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FLORES, SUMBA E IN VELIERO NEL PARCO DI KOMODO

INDONESIA

icona orologio 20 GIORNI
minimo 12 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   13  agosto    al   1  settembre  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio alla scoperta delle Piccole Isole della Sonda, un arcipelago a est di Bali noto per la sua biodiversità. Un capolavoro della natura, tuttora incontaminato, dove la vegetazione rigogliosa si intreccia con le cime vulcaniche e il mare turchese contrasta con le spiagge di sabbia bianca e rosa. Prima tappa, l’isola di Flores, un’area montuosa attraversata da una catena di vulcani. Il più spettacolare, il Kelimutu, ospita in cima tre laghi di diversi colori. Per - continua -

A PARTIRE DA: 6.600 €


ITINERARIO

Partenza da Milano con voli di linea Singapore Airlines per Bali via Singapore. Pasti e pernottamento a bordo.

 

Arrivo a Bali in mattinata e trasferimento all’hotel, situato nella zona d Sanur. Resto della giornata libero per relax, passeggiata…Cena libera e pernottamento in hotel.

 

Il mattino presto volo per Ende, nella parte centrale dell’isola di Flores. E’ un’isola montuosa con una morfologia vulcanica che per lungo tempo ne ha plasmato il destino. Una catena di vulcani la attraversa, creando un complesso sistema di valli a forma di “V� e creste che ha reso il territorio impenetrabile fino a qualche anno fa e questo è il motivo per il quale si sono sviluppati diversi gruppi etnici, molto diversi tra di loro. Anche se oggi la religione cattolica è predominante, le tradizioni indigene sono ancora molto forti. Flores deve il suo nome ai portoghesi che chiamarono il promontorio più orientale dell’isola Cabo de Flores (Capo dei Fiori). Molto prima dell’arrivo degli europei nel XVI secolo, gran parte della costa era in mano ai makassaresi e ai bugi della parte meridionale di Sulawesi. Le razzie compiute sulle coste dai bugi e dai makassaresi per procurarsi schiavi rappresentavano un problema diffuso a Flores e costrinsero la popolazione a rifugiarsi all’interno. I portoghesi vi arrivarono nel 1500, attratti dal redditizio commercio del sandalo e diffusero il cristianesimo. Nel XVII secolo gli olandesi cacciarono i portoghesi da quasi tutta Flores, ma dovettero far fronte, negli anni di dominio, a una serie ininterrotta di rivolte e guerre tra le varie tribù. Gli abitanti dell’isola sono suddivisi in cinque grandi gruppi linguistici e culturali: i manggarai (a ovest), gli ngada (zona di Bajawa), popoli affini agli ende e ai lio (zona di Ende), i sikkanesi (zona di Maumere) e i lamaholot (zona di Larantuka). I rituali animisti svolgono ancora un ruolo importante in occasioni come le nascite, i matrimoni e i funerali e segnano i periodi cruciali del ciclo agricolo. Da Ende, ci trasferiamo nel villaggio di Moni, punto di partenza per la scoperta del vulcano Kelimutu. Lungo il percorso, tempo permettendo, sosta al villaggio di Wolowari, abitato dall’etnia lio, di cui conserva l’architettura a oggetti d’arte. Pensione completa e pernottamento in un semplice hotel.

(Considerando la scarsità di strutture presenti in zona e in relazione al numero dei partecipanti, facciamo presente che il gruppo potrebbe essere suddiviso in due strutture vicine e similari. Ci teniamo anche a sottolineare che le strutture ricettive presenti a Moni sono molto semplici e a conduzione famigliare).

