GRECIA ARCHEOLOGICA DA ATENE A SALONICCO

GRECIA

  • GRECIA ARCHEOLOGICA DA ATENE A SALONICCO

    GRECIA

    Viaggi con Esperto
    Durata 11 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2027
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 5  giugno   al 15  giugno  
      In conferma
      120

    A PARTIRE DA:  

    4.200€

    Grecia

    GRECIA ARCHEOLOGICA DA ATENE A SALONICCO

    Questo itinerario coglie la bellezza arcaica e l’ interesse di tanti siti archeologici della Grecia continentale. Siti affascinanti, sotto la protezione dell’Unesco a testimonianza della loro grande importanza culturale e della loro forte valenza carismatica sullo sviluppo del pensiero e dell’arte occidentale. Da Atene, attraverso l’istmo di Corinto, fino al Peloponneso con i suoi luoghi storici: Olimpia, Sparta, Mistra, e Micene e poi a nord, fino a Delphi, ombelico spirituale del mondo greco, e nelle terre dell’Epiro dove si trova uno dei meno conosciuti e dei più misteriosi luoghi dell’antica leggenda: il sito del Nekromanteion, la Porta dell’Ade. Il nostro viaggio continua dall’ Epiro verso la Tessaglia, il sito montagnoso delle Meteore con i suoi monasteri cristiani appollaiati ed infine la storica terra della Macedonia dove riposa la leggenda di una dinastia che ha cambiato le sorti del mondo orientale: Filippo II il macedone e suo figlio Alessandro Magno.

