• GRAND TOUR

    ITALIA

  • GRAND TOUR

    ITALIA

    Land Expedition with expert

    Durata 45 GIORNI
    Partecipanti MINIMO 10 MASSIMO 16  PARTECIPANTI
    Partenze

      2021

    • Dal 21  agosto  al 4  ottobre  

    A PARTIRE DA:  

    13.200€

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    Italia

    GRAND TOUR

    Il Grand Tour è un grande viaggio attraverso l’Italia ideato con l’obiettivo di rilanciare il turismo nel nostro Paese, riconnettere la comunità dei viaggiatori con il territorio, promuovere le tradizioni locali e veicolare un forte messaggio di speranza e di sostenibilità ambientale.

    Un progetto ambizioso mai provato prima, da Nord a Sud, alla (ri)scoperta del nostro Paese e delle sue bellezze. Un unico itinerario di 45 giorni, da Venezia a Palermo, diviso in 4 parti più brevi con eventi e visite esclusive lungo il percorso.

    Da più di trecento giorni viviamo l’Italia come abitanti di un arcipelago in mezzo al mare. Le regioni, separate, divise, irraggiungibili, sembrano tessere di un puzzle perfetto che una raffica di vento improvvisa ha scombinato e confuso.

    IL Grand Tour si pone un obiettivo importante: partire per riunire, ricongiungere idealmente l’Italia e gli italiani, percorrendola per intero. Come le nuove radici di un grande albero consolidano sempre di più il terreno così le tappe di questo viaggio consolideranno storia, culture, tradizioni, ambienti naturali e genti. Tutto quello che rende magnifica una terra, essa stessa, da sempre, un ponte tra culture fittamente intrecciate tra loro.

    Immaginate questo viaggio come un lungo filo di seta con cui tante mani abili riescono a ricamare un tessuto prezioso e farne la più bella creazione che si possa immaginare. Il filo che è la passione comune per la conoscenza, le mani il desiderio di condividere insieme una grande esperienza: ritrovare familiarità con l’anima italiana, con il noi e con l’altro.

    Una riscoperta in viaggio, in Italia.

    Un viaggio lungo, lento, sostenibile. Il cui focus principale è la Cultura, da sempre stella polare di Kel 12, intermediata dai migliori esperti della destinazione che per la prima volta si alterneranno lungo lo stesso viaggio.

    Il Grand Tour parte da Venezia, dove molti grandi viaggiatori sono in passato partiti, e dove Kel 12 stessa ha le proprie radici. Una Venezia mai vista, nascosta anche a molti veneziani: dalla Basilica di San Marco in esclusiva solo per noi di notte alla navigazione in laguna a bordo di un antico trabaccolo. Da qui parte un viaggio straordinario attraverso sedici regioni italiane, dal Friuli-Venezia Giulia, dove assisteremo ad un concerto solo per noi in mezzo alla natura del pianista e compositore Alessandro Martire, al Trentino - Alto Adige, dove al cospetto delle Dolomiti percorreremo a piedi alcuni degli scorci più belli e incontreremo l’antropologa Sara Ejazi. Da Milano, l’unica vera città “europea”, discenderemo verso i Castelli del piacentino, la costiera ligure, le colline della Toscana. Tra sapori, borghi medioevali, lungo la Via Francigena, le vestigia etrusche, i panorami di Castelluccio, i tesori nascosti di Ascoli e la transumanza in Abruzzo, arriveremo a Roma. E da qui Napoli, le isole Flegree, la sconosciuta Benevento e la Daunia fino a Bari. Sarà autunno inoltrato quando scenderemo in Metaponto, l’antica Magna Grecia, lungo le coste calabre, tra giardini d’arte e paesi fantasma, e sbarcheremo in Sicilia. Dall’Etna a Morgantina, dal parco delle Madonie a Palermo.

    Impossibile elencare tutte le tappe, i paesini, le persone che incontreremo. Un viaggio resta sempre qualcosa di sfuggente, dove la sorpresa e l’imprevisto ci devono riempire di quel gusto sempre dolce che è la vita. Ma il Grand Tour è un progetto che fa una promessa: di essere un viaggio nuovo, per un mondo nuovo. Sta ai viaggiatori che ne prenderanno parte completare la rotta.