 

Prima dell’alba, partenza in minibus per il vulcano Kelimutu per assistere al sorgere del sole. Il vulcano ospita tre laghi di diversi colori, il Tiwu Ata Mbupu (lago degli anziani) che normalmente è di colore blu, mentre il Tiwu Nuwa Muri Koo Fai (lago dei giovani e delle ragazze) e l’Ata Polo (lago incantato) che dividono lo stesso cratere, separati da una stretta parete sono rispettivamente di colore verde e rosso. I colori delle acque variano periodicamente. Delle fumarole sommerse sono probabilmente la causa di queste variazioni, infatti, i gas che queste immettono nell’acqua, ne variano la composizione minerale. Il Kelimutu è considerato sacro dagli abitanti locali: in base alla leggenda, questi specchi d’acqua accolgono le anime dei morti: quelle dei giovani si recano nel tepore del Tiwu Nuwa Muri Koo Fai, quelle degli anziani nelle fredde acque del Tiwi Ata Mbupu e quelle delle persone malvagie nel Tiwi Ata Polo. Quando il sole è alto, si rientra al lodge per la colazione. Dopo la colazione, si raggiunge il paese di Bajawa, cittadina posta a 1100 m di altitudine e circondata da colline vulcaniche ricoperte di foreste, con il Gunung Inerie (2245 m) che si staglia maestoso a sud. Il clima è mite. Bajawa è il principale centro commerciale degli ngada, uno dei gruppi etnici più tradizionali di Flores. Tempo permettendo, potremo cominciare a visitare qualcuno dei villaggi circostanti. Cena in ristorante locale e pernottamento in un semplice hotel.

(La cima del vulcano si trova a 1639 m e il mattino presto, quando si arriva per vedere l’alba, le temperature possono essere piuttosto basse, 8-10 gradi e quindi si consiglia di portare con sé qualcosa di più pesante e anche una cerata per la pioggia).

 

La giornata è dedicata alla visita dei villaggi tradizionali, formati da capanne allineate con al centro gli ngadhu e i bhaga, simboli venerati dagli abitanti con i loro atavici riti animisti. Bena, situato ai piedi del Gunung Inerie è uno dei villaggi ngada più tradizionali e i suoi monumenti in pietra sono stati dichiarati sito protetto. Le case con gli alti tetti di paglia sono disposte lungo due file su un crinale, con lo spazio tra loro, pieno di ngadhu, bhaga (sporche di sangue dopo i sacrifici) e strane strutture megalitiche simili a tombe. La maggior parte delle case sfoggia figurine femminili o maschili sui tetti, mentre gli ingressi sono decorati con corna e mascelle di bufalo come segno di prosperità. Anche se è un villaggio frequentato da turisti, le credenze e le usanze tradizionali sono ancora molto seguite, anche se tutti gli abitanti del villaggio sono cattolici. Oltre 60.000 ngada abitano l’altopiano di Bajawa e i pendii del Gunung Inerie. Le antiche credenza animiste sono ancora forti tra i ngada e la maggior parte delle loro pratiche religiose è una sintesi di animismo e cristianesimo. Essi venerano Gae Dewa, una divinità che unisce Dewa Zeta (il paradiso) e Nitu Sale (la terra). I simboli che evidenziano la continuità della tradizione Ngada sono le coppie di ngadhu e bhaga. La prima è una struttura simile a un parasole alto circa 3 m, composta di un palo scolpito di legno intagliato e un ‘tetto’ di paglia, mentre la seconda è come una casa in miniatura con il tetto di paglia. Lo ngadhu è maschio, mentre la bhaga è femmina e ogni coppia è associata a un determinato clan famigliare che vive nel villaggio. Alcuni sono vecchi più di cento anni e furono costruiti per commemorare antenati uccisi in battaglia. In aggiunta agli ngadhu e alle bhaga e alla venerazione degli antenati a essi connessa, si praticano sempre i riti per la fertilità dei campi (incluso a volte il sacrificio di bufali) e le cerimonie che segnano nascita, morte, matrimoni e costruzioni di nuove case. La cerimonia annuale più importante è la Reba che dura sei giorni e si svolge a fine dicembre, inizio gennaio nel villaggio di Bena, a 19 km da Bajawa. Gli abitanti vestono speciali ikat, stoffe tessute e colorate a mano, di colore nero, sacrificando bufali, cantando e danzando per tutta la notte. Al termine delle visite trasferimento a Ruteng. Cena e pernottamento in un semplice hotel.

