IL CAIRO: CITTA’ DI FARAONI, CALIFFI E KHAN

EGITTO

  • IL CAIRO: CITTA’ DI FARAONI, CALIFFI E KHAN

    EGITTO

    Viaggi con Esperto
    Durata 5 giorni
    Partecipanti minimo 8 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2026
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 29  ottobre   al 2  novembre  
      Completa
      60
    • 2027
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 2  gennaio   al 6  gennaio  
      In conferma
      60

    A PARTIRE DA:  

    2.400€

    Egitto

    IL CAIRO: CITTA’ DI FARAONI, CALIFFI E KHAN

    Il Cairo è una città complessa e affascinante, insieme sopraffatta dal traffico e dalla storia. Un luogo di contrasti dove, di fronte alla Piramide di Cheope – l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora visibile e visitabile – si trova un fast food statunitense. Sui tetti del centro storico, nelle torri di legno gheya dipinte a mano, si allevano piccioni: al tramonto stormi volteggianti tornano alle colombaie, richiamati dai proprietari con fischi o bandiere colorate.

    È una città vera, cruda, non un museo a cielo aperto né una metropoli spersonalizzata, ma un luogo di cui si percepisce chiaramente l’anima turbolenta.

    Dalla Piramide Rossa di Dahshur a quelle iconiche di Giza, dal Museo Egizio di Piazza El Tahrir al nuovissimo GEM, dai vicoli della Cairo islamica ai locali alla moda della Nuova Giza: in pochi giorni proveremo a ripercorrere la storia dell’Egitto dai grandi faraoni ai giorni nostri. Ma Il Cairo non è solo l’eredità dei faraoni: è anche la città dei califfi, che lo resero un fulcro dell’Islam medievale lasciando in eredità moschee, madrase e palazzi, e dei khan, mercanti e sovrani che animarono i suoi bazar trasformandoli in un crocevia cosmopolita e vivace.

    Non è un caso che la parola Misr indichi sia Il Cairo che l’Egitto, perché è nel Cairo che si concentra da secoli il potere politico, economico e culturale del Paese. Oggi vi abitano oltre 22 milioni di persone e l’area metropolitana, con le sue new town, è in continua espansione.

    Crediamo per questo che Il Cairo meriti un viaggio, non solo un breve passaggio per ammirare le Piramidi, ma il giusto numero di notti per “viverla”. E se pensate che ne meriti ancora, avete ragione: ed è un ottimo motivo per tornare.

