I REAMI DELL’ORO

BENIN GHANA TOGO

  • I REAMI DELL’ORO

    BENIN GHANA TOGO

    Viaggi con Esperto
    Durata 15 giorni
    Partecipanti minimo 9 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2024
    • Dal 1  agosto  al 15  agosto  
      Chiusa
    • Dal 17  ottobre  al 31  ottobre  
      Chiusa

    A PARTIRE DA:  

    5.400€

    Ghana - Togo - Benin

    I REAMI DELL’ORO

    I luoghi della tratta degli schiavi verso le Americhe con i castelli di Elmina e di Cape Coast, i tam tam dei tamburi e i canti tribali che ancora oggi risuonano nelle notti stellate, i riti vudù, le spiagge selvagge e le foreste pluviali. Si va nell’ex Costa d’oro, la porzione d’Africa occidentale che fu colonia britannica. Si va alla scoperta del Ghana e dei vicini Togo e Benin. Si va per capire la storia, per incontrare popoli come gli Ashanti, i Tamberma, i Somba e i Taneka, tra guaritori, adepti in stato di trance e sacerdoti vestiti di pelli di capra che sovrintendono le cerimonie di iniziazione. Ma si va anche alla scoperta delle realtà contemporanee partecipando a serate musicali, incontrando gli artisti delle avanguardie locali. L’Africa dei villaggi e quella delle città, come la moderna Accra o la vibrante Lomé, importante centro di raccolta di arte tribale.