Nota. Ad agosto 2018, il villaggio di Gurusina ha subito un incendio e la maggior parte delle abitazioni sono state distrutte. Attualmente è in corso la ricostruzione delle abitazioni, ma non è possibile sapere quando i lavori saranno ultimati e se durante il nostro viaggio sarà possibile visitare il villaggio.

Dopo la colazione, partiamo per Denge, da dove inizia il nostro trekking per raggiungere il bellissimo villaggio di Wae Rebo, isolato tra i monti di Flores, raggiungibile solo a piedi. Si tratta di un antico villaggio, situato a 1200 m, dove l’aria e fresca ed è completamente circondato dalle montagne e dalla fitta foresta Todo. Questa foresta tropicale è ricca di vegetazione e vi si possono trovare orchidee, diversi tipi di felci e anche osservare diverse specie di uccelli. È abitato dall’etnia Manggarai e il suo fondatore, il loro principale antenato che lo costruì circa cento anni fa, era un uomo chiamato Empu Maro. La principale caratteristica di Wae Rebo, sono le Mbaru Niang, case tonde dal tetto conico in lontar (un tipo di palma) che arriva fino al suolo. Sembra che un tempo, questo genere di abitazione fosse abbastanza comune nella regione ma oggi, solo questo villaggio continua a costruire le tipiche case manggarai. La casa ha cinque livelli, ognuno dei quali designato per uno specifico scopo:  il primo livello, chiamato lutur o tenda è la zona dove vive la famiglia estesa; il secondo livello, chiamato lobo, o attico, è utilizzato per immagazzinare cibo e beni; nel terzo livello, chiamato lentar sono conservate le sementi per la prossima semina; il quarto livello, chiamato lempa rae è riservato alla conservazione del cibo in caso di necessità e nel quinto livello, chiamato hekang kode, che è considerato il più sacro, sono poste le offerte agli antenati. La Casa delle Cerimonie, di grandezza diversa rispetto alle altre, contiene tamburi, gong e cimeli vari. E’ la casa comune di otto famiglie, discendenti da un antenato comune, dove si svolgono riti e cerimonie. La struttura simboleggia l’unità del clan e i tamburi sacri sono considerati il mezzo per comunicare con gli antenati. Un soggiorno in questo villaggio ci permetterà di scoprire lo stile di vita dei suoi abitanti, le cui attività principali sono il lavoro nei campi e la coltivazione del caffè. Alcune donne si dedicano alla tessitura degli ikat tradizionali. Pensione completa e pernottamento in una semplice ma pulita capanna del villaggio.

