I TESORI NASCOSTI DELLA STEPPA DAL KARAKALPAKSTAN A SAMARCANDA

UZBEKISTAN

  • I TESORI NASCOSTI DELLA STEPPA DAL KARAKALPAKSTAN A SAMARCANDA

    UZBEKISTAN

    Viaggi con Esperto
    Durata 11 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2026
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 13  settembre   al 23  settembre  
      Completa
      100
    • Dal 4  ottobre   al 14  ottobre  
      Garantita
      100
    • Dal 25  ottobre   al 4  novembre  
      Garantita
      100

    A PARTIRE DA:  

    2.700€

    Uzbekistan

    I TESORI NASCOSTI DELLA STEPPA DAL KARAKALPAKSTAN A SAMARCANDA

    Viaggio di undici giorni in Uzbekistan, che possiede il più ricco patrimonio storico e culturale tra i paesi dell’Asia Centrale; un itinerario che include anche la regione del Karakalpakstan, per addentrarsi a fondo in quelle che un tempo erano tra le più celebri città carovaniere lungo la Via della Seta e che, ancora oggi, sprigionano una bellezza malinconica e ancora vibrante.

    In queste terre semi desertiche ancora oggi città antichissime e monumenti architettonici unici restano a testimonianza di un passato importante. La storia dell'Uzbekistan ha più di 2500 anni. Situata in posizione strategica lungo le rotte carovaniere, la regione rivestì un ruolo di primo piano nell'ambito di civiltà diverse pur mantenendo abbastanza costanti, nel corso dei secoli, strutture sociali, usi e costumi. Anticamente qui si trovavano le satrapie persiane di Battriana, Corasmia e Sogdiana. Nel IV sec. a. C. passò attraverso questi luoghi Alessandro Magno che sposò Roxana, la figlia di uno dei capi locali. In successione fiorirono l'Impero di Kushan e diversi regni: dei seleucidi, dei parti e quello di Kharazm, la dinastia persiana dei samanidi con capitale Bukhara, l’Impero di Timur ( il celebre Tamerlano) con capitale la leggendaria Samarcanda e, in epoca più recente, l'Emirato di Bukhara e i khanati di Qoqand e di Khiva. Nel VII-VIII sec. lo zoroastrismo, ampiamente diffuso nella zona, fu soppiantato dall'islamismo.

    Con la scoperta della via marittima per l'India e la Cina, la Via della Seta decadde e la regione perse la sua importanza economica e strategica trovandosi fuori dallo sviluppo mondiale. L'annessione dell'Asia Centrale alla Russia zarista (1860) legò il Turkestan alla Russia dal 1890 al 1917. Nel 1924 il Turkestan fu diviso nelle repubbliche sovietiche nazionali: milioni di uzbeki, kazakhi, kirgyzi, tagiki e turkmeni furono separati in altrettanti stati che, a seguito della dissoluzione dell’URSS, divennero indipendenti. Oggi, ognuna di queste repubbliche, sta tentando, a modo proprio di imboccare la via di uno rapido sviluppo, tra equilibri e confini incerti.

    Il nostro viaggio comincia a Tashkent, la moderna capitale, e prosegue verso ovest alla scoperta delle città carovaniere. Ma non solo. Tra le sabbie steppose del Karakalpakstan, una repubblica autonoma che si sviluppa sulla piana dell’antica Corasmia, scopriremo antichi tesori, storie di uomini eccezionali e ci confronteremo con l'impatto ambientale causato dall’attività umana. Nel Kyzilkum, al cospetto di antiche fortezze e cimiteri di navi fantasma - dove un tempo la steppa era un vero e proprio mare – scopriremo anche insospettabili musei d’arte moderna. Il Museo d’Arte di Nukus è intitolato al pittore e archeologo dissidente Igor Savitsky, che qui riunì una straordinaria collezione di capolavori pittorici dell’avanguardia russa e uzbeka, banditi dalla censura sovietica. Proprio l’isolamento di questa regione salvò migliaia di dipinti, che oggi rappresentano un patrimonio unico quanto ancora scarsamente visitato.

