“FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Ottobre)

NEPAL TIBET

  • “FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Ottobre)

    NEPAL TIBET

    Viaggi con Esperto
    Durata 16 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 14  partecipanti
    Partenze

    A PARTIRE DA:  

    6.800€

    Tibet - Nepal

    “FRIENDSHIP HIGHWAY”, LA STRADA DELL’AMICIZIA (Ottobre)

    Questo viaggio è un percorso attraverso due terre combacianti eppure completamente differenti: il Nepal è l’acqua, il verde, il riso, il caldo, i fiori che inghirlandano le figure sacre; il Tibet è la pietra, il turchese dei laghi, il bianco lattescente degli immensi nevai, è il lumino tremolante delle lampade a burro nei templi bui. Dove per secoli sono passati solo sentieri tracciati da carovane di yak e dal cammino dei pellegrini, è nata una strada camionabile. E’ la “Friendship Highway” la cosidetta “Strada dell’Amicizia” costruita, dall’accordo comune di Nepal e Cina, per collegare le due terre saldate dal cordone himalayano: il Tibet e il Nepal. La strada percorre il plateau tibetano e scende alle valli nepalesi. Quest’arteria inaugurata nel 1987 è il filo conduttore del nostro viaggio tra le città, i paesi, i monasteri, le terre e le genti che hanno serbato l’originalità delle antiche ed affascinanti tradizioni himalayane.Terre di agricoltori, di pastori, terre di pascoli e di campi d’orzo; terre di eremiti, di monaci, di patriarchi, terre di magia e di preghiera. Terre di leggende e di figure leggendarie. Marpa, maestro del grande eremita Milarepa, lasciò il Tibet natale per raggiungere l’India, la madre dei testi sacri buddisti. Scese dall’altopiano e soggiornò per mesi, per acclimatarsi alle basse quote, nella valle di Kathmandu presso lo stupa di Swayambunath detto “l’autogenerato”. Sono trascorsi mille anni eppure i valori spirituali del popolo himalayano, nelle vallate di pascolo lontane dalle città, sono rimasti, incredibilmente, pressoché immutati.

     

     

     