    Itinerario di viaggio

    Partenza dall’Italia con volo diretto ad Atene dove si arriva nel primo pomeriggio. Dall’aeroporto verso il centro città, con traffico in condizioni normali, occorrono circa quaranta minuti. Atene è una capitale che conta quasi quattro milioni di persone.Dedicheremo le restanti ore del pomeriggio per la visita del Museo dell’Acropoli, lo spazio museale che accoglie le opere di maggiore delicatezza e maggiore importanza che erano a decorazione del Pantheon e le bellissime statue sepolte dopo il passaggio distruttivo dell’armata persiana.Pranzo libero. Cena e pernottamento in hotel. 
    Si comincia la mattina subito con la visita dell’Acropoli. Il percorso inizia con la sosta al teatro di Erode Attico del II secolo, dunque, non appartenente al nucleo originario delle strutture greche antiche.Si continua salendo fino alla sommità dell’acropoli che è composta da quei monumenti che, almeno per immagini, tutto il mondo conosce: il Pantheon ed il famoso Eretteo con quelle esili e slanciate cariatidi che portano il peso della loggia d’ ingresso a quella che era la tomba di Cercope, il re serpente.Al fianco dell’acropoli vi è l’Areopago, sito del primo tribunale di Atene, è da questa stessa collina rocciosa che S. Paolo predicò agli Ateniesi.Alla discesa dall’ acropoli si incontra il teatro di Dioniso, luogo leggendario poiché è stato lo spazio delle prime messe in scena delle tragedie antiche.Continueremo le visite con il Museo Archeologico Nazionale, la più grande collezione di opere d’arte elleniche. La raccolta comprende manufatti provenienti dai diversi siti della Grecia antica e si spande su un arco temporale che va dal periodo ciclico a quello miceneo ed infine quello classico. La struttura risale, come prima realizzazione al 1834 e conobbe nel Novecento numerosi ampliamenti fino agli ultimi lavori di restauro nel 2005 in occasione delle Olimpiadi di Atene. Le opere d’arte principali appartengono a lavori di grandi artisti antichi che hanno segnato la forma e l’armonia della scultura greca plasmando linee canoniche e rappresentazioni inimitabili. Sono opere che provengono da decine di scavi archeologici sia dalle isole sia dal corpo interno greco. Al termine della visita un breve giro nel centro città ci porterà a conoscere piazza Sintagma, cuore del moderno stato greco.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. N.B. Nel 2027 è prevista una chiusura temporanea del Museo Archeologico Nazionale per lavori di ristrutturazione. Non si conoscono ancora le date. Questa visita potrebbe quindi essere sostituita con la visita di un altro sito o di un altro museo. 
    Ci attende una giornata di una forza culturale impressionante per coloro che hanno la sensibilità di percepirne la portata storica.Lasciando il centro di Atene si viaggia verso il mare. In assenza di traffico in poco più di mezz’ora si passa presso Eleusi, città natale di Eschilo, e poco dopo si costeggia il golfo di Salamina dove avvenne una delle più grandi disfatte navali dei persiani.Eschilo assistette alla grande sconfitta del V sec. a.C. e da questa esperienza nacque la prima grande tragedia storica intitolata appunto “I Persiani”. Un lavoro letterario di una importanza incommensurabile nella tradizione teatrale greca e di tutto il mondo occidentale.La strada conduce verso l’istmo di Corinto, la profonda fenditura che permette il passaggio delle navi dal mare Ionio all’ Egeo, in lontananza le rovine dell’antica città.Della bellissima e raffinatissima Corinto, purtroppo non esistono più parti antiche visitabili. L’annientamento della città fu una delle azioni barbare dell’esercito romano nel 146 a.C, ma la distruzione e la razzia dei monumenti significò anche un momento molto importante per la civiltà romana perché questo segnerà il primo vero contatto di Roma con l’arte greca e l’avvio verso una certa ellenizzazione culturale dell’aristocrazia romana.L’attica rimane alle nostre spalle, si viaggia verso la frastagliata penisola del Peloponneso.A metà della mattinata raggiungiamo il primo sito antico da visitare, è il famoso centro di Epidauro. Il teatro è ancora oggi rinomato