    Da qui raggiungiamo le città carovaniere più celebri: da Khiva, oggi una piccola cittadina – museo a cielo aperto, a Bukhara, la città santa fino alla leggendaria Samarcanda, la più gloriosa e magnifica delle città carovaniere.

    Itinerario di viaggio

    Partenza in mattinata dall’Italia con volo di linea via scalo internazionale per Tashkent, dove si arriva in tarda serata. Cena a bordo. All’arrivo, dopo la mezzanotte, espletamento delle formalità d’ingresso, accoglienza in aeroporto e trasferimento privato in hotel. Pernottamento in hotel.    NB: Il viaggio è programmato con partenza da Milano Malpensa. È possibile anche la partenza da Roma senza supplemento e con assistenza aeroportuale. È possibile, su richiesta, partire anche da altri aeroporti italiani, qualora la coincidenza lo permetta, con supplemento tariffario. 
    Dopo la prima colazione, iniziamo in mattinata  le visite di Tashkent, la città più importante dell’Asia Centrale, nodo commerciale dell’intero Turkestan. Oggi conta oltre 2,5 milioni di abitanti e rappresenta la quarta città dell’ex Unione Sovietica dopo Mosca, San Pietroburgo e Kiev. Prima del terremoto del 1966 che la rase al suolo, il canale di Ankhor separava la città vecchia (uzbeka) da quella nuova (russa). La prima consisteva in un dedalo di viuzze intorno al Bazar Chorsu, la seconda in ombrosi viali che s'irradiavano dall'odierna piazza Amir Timur. Il terremoto ne ha stravolto la fisionomia che è stata ricostruita dal periodo post sisma ai giorni nostri. Le visite iniziano con il nuovissimo Museo Centro della Civiltà Islamica in Uzbekistan. Con un'estensione di quasi 10 ettari, ospita una vasta biblioteca, laboratori di restauro, sale espositive e un'accademia di ricerca, agendo come ponte tra la "Golden Age" dell'Asia Centrale e il presente. Qui è conservato il corano di Osman, noto anche come Corano di Samarcanda; è considerato uno dei manoscritti più antichi al mondo, risalente alla metà del VII secolo. Si continua con la spartana Moschea di Telyashayakh; la Madrasa di Barakhon, che ospita l’Ente Religioso Islamico dell’Uzbekistan; il Mausoleo di Kaffal Shashiy, il Bazar Chorsu, il mercato agricolo, sormontato da un’immensa cupola verde, un incantevole quadro di vita urbana; la Piazza dell’Indipendenza; la Piazza del Teatro Alisher Navoi; Amir Timur Maydoni, con la patriottica statua equestre di Tamerlano, alcune stazioni della metropolitana. Pasti in ristoranti locali. Pernottamento in hotel. 
    Presto al mattino, dopo la prima colazione, trasferimento all’aeroporto per il volo per Nukus, la capitale amministrativa e il più importante centro di snodo della Repubblica Autonoma del Karakalpakstan, situata nel nord ovest del paese. Siamo in una regione stepposa, desertica e remota, attraversata in passato da vie commerciali e sede di potenti khanati. Si respira ancora un’aurea mitica ma, soprattutto, si respira un’aria salata. Il nostro obiettivo oggi è essere testimoni di un paesaggio surreale ma anche di uno dei più grandi disastri ambientali del secolo scorso. Percorriamo duecento km verso nord fino alla cittadina semi-abbandonata di Moynaq. Qui, dove un tempo c’era un fiorente porto commerciale ora c’è il deserto. Arriveremo sul fondo di quello che un tempo era il Lago d’Aral, il quarto lago più grande al mondo. Oggi scomparso o, meglio, diviso in due bacini distinti situati in Paesi diversi. Il lago, chiamato anche Mare d’Aral per la sua enorme estensione, era un lago salato di origine oceanica situato tra Uzbekistan e Kazakistan. Nei primi anni Sessanta il governo dell'Unione Sovietica decise di prelevare, tramite l'uso di canali, l'acqua dei due fiumi che sfociavano nel lago nel tentativo di irrigare il deserto per coltivare riso, meloni, cereali, e irrigare i neonati vasti campi di cotone. Ciò faceva parte del piano di coltura intensiva per il cotone voluto dal regime sovietico, che aveva il fine di far diventare la Russia una delle maggiori esportatrici. Dal 1986, il processo di prelievo delle acque causato dallo sfruttamento delle risorse idriche dell’Amu Darya e del Syr Darya per la produzione intensiva di cotone ha causato dapprima la loro separazione in un bacino più piccolo a nord ed uno di maggiore estensione a sud ed infine