    ITINERARIO

    Ritrovo del gruppo a Venezia, presso l’hotel selezionato e briefing del viaggio assieme al nostro Tour Leader.Il viaggio comincia là dove, come ci piace pensare, i viaggi cominciano. Almeno quelli, vicini e lontani, che hanno contribuito a plasmare l’idea stessa di viaggio –  da Marco Polo a Pietro Querini – e quelli che, tempo fa, fecero incontrare giovani e incoscienti esploratori sahariani, dalla cui amicizia, oltre che alla visione, nacque Kel 12. La dodicesima tribù di Tamanrasset. Correva l’anno 1978 e a quel tempo il mondo, forse, era più grande. Ma non più bello e non più vero di quello che con questo Grand Tour andremo a scoprire, anzi, a riscoprire. L’Italia e la ormai celebre “grande bellezza”, che è rimasta celata ai nostri occhi troppo a lungo e che ci chiama come una novella sirena. Non c’è niente da fare: ce l’abbiamo nel sangue, quella sete di conoscenza e di condivisione che ci qualifica prima di tutti come umani, oltre che come viaggiatori. Venezia custodisce segreti e misteri ad ogni angolo tant’è che quella che ci apprestiamo a esplorare poco a che fare con l’immagine che ne sia ha da fuori: il Canal Grande, il ponte di Rialto, San Marco. Ma la vera Venezia è altro da questo: lunghe calli dimenticate, campielli dove stendere la biancheria e fermarsi a parlare, antichi mestieri, la laguna – il fragile ecosistema in cui è inserita, le infinite patere che adornano discrete i muri dei palazzi. Perché a Venezia anche i muri parlano. Saranno giorni di scoperta vera, il volto di una città senza maschera. A partire da questa prima sera, a partire dal suo luogo più conosciuto, ma sotto una luce diversa: la Basilica di San Marco, di sera, solo per noi. A tu per tu con alcuni tra i mosaici più belli del mondo. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA SERALE ALLA BASILICA DI SAN MARCOIn esclusiva per il nostro gruppo, si apriranno le porte della Basilica di San Marco, un'esperienza unica e irripetibile, che già dalla sua architettura racconta la storia della Serenissima e del santo patrono San Marco.Il custode ci apre con grandi ed antiche chiavi di bronzo un ingresso laterale, entriamo nel narcete, la volta dorata che ci racconta le storie dell'Antico Testamento.  Con passo leggero ci avviciniamo alla grande sala centrale, trattenendo il respiro, gli occhi si abituano alla poca luce, un po' per volta ci colpisce lo splendore dell'oro e dei mosaici, i più antica opera di artisti bizantini. Meraviglia e stupore allo stato puro! Sulle grandi volte possiamo leggere le storia dell'Antico e Nuovo Testamento, figure allegoriche, vicende della vita del Cristo, della Vergine e di San Marco; dominano i colori caldi, in particolare l'oro, ispirati all'arte bizantina. Ammireremo da vicino, la Pala d'oro, splendida realizzazione dell'oreficeria Veneto-Bizantina, esplosione di gemme, pietre preziose, smalti ed ori anch'essi provenienti di Costantinopoli.Si scende nella cripta, normalmente chiusa al pubblico, cuore del culto marciano, abbellita da 50 colonne di marmo greco dove, nel 1811, furono ritrovati i resti di San Marco, riportato a Venezia con una rocambolesca avventura di due mercanti veneziani.Un' ultima curiosità: sul lato estero della Basilica, verso l'ingresso del palazzo Ducale, troviamo le statue dei misteriosi tetrarchi abbracciati fra di loro. Scolpiti in durissimo porfido rosso vengono anch'essi da Costantinopoli. A Venezia però sono conosciuti come i quattro ladroni che, messi a guardia del tesoro di San Marco, furono fulminati e pietrificati per aver tentano di profanare il sacro patrimonio. Ad uno di essi manca un piede, chi volesse ritrovarlo deve recarsi al museo archeologico di Istanbul dove è custodito.  Al termine della visita, rientro in hotel e pernottamento.  
    Prima colazione in hotel e raggiungiamo a piedi la Punta della dogana, dove è ormeggiato il Nuovo Trionfo, uno degli ultimi trabaccoli in attività dell’Adriatico.  ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO MARINO KELLERMa cos’è un trabaccolo? comparso probabilmente oltre due secoli fa, deriva dalla nave oneraria bizantina trasformatasi in epoca rinascimentale negli squeri adriatici nella “cocca veneta” e nella “marciliana”, simile nelle linee, ma più piccola e meno costosa, è la tipica imbarcazione adriatica. La troviamo raffigurata in numerosi quadri di fine ’700 e dell’800 e in diverse fotografie dei primi ‘900, con un solo ponte, due alberi armati con vele “al terzo”, alte fiancate e capienti stive. Offriva le possibilità di una piccola nave e i vantaggi di una grossa barca, sicura in mare e facile da manovrare nelle zone portuali e nei canali. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: NAVIGAZIONE ALLA SCOPERTA DELLA LAGUNA A BORDO DI UN ANTICO TRABACCOLOA bordo del Nuovo trionfo inizieremo la navigazione dal bacino di San Marco, che ci accoglierà in tutto il suo fascino: la Basilica, la piazza, il Palazzo Ducale, il Ponte dei Sospiri. E poi i numerosi palazzi nobiliari, la Riva degli Schiavoni, i Giardini della Biennale fino alle isole di San Servolo e San Lazzaro degli Armeni. Affiancheremo l’Arsenale, l’antico cantiere della Serenissima, poi affiancheremo il Lido di Venezia, sede della Mostra del Cinema, e il forte di sant’Andrea. Durante la navigazione avremo occasione di parlare della storia di Venezia, una città letteralmente nata dalla laguna, su isole e palafitte, e che vive in simbiosi con essa: il suo destino infatti è strettamente legato alla salute della laguna, e per questo non solo il passato, ma anche il futuro della città, è legato alla tutela ambientale e alla sostenibilità dell’ecosistema nel quale è inserita.  e poi raggiungeremo la Bocca di porto del Lido, dove si sta finalmente ultimando il Mose, il sistema di paratie mobili che proteggerà Venezia dalle acque alte eccezionali. Un’opera che, tra critiche ed entusiasmi, ha impiegato decine di anni prima di essere completata e che ha spesso diviso la comunità: ma qual è il suo reale impatto ambientale? Quali cambiamenti apporterà al delicato e prezioso ecosistema della laguna? Ne parleremo con l’esperto naturalista che ci accompagnerà alla scoperta della laguna.  Navigheremo poi nella prima parte del settore nord della laguna, tra scorci unici al mondo, dove spuntano campanili medioevali tra le “barene”, e uccelli migratori tra le reti dei pescatori. Qui visiteremo due isole molto importanti nella storia passata e presente di Venezia, tutt’ora però poco conosciute da chi non abita in città. La prima è l’isola di Sant’Erasmo, considerata “l’orto di Venezia”. Fuori dalle normali rotte turistiche, conserva l’anima più vera delle isole della laguna: il carattere agricolo e tradizionale, inaspettato se si pensa alle altre isole ormai interamente urbanizzate. Eppure, qui ci sono campi, vitigni, frutteti; vengono coltivate le castraure, tipici carciofi colti precocemente. Qui avremo occasione di assaggiare, per pranzo, in ristorante o in famiglia i prodotti tipici di Venezia e della sua laguna.  La seconda isola la vedremo nel primo pomeriggio, è il Lazzaretto Novo, dove un vecchio Monastero benedettino durante il Medioevo, nel 1468, per decreto del Senato della Serenissima, fu trasformato in un lazzaretto con compiti di prevenzione dei contagi (intuizione veneziana poi esportata in tutto il mondo nei secoli successivi). Rientro alla Punta della dogana. Rientro in hotel ed eventuale tempo a disposizione per ulteriori visite. Cena libera con tour leader a disposizione per scoprire anche i famosi bacari veneziani. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO MARINO KELLERA Venezia un bicchiere di vino si chiama ombra per l'antica usanza di andare a bere “all'ombra” del campanile dI San Marco quando la piazza era ancora il mercato della città. È tradizione, nei nostri “bacari” (osterie) accompagnare il vino con un “cicchetto”, piccolo spuntino che tradizionalmente può essere de baccalà mantecato, dei folpeti (polipetti) lessi, sarde in saor (sardine marinate con cipolla, aceto, pinoli ed uvetta), nervettti (cartilagini dello stinco di vitello), bovoleti (lumachine che si trovano nei litorali, lesse con aglio olio e limone), musetto caldo (simile al cotechino), fondi di carciofo lessi. Nelle nostre giornate a Venezia vi porterò in alcuni dei più tradizionali “bacari” per gustare la tradizione del cicchetto accompagnato da una buona ombra de vin.
    Colazione in hotel e visita in esclusiva alla Tessitura Bevilacqua, una delle eccellenze veneziane. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA IN ESCLUSIVA DELLA TESSITURA BEVILACQUAVenezia ha importato la sericoltura, ovvero la coltivazione del baco da seta, dall’Impero bizantino, probabilmente dopo l’assedio di Costantinopoli del 1204. La stessa occasione in cui i Veneziani presero come ricordino i 4 cavalli collocati sulla facciata della Basilica di San Marco.Qualche anno più tardi, nel 1265, tra i documenti della Repubblica di Venezia compare lo statuto dell’Arte dei Samiteri. E non è un caso che il loro nome venga da sciamito, un tessuto di seta molto pesante e d’inestimabile valore, a volte contenente fili d’oro.Ma questa corporazione non si dedicava solo a questi tessuti di origine persiana: produceva anche broccati, damaschi e rasi. Il velluto invece arriva a Venezia più tardi degli sciamiti, attorno al 1300. Ma non impiegò molto tempo a diventare un monopolio veneziano. Qualche anno prima erano arrivati in città circa 300 tra filatori, tessitori e tintori da Lucca, in fuga dalla città per ragioni politiche. Si erano sistemati in una zona compresa tra la chiesa dei Santi Apostoli, Calle della Bissa, e le chiese di San Giovanni Grisostomo e San Canciano. Il governo della Serenissima decise quindi di regolamentare tutte le corporazioni di tessitori – già dal 1366 -, dall’altro le tre Arti decisero di riunirsi.L’Arte dei Tessitori di Seta nasce nel 1488 e ha sede prima in Campo dei Gesuiti, poi nella Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia.Per avere un’idea di quanto importante fosse la lavorazione della seta per la città, basti pensare che nel 1554 i tessitori a Venezia erano ben mille duecento.L’arte della seta inizia a declinare nell’800, con l’arrivo di Napoleone e la fine della Serenissima, sia alla creazione, nello stesso periodo, del telaio Jacquard.Nonostante i timori e le proteste dei tessitori, che si opposero all’introduzione della produzione industriale, la meccanizzazione ebbe la meglio, perché garanzia di un lavoro più rapido: i nuovi telai si diffondono dunque a macchia d’olio in tutta Europa, intorno agli anni Venti dell’Ottocento. L’inizio del XIX secolo sembra quindi segnare la scomparsa dell’Arte della Seta e, soprattutto, della sua produzione più artigianale: il velluto.Ma la storia non finisce qui. La consapevolezza di cosa significasse perdere l’artigianato si traduce nel movimento Arts and Crafts. Nato nella seconda metà del secolo, vuole trovare una risposta al declino delle arti decorative, recuperando i prodotti dell’artigianato e la sensazione di qualcosa che non sia uniformato. Complice anche lo spirito romantico, vengono così riscoperte le tecniche tradizionali della lavorazione della seta e tolta la polvere dai telai abbandonati.Ed è così che Luigi Bevilacqua e il suo socio, Giovanni Battista Gianoglio, nel 1875 decidono di acquistare un edificio, in Fondamenta San Lorenzo, Sestiere Castello, e di farne la sede di una nuova manifattura tessile. Questa prima sede non è scelta a caso: si tratta di una vecchia Scuola della Seta, abbandonata all’inizio del secolo. Perciò la Tessitura Bevilacqua riparte da dove i tessuti italiani si erano fermati, salvando i telai del Settecento e collocandosi nel punto di svolta tra crisi e rinascita. Oggi la tessitura Bevilacqua produce tessuti pregiati per l’arredamento e l’alta moda: velluti, damaschi, lampassi, broccati e il prezioso velluto soprarizzo, realizzato ancora oggi a mano: la sua lavorazione è estremamente complessa ed avviene con l’uso di 18 telai del settecento, provenienti dalla scuola della seta della repubblica di Venezia. NB: la visita, nel rispetto delle normative covid vigenti, potrebbe svolgersi in due gruppi a seconda del numero di partecipanti. Prima di lasciare la “Serenissima”, proponiamo un’attività un po’ diversa per scoprire la città. Molte cose, infatti, si scoprono per caso, quasi per gioco. Ed è seguendo questa via diversa, “laterale”, che scopriremo angoli sconosciuti, antiche leggende e scorci di Venezia veramente impossibili da scorgere altrimenti. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: AVVENTURA EMOZIONALE “IL TESORO PERDUTO DI RIOBA”Quest’avventura emozionale a cielo aperto è un modo divertente e non convenzionale per scoprire questa meravigliosa città, cucita dai suoi 416 ponti. I 9 frammenti della mappa disegnano un itinerario sensoriale e appartato lungo il quale puoi assaporare il piacere di essere da solo con questa città che, anche attraverso i muri dei suoi palazzi, parla. Non è una semplice “caccia al tesoro”, ma un vero e proprio percorso intimo in dialogo con una città che sa essere anche silenziosa e profonda.I partecipanti saranno divisi a squadre e l’attività avrà una durata di circa due ore. Indizio dopo indizio, e guidati da un esperto d’eccezione, le squadre dovranno andare alla scoperta degli angoli più sperduti ma anche più affascinanti della città, da San Francesco della Vigna fino alla Fondamenta della Misericordia e anche oltre. Si, perché tra la “calle più stretta della città” e il Palazzo del Cammello, avremo occasione anche di entrare, grazie ad un accordo speciale, all’interno di un “giardino segreto” che si affaccia sulla laguna. O meglio, vi avranno accesso i più fortunati, che riusciranno a risolvere gli indizi lungo il cammino, fino al “tesoro” finale? Al termine dell’esperienza e del pranzo libero (in corso di visite), saluteremo infine una città che, ci auguriamo, ricorderemo per sempre in modo diverso. Partenza a bordo di un pulmino per un angolo di Italia poco distante, sicuramente meno appariscente e proprio per questo, per noi viaggiatori, il posto giusto dove proseguire: i Colli Euganei. Di origine vulcanica, sono un gruppo di colline dalle forme più disparate che si trovano isolate nella pianura Padana, a sud ovest di Padova. Tra i diversi rilievi, il più alto è il Monte Venda, con 600 metri di altitudine. Arrivo ad Abano Terme e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.
    Colazione in hotel e intera giornata dedicata ai Colli Euganei.Il Castello del Catajo, la nostra prima tappa, è senza dubbio una sorpresa. La sua mole monumentale, con più di trecentocinquanta stanze, gli è valso l’appellativo di “reggia dei Colli Euganei”. Costruito a partire al XVI secolo dal nobile Pio Enea Obizzi, ha subito diversi cambi di proprietà con conseguenti ampliamenti e modifiche, diventando anche residenza di villeggiatura degli Asburgo.Poco distante c’è Arquà Petrarca, borgo medioevale perfettamente conservato, che fu l’ultima dimora del celebre poeta Francesco Petrarca. Il paese è disposto su due livelli separati da una forte pendenza. In piazzetta della chiesa si trova il grande sarcofago in marmo rosso di Verona con le spoglie del poeta. Salendo si raggiunge la seconda piazza, San Marco, dominata dall’ oratorio della Santa Trinità del XII secolo, a pochi passi dalla casa del Petrarca. Il percorso regala una vista stupenda sui colli circostanti.Pranzo libero e nel pomeriggio visitiamo Villa Barbarigo con il suo monumentale giardino, Valsanzibio.  ?     VISITA AL GIARDINO MONUMENTALE DI VALSANZIBIO A VILLA BARBARIGOValsanzibio è stato portato all’attuale splendore nella seconda metà del Seicento dal Nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo, aiutato dai figli Antonio e Gregorio. Fu proprio quest’ultimo, il primogenito Gregorio, Cardinale, Vescovo di Padova e futuro Santo, ad ispirare l’alta simbologia del progetto dovuto al principale architetto e fontaniere Pontificio Luigi Bernini. Infatti, l’allora Cardinale Gregorio Barbarigo, in seguito ad un voto solenne fatto da suo Padre a Nostro Signore nel 1631 (vedi nota 1 in basso), volle che il giardino di Valsanzibio fosse monumentale emblema della via di perfezione che porta l’uomo dall’Errore alla Verità, dall’Ignoranza alla Rivelazione.Questo eccezionale esempio di giardino barocco consta di oltre 60 statue scolpite nella pietra d’Istria ed altrettante sculture minori che si integrano ad architetture, ruscelli, cascate, fontane, laghetti, scherzi d’acqua e peschiere, fra innumerevoli alberi ed arbusti, su più di 10 ettari di superficie. Inoltre, all’interno del complesso e tappa importante nel Percorso di Salvificazione, c’è il Labirinto di Bosso, la simbolica Grotta dell’Eremita, l’Isola dei Conigli e il Monumento al Tempo.l giardino di Valsanzibio, realizzato tra il 1665 e il 1696, grazie all’alto messaggio affidatogli dal Fondatore, è uno straordinario esempio di giardino simbolico interamente leggibile, di un gran giardino d’acque in completa efficienza e oggi si presenta come uno dei più estesi ed integri giardini d’Epoca mondiali, che è valso il primo premio come ‘Il più bel giardino d’Italia‘ nel 2003 ed il terzo più bello in Europa nel 2007. Al termine delle visite rientro in hotel, cena e pernottamento. 
    Prima colazione in hotel e partenza per il Friuli – Venezia Giulia. Ai confini d’Italia, nel cuore dell’Europa. Solo apparentemente una contraddizione perché, come molte aree di confine – ma soprattutto qui a nord-est – l’identità culturale non è una forma granitica, ma ha radici profonde. Non si è formata dal perpetuarsi della tradizione, ma dall’incontro e dall’intreccio di usi e costumi molto diversi. Con il risultato che la Regione è tra le meno conosciute d’Italia, ma per gli austriaci e i tedeschi, l’alto Adriatico è il mare di casa. Il Friuli – Venezia Giulia è il primo lembo della chimera mitteleuropea e anche l’ultimo guizzo dei sapori mediterranei. Allo stesso tempo al suo interno è divisa tra Friuli, intesa come regione storica, discendente dal Forum Iulii di romana e poi longobarda memoria, e Venezia Giulia, altra regione storico-geografica definita nell’800 in contrapposizione alla regione amministrativa del Litorale, sotto l’Impero Asburgico, e comprendente anche aree in Slovenia e l’Istria. In una piccola regione, scoprirete che in pochi chilometri c’è tutto: mare, montagne, la pianura, dolci colline, fiumi carsici, grotte, piccoli borghi e città d’arte. Ci sono anche lingue diverse, e ovunque troverete cartelli bilingue, non solo nei pressi dei confini con lo sloveno e l’austriaco, ma anche il Friuli con la lingua friulana, più che mai viva e studiata nelle scuole. Il centro che più simboleggia la cultura classica comune in tutto lo Stivale è senz’altro Aquileia. Uno dei centri romani più importanti, centro di diffusione del cristianesimo, sede del potente patriarcato omonimo e oggi patrimonio Unesco. La mattinata è dedicata alla visita della basilica, del foro e del Museo Archeologico.Attualmente poco più di un villaggio rurale, Aquileia fu capitale della Venetia et Histria e, nei primi secoli dell'era cristiana, una delle più importanti e ricche città dell’Impero Romano. Gli scavi, straordinari, sono tuttora in corso presso le splendide domus con i loro pavimenti mosaicati. Percorreremo la storia dell'Impero visitando l'imponete complesso delle Grandi Terme di epoca costantiniana, il teatro, il Foro, i mercati, il porto fluviale e le aree commerciali. La nostra visita prosegue con la meravigliosa Basilica romanica, costruita sulle fondamenta di una serie di ville romane. La sua storia affonda negli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto. All'interno, nella navata centrale, ci fa trattenere il respiro lo splendido mosaico, il più vasto tra quelli pavimentali dell’Occidente cristiano; appartiene alla primitiva basilica (IV sec.) e si compone di nove riquadri in cui sono rappresentati donatori, raffigurazioni simboliche con i motivi tipici del primo Cristianesimo. Di rara bellezza la lotta tra il gallo, annunciatore della luce del nuovo giorno, che simboleggia il Cristo, e la Tartaruga, il cui nome greco significa “Abitatore delle tenebre” che simboleggia il Maligno. Nel riquadro del Pastore con il Gregge mistico, Cristo è raffigurato giovane e imberbe, con la pecorella smarrita sulle spalle e in mano la syrinx (il flauto dei pastori), simbolo della dolcezza con cui governa il gregge; è circondato da animali di terra, di cielo, di acqua per ricordare che del suo Gregge fanno parte tutti gli uomini “di buona volontà” della terra, a qualsiasi razza e cultura essi appartengano. Dopo il pranzo libero, visiteremo anche il Museo Archeologico.Nel pomeriggio ci trasferiamo poco distante, presso una Dimora Storica del XVIII secolo che ospiterà un concerto in esclusiva del pianista e compositore Alessandro Martire.All’arrivo è prevista la visita di Villa Iachia, tutelata dalle Belle Arti, accompagnati dai proprietari, che ci accompagneranno attraverso le antiche cantine e il parco privato secolare più grande del Friuli. La Villa fu sede di un’importante azienda agricola dalla seconda metà dell’800: vino, frutta, tabacco destinato a Trieste. Durante la prima guerra mondiale divenne un ospedale da campo, e ancora oggi si possono ammirare all’interno del parco un bunker ed una trincea. Nel ‘900 l’azienda si espanse e la famiglia Iachia, che viveva a Trieste, vi portava in villeggiatura importanti personaggi, tra cui il parente Italo Svevo. La seconda guerra mondiale e l’arrivo delle truppe naziste portò fughe e confische, mentre oggi Villa Iachia, dopo un sapiente restauro, apre le sue porte al turismo e agli eventi. Tempo a disposizione per il relax in giardino o a bordo piscina fino all’aperitivo che abbiamo organizzato al tramonto, in compagnia di Alessandro Martire che dopo poco si esibirà in un concerto unico nel suo genere: in mezzo al parco secolare, circondato da natura e silenzio. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: CONCERTO NELLA NATURA DEL PIANISTA E COMPOSITORE ALESSANDRO MARTIREImmaginatevi un’ampia radura. L’odore di erba d’estate appena tagliata, le cicale ed i grilli in lontananza. Un viale di carpini centenari, il chiarore del sole che scompare all’orizzonte e a seguire le prime stelle. Qualche candela, qualche cuscino e un pianoforte. Circondati dalla natura, dal silenzio, da un momento intimo di condivisione e contemplazione. Musica e natura per celebrare un connubio artistico che ci riporta alla connessione profonda che, ognuno di noi, in quanto uomo, ha con l’ambiente e con il trascendente.Alessandro Martire è un giovane pianista e compositore italiano, nato a Como il 12 luglio 1992. Laureato in Scienze e Politiche Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano, scrive le sue prime composizioni pianistiche a soli 15 anni, dimostrando un crescente interesse per la musica classica contemporanea innervata da elementi derivati dalla musica pop, minimalista e crossover, raggiungendo uno stile personalissimo. Ha all’attivo quattro tour internazionali, essendosi esibito in Svizzera, Corea del Sud, Hong Kong, Sudafrica e Australia. Nel 2019 fonda Lej Festival – Floating Moving Concert Festival, format unico e innovativo partito dalla sua città natale, Como.Insieme a lui, guidati dalla sua musica, assisteremo ad un concerto unico in mezzo alla natura. Al termine del concerto, è prevista una cena leggera nelle vecchie cantine. Pernottamento. Pernottamento (Agriturismo Villa al Trovatore)Immerso in uno dei parchi più antichi del Friuli, l’agriturismo offre in un contesto seicentesco completamente restaurato, camere dotate di tutti i comfort, con pareti con pietre a vista, arredi a misura che sottolineano il carattere di ogni singola stanza. Tutte le camere sono dotate di chiave elettronica e sistemi di sicurezza.  Indirizzo: Via Lino Stabile 42/1 33052 Scodovacca di Cervignano, UDTelefono: +39 3349485797https://www.villatrovatore.it/it/home/ 