    Itinerario di viaggio

    Partenza da Milano con volo di linea per Lomé, con scalo internazionale. Arrivo in serata e trasferimento in hotel. Cena libera.
    Lomé, vibrante capitale del Togo è l’unica città africana ad aver subito consecutivamente le influenze coloniali tedesche, inglesi e francesi, nonché una delle poche capitali al mondo situata al confine con un’altra nazione. Questa storia di influenze variegate ha creato un’identità unica che si riflette nello stile di vita e nell’architettura della città.  Lome è il punto di incrocio di persone, culture e commerci che la rende città cosmopolita dalle dimensioni umane. Scopriremo: il mercato centrale con le “Nana Benz”, donne mercanti che hanno concentrato nelle loro mani il  commercio dei “pagne” (tessuti  che vengono venduti in tutta l’Africa Occidentale); gli  edifici coloniali  del quartiere amministrativo; il mercato dei  feticci più grande d’Africa con  un  eclettico assortimento di  amuleti,  crani di animali, conchiglie, antiche pietre-moneta, teste di serpente, statuette propiziatorie e tutte le più svariate componenti necessarie alla realizzazione di pozioni magiche e feticci. Ci spostiamo in un villaggio sperduto tra le alte erbe della savana: almeno tre generazioni di adepti celebrano una cerimonia Vudù. Il Vudù è originario delle regioni costiere di Togo e Benin e sbarcato nei Caraibi e le Americhe durante la tratta negriera. Il Vudù è la religione animista tramandata dagli antenati ed ancora ferventemente praticata da queste genti. Oggi conta circa settanta milioni di adepti nel mondo, principalmente in Africa e nelle Americhe. Nei villaggi le cerimonie Vudù fanno parte della vita quotidiana: al ritmo sempre più ipnotico dei tam-tam e accompagnato da canzoni incantatorie alcuni danzatori cadranno in profonda trance: occhi riversi, smorfie, tensione muscolare, insensibilità al dolore o al fuoco movimenti convulsi che imitano quelli di un animale. Sakpata, Heviesso, Mami Water e altre divinità Vudù prendono possesso del corpo dei loro adepti per manifestarsi.Proseguimento per il lago Togo. Pensione completa. 
    Passaggio della frontiera. Lungo le sponde del fiume Mono, assistiamo all’uscita delle maschere Zangbeto. Grande maschera coperta di paglia colorata, Zangbeto rappresenta gli spiriti non umani, le forze della natura e della notte che hanno abitato la terra prima dell’arrivo dell’uomo. I portatori delle maschere hanno un’identità indipendente, una vita propria e, secondo le credenze locali, sono animate dagli spiriti. L’uscita di Zangbeto è una gran festa per il villaggio, che beneficia della protezione degli spiriti e tiene lontane le presenze minacciose. Il roteare della maschera simbolizza un’operazione di “polizia spirituale” destinata a mantenere ordine nel villaggio e scacciare i malintenzionati. L’esecuzione di “miracoli” garantisce i poteri magici della maschera.Raggiungiamo Ouidah, considerata la capitale del vudù africano. In questa città, antico porto del traffico negriero dalle rare architetture afrobrasiliane, coabitano uno di fronte all'altro, in perfetto sincretismo, il tempio dei pitoni e la cattedrale cattolica. La lentezza dei personaggi inondati dal sole... il battito lontano delle onde sulla spiaggia... il ritmo dei tamburi sembrano riportare l'eco mormorante delle colonne di schiavi imbarcati su queste spiagge. Un'atmosfera “fuori del tempo”, perfettamente descritta da Chatwin nel suo libro « Il viceré di Ouidah ». Pensione completa. 
    Con una barca a motore coperta attraverseremo il Lago Nokwe e raggiungeremo Ganvie, il più vasto villaggio palafitticolo del continente africano. Gli abitanti di etnia Tofinou   costruiscono le loro capanne di legno su pali di teck. La pesca è l’attività principale di questa popolazione il cui isolamento ha permesso di conservare abitudini e regole arcaiche.  Sulle piroghe si scandisce la vita quotidiana. E’ con la piroga che gli uomini vanno a pesca e sulla piroga le donne espongono le merci al mercato galleggiante ed i bimbi giocano. Proseguimento per Abomey, città nota soprattutto per la sua importanza storica, dato che fu capitale del regno di Dahomey, fondato nel 17° secolo e caduto con l’occupazione francese.  Visita del Palazzo Reale, testimonianza di questo antico regno, i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo ed un tempio costruito con argilla mischiata con polvere d'oro e sangue umano di migliaia di schiavi sacrificati agli spiriti protettori del reame. Il Regno del Dahomey stabilì le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L'esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per l'audacia e la bellicosità.Proseguimento per Dassa, pensione completa. 