    Itinerario di viaggio

    Partenza nel pomeriggio dall’Italia con volo di linea Qatar Airways per Doha e successivamente coincidenza per Kathmandu. Pernottamento a bordo. 
    Al mattino arrivo a Kathmandu (1400 mt).La valle di Kathmandu è una culla affollata di gente con un’ampiezza di circa trenta chilometri. L’intera popolazione si aggira intorno ai tre milioni di abitanti. Bhaktapur, Patan e Kathmandu stessa, sono i tre poli architettonicamente più importanti della valle. Il carattere “cittadino” di Kathmandu non è per nulla rappresentativo della realtà sociale e culturale del Paese, il Nepal è infatti immerso in una realtà rimasta autenticamente contadina con un’economia piuttosto povera ed elementare ed un tratto culturale ancora molto lontano dalla modernità. Dall’inizio della sua fama, intorno agli anni Settanta, una fama legata anche allo stile degli hyppies che la frequentavano, Kathmandu è molto cambiata, si è modernizzata: quel fascino particolare, di città aperta, di città tollerante e pacifica, di città così isolata dal resto del mondo eppure, così straordinariamente cosmopolita e accogliente, è comunque il suo aspetto di sempre, la sua capacità di far sognare e di farsi amare. Visiteremo la collina con lo Stupa di Swayambunath, luogo sacro buddista dall’atmosfera magica e tipicamente orientale. Questo monumento è considerato l’ombelico della valle, il suo nome deriva dalla lingua sanscrita e significa “l’autogenerato”. L’origine di questa forma religiosa va cercata nella leggenda antica, quando la conca di Kathmandu era il bacino di un lago e al centro di esso brillava una fiammella misteriosa. Appena le acque defluirono, là dove brillava la fiammella, si autogenerò il corpo di questa forma religiosa buddista.Una volta terminata la visita si discende dalla collina verso il centro antico della città: Durbar Square, ovvero la “Piazza del Palazzo”. Su questa piazza monumentale si affaccia l’antica residenza reale, i vari templi induisti e la casa della “Kumari”, la bambina che rappresenta una divinità vivente: la rincarnazione della dea Khali.  A breve distanza dal centro architettonico si trova la famosa “freak street”, la “via-quartiere” dove negli anni ’70 si era concentrata la comunità straniera di quegli hyppies che avevano scelto di soggiornare in India o in Nepal. Sistemazione al Dwarika’s hotel, dove le camere saranno a disposizione a partire dalle ore 14.00. Pasti liberi. Pernottamento in hotel.   N.B.: durante il soggiorno a Kathmandu abbiamo lasciato i pasti liberi. È una scelta fatta appositamente per consentire ai partecipanti, là dove possibile, di essere liberi di scegliere dove e quando consumare i pasti. L’accompagnatore sarà comunque a disposizione per ogni indicazione o consiglio si desideri in merito. 
    Al mattino volo da Kathmandu a Lhasa (3600 mt): dopo aver costeggiato le vette innevate della catena himalayana fino alla vista dell'Everest, il volo si dirige verso l'altopiano tibetano. La distanza tra Kathmandu e Lhasa, in linea d’aria, non è tanta, ma la grande barriera naturale dell’Himalaya che vi si interpone, rendendo il passaggio, da sempre, difficile, ha contribuito alla creazione e al mantenimento di due mondi diversi. Le greggi di capre e pecore che ancora oggi, alla fine dell’estate scendono dai pascoli dei dirupi tibetani e camminano, accanto all’acqua ferma delle risaie, verso la valle di Kathmandu, sono state uno dei pochi veicoli di “cultura” attraverso l’imperiosa barriera di ghiacci perenni. Poco dopo il decollo dalla capitale nepalese, la traiettoria del nostro volo costeggia la lunga sequenza di vette innevate della catena himalayana fino ad arrivare alla vista dell’Everest. Aggirata al fianco la grande cima, il volo comincia il superamento della catena per arrivare sopra l’altopiano tibetano. Sorvoliamo Shigatse, poi il lago Yamdrok e infine oltre il passo Kampa La, comincia la discesa nella piana, a fianco del letto del fiume Yarlung. Il tempo totale di volo è di circa 60 minuti. Una volta terminate le formalità d’ingresso si parte verso Lhasa che dista dall’aeroporto 60 chilometri.Si è atterrati a 3550 metri di altitudine. L’altopiano occidentale non ha aree di quota molto inferiori a questa. La luce del cielo è nitida, l’aria è asciutta e frizzante: è l’atmosfera del Tibet.La capitale del Tibet è stata ingrandita e pesantemente modificata dall’intervento urbanistico cinese… ma il suo cuore ha mantenuto fino ai giorni nostri la sua incredibile autenticità tibetana. Sistemazione all’Hotel Thangka.Pranzo libero, cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.   N. B.:  informiamo che il volo sarà a cavallo delle ore di pranzo; dunque, non sarà possibile consumare il pranzo in un ristorante.  