    Prima colazione e partenza per Carso, un ambiente unico nel suo genere che con le sue peculiarità geologiche caratterizza non solo l’ambiente a cavallo tra Italia, Slovenia e Croazia, ma ha influenzato anche la cultura e le tradizioni enogastronomiche della regione.   ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO MARINO KELLERLa parola Carso deriva dalla radice “kar” o “karra”, di origine paleoindoeuropea con significato di roccia, pietra. E sono proprio le rocce calcaree che danno vita in questo altopiano aspro e spazzato dalla Bora, il tipico vento che soffia a Trieste, ad un fenomeno naturale molto particolare: il carsismo. Ovvero quel fenomeno naturale che indica l’attività chimica esercitata dall’acqua a contatto con alcune tipologie di terreni: le due fasi di dissoluzione e costruzione danno vita a scanalature nelle rocce o vere e proprie doline e inghiottitoi in superficie e a stalattiti e stalagmiti nel sottosuolo. In parole povere l’acqua a contatto con il terreno ha un impatto modellante particolarmente accentuato e riesce a dare vita, tra le altre, a grotte di rara bellezza.   Come la Grotta Gigante, poco conosciuta ma pensate che con i suoi 114 metri di altezza e 280 di lunghezza, è entrata nel Guinness dei primati come la cavità unica visitabile più grande al mondo. Un record che si manifesta in tutta la sua solenne imponenza una volta che ci si trova sul fondo, e si ha la sensazione di trovarsi veramente nelle viscere della Terra, e di ripercorrere ambienti immaginati in libri come Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne o Il Signore degli Anelli di Tolkien. Ci spostiamo poi in una tipica azienda vinicola, dove avremo l’occasione di degustare i vini tipici del territorio, dal Terrano alla Vitoska, in un’affascinante cantina scavata nella roccia. La cantina infatti è unica nel suo genere ed è esemplificativa del ruolo che l’ambiente naturale gioca, anche nel settore enogastronomico.Al termine della degustazione, ci spostiamo di pochi chilometri alla tristemente nota Foiba di Basovizza dove i fenomeni carsici sono stati utilizzati nel modo più tragico: al termine della seconda guerra mondiale, il vecchio pozzo minerario fu utilizzato dai partigiani jugoslavi per occultare un numero ancora imprecisato di cadaveri italiani e tedeschi. Prigionieri, militari e anche molti civili subirono questa sorte in segno di rappresaglia. Oggi questo luogo ospita un sacrario e un centro di documentazione, dopo che nel 1992 è stato dichiarato Monumento Nazionale.  Siamo quindi ormai alle porte di Trieste. Città dal fascino unico, mitteleuropea per eccellenza, dal fascino asburgico, intreccio di culture diverse, salotto di caffè storici, architetture eterogenee, botteghe di antiquari. Visiteremo le parti più interessanti della città: dalla Cattedrale, al Borgo medioevale, quello Teresiano e quello Giuseppino, il Canalgrande, Piazza Borsa, la splendida piazza Unità affacciata sul mare, alla ricerca delle statue disseminate per la città di alcuni dei suoi scrittori più noti: Svevo, Joice e Umberto Saba. Sistemazione in hotel, cena libera e pernottamento. 
    Prima colazione in hotel e raggiungiamo lungo la costiera il Castello di Miramare.Visibile da ogni punto del Golgo, con la sua inconfondibile sagoma bianca, il Castello di Miramare e il suo Parco sorgono per volontà dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo che decide, attorno al 1855, di farsi costruire alla periferia di Trieste una residenza consona al proprio rango, affacciata sul mare e cinta da un esteso giardino.Il palazzo, progettato dall’ingegnere austriaco Carl Junker, si presenta in stile eclettico come professato dalla moda architettonica dell’epoca: modelli tratti dai periodi gotico, medievale e rinascimentale, si combinano in una sorprendente fusione, trovando diversi riscontri nelle dimore che all’epoca i nobili si facevano costruire in paesaggi alpestri sulle rive di laghi e fiumi. Nel Castello di Miramare, Massimiliano attua una sintesi perfetta tra natura e arte, profumi mediterranei e austere forme europee, ricreando uno scenario assolutamente unico grazie alla presenza del mare, che detta il colore azzurro delle tappezzerie del pianoterra del Castello, e ispira nomi e arredi di diversi ambienti. Proprio da qui Massimiliano poi partirà per lo sfortunato viaggio verso il Messico, chiamato per diventarne imperatore nel 1864. Nel castello soggiornarono poi Sissi (per ben quattordici volte) e dal 1931 al 1937 divenne la residenza ufficiale del Duca Amedeo di Savoia – Aosta.  ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: ESCURSIONE ESCLUSIVA ALLA RISERVA NATURALE MARINA DI MIRAMAREOltre alla visita del Castello, abbiamo previsto la visita opzionale della Riserva Naturale Marina di Miramare. Istituita nel 1986 e affidata alla gestione del WWF, è stata la prima riserva marina in Italia. La Riserva Marina partecipa fin dagli anni Settanta al programma “Uomo e Biosfera” nato nel 1971 nel corso della XVI Conferenza Generale UNESCO con lo scopo di fornire basi scientifiche alle azioni di impulso all’uso sostenibile e razionale, oltre che alla conservazione, delle risorse della cosiddetta “biosfera”, incoraggiando, allo stesso tempo, formule equilibrate di gestione nel rapporto uom - ambiente a livello globale. La porzione marina a tutela integrale è di circa 30 ettari, a cui si aggiungono altri 90 a protezione parziale. Accompagnati da una guida ambientale – escursionistica, dopo un briefing iniziale, saliremo a bordo di un gommone (due in caso di più di 8 partecipanti) dal quale ci tufferemo alla scoperta del mare, della costa e dei fondali dell’area marina. Ci verranno infatti forniti pinne, maschera e boccaglio per poter effettuare lo snorkeling in un contesto naturale eccezionale: la scoperta dei fondali marini, o semplicemente l’occasione di un bagno rinfrescante, è anche l’occasione per ammirare la Costiera triestina dal mare e soprattutto essere al cospetto del Castello di Miramare. Una rara occasione in cui tutela del territorio e della biodiversità si integra perfettamente con il patrimonio culturale italiano. NB: Per chi non desiderasse effettuare l’escursione, è possibile visitare il Parco Secolare del Castello di Miramare e visitare poi il Bio.Ma, il Museo Immersivo dell’Area Marina Protetta di Miramare, dove c’è una fedele ricostruzione degli ambienti marini della riserva. Pranzo libero e partenza nel primo pomeriggio per Udine. Torniamo quindi in Friuli, nel suo capoluogo simbolico. Accogliente e compatta, custodisce notevoli gioielli artistici all’interno dei suoi palazzi, mentre nelle strade inconfondibili i bar e i locali storici punto di ritrovo per uno spritz o un “taj” (il tajut, è un bicchiere di vino). Con la sua facciata austera che cela preziosi tesori, il Palazzo Patriarcale di Udine simboleggia in un certo modo lo spirito friulano. Questo palazzo prende il nome dai Patriarchi di Aquileia, che qui risiederono dal 1593 al 1751. Oggi è famoso perché ospita il Museo Diocesano e le Gallerie del Tiepolo, dove abbiamo previsto l’ingresso. Giambattista Tiepolo, giovane ma già promettente artista veneziano, fu incaricato infatti da Dionisio Dolfin, patriarca di Aquileia, di decorare il soffitto dello scalone d’onore opera dell’architetto Domenico Rossi. È dunque con l’affresco della “Caduta degli Angeli ribelli” (1726) che inizia un duraturo rapporto di collaborazione tra Giambattista Tiepolo e Dionisio Dolfin, che proseguirà con la decorazione della Galleria degli ospiti e della sala rossa, importante luogo adibito a tribunale ecclesiastico.Al termine della visita avremo modo di esplorare la città, dal castello in posizione panoramica alla splendida piazza della Libertà, in stile veneziano. Il duomo, dall’aspetto gotico all’esterno e barocco all’interno, custodisce pale dipinte da Giacomo Martini e sempre da Gianbattista Tiepolo, mentre gli affreschi più antichi, nella Cappella di San Nicolò, risalgono al ‘300. Da qui percorriamo via Mercato Vecchio, recentemente pedonalizzata per arrivare infine a Piazza Matteotti, anche nota come piazza San Giacomo: qui ogni mattina si tiene il mercato, tutt’attorno alla fontana di Giovanni da Udine, realizzata nel 1543. Senz’altro, è il posto giusto per un aperitivo, prima di raggiungere l’hotel. Cena al ristorante/hotel e pernottamento.  
    Prima colazione e partenza verso nord. Dall’Adriatico a Trieste e Miramare, alla città d’arte di Udine ed ora, a pochi chilometri, ci troveremo al cospetto delle Prealpi e dei suoi borghi medioevali, prima di avventurarci tra i boschi della Carnia. Venzone è il piccolo borgo che abbiamo scelto di visitare: neanche duemila abitanti, ma una storia centenaria intensa, a tratti drammatica, ma che l’ha portato oggi ad essere “Monumento Nazionale” e a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”, oltre ad aver meritato la “Medaglia d’oro al Merito Civile”, in occasione dell’impegno e del valore civico mostrato dalla comunità dopo il disastroso terremoto del 1976. Citato per la prima volta nel 923 come Clausas de Albiciones, il Comune passò nel corso dei secoli dal Patriarcato di Aquileia ai duchi d’Austria, per poi far parte della Repubblica di Venezia. Ancora sotto l’Austria per poi entrare a far parte dell’Italia dopo un voto plebiscitario successivo alla III guerra d’Indipendenza. Nel 1976 il terremoto rase al suolo quasi tutta la città. Grazie agli aiuti arrivati da ogni parte del mondo e alla tenacia dei friulani, il borgo fu completamente ricostruito in poco tempo. Il duomo, eretto su un edificio precedente nel 1308, fu ricostruito per “anastilosi”, ovvero la tecnica di restauro che consiste nel rimettere insieme i pezzi originali di un monumento esattamente nell’ordine e nella posizione in cui erano nell’edificio andato distrutto. Dopo una passeggiata dentro le mura, ripartiamo alla volta della Carnia. l nome deriva dal prediale latino "Carniacum", riferito alla popolazione dei Carni, che dominò l'intero Friuli fra V e II secolo a.C. Un’altra regione storico – geografica che, sebbene sia stata successivamente assimilata all’interno di quella friulana, conserva tutt’ora un’identità peculiare. Come quella, originalissima, che caratterizza il paesino montano di Sauris, al termine di una strada panoramica che, tra gallerie scavate nella roccia e tornanti, si inerpica a 1.200 metri slm. Questo piccolo comune è anche un’isola linguistica germanofona, dovuta alla fondazione stessa della comunità nel medioevo. Ancora oggi si parla friulano e il dialetto saurano, simile al carinziano austriaco, che si è tramandato di generazione in generazione, fino ad essere recentemente stato ufficializzato, grazie all’isolamento del paese.   Il lago artificiale, le case tipiche in legno con i fiori ai balconi, le sculture lignee, e soprattutto la cultura gastronomica fanno di Sauris una vera chicca.  In particolare, vengono prodotti il prosciutto crudo di Sauris igp, lo speck affumicato e la birra artigianale, anche in versione cruda e affumicata: la Zahre Beer.   Pranzo e degustazione di prodotti tipici.Nel pomeriggio ripartiamo verso le Dolomiti. Arrivo a Misurina, cena e pernottamento in hotel.  
    Prima colazione e giornata dedicata ad uno dei trekking più belli delle Dolomiti. Patrimonio dell’umanità Unesco dal 2009, le Dolomiti si caratterizzano per la roccia con cui sono costituite: la dolomia, ovvero un insieme di carbonato di calcio e magnesio, che dona particolare lucentezza e capacità di riflettere la luce circostante al minerale. Basti pensare che queste montagne, fino al XIX secolo, erano chiamate Monti Pallidi, proprio con riferimento al particolare candore che distingue la roccia dolomitica dalle tonalità più scure dei sistemi alpini circostanti.Partenza per le Tre Cime di Lavaredo, all’interno dell’omonimo parco naturale e poco distanti dal nostro hotel, e incontro con una guida alpina.   ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: TREKKING ALLE TRE CIME DI LAVAREDO E AL MONTE PATERNOIl trekking ha una durata variabile dalle 5 alle 6 ore, a seconda della velocità e del numero di soste previste. Noi abbiamo tutta la giornata a disposizione, in modo da prendercela con calma e goderci i panorami che si aprono di fronte a noi. La difficoltà è media – facile; nello specifico: livello Turistico dal rifugio Auronzo al rifugio Locatelli per la forcella Pian di Cengia e livello Escursionistico dal rifugio Locatelli al rifugio Auronzo (ovvero il ritorno) per la forcella Col di Mezzo.Il punto di partenza del giro ad anello è il Rifugio Auronzo, a 2.330 metri slm e la prima parte del percorso è pianeggiante, su un largo sentiero sassoso. Passaggio per il Rifugio Lavaredo e, prima di raggiungere Forcella Lavaredo, svoltiamo a destra verso il Rifugio Pian di Cengia (per chi desidera abbreviare l’escursione, può procedere attraverso la forcella Lavaredo, accompagnato dal nostro tour leader, e raggiungere direttamente il rifugio Locatelli). Compiamo l’intero giro attorno al Monte Paterno, cima legata in modo indelebile agli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale, costeggiando su l’uno e l’altro versante gelidi laghetti alpini.Ripida ma senza tratti esposti la discesa da Forcella Pian di Cengia all’Alpe dei Piani. Raggiunto il Rifugio Locatelli, a poco più di 2.400 metri slm, ci fermiamo per il pranzo a picnic. Da questa posizione, le Tre Cime sono proprio davanti a noi. Torniamo poi con alcuni saliscendi al punto di partenza attraverso Forcella Col di Mezzo, dove il sentiero diventa più stretto pur senza presentare particolari difficoltà.  Al termine del trekking, rientro in hotel e tempo a disposizione per il relax. Cena e pernottamento in hotel. 
     Prima colazione e partenza per la Val Policella. Tempo permettendo, ci fermiamo a Brunico, il capoluogo storico della Val Pusteria. Nel 1252 Brunico nacque come borgo fortificato – il toponimo deriva dal vescovo Bruno von Kirchberg che fece edificare il castello - circondato da un fossato e da mura. È ancora riconoscibile l'impianto medievale, con l'accesso da quattro porte e asse principale sulla via Centrale, sulla quale si affacciano palazzi di notevole pregio. La tappa successiva è Trento, il capoluogo del Trentino. Dal latino Tridentum, la sua derivazione romana è evidente; sede del famoso Concilio omonimo che a metà del XVI secolo diede inizio alla Controriforma, l’influsso della Chiesa, per mezzo del Principato Vescovile che durò fino all’epoca napoleonica, fu sempre molto forte. Una guida di eccezione ci porterà a spasso per il centro: da Piazza del Duomo alla Cattedrale di San Virgilio e il Castello del Buonconsiglio. Pranzo libero e poi abbiamo previsto una breve conferenza con la nostra esperta Sara Hejazi. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: DIALOGO CON L’ANTROPOLOGA ED ESPERTA KEL 12 SARA HEJAZI A TRENTO:Nata a Mashad, nel nord-est dell'Iran, da padre iraniano e mamma italiana, è cresciuta a Torino, poi a Washington DC e poi di nuovo a Torino. Dal 2007 ha ottenuto il dottorato di ricerca (Phd) in Antropologia culturale ed epistemologia della complessità e da allora ha fatto l'antropologa reinventando questo mestiere alla luce dei grandi cambiamenti della modernità: ha studiato e poi pubblicato libri sul tema del velo islamico, sui nuovi monachesimi, sulle vie mistiche nelle diverse tradizioni religiose, sul cambiamento delle pratiche sessuali determinato dall'innovazione tecnologica. Da ricercatrice ha collaborato con molte università e con la Fodazione Bruno Kessler di Trento dove attualmente risiede. Scrive per Wired, Micromega, e per l'edizione locale del Corriere della Sera. Sarà ci accompagnerà nel nostro passaggio a Trento e concluderà la nostra visita con una piccola conferenza sul ruolo delle donne nella società islamica. Riprendiamo poi la strada verso sud per la nostra ultima visita: il Mart, ovvero il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. L’edificio che ospita la sede di Rovereto, quella principale, è stato progettato dall’architetto ticinese Mario Botta. La collezione permanente, che conta oltre 15.000 opere, annovera tra le altre anche opere di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi e Fortunato Depero. Al termine della visita, ingresso in Veneto e arrivo in Val Policella. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.  
    Prima colazione in hotel e mattinata dedicata alla scoperta della Val Policella e dei suoi sapori. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: E-BIKE E DEGUSTAZIONE IN VAL POLICELLAPer concludere in bellezza questa prima parte di grand Tour, abbiamo pensato di scoprire il territorio utilizzando un mezzo di trasposto “lento” e anche a zero emissioni: la e-bike. Abbiamo previsto un giro di circa due ore, in cui con pochissima fatica ci potremmo spostare attraverso alcuni dei più belli angoli della Val Policella. Al termine dell’esperienza, abbiamo previsto una degustazione finale dei famosi vini, come il Valpolicella Ripasso o l’Amarone, che caratterizzano quest’area, abbinati con delle specialità locali. Per chi non volesse effettuare l’escursione in e-bike, è possibile rilassarsi in hotel e partecipare comunque alla degustazione. Nel primo pomeriggio trasferimento alla stazione ferroviaria di Verona, dove termina questa prima parte di Grand Tour. Da qui si può tornare individualmente, in treno oppure raggiungendo l’aeroporto di Verona, oppure si può usufruire del nostro servizio di biglietteria.  Per chi dovesse proseguire il Grand Tour, prevediamo il trasferimento in treno alta velocità a Milano e, da qui, il trasferimento in hotel. Cena libera e pernottamento.   
    Inizia la prima giornata di visite della seconda parte del Grand Tour. Siamo a Milano. La città che non si ferma, la città della moda, dei grattacieli, della Borsa, della Madunina, del panettone. Una città viva che dall’expo in poi ha trainato il Paese verso orizzonti sempre più internazionali e all’avanguardia. Una città che nell’ultimo anno e mezzo ha anche sofferto tanto: si è svuotata e si è fermata. Milano saprà senz’altro rialzarsi, forse lo sta già facendo, perché la sua Storia dimostra questo. A cominciare dalla stratificazione architettonica della città, dai resti romani agli sfavillanti grattacieli di City Life, passando per il Rinascimento, il Gotico, il Liberty e il razionalismo novecentesco, Milano è sempre stata al passo coi tempi e per questo ha mille facce. Probabilmente, almeno per i canoni a cui siamo abituati in Italia, questa sua minor compattezza porta anche difficilmente a definirla come città “bella”. Ma è proprio questo suo aspetto polimorfico che la rende speciale, unica in Italia proprio perché città poco italiana. Milano va vissuta, scoperta nei suoi angoli più nascosti, trascurati, all’ombra dei grandi negozi luminosi. Una cosa che capita sempre più di sentire, passeggiando al di fuori di via Torino o Via Dante, è “qui non sembra di essere a Milano”. Abbiamo quindi dedicato tutta la giornata alla scoperta della città, la mattina seguendo un filo conduttore preciso, quello del Liberty, e il pomeriggio in libertà, sempre con il nostro esperto a disposizione. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO MARCO RESTELLIMilano è una città segreta perché non si offre al visitatore al primo sguardo: vuole essere capita, deve essere scoperta. Racchiude tesori d’arte e storie affascinanti non solo nei propri straordinari musei (molti dei quali quasi sconosciuti ai turisti) ma anche nei cortili, nei portoni delle case, in angoli di fronte ai quali si passa di fretta senza notare le cose, senza sapere quali sorprendenti storie nascondono. Noi faremo una tranquilla passeggiata di due ore nel centro cittadino, tralasciando le cose ovvie ma incontrando l’arte Liberty e il giardino dei fenicotteri rosa, la Ca’ de l’Uregia e l’Omm de Preja, Cristoforo Colombo e un ossario pieno di misteri, una piazza di Destra (San Sepolcro) e una piazza di Sinistra (Santo Stefano), ma anche le importanti testimonianze medioevali di Piazza Mercanti e di una chiesa minuscola: San Babila. E molto altro….Pranzo libero e, nel pomeriggio, continuazione delle visite sia individualmente, che al seguito del nostro esperto che resta a disposizione.Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.  NB: per chi è di Milano, è possibile scorporare il costo del pernottamento. 
