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  • I REAMI DELL’ORO speciale festival vudu

    BENIN GHANA TOGO

  • I REAMI DELL’ORO speciale festival vudu

    BENIN GHANA TOGO

    icona orologio 15 GIORNI
    minimo 9 massimo 12 partecipanti
    icona valigia PARTENZE:

      2020

    • Dal   28  dicembre    al   11  gennaio  
    • 2021

    • Dal   28  dicembre    al   11  gennaio  
    Sistemazioni
    Land Expeditions - Viaggi con Esperto

    I luoghi della tratta degli schiavi verso le Americhe con i castelli di Elmina e di Cape Coast, i tam tam dei tamburi e i canti tribali che ancora oggi risuonano nelle notti stellate, i riti vudù, le spiagge selvagge e le foreste pluviali. Si va nell’ex Costa d’oro, la porzione d’Africa occidentale che fu colonia britannica. Si va alla scoperta del Ghana e dei vicini Togo e Benin. Si va per capire la storia, per incontrare popoli come gli Ashanti, i Tamberma, i Somba e - continua -

    A PARTIRE DA: 4.800 €


    ITINERARIO

    Partenza da Milano con volo di linea per Lomé, con scalo internazionale. Arrivo in serata e trasferimento in hotel. Cena libera.

    Lomé, vibrante capitale del Togo è l’unica città africana ad aver subito consecutivamente le influenze coloniali tedesche, inglesi e francesi nonché una delle poche capitali al mondo situata al confine con un’altra nazione. Questa storia di influenze variegate ha creato un identità unica che si riflette nello stile di vita e nell’architettura della città.  Lomé è il punto di incrocio di persone, culture e commerci che la rende città cosmopolita dalle dimensioni umane. Scopriremo il mercato centrale con le “Nana Benz”, donne mercanti che hanno concentrato nelle loro mani il commercio dei “pagne” (tessuti che vengono venduti in tutta l’Africa Occidentale) e il mercato dei feticci più grande d’Africa con un eclettico assortimento di amuleti, crani di animali, conchiglie, antiche pietre-moneta, teste di serpente, statuette propiziatorie e tutte le più svariate componenti necessarie alla realizzazione di pozioni magiche e feticci.

    Il Vudù è originario delle regioni costiere di Togo e Benin e sbarcato nei Caraibi e le Americhe durante la tratta negriera. Il Vudù è la religione animista tramandata dagli antenati ed ancora ferventemente praticata da queste genti. Oggi conta circa settanta milioni di adepti nel mondo, principalmente in Africa e nelle Americhe. Nei villaggi le cerimonie Vu fanno parte della vita quotidiana: al ritmo sempre più ipnotico dei tam-tam e accompagnato da canzoni incantatorie alcuni danzatori cadranno in profonda trance: occhi riversi, smorfie, tensione muscolare, insensibilità al dolore o al fuoco movimenti convulsi che imitano quelli di un animale. Sakpata, Heviesso, Mami Water e altre divinità Vudù prendono possesso del corpo dei loro adepti per manifestarsi.

    Pensione completa.

    Passaggio della frontiera con il Ghana e continuazione per Accra. Grande città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un’identità che si riflette sia nei quartieri moderni, che in quelli più vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali. I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie d’ Africa. Di fronte all’oceano si organizza la vita dei quartieri autoctoni. James Town: un villaggio circondato da una città, dove le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri. Oltre Osu, sede del palazzo presidenziale, si trova il quartiere dove abitano i fabbricanti di sarcofagi, dalle forme “fantasy”. Con estro, creano bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali... Questi bizzarri manufatti oltre ad essere aprezzati localmente hanno fatto mostra di sè in prestigiose esposizioni internazionali.

