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FESTIVAL DELLE AQUILE

MONGOLIA

icona orologio 13 GIORNI
minimo 10 massimo 12 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Active Expeditions - Spedizioni, Trekking

Un viaggio nella remota regione degli Altai, al confine con Russia, Cina e Kazakistan. Terra di genti nomadi. Dove i pastori kazaki si esercitano in autunno e inverno in battute di caccia con l’aquila. E una volta l’anno, si ritrovano per celebrare l'antica arte venatoria. Nei due giorni del festival si vedono i cacciatori a cavallo inseparabili dai loro rapaci. Al galoppo, avvolti in abiti tradizionali con cappelli rossi. Uno spettacolo che sembra uscito dai racconti di - continua -

A PARTIRE DA: 3.950 €


ITINERARIO

Partenza da Milano Malpensa con volo di linea Aeroflot via Mosca. Pernottamento a bordo.

 

Arrivo nella capitale mongola al mattino presto. Disbrigo delle formalità aeroportuali e trasferimento in hotel.

La capitale dista meno di 20 chilometri. Paese di altopiani e di deserti, la Mongolia è ancor oggi una terra per viaggiatori più che per turisti. Le strade asfaltate sono limitate a un solo grande asse che attraversa il Paese da ovest a est, i mezzi di trasporto, privati e pubblici, quasi inesistenti (l’unico vero mezzo di trasporto è il cavallo), le strutture turistiche minime. Circondata da due potenti vicini, Cina e Russia, e lontana da conflitti che la portino sulle cronache internazionali, la Mongolia resta uno dei più sconosciuti paesi dell’Asia e forse anche uno dei più affascinanti. Con i suoi due milioni di abitanti, ancor oggi in gran parte nomadi, sparsi tra steppe e deserti grandi cinque volte l’Italia, essa conserva l’eredità del più grande impero che il mondo abbia mai visto e del più geniale condottiero di tutti i tempi, Gengis Khan.

Dopo aver depositato i bagagli in hotel e fatto colazione, ci dedichiamo alla visita della capitale che fino a pochi decenni fa non aveva case, ma solo centinaia di bianche “ger”, le yurte della Mongolia, tra le quali spiccavano i tetti colorati dei monasteri buddisti.

Gran parte della città si estende da est a ovest lungo il corso principale, chiamato Enkh Taivny Orgon Choloo o più semplicemente Peace Avenue, che sfocia nella centralissima piazza Sukhbaatar. Gli estesi sobborghi periferici sono delimitati dalle quattro grandi montagne che cingono l’agglomerato urbano: Chingeltei, Bayanzurkh, Bogdkhan e Songino Khairkhan.

La maggior parte dei luoghi di interesse si trova a breve distanza da Piazza Sukhbaatar su cui si affaccia il Palazzo del Parlamento, abbellito dalle statue dei più famosi khan (regnanti, capi) mongoli. Una delle qualità più apprezzate di Ulaanbaatar è la ricchezza degli allestimenti museali.

Tra questi non mancheremo di visitare il Museo Nazionale di Storia Mongola, talvolta chiamato ancora Museo della Rivoluzione, dove sono esposti reperti risalenti all’Età della Pietra, interessanti collezioni di diversi gruppi etnici mongoli e numerosi cimeli del periodo dell’orda mongola. (Verificheremo in loco se sarà possibile e opportuno visitare all’inizio o alla fine del viaggio la mostra temporanea del Museo di Storia Naturale, attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione).

Il Tempio di Choijin Lama è un complesso di templi rossi con il tetto verde dove visse il fratello minore del Bogd Khan dal 1908, Luvsan Haidav, potente monaco lama. Il monastero fu chiuso nel 1938 e successivamente trasformato in museo. Ciò gli evitò la distruzione. Lo visitiamo per la bellezza della struttura esterna, impreziosita da dipinti dedicati al Buddha e per i capolavori che contiene (statue, antichi libri di preghiera, maschere Tsam, thanka, oggetti vari e opere preziose…) 

Pensione completa. Pernottamento all’Hotel Bayangol 4*. Situato in posizione centrale, è un’ottima base per la gestione delle visite in città.