    Prima colazione e partenza per l’Emilia-Romagna. Il cuore forse più godereccio della Pianura Padana, dove la cultura culinaria trova il suo connubio con i numerosi borghi e castelli disseminati tra Parma e Piacenza. Una zona molto frequentata soprattutto da un turismo di prossimità, ma spesso poco conosciuta agli italiani di regioni più lontane. E, proprio per questo, la giornata di oggi è interamente dedicata all’Emilia occidentale. La nostra prima tappa è Fontanellato, cittadina che ruota attorno al suo castello: maniero austero esternamente, quanto straordinario all'interno. Le sue stanze che avremo modo di visitare nascondono una perla della pittura rinascimentale... gli affreschi del Parmigianino, misteriosi e dai molteplici significati.Poco distante ecco il Labirinto della Masone, il testamento monumentale del grande Franco Maria Ricci. Grafico, designer, editore: il suo ecclettismo trova una grande testimonianza nella galleria che si trova al centro del più grande labirinto di bamboo al mondo. Le piante sono infatti più di 200.000 appartenenti ad una ventina di specie diverse, alte tra i 30 centimetri e i 15 metri. Il percorso è lungo oltre 3 chilometri e il percorso per raggiungere la galleria non è solamente fisico ma, seguendo l’intento del labirinto, anche interiore. Pranzo libero.Nel pomeriggio ci rechiamo a Castell'Arquato, un imperdibile borgo medievale alle propaggini più settentrionale degli Appennini. La Collegiata, la Rocca, il Palazzo del Podestà, gli apparati difensivi tuttora esistenti, e il Palazzo del Duca, concorrono a farci assaporare appieno il fascino di un'epoca a torto definita "oscura", che invece ci ha donato un mondo di cultura e conoscenze di cui cogliamo i frutti ancora oggi. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO PAOLO GHIRELLIL'Emilia è composta da terre che sono comunque eloquenti, che siano in collina o in pianura, basta saperle ascoltare, come faremo noi.  È al Medioevo che si devono le prime immagini del suo modo d'essere nella storia: vedremo due fortificazioni che dominano il paesaggio come la Rocca di Castell'Arquato e il castello di Tabiano – dove dormiremo – e una nella “Bassa” tra la Via Emilia e il Po, a Fontanellato. In quest'ultimo luogo è l'acqua a farsi muraglia, e a fare di un castello ancor oggi un'isola, e il cuore liquido di un antico reticolo urbano.  Se vi chiedete come mai Emilia è sinonimo di mangiar bene, bere bene, e vivere meglio, la risposta più facilmente la troverete nella storia.  Sì, tutte le cose hanno una storia, e il peso di generazioni di esistenze, e di esperienze accumulate.  Qui, la vita – un po' più calma – non è che l'ultimo pezzetto di una storia lunghissima, solo che la stiamo vivendo oggi, adesso: facciamola bene, ma gustiamola senza fretta, ascoltiamo quello che ci racconta. In fondo, non si può mettere fretta alla maturazione del culatello... Proseguimento per Tabiano e sistemazione presso l’omonimo Castello. Un luogo speciale per vivere fino in fondo l’atmosfera della giornata. Cena in castello e pernottamento. 
    Prima colazione presso il Castello di Tabiano e partenza di prima mattina per la Liguria. Arriviamo a Lerici per un’intensa ed emozionante giornata in barca a vela nel Golfo dei Poeti.  ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: MONITORAGGIO DELLA BIODIVERSITA’ MARINA IN COMPAGNIA DI UN BIOLOGO DELL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA, VELEGGIANDO NEL GOLFO DEI POETIAd accogliervi il Comandante di Dream 1 e il biologo marino: dopo una breve introduzione sulla sicurezza a bordo e alle attività del progetto “Sentinella del mare” che si svolgeranno insieme al biologo dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna - nota come la più antica del mondo – inizieremo la nostra escursione. Le tappe e il tipo di navigazione verranno stabilite in funzione del meteo e del mare, ma soprattutto saranno privilegiate le zone ritenute in quel momento più ricche da un punto di vista di fauna marina o più protette per una tranquilla navigazione. L’obiettivo infatti è vivere al meglio la giornata, con il giusto mix tra sole, relax e navigazione, dove i veri protagonisti restano i momenti dedicati allo snorkeling, quando il biologo marino ci guiderà insegnandoci a riconoscere le diverse specie che abitano queste acque, indicandone la posizione e segnalando la presenza di plastiche in mare. In questo suggestivo contesto scopriremo la costa del Golfo dei Poeti, tra Lerici, le isolette di Palmaria, Tino, Tinetto e le Cinque Terre, Patrimonio UNESCO dal 1997. Un Golfo noto in tutto il mondo per i tipici e antichi borghi contadini o di pescatori, arroccati sulle colline o affacciati direttamente sul mare, le piccole e uniche isole, i sentieri, le passeggiate, i vigneti terrazzati abbarbicati sui pendii: è proprio dal mare che si possono godere al meglio, osservandoli da una diversa e affascinante prospettiva. Quasi una cartolina, dove il lavoro dell’uomo nel corso dei secoli si integra con la costa selvaggia e il mare cristallino che, con il suo Parco Nazionale, ospita una prestigiosa Riserva Marina Protetta. Al termine della giornata vivremo anche momenti preziosi per fare il punto dell’esperienza fatta e completare insieme la compilazione delle schede di osservazione per raccogliete i dati che verranno elaborati dell’Università di Bologna e contribuiranno a creare una mappatura puntuale dello stato di salute del Mediterraneo. NB: a seconda del numero di partecipanti saranno effettuati uno o due turni a bordo del Dream 1 con, in quest’ultimo caso, escursione di metà giornata. Nel mentre un gruppo è a bordo, il secondo in compagnia del tour leader visiterà Lerici con possibilità di tempo libero a disposizione.Al termine della giornata, ci trasferiamo in Toscana, precisamente presso Villa La Bianca, a Camaiore. La villa, è un elegante ed esclusivo Relais di proprietà di Kel 12, ubicato in quella che fu la residenza di un grande scrittore e critico letterario italiano: Cesare Garboli. Un luogo ideale per chi desidera un soggiorno di charme e relax all’insegna della riservatezza e del buon vivere e un luogo anche che rispecchia la filosofia Kel 12, coniugando la tradizione di un piccolo borgo italiano con la natura e la qualità dei servizi. Cena e pernottamento a Villa La Bianca.  
    Prima colazione a Villa La Bianca. Ci verranno a prendere dei mezzi 4x4 con i quali ci sposteremo per visitare le famose cave di marmo di Carrara. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: TOUR ESCLUSIVO IN 4X4 NEI BACINI MARMIFERI DI CARRARA Cercheremo di muoverci tra i tre più importanti bacini marmiferi: Torano, Miseglia/Fantiscritti e Colonnata. Qui, dove il marmo è vita, iniziano storie infinite di scalpellini e artisti, signori medioevali e anarchici irriducibili, di sangue, polvere e capolavori. Proveremo a ricostruire l'attività di estrazione, il carico e scarico dai camion ed osserveremo le varie gru e mezzi meccanici che operano nelle cave. Ci sposteremo all'altro bacino marmifero di Colonnata, un piccolo paese incastonato tra le vette delle Alpi Apuane, che sembra aver preso il suo nome proprio perché il marmo qui estratto veniva utilizzato per costruire le colonne dei templi romani.Di non secondaria importanza qui è la tradizione culinaria del lardo, che è legato in modo molto forte al marmo perché era ed è tutt'oggi il cibo dei cavatori, miracolosa trasformazione della pietra informe in manufatti pieni di vita. Ed è per questo che, al termine delle attività, ci concederemo un piccolo assaggio a base di lardo. Nel pomeriggio, visita della città di Carrara (tour degli esterni), capitale mondiale del marmo: botteghe artigiane del ‘300, il Duomo ed il Castello Malaspina, i palazzi barocchi e case e fontane cittadine, tutto esclusivamente edificato con il marmo.Rientro a Villa la Bianca, cena e pernottamento.  
    Dopo la prima colazione partiamo alla volta di Lucca, dove abbiamo pensato ad una via un po’ diversa e originale per visitarla.?     GRAND TOUR EXPERIENCE: LUCCA IN MUSICA, DA PUCCINI AI ROLLING STONESUn percorso nato per scoprire la città attraverso il suo legame con la musica. Un ricco patrimonio storico-musicale cresciuto sempre di più nel corso degli anni grazie agli eccellenti artisti che da questa città sono gravitati. La creatività e l’influenza musicale lucchese si è distinta non solo in Italia ma anche in campo internazionale. Tra i maggiori artisti che hanno frequentato la città troviamo: Geminiani, Catalani, Boccherini, Paganini, Manfredi, Puccini sino ad arrivare ai più contemporanei Chet Baker e, addirittura, i fantastici The Rolling Stones.Apprenderemo la storia e le bellezze artistiche di Lucca attraverso la melodia di coloro che qui hanno esercitato la loro arte, conoscendo alcuni aneddoti sulla loro vita personale e sugli affascinanti luoghi che li videro protagonisti, arricchendo l’esperienza con l’ascolto di “pillole” di musica tratte dalle loro composizioni più celebri e significative.Una tappa d’obbligo sarà sicuramente quella dell’artista che maggiormente colleghiamo alla città: Casa Puccini, dove l’omonimo compositore nacque. Tra queste mura, egli crebbe insieme alla sua famiglia e iniziò a comporre le sue prime opere e lavori. Oggi la casa museo custodisce alcuni interessanti cimeli a lui appartenuti: spartiti, documenti e anche il pianoforte con cui diede vita al celebre Turandot. Un ambiente suggestivo per tutti gli amanti della musica e della cultura.La casa natale non è l’unico luogo da cui si percepisce la presenza del grande compositore, infatti tutta la città in qualche modo parla di lui come di tutti gli altri grandi della musica. Noi ne ripercorreremo le tracce per carpirne le personalità, le passioni e il loro genio. Ma qual è il motivo che porta Lucca ad avere una tradizione musicale così ampia? Probabilmente dal fatto che fino al 1847 fu la capitale di uno Stato indipendente che diede molta rilevanza a questa arte, considerandola fondamentale durante eventi politici, sociali e religiosi e incentivandone la formazione e l’istruzione. Legame che si è protratto fino ad oggi e che attraverso questo itinerario cercheremo di rivivere. Una giornata scandita da note e cultura che ci lascerà con un ricordo di Lucca “fuori dal rigo”. Naturalmente questo percorso sarà anche l’occasione per visitare la città, dalla piazza dell’Anfiteatro alla Cattedrale di San Martino.Pranzo libero in corso durante le visite. Nel pomeriggio, partenza per Volterra, l’antico cuore etrusco della Toscana.Sistemazione in hotel, cena e pernottamento. 
    Prima colazione e inizio delle visite di Volterra, capitale Etrusca appollaiata su una falesia d’argilla che sembra ancora immersa nel suo importante passato.La città, celebre per l'estrazione e la lavorazione dell'alabastro, fu una delle principali città-stato della Toscana antica (Etruria) e sede, nel medioevo, di un'importante signoria vescovile avente giurisdizione su un'ampia parte delle Colline toscane. Oggi conserva un notevole centro storico di origine etrusca (di quest'epoca rimangono la Porta all'Arco, magnificamente conservata; la Porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l'Acropoli, dove sono presenti le fondamenta di due templi, vari edifici ed alcune cisterne; numerosissimi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti).Visita al Museo Guarnacci (Museo Etrusco), fondato nel 1761 e considerato uno dei più antichi musei pubblici in Europa, con una collezione dal fascino immutato, dove scopriremo tutte le opere che hanno accompagnato la lunga storia di Velathri (nome etrusco per Volterra). A seguire visiteremo anche l’Ecomuseo dell’Alabastro. Il museo si snoda in un suggestivo allestimento all'interno della medievale Torre Minucci, adiacente alla Pinacoteca Comunale. Il percorso descrive, attraverso un'accurata selezione di testimonianze, la storia della lavorazione dell'alabastro dagli etruschi ai nostri giorni attraverso un originale viaggio tra gli aspetti tecnici e materiali (il reperimento della pietra e le tecniche di lavorazione), i caratteri stilistici (le forme decorative e i modelli di riferimento), i risvolti economici e sociali (il mercato dell'alabastro e la sua diffusione, la vita dell'alabastraio e l'attività di bottega). Dopo il pranzo libero, visiteremo anche la pinacoteca. Nel pomeriggio ci spostiamo per una visita nella poco distante San Giminiano, uno dei borghi medioevali meglio conservati e dichiarato patrimonio Unesco. San Gimignano è conosciuta soprattutto per le torri medievali che ancora svettano sul suo panorama (ne sono rimaste quattordici). Passeggiata in compagnia della guida e tempo libero a disposizione. Rientro in hotel, cena e pernottamento.
    Dopo la prima colazione ci spostiamo verso la Val d’Orcia e la zona del Monte Amiata. A livello paesaggistico, attraverseremo alcuni tra i più celebri e riconosciuti paesaggi “tipicamente italiani”, che trasmettono l’idea stessa di Italia e del “bello” nel Mondo. Ma anche qui, tra le colline di cipressi più famose al mondo, si nascondono autentiche “chicche”, la cui conoscenza arricchisce di non poco la conoscenza di un luogo. La prima tappa, infatti, sarà dedicata al parco artistico di Daniel Spoerri. Località, “Paradiso.” ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA AL GIARDINO ARTISTICO DI DANIEL SPOERRI Il parco è stato ideato dall'artista Daniel Spoerri, il quale dopo aver vissuto a New York, a Simi, a Düsseldorf, Parigi ed in altre parti del mondo, arrivò negli anni novanta a Seggiano, dando vita presso la sua abitazione-laboratorio in località “Paradiso”, al progetto di un parco-museo di sculture e installazioni.La fondazione "Il Giardino di Daniel Spoerri - Hic Terminus Haeret", riconosciuta dal ministero della cultura, è stata istituita nel 1997 congiuntamente all'inaugurazione del parco, che oltre ad opere dell'artista svizzero, accoglie ed espone installazioni di più di quaranta artisti diversi.Non è facile definire Daniel Spoerri in poche parole, certamente rappresenta uno dei maggiori maestri nell’arte contemporanea nel ready made, nell’utilizzo di oggetti di riuso, oggetti di scarto della società industriale ai quali dona una nuova vita, e spesso anche nuovi valori comunicativi. Lo dimostrano i suoi celebri “quadri trappola”; ma Spoerri si è dedicato a moltissime altre esperienze artistiche. È l’inventore della ‘eat art’ – arte commestibile, che ha promosso nella sua galleria eat art a Dusseldorf nello stesso stabile dove aveva aperto un ristorante nel quale sono nati tanti tableaux pieges (quadri trappola). Dunque Spoerri è una inesauribile fonte di iniziative attorno all’opera d’arte ready made in molteplici accezioni. L’opera sua più impegnativa, totale e immersiva resta tuttavia il parco di sculture del Giardino.Qui si intrecciano molti aspetti autobiografici di Spoerri: attraversare il Giardino per i suoi sentieri offre tanti messaggi e impressioni: la scoperta, il senso del labirinto, della sorpresa, dell’aspettazione, della incertezza, sono tutti momenti che si alternano e susseguono durante la visita alla scoperta delle opere di Spoerri stesso e di quelle che come un regista di una mise en scene ha disseminato per i declivi del Monte Amiata da questo lato assolato e dolcemente ondulato. Tutto il percorso è pervaso da un senso di magia e dalla contraddizione disorientante fra l’equilibrio precario che spesso suggeriscono gli interventi artistici e d’altra parte la loro consistenza materica, per la maggior parte realizzati in bronzo, resistenti dunque al movimento ciclico e costante della natura che li ospita e rappresenta un contenitore museale vivente.  Dopo la visita, pranzo libero e proseguiamo verso l’Abbazia di Sant’Antimo.Si tratta di un complesso monastico nei pressi di Castelnuovo dell’Abate – ci troviamo a pochi chilometri da Montalcino – che rappresenta una delle architetture più importanti del romanico toscano. Secondo la leggenda, la prima cappella, l’attuale sacrestia, fu fondata dall’imperatore Carlo Magno. L’intero complesso fu invece edificato nel XII secolo, l’armonia dell’architettura e la raffinatezza degli elementi decorativi sono espressione della ‘Vera Bellezza’: Cristo. L’arte diviene inno al Signore. Le mura di Sant’Antimo non sono solo un meraviglioso monumento, ma divengono custodi e testimoni della spiritualità monastica benedettina. Nel pomeriggio ci trasferiamo a Piancastagnaio, piccolo borgo all’ombra del Monte Amiata e circondato da boschi di castagni. Sistemazione presso la Dimora Storica Convento di San Bartolomeo. Alloggiamo in un luogo molto suggestivo, carico di storia e di storie, le cui porte per settecento anni non sono state aperte al pubblico. Sistemazione nelle camere e poi visiteremo il Convento accompagnati dalla proprietaria, concludendo la visita e la serata con una degustazione speciale nella cantina sotterranea. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA, DEGUSTAZIONE E PERNOTTAMENTO PRESSO IL CONVENTO DI SAN BARTOLOMEO Il complesso, formato da tre edifici collegati ad “U” con al centro il chiostro, fu voluto dal vescovo di Sovana nel 1278 e fu sotto la giurisdizione dei frati francescani fino alla soppressione napoleonica. Caduto Napoleone, ritornò al clero solo la Chiesa; il resto del complesso andò a privati che a loro volta lo vendettero nel 1816 alla famiglia pianese Ricci Barbini, i cui discendenti ne sono ancora proprietari e ci accompagnano nella visita.L’opera forse più bella del patrimonio del convento è però l’affresco, databile alla metà del XV secolo di San Bernardino circondato dai quattro riquadri con episodi della sua vita: la presentazione all’ordine, due miracoli e la sua morte. Il volto del santo è purtroppo deturpato da un rosone come il Sant’Antonio nella parte opposta.A seguire visitiamo la cantina sotterranea, a cui si accede con 33 scalini in pietra, dove è presente anche una sorgente sotterranea. A seconda del numero di partecipanti, qui o nella grande sala affrescata del Refettorio ci sarà una degustazione di vini della Val D’Orcia accompagnati sa formaggi e salumi locali. Al termine dell’esperienza, pernottamento nelle camere del convento. 
    Prima colazione in Convento e giornata dedicata al “viaggio lento”, al contatto con la natura e all’attività sportiva: partiamo lungo la via Francigena.Raggiungiamo con il pulmino la Rocca di Radicofani, a circa mezz’ora di distanza. In cima a una rupe, collegata al paese da una strada panoramica, è una fortezza che presidia la via Francigena da oltre mille anni, conquistata da Ghino di Tacco, il brigante gentiluomo, stile Robin Hood, citato nella Commedia di Dante. Storia e leggenda si respirano ancora nelle vie del borgo, da esplorare fermandosi a visitare la Chiesa di San Pietro, con tratti romanici come la copertura a capriate lignee, il Palazzo Pretorio, oggi sede del comune e la Villa Medicea, dei quali visiteremo l’esterno. Chiamata “La Posta”, La Villa fu costruita da Bernardo Buontalenti alla fine del Cinquecento su incarico dei Medici, dove nei secoli soggiornarono Papi, politici come l'imperatore Giuseppe II d'Austria, ma anche Casanova, Il marchese De Sade, Stendhal, Charles Dickens.Da Radicofani partiremo a piedi in direzioni di Acquapendente. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: LA VIA FRANCIGENA DA RADICOFANI AD ACQUAPENDENTE Percorriamo a piedi un tratto della tappa Radicofani-Acquapendente, tra colline a perdita d’occhio e piccoli borghi fortificati.  Pranzo a picnic lungo la via.    All’arrivo ad Acquapendente, visitiamo la basilica del Santo Sepolcro. La cripta, di stile romanico, è un gioiello dell’arte medievale con volta a crociera e colonne decorate, famosa per nascondere al suo interno il Tempietto del Santo Sepolcro. Ovvero, una riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme che, secondo la tradizione, custodisce delle pietre bagnate dal sangue di Cristo durante la Passione, portate ad Acquapendente da cavalieri cristiani della prima Crociata.Rientro al Convento di San Bartolomeo e tempo a disposizione per un po’ di relax. Cena libera e pernottamento.
    Prima colazione e prima parte della giornata ancora dedicata alla Via Francigena. ?     GRAND TOUR ESPERIENCE: LA VIA FRANCIGENA DA ACQUAPENDENTE A SAN LORENZO NOVO Torniamo ad Acquapendente, dove avevamo terminato il trekking il giorno prima, e ci dirigiamo verso sud, fino a raggiungere – in circa tre ore - San Lorenzo Nuovo, un piccolo paese d'impronta neoclassica che sorge sulle pendici della caldera del Lago di Bolsena. Questa posizione venne scelta nella metà del '700 a quella del vecchio paese, situata nella vallata sottostante, a ridosso del lago, dove l'aria era malsana la valle era soggetta a periodiche inondazioni. Fautore della fondazione del nuovo paese fu il Pontefice Clemente XIV, che incaricò del progetto l'architetto Francesco Navone, il quale con una visione moderna ed innovatrice, sviluppò la pianta del nuovo paese, sul modello della Piazza Amalienberg di Copenaghen, a forma ottagonale. Siamo a pochi chilometri dal cuore verde d’Italia, l’Umbria e, nel primo pomeriggio, siamo ad Orvieto. La città, adagiata sul tufo, è illuminata dalla basilica di Santa Maria Assunta, uno dei capolavori del gotico dell’Italia Centrale, dove abbiamo previsto l’ingresso. Continuazione delle visite fino ad un’altra bellezza nascosta. "Quod natura munimento inviderat industria adiecit”, ovvero: ciò che non aveva dato la natura, procurò l'industria. Questa è la scritta che celebra l’ingegno umano che capeggia all’entrata del Pozzo di San Patrizio, posto ai limiti della città alta. Profondo 54 metri e con un diametro di 13 metri, si inabissa monumentale nella roccia di tufo fin oa raggiungere la sorgente. È stato progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tra il 1527 e il 1537, per volere del papa Clemente VII che, reduce dal sacco di Roma, era desideroso di tutelarsi in caso di assedio della città in cui si era ritirato. Arrivo in serata a Spoleto. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