    Itinerario di viaggio

    Partenza con volo di linea da Milano o Roma per il Cairo. All’arrivo accoglienza in aeroporto e disbrigo delle formalità per l’ottenimento del visto. Trasferimento all’Hyatt Regency West Cairo o all’Hyatt Centric West Cairo.  Cena in hotel. 
    Prima colazione. Giornata dedicata alla visita di Saqqara, Dahshur e Menfi. Al mattino, visita della necropoli di Saqqara. Saqqara sicuramente è fra i siti più affascinanti, interessanti ed estesi di tutto il basso Egitto. L’area della necropoli si estende per circa 6 km di lunghezza e per più di 1,5 km di larghezza nel suo punto maggiore. Il nome più antico ritrovato a Saqqara è quello del faraone Na’rmer, che secondo alcuni egittologi corrisponde a Menes, il re leggendario che ha fondato la città di Menfi e colui che ha unito in un unico regno il Basso e l’Alto Egitto. Numerose sono le mastabe delle prime dinastie, ma gli edifici che risaltano di più sono le piramidi; a Saqqara si contano 15 piramidi reali, la più imponente è quella di Zoser Neterikhet eretta intorno al 2630 a C. Prima piramide della storia egizia ed anche la più antica struttura di pietra di queste dimensioni esistente al mondo. Il progetto viene attribuito a Imuthes (Imhotep), che Manetone definisce “l’inventore dell’arte di costruire con la pietra tagliata”. Il progetto dell’opera fu chiaramente sperimentale come è dimostrato dalle esitazioni della forma, causato probabilmente dell’impiego del nuovo materiale e nel corso della messa in opera vennero adottati sei differenti progetti: iniziato come una grande mastaba, viene terminato come una piramide a sei gradoni. La piramide di Zoser è inserita all’interno di un complesso di edifici a scopo cultuale e rituale racchiusi da un muro di cinta. Gli edifici costituiscono una replica delle cappelle e padiglioni costruiti per il giubileo reale, denominata in antico “festa Sed”, che serviva al faraone a segnare l’inizio di una nuova fase del regno del sovrano. La pietra come materiale da costruzione garantiva a Zoser la possibilità di godere di numerosi giubilei dopo la sua morte. A Saqqara si visita un’altra piramide molto interessante, in cui si può accedere all’interno, è la piramide di Teti. Il faraone appartiene alla VI Dinastia e la sua piramide si colloca a nord est rispetto a quella di Zoser. La piramide di Teti contiene al suo interno i cosiddetti “Testi delle piramidi”: le pareti del vestibolo, del corridoio e della camera sepolcrale sono ricoperti da iscrizioni geroglifiche. “I Testi delle Piramidi” è un corpus testuale formato da inni, formule magiche, preghiere volte ad aiutare il faraone defunto a raggiungere le stelle.Riserviamo alla necropoli di Saqqara il tempo necessario per una visita approfondita, non ci fermeremo solo nei punti più noti, ma continueremo la nostra scoperta includendo anche il Serapeum e la Tomba di Ti. A queste due opere straordinarie vogliamo dedicare un testo esplicativo. Il SerapeumNel 1850 Auguste Mariette scoprì una sfinge sepolta nella sabbia nell’area della necropoli di Saqqara. Il grande egittologo francese e fondatore del Museo Egizio del Cairo, ricordandosi dell’indicazione dello storico greco Strabone che parlava di un viale fiancheggiato da più di centoquaranta sfingi che conduceva al tempio di Api, iniziò a scavare nell’area con l’ausilio di trenta operai egiziani e subito riportò alla luce numerose sfingi e la cappella di Nectanebo II (XXX dinastia, … - 343 a.C.). Solo nel 1851 Mariette riuscì a entrare nell’edificio sotterraneo, il Serapeum, dove erano custodite le sepolture di 64 tori sacri.Il Serapeum è una catacomba, scavata nella roccia calcarea di Saqqara, localizzata a nord – ovest rispetto alla piramide a gradoni del faraone Djoser. La catacomba è costituita sia da gallerie minori, contenenti sarcofagi in legno al cui interno vi erano tori mummificati risalenti al periodo compreso tra la XVIII e la XXVI dinastia, sia da una galleria principale; quest’ultima si sviluppa per circa 350 metri al di sotto della superficie, alta 5 metri e larga 3 metri e contiene 24 nicchie dove Mariette trovò 24 sarcofagi realizzati in pietra: 2 in calcare e 22 in granito di Aswan. La galleria minore venne scavata per volere di Khaemuaset, figlio di Ramesse II, durante la XIX dinastia, mentre la galleria principale venne realizzata