il suo quasi totale esaurimento. Dalla metà degli anni 2000 sono iniziati dei tentativi di recupero nella sola parte kazaka, che ha consentito, ripristinando un canale di emissione dal Syr Darya, di innalzare nuovamente il livello dell’acqua. Le autorità dell'Uzbekistan ritengono  invece che ormai la situazione sia talmente compromessa, per quanto riguarda il bacino rimasto sul proprio territorio, che l'unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato, invece di provvedere a un suo eventuale nuovo riempimento. Inoltre, sul fondo salino, sono stati trovati diversi giacimenti di gas che potrebbero essere sfruttati nel prossimo futuro. Visita al paese e al cimitero delle navi, abbandonate nella steppa. Pranzo in ristorante locale in corso di visite. Nel pomeriggio torniamo poi a Nukus. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento. Con i suoi 160.000 kmq, un terzo della superficie dell’Uzbekistan, il Karakalpakstan è abitato approssimativamente da un milione e trecentomila abitanti, di cui circa 400.000 karakalpaki. Le origini di questo popolo, letteralmente gli “uomini dal cappello nero”, vanno ricercate nelle steppe del Kazakistan, a nord del lago d’Aral. Una tribù nomade di pastori e pescatori, dai tratti vagamente mongoli, che parlano una lingua più simile al kazako che all’uzbeko.    
    Dopo colazione, visitiamo il Museo Savitsky, un autentico tesoro nel deserto: conserva infatti reperti etnologici del Karakalpakistan e una collezione unica di dipinti dell’avanguardia russa.La storia di questo museo è particolarmente avvincente: nel 1950 il pittore, archeologo e collezionista russo, Igor Savitsky, visitò per la prima volta Karakalpakstan per partecipare ad una spedizione archeologica e, successivamente, si trasferì a Nukus, dove continuò a vivere fino alla sua morte a Mosca nel 1984. Durante il 1957-66, raccolse una vasta collezione di reperti locali: tappeti, monete, vestiti e altri manufatti, convincendo le autorità sulla necessità di un museo e, dopo la sua istituzione, fu nominato nel ’66 suo curatore. Successivamente, ha iniziato a collezionare le opere di artisti dell'Asia centrale e dell'avanguardia russa - tra cui Kliment Red'ko, Lyubov Popova, Mukhina, Ivan Koudriachov e Robert Falk - i cui dipinti, sebbene già conosciuti nell'Europa occidentale, furono vietati in Unione Sovietica. Nonostante il rischio di essere denunciato come "nemico del popolo", Savitsky li raccolse per preservarli.Dopo la visita, partenza verso sud lungo il confine con il Turkmenistan, che corre in prossimità del fiume Amu-Darya. Si attraversa il cuore di quello che un tempo fu lo stato di Corasmia (che comprendeva anche parti dell’odierno Turkmenistan settentrionale), situato lungo un ramo della Via della Seta, per migliaia di anni un importante crocevia di civiltà in mezzo ai deserti dell’Asia centrale. A nord-est di Khiva si trovano ancora le rovine di molte città e fortezze corasmiane, alcune delle quali risalenti a ben più di 2000 anni fa. Il nome tradizionale di questa zona è Elliq Qala, “Cinquanta Fortezze”. Lungo il percorso visita delle rovine di Ayaz Qala e Toprak Qala. La fortezza più imponente è la Ayaz Qala, in realtà un complesso di tre fortezze dalle pareti di fango, che conobbe il suo periodo di maggiore splendore nel VI e VII secolo. La fortezza di Toprak Qala è un complesso, che comprende anche un tempio, appartenuto ai governatori della Corasmia che nel III e IV secolo erano a guardia dei confini. Nel tardo pomeriggio arrivo a Khiva, che si delinea con le scintillanti cupole color turchese, le torri e i minareti, circondata da pianeggianti distese desertiche. Pranzo in ristorante locale. Cena e pernottamento in hotel. 