 

Presto al mattino trasferimento in aeroporto per il volo per Khovd (06.20/08.10, gli orari dei voli domestici sono spesso soggetti a variazioni e devono essere riconfermati).

Khovd, capoluogo dell’omonimo aimag, è una cittadina fondata nel 1731 come avamposto manchu e oggi ricca di attività agricole e industriali, oltre che sede di una vivace università.

Mezzo chilometro a nord della piazza principale si aprono le rovine del Sangiin Kherem, una fortezza della dinastia Ching eretta nel 1762: restano alcuni templi, un cimitero cinese e tratti delle mura di cinta. Poco lontano spunta la moschea di Akhmet Ali Mejit, costruita nel 2000 e frequentata dai numerosi musulmani della regione. Ancora più centrale è il monastero Turemeel Amarjuulgai, ricostruito sul modello del tempio Shar Shum (tempio giallo), edificato poco fuori la città nel 1770 e distrutto nel 1937. Nel pomeriggio visitiamo il piccolo ma interessante museo provinciale, dove si possono osservare animali impagliati della regione, costume etnici, oggetti darte buddhista e kazaka.

Pensione completa e pernottamento in hotel modesto o campo di ger. Le ger sono costruzioni realizzate con legno e feltro adatte al clima continentale del Paese e alla vita nomade di buona parte dei suoi abitanti. All’interno di ogni tenda c’è il focolare o la stufa, i servizi sono in condivisione.

 

Prima colazione. Con i fuoristrada ci rechiamo in una grotta a poco meno di 100 chilometri a sud-est di Khovd che custodisce pitture rupestri. Entrando nella caverna di Tsenkheriin Agui, alta circa venti metri, si torna all’età della pietra. La grotta custodisce alcune incisioni che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa) e che includono disegni di tori, cammelli, capre, gazzelle, uccelli, serpenti, alberi, ma anche struzzi e mammut che popolavano anticamente questi spazi (purtroppo la grotta non è stata risparmiata da atti vandalici che hanno rovinato alcune figure).

Per realizzare i petroglifi sono stati utilizzati pigmenti naturali di colore rosso scuro e ocra su fondo chiaro. Le incisioni sono state scoperte da una spedizione russo-mongola nel 1967 e dal 1971 l’area è protetta. (Per la visita consigliamo di dotarsi di torce e di una copertura impermeabile).

Proseguiamo verso il Lago Khar Us, letteralmente il lago dallacqua nera, il secondo specchio d’acqua della Mongolia per grandezza dopo il Khuvsgul.

È l’unico luogo al mondo dove vive il temolo mongolo, un pesce della famiglia dei salmoni che può raggiungere i 60 centimetri di lunghezza e i 6 chili e mezzo di peso. È anche un osservatorio ideale per volpi, antilopi e rapaci e fa parte dell’omonimo parco nazionale.

Pensione completa (il pranzo potrà essere un semplice pic-nic). Pernottamento in hotel modesto o campo di ger a Khovd.

 

Prima colazione e partenza in direzione nord est verso Olgii.

Ci rechiamo nell’aimag di Bayan-Olgii, di cui Olgii è il capoluogo, la regione più occidentale della Mongolia al confine tra Russia, Cina e Kazakistan. Vi si trova l’Altai Nuruu, la catena montuosa più alta della Mongolia, con i suoi numerosi ghiacciai. Si tratta di una regione poco adatta ai pascoli, con il clima più rigido ed aspro del Paese. E’ popolata per il 90% da pastori musulmani kazaki, una comunità islamica in cui uomini e donne hanno pari diritti. I primi nomadi kazaki giunsero in questa regione intorno al 1840 alla ricerca di pascoli e vi si stabilirono. Ancora oggi mantengono la propria cultura, la lingua tartara, i costumi tradizionali, la musica e le feste.

Sarà questo il teatro in cui assisteremo al Golden Eagle Festival, manifestazione che mette in mostra l’abilità dei kazaki nell’arte della caccia con l’aquila e si svolge nel cuore delle maestose montagne dell’Altai, tra fiumi, ghiacciai e paesaggi spettacolari. Si tratta di una delle più antiche e spettacolari usanze dei kazaki della Mongolia, tramandate attraverso generazioni.