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    Proseguimento per Elmina, legata alla storia dell’Africa, ma anche alla storia di tutta l’umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz approdarono qui con dodici caravelle per costruire un castello sotto l’autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati anche alla possibilità di acquisto della polvere d’oro. Così ebbe inizio la storia d’Elmina: un castello, un porto, un villaggio, che oggi festeggiano oltre cinque secoli di continui contatti e commerci tra africani ed europei. La cittadella d’Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l’oceano. I vicoli di quest’antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un’atmosfera vivace ed unica. Le antiche costruzioni portoghesi, olandesi, inglesi, oggi abitate dai locali, si affiancano ai templi delle “Compagnie Asafo”, in cui i guerrieri offrono ancora sacrifici e libagioni.

    Visita del castello di Saint George, risultato dei lavori realizzati da portoghesi, olandesi, inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato inizialmente come fattoria fortificata per rifornire di cibo fresco le navi che facevano rotta lungo la via delle Indie, e nello stesso tempo come base per l’acquisto di polvere d’oro, avorio e legnami pregiati. Nel 18° secolo il castello raggiunse la sua estensione attuale quando divenne uno dei principali centri di raccolta degli schiavi da inviare nelle Americhe. Oggi è riconosciuto “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO.

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    In mattinata visita di Kumasi. Le sue vie si concedono allo sguardo del viaggiatore, curioso di cogliere da vicino qualche dettaglio che rende la città speciale: le costruzioni coloniali intorno al mercato, le insegne pubblicitarie dipinte a mano con uno stile originale che qualcuno non esita ad accostare all’Urban Art. La visita della città sarà riempita dall’attenzione dedicata a questi dettagli e ad altri ancora. Nel pomeriggio, se in svolgimento, potremo assistere ai “funerali ashanti”, che in realtà sono una celebrazione festosa. Rituale celebrato mesi o anni dopo il decesso per permettere allo spirito del defunto di ritornare con lo status di antenato e divenire protettore di tutto il clan, in una gioiosa festa di ricongiungimento. I partecipanti esibiranno tessuti rossi e neri. I capi, all’ombra di grandi parasole colorati, partecipano alle celebrazioni circondati da tutta la loro corte. Anche noi, seguendo il protocollo tradizionale, saremo accettati alla cerimonia per assistere alle danze tradizionali che celebrano le gesta degli antenati ed hanno una marcata simbologia erotica.

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    La regione dei Krobo è nota per la produzione di perle di vetro. Alcune tipologie anticamente prodotte dai Krobo, chiamate Bodom e Akoso occupano uno spazio nelle più importanti collezioni. I Krobo hanno da sempre importato e poi prodotto perle di vetro che possiedono, durante le feste d’iniziazione, un forte valore magico e simbolico e che normalmente rappresentano lo status sociale. Visiteremo un atelier specializzato nella produzione artigianale e seguiremo il processo di creazione. Gli artigiani odierni seguono la stessa tecnica di produzione tradizionalmente usata da secoli: frammenti di vecchi vetri vengono frantumati in un mortaio fino a diventare polvere, successivamente versata in stampi d’argilla ricoperti di caolino. Le perle sono poi fuse, lavate, decorate e rifinite. Oltre che rappresentare il mantenimento di una importante tradizione secolare, la fiorente produzione di perle Krobo, che oggi troviamo abbondantemente su tutti i mercati, (anche nel nostro paese) è diventata un importante sistema di riciclo del vetro e di sviluppo per l’economia locale.

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    Si lascia il Ghana per entrare in Togo. Passaggio della frontiera. Ci spostiamo verso la foresta pluviale che circonda Kpalimé, cittadina dal ricco passato coloniale che oggi è divenuta importante centro di commercio.  Visiteremo il mercato e il centro artigianale.  Passeggiata serale alla scoperta della misteriosa foresta tropicale avvolta dalla magia dell’oscurità: la maestosità degli alberi, il suono dei tam-tam, l’eco dei richiami prodotti dagli animali…inoltre con la guida di un entomologo locale impareremo a riconoscere farfalle ed insetti endemici.

