“FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Agosto)

CINA TIBET

  • “FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Agosto)

    CINA TIBET

    Viaggi con Esperto
    Durata 13 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 14  partecipanti
    Partenze

    A PARTIRE DA:  

    4.900€

    Tibet - Cina

    “FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Agosto)

    Un viaggio che ripercorre uno storico percorso Kel 12, e unisce due terre combacianti, il Tibet ed il Nepal, lungo il tragitto di quella strada creata a fine anni ’80 che porta il nome di “Strada dell’Amicizia”. L'itinerario si svolge nella stagione estiva, nel pieno del periodo monsonico, piuttosto complicato e talvolta critico per le imprevedibili piogge nel settore nepalese; per questo abbiamo scelto di operare effettuare il viaggio di agosto solo nella parte tibetana.

    L’ itinerario dunque taglierà tutto l’altopiano del Tibet centro-occidentale, da Lhasa fino alle pendici dell’Everest, il punto più estremo, per poi rientrare, in parte su strade alternative, alla capitale Lhasa.

    Itinerario di viaggio

    Partenza in tarda mattinata da Malpensa con volo di linea China Airlines per Pechino. Pasti e pernottamento a bordo. 
    Arrivo al mattino nella capitale cinese. Sistemazione per alcune ore in un albergo della zona aeroportuale, per un breve riposo. In tarda mattinata trasferimento in aeroporto per imbarco sul volo diretto in Tibet. Arrivo nella capitale tibetana e sistemazione al Thangka hotel.Pranzo libero, cena e pernottamento in hotel. 
    Al mattino in fondo alla grande piazza, nell’atrio che guarda il portone di ingresso del Jokhang, i tibetani si prostrano verso il cuore del tempio.  Il Barkhor, l’anello di preghiera intorno all’antico centro sacro, è una sfilata di costumi, di acconciature, di tratti fisici e somatici diversi; è da secoli il luogo, dove lo spirito commerciale si intreccia allo spirito religioso, è da sempre mercato tibetano e circuito di preghiera e di prostrazione. Il Jokhang è il tempio più sacro della tradizione religiosa del Tibet. Da occidente o da oriente, dalle terre dell’Everest come dalle terre dei Kampa, i tibetani guardano al Jokhang come al luogo più importante del pellegrinaggio. Nomadi e contadini lasciano per periodi a volte anche lunghi le loro case, i loro pascoli e le loro campagne per intraprendere il lungo viaggio di preghiera. In assoluto il Jokhang è da sempre il cuore della fede tibetana ed il fulcro più palpitante per l’interesse etnografico e folcloristico del Tibet. Una volta visitata la parte interna del tempio si comincia la passeggiata sul circuito del Barkhor, dove talvolta si incontrano situazioni religiose molto suggestive e talvolta molto emozionanti.Il pomeriggio sarà dedicato alla visita di quello che fu il complesso monastico più grande del Tibet. Il Monastero di Drepung era un grande villaggio con una folla impressionante di monaci; i suoi vicoli, i suoi antri, i suoi cortili e le sue piccole finestre che dalle celle guardano l’ampia conca di Lhasa sono l’immagine più completa e più autentica dell’antico Tibet. La popolazione di monaci che viveva all’interno del monastero è stata drasticamente ridotta. Camminando tra le viuzze che costeggiano i muri bianchi dei templi o delle residenze, talvolta si sente, in modo struggente, il senso di isolamento e di abbandono di questo luogo. Il Drepung è comunque un simbolo, è il complesso monastico che per la sua ampiezza da veramente il senso del peso storico che la vita religiosa ebbe sul Paese dal medioevo fino quasi ai giorni nostri. A fine visite rientro in albergo. Pensione completa (pranzo e cena in ristorante locale). 
    Mattinata dedicata alla visita del Potala, il grande palazzo che è stato sin dall’epoca della sua costruzione la sede dei Dalai Lama. Dal momento in cui il V Dalai Lama concentrò nelle proprie mani il potere spirituale e quello temporale questa residenza è diventata il vero fulcro del governo del Paese.All’interno del palazzo si visitano le sale del trono, le sale delle tombe, gli spazi privati di residenza e le sale di preghiera dedicate alle varie divinità. Il palazzo è oggi un grande museo. Si passa di sala in sala e tutti gli elementi decorativi sembrano molto statici, testimonianze di un passato che non esiste più.  Non è così per le centinaia di pellegrini che vi entrano tutti i giorni, che intasano i passaggi stretti tra una sala e l’altra.  Per i tibetani il palazzo del Potala continua ad essere un ambiente vivo e soprattutto indiscutibilmente “sacro”. Nel pomeriggio si visita il Monastero di Sera, il secondo complesso monastico, in ordine di importanza, della città di Lhasa.  