sotto il regno di Psammetico I (XXVI Dinastia, … - 610 a.C.) ed in seguito utilizzata anche dai Tolomei.I sarcofagi ritrovati nella galleria principale sono monumentali e il loro peso si attesta fra le settanta e le cento tonnellate, trasportarli e posizionarli all’interno delle cappelle deve essere stato un lavoro complesso e molto faticoso.Diverse sono le domande che ancora non hanno trovato risposta e forse non la troveranno. Un sarcofago datato al regno di Cambise, momento in cui l’Egitto era una satrapia persiana, è stato lasciato in mezzo al corridoio, un altro sarcofago e tre coperchi sono stati lasciati in mezzo ai corridoi senza un’apparente spiegazione.Una cosa interessante che constatò subito Mariette fu che il piano di appoggio dei sarcofagi all’interno delle cappelle era più basso di un paio di metri circa rispetto al piano dei corridoi. Come avevano fatto a calare all’interno delle cappelle dei blocchi di pietra di quelle dimensioni e di quel peso?Mariette trovò la risposta esaminando a fondo l’ambiente e constatò che la stanza era stata riempita di sabbia. L’egittologo francese si apprestò ad eseguire un esperimento di archeologia sperimentale. Spiegò che le stanze dovevano essere riempite di sabbia fino alla loro soglia e quindi dovevano avere prima della sepoltura lo stesso livello pavimentale della galleria. Una volta posizionato il sarcofago all’interno e tolta la sabbia il grosso e pesante blocco di pietra scendeva lentamente. Così fece Mariette con l’aiuto dei suoi collaboratori, dimostrando che l’atto finale di posizionamento dei grossi sarcofagi era possibile con questa tecnica.All’interno dei sarcofagi mancano i resti organici dei tori per questo gli studiosi rimangono perplessi e divisi in merito agli animali morti. Un’ipotesi è quella di un atto rituale di consumazione della carne del Toro Api, deceduto naturalmente, da parte del faraone, mentre il resto veniva incenerito per la sepoltura.I molti reperti emersi dagli scavi comunque attestano il culto del Toro Api in questo luogo; il Toro Api, simbolo di fertilità, potenza sessuale e fisica, associata alla figura del faraone era considerato la manifestazione vivente del dio Ptah, che aveva il suo centro di culto nella vicina Menfi. I Tori Api morti venivano imbalsamati e chiusi nei sarcofagi e sepolti nel Serapeum con sontuosi funerali. Le più antiche sepolture di questo tipo risalgono al regno di Amenofi III (XVIII Dinastia, 1400/1390 – 1350 a.C. circa).La mastaba di Ti La tomba di Ti si trova a poco più di 200 metri a nord est dell’entrata al Serapeum. Scoperta da Auguste Mariette nel 1860, catalogata come D 22, è uno dei monumenti funebri di natura privata meglio conservati dell’Antico Regno con un apparato decorativo artisticamente tra i più elevati di questa fase della storia dell’antico Egitto.La tomba di Ti è una classica mastaba, di forma rettangolare con una larghezza di 34 metri ed una lunghezza di 42 metri circa. La mastaba è una tomba di famiglia, infatti oltre ad essere la dimora eterna di Ti, un alto funzionario della V dinastia, ha ospitato la moglie Neferhetepes, e il figlio maggiore Demeg.Ti è stato uno degli uomini più illustri del suo tempo, nacque da una famiglia non nobile e costruì la sua brillante carriera sotto quattro faraoni della V dinastia. Divenne ben presto “amico unico del re” e grazie alle sue abilità e alla sua autorevolezza venne nominato Maestro di Palazzo, architetto del faraone e sacerdote di Ptah, il dio di Menfi. Inoltre, si occupò anche dell’amministrazione dei possedimenti dei faraoni. Ti diventò un uomo ricco e potente, ma forse la sua mastaba doveva essere troppo costosa per un privato cittadino, così è ipotizzabile che sia stata un dono del faraone ad uno dei suoi funzionari di maggior successo.Sposò Neferhetepes, una profetessa di Neith e di Hathor da cui ebbe dei figli, il maggiore Demeg è stato un funzionario piuttosto importante che ha trovato riposo nella stessa mastaba dei genitori.Alla mastaba si accede tramite un vestibolo con due pilastri, qui al di sopra della porta è stato raffigurato Ti che chiede al visitatore di non profanare la sua tomba. Da questo vestibolo si accede ad un cortile molto grande con peristilio, al centro una rampa di scale conduce alla camera sepolcrale, situata sotto la cappella, questo ambiente è privo di