(Il villaggio di Wae Rebo è il piu' bello e meglio conservato di Flores e vale la pena di sacrificare un po’ di comodità per visitarlo. Si dorme in una grande capanna circolare dedicata solo ai visitatori e non ci sono divisioni tra uomini e donne. Il pavimento in bambù è sollevato dal suolo. I materassi sono di pandano, imbottiti di foglie e sono abbastanza comodi. La capanna è molto pulita. All'esterno ci sono bagni per uomini e donne, che sono usati solo dai turisti, e anch'essi sono ben curati e mantenuti. Si consiglia di portare un sacco a pelo leggero o un sacco lenzuolo, una tuta per la notte e una felpa o giacca antivento. Siamo a 1200 m di altura e di notte la temperatura può scendere anche a 12-15 gradi, mentre di giorno siamo intorno ai 23-24. Ci sono comunque delle coperte a disposizione. Il trekking per arrivare al villaggio non presenta particolari difficoltà e ci sono solo alcuni punti in pendenza. Il sentiero è pulito e in un tratto si deve guadare un piccolo torrente, passando su delle tavole o pietre sistemate nell’acqua. Il torrente è largo 10 metri e profondo 20-30 centimetri. Si può affrontare questa camminata anche senza allenamento, facendo delle soste per riposare. I locali percorrono questo sentiero per portare il caffè in paese in un’ora e mezzo, mentre per noi il tempo di percorrenza varia dalle tre alle quattro ore. Nel trekking ci accompagneranno una guida e dei portatori, che oltre ai nostri zaini porteranno anche una buona scorta di acqua da bere. Il trekking parte da un’altezza di circa 400 metri per arrivare a Wae Rebo a 1.200 metri. Nei 9 km complessivi del percorso, si cammina dapprima in un misto di savana e bosco su un largo sentiero coperto di pietre poi, il sentiero si stringe e si sale attraverso una splendida giungla di montagna, con scorci sui monti circostanti e su un profondo canyon. Da alcuni punti si vede la valle, dove si trovano il villaggio di Denge con il mare e una bella isola vulcanica. Nella parte intermedia del trekking si cammina lungo un sentiero più stretto che potrebbe essere un po’ scivoloso, perché quasi tutto all’ombra. Gli ultimi 2 km del percorso sono praticamente in piano. Arrivati nei pressi di Wae Rebo ci sono coltivazioni di caffè, principale attività degli abitanti del villaggio. Il clima varia da caldo umido nella parte bassa a temperato in altura. Il trekking si può fare anche con scarpe da ginnastica, ma un paio di scarponcini o scarpe con suola dentellata sono consigliati, per non rischiare di scivolate nelle zone ripide, sulle foglie e nelle aree umide. L’utilizzo dei bastoncini potrebbe essere d’aiuto).

 

Al mattino, si rientra a piedi a Denge e dopo il pranzo, si prosegue verso Labuanbajo, una località di pescatori situata all’estremità occidentale di Flores. Lungo la strada, si possono ammirare i villaggi e la gente del posto che lavora nei campi. La cittadina è il punto di partenza ideale per visitare le isole di Komodo e Rinca, dove si trova il terribile drago di Komodo. Arrivo a Labuanbajo in serata e trasferimento in hotel. Cena libera e pernottamento in hotel.

Dopo la colazione, trasferimento al porto e imbarco sull’Aurora. Inizia la nostra crociera che ci porterà ad esplorare la zona terrestre e marina del Parco di Komodo.