per essere uno dei luoghi più perfetti per l’acustica: la voce umana, il grido come il sussurro, dal centro della scena doveva saper raggiungere anche l’ultimo ascoltatore seduto sul gradino più lontano. La tragedia greca, grazie a queste sottigliezze, poteva spandere il senso della paura come quello della gioia, la portata della volontà degli uomini o quella divina e l’inesorabilità del destino per tutto l’arco della platea. Quando una moneta cade al centro della scena, il suo tintinnio rimbalza fino al gradino più lontano.Ma il nucleo di Epidauro era molto famoso anche per essere uno dei luoghi di cura più importanti del mondo antico. Il tempio di Asclepio è il simbolo di una ricerca medica che guardava al corpo ed alla mente come due entità in continua interazione. La ricerca dei mali e le terapie seguivano percorsi piuttosto articolati, si andava dalla camera di incubazione che era un ambiente dove il malato attraverso i sogni riceveva informazioni sulle cause del suo male, alle terapie musicali, ai bagni in acque di purificazione, non c’è dunque da stupirsi che in questi centri medici dell’antichità vi si trovino i resti di ambienti che sono poco associabili, nella nostra mente, all’ immagine del luogo di cura.Epidauro era forse il centro più rinomato della Grecia, ma altri ne esistevano sullo stesso territorio greco, o in Asia minore, altrettanto importanti per la ricerca e lo studio medico.Un esempio molto importante, solo secondo in ordine di importanza, lo troviamo per esempio a Pergamo, presso la costa occidentale turca.Il sito di Epidauro è associato ad un piccolo museo che ospita alcune delle statue di epoca romana che decoravano gli ambienti.Al termine delle visite, prima o subito dopo la pausa pranzo, viaggiamo verso Micene che si trova ad una distanza di circa un’ora di macchina.Le prime ore del pomeriggio le dedichiamo alla visita di questo sito che è stato una delle culle culturali ed artistiche più antiche della Grecia. I resti archeologici si distinguono su un rilievo a mezza costa, ai piedi di una collina pietrosa tondeggiante. Le mura del sito conservano i segni profondi di una civiltà antica, la sua atmosfera ne conserva la leggenda: le figure di Agamennone, Clitennestra, Oreste, Ifigenia sono maschere di un teatro antico che evoca la parte più profonda della bellezza e del disagio dell’animo umano.Micene e Troia due simboli, una sul territorio greco e l’altra sul territorio dell’Asia minore, che hanno marcato la storia umana di diversi millenni attraversando tutte le epoche. “Come cicale agli arbusti appese, il loro canto spandevan per tutta la piana…” Questo è il passo dell’Iliade che ci racconta un momento molto particolare; la scena è quella del re Priamo a Troia con altri anziani raccolti sull’alto delle mura ad osservare e commentare l’avvicinarsi del gruppo dei capi dell’esercito greco.  Elena, raggiunse Priamo, in un fruscio di veli bianchi ed egli le chiese, a lei che era moglie di Menelao, re di Sparta, se riconoscesse quegli uomini dell’esercito greco. Il primo ad essere riconosciuto, l’uomo dal portamento più regale del gruppo fu Agamennone, il sovrano di Micene.La cosiddetta “Maschera di Agamennone” in oro purissimo, venne rinvenuta dal ricercatore Schliemann alla fine del 1800.Dalla rinomata “Porta dei Leoni” si accede ai resti di quello che è stato il centro della civiltà più antica sul territorio greco e che andò declinando dopo il XIII secolo a.C.L’architettura di Micene faceva uso di massi impressionanti per grandezza e peso, massi che arrivavano fino a sei tonnellate di peso dunque difficilissimi da spostare e collocare sulle mura. Anche l’architettura delle tombe era notevole, si trattava di tombe fatte a pozzo. Tra le opere di sepoltura, quella più completa è quella rinvenuta da Schliemann dove egli trovò quello che definì “il tesoro di Agamennone” comprendente diversi oggetti e tra questi la famosa maschera d’oro. La tomba ha una copertura a cupola ed un corridoio di accesso tra pareti di muri lineari. Anche il sito di Micene è associato ad un piccolo museo.Al termine della visita di Micene si parte alla volta della città di Sparta che dista circa 130 km, meno di due ore di autobus.