    Prima colazione in hotel e, dopo un breve giro del centro città, partenza per Castelluccio di Norcia.  Ed eccoci arrivati in una cittadina che sarà una felice sorpresa: Ascoli Piceno.  Un luogo ancora poco noto al turismo di massa, che frequenta le Marche esclusivamente per le spiagge dell’Adriatico senza spingersi all’interno della Regione.  Ascoli ha tutte le caratteristiche per piacere: è un’affascinante città d’arte circondata da un anello di verdi colline e bagnata da due fiumi, il Tronto e il Castellano; è caratterizzata da un sontuoso centro storico medioevale e rinascimentale edificato in travertino; ha un’alta qualità della vita (al quinto posto fra le città italiane, secondo una ricerca dell’Università di Roma La Sapienza); ha una celebre tradizione gastronomica (chi non conosce le famose Olive Ascolane DOP?) e per finire, ha il mare a 15 minuti di distanza e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini a mezz’ora.Sistemazione in hotel, cena libera e pernottamento. Possibilità di tour serale in compagnia del tour leader.   
     Dopo la colazione, iniziamo le visite della città.  ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO MARCO RESTELLI:Asculon per i Greci, Asculum Picenum per i Romani, il centro era collegato a Roma dall’antica Via Salaria, lungo la quale i Romani costruirono, nel primo secolo a.C., un ardito ponte che superasse il fiume Castellano. Oggi è noto come Ponte di Cecco, perché una leggenda vuole che fosse stato costruito in una sola notte da Cecco d’Ascoli, poeta, filosofo, medico e astronomo medioevale, poi condannato al rogo come eretico dalla Santa Inquisizione. A Cecco d’Ascoli, uomo di scienza, è dedicata una statua in città, però lui in realtà non c’entra nulla con il ponte, che nel XIV secolo fu restaurato da un suo omonimo, mastro Cecco Aprutino, da cui il nomignolo di Ponte di Cecco. Ascoli Piceno è ricchissima di storie come questa, spesso sconfinanti nella leggenda. Storia o leggenda che sia, secondo una tradizione la città sarebbe stata fondata 1600 anni prima di Roma da un gruppo di Sabini che, fondendosi con la gente locale, diede vita appunto al popolo dei Piceni. II nostro Tour in terra picena inizia ovviamente da quella che è una delle piazze più belle d’Italia, classificata da TripAdvisor fra le 20 piazze più belle del mondo: Piazza del Popolo, salotto centrale della città, sede dello “struscio” domenicale, dove la pavimentazione di travertino riflette l’eleganza del Palazzo dei Capitani del Popolo, l’imponente Chiesa di San Francesco, le antiche residenze merlate tuttora abitate e lo storico Caffè Meletti, dove gli ascolani nel weekend si concedono un pasticcino e un bicchiere di anisetta, commentando i fatti cittadini in dialetto (gli ascolani sono molto affezionati al proprio dialetto).Percorriamo a piedi i Sestieri e le Rue d’impronta medioevale, per apprezzare sia l’atmosfera tranquilla sia i gioielli d’arte della città, come Piazza Arringo, con il suo Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Sant’Emidio che contiene in una cripta dell’undicesimo secolo le spoglie del Santo Patrono della città (tanto venerate che ancora oggi Emidio è un nome diffuso fra gli ascolani) e il Palazzo dell’Arengo con la Pinacoteca Civica. In Piazza Arringo si trova anche uno dei più celebri chioschi di Street-Food d’Italia, dove si possono provare le “vere” Olive Fritte DOP ancora farcite a mano (ben diverse da quelle che si comprano nei supermercati!) e il Fritto Ascolano fatto secondo tradizione: olive, costolette di agnello, carciofi, zucchine e cremini fritti. Il tutto accompagnato da un bicchiere di Falerio dei Colli Ascolani. Pranzo libero e continuazione delle visite.Di luoghi iconici Ascoli è ricca. Come Piazza Ventidio Basso, un tempo ingresso in città per chi arrivava attraverso il Ponte Romano di Porta Solestà (fra i pochi ponti romani visitabili all’interno) e dove spicca la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, con la sua peculiare facciata suddivisa in 64 riquadri. Piazza Ventidio Basso, inoltre, è il tradizionale punto di partenza del corteo estivo della Quintana, con molte centinaia di ascolani che sfilano in abiti medioevali in rappresentanza dei sei Sestieri, le gare fra Sbandieratori e infine la giostra dei cavalieri armati di lancia contro il Moro.In Ascoli, una cittadina dove le tradizioni sono così vive, non poteva mancare una “passeggiata degli innamorati”: è la Rua delle Stelle, un sentiero nel verde che si snoda lungo il fiume Tronto costeggiando il quartiere medioevale di Porta Romana fino ad arrivare a Santa Maria delle Stelle (da cui il nome), una ex chiesa oggi studio privato. Gli ascolani “doc” però gli hanno dato un nome in dialetto: “’Rrete a li Mierghie”, cioè Dietro ai Merli, perché lungo il percorso vi sono mura merlate. Siamo ormai in campagna, e questo è anche il senso del nostro Tour: andare oltre ciò che è noto alla ricerca di piacevoli sorprese.Cena libera e pernottamento. 
    Prima colazione in hotel e ultima, intensa ed emozionante giornata di questa terza parte del Grand Tour. Diretti a Roma, ci inoltriamo attraverso una delle regioni più sorprendenti e meno conosciute d’Italia, l’Abruzzo. Miriamo al cuore dell’Appennino, l’area forse più selvaggia e ricca di specie animali, tra cui l’orso marsicano e il camoscio: il Parco Nazionale della Majella. Istituito nel 1991, oggi appartiene alla rete dei geo-parchi dell’Unesco. Il massiccio, che si affaccia sul mare, è compatto e imponente, di composizione calcarea-dolomitica. Noi ci dirigiamo sul lato occidentale della Majella, località Majelletta, per vivere un’esperienza intima e profonda tra natura, storia e tradizioni del mondo agro-pastorale. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: TREKKING LUNGO LE VIE DELLA TRANSUMANZA, TRA CANTORI E PASTORI Dislivello: 100 mDistanza: 3 kmDifficoltà: Escursione facile, percorso su terreno pianeggiante o leggermente collinare lungo sentieri ben tenuti e segnati. La transumanza (la cui etimologia significa “camminare sul suolo”), è una delle più importanti tradizioni culturali della nostra penisola – e non solo. Consiste nella migrazione stazionale dei greggi e dei pastori, dai pascoli montani alle pianure erbose (d’inverno) e viceversa. Oggi fortemente limitata dagli allevamenti intensivi, si continua comunque a praticare in alcune aree, dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, dalla Carnia a qui in Abruzzo. Ma, soprattutto, resta viva la valenza sociale che comporta, tanto da diventare bene immateriale dell’umanità Unesco.  «Settembre, andiamo. È tempo di migrare.Ora in terra d'Abruzzi i miei pastorilascian gli stazzi e vanno verso il mare:scendono all'Adriatico selvaggioche verde è come i pascoli dei monti.» (Gabriele D'Annunzio, I pastori) Abbiamo scelto di coinvolgere nella nostra passeggiata sulla Majella un’associazione culturale che coniuga arte e territorio di nome “Cuntaterra”. Una compagnia di teatro d’Arte Popolare, che amano raccontare e far riviere storie che nascono dalla loro e dalla nostra terra per incontrare il mondo. Storie in cui le persone possano riconoscersi, storie per riflettere ed emozionarsi, riscoprire le proprie identità culturali, memorie affettive e sociali, condividendo esperienze, sentimenti, saperi e sogni. Storie che possano prendersi cura delle persone, dei luoghi e dei territori. Storie che facciano stare bene.Ed è con questo spirito che da metà mattina al pomeriggio inoltrato saremo in cammino nei verdi pascoli della “Montagna Madre”, tra panorami unici e il blu del mare all’orizzonte. Passo dopo passo ascolteremo storie in rima e in prosa dei pastori poeti, della loro vita sulle vie dei monti e della Transumanza, della loro felice e triste solitudine, rintracciandone le antiche incisioni sulle rocce e alternando ai racconti i suoni ancestrali di canti e strumenti pastorali come la zampogna e i flauti arcaici. Infine, immersi nel verde dei prati, e sempre in compagnia della musica popolare, degusteremo sapori tipici della cucina tradizionale abruzzese con un bucolico pranzo. Al termine dell’esperienza, ripartiremo alla volta di Roma, dove arriveremo verso ora di cena. Sistemazione in hotel, cena libera e pernottamento.
    Dopo la prima colazione, salutiamo chi termina il nostro viaggio e che era partito da Milano, e proseguiamo il Grand Tour con chi arrivato la sera precedente con la visita alla “città eterna”.Con i mezzi pubblici del trasporto urbano capitolino, oppure, se le condizioni atmosferiche lo permettono, con una bella passeggiata, raggiungeremo lo Stato del Vaticano. Visita della Necropoli Vaticana, un importante sito archeologico sotterraneo formato da numerosi mausolei in laterizio disposti lungo una via funeraria. È qui che custodita quella che si ritiene essere l’originale tomba dell’apostolo Pietro. Al termine, ci dirigiamo a San Luigi dei Francesi, dove sono custoditi autentici capolavori pittorici del XVII secolo: Domenichino, Guido Reni ma, soprattutto, il Martirio di San Matteo, San Matteo e l'angelo e Vocazione di san Matteo di Caravaggio. Pranzo libero in zona Campo de Fiori.Nel pomeriggio raggiungeremo il Lungotevere Augusta, all’altezza di Ponte Cavour. Qui si trova il complesso dedicato a Ottaviano Augusto, fondatore di un regime politico che governerà per secoli buona parte dell’Europa e il bacino del Mediterraneo. Il museo archeologico dell’Ara Pacis, progettato da Richard Meier, ospita l'altare monumentale del I secolo a.C. dedicato alla dea romana della Pace e consacrato alla celebrazione delle vittorie, simboleggiando la prosperità raggiunta come risultato della Pax Romana. La piazza ospita anche il Mausoleo di Augusto, il sepolcro dell’imperatore fatto costruire nel 28 a.C., recentemente restaurato e da poco riaperto al pubblico.  ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA IN ESCLUSIVA A VILLA FARNESINA  Cena di benvenuto in ristorante locale, rientro in hotel e pernottamento.
    Iniziamo la seconda giornata di visite dedicata a Roma. Nei pressi del Colosseo, proprio sotto la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, si trova un complesso di grande fascino: le Case Romane del Celio. Vi si accede dal Clivo di Scauro, l’antico asse stradale che attraversava il Celio, uno dei quartieri residenziali della città antica. I vasti ambienti affrescati, in origine botteghe e magazzini di un edifico popolare a più piani (insula), furono infatti trasformati nel corso del III sec. d.C. in un’elegante domus. Un percorso che racchiude oltre quattro secoli di storia e testimonia il passaggio e la convivenza tra paganesimo e cristianesimo. Al termine, con una breve passeggiata in uno dei quartieri più suggestivi della città, dove visitiamo la Chiesa di Santo Stefano Rotondo, raggiungeremo il complesso fortificato dei Santi Quattro Coronati. Dal portico del primo cortile è possibile accedere all’Oratorio di San Silvestro, che custodisce un raro ciclo pittorico, realizzato allo scopo propagandistico di riconoscere la supremazia del Papato sull’Impero, attraverso la narrazione visiva della cosiddetta donazione di Costantino. Un clamoroso falso storico. Poco distante, si trova anche la Basilica di San Clemente, edificata nel XII secolo sopra una basilica romana più antica, al quale si aggiunge un terzo livello risalente all’epoca post-neroniana ed un quarto al periodo precedente. Tempo a disposizione per il pranzo e trasferimento in metropolitana nel quartiere della Piramide Cestia, dove si trova la Centrale Montemartini, fondata nel 1912 per illuminare le strade di Roma con le prime luci elettriche. Dopo una completa ristrutturazione, un’intera area dell’impianto è stata trasformata in centro multimediale e nello spazio espositivo più originale di Roma, dove è possibile visitare la mostra archeologica permanente le Macchine e gli Dei. Rientro in hotel, cena libera e pernottamento.   
    Comincia il nostro viaggio itinerante. Dopo colazione, ci rechiamo presso la stazione Termini dove prenderemo il treno alta velocità diretto a Napoli. L’arrivo sotto il Vesuvio è previsto dopo circa un’ora. I bagagli verranno trasportati direttamente in hotel, mentre noi in compagnia dell’esperta Francesca Anghileri, andremo direttamente alla scoperta della città. Per gli spostamenti non abbiamo volutamente previsto un pulmino ad hoc, per poter vivere la città al meglio secondo i suoi tempi, a piedi o con i mezzi pubblici, senza fretta e in maniera più sostenibile.Ci rechiamo quindi al Cimitero delle Fontanelle. Un ossario impressionante, gigantesco, in parte macabro, noto perché quì si svolgeva il rito delle "anime pezzentelle", ossia l'adozione e la cura da parte di un napoletano di un determinato cranio di un'anima abbandonata (detta appunto “capuzzella)” in cambio di protezione.Ogni angolo, ogni corridoio del Cimitero delle Fontanelle è ricco di storia, aneddoti, leggende e curiosità che aspettano solo di essere ascoltate; la particolarità della visita, infatti, non è tanto in ciò che si vede: ma in ciò che sente. Storie, aneddoti, curiosità che riguardano la vita – e la morte – di persone forse sconosciute, ma che rappresentano fedelmente la storia, il carattere, l’essenza della città e dei suoi abitanti. Napoli è una città bellissima, ma il suo vero fascino sta in quello che trasmette.Ci troviamo nel rione Sanità, un quartiere della città che non nasconde le sue problematiche sociali ma anche le occasioni di riscatto. Uno spaccato di Napoli dove la città sprigiona un’energia particolare, forte, con un legame profondo anche con la morte. Dal Cimitero delle fontanelle, infatti, ci avventureremo lungo via Sanità, potremo ammirare anche la casa dell’architetto Ferdinando Sanfelice, splendido edificio che porta il suo nome, dove il tempo sembra essersi fermato. A seconda dell’orario, pranzo libero prima o dopo la visita successiva: le Catacombe di San Gennaro. Ci soffermiamo ancora su questo aspetto della città: il mondo sottoterra è il luogo degli antenati non solo in termini di resti archeologici. A Napoli, “sottoterra” è soprattutto il luogo di sepoltura dei propri cari e d'incontro con le loro anime. Così come i resti si affacciano nella città, anche le anime sono abitanti a tutti gli effetti; si può dire che il rapporto con l’aldilà fa parte del quotidiano.Il nucleo originario delle Catacombe risale al II secolo d.C. Si tratta, probabilmente, del sepolcro di una famiglia gentilizia che poi donò gli spazi alla comunità cristiana. L'ampliamento iniziò nel IV secolo d.C. in seguito alla deposizione delle spoglie di Sant'Agrippino, primo patrono di Napoli, nella basilica ipogea a lui dedicata. Un'unica navata scavata nel tufo, che conserva ancora una sedia vescovile ricavata nella roccia e l'altare con un'apertura, in cui i fedeli potevano vedere e toccare la tomba del santo. Da un'omelia dell'VIII sec. e da un passo del Chronicon dei vescovi di Napoli risulta che la tomba di San Gennaro era in un cubiculum, identificato proprio al di sotto della basilica dei vescovi.A partire dalla tomba sono scaturite le modifiche al livello superiore, con la realizzazione di un ambiente riservato alla sepoltura dei vescovi e di basiliche, spazi più ampi rispetto alle altre cappelle riservate a defunti comuni.Al termine della visita “scendiamo” in centro e raggiungiamo l’hotel. Il pomeriggio è libero per un po’ di relax o per la prosecuzione delle visite in compagnia dell’esperto. Cena libera e pernottamento.
    Prima colazione in hotel e trasferimento al porto. Partiamo per l’arcipelago napoletano. Una destinazione forse inusuale per i nostri viaggi, ma coerente con l’identità profondamente legata al mare e al Mediterraneo del nostro Paese. E, soprattutto, perché sia Procida che Ischia, oltre alle spiagge turistiche e ai centri termali, offrono sia un antico e profondo patrimonio culturale, sia aree e bellezze naturali spesso trascurate.Eccoci quindi a Procida, dopo circa un’ora di aliscafo o traghetto. Di origine vulcanica, formata principalmente da tufo giallo e grigio, deve il suo nome probabilmente dal termine romano Prochyta, prossima a Cuma (città della terraferma), o dal greco pròkeita, colei “che giace”, per il suo profilo visto dal mare. “Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua”. È con queste parole della scrittrice Elsa Morante, con il suo “L’isola di Arturo”, che iniziamo a inoltrarci tra le viuzze di Marina Grande fino a raggiungere le due contrade forse più caratteristiche: Terra Murata, la più antica, e Corricella, un borgo di pescatori la cui policromia delle case ricorda vagamente quelle di Murano, tutte diverse, forse per segnalare anche a distanza ai pescatori la propria abitazione. Procida sarà nel 2022 la Capitale Italiana della Cultura, scelta soprattutto per i progetti messi in atto sull’”onda” del tema che “la cultura non isola”. Dopo il pranzo il ristorante locale e un po’ di tempo libero, ci verrà a prendere un motoscafo privato che ci porterà ad Ischia. Non prima di aver circumnavigato Procida e Vivara, la piccola isola riserva naturale collegata con un ponte. Sicuramente dal mare il panorama dà il meglio si sé: Il Golfo di Napoli, la Costiera, le isole Flegree ed il Vesuvio in lontananza. Quando il sole inizierà a scendere, abbiamo previsto un aperitivo a bordo.All’arrivo a Ischia, trasferimento e sistemazione in hotel. Cena libera e pernottamento.
    Prima colazione e partenza con trasporto locale per Ischia Ponte, il principale centro e porto dell’isola, dove iniziamo la giornata con la visita dell’iconico Castello Aragonese. La fortificazione sorge su un’isola tidale, ovvero collegata alla terra principale attraverso un tombolo – un corridoio che si immerge con le maree – alta 113 metri. Geologicamente si tratta di una bolla di magma, che si è consolidata. Castrum Gironis era il nome della prima fortificazione eretta nel 474 a.C., ampliata poi dai romani, e che venne completamente modificata e ampliata nell’aspetto odierno dagli Aragonesi a metà del XV secolo. Dopo una storia centenaria che ci accompagnerà nella visita dei diversi ambienti, oggi il Castello è gestito da privati. Al termine della visita ci trasferiamo, attraverso panorami spettacolari, a Borgo Sant’Angelo, un caratteristico borgo di pescatori pedonale dove pranzare liberamente.Nel pomeriggio, per chi desidera è possibile rientrare in hotel e dedicare il resto della giornata al relax e al tempo libero, in alternativa al trekking.  ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: TREKKING IN COMPAGNIA DI UNA GUIDA AMBIENTALE E APERITIVO AL TRAMONTO   Cena libera e pernottamento in hotel.
    Lasciamo Ischia per tornare in terraferma. Trasferimento dopo colazione al porto e partenza in aliscafo o traghetto per Napoli. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo al molo Beverello, di fronte al Maschio Angioino che si erge in tutta la sua possenza. Da qui saliremo su un pulmino privato a nostra disposizione, che ci accompagnerà nei prossimi giorni nel nostro viaggio attraverso la Campania e l’antica Daunia, fino a Bari.Dopo circa un’ora e mezza arriviamo a Benevento. Una città sicuramente fuori dalle rotte turistiche e che di rado vede “forestieri”: ci piace proprio per questo e per il fatto che in realtà la sua storia, certo all’ombra di quella napoletana, è ricca e interessante e sicuramente in grado di sorprenderci. Alcune leggende e testimonianze raccontano che la città fu fondata, come Roma, da un altro superstite della guerra di Troia, ma sul versante opposto. Si tratta dell’eroe acheo Diomede, re di Argo, che, nell’Iliade, affronta in duello proprio Enea. Dopo la presa della città, il ritorno nella sua città natale non fu certo felice: il suo nome era stato dimenticato da sua moglie e dall’intero popolo; nessuno lo riconobbe per mano di Afrodite, così decise di ripartire. E le sue gesta lo portano a diventare un eroe della civilizzazione: dalla Daunia alle Isole Tremiti, da Pola fino alla foce del Timavo (a pochi chilometri da Miramare, dove abbiamo fatto tappa nei primi giorni del Grand Tour) fondò città e colonie, tra cui Benevento. Il cui nome però resta indissolubilmente legato a quello precedente e contrario: Maleventum. La città, infatti, si sviluppo sotto i Sanniti e i romani la associarono alle celebri Forche Caudine, dove nel 321 a.C. furono presi d’imboscata. Nel 275 i romani batterono Pirro, venuto in Italia con i suoi elefanti a supporto dei Sanniti, e conquistarono la città. Il nome malaugurante fu quindi sostituito con l’attuale certamente più benevolo e il benessere si diffuse grazie all’agricoltura, alla pastorizia e alle vie Appia e Traiana che portano alla crescita delle attività commerciali. Benevento è anche famosa per le streghe, la cui leggenda si sviluppò soprattutto dopo la conversione dei Longobardi al cristianesimo. La leggenda narra che appena fu abbattuto l’albero di noce attorno al quale si consumavano i riti pagani a Benevento, ne uscì una vipera, simbolo del legame satanico. Non tutti rinunciarono a praticare i riti pagani, così avvenivano di notte, di nascosto fuori le mura, tra fuochi e grida. Secondo la tradizione le tipologie di streghe a Benevento sono tre: le Zoccolare, che di notte si aggiravano per i vicoli facendo riecheggiare i loro zoccoli e assaltando i passanti; le Janare, le donne nate nella notte di Natale che non avevano ricevuto correttamente la cresima, che avevano la capacità di diventare incorporee e di volare; infine, le Manolonga, donne senza pace precipitate in vita in un pozzo e che si divertono a far precipitare chi va a prendere l’acqua. E, a proposito, tra le eccellenze della cultura enogastronomica beneventana c’è il famoso “Amaro Strega”, prodotto dal 1860 e composto da una settantina di erbe, tra cui menta e finocchietto. Molto interessante anche il Museo dedicato, che visiteremo. Pranzo libero in corso di visite.Simbolo della città è poi l’Arco di Traiano, edificato per l’apertura dell’omonima via; ad un solo fornice e costruito in pietra calcarea e marmo, presenta delle ricchissime decorazioni scultoree.Visiteremo anche il Teatro romano e la Chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco legato al sito denominato “Longobardi in Italia: i luoghi del potere.”Ma Benevento non è solo storia antica. Nel Convento di San Domenico, infatti, si cela una vera chicca artistica contemporanea: l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino. ?     GRAND TOUR EXPERIENCE: VISITA ALL’HORTUS CONCLUSUS DI MIMMO PALADINOEsponente della Transavanguardia italiana, il maestro Mimmo Paladino nacque a Paludi, in provincia di Benevento, nel 1948. Formatosi in un Sud Italia già ricco di contaminazioni culturali, trovò nell’arte primitiva e tribale del Sud America la sua principale fonte di ispirazione. L’Hortus Conclusus, letteralmente giardino chiuso, è un’installazione permanente realizzata nel 1992 in uno degli orti del Convento di San Domenico, a Benevento. Non appena si varca l’ingresso, la sensazione è quella di trovarsi al principio di un percorso iniziatico in cui i mistici, attraverso la contemplazione, possono avvicinarsi a Dio. Per raggiungere questo obiettivo, il giardino si divide in due parti: una più arborea in cui l’artista si è avvalso di numerose specie vegetali simboliche, e l’altra più luminosa, che accoglie la maggioranza delle sculture atte a ripercorrere la storia della città. Notevoli sono richiami ai Sanniti, come il celebre Cavallo di bronzo che si erge sul muro di cinta oppure gli Elmi disseminati nello spazio, ma anche ai Romani e ai Longobardi. Si ha l’impressione di trovarsi in un luogo magico e misterioso, ideato da civiltà mitiche. Al termine delle visite, sistemazioni in Hotel. Cena in hotel o ristorante locale e pernottamento.
