lontano secoli dal nostro, ma che appartiene anche al nostro passato ancestrale, un mondo in simbiosi con la natura e ancora strettamente legato a ritmi primordiali.Anche i kalam sono abili nella lavorazione di manufatti quali utensili, armi, strumenti musicali, copricapo, ornamenti nasali e abiti tradizionali, che rappresentano la storia e la cultura tribale di questo popolo. Alcuni di essi sono oggetti di uso quotidiano mentre altri invece hanno un significato antropologico e rituale. Sempre in cammino, immersi in una natura rigogliosa, circondati da grandiosi panorami di montagna e prati fioriti, raggiungiamo altri villaggi della valle interagendo con le varie famiglie per apprendere lo stile di vita, più vicino all’età della pietra che alla modernità anche se distanti poche ore di volo dalle cittadine di Madang e Mount Hagen. I kalam sono raccoglitori, agricoltori e cacciatori. Ogni giornata è dedita alle attività quotidiane, dal lavoro negli orti alla preparazione del pasto, dalla raccolta di radici e bacche selvatiche alla caccia. Ogni giorno nei villaggi si lotta duramente per la sopravvivenza, nessun membro della comunità sta con le mani in mano e ciascuno contribuisce secondo le proprie forze e attitudini. La maggior parte dei villaggi della valle gravita intorno all’avamposto governativo di Simbai, dove la gente si reca per vendere i prodotti al piccolo mercato e acquistare altri generi quali riso e kerosene. Ogni sera rientriamo alla semplice guest house per una genuina cena locale e per il pernottamento.N.B. Il cammino per raggiungere i vari villaggi potrebbe risultare lungo e mediamente impegnativo, la durata e la difficoltà sono variabile anche in funzione delle condizioni climatiche e quindi del terreno. Si procede sempre a passo rilassato, non mancheranno salite e discese ma anche frequenti soste per ammirare la natura. Certamente queste escursioni ci consentono di vivere appieno l’esperienza culturale ma chi non se la sentisse di intraprendere le camminate potrà rimanere presso la guest house, effettuando delle camminate più brevi nei dintorni e con qualcuno dell’organizzazione a disposizione. 
    In mattinata salutiamo questo caloroso popolo, la partecipazione e il coinvolgimento nella vita comune del villaggio lascerà a tutti un emozionante ricordo, indelebile non solo per noi che partiamo ma anche per coloro che restano. “Rientro nel futuro”…con volo charter per Mount Hagen (durata circa 45 minuti). Con circa 50.000 abitanti, dopo Port Moresby e Lae, Mount Hagen (1.680 mt) è la terza città del Paese ed è il cuore commerciale delle Highlands, grazie ad apprezzabili coltivazioni di tè e caffè e all’estrazione mineraria. Qui, più che altrove, il recentissimo passato fermo alla pietra ha ceduto repentinamente il passo all'acciaio della modernità.Mount Hagen, come suggerisce il nome, è anche una cima (3.780 mt) della Catena di Kubor, che delimita questa regione colorata e varia, ricca di vallate e montagne che superano i quattromila metri. Il centro abitato non ha però molto da offrire oltre a un mercato, una chiesa (sono numerosissimi i cattolici in Papua) e un centro commerciale. Autoctona di questa area è la cultura melpa, avvicinata dagli occidentali a metà degli anni ’30 e costituita prevalentemente da agricoltori che praticano ancora metodi arcaici risalenti a migliaia di anni fa. In ogni villaggio melpa troviamo la “casa dei teschi”, che custodisce i resti degli antenati, Ciascuna famiglia del villaggio cura il proprio orto e la ricchezza si misura generalmente in base al numero di maiali posseduti. Gli antropologi definirono i melpa come "uomini predisposti al capitalismo", per via della complessa società tradizionale in cui un "big man" (persona influente all’interno della tribù), che ha raggiunto il suo status accumulando ricchezza, può arrivare a privarsene offrendola tutta in uno scambio cerimoniale chiamato “moka": Una consuetudine vuole che i melpa si scambino delle offerte cerimoniali con cui vincolare i riceventi, obbligandoli a loro volta a sdebitarsi in futuro con offerte sempre maggiori. Si instaura così un rudimentale affarismo, dando inizio a una serie di obbligazioni il cui valore materiale aumenta di volta in volta e maggiore è l’abilità dell’individuo nel condurre queste cerimonie e più accresce il suo prestigio personale all’interno del villaggio. I più brillanti cerimonieri vengono addirittura chiesti ‘in prestito’ per effettuare offerte per conto di terzi! Accoglienza all’arrivo e trasferimento al lodge (2.150 mt di altitudine), in posizione panoramica, con vista sulla cittadina e sulla valle di Wahgi. La struttura è immersa nel verde, accoglie negli spazi comuni una collezione di manufatti degna di un museo ed è possibile effettuare organizzare con lo staff birdwatching o camminate nei dintorni. Sistemazione in camere con servizi privati, pensione completa e pernottamento al lodge. 