Giornate dedicate a escursioni sulle isole della zona per bagni, snorkeling e camminate sulle bianche spiagge deserte. Il Parco Nazionale di Komodo, dal 1977 “Riserva della biosfera� e dal 1991 “Patrimonio dell’Umanità�, è un santuario marino unico, creato dalle forti correnti che trasportano acque ricche di nutrienti in grado di supportare un incredibile ventaglio di vita marina. Il parco è composto da Komodo e Rinca, le due isole principali e molte altre minori, ottanta in totale ed è situato tra le grandi isole di Sumbawa e Flores, proprio al centro di un passaggio obbligato per le correnti e le maree che uniscono gli oceani Pacifico e Indiano. Foreste di mangrovie, fondali erbosi e magnifici banchi corallini sono i principali habitat. Komodo offre immersioni di livello mondiale con una stupefacente varietà di siti, pinnacoli, pareti, grotte, giardini di corallo e tranquille baie. Nel Parco di Komodo sono state registrate oltre mille specie di coralli, settanta di spugne, con un numero particolarmente alto di tubipora musica (corallo a canna d’organo), artefice delle bellissime spiagge di sabbia rosa distribuite in tutto il parco. Tartarughe e mammiferi marini frequentano le sue acque e ci sono saltuari avvistamenti di balene. Le isole del parco abbondano di animali selvatici, come bufali, cinghiali, lucertole volanti, uccelli tropicali oltre, naturalmente, ai famosi varani che prendono il nome dall’isola. Il varano di Komodo è la più grande lucertola esistente e può raggiungere la lunghezza di tre metri e un peso di duecento chili.  Si può tranquillamente affermare che sono gli ultimi dinosauri esistenti e, infatti, discendono direttamente dalla preistoria, anche se la scienza li ha scoperti solo nel 1912. Animali carnivori, si nutrono della selvaggina del parco, come topi, cinghiali, capre, cervi e bufali. Le grosse prede sono catturate con agguati nell’erba alta. E’ sufficiente una piccola ferita e la saliva dei varani, carica di batteri, provoca nella vittima la morte per setticemia in poche ore. Questi animali sono voracissimi e possono divorare una capra in cinque minuti. L’isola di Komodo, è sormontata da colline costellate di burroni e consumate dal sole e dai venti secchi che le tingono di un intenso color ruggine per gran parte dell’anno. L’isola ospita, oltre ai famosi varani, anche altra fauna come i cervi, i bufali, i cavalli selvatici e le aquile pescatrici che, con un po’ di fortuna potremo avvistare. Vi si trova anche il villaggio di Kampung Komodo, l’unico esistente sull’isola. Si tratta di un accogliente villaggio di case costruite su palafitte e abitate da bugi musulmani. Si narra che gli abitanti del villaggio siano i discendenti dei detenuti che nel XIX secolo furono esiliati sull’isola da uno dei sultani di Sumbawa. Dopo le visite, un meritato riposo sulla spiaggia rosa e snorkeling nelle sue acque cristalline, con la possibilità di nuotare tra le mante (a volte se ne incontrano anche una ventina tutte insieme). Fine della giornata a Tatawa, un giardino incantato, tra i più bei coral garden di Komodo. Ci si sposta nell’isola di Rinca, dove entreremo a piedi nel parco per un’escursione alla ricerca della flora locale. L’isola è leggermente più piccola di Komodo. Il clima è torrido, ma la fauna qui è più abbondante che a Komodo. Anche qui si trovano i varani e le guide locali conoscono i posti, dove questi animali vanno a prendere il sole o dove nidificano (la femmina scava una grande tana per deporre le uova che poi sorveglia per tre mesi). Nell’area si trovano anche dei villaggi Bajau, gli zingari del mare. Chiamati anche Badjao, Bajaw, Bajao, sono un gruppo etnico indigeno che continua a vivere come nel passato, facendo uso di piccole imbarcazioni di legno a vela, con le quali si spostano. Sono originari delle isole dell’arcipelago Sulu, nelle Filippine e della costa di Mindanao nel Borneo settentrionale. Negli ultimi cinquant’anni, a causa dei continui conflitti nella regione autonoma musulmana di Mindanao, molti di loro sono emigrati appunto in Indonesia. Costruiscono le loro case su palafitte, ma molti di loro vivono anche per lunghi periodi nelle loro imbarcazioni. Resto della giornata dedicata ai bagni di mare nello splendido mare di Komodo. Attendiamo il tramonto a Kalong, un’isola ricoperta di mangrovie, da cui, al calar del sole, migliaia di volpi volanti (pipistrelli della frutta) partono alla ricerca di cibo, coprendo completamente il cielo per alcuni minuti. In serata arriviamo con Aurora nel porto di Labuanbajo. Pensione completa e pernottamento a bordo.

Nota Bene. Le tappe toccate durante il nostro soggiorno sull’Aurora dipenderanno sempre dalle condizioni del mare, dalle maree e dal vento e il programma è comunque deciso quotidianamente dal comandante. L’escursione per vedere i varani di Komodo, sarà effettuata o sull’isola di Komodo o sull’isola di Rinca.

 

Al nostro arrivo a Lubuanbajo, sbarchiamo dall’Aurora e ci trasferiamo all’aeroporto per il volo per Kupang nell’isola di Timor. Trasferimento in hotel. Resto della giornata libero che potrà essere dedicato allo shopping, relax e visite. Cena libera a pernottamento in hotel.