    Prima colazione in hotel e intera giornata dedicata alla visita della città. Da molti considerata la più suggestiva dell’Asia Centrale, senz’altro Khiva è la più isolata delle oasi carovaniere uzbeke sulla Via della Seta. Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII secolo, quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV secolo, capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.La parte antica della città (che è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità" nel 1991) si chiama Ichan Kala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 km su cui si aprono quattro porte. La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza. Khiva in effetti non è una semplice città, ma un vero e proprio museo a cielo aperto: ha mantenuto integra la struttura urbanistica originale all'interno delle mura perimetrali, dove si concentrano la maggior parte dei monumenti. Si visita facilmente a piedi e tutto è a portata di pochi passi.Ci addentriamo, quindi, nell’Ichan Kala, percorrendo i suoi vicoli tortuosi, visitando minareti, madrase, palazzi e moschee (l’ordine delle visite della giornata odierna è puramente indicativo e potrà essere variato dall’accompagnatore e dalla guida locale al fine di ottimizzare le giornate). Entrando in città dalla Ota Darvoza, sulla destra, scopriamo uno dei simboli della città, il Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi che però appare interrotto di netto alla sua metà. L’edificio venne iniziato, nel 1881, da Mohammed Amin Khan, che nelle intenzioni voleva erigere una torre colossale, la più alta dell’Asia, ma il khan morì provvisamente e la costruzione fu quindi interrotta. Visitiamo la fortezza Kunya Ark, residenza dei sovrani, costruita nel XII secolo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è la prigione dei khan. All’interno dell’Ark si trova una moschea estiva, del XIX secolo, una bellissima moschea all’aperto con splendide piastrelle bianche e blu decorate con motivi vegetali. Accanto la vecchia zecca, oggi un museo. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i khan dispensavano giudizi. Da qui si può salire sui bastioni, avendo una bella vista sui tetti della città.Passeggiata al tramonto lungo il tratto nord-occidentale delle mura. Pasti in ristoranti locali. Pernottamento in hotel. 
    Dopo la prima colazione partenza per il più lungo trasferimento del viaggio (450 km, circa 7 ore più le soste). Direzione sud-est, attraverso il deserto di Kyzylkum (sabbie rosse) e al limitare del deserto di Karakum (sabbie nere), che si estende oltre il vicino confine con il Turkmenistan. Insieme il Kyzylkum e il Karakum formano il quarto deserto del mondo per estensione. Sosta sulla riva del fiume Amu-Darya (l’antico Oxus) che scorre tra i due deserti segnando il confine tra Uzbekistan e Turkmenistan e andando infine a morire nell’agonizzante Lago d’Aral. Pranzo in semplice ristorante locale lungo il percorso. Arrivo nel tardo pomeriggio a Bukhara. Cena e pernottamento in hotel. 
    Prima colazione. La giornata è interamente dedicata alla visita del centro storico di Bukhara. “Se Samarcanda è la meraviglia della terra, Bukhara è la meraviglia dello spirito”. Il centro storico e i dintorni offrono tanto, e l'essere considerata la città più sacra dell’Asia Centrale, emerge anche grazie a restauri che sono stati più attenti che in altri centri. Anch’essa è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.La città ha vissuto vicende alterne, ma le sue gioie non sono state stravolte negli ultimi duecento anni, anche se il suo periodo migliore l'ha trascorso tra il IX e X secolo quando era capitale di uno stato, quello samanide, che prende nome da Ismail Samani, fondatore della dinastia cui è dedicato uno dei più antichi edifici islamici di Bukhara. Più in generale, si è caratterizzata come “pilastro dell’Islam”, “nobile Bukhara”, cuore religioso e culturale dell’Asia Centrale anche grazie alla presenza di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio nei secoli.Di madrase e moschee ne racchiude davvero tante, di seguito segnaliamo alcune delle visite previste, segnalando che l’ordine è indicativo e potrà essere variato dalla guida locale e dall’accompagnatore al fine di ottimizzare la giornata.Con i suoi 2000 anni di storia, Bukhara è una vera e propria città-museo con magnifici capolavori dell’architettura islamica: la fortezza di Ark, una cittadella regale all’interno della città, residenza degli emiri dall’XI secolo sino al 1920; la moschea Bolo-Hauz, costruita nel 1718, luogo di culto ufficiale degli emiri; l’originale Mausoleo Chashma Ayub, costruito tra il XII e il XVI secolo sopra una sorgente fatta scaturire da Giobbe; il massiccio Mausoleo di Ismail Samani, considerato una delle meraviglie di tutti i tempi e caratterizzato da una elaborata muratura in mattoni di terracotta. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio visita al complesso di Kalon con l’alto minareto del XII secolo, un tempo “punto di riferimento” per le carovane che arrivavano dal deserto circostante, la Moschea di Kalon e la Madrasa di Mir-i-Rab; la Madrasa di Ulughbek, decorata con maioliche azzurre e mai restaurata; la cinquecentesca Madrasa di Abdul Aziz Khan, un vero gioiello, le cui stanze un tempo erano destinate agli studenti della scuola coranica. Passeggiata fino a Lyabi-Hauz, la piazza costruita attorno a una vasca del 1620, il posto più interessante e tranquillo della città. Cena in ristorante locale. Rientro in hotel e pernottamento.  
    Dopo la prima colazione partenza verso sud-est per Shakhrisabz, una piacevole e tranquilla cittadina uzbeka, luogo di nascita di Tamerlano. Per maggior precisione Timur detto “Lo Zoppo” nacque il 9 Aprile del 1336 nel villaggio di Hoja Ilghar, 13 km a sud, appartenente al clan di Barlas, l’aristocrazia locale. Shakhrisabz, che allora si chiamava Kesh, era una specie di feudo di famiglia. Quando salì al potere, Tamerlano le diede il nome attuale, che in tajiko significa “città verde” e la trasformò in una grande città monumentale. Escursione con mezzi locali per un itinerario panoramico poco esplorato ai piedi della catena montuosa di Hissar. Si raggiunge lo scenografico villaggio montano di Langar, con il suo famoso mausoleo sulla collina, dove il tempo sembra essersi fermato. Visita del villaggio e pranzo in casa privata con possibilità di socializzare con la popolazione locale. Dopo pranzo rientro a Shakhrisabz e se il tempo lo consente si inizia la visita dei principali siti d’interesse della città. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel. 
    Dopo la prima colazione visita di Shakhrisabz: le rovine del Palazzo Ak-Saray, il “Palazzo Bianco”, la residenza estiva di Tamerlano; la moschea del venerdì Kok-Gumbaz, “cupola azzurra”; il Mausoleo dello sceicco Shamseddin Kulyal, precettore spirituale di Tamerlano; il Gumbazi Seydan, il mausoleo per i discendenti di Ulughbek; il complesso di Khazrati-Imam, con la tomba di Jehangir, il figlio maggiore di Tamerlano che morì a 22 anni. Al termine della visita partenza verso nord per Samarcanda (Marakanda per i greci), uno degli insediamenti più antichi dell’Asia Centrale, fondata nel V secolo a.C.. Capitale della Sogdiana, fu conquistata nel 329 a.C. da Alessandro Magno, il quale disse: “Tutto quello che ho udito di Marakanda è vero, tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi”. Si inizia la visita dei principali siti d’interesse della città: la gigantesca Moschea di Bibi Khanim fatta costruire, secondo la leggenda, dalla bella moglie cinese di Tamerlano e l’adiacente Siyob Bazar; l’Osservatorio di Ulughbek, il sovrano-astronomo che tra il 1420 e il 1430 fece costruire un osservatorio con un astrolabio di 30 metri; il Museo di Afrosiab con i reperti delle rovine dell’antica Samarcanda, abbandonata all’inizio del XIII secolo, dopo la conquista dei Mongoli. Pasti in ristoranti locali. Pernottamento in hotel.   
    Dopo la prima colazione intera giornata dedicata alla visita di Samarcanda: il Registan, parola che in tagiko significa “luogo sabbioso”, il centro commerciale della Samarcanda medievale, un complesso di maestose e imponenti madrase, principale monumento della città e uno dei luoghi più straordinari di tutta la Via della Seta; il Mausoleo di Guri Amir, complesso architettonico che si distingue per la caratteristica cupola scanalata e che ricomprende la tomba di Tamerlano, di due figli e due nipoti; la monumentale Necropoli di Shah-i-Zinda, con la “tomba del re vivente”, un cugino del profeta Maometto che si dice abbia portato l’Islam in questa regione nel VII secolo. Tempo permettendo visita della fabbrica della carta di seta. Pasti in ristoranti locali. Pernottamento in hotel. 
    Presto al mattino, dopo la prima colazione, trasferimento all’aeroporto per l’imbarco sul volo di linea per l’Italia via scalo internazionale. Arrivo a Milano Malpensa nel primo pomeriggio e fine del viaggio.  1. Khiva3. Uno dei quadri esposti a Nukus2. Un giorno al mercato4. La moschea di Jouma a Itchan Kala 