decorazioni e di iscrizioni.Le pareti del cortile sono decorate con scene di vita quotidiana in cui Ti assiste ai lavori agricoli oppure impegnato in battute di caccia e pesca.Nella parte settentrionale del cortile si trova il serdab dove era presente la statua del Ka di Ti, oggi al museo.Sempre dal cortile si passa, verso sud, ad un primo corridoio in cui la tematica delle decorazioni parietali è quella familiare con scene di musica e danza; da qui si procede su un secondo corridoio da cui si accede al magazzino. Le raffigurazioni si riferiscono a vasai, birrai e scribi intenti a registrare le forniture di grano.Da questo secondo corridoio si accede alla cappella, e alla cappella attraverso tre aperture comunica il secondo serdab. Le pareti sono ricoperte di scene che rappresentano il defunto nell’aldilà; qui le immagini si sono conservate molto bene e trattando della vita quotidiana del tempo forniscono una serie di informazioni davvero importanti sui mestieri, sulle tecniche e sul modo di vivere nell’Antico Regno. Sulla parete ovest è stato rappresentato uno spaccato di lavoro all’interno di un cantiere navale, le attività che vengono rappresentate descrivono in maniera puntuale la costruzione di una barca. Sulla parete settentrionale invece è raffigurato il defunto a grandezza naturale mentre sta cacciando un ippopotamo nelle paludi del Delta.Ti è rappresentato sempre molto più grande dei servi o della folla o anche della moglie, in modo da sottolineare, attraverso le proporzioni del corpo, la sua potenza e importanza rispetto agli altri personaggi. Moltissime sono le scene della vita del tempo e quello che colpisce è la ricchezza di dettagli di cui gli antichi ci informano riguardo agli attrezzi in uso al tempo di Ti come la sega, la scure, il trapano, i mantici per stufe, e quanta specializzazione del lavoro ci fosse.Molto ben conservata è la mungitura della mucca con le zampe posteriori legate e le tre coppie di buoi che tirano l’aratro.Ti, in questo modo, ha attraversato i secoli portando a noi una vivida rappresentazione di vita quotidiana di oltre 4 mila anni fa.Pranzo in ristorante locale.Proseguimento verso la necropoli di Dahshur, fuori dai classici itinerari turistici, è un luogo dal fascino incomparabile. Qui si trova un gruppo di cinque piramidi, tra cui la Piramide Rossa e la Piramide Romboidale. Quest’ultima conserva ancora parte del rivestimento esterno ed è la rappresentazione dell’evoluzione degli studi sulla costruzione delle piramidi egizie. La sua forma è infatti il risultato di correzioni strutturali gestite in corso d’opera. La Piramide Rossa è invece la prima piramide vera e propria realizzata a pianta quadrata con un’inclinazione di 43°. Tutto il sito si può considerare terra di studi architettonici, qui per la prima volta compaiono la rampa processionale e il tempio funerario. Prima di rientrare in hotel, sosta per la visita di Menfi. Fondata intorno al 3100 a.C. dal faraone Narmer, fu la prima capitale dell’Egitto unificato e importante centro amministrativo e commerciale per tutto l’Antico Regno. Strategicamente situata vicino al Delta, prosperò grazie alle vie terrestri e fluviali. Celebre tra scrittori antichi come Erodoto, oggi restano pochi resti, raccolti nel museo open air di Mit Rahina. Tra i reperti spiccano la statua colossale di Ramesse II e una grande sfinge in calcite. Rientro in hotel. Cena libera.  
    Prima colazione in hotel. Partenza al mattino per la visita della Piana di Giza con le tre Piramidi e l’iconica Sfinge. L’altopiano di Giza rappresenta uno dei siti archeologici più famosi e più studiati al mondo. L’attuale aspetto del paesaggio è il risultato della configurazione naturale del terreno combinata con l’attività dell’uomo: l’area venne utilizzata come cava per estrarre il materiale calcareo per la costruzione delle piramidi e delle mastabe e allo stesso tempo costituiva una base solida per la costruzione di monumenti di dimensioni imponenti. L’altopiano è divisibile in due parti ben definite: la parte più grande e importante è occupata dalle piramidi e dai campi di mastabe individuabili ad ovest e ad est della Grande Piramide. Sono ben visibili le lavorazioni effettuate per spianare l’intera area dove sono state impiantate le strutture; inferiori di quota rispetto alle piramidi sono i templi a valle