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto in tempo utile per prendere il volo per Tambolaka, che si trova nella parte occidentale dell’isola di Sumba. Questa isola arida e ondulata, ospita la cultura tribale più ricca di Nusa Tenggara, che ruota intorno al culto dei marupu (termine generico per definire tutte le forze spirituali, divinità, spiriti e antenati). Dal punto di vista morfologico, appare molto diversa dalle isole vulcaniche situate più a nord, con un paesaggio caratterizzato dalla presenza di basse colline di pietra calcarea e campi di mais e cassava. Nelle regioni più impervie, il cavallo è ancora utilizzato come mezzo di trasporto; simbolo di ricchezza e di prestigio sociale, un tempo questo animale faceva parte della dote da offrire per prendere moglie. Oggi la maggior parte degli isolani è ufficialmente protestante, ma il culto marupu resiste e gli antichi conflitti sono ancora rievocati con cadenza annuale, con battaglie simulate tra squadre di cavalieri. Queste battaglie fanno riferimento a radicate tensioni tribali che di tanto in tanto scoppiano tra principati rivali. Il bahasa indonesia è parlato ovunque, ma a Sumba ci sono sei lingue principali. Il turismo nell’isola è quasi inesistente. La leggenda narra che un tempo, il cielo e la terra fossero collegati da una scala. I primi abitanti di Sumba scesero da questa scala e si stabilirono a Tanjung Sasar, sulla punta settentrionale dell’isola. In auto, visiteremo alcuni dei villaggi tradizionali più interessanti di Sumba: Wainyapu e Ratengaro. Di solito il villaggio tradizionale di Sumba è strutturato in due file parallele di case, poste le une di fronte alle altre, con una piazza nel mezzo. Al centro della piazza c’è una pietra sormontata da un’altra pietra piatta, sulla quale sono poste le offerte ai marupu protettori del villaggio. Queste strutture di pietra per gli spiriti o kateda sono usate per le offerte ai marupu dell’agricoltura durante la semina o il raccolto. La piazza del villaggio contiene anche le tombe degli antenati importanti, in genere finemente scolpite. Nei tempi passati, le teste dei nemici uccisi venivano appese a un albero secco situato nella piazza del villaggio. Quest’albero dei teschi, chiamato andung è ancora presente in alcuni villaggi ed è un motivo riprodotto frequentemente sull’ikat di Sumba. L’abitazione tipica è una grande struttura rettangolare su palafitte e accoglie una famiglia allargata. Il tetto di paglia sale dolcemente dai quattro lati e termina con una punta. Tra i rituali che accompagnano la costruzione di una casa, c’è quello di tributare un’offerta quando si pianta il primo palo, per scoprire se i marupu ne approvano l’ubicazione e uno dei metodi consiste nel sacrificare una gallina ed esaminarne il fegato. Molte case sono ornate con corna di bufalo o mandibole di maiale, ricordo delle offerte sacrificali fatte in passato. Dopo le visite ai villaggi, proseguimento verso il distretto di Lamboya dove si trova il nostro resort (circa due ore). Pensione completa e pernottamento al Sumba Nautil Resort.

Nota bene: il Sumba Nautil Resort dispone solo di 7 cottages, quindi la sistemazione in singola non può essere garantita.