    Sosteremo presso il feticcio di Dankoli, importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l’innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare i bisogni della vita di tutti i giorni: un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica…. Una volta esaudita la preghiera, il richiedente torna sul luogo del feticcio per sacrificare ciò che aveva promesso: un pollo, una mucca, una capra. Le tracce di sangue, olio di palma che cospargono il feticcio provano che tante persone hanno visto la loro preghiera esaudirsi. Nel pomeriggio raggiungeremo gli antichi villaggi Taneka, situati alle pendici dei monti omonimi. Questi villaggi sono composti da capanne rotonde dai tetti conici e protetti al centro da vasi di terracotta. La parte superiore dei villaggi è abitata dai sacerdoti dei feticci, abbigliati con pelle di capra, e dai giovani iniziati. Pare che i primi abitanti, d'origine Kabyé, abbiano occupato la montagna nel IX secolo d.C. Da allora altre popolazioni si sono unite a loro formando una specie di melting-pot. Ogni gruppo ha conservato i propri culti ed i propri riti d'iniziazione, e nello stesso tempo hanno creato istituzioni politiche e religiose comuni. Mentre si cammina tra case a tetto conico, su viuzze delimitate da pietre lisce, capita d'incontrare giovani e adulti con il capo raso, semi nudi. Si preparano alle celebrazioni iniziatiche. I Taneka considerano che per «fare» un uomo ci vuole tempo, pazienza e numerosi sacrifici rituali. Un processo lungo tutta un'esistenza, a tal punto che la vita stessa diventa un rito di passaggio.Pensione completa. 
    Entriamo nel territorio dei Somba e Tamberma che vivono in castelli fortificati. La forma ricorda i castelli medievali in piccole dimensioni. Rappresentano uno dei più beglii esempi di architettura tradizionale africana. Il loro stile impressionò molto l’architetto d’avanguardia  Le Corbusier che li descrisse come esempio di  “architettura scultorale”. Infatti, le Tata, cioè le case d’argilla sono costruite a mano, strato dopo strato, aggiungendo palle di fango e modellandole secondo la planimentria tracciata sul terreno. Una sorta di gesto sensuale che unisce forza, attenzione e bellezza. Grandi altari di forma fallica posti all’ingresso delle abitazioni simbolaggiano la religione animista della regione. Con il permesso accordatoci dagli anziani, entreremo in queste case per meglio capire lo stile di vita degli abitanti. L’area è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.Le abitazioni rappresentano la cosmogonia della religione animista di queste popolazioni:  il piano terra, buio, rappresenta la morte ed è il luogo degli antenati; il secondo piano, aperto al cielo, rappresenta la vita ed è il luogo dove le nonne tengono i neonati fino alla scoperta di quale antenato è tornato in vita attraverso il corpo del neonato. Una volta identificato l’antenato, i bambini sono fatti scendere dal terrazzo. Tutto – famiglia, cibo e scorte – è mantenuto all’interno della casa fortificata, per ragioni di sicurezza in caso di attacchi. Per secoli, infatti, queste popolazioni hanno cercato rifugio sulle montagne Atakora per scappare dalle razzie dei commercianti di schiavi Musulmani che arrivavano dal nord.Attraversamento del confine con il Togo. Pensione completa. 
    Mezza giornata di passeggiata per scoprire i villaggi abitati dai Kabye e Moba sulle montagne Defalé. Sperimenteremo un benvenuto spontaneo e amichevole. Riprendiamo le nostre auto per visitare la ragione circostante il massiccio Kabye, da cui il nome della popolazione locale. Le loro case sono chiamate “Soukala”: un gruppo di capanne unite tra loro da un muro. In ognuna di esse vive una famiglia patriarcale. Molto interessante il lavoro dei fabbri  che ancora lavorano con pietre pesanti invece che con martelli. Seguiremo il processo di produzione di una zappa: dall’inizio, dando forma ad un pezzo qualsiasi di ferro (un binario?) fino alla vendita al mercato. Sembra di tornare (ma forse siamo proprio tornati) all’Età del Ferro.In serata, arrivo ad villaggio dell’etnia Tem per assistere alla danza del fuoco. Al centro del villaggio un gran fuoco illumina i illumina i volti dei partecipanti, che danno avvio alle danze al ritmo incalzante dei tamburi. I danzatori in stato di trance si lanciano nelle braci, le prendono in mano e in bocca, se le passano ovunque sul corpo senza riportare alcuna bruciatura né dare segno di dolore. Coraggio? Autosuggestione? Magia? Difficile spiegare una tale performance. Forse sono proprio i feticci che proteggono contro il fuoco. Pensione completa. 