    Al mattino, dopo colazione, partecipiamo a un intimo sing-sing non lontano dal lodge, a una sorta di prova generale con l’occasione irripetibile di incontrare da vicino alcuni dei gruppi tribali prima dell’inizio della festa vera e propria. L’interazione durante le fasi di preparazione ci svelerà i segreti del trucco del volto, che deriva da una mescolanza di oli vegetali e terra, mentre gli ornamenti del corpo e dei copricapi sono, differentemente per i vari gruppi, di foglie, capelli, piume, conchiglie, parti di animali. Singoli o in gruppo, in un tripudio di suoni e di colori, tutti ambiranno a essere immortalati; l’unica ricompensa, l’unico piacere sarà quello di vedere la propria immagine sullo schermo della fotocamera. Questa esperienza ravvicinata, senza calca e vissuta in modo raccolto e intimo, è appagante quanto la partecipazione ai sing-sing ‘ufficiali’. Al termine della festa verrà servito il pranzo tradizionale (mumu). Nel pomeriggio rientro al lodge e se vi è tempo si consiglia il piacevole percorso naturalistico alle spalle del lodge che, attraversando un tratto di foresta montana ricoperta di muschio, ci farà scoprire alcune specie vegetali endemiche di questo incontaminato altopiano. Un trionfo di alberi, felci arboree, licheni, muschi colorati, orchidee selvatiche…una vegetazione che quasi ci proietta in un mondo fantastico, nel sogno più recondito di un appassionato botanico. Proprio in questo straordinario habitat vive la Paradisea Raggiana (Uccello del Paradiso), divenuta simbolo nazionale della Papua Nuova Guinea. Di questo variopinto volatile è più facile udirne il rauco verso che vederne un esemplare…sa bene di esser molto ricercata per il suo piumaggio, soprattutto durante le giornate del festival. Cena e pernottamento al lodge.  
    Finalmente l’annuale edizione del Mount Hagen Cultural Show, con due giorni dedicate alle esibizioni. Partenza al mattino dal lodge per raggiungere in quasi un’ora il luogo della manifestazione (il transfer potrebbe essere condiviso con altri ospiti) e prendere posto nello spazio a noi riservato, con visuale privilegiata e possibilità di accedere direttamente al parterre per un emozionante ‘incontro ravvicinato’. Il raduno tribale a cui stiamo per assistere è il più famoso “Cultural Show” della Papua Nuova Guinea: il Sing-Sing di Mount Hagen. Lo spettacolo in sé è uno straordinario specchio dell'incredibile varietà culturale della Papua Nuova Guinea, una esperienza davvero unica e indimenticabile. Senza pari, sia per diversità che per autenticità, questo sing-sing offre una meravigliosa opportunità di acquisire una visione d’insieme del Paese grazie alle varie performance. Lo straordinario spettacolo è paragonabile al Carnevale di Rio, un caleidoscopio di volti e colori, una sorta di parata dove i membri di diversi clan sfilano indossando pirotecnici paramenti tribali. La maggior parte dei gruppi proviene dalle zone limitrofe a Mount Hagen, ma c’è anche chi arriva da Tari, Madang e Goroka o dalle provincie di Chimbu, Enga e dall’isola di Manam o addirittura dalle isole Trobriand. Vi partecipano solitamente i Koroba, gli Huli, i Melpa, i Kalam, i Midima, i Waimara, i Puipui, i Mudmen Mindima…in tutto si contano decine e decine di compagnie e centinaia, se non migliaia, di figuranti. Vero! alcuni gruppi paiono manifestamente artefatti, tuttavia la baraonda di suoni, l’orgia di colori e l’intenso e sincero impegno fisico di tutti i partecipanti, lo rendono uno spettacolo unico! I canti, i balli, le musiche, lo sfoggio delle asce di pietra e dei costumi sgargianti, ripagano ampiamente lo spettatore dalla circostanza di trovarsi nel bel mezzo di un’arena. La “vittoria” va al gruppo che riesce a prevalere sugli altri per il fascino delle musiche e delle danze, l’originalità dei costumi e degli ornamenti e la fierezza del portamento. Ad amplificare l’aria di festa è la folta presenza di gente che accorre da ogni dove, ci sono abitanti di villaggi remoti che si recano in città solo una volta all’anno, proprio per assistere allo spettacolo. Pensione completa, pernottamento in lodge. 
    Al mattino un ultimo sguardo su questi incredibili paesaggi prima di effettuare il transfer in aeroporto per il volo di linea per Port Moresby. Non ci sarà stiva così capiente da poter contenere il nostro bagaglio extra large di emozioni, cresciuto in ogni luogo e di giorno in giorno. All’arrivo nella capitale cambio aeromobile e volo di proseguimento per Singapore, con arrivo previsto in serata. Giunti a Singapore, effettuiamo la dogana e dopo aver ritirato il bagaglio procediamo col check-in finale per il volo notturno diretto di Singapore Airlines per Milano Malpensa. Pasti liberi o a bordo, pernottamento in aereo. 
    L’arrivo in Italia è previsto di prima mattina.    

    Perché con noi

    • Durante il tour si assiste al Festival del Coccodrillo e al Sing Sing di Mount Hagen
    • Questo viaggio ci porta alla scoperta alle remote valli del Simbai e dei suoi abitanti, i Kalam, tra i popoli più arcaici e genuini della Papua Nuova Guinea
    • Si visitano numerosi villaggi lungo il fiume Sepik
    • Sono previste sistemazioni in semplici guest house locali, in hotel e lodge

    I nostri esperti

    GIANCARLO MEONI

    Dal 2  agosto  2027 al 17  agosto  2027

    Approfondimenti di viaggio

    ITINERARIOSiamo consapevoli di quanto questo viaggio sia impegnativo dal punto di vista economico ma ci teniamo a sottolineare che, oltre all’elevato costo dei voli di linea (sia intercontinentali che internazionali e domestici) e dei voli charter per raggiungere le aree più remote, in Papua Nuova Guinea i servizi turistici sono molto costosi, soprattutto se paragonati alla qualità degli stessi e al costo della vita locale. Questo è un Paese poco frequentato dal turismo e la scarsa offerta [...]