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    Sparta è situata proprio nel cuore del Peloponneso meridionale. Una città lontana dalla costa, a 200 metri sul livello del mare, presso il sistema montuoso del Tagieto la cui vetta più alta raggiunge 2400 metri di altezza. Il suo nome evoca grandi momenti della storia greca, soprattutto l’annoso scontro culturale e politico con la città di Atene, ma dell’antico centro non vi è traccia. Sparta è oggi una città moderna, semplice e piacevole, con strade accompagnate da file di begli alberi di arance amare, ma nulla che ci possa ricondurre al suo grande passato salvo un monumento dedicato a Leonida, il leggendario soldato spartano divenuto eroe nella difesa del territorio dall’ attacco persiano presso le Termopili.Lasciamo Sparta in direzione del primo sito di visita che dista appena una quindicina di chilometri dalla città. È il sito conosciuto col nome di Mistra, un luogo che non appartenne all’antichità greca ma che divenne un centro politico e religioso molto importante al tempo dell’ultima dinastia bizantina. Mistra era infatti la capitale di un despotato, una sorta di provincia greca al fianco di Costantinopoli.Nomi molto interessanti emergono dall’enclave di Mistra: Gemisto Pletone e Bessarione che vediamo partecipare al concilio di Firenze nel 1439, poi Cleopa, cugina di Sigismondo Malatesta e moglie di Teodoro II, fratello dell’imperatore bizantino Giovanni VIII. Mistra rappresentò alla fine del XIV secolo un embrione di Umanesimo formatosi in seno ad un nucleo di pensatori dissidenti del mondo religioso bizantino.Le rovine che visiteremo sono i resti di un centro che si andò realizzando a partire dal XIII secolo, costituito da edifici religiosi e palazzi oggi in gran parte caduti in rovina.  Il polo religioso è costituito da alcune chiese ed un convento femminile e l’insieme è stato riconosciuto dall’ Unesco come Patrimonio dell’Umanità.Per raggiungere il luogo da visitare occorre discendere una lunga scalinata di pietra a tratti un po’ ripida e dissestata. Si visita l’interno della chiesa di S. Sophia e quella di S. Nicolao, ancora discendendo si trova il convento Pantanassa dove ancora vivono alcune monache e di seguito la chiesa Odigitria. Gli ultimi edifici religiosi, in rovina, che si incontrano sono la chiesa di S. Teodoro ed infine la cattedrale. I dipinti che si trovano all’interno delle chiese sono del XVI secolo, ma sono lavori molto rovinati forse soprattutto a causa dell’umidità della zona.L’ intera visita di questo luogo prende almeno due ore di tempo.Al termine della discesa si trova l’autobus per la partenza verso la destinazione successiva di questa giornata.Circa un’ora e mezza di tempo, cento chilometri di strada, separano Mistra da Messene.Nonostante il suo nome non sia così famoso, Messene è considerato uno degli spazi archeologici meglio conservati del Peloponneso. La città è piuttosto recente se paragonata alle realtà storiche che si possono incontrare in Grecia o in Asia minore; infatti, risalirebbe solamente al IV secolo a.C. e fu fondata come per celebrare la vittoria del generale ateniese Epaminonda sull’esercito spartano. La fortuna di questo centro è stata quella di non aver mai subito distruzioni violente e per questa ragione essere giunto ai tempi moderni in una forma più composta, completa. Gli scavi su quest’area archeologica che cominciarono solamente negli anni del 1970/80 hanno portato alla luce il teatro, l’agorà, lo stadio ed altri monumenti decorativi o religiosi. A rendere particolarmente suggestivo il sito archeologico è anche la sua collocazione ambientale: nel fondo di una vallata circondata di uliveti alle pendici del monte Itome. La città italiana di Messina, nacque con il nome di Zancle, ma in un secondo tempo assunse il nome attuale per onorare la regione greca della Messenia. Tale cambio di nome fu in onore di Anassila che, nel VI secolo aC., fu tiranno dello stretto e di parte della regione calabra e che era originario della Messenia greca. Al termine delle visite si continua fino ad Olimpia. Novanta sono i chilometri da percorrere, circa un’ora e mezza di strada. Ad Olimpia arriveremo in serata.