Il percorso ci conduce attraverso il Parco Nazionale di Tsambagarav Uul con la montagna omonima (4202 m) perennemente incappucciata di neve. L’ambiente che ci circonda è spettacolare e offre dei bei contrasti paesaggistici, tra zone desertiche, steppa, aree umide e le montagne. Costeggiamo quindi il lago Tolbo (2080 m), chiamato dai locali “il lago della rana”, dove, con un po di fortuna, a volte è possibile osservare cavalli selvatici allabbeverata.

Pensione completa. Pernottamento in semplice hotel o in campo di ger.

 

Dopo la prima colazione ci rechiamo allo stadio centrale di Olgii, dove si svolge il tradizionale Festival delle Aquile. Si tratta di un appuntamento molto importante che attira i migliori cacciatori e rapaci del territorio e rappresenta la vera essenza della cultura dei kazaki nomadi. Oltre ai cacciatori, sono protagoniste le aquile di sesso femminile, scelte sia perché il loro peso supera di un terzo quello dei maschi, sia per la loro maggiore abilità nella caccia. Le aquile hanno una vista otto volte più precisa rispetto a quella umana e, in una sola giornata di caccia, possono catturare fino a cinque volpi. 

La cerimonia comincia con una sfilata dei cacciatori con le loro aquile; un tripudio di finimenti e decorazioni. La gara è strutturata in diverse prove e conseguenti valutazioni che dipendono dalla velocità dei rapaci, da quanto tempo impiegano a riconoscere il padrone e quanto rapidamente catturano la preda. In questi due giorni potremo assistere anche ad altre competizioni previste all’interno della manifestazione, come il tipico “Kokbar”, gruppi di cavalieri impegnati a contendersi una pelle di capra e il “Kyz Kuar”, lotta tra uomini e donne.

Negli ultimi anni il festival sta attirando sempre più turisti da tutto il mondo, perdendo un po’ quell’autenticità e il fascino dei luoghi remoti che gli era proprio. In ogni caso rimane unesperienza di grande interesse.

Pensione completa. Pernottamento, per entrambe le giornate, in semplice hotel o campo di ger.

 

Dopo la colazione partenza per unescursione nel vicino villaggio di Sagsai, raggiungibile in poco meno di unora.

Oggi avremo la possibilità di visitare le famiglie locali di nomadi e cacciatori kazaki. Quella kazaka è l’unica minoranza etnica consistente presente in Mongolia, dove predominano i khalkh mongoli. Nel diciannovesimo secolo i pastori nomadi kazaki erano soliti spostarsi, alla ricerca dei pascoli migliori, tra le zone oggi note come Kazakistan, Xinjiang (Cina Occidentale), Bayan-Olgii (Mongolia Occidentale).

I kazaki si differenziano dalla restante popolazione locale per la religione, islamismo sunnita non tradizionalista, per la lingua, tartaro più simile al russo che al mongolo, oltre che per il modo di vestire; indossano infatti costumi dai colori vivaci e ornati da gioielli. Anche le gher kazake sono leggermente differenti da quelle mongole, più ampie, con tetto più alto e spiovente, hanno il pavimento e le pareti ricoperte da bellissimi tappeti colorati e decorati con motivi geometrici e floreali.

Saremo ospiti all'interno delle loro ger, dove potremo assistere alle loro semplici attività quotidiane e sperimentantare lo spirito di ospitalità proprio di ogni popolo nomade. Incontreremo i cacciatori e i loro animali e avremo la possibilità di ascoltare i loro racconti. Pensione completa. Rientro a Olgii in serata.

 

Prima colazione e partenza per Ulaangom, capoluogo della regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome a tutta la regione.

Dopo circa 150 km, sosta al Lago Achit che si trova a un’altitudine di 1435 m e offre riparo a una ricca avifauna. Incontriamo poi il lago Uureg circondato da vette che superano i tremila metri, che viene definito “lago salmastro”.

In verità si tratta di acque dolci mescolate a sali minerali la cui origine non è ancora ben chiara.

La regione di Uvs è popolata per metà dall’etnia Dorvod che originariamente dava il nome all’aimag, la cui risorsa principale è la pastorizia. Lungo il percorso cercheremo di entrare in contatto con qualche famiglia di pastori.