e la Sfinge. La seconda area invece si individua grazie ad un gruppo di monumenti più piccoli e meno importanti localizzati a sud del tempio a valle di Micerino. Pranzo in ristorante.Nel pomeriggio, visita del GEM, il nuovo museo egizio. Il GEM è il nuovo museo archeologico che ospita la più grande collezione di reperti di una civiltà, quella dell’Antico Egitto; per questo si può considerare il più grande museo al mondo. Il GEM è situato a Giza, sulla sponda ovest del Nilo di fronte al monumentale sito delle piramidi appartenenti ai faraoni della IV Dinastia, fra queste la Grande Piramide di Cheope è l’unica delle 7 meraviglie del mondo antico giunte sino a noi. Il museo è stato progettato proprio anche in funzione di questo: offrire una splendida finestra sulle Piramidi. Il GEM ospita oltre 100.000 reperti archeologici su una superficie di circa 500.000 mq. Il museo è stato progettato da un team di architetti che fanno parte dello studio Heneghan Peng Architects (HPARC) con sede a Dublino e a Berlino. Il governo egiziano ha pubblicato il bando nel 2002 e l’anno seguente lo studio si è aggiudicato la vittoria. I lavori sono partiti nel 2006 da parte dell’azienda di costruzioni BESIX, di nazionalità franco – belga; purtroppo, i lavori hanno avuto due interruzioni, la prima nel corso della primavera araba e la seconda durante la pandemia da Covid. Eppure, grazie anche al supporto economico dei governi irlandese e giapponese, il progetto è giunto a compimento: da novembre 2024 il museo ha aperto alcune delle sue sale in forma sperimentale, mentre la faraonica cerimonia di apertura ufficiale si è tenuta il 1° novembre 2025 ed è stata trasmessa in diretta tramite TikTok.I progettisti hanno voluto legare il design moderno dell’edificio con l’ambiente circostante e con le vicine piramidi di Giza per questo l’elemento “piramide” viene più volte ripetuto dal piccolo al grande in modo da creare un’architettura monumentale ma al tempo stesso omogenea. All’interno gli architetti hanno approntato soluzioni tecnologiche all’avanguardia per migliorare l’esperienza del visitatore. Nel grande atrio di entrata al museo è stata collocata la statua colossale di Ramesse II, una statua alta 12 metri con un peso di 83 tonnellate. Scoperta nel 1820 dall’egittologo Giovanni Battista Caviglia, in quello che doveva essere il cortile del grande Tempio di Ptah, vicino all’antica Menfi capitale dell’Egitto nell’Antico Regno, e posta in seguito in piazza Ramses nel centro del Cairo.La lunga e monumentale scalinata, che porta alle vetrate panoramiche, ospita una serie di reperti volti a rappresentare la bellezza e allo stesso tempo la grandiosità dell’antica civiltà egizia; tra questi reperti si possono ammirare pregevoli statue di faraoni, eleganti elementi architettonici dei templi e alcuni bellissimi sarcofagi in pietra. Arrivati al livello più alto ci si trova alle grandi finestre da cui è possibile ammirare le piramidi. I reperti e gli oggetti sono esposti lungo un percorso museale che parte dalle età più antiche per arrivare fino a quelle più tarde della civiltà faraonica e allo stesso tempo sono raccolti per tre grandi tematiche: la vita quotidiana, la regalità faraonica e le credenze religiose degli antichi egizi.La quantità dei reperti archeologici, degli oggetti e degli elementi architettonici è davvero straordinaria e getta il visitatore in un’esperienza unica e affascinante. Tutankhamun e il GEM“Mostreremo Tutankhamun per intero”, così si espresse il direttore generale del Grand Egyptian Museum, Tarek Tawfik, riguardo al nuovo allestimento della tomba di Tutankhamun. Il direttore aveva un’idea piuttosto chiara per quanto concerne il tesoro del giovane faraone: esporre in un unico luogo tutto ciò che è stato trovato nella tomba, inclusi gli oggetti che fino ad oggi erano rimasti nei magazzini.Nel Grand Egyptian Museum sono state previste due grandi gallerie totalmente dedicate a Tutankhamun. L’idea era quella di creare un nuovo percorso espositivo che mostrasse come i differenti aspetti della vita, della politica, delle credenze e dei riti funerari si riflettessero negli oggetti deposti nella tomba per accompagnare il faraone nel viaggio verso l’Aldilà.Il gruppo di ricerca, costituito per il nuovo progetto, ha ideato un allestimento articolato in cinque tematiche principali. Il