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    L’area archeologica del sito di Olimpia è stata riconosciuta dalla fine degli anni ’80 quale Patrimonio dell’Umanità. A partire dal 776 a.C. fino al 394 d.C., quindi per circa mille anni, il luogo fu il centro dello svolgimento dei giochi olimpici.Al di là della sua funzione come sede di una tradizione che si rinnova ancora oggi, il fatto veramente stupefacente è che il pensiero greco, nella sua visione umanistica, ha dimostrato di aver superato grandi limiti…il limite dei conflitti politici, il limite delle aspre guerre: una tregua sacra di tre mesi interrompeva qualsiasi scontro per consentire lo svolgimento di queste gare tra atleti provenienti da ogni parte della Grecia. Sul sito di Olimpia si trovano i luoghi dell’allenamento degli atleti, il famoso stadio e i templi delle diverse divinità greche che, proprio a causa del loro significato religioso, furono la principale causa dell’accanimento distruttivo dei cristiani nel IV secolo.Terminata la visita del sito si parte verso Delphi. La distanza tra Olimpia e Delphi è di 220 chilometri, sono dunque quattro ore di strada.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    Che cosa non è Delphi!!! Delphi è un sito nella regione della Grecia centrale detta Focide a nord del golfo di Corinto. È l’ombelico del mondo come sostenevano gli antichi greci? Quante culture antiche, anche quelle più tribali, hanno creduto in un fulcro del mondo, proprio lì, vicino al proprio villaggio!La Pythia, la profetessa, l’oracolo, era seduta, col busto incurvato, come se stesse accovacciata su un alto sgabello. Si esprimeva in esametri e la sua voce enunciava, ben al di là della sua stessa volontà, un pensiero divino.Lo stile dell’oracolo di Delphi era piuttosto famoso per la sua ambiguità, per carattere ingannevole ed oscuro dei suoi responsi.Conosciamo questi fatti da alcune narrazioni e da dipinti su ceramiche antiche del V sec. a.C. rinvenute sui siti archeologici.Dalla sala grande del tempio la si poteva indovinare, la sacerdotessa stava nella piccola sala detta Adyton, una sorta di sancta sanctorum da dove enunciava i suoi responsi.L’oracolo di Delphi, sicuramente il più famoso nella Grecia antica, è legato a tante storie leggendarie e politiche.Il sito si trova a 600 metri di quota ed è veramente suggestivo. La disposizione dei suoi resti in area collinare lascia immagini panoramiche facili da cogliere e indimenticabili. Il sito è composto dai resti del teatro, dal tempio dedicato ad Atena, quello più scenografico, ed infine dal tempio di Apollo, dove era la leggendaria sala della Pythia.Terminate le visite si parte in direzione di Arta, nel territorio dell’Epiro.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    All’inizio della mattinata, viaggiamo verso uno dei luoghi più intriganti del territorio, il sito del Nekromanteion di Ephira, presso la costa dell’Epiro sul mar Ionio. A pochi km dalla costa si distende verso nord   l ‘isola di Corfù.Ulisse vagava in queste acque sospinto dal vento del destino, inseguendo un luogo indicato dalla maga Circe: la “Porta dell’Ade” ovvero il Nekromanteion.  Questi brevi passi dell’Odissea ci conducono al sito del Nekromanteion:  Circe: Divino figlio di Laerte, Odisseo ricco di ingegno, se non hai una guida sulla tua nave, non darti pensiero…. e quando con la tua nave avrai attraversato l’oceano, là dove troverai una riva bassa boschi sacri a Persefone e alti pioppi e i salici i cui frutti non maturano mai, là tira in secco la nave, vicino all’ Oceano dai gorghi profondi, e poi scendi nelle orride case di Ade. Qui si gettano nell’ Acheronte il Piriflegetonte e il Cocito, che è un ramo della fonte dello Stige, e là dove i fiumi scroscianti si uniscono, vi è una roccia. Ulisse:” …… intorno ad essa versai, per tutti i defunti, una libagione, miele mescolato col latte, vino dolcissimo ed acqua, tutto cosparsi con bianca farina…….Fuori dall’ Erebo si radunarono le anime dei trapassati, ragazzi, vecchi che molto soffrirono, giovani donne dall’ animo nuovo al