    Al mattino in fondo alla grande piazza, nell’atrio che guarda il portone di ingresso del Jokhang, i tibetani si prostrano verso il cuore del tempio. Il Barkhor, l’anello di preghiera intorno all’antico centro sacro, è una sfilata di costumi, di acconciature, di tratti fisici e somatici diversi; è da secoli il luogo, dove lo spirito commerciale si intreccia allo spirito religioso, è da sempre mercato tibetano e circuito di preghiera e di prostrazione. Il Jokhang è il tempio più sacro della tradizione religiosa del Tibet. Da occidente o da oriente, dalle terre dell’Everest come dalle terre dei Kampa, i tibetani guardano al Jokhang come al luogo più importante del pellegrinaggio. Nomadi e contadini lasciano per periodi a volte anche lunghi le loro case, i loro pascoli e le loro campagne per intraprendere il lungo viaggio di preghiera. In assoluto il Jokhang è da sempre il cuore della fede tibetana ed il fulcro più palpitante per l’interesse etnografico e folcloristico del Tibet. Una volta visitata la parte interna del tempio si comincia la passeggiata sul circuito del Barkhor, dove talvolta si incontrano situazioni religiose molto suggestive e talvolta molto emozionanti.Il pomeriggio sarà dedicato alla visita di quello che fu il complesso monastico più grande del Tibet. Il monastero di Drepung era un grande villaggio con una folla impressionante di monaci; i suoi vicoli, i suoi antri, i suoi cortili e le sue piccole finestre che dalle celle guardano l’ampia conca di Lhasa sono l’immagine più completa e più autentica dell’antico Tibet. La popolazione di monaci che viveva all’interno del monastero è stata drasticamente ridotta. Camminando tra le viuzze che costeggiano i muri bianchi dei templi o delle residenze, talvolta si sente, in modo struggente, il senso di isolamento e di abbandono di questo luogo. Il Drepung è comunque un simbolo, è il complesso monastico che per la sua ampiezza da veramente il senso del peso storico che la vita religiosa ebbe sul Paese dal medioevo fino quasi ai giorni nostri. Pranzo e cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.   
    Mattinata dedicata alla visita del Potala, il grande palazzo che è stato sin dall’epoca della sua costruzione la sede dei Dalai Lama. Dal momento in cui il V Dalai Lama concentrò nelle proprie mani il potere spirituale e quello temporale questa residenza è diventata il vero fulcro del governo del Paese.All’interno del palazzo si visitano le sale del trono, le sale delle tombe, gli spazi privati di residenza e le sale di preghiera dedicate alle varie divinità. Il palazzo è oggi un grande museo. Si passa di sala in sala e tutti gli elementi decorativi sembrano molto statici, testimonianze di un passato che non esiste più.  Non è così per le centinaia di pellegrini che vi entrano tutti i giorni, che intasano i passaggi stretti tra una sala e l’altra.  Per i tibetani il palazzo del Potala continua ad essere un ambiente vivo e soprattutto indiscutibilmente “sacro”. Nel pomeriggio si visita il monastero di Sera, il secondo complesso monastico, in ordine di importanza, della città di Lhasa.  Rispetto al Drepung, Sera è molto più ridotto, più raccolto e il suo carattere, unitamente al suo passato, è molto diverso dal precedente. Non bisogna dimenticare che questo monastero fu il centro di addestramento alle arti marziali dei “monaci” che costituivano il corpo di guardia del Dalai Lama. Molto spesso, nel pomeriggio i monaci-studenti si raggruppano all’ombra dei salici del cortile e danno vita ad uno spettacolo unico e di tradizione antichissima: il dibattito filosofico, lo scambio verbale su argomenti filosofici che è accompagnato da una gestualità molto particolare e talvolta da una veemenza veramente appassionata. Termineremo la giornata con la visita della residenza estiva dei Dalai Lama, l’insieme di strutture è conosciuto col nome di Norbulinka, il “Parco dei gioielli”. All’interno di questo insieme, divenuto da alcuni decenni, area pubblica, visiteremo quella che fu l’ultima abitazione del Dalai Lama nei giorni che precedettero il suo esilio.Pranzo e cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.   NB: l’ordine delle visite nella città di Lhasa varia a seconda degli orari e del giorno in cui viene dato il permesso per la visita del Potala e del Jokhang. 