tema introduttivo riguarda l’eccezionale storia della scoperta della tomba nel 1922, documentata minuziosamente da Howard Carter. La seconda area tematica affronta l’identità di Tutankhamun, il dibattito sui suoi genitori e il contesto politico e culturale in cui il faraone salì al potere. Il terzo tema approfondisce lo stile di vita del sovrano attraverso i suoi abiti, l’armatura, le calzature e gli oggetti di uso quotidiano. Il quarto tema tratta il funerale e la ricerca dell’eternità. Il quinto e ultimo tema è dedicato al concetto di rinascita e alla preparazione del sovrano per la vita eterna.Da una ricerca svolta dallo stesso Tawfik durante il suo dottorato è emerso che gli oggetti principali collocati nella camera sepolcrale e nel tesoro adiacente erano disposti nello stesso ordine della processione funebre. Il funerale del faraone è rappresentato per la prima volta nella stessa tomba di Tutankhamun, così come narrato nel primo capitolo del Libro dei Morti. Gli oggetti, correttamente orientati sull’asse est–ovest, erano rivolti verso occidente, direzione del Regno dei Morti. Le conclusioni di questa ricerca hanno suggerito l’idea di ricostruire, all’interno del museo, lo stesso ordine degli oggetti ritrovati nelle due stanze, permettendo ai visitatori del GEM di “partecipare” simbolicamente al corteo funebre del faraone. Inoltre i reperti sono stati disposti in modo da rendere immediatamente percepibile la complessità del sistema concepito per proteggere la mummia: dai sarcofagi più esterni fino alla maschera che copriva il volto del sovrano.Tra il 2015 e il 2019 sono stati organizzati al GEM cinque convegni internazionali su Tutankhamun per presentare e discutere i progetti, gli sviluppi e le sfide legate all’esposizione dei reperti del faraone. Da questi incontri tra egittologi è emersa una criticità comune: il trasporto in sicurezza delle quattro grandi cappelle dorate. Il comitato per la conservazione e il restauro dei reperti di Tutankhamun ha utilizzato tecniche avanzate di radiografia e simulazione per elaborare uno studio completo sulla stabilizzazione, la conservazione, l’applicazione di protezioni in carta washi, lo smontaggio, l’imballaggio e il trasporto delle cappelle. Tra marzo 2021 e luglio 2022 tutte le cappelle sono state trasferite con successo dal Museo Egizio di piazza Tahrir al GEM, dove sono state rimontate ed esposte. La Barca Solare di Khufu“Chiusi gli occhi e sentii il profumo dell’incenso… del tempo… dei secoli… sentii l’odore della storia stessa, poi seppi che là c’era una barca”.Con queste parole Kamal el – Mallakh commentò la scoperta della Barca Solare del faraone Khufu (Cheope). L’archeologo egiziano, esplorando il lato sud della Grande Piramide, notò che i resti del muro che sporgevano dalla sabbia erano più vicini di circa 5 metri alla base del monumento, rispetto alla distanza rilevata presso gli altri tre lati. Avviò uno scavo per raggiungere le fondazioni del muro e verificare se l’anomalia riscontrata avesse delle motivazioni di natura costruttiva. Alla base del muro venne rinvenuto uno strato di malta intatto, posato in modo tale da sembrare una pavimentazione; a fine scavo vennero alla luce due gruppi di enormi blocchi di calcare che sembravano coprire due fosse profonde. La prima fossa era coperta con 40 blocchi e la seconda con 41, tenuti insieme da stucco di gesso e su uno di questi venne rilevato il cartiglio del figlio e successore di Cheope, Herdjedef, protagonista della storia narrata nel papiro Westcar. In seguito, nell’area della piramide di Cheope, vennero scoperte altre fosse ma in nessuna di esse è stato mai trovato nulla. Nel caso della prima fossa i blocchi di copertura apparivano ancora perfettamente sigillati, questo lasciava sperare che il contenuto fosse ancora presente all’interno e che fosse in buono stato di conservazione.Quando vennero rimossi i primi blocchi la luce del sole illuminò, dopo circa 5000 anni, le sagome di un remo e della prua di una nave riempiendo di meraviglia gli archeologi e gli operai che stavano lavorando allo scavo. Si trattava di alcuni elementi della Barca Solare con cui il faraone Khufu ha percorso il suo ultimo viaggio.Secondo la teologia eliopolitana il periplo solare era un viaggio compiuto da Ra, durante il giorno, sulla sua barca chiamata Mandjet e durante