dolore; molti guerrieri caduti in battaglia, colpiti da lance di bronzo, con le armi macchiate di sangue.” La visita è molto suggestiva, è il luogo dove Ulisse, una volta approdato si recò per entrare nel regno dei morti. Sul sito, a parte i perimetri degli edifici che facevano da luogo di preparazione per questi viaggi metafisici, esiste una grotta scavata nella roccia, che probabilmente dal IV secolo a.C.  in poi divenne il luogo di incontro dei vivi con le anime dei morti.Se la narrazione di Omero la teniamo nella leggenda, una seconda narrazione storica più vicina a noi la lascia Erodoto raccontando il viaggio di Periandro di Corinto anche lui disceso nell’Ade presso il Nekromanteion di Ephira. Dopo aver lasciato la “Porta dell’Ade”, con un’ora di viaggio si raggiunge una zona piana ai piedi delle montagne, 700 metri quota.Questo è il sito di Dodona, uno dei centri oracolari più famosi del Peloponneso. Oggi restano visitabili il teatro e i perimetri dei templi dedicati alla dea Aphrodite e alla figura di Zeus dove avvenivano le cerimonie dell’oracolo. Decine di ritrovamenti sono stati rinvenuti sul sito, si tratta di lamelle incise riguardanti le richieste poste all’ oracolo dai visitatori. Molte delle domande erano relative alla sicurezza dei viaggi soprattutto quelli via mare, altre riguardavano la questione dei matrimoni o il destino dei figli; alcuni ritrovamenti erano probabilmente di quesiti posti all’ oracolo da schiavi, erano relativi alla possibilità del raggiungimento dello stato di “uomo libero”.  La maggior parte di ritrovamenti sono del V e del IV secolo a.C. sicuramente il momento in cui il tempio fu più in voga. I sacerdoti usavano metodi particolari di interpretazione, seguendo, per esempio il fruscio della chioma di un albero posto nei pressi del tempio.Da questo sito si parte in bus per raggiungere il centro di Kalambaka, il territorio delle Meteore.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    Il termine “Meteora” significa “Sospeso nell’ aria”, si riferisce alla condizione dei monasteri, costruiti in alto, appollaiati su questi parallelepipedi verticali che si elevano sulla pianura. L’ origine di queste formazioni rocciose risale a più di venti milioni di anni fa ed è dovuta, sostanzialmente, alla grande forza erosiva dell’acqua dei fiumi che hanno modellato le stratificazioni di roccia arenaria.In questo angolo di territorio a nord della pianura della Tessaglia, anticamente vi erano ventiquattro monasteri, di questi solamente sei si sono conservati ed in parte sono stati recuperati. Sin dal 1988 l’area è entrata a far parte del Patrimonio dell’Unesco. I monasteri hanno giornate di chiusura settimanale diverse l’uno dall’altro.  Sicuramente cominceremo la nostra visita verso quello conosciuto con il nome di “Monastero della Gran Meteora” che è la più antica costruzione religiosa sulle meteore. La sua realizzazione risale al 1360 ed è un edificio allocato su questa formazione rocciosa che è la più alta tra le diverse ed arriva a 613 metri. La fatica del raggiungimento di questi edifici religiosi sta nella salita lungo le scale scavate nella roccia, ma non è un’impresa così difficile (per chi non ha problemi di deambulazione) come talvolta viene descritta. All’ interno del monastero della Gran Meteora, detto anche “Della Trasfigurazione” si possono osservare alcuni esempi di arte figurativa sacra del XVI secolo. Proseguiamo la mattinata con la visita al monastero di Rossanou, anche chiamato “monastero di S. Barbara”, molto danneggiato e depredato durante la Seconda guerra mondiale ma, essendo in posizione centrale, è quello che forse offre il panorama più completo verso le altre Meteore. Dopo la sosta pranzo, visiteremo un terzo monastero, il complesso di Warlaam. L’ interno di questo monastero, tra i vari locali adibiti anticamente a funzioni diverse della vita monastica, comprende una chiesa con pareti densamente dipinte, sono lavori pittorici del 1600 i cui temi vanno dalle classiche scene di rappresentazioni infernali, a scene del Giudizio Universale e alla narrazione della vita di Cristo. All’ interno della chiesa non vi è un centimetro quadrato che non sia stato colorato. Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. N.B.: (L’ordine delle visite è puramente indicativo e occorre avvertire che i monasteri hanno giornate di chiusura settimanali, uno diverso dall’ altro. 