    Si lascia Lhasa, in mattinata, diretti verso oriente. Il nostro viaggio seguirà la sponda orografica sinistra del fiume Yarlung e raggiunge uno dei siti religiosi più importanti del Tibet: il monastero di Samye, il centro monastico più antico della storia buddista del Paese.Il fiume Yarlung nasce nella parte più occidentale dell’altopiano alle pendici del monte Kailash e dopo aver tagliato per duemila chilometri circa il plateau tibetano, entra in India prendendo il nome di Bramaputra. Lungo questo fiume sacro sono sorti numerosi monasteri, alcuni di questi sono i complessi che hanno fatto la storia religiosa del Tibet. Dall’alto della collina di Hepo Ri si ha la vista panoramica del monastero di Samye. Lo sguardo raccoglie in un pugno tutto il complesso religioso circondato dal muro ellittico bianco che ne simboleggia i confini fisici estremi. Il monastero di Samye, come già menzionato, è il primo complesso monastico del Tibet. In molti dipinti storico-religiosi si ritrova l’inconfondibile pianta a “Mandala” di questa costruzione che venne realizzata seguendo la leggendaria rappresentazione dell’universo secondo il modello indiano: il monte Meru, i quattro continenti, il sole e la luna, il muro insormontabile di montagne che protegge e isola questo universo. Dopo la visita degli interni proseguiremo fino al ponte che ci permette di attraversare il fiume Yarlung e di raggiungere il centro cittadino di Tsetang. Dedicheremo alcune ore del pomeriggio alla visita di Yumbulakang, “il castello tra le nuvole” la struttura che, secondo la leggenda, fu la prima residenza dei re tibetani. Il castelletto, passato nei secoli attraverso varie distruzioni e rifacimenti, è oggi una costruzione sacra, consistente in due templi, appollaiata sulla collina rocciosa. La parte più suggestiva di questa breve escursione è il largo panorama che si può cogliere dall’alto del tempio: da una parte le terre verdi di orzo e grano e dall’altra la montagna arida con discese ghiaiose che scendono al piano. Termineremo la giornata con una visita speciale: il monastero di Tandruk, uno dei dodici templi più antichi del Tibet. Sistemazione in hotel. Pensione completa (per pranzo prevediamo un semplice box lunch). Pernottamento in hotel. 
    È giornata di attraversamento dell’altopiano centrale verso occidente. Comincia la Trans-himalayana conosciuta col nome di “Strada dell’amicizia”.Il percorso, una volta lasciato il fondovalle del fiume Yarlung, sale ripidamente. Si passa da un tornante all'altro e molto velocemente si guadagna quota. Nel fondovalle si scorgono verdi terrazzamenti accanto a gruppi isolati di case tibetane; nei mesi estivi gli Yak pascolano accanto alla strada lungo i fianchi ripidi della montagna. In breve si giunge al passo Kampa la (4870 mt). Appena si arriva al piano del passo, si apre, al di sotto una vista favolosa, il lago Yamdrok dalle acque color turchese intenso e al fondo lo scenario delle cime innevate dominate dalla vetta del Nojyn Kang Sa (7200 mt). Dopo aver costeggiato il lago, la strada risale e arriva al secondo passo della giornata: il Karo la (5010 mt). Nel tardo pomeriggio, al termine di questa intensa giornata di paesaggi e momenti suggestivi, si giunge finalmente a Gyantse. Complessivamente questo percorso implica, con le soste, otto o nove ore di viaggio. Sistemazione in hotel. Pensione completa (per pranzo prevediamo un semplice box lunch). Pernottamento in hotel. 
    Tutta la mattina è dedicata alla visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum. Due esempi di arte e architettura medievale raccolti entro un muro di protezione che ne è anche cornice. Queste strutture sono sicuramente l’esempio più completo della bellezza dell’architettura e dell’arte scultorea e figurativa del XV sec. in Tibet.La strada che porta all’ingresso principale del monastero fiancheggia l’agglomerato tradizionale e popolare di Gyantse. Dall’alto del castello, sul picco roccioso che domina la cittadina, si coglie l’insieme compatto del complesso monastico raccolto tra le mura e lo schema del villaggio antico che lo affianca. Il percorso tra Gyantse e Shigatse corre nella piana del fiume Nyang Chu, tra campi d’orzo e di frumento. È dal punto di vista agricolo la fascia più ricca del Tibet centro-occidentale. Le case sono più grandi, nella stagione estiva le aie sono spesso teatro di lavoro di raccolta e mietitura. Lungo la strada che ci conduce a Shigatse, faremo la deviazione nella vallata di Shalu. Il monastero lo si scorge già dalla strada maestra; il suo tetto a pagoda, di ceramiche verdi, emerge sopra le case del villaggio. Shalu è un monastero dall’aria veramente dimenticata. Al suo interno vivono, oggi, non più di quaranta monaci. Si visitano le sale di preghiera che con il corridoio di circumambulazione sono tra i lavori d’arte figurativa più importanti del Tibet medievale. Tanti aspetti all’esterno e dentro l’edificio lasciano trapelare la passata grandezza di Shalu. Terminata la visita si ritorna sulla strada maestra e si è ormai poco lontani da Shigatse, in ordine di grandezza e di importanza politica, la seconda città del Tibet.Sistemazione in albergo. Pranzo e cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.   