Rispetto al Drepung, Sera è molto più ridotto, più raccolto e il suo carattere, unitamente al suo passato, è molto diverso dal precedente. Non bisogna dimenticare che questo monastero fu il centro di addestramento alle arti marziali dei “monaci” che costituivano il corpo di guardia del Dalai Lama. Molto spesso, nel pomeriggio i monaci-studenti si raggruppano all’ombra dei salici del cortile e danno vita ad uno spettacolo unico e di tradizione antichissima: il dibattito filosofico, lo scambio verbale su argomenti filosofici che è accompagnato da una gestualità molto particolare e talvolta da una veemenza veramente appassionata. Termineremo la giornata con la visita della residenza estiva dei Dalai Lama, l’insieme di strutture è conosciuto col nome di Norbulinka, il “Parco dei gioielli”. All’interno di questo insieme, divenuto da alcuni decenni, area pubblica, visiteremo quella che fu l’ultima abitazione del Dalai Lama nei giorni che precedettero il suo esilio. A fine visite rientro in albergo. Pensione completa (pranzo e cena in ristorante locale). NB: l’ordine delle visite nella città di Lhasa varia a seconda degli orari e del giorno in cui viene dato il permesso per la visita del Potala e del Jokhang. Gli orari di queste visite sono dettati da un ufficio preposto per la regolazione delle visite. 
    Si lascia Lhasa in mattinata, diretti verso oriente. Il nostro viaggio seguirà la sponda orografica sinistra del fiume Yarlung e raggiunge uno dei siti religiosi più importanti del Tibet: il Monastero di Samye, il centro monastico più antico della storia buddista del Paese.Il fiume Yarlung nasce nella parte più occidentale dell’altopiano alle pendici del monte Kailash e dopo aver tagliato per duemila chilometri circa il plateau tibetano, entra in India prendendo il nome di Brahmaputra. Lungo questo fiume sacro sono sorti numerosi monasteri, alcuni di questi sono i complessi che hanno fatto la storia religiosa del Tibet. Dall’alto della collina di Hepo Ri, si ha la vista panoramica del monastero di Samye. Lo sguardo raccoglie in un pugno tutto il complesso religioso circondato dal muro ellittico bianco che ne simboleggia i confini fisici estremi. Il monastero di Samye, come già menzionato, è il primo complesso monastico del Tibet. In molti dipinti storico-religiosi si ritrova l’inconfondibile pianta a “Mandala” di questa costruzione che venne realizzata seguendo la leggendaria rappresentazione dell’universo secondo il modello indiano: il monte Meru, i quattro continenti, il sole e la luna, il muro insormontabile di montagne che protegge e isola questo universo.  Dopo la visita degli interni passeremo sull’altra riva del fiume Yarlung per raggiungere il centro cittadino di Tsetang. Dedicheremo alcune ore del pomeriggio alla visita di Yumbulakang, “il castello tra le nuvole” la struttura che, secondo la leggenda, fu la prima residenza dei re tibetani. Il castelletto passato nei secoli attraverso varie distruzioni e rifacimenti oggi è una costruzione sacra, consistente in due templi, appollaiata sulla collina rocciosa. La parte più suggestiva di questa breve escursione è il largo panorama che si può cogliere dall’alto del tempio: da una parte le terre verdi di orzo e grano e dall’altra la montagna arida con discese ghiaiose che scendono al piano. Arrivo e sistemazione in hotel. Pensione completa (pranzo in ristornate presso monastero, cena in hotel). 
    È giornata di attraversamento dell’altopiano centrale verso occidente. Comincia la Trans-himalayana conosciuta col nome di “Strada dell’amicizia”.Il percorso, una volta lasciato il fondovalle del fiume Yarlung, sale ripidamente. Si passa da un tornante all'altro e molto velocemente si guadagna quota. Nel fondovalle si scorgono verdi terrazzamenti accanto a gruppi isolati di case tibetane; nei mesi estivi gli Yak pascolano accanto alla strada lungo i fianchi ripidi della montagna. In breve, si giunge al passo Kampa la (4870 mt). Appena si arriva al piano del passo, si apre, al di sotto una vista favolosa, il lago Yamdrok dalle acque color turchese intenso e al fondo lo scenario delle cime innevate dominate dalla vetta del Nojyn Kang Sa (7200 mt). Dopo aver costeggiato il lago, la strada risale e arriva al secondo passo della giornata: il Karo la (5010 mt). Nel tardo pomeriggio, dopo questa intensa giornata di paesaggi e momenti suggestivi, si giunge finalmente a Gyantse. Complessivamente questo percorso implica, con le soste, otto o nove ore di viaggio. Arrivo e sistemazione in hotel. Pensione completa (pranzo con lunch-box, cena in hotel). 