    Trasferimento verso Salonicco, in corso di viaggio sosta e visita di Vergina dove si trova la tomba di Filippo il macedone, padre di Alessandro Magno (240 Km, circa 3 ore e mezza) Una vista della Grecia classica non può dirsi completa se non si arriva a conoscere il territorio della Macedonia, qui, sicuramente in modo inaspettato, si resterà stupefatti dal livello artistico raggiunto a partire dal V° secolo a.C.  dall’ artigianato di questa regione settentrionale della penisola.Grazie alle scoperte archeologiche del 1977 sono emerse le espressioni culturali di una civiltà incredibilmente creativa sotto il profilo artistico. Una volta lasciato il territorio delle Meteore, occorro circa tre ore per raggiungere Vergina. Il tragitto ripercorre quella che era la linea della antica Via Egnazia, la strada romana che, partendo da Durazzo, tagliava in modo trasversale i territori dell’attuale Albania e quelli della Grecia settentrionale per raggiungere Costantinopoli.  Dopo aver lasciato la piana della Tessaglia, si entra nelle formazioni montagnose della Macedonia, area molto verde e ricca di vegetazione: alberi di noce, querce, ailantus, pioppi e ginestre fiorite. L’antica capitale del regno macedone era nota col nome di Eghié (pronuncia: Aigai). Gli scavi condotti dall’archeologo Manolis Andronikos portano alla luce la bellissima tomba di Filippo II° il macedone, sicuramente una delle scoperte più interessanti degli ultimi decenni.È famoso l’incontro che Alessandro Magno ebbe con l’oracolo di Zeus-Ammone all’oasi di Siwa in Egitto, dopo aver posto la domanda se egli potesse considerare sé stesso il figlio di Zeus e conquistatore del mondo, Alessandro pose un altro quesito: “Gli assassini di mio padre sono stati tutti quanti puniti?”La storia della morte di Filippo II° il macedone è piuttosto intricata e va da inquadrare in un discorso di interessi politici alquanto articolato. Il tumulo, che non venne mai deturpato e derubato dai tombaroli, è diventato un vero e proprio museo dove sono esposti i ritrovamenti originali rinvenuti nel luogo di sepoltura: la corona d’oro che indossava sulla pira funeraria, la sua armatura e molti altri gioielli simboli di una fase di grande ricchezza del regno.  Durante la visita si è dentro le viscere della collina che fa da tumulo. Accanto alla tomba di Filippo II, emergono altre due tombe, una, probabilmente, è la sepoltura di una delle mogli che accompagnò il re nel viaggio oltre la vita e una seconda   apparterrebbe, forse, al figlio di Alessandro Magno.L’ambientazione museale, costruita intorno alla facciata delle tombe, è molto suggestiva. Gli oggetti ritrovati e messi in primo piano sono unici: la corona d’oro di foglie di querce di Filippo II e la corona d’oro di foglie di mirto della moglie sepolta sono di una delicatezza artigianale veramente elevata; la corazza del re al centro della sala, le decorazioni in avorio del Sarcofago e la stessa raffigurazione in avorio di Filippo il macedone sono solamente alcuni dei ritrovamenti venuti alla luce dagli scavi e custoditi nel museo.Questo sito di Eghié, l’antica capitale macedone, rimase come luogo adibito alle sepolture quando il centro politico venne spostato a Pella.Recentemente sono stati aperti alle visite due nuovi spazi, il perimetro del palazzo reale e quel che resta del teatro. Questi spazi sono raggiungibili con una camminata in leggera salita di circa venti minuti.Al termine delle visite occorre percorrere altri 70 chilometri per raggiungere la città di Salonicco.Mezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    Visita del centro storico di Salonicco del suo museo archeologico ed escursione a Pella, terra natale di Alessandro e seconda capitale del regno macedone.  