Giornata dedicata alla visita dei villaggi tradizionali. Come in quasi tutti i villaggi dell’isola, anche qui le tradizioni restano vive. La religione tradizionale di Sumba si fonda sul culto dei marapu, termine collettivo che indica tutte le forze spirituali, compresi gli dei, gli spiriti e gli antenati. Dopo la morte, il defunto raggiunge il mondo invisibile, da cui può influenzare il mondo dei vivi. Marapu mameti è il nome collettivo che indica tutti i morti. I vivi possono invocare il loro spirito, in particolar modo quello dei parenti, per ricevere aiuto, anche se i morti possono nuocere nel caso si irritino. Nel giorno fissato per la sepoltura, si uccidono cavalli o bufali e insieme al defunto vengono sepolti ornamenti e una borsa di sirih (noce di betel). I vivi devono assicurare al defunto la sepoltura più sfarzosa possibile, in modo da evitare l’irritazione dei morti e per consentire loro l’ingresso al mondo invisibile. Il funerale vero e proprio a volte è rimandato anche di dieci anni, per consentire ai parenti di accumulare denaro sufficiente per i festeggiamenti e per la costruzione di una grande tomba in pietra. Anche l’abbigliamento tradizionale è ancora utilizzato. Le donne più anziane spesso vestono solo l’ikat e sono a seno nudo. Anche gli uomini indossano l’ikat, avvolto attorno ai fianchi, spesso sopra abiti di foggia occidentale. Alcuni di loro indossano anche una stoffa attorno alla testa. Quasi tutti gli uomini, portano una spada che sfortunatamente, a volte è usata. La violenza è parte della tradizione sumbanese e questo è il motivo per il quale è stata ritualizzata nei festival come il Pasola. Ogni anno, la stagione del Pasola inizia quando gli sciamani dei villaggi lungo la costa, riscontrano che un certo verme di mare (nyale) è arrivato. Sono quindi organizzati dei violenti scontri tra squadre di cavalieri che brandiscono spade e lance ed è sicuramente una delle più stravaganti e cruente feste dell’Asia. Si svolge tra febbraio e marzo ed ha lo scopo principale di spargere sangue umano per rendere felici gli spiriti e assicurare un buon raccolto. Come nel passato, gli ‘eserciti’ sono formati dagli abitanti della costa che si scontrano con quelli dell’interno dell’isola. Nei villaggi di Sumba, si trovano delle tombe molto interessanti. E’ usanza comune, quando si visitano i villaggi di portare dei doni con sé, come la noce di betel, simbolo di pace. Si tratta di uno stimolante mediamente eccitante che purtroppo ha però degli effetti negativi poiché è una sostanza cancerogena e inoltre dona alla bocca e ai denti uno sgradevole colore rossastro. Masticare betel è un modo per affermare la propria appartenenza al mondo degli adulti e i tre elementi che formano il miscuglio hanno un significato simbolico. Il gambo verde del sirih rappresenta il pene, la noce o pinang le ovaie femminili, la calce (kapor) lo sperma. E’ la calce a produrre la colorazione rossastra. Dopo le visite, rientro in hotel. Cena e pernottamento in hotel.

 

 

 

Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto per il volo per Denpasar nell’isola di Bali. Resto della giornata libero per relax, shopping, visite.

Pasti liberi e pernottamento al in hotel.

 

Giornata libera dedicata allo shopping, relax, visite. In serata, trasferimento in aeroporto per il volo internazionale per Milano. Pasto e pernottamento a bordo.

 

L’arrivo a Milano è previsto di prima mattina.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

I trekking previsti nel nostro itinerario non comportano particolari difficoltà, anche se necessitano di una buona condizione fisica. Si consigliano comunque scarpe comode e adatte a camminare.Durante il nostro itinerario sono previste diverse visite a villaggi dove, in alcuni casi, gli abitanti sono poco abituati al turismo. La cultura e le tradizioni di questo paese sono molto diverse dalle nostre e quindi consigliamo sempre di chiedere consiglio al vostro accompagnatore prima di fare - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Il tour include un pernottamento nell'ultimo villaggio tradizionale Manggarai rimasto nell'isola di Flores
  • Per la crociera nell'arcipelago di Komodo viene utilizzato un tipico veliero indonesiano, dotato di tutti i comfort e con 15 persone di equipaggio

ESPERTI

  

ANNA CANUTO

  • Dal 13  agosto  2019 al 1  settembre  2019

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