    Prima colazione e partenza per la Puglia. Dedichiamo i prossimi due giorni alla scoperta della Puglia interna, nord-occidentale; forse l’ultimo angolo di Puglia non turistico, intriso di storia antica. La Daunia. Si apre dal Gargano al Vulture, dal Golfo di Manfredonia ai Monti Dauni: è una regione storico – geografica di origine pre-romana. Vicina ma lontana dalla Puglia che tutti abbiamo in mente.La prima tappa è Troia, un borgo medioevale dove emerge la monumentale cattedrale dedicata a Santa Maria.  ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCOLa piccola cittadina della provincia di Foggia porta il nome del sito nel quale si combatté la famosa guerra narrata da Omero nell’Iliade. Con un patrimonio artistico molto ricco e variegato, ha nella sua Cattedrale dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo il suo indiscusso capolavoro. Costruita tra il 1093 e il 1125, secondo lo stile romanico pugliese, l’edificio è celebre non tanto per le sue proporzioni, quanto per l’armonia con cui in esso si fondono elementi bizantini, romanici e islamici. Nella superba facciata, scandita da sei arcate cieche separate da lesene, è il rosone a undici raggi del XIII secolo a rappresentare un esempio eccelso di tecnica scultorea e di un raffinato lavoro di traforo, bilanciando la compattezza della parte bassa. Apparentemente, a causa del numero dispari delle colonnine, sembra asimmetrico, ma non si tratta di una scelta casuale, piuttosto di una voluta connotazione simbolica: rappresenta il numero degli apostoli, senza considerare Giuda Iscariota, poggiano su un cerchio di pietra lavorata a squame, ossia una decorazione che riporta alla mente un serpente che si morde la coda, simbolo di eternità, morte e resurrezione. Ad Orsara di Puglia dove visiteremo il complesso abbaziale sorto attorno alla Grotta di San Michele e composto dalla chiesa dell'Annunziata e il nuovo museo lapideo. Al termine passeggiata nel borgo medievale e pranzo libero.Nel pomeriggio ci rechiamo a Bovino, che in passato aveva un ruolo strategico nei collegamenti tra Adriatico e Tirreno. Fa parte dei club dei “Borghi più belli d'Italia” e dal 2013 è Bandiera Arancione. Imperdibile è una passeggiata nei vicoli tortuosi e stretti del centro storico e durante il percorso si visiteranno la cattedrale dell'Assunta risalente al XI e XII Secolo, l’antica chiesa di San Pietro ed il castello ducale.Sistemazione in hotel, cena in hotel o in ristorante locale e pernottamento.
    Prima colazione e a poca distanza raggiungiamo Ascoli Satriano, un piccolo paesino sulle colline pre-appenniniche dove visitiamo il Museo Civico Diocesano, vero gioiello nascosto. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCODopo un lungo periodo di clandestinità a Los Angeles, il Trapezophoros, un sostegno per mensa con due grifi che azzannano un cervo, e gli altri antichi vasi marmorei dipinti sono di nuovo ad Ascoli Satriano, la terra da cui furono illegalmente trafugati. Tra il 1976 e 1977 furono effettuati scavi clandestini da alcuni tombaroli locali, che, in una ricca tomba verosimilmente a camera, recuperarono numerosi reperti, successivamente smembrati. Alcuni materiali vennero intercettati, sequestrati dalla Guardia di Finanza e conservati in casse nei magazzini della Soprintendenza a Foggia, dove se ne persero le tracce, in attesa del processo. I pezzi più pregiati, tra i quali anche il Podanipter, un magnifico bacino rituale, al cui interno è raffigurata la scena del trasporto delle armi che Efesto ha forgiato per Achille su richiesta della madre Teti, furono venduti dapprima ad un mercante d’arte italiano, per poi passare nelle mani di un trafficante internazionale fino ad essere venduti ancora una volta nel 1985 al J. Paul Getty Museum di Malibù in California. In seguito, grazie alla confessione di Savino Berardi, uno dei tombaroli, è stato possibile individuare in Ascoli Satriano il luogo esatto di provenienza dei reperti e soprattutto ricordarsi dell'esistenza dell’altro materiale che gli fu sequestrato all'epoca, da mettere in relazione con i pezzi più pregiati conservati nel museo americano. Dopo anni di intensa e proficua attività investigativa e lunghe trattative condotte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, i reperti sono stati restituiti all’Italia nell’agosto del 2007, riuscendo finalmente a ricomporre questo patrimonio di straordinaria bellezza artistica ed importanza culturale. Proseguiamo poi per Melfi, in Basilicata. La cittadina, conosciuta alle cronache più per il suo polo industriale, ha una storia millenaria e la testimonianza della sua gloria passata sta tutta nel Castello, edificato dai Normanni, dove Federico II promulgò le Costituzioni di Melfi, un insieme di norme che regolavano la vita nel Regno di Sicilia. Pranzo libero in corso di viaggio.Venosa si trova a circa mezz’ora da Melfi e sorge nel mezzo di una landa brulla e inospitale. Forse è proprio questo il suo valore aggiunto: il suo cuore pulsante di vita colpisce in un contesto così insolito. Venosa, famosa per essere la città natale del celebre poeta latino Orazio Flacco, è straordinariamente ricca di monumenti e di strutture architettoniche romane che testimoniano l’influenza del grande poeta. Tra i siti di maggiore interesse, troviamo l’Abbazia della Trinità, la Chiesa Antica, l’Incompiuta, la casa di Orazio, il Parco archeologico con l’Anfiteatro, le Terme romane, le Domus, il Castello.Al termine delle visite torniamo in Puglia, raggiungendo l’ultima tappa della terza parte del Grand Tour: Bari. Sistemazione in hotel, cena inclusa in ristorante locale e pernottamento.
    Prima colazione e giornata di arrivi e arrivederci tra chi termina la terza parte del Grand Tour e chi lo inizia proprio oggi, per proseguire fino a Palermo.Per chi la mattina deve partire, possibilità di organizzare il trasferimento in stazione o in aeroporto per il rientro. Per chi arriva a Bari, check-in in hotel a partire dal primo pomeriggio e resto della giornata a disposizione per un giro nel centro storico pugliese in compagnia dell’esperto. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCOLa città vecchia di Bari non ha mai perso il gusto della sua sapida cucina, trasmessa di generazione in generazione e custodita gelosamente fra le mura domestiche. Tuttavia è la sua gastronomia all’aperto, peculiarità tra l’altro di tutta l’Italia meridionale, che qui diviene vera e propria essenza identitaria della sua popolazione. È quello che accade a pochi passi dal Castello Normanno-Svevo, nella Strada Arco Basso, oramai ribattezzata la strada delle orecchiette. In un’atmosfera senza tempo, le massaie, sedute sull’uscio delle loro case, impastano e lavorano semola di grano e acqua, rigorosamente senza sale: i loro gesti rapidi e precisi, spesso senza che gli occhi seguano il movimento delle mani, danno prova di una incredibile maestria, oramai conosciuta in tutto il mondo. La squisita pasta fresca, sia nella sua variante classica che in grano arso, integrale o gigante, è messa poi a seccare sui banchi di legno e quindi in semplici sacchetti di plastica a disposizione di quei turisti che vogliono portare a casa quei momenti di pura artigianalità. Cena di benvenuto al ristorante e pernottamento in hotel.
    Prima colazione e partenza per Matera, la terza città più antica al mondo. Incontro con la guida locale e inizio delle visite della zona di Sassi che rappresenta la parte antica della città di Matera. Sviluppatasi intorno alla Civita, costituisce una intera città scavata nella roccia calcarenitica, chiamata localmente “tufo”. I Sassi si compongono di due grandi Rioni: Sasso Barisano e Sasso Caveoso, divisi al centro dal colle della Civita che separa i due Sassi sulla cui sommità svetta la Cattedrale.La nostra visita comincia da Sasso Caveoso, che guarda a sud, è disposto come un anfiteatro romano, con le case-grotte che scendono a gradoni, e prende probabilmente il nome dalle cavee dei teatri classici, proseguiamo poi per Sasso Barisano, che si trova a nord-ovest sull’orlo della rupe, dove le parti scavate sono meno evidenti rispetto a Sasso Caveoso, perché nascoste alla vista da quelle costruite. Durante il tour non mancherà l'occasione di soffermarsi nei punti panoramici più suggestivi e di scoprire gli angoli nascosti degli antichi rioni.A fine giornata, visita di uno dei luoghi più nascosti della città: il Palombaro Lungo, immenso e suggestivo serbatoio d’acqua sotto piazza Vittorio Veneto utilizzato fino agli inizi del Novecento, quando entrò in funzione l'acquedotto.Pasti liberi e pernottamento in hotel.  NB: le visite di questa giornata prevedono spostamenti a piedi che non richiedono particolare allenamento, ma occorre tener presente la particolare morfologia della città sviluppata su più livelli. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCOAnticamente, a Matera, quando si abitava ancora nei Sassi, si aveva l’abitudine di panificare in casa poiché era diffusa l’idea che comprare il pane fosse sinonimo di miseria. Sia le famiglie ricche che quelle meno abbienti preparavano quindi la massa che, secondo la tradizione, veniva messa a lievitare nel giaciglio caldo dove aveva dormito il proprio uomo, non solo per il calore, ma perché quel letto, magico e sacro, rappresentava l’amore e la nascita di nuova vita. Una volta pronte, le forme da far cuocere venivano ritirate dal garzone del fornaio e timbrate con il marchio da pane che ogni famiglia possedeva prima di essere portate ai forni a legna pubblici per la cottura che era a pagamento. Ogni famiglia possedeva il proprio marchio personale, che a volte era lasciato direttamente in custodia nei forni pubblici. Realizzati in legno, i timbri erano commissionati ai pastori che li realizzavano durante il periodo della transumanza. Alla funzione pratica di rendere riconoscibili le forme di pane dopo la cottura nei forni pubblici, si aggiungeva un significato simbolico e rituale collegato alle diverse raffigurazioni. Questi manufatti da una parte riportavano le iniziali della famiglia o un altro segno distintivo della stessa e dall’altra una serie di simboli di virilità e prosperità. L’immagine del galletto era una delle più rappresentate: aveva un valore apotropaico e augurava abbondanza e ricchezza. Anche la simbologia fallica era spesso utilizzata poiché legata all’idea di fertilità. Il timbro del pane veniva anche utilizzato come pegno d’amore dallo spasimante pretendente che lo offriva alla donna amata: faceva incidere sulla matrice del timbro le sue iniziali e quelle della donna amata legate da una catena. Se consenziente, lei lo conservava e utilizzava per la nuova famiglia che sarebbe nata. 
    Prima colazione in hotel e partenza per il Parco della Murgia Materana, sicuramente uno dei più spettacolari paesaggi rupestri d’Italia che testimonia l’antico rapporto tra natura e uomo, altopiano carsico di forma quadrangolare situato nella Puglia centrale. Nel suo territorio vi è la Gravina di Matera, solco calcareo sul fondo del quale scorre l’omonimo torrente che, dopo aver costeggiato i Sassi di Matera e sfiorato l’abitato di Montescaglioso, sfocia nel fiume Bradano dopo una ventina di chilometri. Oltre al grandioso panorama sui Sassi, tra gli aspetti interessanti del Parco ci sono i fenomeni carsici che caratterizzano questo altopiano solcato da profondi canyon, luoghi che sono diventati protagonisti di film come “La passione di Cristo”, di Mel Gibson, e “Il vangelo secondo Matteo” di Pasolini.Nel pomeriggio visita della Cripta del Peccato Originale. Una delle chiese rupestri più belle del Sud Italia, scoperta nel maggio del 1963 da un gruppo di giovani materani. Un restauro esemplare ha restituito all’antico splendore gli straordinari affreschi, datati tra l’VIII e il IX secolo, tanto che la Cripta è oggi nota come “la Cappella Sistina del Sud Italia”. Sono raffigurati episodi tratti dal Vecchio Testamento relativi alla Genesi, scene della Creazione e del Peccato Originale con Eva tentata dal serpente nell'atto di offrire il frutto ad Adamo.Tutti gli affreschi presentano particolari cornici decorative impreziosite da fiori e altri elementi: è per questo motivo che l'ignoto autore di questi capolavori pittorici è noto come il “Pittore dei fiori'.Proseguimento per Craco, città fantasma che troneggia sulle colline di un borgo abbandonato nel cuore della Basilicata. A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco è stata completamente evacuata e la popolazione si è trasferita a valle, in località Craco Peschiera.  Allora il centro contava oltre 2000 abitanti, da alcuni decenni entusiasma viaggiatori e numerosi registi che hanno scelto proprio il centro lucano per girare alcune scene dei loro film. I viaggiatori che si avventurano a Craco si trovano immersi in un'atmosfera a dir poco surreale, circondati dal paesaggio lunare dei “calanchi” resi celebri dal “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Chiunque voglia avventurarsi a Craco deve tenere presente che è vietato avvicinarsi alle abitazioni, in quanto sussiste il pericolo di crollo. Tuttavia il panorama che si ammira dai piedi del paese vi ripagherà ampiamente del tempo impiegato per raggiungerlo.Pasti liberi e rientro a Matera nel tardo pomeriggio. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCO I monaci basiliani si ispiravano alla regola di San Basilio, vescovo di Cesarea nato nel 330 e morto nel 379, che presenta la vita monastica come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana. I monaci, ogni qualvolta, in circostanze particolarmente critiche, furono costretti ad allontanarsi dalle province orientali dell’impero di Bisanzio, si diressero verso le regioni dell’Italia Meridionale, dove, fra le remote, intricate asperità geologiche, potevano occultarsi e vivere in ascetico raccoglimento, lontani dagli echi minacciosi degli editti imperiali iconoclasti e, in un secondo momento, anche delle guerre arabe. Introdussero essenzialmente il rito religioso greco e uno stile di vita di comunità che ruotava intorno alle grotte ipogee fra le quali la più ampia veniva adibita a chiesa mentre le altre, più anguste, a miseri rifugi, dove i monaci vivevano in contemplazione, oppure a depositi per gli alimenti. Ricavarono così, scavando nella roccia intorno a Matera, chiese e cripte rupestri decorate con una moltitudine di affreschi che proiettano in un mondo denso di spiritualità fatto di santi e anacoreti, raccogliendo intorno ad esse la popolazione dei fedeli e dando impulso, accanto alle attività religiose, alla coltivazione dei campi. 
    Prima colazione in hotel e partenza per Metaponto, che deriva dal latino Metapontum cioè “tra due fiumi”, il Bradano e il Basento, ed è proprio in questo punto che il territorio cambia totalmente “volto”. Le strade tortuose e i paesaggi brulli cedono il passo a vaste aree di macchia mediterranea e suggestive pinete che sconfinano fino alle spiagge dorate bagnate dal mar Ionio, fino ad arrivare alla nostra prima tappa: il Tempio delle Tavole Palatine, eretto sui resti di un antico villaggio neolitico, restaurato nel 1961, era stato inizialmente attribuito al culto della dea Atena, successivamente sul frammento di un vaso, trovato nel corso degli scavi archeologici, venne rinvenuta una dedica votiva alla dea Hera. Localmente erano definite anche "Mensole Palatine" o "Colonne Palatine", probabilmente in ricordo alle lotte contro i Saraceni dei Paladini di Francia. I resti del tempio sono composti da 15 colonne ma in origine le colonne erano 32, ma poiché furono costruite con calcare locale (detto mazzarro), si degradò col tempo. A fine visita proseguiamo per Roseto Capo Spulico, chiamato così per la diffusione della cultura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite.Qui avremo modo di visitare e vivere una perla davvero incantevole, il Castello Federiciano, risalente ad epoca normanna, ricostruito nel Duecento per volontà dell'imperatore e re di Sicilia Federico II di Svevia. Dopo la pausa pranzo libera proseguiamo per il Parco Archeologico di Sibari, costruito a inizio del 720 a.C.  però successivamente interrotto con la distruzione della città da parte dei crotonesi, si ricominciò la sua costruzione con la fondazione della panellenica Thurii fino all'età romana e la sua trasformazione in municipio nell'84 a.C. e poi definitivamente abbandonato nel VII secolo. Dopo la visita, proseguimento verso Morano Calabro, definito come uno dei borghi più belli della nostra penisola, e sede di importanti siti architettonici. Cena in ristorante locale e pernottamento in un piccolo albergo diffuso del centro storico. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCO Il più vasto parco archeologico calabrese conserva i resti, spesso monumentali, delle tre città che si sono nel tempo succedute: Sibari, la più antica delle colonie achee in Magna Grecia, fondata tra il 730 e il 720 a.C. e distrutta dai Crotoniati nel 510 a.C.; Thurii, costruita nel 444 a.C. con l’appoggio di Atene; Copia, la colonia romana fondata nel 194 a.C. e rimasta probabilmente in vita fino al VI° secolo d.C. L’eccezionale prosperità raggiunta da Sibari in breve tempo suscitò l’invidia delle città greche d’Italia che rimproveravano ai sibariti uno stile di vita troppo molle e lussurioso. Diodoro Siculo li descriveva come “schiavi del loro ventre e amanti del lusso”, mentre per Strabone “il lusso, la mollezza e la tryphè (dolce vita)” furono causa della rovina della città. Molte erano le dicerie sul loro conto, divenute poi proverbiali: erano pigri e odiavano i lavori pesanti, abituavano i loro figlioli fin dalla tenera età a vestiti particolarmente ricchi, di porpora o di sete pregiate con cinture ornate di borchie di oro e gemme preziose, le ancelle intrecciavano i loro capelli con fili d’oro e quando venivano condotti a scuola, per evitare che l’eccessivo studio potesse in qualche modo danneggiarli, si portavano appresso dei cagnolini con cui giocare fra una lezione e l’altra. Per ordine del governo, i galli non potevano stare dentro le mura della città per non turbare, all'alba, il sonno dei suoi abitanti e le strade erano coperte con delle tende per passeggiare anche d'estate al fresco. Si fantasticava persino di tubature di argilla che dalla campagna avrebbero assicurato ai cittadini una fornitura costante di vino. La fama di Sibari ha attraversato i secoli e resta, per molti aspetti, misteriosa e affascinante: il termine sibarita è usato ancora oggi in senso figurativo per descrivere una persona dai gusti raffinati, capace di circondarsi di comodità e di godere di una ricchezza vissuta con lusso e ostentazione. 