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    Trasferimento verso nord. Sosta in villaggi e mercati lungo il percorso.

    In serata, la danza del fuoco. Al centro del villaggio un grande fuoco illumina i volti dei partecipanti che inizialmente danzano al ritmo ipnotico dei tamburi prima di tuffarsi nelle braci ardenti. Raccolgono tizzoni incandescenti e li passano più volte sul corpo oltre che portarli alla  bocca, quasi li dovessero ingoiare. Nessuna ferita e nessun segno di dolore compare sui volti dei danzatori. Si tratta di coraggio? Auto-suggestione? Magia? Difficile spiegare una tale performance. Forse sono davvero i loro feticci a proteggerli dal fuoco.

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    Il paesaggio si fa montagnoso. Roccia e foresta si alternano trasformando il panorama in un patchwork. Ai piedi del monte Kabye la strada si inerpica fino a raggiungere villaggi che conservano antichi saperi: le donne plasmano vasellame in terracotta senza usare una ruota circolare, avvalendosi solo della loro manualità. Gli uomini invece, nelle loro forge, danno forma a pezzi di metallo usando pietre battute ritmicamente con braccia possenti. Il martello non è ancora arrivato da queste parti…Sembra di tornare (ma forse siamo proprio tornati) all’Età del Ferro. Con pazienza ed ammirazione seguiremo il processo che trasforma un pezzo di ferro (chissà, forse una rotaia) in una zappa…

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    Oggi entriamo nella terra dei Tamberma e dei Somba. In un paesaggio di colline e altipiani incontreremo i Tamberma che vivono in abitazioni fortificate. Simili nella forma ai nostri castelli medievali, queste abitazioni rappresentano uno dei più begli esempi di architettura africana.  Il loro stile impressionò Le Corbusier, che le definì esempio di “architettura sculturale. Le Tata (=case) sono costruite a mano, strato su strato, aggiungendo palle di fango che vengono poi modellate sul disegno della casa in una sorta di sensuale gesto che unisce forza, accuratezza ed estetica. L’attaccamento alle tradizioni è inoltre dimostrato dalla presenza di grandi feticci di forma fallica posti all’entrata delle case. Con il premesso accordatoci dagli abitanti entreremo nelle case per meglio comprenderne lo stile di vita. L’area è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.  

    Un po' più ad est, una volta attraversato il confine del Benin, incontreremo i Betammaribe (alias Somba), che condividono con i Tamberma lo stesso spazio ambientale: le colline Atakora. Come loro costruiscono bei castelli d'argilla, ma da loro si differenziano per alcuni riti iniziatici molto suggestivi. I giovani, verso i 18-20 anni, si fanno scarificare tutto il ventre con intricati e raffinati motivi geometrici. Prendono l'iniziativa liberamente, per provare il loro coraggio; liberamente ma anche profondamente convinti che solo queste scarificazioni daranno loro uno statuto di veri uomini, nel mondo degli adulti. Incontreremo alcuni di questi giovani, vedremo le loro scarificazioni e ci faremo raccontare i ricordi di questa prova iniziatica.

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    Raggiungeremo gli  antichi villaggi Taneka,  situati alle pendici del monte omonimo. Questi villaggi sono composti da capanne rotonde dai  tetti conici e  protetti in cima da vasi di terracotta. La parte superiore dei villaggi è abitata dai sacerdoti dei feticci, abbigliati con pelle di capra, e dai giovani iniziati. Pare che i primi abitanti, d'origine Kabyé, abbiano occupato la montagna nel IX secolo d.C. Da allora altre popolazioni si sono unite a loro formando una specie di melting-pot. Ogni gruppo ha conservato i propri culti ed i propri riti d'iniziazione, e nello stesso tempo hanno creato istituzioni politiche  e  religiose comuni. Mentre si cammina tra case a tetto conico, su viuzze delimitate da pietre lisce, capita d'incontrare giovani ed adulti con il capo raso, semi nudi. Si preparano alle celebrazioni iniziatiche. I Taneka, considerano che per « fare » un uomo ci vuole tempo, pazienza, e tanto... sangue d'animali sacrificati. Insomma un processo lungo tutta un'esistenza, a tal punto che la vita stessa diventa un rito di passaggio.