    La pista ci condurrà al confine con il Ghana e, continuando dopo il passaggio di frontiera, in una regione raramente visitata dove vivono i Dagomba. Questa popolazione costruisce capanne circolari in argilla con il tetto di paglia. La casa del capo villaggio è tipica: grande e con un palo centrale a sostegno del tetto. E’ qui che si tiene il consiglio degli anziani.In uno di questi villaggi incontreremo un grande insediamento di….streghe  esiliate dal loro villaggio d’origine. Discuteremo con loro circa la vita nel villaggio dove uno speciale santuario ha l’incarico di proteggere il loro spirito e di ripulirlo dalle cattive volontà.  Pensione completa 
    Lungo trasferimento verso le foreste abitate da popolazioni Akan.Nella regione Brong Afo abbandoneremo la strada principale per seguire la pista che ci condurrà ad una foresta sacra.  La popolazione locale considera le scimmie Monas e Colobus quali loro totem. Condividono gli stessi spazi, offrendosi protezione reciproca.Cammineremo nella foresta fra alberi giganti, immersi nella luce smeraldina. Incontreremo frequentemente gruppi di scimmie.Pensione completa
    Intorno all’ora di pranzo arrivo a Kumasi, capitale storica e spirituale dell’antico Regno degli Ashanti. Il popolo Ashanti fu una delle “nazioni” più potenti dell’Africa fino alla fine del 19th sec., quando gli Inglesi decisero di annetterla alla loro colonia chiamata Gold Coast. Gli onori ancora oggi resi all’Asantehene (il Re) testimoniano del passato splendore e della perenne potenza Ashanti. Oggi Kumasi, con circa 3 milioni di abitanti, è una dinamica città con un fantastico mercato centrale, uno dei più grandi d’Africa. Ogni tipo di manufatto Ashanti (pelletteria, ceramiche, tessuti Kente) si trova qui, insieme a quasi tutti i tipi di frutta tropicale e verdura. In programma avremo la visita al centro culturale Ashanti, che possiede una ricca collezione di manufatti collocati all’interno della riproduzione di una casa Ashanti. Se in svolgimento, potremo assistere ai “funerali ashanti”, che in realtà sono una celebrazione festosa. Rituale celebrato mesi o anni dopo il decesso per permettere allo spirito del defunto di raggiungere lo status di antenato e divenire protettore di tutto il clan, in una gioiosa festa di ricongiungimento. I partecipanti esibiranno tessuti rossi e neri. I capi, all’ombra di grandi parasole colorati, partecipano alle celebrazioni circondati da tutta la loro corte. Anche noi, seguendo il protocollo tradizionale, saremo accettati alla cerimonia per assistere alle danze tradizionali che celebrano le gesta degli antenati ed hanno una marcata simbologia erotica e guerriera.Pensione completa.  
    La domenica mattina Kumasi si risveglia lentamente. Le sue vie, non troppo trafficate, si concedono allora allo sguardo del viaggiatore, curioso di cogliere da vicino qualche dettaglio che rende la città speciale: le costruzioni coloniali intorno al mercato, le insegne pubblicitarie dipinte a mano con uno stile originale che qualcuno non esita ad accostare all’urban art, i fedeli che si recano alla Chiesa indossando l’abito della domenica perfettamente alla moda perché perfettamente fuori moda. La visita della città sarà riempita dall’attenzione a questi dettagli e ad altri ancora. Festival Akwasidae (se prevista)Nel calendario degli Ashanti alcune date vengono celebrate con grandi cerimonie a palazzo reale, cui partecipano centinaia di persone in costumi tradizionali. Il re giungerà in portantina, fra il giubilo della folla, per sedersi sotto un grande ombrello di panni colorati.  Sua Maestà indosserà vesti dai vivaci colori e sarà adorno di antichi gioielli d’oro massiccio (i gioielli e le maschere in oro Ashanti sono annoverati fra i capolavori dell’arte africana). Davanti al monarca si aprirà uno stretto corridoio formato da portatori di spade e custodi di coltelli rituali, guardiani armati di fucili ad avancarica, dignitari con ventagli di piume di struzzo, portatori di chiavi e di feticci. Ai lati del re siederanno i notabili e i consiglieri sotto l’autorità del "Linguista", con in mano i simboli del potere laminati d’oro. Mentre i cortigiani offriranno i loro doni, i griot o cantastorie reciteranno le gesta degli antichi re. Suonatori di tamburi e di trombe ricavati da zanne d’avorio scandiranno il ritmo della celebrazione. Matrone corpulente, avvolte in tessuti sgargianti, eseguiranno danze tradizionali in un’alternanza di movimenti delicati e spostamenti rapidi. Se presente la “regina madre” si unirà alla festa accompagnata dalla sua corte, totalmente composta da donne. Pensione completa.  