    Perché con noi

    • Un viaggio completo in Uzbekistan, che include sia le città carovaniere - Khiva Bukhara e Samarcanda - sia la remota regione del Karakalpakstan e il deserto del Kyzilkum.
    • Effettuiamo visite inconsuete come quelle al Museo d'arte di Nukus dedicato a Savitsky e al villaggio di montagna di Langar Ota.
    • Ci avventuriamo fino al cimitero delle navi del deserto di Moynaq affrontando le tematiche della sostenibilità ambientale.
    • Si viaggia in piccoli gruppi, per un'esperienza più intensa. 
    • Ad accompagnare il gruppo un esperto Kel 12 della destinazione

    I nostri esperti

    CATERINA BORGATO

    Dal 13  settembre  2026 al 23  settembre  2026

    MARCO PATRIOLI

    Dal 4  ottobre  2026 al 14  ottobre  2026

    CINZIA BUSCONI

    Dal 25  ottobre  2026 al 4  novembre  2026

    Approfondimenti di viaggio

    VOLII Voli di linea scelti per questo itinerario sono operati dalla compagnia Turkish Airlines con scalo a Istanbul. Questa scelta è dettata principalmente dal fatto che, al momento della programmazione del viaggio, è l’unica compagnia aerea che consente di volare su Tashkent in andata e tornare in Italia dall’aeroporto di Samarcanda, permettendoci così di disegnare un tour che attraversa il Paese senza dover tornare mai al punto di partenza. La Turkish Airlines consente anche di partire [...]