    Le prime ore della mattina le spenderemo nella visita del Tashilumpo. Questo complesso monastico è la residenza tradizionale della seconda carica politico-religiosa del Tibet, il Panchen Lama. L’importanza politica di questo monastero, nell’ultimo decennio, ha avuto una spinta di crescita molto forte.Vivono al suo interno circa ottocento monaci, le attività di studio e di preghiera a volte paiono frenetiche. La sala del Buddha più grande del Tibet, le tombe ricoperte di fregi d’oro, di argento e pietre dure dei Panchen Lama; le antiche sale di preghiera con le lunghe raccolte di dipinti sacri anneriti dal fumo delle lampade a burro…tutto ci parla del grande ruolo religioso e politico che il monastero ebbe nei secoli passati. Al termine della visita degli interni dedicheremo un po’ di tempo al percorso intorno al monastero e al mercato artigianale tibetano. Quando il cielo è sereno, dall’alto del sentiero di circumambulazione, si hanno delle belle vedute sui tetti dorati del Tashilumpo, sui quartieri tibetani della città, sui ruderi del castello oggi ricostruito e sulla piana tracciata dalla “Strada dell’Amicizia” che, uscendo dal centro città, corre come un nastro ondulante verso occidente.Nel pomeriggio si lascia Shigatse percorrendo la strada che corre verso il confine del Nepal.  La piana lunga e altalenante, in piena estate, offre sprazzi di giallo intenso della fioritura della colza e della senape, macchie contenute di rosa-violetto della fioritura del grano saraceno ...il cielo di quel particolare blu forte degli altopiani scende a chiudere l’orizzonte sui contrafforti aridi e brulli della catena himalayana. Si sfiora il complesso di Narthang, l’antica stamperia del Tashilumpo. Una pietra miliare prima di salire al passo Tsuo Là, indica la distanza da Shangai, sono 5000 chilometri dal punto più orientale della Cina. Dopo il passo Tsuo Là (4500 m), il percorso scende di quota e infila la vallata che porta al monastero di Sakya. Da questo punto fino quasi al confine tutte le case tibetane portano, a mo’ di decorazione, tre linee verticali di colori diversi: il rosso, il bianco e il nero. Sono, sin dal periodo medievale, i colori del monastero di Sakya, il simbolo, quindi, di appartenenza alla grande scuola dei Sakya’pa. Definire Sakya soltanto “monastero” è ignorarne il passato e non percepirne a fondo l'atmosfera che tutt’ora vi regna. Sakya è l’istituzione religiosa mescolata alla severa austerità del potere. Il monastero si trova in fondo alla valle del fiume Trum, tra le case contadine che lo circondano. La valle è molto povera. La grande struttura meridionale del complesso monastico guarda dall’alto del muro di difesa i ruderi dell’antico nucleo settentrionale completamente distrutto dalle guardie rosse. Sistemazione in albergo (vi sono dal 2024 due nuovi alberghi, le strutture sono di tipo moderno ma la gestione locale è spesso carente). Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel. 
    Dedichiamo la mattina alla visita del monastero. La sua struttura meridionale è rimasta fortunatamente indenne al passaggio distruttivo della rivoluzione culturale; del blocco settentrionale non rimangono invece che pochi ruderi, visibili sul pendio della collina, raggiungibili lungo un sentiero che i pellegrini utilizzano abitualmente come percorso di preghiera. Gli interni del complesso meridionale, protetto da un forte muro di circoscrizione e costruito secondo i suggerimenti degli ingegneri militari dell’imperatore Kublai Khan, sono molto suggestivi. I grandi tronchi secolari provenienti dai territori boscosi ai bordi dell’altopiano, a mo’ di pilastri sorreggono la grande sala di preghiera. Ognuno di questi tronchi è legato ad una leggenda particolare. La storia del monastero di Sakya è un momento fondamentale e particolarmente affascinante nel quadro politico e religioso del Tibet. Nel primo pomeriggio, terminata la visita di Sakya, imbocchiamo la trans- himalayana e saliamo verso il passo camionabile più alto di tutto il territorio centro occidentale del Tibet, il passo Gyà Tsu Là (5220 mt). Detriti di ardesie frammentate e aride pietraie accompagnano la salita al grande passo. Nella discesa dal passo avremo la prima apertura sulle vette degli “ottomila”. In serata raggiungiamo l’albergo della trans-himalayana nei pressi di Xegar. È una struttura elementare, con tutti i servizi di base, e si trova a pochi chilometri dalla deviazione che conduce all’Everest. Sistemazione in albergo. Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel. 