    Trasferimento verso la costa e verso Elmina: un nome legato alla storia dell’Africa, ma anche alla storia di tutta l’umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz approdarono qui con dodici caravelle per costruire un castello sotto l’autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati alla possibilità di acquisto della polvere d’oro. Così ebbe inizio la storia d’Elmina: un castello, un porto, un villaggio, che oggi festeggiano il record di oltre cinque secoli di continui contatti e commerci tra africani ed europei. Il castello che si visita oggi è il risultato dei lavori realizzati da portoghesi, olandesi, inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato inizialmente come fattoria fortificata per rifornire di verdure, frutta ed acqua potabile le navi che facevano rotta lungo la via delle Indie, e nello stesso tempo come base per l’acquisto della polvere d’oro, dell’avorio, e dei legnami pregiati. Nel 18° secolo il castello raggiunse la sua estensione attuale quando divenne uno dei principali centri di raccolta degli schiavi da inviare nelle Americhe. Oggi è riconosciuto “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO. La cittadella d’Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l’oceano. I vicoli di quest’antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un’atmosfera vivace ed unica. Le antiche costruzioni portoghesi, olandesi, inglesi, oggi abitate dai locali, si affiancano ai templi delle “Compagnie Asafo”, in cui i guerrieri offrono ancora sacrifici e libagioni.Pensione completa.  
    Iniziamo con il canopy di Kakum, un ponte di corde assicurato a dei cavi in acciaio, che sovrasta la canopea della foresta. Da un’altezza di 30 - 40 metri si può avere una vista del tutto originale sulla foresta. Invece di mostrare i loro tronchi, gli alberi offrono allo sguardo le loro sommità slanciate alla ricerca di cielo e di sole. Ritorno sulla costa e visita di Cape Coast ed in particolare del suo castello, costruito dagli Svedesi nel 1653. Dal 1657 al 1664 cambiò mano cinque volte. Fu conquistato da Danesi, Olandesi, una tribù locale ed infine dai Britannici, che ne fecero il loro quartiere generale fino alla fine del XIX secolo. Riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, accoglie ora un interessante museo sulla tratta degli schiavi. Da qui partirono migliaia di schiavi catturati localmente durante le guerre tribali e destinati alle piantagioni delle Americhe.La cittadina, prima capitale della colonia britannica, conserva le tracce del passato coloniale. Sulle spiagge circostanti, i pescatori perpetuano tecniche di pesca ancestrali, sfidando le furie dell’oceano per strapparvi abbondanti raccolte di pesce.Trasferimento ad Accra. Pensione completa  
    Interessante città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un’identità, che si riflette nei quartieri moderni, come anche in quelli vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali. I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie britanniche d’ Africa Occidentale. Visiteremo il quartiere dove vivono e operano i fabbricanti di sarcofagi, dalle forme “fantasy”. Questi incredibili prodotti artigianali dai colori sgargianti hanno forme assolutamente inusuali: frutti, animali, pesci, vetture, aeroplani…  il solo limite è l’immaginazione e la fantasia dei futuri occupanti…tutto il resto è possibile. Iniziata in Africa, questa forma d’arte è approdata presto nei musei e oggi è apprezzata da collezionisti di tutto il mondo. Di fronte all’oceano si organizza la vita del quartiere indigeno di pescatori: James Town. Un villaggio circondato da una città, dove le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri.Pranzo in ristorante, camere in day-use e in tempo utile trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro in Italia. 
    Arrivo a Milano.Considerando la natura del viaggio, alcune parti potrebbero essere modificate per cause imprevedibili e sulla base di decisioni dello staff locale. La guida farà il possibile per attenersi al programma originale.

    Perché con noi

    • ad accompagnare il gruppo c’è un nostro Esperto 
    • l’itinerario consente di esplorare aree molto diverse tra loro (foreste pluviali e zone aride, zone montuose e costiere, villaggi e savana…)
    • si entra in contatto con popolazioni molto diverse tra loro e si partecipa alle loro cerimonie e ai loro riti
    • tutte le partenze coincidono con uno dei seguenti eventi: Festival Akwasidae (Ghana), Festival Vudù (Benin)
    • cerimonia vudù e danza del fuoco

    I nostri esperti

    DA ASSEGNARE

    Dal 1  agosto  2024 al 15  agosto  2024

    Dal 17  ottobre  2024 al 31  ottobre  2024

    Approfondimenti di viaggio

                    MEZZI DI TRASPORTOSolitamente utilizziamo un unico minibus per il gruppo, di diversa grandezza a seconda del numero di partecipanti. Può essere comunque che il gruppo sia diviso in due microbus: in questo caso le spiegazioni avverranno quando il gruppo sarà unito. Per un riempimento ottimale dei mezzi, garantendo il giusto distanziamento ed un equilibrato spazio all’interno del veicolo abbiamo previsto che il gruppo possa avere un massimo di 14 [...]