Pensione completa e pernottamento in semplice hotel o campo di ger a Ulaangom.

 

Prima colazione. Oggi facciamo unescursione nei dintorni di Ulaangom. A 30 chilometri a sud ovest di Ulaangom si apre la Valle Kharhkiraa, un angolo di paradiso naturale. È una vallata con foreste e campi che in primavera esplodono di colori, dominata dai “quattromila” Kharkhiraa uul e Turgenuul, che dà il nome alla riserva naturale.

Nella zona sono anche presenti numerosi resti di statue uigure.

Proseguiamo verso il Lago Khyargas, che compare all’improvviso nel nulla del deserto stepposo. E un enorme lago salato il cui territorio è parco nazionale dal 2000. Popolato da pesci e uccelli (anche qui la caccia li ha decimati), ha la sua attrattiva maggiore nelle “sorgenti nere”, ricche di solfato, magnesio e calcio. Il flusso d’acqua calda si sprigiona da rocce appartenenti all’era mesozoica.

La popolazione in queste zone è prevalentemente di etnia Khoton, è molto ospitale ed è strettamente legata alle tradizioni sciamaniche. Cercheremo di incontrare una famiglia per coglierne lo stile di vita.

Rientro in serata a Ulaangom. Pensione completa e pernottamento in semplice hotel o campo di ger.

 

A seconda dell’orario del volo, trasferimento in aeroporto e rientro a Ulaanbaatar (circa 3,5 ore di volo).

Nel pomeriggio tempo a disposizione per visitare la fabbrica di cahemere e per gli acquisti.

Pranzo libero e cena in ristorante.

Pernottamento all’Hotel Bayangol o similare.

 

Subito dopo la colazione ci rechiamo al Monastero di Gandan, il cui nome significa "luogo immenso della gioia completa", è uno dei posti più affascinanti di Ulaanbaatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose.

E’ uno dei pochi monumenti ad essere stato risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan è il più grande monastero della Mongolia e le sue parti originali risalgono al 1838. Vi risiedono oltre 500 monaci e vi si trova la statua di Janraisig in piedi più grande al mondo. E’ l’immagine del Bodhisattva della compassione, figura centrale del buddismo di derivazione tibetana. E’ assai amata perché rappresenta l’uomo saggio che pur avendo raggiunto per la sua bontà la possibilità di accedere al “nirvana”, vi rinuncia e resta nel mondo al fine di aiutare gli uomini a raggiungere la salvezza. E’ noto anche come Avolikiteshvara, e il Dalai Lama è ritenuto una sua incarnazione. La statua ora esistente al posto di quella rimossa durante il periodo staliniano, è alta quasi 27 metri, pesa 20 tonnellate e presenta interventi in oro. Ha una struttura cava che contiene molte offerte, adornata con pietre preziose, sete, milioni di “mantra” (preghiere, formule magiche e mistiche), tantissime “sutra” (libri o scritture, anche nella forma di rotoli, che contengono regole buddiste). 

Visitiamo il raffinato Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, in cui risiedette per vent’anni l’ottavo Buddha vivente e ultimo re della Mongolia.

E’ una di quelle attrattive che non si possono proprio perdere, con i suoi cortiletti, i pannelli affrescati e le bellissime porte. Vi si trovano, attraversato il grande portone di accesso, sale che custodiscono doni particolari di facoltosi visitatori, (tra cui stivali regalati dallo zar russo al Budda), animali imbalsamati, “tanka” (pitture sacre su stoffe), costumi tradizionali.

Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in hotel.

 

Presto al mattino trasferimento in aeroporto e volo di rientro in Italia.


 

 

  1. Famiglia kazaka   2. Lago Achit    3. Festival delle Aquile

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Visto Per i cittadini italiani è necessario un visto d’ingresso. Il visto d’ingresso viene rilasciato dalle autorità competenti in Italia prima della partenza previa compilazione di un modulo, invio di due fototessere 3x4 cm con sfondo bianco, invio del passaporto individuale in originale valido per almeno 6 mesi dalla data di entrata nel Paese e pagamento dei diritti dovuti all’atto della prenotazione del viaggio. Voli I voli internazionali sono previsti con Aeroflot, mentre i - CONTINUA -

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