    Di primo mattino partiamo verso le vette innevate a sud di Xegar e di Tingri. Dal 2015 la strada per il campo base è stata asfaltata quasi totalmente. Occorrono almeno tre ore per compiere i 90 chilometri del percorso di andata. La strada sale quasi immediatamente verso il passo Pang La (5100 mt). I piani collinari bruni si elevano fino alle prime nevi e poi ecco svettanti i corpi del Makalu, dell’Everest e del Chohoyu… ancora un po’ avanti e a sinistra si apre la vista sul Shishapagma. Uno spettacolo davvero emozionante! Una volta lasciato il passo continueremo verso il monastero di Rongbuk. Il fianco settentrionale della montagna più alta del mondo è proprio di fronte a noi. Il monastero di Rongbuk, il luogo sacro nella storia delle grandi spedizioni sulla facciata settentrionale dell’Everest, è ormai ridotto in ruderi. Non c’è stata spedizione nel passato che non avesse avuto la benedizione di lama di questo monastero prima del tentativo di ascesa. Il monastero attuale è stato invece costruito dopo il 1985 e si trova presso il punto più vicino alla montagna che i turisti possano raggiungere.  N.B. La visita della zona del “campo base” è “strettamente regolata” dal governo cinese; l’area di “passeggiata” è delimitata e sotto il controllo militare. Dal 2024 è stato istituito un servizio obbligatorio di navette elettriche. I mezzi privati devono fermarsi alla stazione dei bus-navetta che dista circa trenta chilometri dalla zona del Campo Base. I visitatori devono quindi percorrere questo ultimo tratto sui mezzi pubblici. Al termine di questa giornata, che sarà senz’altro indimenticabile, si fa ritorno verso l’albergo di Shegar.Pensione completa (per pranzo prevediamo un semplice box lunch). Cena e pernottamento in hotel. NB: nonostante la quota di 5150 metri possa impressionare, in genere, l’escursione a questa altitudine, fatta a questo punto del viaggio, cioè dopo tanti giorni di acclimatazione, non ha, fino ad ora, comportato problemi ad alcuno dei nostri viaggiatori. 
    Xegar, visita al monastero di Pintsoling e ritorno a ShigatseLasciata Xegar, la strada ritorna inevitabilmente al passo Gya Tsuo La e al centro di Latse, luoghi già toccati nel percorso di andata. Dopo Latse prenderemo la direzione per il Monastero di Pintsoling, che si trova al bordo dell’ampio letto del fiume Yarlung.È un monastero veramente autentico, un luogo sacro dall’atmosfera molto affascinante, avvolto nel senso di oblio, con un occhio sugli antichi ruderi e un altro sulle rive aride e sabbiose che accompagnano il fiume. Il monastero nei secoli passati fu un centro religioso di grande importanza per il suo stretto legame con le correnti religiose buddiste indiane che influirono sulle espressioni artistiche dei suoi interni. Al termine della visita si continua verso la città di Shigatse, dove arriveremo nel tardo pomeriggio. Sistemazione in hotel.Pensione completa (per pranzo prevediamo un semplice lunch box, cena in ristorante locale).
     Trasferimento a Lhasa lungo la strada che corre nella vallata del fiume.Impiegheremo la mattinata nel trasferimento in autobus verso la Capitale. La strada da Shigatse è oggi una superstrada molto scorrevole che nel giro di quattro ore ci consente di arrivare a Lhasa.Dedicheremo il pomeriggio alla visita del tempio di Ramoché ed alla continuazione della esplorazione dei vicoli del quartiere tibetano del Baharkor. Il tempio di Ramoché è, sotto l’aspetto storico e spirituale, il secondo tempio buddista più importante del Tibet. Fu costruito nel VII secolo, più o meno nello stesso periodo del Jokhang. Il tempio si trova nel settore settentrionale del quartiere storico tibetano. Originariamente la struttura di Ramoché fu costruita per ospitare una statua del Buddha portata in Tibet dalla principessa nepalese Brikuti che fu la prima moglie del re Song Tsen Gampo, il primo re buddista della storia del Tibet.Pensione completa, pranzo e cena in ristorante locale.  