la notte sulla barca Masket. Al crepuscolo avveniva il cambio tra le due imbarcazioni, il Libro dell’Amduat ne fornisce una descrizione. Nelle ore notturne Ra cambiava ancora imbarcazione per poter navigare sulla sabbia, era il serpente Mehen che ne assumeva la forma e trainato dai fedeli trasportava le divinità su quel fondo infimo e pericoloso.I sovrani dell’Antico regno fecero sistemare accanto alle loro sepolture una o più imbarcazioni e grazie all’operato di Mallakh e degli archeologi che hanno lavorato sulla piana di Giza è ora possibile ammirare quello che prima era visibile solo nelle pitture parietali.Vennero impiegati più di sei mesi per rimuovere i 40 blocchi di copertura. Al di sotto comparve un antichissimo kit di montaggio che solo dopo 10 anni di lavoro si è potuto riassemblare per ricostruire la barca e ammirare la tecnica costruttiva del tempo.Il legno degli elementi con cui era composta la Barca era di cedro del libano ed era in perfette condizioni; in totale sono stati contati 1224 pezzi disposti all’interno della fossa su 13 strati insieme a funi per il sartiame, cesti e stuoie.Molti pezzi risultavano anonimi e non vi era nessun libretto di istruzioni per capire come si dovesse procedere con il riassemblaggio. Venne realizzato un modellino in scala 1:10 di ogni singolo pezzo e così procedendo come in un puzzle sono stati effettuati numerosi tentativi di assemblaggio.Alla fine, la Barca risulta essere lunga 43,6 metri e larga al centro 6 metri, con un dislocamento di circa 45 tonnellate. la Barca è senza chiglia e le tavole dello scafo sono unite e fissate con dei pioli e legate con funi di canapa e corregge di cuoio. Nella parte interna dello scafo sono presenti delle assicelle che coprono le fessure così a contatto dell’acqua le assicelle e le funi gonfiandosi rendevano la struttura stagna. La tecnica costruttiva doveva probabilmente ricalcare la tecnica utilizzata dalla falegnameria navale del tempo.A prua si trova la cabina del pilota o del capitano costituita da una tettoia sorretta da dieci pali sottili, mentre a poppa si trova una grande cabina chiusa su tutti i lati con il tetto sorretto dall’interno da tre colonne con capitelli a forma di palma. Di fronte alla cabina di poppa si trova una tettoia sostenuta da dodici pali.Nella metà anteriore della barca sono state trovate cinque paia di remi con una lunghezza che varia tra i 6,5 metri e gli 8,5 metri. Una coppia di remi si trova a poppa e fungeva da timone.Il Grand Egyptian Museum è un complesso museale di eccezionale ampiezza e ricchezza, la cui visita richiede inevitabilmente una selezione. Non sarebbe possibile, né utile dal punto di vista dell’esperienza, soffermarsi su ogni singolo reperto. La visita sarà quindi condotta attraverso un percorso ragionato, dedicato ai pezzi più significativi e a quelli che offrono i migliori spunti di approfondimento storico, artistico e archeologico.Al termine delle visite, rientro in hotel. Cena libera.  
    Prima colazione in hotel. La giornata inizia con la visita del museo della Civilizzazione Egizia, dove riposano le mummie reali. Si tratta del primo museo di questo genere non solo in Egitto, ma in tutto il mondo arabo. Ospita una collezione di oltre 50.000 reperti, che coprono un arco cronologico vastissimo, dalla preistoria fino all’epoca contemporanea.Il museo sorge nel cuore del Cairo, nel quartiere storico di El Fustat, nei pressi del lago naturale di Ain El-Sira, noto fin dall’antichità per le sue acque sulfuree. L’area è stata recentemente trasformata in un parco turistico che consente l’accesso diretto al complesso museale. Il NMEC è inoltre circondato da monumenti religiosi appartenenti a diverse tradizioni culturali, elemento che simboleggia la storica tolleranza religiosa dell’Egitto.L’idea di un museo dedicato alla civiltà egiziana nel suo complesso risale agli anni Trenta del Novecento, durante il regno di re Farouk, ma i lavori di costruzione iniziarono soltanto nel 2000 e si conclusero nel 2021, con l’inaugurazione ufficiale il 3 aprile 2021. In occasione dell’apertura del museo ebbe luogo la celebre “Parata d’Oro dei Faraoni”, una solenne cerimonia durante la quale le mummie dei faraoni furono traslate dall’antico Museo Egizio di piazza Tahrir al loro nuovo allestimento all’interno del NMEC.La struttura museale occupa