    Nel pomeriggio, sosteremo presso il feticcio di Dankoli, importante luogo di culto vudù. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l’innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al feticcio per soddisfare i bisogni della vita di tutti i giorni: un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi, una promozione scolastica…. Una volta esaudita la preghiera, il richiedente torna sul luogo del feticcio per sacrificare ciò che aveva promesso: un pollo, una mucca, una capra. Le tracce di sangue, vino e olio di palma che cospargono il feticcio provano che tante persone hanno visto la loro preghiera esaudirsi.

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    Partenza per Abomey, città nota soprattutto per la sua importanza storica, dato che fu capitale del regno di Dahomey, fondato nel 17° secolo e caduto con l’occupazione francese. Visiteremo il Palazzo Reale, testimonianza di questo antico regno, con muri decorati con grandi bassorilievi cromatici che narrano la storia degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l'altro le spoglie mortali dei re ed un tempio edificato mischiando argilla, polvere d'oro e sangue umano di migliaia di schiavi sacrificati agli spiriti protettori del reame. Il Regno del Dahomey stabilì le basi del propria economia su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L'esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per coraggio e crudeltà.

    Nel pomeriggio una barca a motore coperta ci permetterà di attraversare il Lago Nokwe e raggiungere Ganvie, il più vasto villaggio palafitticolo del continente Africano. Gli abitanti dell’etnia Tofinou costruiscono le loro capanne di legno su pali di teck e scandiscono la vita quotidiana sulle piroghe. E’ con la piroga che gli uomini vanno a pesca e sulla piroga le donne espongono le merci al mercato galleggiante ed i bimbi giocano. La pesca è l’attività principale di questa popolazione il cui isolamento ha permesso di conservare abitudini e regole arcaiche.

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    Parteciperemo oggi al festival vudù: sceglieremo, secondo le opportunità, se a Ouidah o a Porto Novo. La sfilata si svolge al mattino, con i partecipanti in abiti tradizionali che celebrano i loro culti ancestrali. Con danze e maschere…

    Camere in day-use e in tempo utile trasferimento all’aeroporto di Cotonou per il volo di rientro in Italia.

     

    Arrivo a Milano.

    Considerando la natura del viaggio, alcune parti potrebbero essere modificate per cause imprevedibili e sulla base di decisioni dello staff locale. La guida farà il possibile per attenersi al programma originale.

     

    APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

    VOLII Voli di linea scelti per questo itinerario sono operati da BRUSSELS AIRLINES, la compagnia di bandiera belga. Segnaliamo che sono possibili eventuali cambiamenti di orari e aeromobili non dipendenti dalla nostra volontà e che potrebbero determinare modifiche all’itinerario di viaggio. Segnaliamo anche che, per motivi operativi e di disponibilità, potrebbe essere necessario utilizzare un’altra compagnia aerea, garantendo sempre voli di linea IATA.   Non ci sono voli - CONTINUA -

    PERCHÈ CON KEL 12

    • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
    • L’itinerario consente di esplorare aree molto diverse tra loro (foreste pluviali e zone aride, zone montuose e costiere, villaggi e savana…)
    • Si entra in contatto con popolazioni molto diverse tra loro e si partecipa alle loro cerimonie e ai loro riti
    • La partenza coincide con il Festival Vudù (Benin)
    • cerimonia vudù e danza del fuoco

    ESPERTI

      

    Esperto Kel 12

    • Dal 28  dicembre  2020 al 11  gennaio  2021
    • Dal 28  dicembre  2021 al 11  gennaio  2022

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    Data Partenza:

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