    Tutta la mattina è dedicata alla visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum. Due esempi di arte e architettura medievale raccolti entro un muro di protezione che ne è anche cornice.  Queste strutture sono sicuramente l’esempio più completo della bellezza dell’architettura e dell’arte scultorea e figurativa del XV sec. in Tibet.La strada che porta all’ingresso principale del monastero fiancheggia l’agglomerato tradizionale e popolare di Gyantse. Dall’alto del castello, sul picco roccioso che domina la cittadina, si coglie l’insieme compatto del complesso monastico raccolto tra le mura e lo schema del villaggio antico che lo affianca. Il percorso tra Gyantse e Shigatse corre nella piana del fiume Nyang Chu, tra campi d’orzo e di frumento. È dal punto di vista agricolo la fascia più ricca del Tibet centro-occidentale. Le case sono più grandi, nella stagione estiva le aie sono spesso teatro di lavoro di raccolta e mietitura. Lungo la strada che ci conduce a Shigatse, faremo la deviazione nella vallata di Shalu. Il monastero lo si scorge già dalla strada maestra; il suo tetto a pagoda, di ceramiche verdi, emerge sopra le case del villaggio. Shalu è un monastero dall’aria veramente dimenticata. Al suo interno vivono, oggi, non più di quaranta monaci. Si visitano le sale di preghiera che con il corridoio di circumambulazione sono tra i lavori d’arte figurativa più importanti del Tibet medievale. Tanti aspetti all’esterno e dentro l’edificio lasciano trapelare la passata grandezza di Shalu. Terminata la visita si ritorna sulla strada maestra e si è ormai poco lontani da Shigatse, in ordine di grandezza e di importanza politica, la seconda città del Tibet.Arrivo e sistemazione in albergo. Pensione completa (pranzo e cena in ristorante locale). 
    Si lascia Shigatse percorrendo la strada che corre verso il confine del Nepal.  La piana lunga e altalenante, in piena estate, offre sprazzi di giallo intenso della fioritura della colza e senape, macchie contenute di rosa-violetto della fioritura del grano saraceno…il cielo di quel particolare blu forte degli altopiani scende a chiudere l’orizzonte sui contrafforti aridi e brulli della catena himalayana. Si sfiora il complesso di Narthang, l’antica stamperia del Tashilumpo. Una pietra miliare, prima di salire al passo Tsuo Là, indica la distanza da Shangai, sono 5000 chilometri dal punto più orientale della Cina. Dopo il passo Tsuo Là (4500 mt), il percorso scende di quota e infila la vallata che porta al Monastero di Sakya. Da questo punto fino quasi al confine tutte le case tibetane portano, a mo’ di decorazione, tre linee verticali di colori diversi: il rosso, il bianco e il nero. Sono, sin dal periodo medievale, i colori del monastero di Sakya, il simbolo, quindi, di appartenenza alla grande scuola dei Sakya’pa. Definire Sakya soltanto “monastero” è ignorarne il passato e non percepirne a fondo l'atmosfera che tutt’ora vi regna. Sakya è l’istituzione religiosa mescolata alla severa austerità del potere. Il monastero si trova in fondo alla valle del fiume Trum, tra le case contadine che lo circondano. La valle è molto povera. La grande struttura meridionale del complesso monastico guarda dall’alto del muro di difesa i ruderi dell’antico nucleo settentrionale completamente distrutto dalle guardie rosse. Gli interni del complesso meridionale, protetto da un forte muro di circoscrizione e costruito secondo i suggerimenti degli ingegneri militari dell’imperatore Kublai Khan, sono molto suggestivi. I grandi tronchi secolari provenienti dai territori boscosi ai bordi dell’altopiano, a mo’ di pilastri sorreggono la grande sala di preghiera. Ognuno di questi tronchi è legato ad una leggenda particolare. La storia del monastero di Sakya è un momento fondamentale e particolarmente affascinante nel quadro politico e religioso del Tibet. Nel primo pomeriggio, terminata la visita di Sakya, imbocchiamo la Trans-himalayana e saliamo verso uno dei passi camionabili più alti di tutto il territorio centro occidentale del Tibet, il passo Gyà Tsu Là (5220 mt). Detriti di ardesie frammentate e aride pietraie accompagnano la salita al grande passo. Nella discesa dal passo avremo la prima apertura sulle vette degli “Ottomila”. In serata raggiungiamo l’albergo della Trans-himalayana nei pressi di Xegar.  Sistemazione in albergo. Pensione completa (pranzo in ristorante, cena in hotel). 