La visita del centro di Salonicco mette in luce il carattere di una città di mare che ebbe un passato importante durante il periodo romano e bizantino. La già citata Via Egnazia attraversava la città. Durante gli scavi della metropolitana è emerso un tratto piuttosto interessante di questa strada che l’istituto archeologico ha preservato come scavo visitabile proprio presso la stazione Venizelos.La parte popolare della città ha un’aria un po’ trasandata, ma la sua parte alta, dove restano tratti delle mura e il suo quartiere che guarda verso il mare sono quella faccia della città che lasciano trapelare la sua importanza storica. Nella parte antica del centro spiccano alcune chiese bizantine, la casa natale di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della repubblica turca, infine il lungomare con il simbolo architettonico di Salonicco, ovvero la “Torre Bianca”.Il museo archeologico di Salonicco è un ennesimo esempio della ricchezza di questa città nel passato: oggetti decorativi di sepolture, lapidi funerarie e statue, mosaici da ville dell’aristocrazia e manufatti d’oro che vanno dal periodo ellenistico al periodo romano.Dopo la sosta pranzo, lasciamo il centro città per viaggiare in direzione del sito di Pella che dista non più di un’ora di autobus. Pella fu un piccolo centro che divenne politicamente importante solo in seguito all’ ascesa al potere di Alessandro. Intorno al 168 a.C.  quando i romani sconfissero i macedoni, la città venne saccheggiata e fu l’inizio della sua scomparsa. I primi scavi, condotti a partire dal 1915, ma soprattutto i lavori sistematici degli anni ’50 hanno portato alla luce i resti di un centro ben organizzato. Chi erano i macedoni? Gli studiosi tanto hanno discusso sulle origini sulla costituzione culturale di questa popolazione. Da un lato qualcuno si era spinto a considerarli quasi barbari del settentrione della penisola greca ma in realtà si può forse affermare che le due culture (la greca e la macedone) avessero molti punti in comune a partire da una base molto importante che era la condivisione delle stesse divinità. Come abbiamo già detto, nel tempo di Alessandro magno la città di Pella divenne il centro più grande ed importante della Macedonia. Proprio per questa ragione i resti delle sue rovine, essendo spazi molto estesi, sono un po’ dispersivi. Si pensi che la sua Agorà arrivava a coprire un’area di 7 ettari dei quali la metà era occupata dal suo cortile principale.  La sintesi della incredibile ricchezza di Pella la troviamo nel museo costruito a pochi km dal sito. Museo moderno, ben organizzato ed ordinato. Una esposizione di mosaici la cui delicatezza e raffinatezza palesano la grande disponibilità economica di cui disponeva lo strato sociale alto della città. Una serie di sculture in terracotta, del V sec. A.C. attraggono per la particolare attenzione verso la bellezza femminile. La femminilità è esaltata sia dall’ abbigliamento ricercato sia dalla varietà delle acconciature ma ancor più, nel modo più unico ed originale dalla raffigurazione dei loro corpi in una visione così sensuale che trasmette, attraverso la plasticità e la sinuosità delle forme, un certo non so che di inaspettate influenze orientali. Al termine delle visite si ritorna a SaloniccoMezza pensione (pranzo libero, cena in hotel).Pernottamento in hotel. 
    Trasferimento in aeroporto per il volo diretto ad Atene e conseguente coincidenza col volo diretto in Italia dove si arriverà nel tardo pomeriggio. 

    Perché con noi

    • si viaggia in piccoli gruppi per garantire l'alta qualità dell'esperienza
    • l'Itinerario comprende visite a siti Patrimonio UNESCO
    • un itinerario dalla forte valenza culturale e storica 

    I nostri esperti

    GIOVANNI DARDANELLI

    Dal 5  giugno  2027 al 15  giugno  2027

    Approfondimenti di viaggio

     Trasporti - Si utilizzano minibus o bus privati a seconda del numero dei partecipanti. Guide - Tour con Esperto dall’Italia a partire da 10 partecipanti e guida locale parlante italiano.Mance - Consigliamo di prevedere circa 80 Euro di mance a persona per autista, guida, personale di servizio, da consegnare all’accompagnatore all’arrivo. L’accompagnatore provvederà a distribuirli secondo gli usi locali, tenendo opportunamente informati i partecipanti.Supplemento per ingressi a [...]