     Dopo la prima colazione, partenza verso Mammola per visitare il Parco Museo Musaba. Incastonato ai piedi dell’Aspromonte, questo museo laboratorio offre ai nostri visitatori un affascinante spettacolo dove l’arte, l’architettura e il paesaggio si uniscono perfettamente facendo convivere passato e presente in completa armonia. Nato nel 1969 da un’idea degli artisti Nik Spatari e Hiske Maas e sviluppato attorno ai resti di un antico complesso monastico del X Secolo offre ai visitatori un numero di opere di grande valore. Al termine della visita, proseguimento verso Gerace, un caratteristico borgo di origine medievale. Passeggiata tra le vie del suo centro storico dove spiccano in particolare, la Cattedrale e la chiesa di San Franceso. Gerace è stata inserita nella lista dei borghi più belli d’Italia, soprattutto per l’armonia della sua struttura urbana che si è integrata con il paesaggio circostante formando un panorama omogeneo. Il suo nome, dalle origini greche, significa “sparviero”: una leggenda narra che fosse proprio un rapace a scegliere la posizione esatta dove sarebbe sorto il paese, punto che si sarebbe rivelato strategico nel corso dei secoli in quanto nascosto e riparato da eventuali attacchi nemici. Ancora oggi la sua postazione gli permette di restare fuori dalle rotte turistiche più battute rendendo questo luogo ancora più speciale.Al termine delle visite rientro in hotel.Pranzo libero e cena in trattoria. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCO A Gerace l’attività artigianale è sempre stata molto vivace. Una figura tradizionale molto rispettata era quella del ceramista, che realizzava contenitori di erbe medicinali, vasellame di lusso e maioliche dipinte. Questa figura è nota fina dal XVI° secolo, quando le botteghe cominciarono ad assumere rinomanza artistica e commerciale in tutta Europa. Lo stile si ispirava alle decorazioni floreali delle botteghe veneziane del ‘500, caratterizzato dall’uso di colori dal verde al giallo e al chiaroscuro turchese. Accanto al ceramista, esisteva un’altra figura di maestro artigiano, meno famosa e più legata all’economia locale, l’hargagnaro (o vasaio). Questa figura era dedita alla produzione di vasellame e stoviglie per uso quotidiano, detti appunto hargagni (piatti, brocche, vasetti, pentole, giare). La lavorazione dell’argilla a Gerace includeva anche una grande varietà di materiali da costruzione, come i mattoni, le tegole (giaramìde), e soprattutto i caruselli, particolari mattoni tondi e cavi, di varie dimensione, che trovarono largo impiego nella costruzione di solai e volte alleggerite. La produzione era concentrata alla Piana, dove l’argilla si lavorava all’interno di grotte scavate nella roccia. La cottura invece era fatta in appositi forni nelle vicinanze, tra cui il giaramidìu (forno cilindrico a griglia per la cottura delle tegole). 
    Dopo la colazione, partenza per Amendolea dove, dopo una passeggiata nel suo caratteristico centro storico, si visiteranno i ruderi del castello Ruffo, di origine normanna e risalente al XIV secolo. Posto a circa 400 metri sul livello del mare, si presenta con un muro di cinta che delimita l’area d’ingresso a forma di parallelepipedo da cui si accede alla zona residenziale. Il complesso comprende anche una torre cappella e una cisterna, le due parti più antiche di tutta la struttura. Si potranno ammirare anche una seconda cisterna, questa databile tra il XI e il XII secolo, interessante per le sue grandi dimensioni e una seconda torre, custode della cappella palatina, interessante chiesa di inestimabile valore. A seguito del terremoto del 1783 si verificarono profondi cedimenti nel terreno che danneggiarono gran parte della struttura del castello determinandone il suo abbandono. Al termine della visita, proseguimento verso Pentedattilo, alla volta di un bergamotteto per il pranzo. Nel pomeriggio ci si addentrerà nel centro storico del paese. Pentedattilo è un piccolo borgo abbandonato, ricco di storia e leggende che lo hanno trasformato in un luogo magico e suggestivo. Nato inizialmente con un focus prettamente commerciale sotto la dominazione greca, divenne poi un punto militare di grande rilevanza quando passò nelle mani dei romani. I racconti che vedono questa terra protagonista sono molti, una delle più famose è quella rinominata come “strage degli Alberti” che vede protagoniste in terribili lotte feudali la famiglia degli Alberti di Pentedattilo e quella degli Abenavoli di Montebello. A partire dagli anni 2000 il paese ha iniziato pian piano a riprendere vita con l’apertura di alcune botteghe e lo svilupparsi di un turismo diffuso.Nel tardo pomeriggio si raggiungerà Reggio Calabria.Cena e pernottamento in hotel.  ?      LA PAROLA ALL’ESPERTO FABRIZIO CRUSCO La scarsa antropizzazione storica dell’Aspromonte ha conservato quasi intatti usi e costumi delle antiche popolazioni. Nell’area grecanica della provincia di Reggio Calabria esistono tantissimi prodotti tipici e tra i più caratteristi troviamo il musulupu, un tradizionale formaggio da tavola, di origine greco-albanese. Chiamato anche musulucu, viene prodotto tra marzo e settembre, soprattutto nel periodo pasquale. Secondo un’antica tradizione il particolare nome deriverebbe dall’antica lingua grecanica parlata in queste zone, con significato di “boccone del lupo”. Si tratta di un formaggio fresco e non salato, la cui peculiarità è la sua forma: sulle facce infatti, sono evidenti i simboli tipici dell'iconografia ortodossa che vengono impressi dagli stampi intarsiati, detti musulupare, realizzati in legno di gelso da vecchi artigiani locali o dai pastori dell’area grecanica. Le musulupare, custodite gelosamente dalle famiglie, hanno diverse forme: una antropomorfa, che richiama la figura femminile, spesso ritratta a bocca chiusa come simbolo dell’astinenza del periodo pasquale, e l’altra a disco, con chiaro riferimento ad una mammella. Si collegherebbero inoltre agli antichi culti della Madre Terra di cui troviamo testimonianza nei ritrovamenti archeologici di diversi siti di questa zona: piccole statuine che, in conformità all’estetica neolitica, presentano una forma rotondeggiante di alcune parti anatomiche come i seni, i glutei e la pancia, al fine di enfatizzare i caratteri femminili e di collegare la fertilità della donna alla produttività dei campi. Al coagulo del latte misto di capra e pecora viene aggiunto il caglio a una temperatura di 26-30 gradi e, una volta sedimentata, la cagliata viene trasferita direttamente nelle musulupare e pressata leggermente a mano in modo da fargli prendere bene la forma e far uscire i residui. Questo formaggio davvero unico, viene prodotto esclusivamente con metodi e strumenti artigianali come caldaie, mestoli e tavoli in legno; la sua produzione non richiede stagionatura, è disponibile solo fresco e si consuma dopo poco accompagnato da verdure di stagione oppure usato per fare i dolci. 
    Dopo la colazione, visita del museo archeologico di Reggio Calabria, riconosciuto tra gli istituti museali archeologici più importanti d’Italia. Il Palazzo che lo ospita è tra i primi, nel nostro Paese, ad essere progettato con l’intento di creare un luogo di esposizione museale. Intitolato a Marcello Piacentini che lo concepì in chiave moderna, dopo aver visitato i principali musei d’Europa.A seguire, si raggiungerà il lungo mare di Reggio dove ci si imbarcherà sul traghetto per raggiungere Messina dove si avrà la possibilità di partecipare ad un trekking sulle Gurne dell’Alcantara. Il percorso offre una varietà di panorami meravigliosi a cornice di un luogo dalle tradizioni antiche e dalla storia profonda.In serata si assisterà ad un coinvolgente spettacolo presso il Teatro Dante.Pranzo libero, cena e pernottamento in hotel.
    Prima colazione in hotel e partenza alla scoperta di Taormina. Posta sulla cima di uno strapiombo ad oltre 200 metri di altezza, Taormina offre un’incredibile vista sul mare e sul vulcano Etna e ad oggi è una delle mete più ambite del turismo internazionale. Sulla sua fondazione non si hanno molte notizie: secondo Diodoro Siculo sarebbe stata fondata nel 396 a. C. dagli indigeni Siculi, però la definitiva fondazione della città greca si ebbe tuttavia solo nel 358 a.C., quando Andromaco raccolse i superstiti di Naxos e i loro discendenti e li condusse sul sito che assunse il nome di Tauromènion dal Monte Tauro. Nel centro storico possiamo trovare numerosi reperti storici, ma sicuramente il principale monumento della cittadina, non solo per il suo valore storico-architettonico ma anche per la scenografica posizione, è il Teatro Antico, la vista che si gode da questo luogo è addirittura definita il panorama per eccellenza. Tra le altre bellezze del luogo abbiamo il Duomo di San Nicolò di Bari, edificato nel XIII secolo e rimaneggiato nei secoli successivi. Nell’aspetto squadrato e severo ricorda le cattedrali normanne. Potremmo dilungarci ancora sui magnifici monumenti del luogo, però vogliamo lasciare al viaggiatore, la sorpresa di scoprirlo e vederlo con i propri occhi. A fine visita della visita e breve pausa per un pranzo libero ci dirigiamo verso la città d’arte: Catania, dove effettueremo un city tour. Fondata dai Greci nel 729 a.C., ha una storia ricca di eredità culturali di epoca greca, romana, bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola che troverete nei suoi bei monumenti. La città di oggi, prevalentemente settecentesca, è il frutto della ricostruzione dopo il forte terremoto del 1693, realizzata nello stile Barocco Siciliano che è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità Unesco. Concepita come un grande teatro, si presta perfettamente a questo gioco, dove la magica visione dell’Etna, predomina su tutto e fa da sfondo alla via Etnea che comincia da Piazza Duomo, dove svetta la Cattedrale che custodisce le reliquie della Santa a cui la città dedica da secoli una delle tre feste più grandi della Cristianità nel mondo: la Festa di Sant’Agata. A fine tour, sistemazione in hotel, cena libera e pernottamento.  
    Prima colazione leggera in preparazione all’escursione sull’Etna.  L’Etna è un complesso strato-vulcano ad attività persistente che si staglia lungo la costa orientale della Sicilia, in corrispondenza dell’area di collisione tra la placca Africana ed Europea. La struttura è mutata col tempo, le prime manifestazioni vulcaniche si ebbero all’interno di un golfo marino che si estendeva parzialmente sopra l’attuale area del vulcano ed erano caratterizzate da eruzioni sottomarine, questa prima fase molto lunga ha dato origine ad una piattaforma di espandimenti lavici che orientativamente ricalca la morfologia del substrato, un importante elemento morfostrutturale dell’edificio vulcanico etneo, è la Valle del Bove, una grande depressione delimitata da ripide pareti, localizzata sul versante orientale che misura una estensione massima in senso est-ovest di circa 7 km e in senso nord-sud di circa 5 km con forma approssimativamente a ferro di cavallo con apertura rivolta sul Mar Ionio. La Valle del Bove ha sempre rivestito una importanza notevole nella comprensione della storia evolutiva dell’Etna, alcuni autori ritengono che la Valle si sia formata a causa di scivolamenti gravitativi di grosse porzioni dell’edificio etneo lungo piani paralleli alle direttrici tettoniche principali dell’edificio stesso; altri autori sostengono che sia invece il risultato della coalescenza di una serie di collassi calderici successivi originati da esplosioni freatomagmatiche. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTA CATERINA BORGATO:l’Etna in 4 stagioni:Estate. Le temperature estive sull’Etna non portano aridità. Il terreno lavico è così fertile che sul vulcano contrastano con il nero della lava il verde rigoglioso dei boschi, il giallo delle ginestre (Genista aetnensis) e i tronchi bianchi delle betulle (Betula aetnensis), tutte e due endemiche sul vulcano. Nei paesi intorno all’Etna la terra ricchissima di minerali consente di coltivare in abbondanza gli agrumi, l’ulivo, la vite, il mandorlo, il fico d’India e il pistacchio.Autunno. Sull’Etna l’autunno è una lunga tiepida estate. I colori delle foglie cambiano colore e i boschi si ammantano d’oro. È il periodo perfetto per ammirare il foliage delle betulle, specie relitta del periodo post-glaciale che solo sull’Etna ha trovato le condizioni perfette per crescere in formazioni boschive trasformando le antiche colate laviche in paesaggio magico.Inverno. Il vulcano è ricoperto di neve e diventa uno dei posti più straordinari per chi ama sciare fuori pista. In discesa, la neve, in annate non avare, riesce sempre a dare molta soddisfazione dopo la salita. Dall’alto lo spettacolo è emozionante. Essere sulla cima di un vulcano, ammantato di neve e vedere sul blu del mare, non capita in nessun’altra posto al Mondo.Primavera. La neve si scioglie e va ad arricchire d’acqua le gole dell’Alcantara e del Simeto. La primavera è la stagione delle fioriture della ginestra, della camomilla (Anthemis aetnensis), dell’elicriso, del tanaceto (Tanacetum siculum) e della saponaria sicula. L’Etna sembra vestirsi a festa, con un abito a sfondo nero dal lungo mantello arricchito dei colori dei fiori. L’escursione della Valle del Bove la quale sarà raggiunta attraverso il sentiero dell’Asino così denominata poiché la forma del crinale richiama il dorso d’un somaro; l’escursione parte dal piazzale del Rifugio Sapienza, la prima tratta è abbastanza impegnativa a causa della pendenza di 200 metri, in seguito il sentiero si stabilizza in piano, consentendo un’agevole passeggiata. Man mano che si procede si apre un vasto panorama che mostra la costa jonica, a ridosso della pista spiccano alcuni tratti rocciosi, divenuti greti di torrenti stagionali, erosi dal lavorio delle acque piovane e da quelle prodotte nello scioglimento delle nevi. Abbastanza agevolmente, solcando i pendii sabbiosi colonizzati da grandi cuscini di astragalo, si raggiunge la cresta della Schiena dell’Asino, un tratto di quel recinto racchiude a ferro di cavallo la Valle del Bove, che assume le sembianze di un anfiteatro naturale. Si raccomanda particolare attenzione nell’avvicinarsi all’orlo, soprattutto per il vento e per la nebbia che giunge improvvisa. A occidente svettano i crateri sommitali, che fumano di continuo. Dalla parete sottostante dipartono nere pennellate di magma solidificato che raggiungono il fondovalle, mentre un po’ ovunque si scorgono i dicchi vulcanici, aguzzi speroni di roccia, relitti degli antichi apparati eruttivi del Mongibello. Non passano inosservate le chiazze verdi formate dai faggi, abbarbicati sulle pareti e ai bordi della valle. Proseguimento lungo la Schiena dell’Asino e la parte terminale della Valle del Bove dove potremmo goderci una pausa prima di rientrare.Pranzo al sacco, cena libera e pernottamento in hotel. 
    Prima colazione in hotel e proseguimento per Enna con tappa all’aerea Archeologica di Morgantina. Il sito antico di Morgantina offre al visitatore il quadro di oltre mille anni di storia, dalla fondazione della città in età preistorica fino al suo declino, avvenuto nell’età imperiale romana. Tale conoscenza della storia è il frutto di circa un trentennio di campagne di scavo, che hanno portato alla luce quasi la totalità del centro urbano, oltre che una parte dei quartieri residenziali. In base agli scavi archeologici, sappiamo ora che Morgantina possedeva una delle piante ortogonali più antiche della Sicilia interna e che, nel momento di maggiore splendore nel sec. III a.C., la città fu uno dei grandi centri extra- costieri dell’Isola.A fine escursione pranzo in ristorante locale e poi volgiamo il nostro sguardo verso Aidone, dove avremmo modo di visitare la Villa Romana del Casale realizzata tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. Appartenuta probabilmente ad un esponente dell’aristocrazia romana, la villa si compone di oltre 40 stanze su 3500 metri quadri di superficie in un susseguirsi continuo di colonne, tracce di affreschi, resti di sculture e soprattutto il più vasto complesso di mosaici pavimentali sinora trovato che la rendono famosa in tutto il mondo. A fine visita proseguiamo verso la città di Enna e sistemazione in hotel.Cena e pernottamento in hotel.  
    Colazione in hotel, proseguimento verso nord con sosta al Parco delle Madonie, dove avremmo modo di fare una passeggiata con guida naturalistica lungo un sentiero che conduce agli Agrifogli Giganti. Un’esperienza autentica a contatto con luoghi quasi incontaminati caratterizzati dalla Flora selvaggia di questi luoghi. La vetta più elevata del massiccio montuoso delle Madonie è Pizzo Carbonara (1979 m), la seconda montagna più alta della Sicilia dopo l’Etna. Essendo un’aerea abitata e non una semplice riserva naturale, è possibile alternare le escursioni a piedi alle visite delle cittadine storiche tra i monti.Proseguimento per Gangi, passeggiata lungo il caratteristico centro cittadino e pranzo tipico presso trattoria del luogo con degustazione di prodotti a chilometro zero. Sulle origini di Gangi ancora oggi storia e leggenda si intrecciano, una di esse racconta che i Cretesi, venuti in Sicilia a seguito di Minosse alla ricerca di Dedalo, dove l’uccisione di Minosse e la perdita delle navi avrebbero costretto i Cretesi a restare in Sicilia, dove fondarono Eraclea Minoa ed Engyon intorno al 1200 a.C., però nel 850 d. C. ca., i Saraceni conquistano Engyon e vi costruiscono la fortezza di Contrada Regiovanni e la torre cilindrica ai piedi del borgo, dopo la sua distruzione, un nuovo insediamento sul Monte Marone prese il nome di Engio (dal latino Engium) e in seguito di Gangi. ?      LA PAROLA ALL’ESPERTA CATERINA BORGATODai depositi delle cime più alte proprio delle Madonie, sessanta chilometri da Palermo, veniva portata la neve, imballata in sacchi di tela, con sale grosso e paglia, caricata su muli fino al porto di Termini Imerese e imbarcata per Palermo. Da qui, distribuita per uso commerciale nelle botteghe, venduta e poi depositata nelle “fosse della neve” dei palazzi in città e delle ville nella campagna palermitana. Le fosse sono un sistema ipogeo costruito con muri spessi e volte, in cui la temperatura di cinque - sette gradi inferiore a quella esterna era garantita da un complesso sistema di canalizzazioni d’aria e dal naturale isolamento termico della neve stessa. Così conservata, poteva essere utilizzata, nella tarda primavera e nella stagione estiva. Trasferimento in direzione di Cefalù e tempo libero a disposizione per relax. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
    Colazione in hotel e Imbarco per esperienza di pescaturismo che comprende la partecipazione ad una reale battuta di pesca con calo della rete a circuizione per la pesca del pesce da fritto; giro della Costa e possibilità di fare un bagno; pasto a bordo (antipasto, primo, frittura pescata al momento, frutta, dolce), a fine escursione rientriamo in hotel per un piccola pausa e nel primo pomeriggio inizio delle visite delle settecentesche Ville di Bagheria, come Villa Palagonia, conosciuta come “Villa dei Mostri”, dovuta alla particolare decorazione che adorna i muri esterni dei corpi bassi, formata da statue in pietra tufacea d’Aspra, raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie. In seguito visiteremo anche Villa Cattolica che a seguito di una generosa donazione avvenute nel ’73 da parte del maestro Renato Gattuso, il piano nobile è oggi sede della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea che vanta una consistente raccolta di tele del pittore che vanno dal 1929 al 1986. Proseguimento per tour panoramico della città di Bagheria, passeggiata serale, e tempo libero.Cena libera e rientro in hotel per il pernottamento. *Attenzione: l’escursione di pescaturismo è vincolato alla autorizzazione portuale che non si è ancora espressa in termini di garanzie anti-covid. In alternativa i clienti saranno coinvolti in una minicrociera lungo la costa di pari valore.  
    Colazione in hotel e intera giornata alla visita Palermo con una guida locale. Il tour si svolgerà principalmente a piedi, quindi si consiglia di indossare delle scarpe comode. La nostra visita comincerà dalla Cattedrale metropolitana primaziale della Santa Vergine Maria Assunta conosciuta anche più semplicemente come Cattedrale di Palermo, è sicuramente uno dei monumenti più caratteristici della città, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO per via anche della sua originalissima commistione di stili, con elementi di arte greca, romana, araba, normanna, catalana e gotica, è una diretta conseguenza della presenza di molteplici popolazioni che, nel corso dei secoli, si sono alternate sul suolo siciliano. La nostra visita in direzione di Piazza 4 canti, conosciuta anche come piazza Villena, o Ottagono del Sole, o Teatro del Sole, le varie definizioni sono state coniate per via della costruzione barocca delle “quattro cantoniere”, che durante stagione, almeno uno dei quattro cantoni è lambito dalla luce solare; oppure “ottagono”, per la sua forma. Procediamo per Piazza Pretoria, dove avremmo modo di ammirare la Fontana della Vergogna a causa della nudità delle statue che la compongono, li di fronte possiamo trovare la chiesa barocca di Santa Caterina d’Alessandria, una delle più ricche e decorate di tutta la città, uscendo dalla chiesa su piazza Bellini, avremmo modo di ammirare la Chiesa Martorana, che nasconde dietro una facciata semplice e lineare un trionfo di mosaici e decorazioni. Proseguendo ancora dritto arriveremo in Via Roma nei pressi del mercato dove potremmo effettuare una pausa per il pranzo libero. Continuiamo in direzione del famoso Teatro Massimo, il più grande edificio teatrale lirico d'Italia e uno dei più grandi d'Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica. Nel ‘97 venne riaperto dopo un lunghissimo periodo d'abbandono iniziato nel 1974 per motivi di restauro procrastinato. Nel 1990 il teatro è stato lo scenario di alcune riprese del film Il Padrino. A fine tour rientro in hotel per cena a pernottamento. *Attenzione: Le visite interne al teatro sono momentaneamente sospese.  
    Prima colazione in hotel e, in mattinata, partenze individuali per il rientro a casa. Il Grand Tour arriva, come tutte le cose, alla sua conclusione. Ma mai nessuno torna esattamente lo stesso di quando era partito. Il viaggio lascia sempre una ricchezza indefinita, che sta ad ognuno di noi saper raccontare. Terminiamo il Grand Tour con le parole di chi, prima di noi, ne ha fatto tesoro:  “Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei contorni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita”. W. Goethe