    Di primo mattino partiamo verso le vette innevate a sud di Xegar e di Tingri. Dal 2015 la strada per il campo base è stata asfaltata quasi totalmente. Occorrono almeno tre ore per compiere i 90 chilometri del percorso di andata. La strada sale quasi immediatamente verso il passo Pang La (5100 mt). I piani collinari bruni si elevano fino alle prime nevi e poi ecco svettanti i corpi del Makalu, dell’Everest e del Chohoyu… ancora un po’ avanti e a sinistra si apre la vista sul Shishapagma. Uno spettacolo davvero emozionante! Una volta lasciato il passo continueremo verso il monastero di Rongbuk. Il fianco settentrionale della montagna più alta del mondo è proprio di fronte a noi.  Il piccolo Monastero di Rongbuk, il luogo sacro ricordato nella storia delle grandi spedizioni sulla facciata settentrionale dell’Everest è ormai ridotto in ruderi. Non c’è stata spedizione nel passato che non avesse avuto la benedizione dei lama di questo monastero prima del tentativo di ascesa. Il monastero attuale è stato invece costruito dopo il 1985 e si trova presso il punto più vicino alla montagna che i turisti possano raggiungere. NB. La visita della zona del “campo base” è regolata dal governo cinese; l’area di “passeggiata” è delimitata e sotto il controllo militare.  Al termine di questa giornata, che sarà senz’altro indimenticabile, si fa ritorno verso l’albergo di Xegar. Pensione completa (pranzo in ristorante locale, cena in hotel). N.B.: nonostante la quota di 5200 metri possa impressionare, in genere, l’escursione a questa altitudine, fatta a questo punto del viaggio, cioè dopo tanti giorni di acclimatazione, non ha, fino ad ora, comportato problemi ad alcun componente dei gruppi. 
    Lasciata Xegar, la strada ritorna inevitabilmente al passo Gya Tsuo La e al centro di Latse, luoghi già toccati nel percorso di andata. Dopo Latse prenderemo la direzione per il Monastero di Pintsoling, luogo sacro dall’atmosfera molto affascinante, avvolto dal senso di oblio, con un occhio sugli antichi ruderi e un altro sulle rive sabbiose che accompagnano il fiume Yarlung. Il monastero nei secoli passati fu un centro religioso di grande importanza per il suo stretto legame con le correnti religiose buddiste indiane che influirono sulle espressioni artistiche dei suoi interni. Al termine della visita si continua verso la città di Shigatse, dove arriveremo nel tardo pomeriggio. Sistemazione in hotel.Pensione completa (per pranzo prevediamo un semplice box lunch, cena in ristorante locale). 
    Le prime ore della mattina le spenderemo nella visita del Tashilhunpo. Questo complesso monastico è la residenza tradizionale della seconda carica politico-religiosa del Tibet, il Panchen Lama. L’importanza politica di questo monastero, nell’ultimo decennio, ha avuto una spinta di crescita molto forte. Vivono al suo interno circa ottocento monaci, le attività di studio e di preghiera a volte paiono frenetiche. La sala del Buddha più grande del Tibet, le tombe ricoperte di fregi d’oro, di argento e pietre dure dei Panchen Lama; le antiche sale di preghiera con le lunghe raccolte di dipinti sacri anneriti dal fumo delle lampade a burro…tutto ci parla del grande ruolo religioso e politico che il monastero ebbe nei secoli passati. Nel pomeriggio trasferimento in pullman a Lhasa. Arrivo e sistemazione in hotel. Pensione completa (pranzo e cena in ristorante locale). 
    Mattinata dedicata alla visita del tempio di Ramoche, il secondo tempio buddista più importante del Tibet. Fu costruito più o meno nello stesso periodo del tempio Jokhang a Lhasa, per questo motivo è noto come tempio gemello del tempio Jokhang. Il tempio si trova a nord del Jokhang e ad est del Palazzo del Potala. Originariamente il tempio Ramoche fu costruito per ospitare una statua del Buddha portata in Tibet dalla regina di Songtsen Gampo, la principessa Wen Cheng della dinastia Tang.Pranzo in ristorante locale.Nel pomeriggio trasferimento all’aeroporto di Lhasa per prendere il volo Air China diretto a Pechino e successiva coincidenza col volo diretto in Italia. Cena e pernottamento a bordo. 
    Volo notturno e arrivo a Milano nelle prime ore della mattinata.     1. Lhasa Potala    2. Monaci tibetani    3. Panorama del Tibet 

    Perché con noi

    • A guidare il tour c’è Giovanni Dardanelli, Esperto Kel 12, profondo conoscitore del Tibet.
    • Itinerario completo, che da Lhasa procede gradualmente in altitudine fino ad arrivare al campo base dell'Everest.

    Approfondimenti di viaggio

       I voli di linea scelti per questo itinerario sono diretti, senza scali intermedi, operati da AIR CHINA. Il programma di viaggio è stato elaborato in base agli operativi attuali dei voli in partenza da Milano Malpensa. Le partenze da altre città (compresa Roma) comportano un piano voli diverso che non sempre è possibile confermare e che comportano o la perdita di alcune visite della città il primo giorno e costi extra per il ricongiungimento con il gruppo, oppure notti extra sia [...]