    In mattinata, trasferimento all’aeroporto di Lhasa e volo diretto a Kathmandu.Il volo atterra a fine mattinata all’ aeroporto della capitale nepalese. Una volta usciti dall’aeroporto proseguiremo direttamente verso il centro di Patan che dista pochi chilometri dall’ area aeroportuale. Dopo la sosta pranzo in un ristorante del centro storico, inizieremo la visita dei monumenti.Anticamente conosciuta col nome di Lalitpur, ovvero “Città della bellezza”, Patan ripropone i motivi architettonici del mattone, del legno e della pietra. Il palazzo reale e i suoi templi dalle linee stilistiche diverse esibiscono nel dettaglio dell’intarsio o nelle sculture, la grande raffinatezza artistica raggiunta dagli artigiani newaresi (cioè della valle di Kathmandu) nel periodo medievale.Al termine di questa visita si continua verso l’ultimo punto interessante della giornata, il sito di Pashupatinath, con uno dei templi indù più importanti del mondo religioso indiano ma soprattutto famoso perché è questo il luogo tradizionale delle cerimonie funebri di Kathmandu.Da quest’ultimo sito, la distanza verso l hotel Dwarika’s è davvero piccola. Pranzo e cena liberi. N.B.: l’ordine delle visite dei centri della valle di Kathmandu potrebbe subire delle modifiche a seconda delle condizioni del traffico nella valle. 
    Visita di Bhaktapur e di Boudnath. Trasferimento verso il centro di Bhaktapur che si trova a 15 chilometri dal centro di Kathmandu. Bhaktapur fu, nel medioevo, una delle sedi più importanti dei diversi principati che controllavano la valle. Ciò che più colpisce è l’armonia, la compattezza, l’omogeneità architettonica di questo nucleo medievale nelle cui piazzette abitualmente si incontrano i vasai o nella stagione della mietitura i cumuli di riso o le chiazze rutilanti del peperoncino steso ad essiccare sul selciato di mattone cotto. Bhaktapur, riconosciuta dall’Unesco come uno dei luoghi facenti parte del Patrimonio dell’Umanità, è un museo di architettura all’aperto. Il mattone rosso e il legno si compongono negli edifici antichi mentre le figure scolpite in pietra ne proteggono gli ingressi.  Nel pomeriggio, al termine delle visite di Bhaktapur, riprendiamo la strada verso Kathmandu e ci dirigiamo verso il grande Stupa di Boudhnath. Negli anni della diaspora tibetana, gli esuli in fuga dall’occupazione cinese si insediarono intorno a quest’antico monumento buddista dando vita al nucleo tibetano più vivace della valle di Kathmandu.  I tibetani rimasti così fedeli alla loro atavica abitudine religiosa pregano quotidianamente, sul finire della giornata, girando instancabilmente il loro mulino di preghiere e prostrandosi nella tradizionale circumambulazione del monumento sacro. Calano pian piano le luci del giorno sui lumini tremolanti accesi dai fedeli ai piedi del grande stupa bianco; l’atmosfera delle luci e il senso di pace di Boudhnath sono una delle sensazioni indelebili di questo viaggio. Al termine delle visite si rientra in albergo. Pranzo e cena liberi.Al termine delle visite si rientra in albergo. Pranzo e cena liberi. Pernottamento in hotel. N.B. Informiamo che è possibile effettuare un volo panoramico facoltativo che costeggia tutta la catena himalayana sul fianco nepalese, ovvero il fianco meridionale della catena. È un volo della durata di un’ora circa, che parte tutte le mattine (se il tempo non è eccessivamente nuvoloso) verso le 06.30-07.00. Per la variabilità delle condizioni atmosferiche il volo deve essere prenotato in loco e il suo costo indicativo si aggira intorno ai 250 euro, costo soggetto a riconferma in loco.
    Trasferimento in aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di linea Qatar Airways per Doha con successiva coincidenza per l’Italia dove si arriverà in serata.Pasti a bordo.

    Perché con noi

    • A guidare il tour c’è un Esperto Kel 12 profondo conoscitore della cultura tibetana.
    • Itinerario ben studiato, completo e che  procede verso l'altitudine gradualmente fino ad arrivare al campo base dell'Everest.
    • A Kathmandu si soggiorna per 4 notti al Dwarika's Hotel, l’albergo con più atmosfera e fascino del Nepal
    • Per chi è interessato c’è la possibilità di effettuare un volo panoramico facoltativo che costeggia tutta la catena himalayana sul fianco nepalese (condizioni atmosferiche permettendo).

    Approfondimenti di viaggio

     Visti e permessi: all’atto dell’iscrizione è necessario inviare la scansione a colori delle prime pagine del passaporto (NB: il passaporto deve essere lo stesso che verrà utilizzato per il viaggio) ai nostri uffici che serviranno per l’ottenimento del permesso per entrare in Tibet. Non è necessario il visto cinese in quanto a partire dal 1° dicembre 2023 e sino al 31 dicembre 2026, i cittadini italiani in possesso di passaporto ordinario potranno viaggiare in Cina per motivi di [...]