    Perchè con Kel12?

    - UN'ESPERIENZA DI VIAGGIO UNICA IN ITALIA - PERCORRIAMO L'INTERO STIVALE DALL'ALTO ADIGE ALLA SICILIA - IL GRAND TOUR DURA 45 GIORNI MA E' DIVISO IN 4 PARTI PIUì BREVI - I MIGLIORI ESPERTI KEL 12 SI ALTERNANO NELL'ACCOMPAGNAMENTO - LUNGO L'ITINERARIO ABBIAMO CREATO LE GRAND TOUR EXPERIENCE: EVENTI UNICI E VISITE ESCLUSIVE - LADDOVE POSSIBILE PREFERIAMO MEZZI E STRUTTURE SOSTENIBILI E IN ARMONIA CON L'AMBIENTE

    I nostri esperti

    Esperto Kel 12

    Dal 21  agosto  2021 al 4  ottobre  2021

    Approfondimenti di viaggio

    IL PROGETTO GRAND TOUR – COS’E’ Il Grand Tour targato Kel 12 National Geographic Expeditions è un grande viaggio attraverso l’Italia fatto di singoli viaggi, esperienze, incontri ed avente l’obiettivo di rilanciare il turismo nel nostro Paese, riconnettere la comunità dei viaggiatori con il territorio, promuovere la cultura e le tradizioni locali e veicolare un messaggio di speranza e di sostenibilità ambientale. ? ?Un grande viaggio in Italia, da nord a sud, alla [...]