un’area di circa 135.000 metri quadrati e presenta un design architettonico innovativo, caratterizzato da una forma centrale che richiama simbolicamente la piramide.Il percorso espositivo è organizzato secondo criteri sia cronologici sia tematici. Le sezioni cronologiche comprendono i periodi preistorico, faraonico, greco-romano, copto, islamico e moderno, mentre le aree tematiche affrontano argomenti quali l’alba della civiltà, il Nilo, la scrittura, lo Stato e la società, la cultura materiale e le credenze religiose.Il fulcro del museo è rappresentato dalla Sala delle Mummie Reali, che ospita 22 mummie reali e 17 sarcofagi, tra cui quelli di sovrani celebri come Ramesse II, Thutmosi III e Hatshepsut. Questa sezione è collocata al di sotto della sala espositiva principale ed è stata progettata per evocare l’atmosfera delle antiche tombe reali della riva occidentale di Luxor. L’allestimento prevede luci soffuse, cupole, display interattivi, schermi LED sul pavimento che proiettano immagini delle tombe reali, pannelli informativi dettagliati per ogni mummia e tecnologie avanzate, come ologrammi, utilizzati per illustrare i rituali di mummificazione. Il recupero delle mummie reali: i nascondigli di Deir el-Bahari e della Valle dei ReLe mummie oggi conservate al NMEC furono salvate dall’oblio grazie alle indagini condotte nel corso dell’Ottocento sulla riva occidentale di Luxor dal Service des Antiquités egiziano. In particolare, nel 1874, Gaston Maspero, allora direttore del Servizio delle Antichità, venne a conoscenza della circolazione sul mercato antiquario di Luxor di reperti di straordinaria importanza — papiri, statuette funerarie, bende iscritte e forse persino una mummia, probabilmente quella di Ramesse I — che non provenivano da scavi autorizzati. Sorgeva quindi un interrogativo fondamentale: da dove provenivano questi oggetti? Nel 1881, il ricco collezionista statunitense Charles Wilbour, desideroso di arricchire la propria raccolta, fu condotto da una guida locale nella casa di Ahmed Abd el-Rasul, nel villaggio di Qurna, sulla riva occidentale di Luxor. Qui gli venne mostrata una grande quantità di pellame rosso in ottimo stato di conservazione, sul quale comparivano numerosi titoli reali appartenenti a un sovrano della XVIII dinastia. Wilbour informò immediatamente Maspero tramite telegramma, inducendolo a emettere un ordine di arresto nei confronti di Ahmed Abd el-Rasul e del fratello Hossein.Durante l’interrogatorio scoppiò una violenta lite tra i tre fratelli Abd el-Rasul, al termine della quale Mohammed, il maggiore, decise di collaborare con le autorità e rivelò l’ubicazione di una tomba segreta scoperta anni prima. La famiglia aveva tratto ingenti profitti dal commercio illegale dei reperti fino a quando l’eccessiva quantità di papiri funerari immessi sul mercato occidentale non aveva attirato l’attenzione delle autorità.Mohammed condusse i funzionari del Servizio delle Antichità a Deir el-Bahari, dove mostrò loro una tomba contenente i sarcofagi di numerosi sovrani del Nuovo Regno. Tra i presenti vi era Émile Brugsch, allora curatore del Museo di Bulaq, il quale, calatosi nel pozzo funerario, descrisse un lungo corridoio stipato «di casse colme di offerte funerarie in porcellana, recipienti in metallo e alabastro, tessuti, ornamenti e, ai lati del passaggio, un ammasso di sarcofagi in quantità sorprendente».Tra le mummie rinvenute figuravano quelle di illustri faraoni, tra cui Amenofi I, Thutmosi I, Thutmosi III, Seti I e Ramesse II. La tomba fu svuotata in pochi giorni e oltre cinquanta mummie — tra re, principi e dignitari — insieme a più di seimila reperti furono trasferite al Museo di Bulaq.La sepoltura, successivamente identificata con la sigla TT320, apparteneva al sommo sacerdote di Amon Pinudjem II, vissuto durante la XXI dinastia. Per proteggere le spoglie reali dai saccheggi, Pinudjem II fece ampliare la tomba di famiglia, trasformandola in un vero e proprio nascondiglio reale capace di ospitare circa quaranta sarcofagi con i relativi corredi funerari.Il nascondiglio di Deir el-Bahari non fu l’unico. Nel 1898, Victor Loret, durante lo scavo della tomba di Amenofi II nella Valle dei Re, scoprì un secondo deposito di mummie reali all’interno dello stesso sepolcro. La tomba conteneva tredici mummie: alcune prive di sarcofago, come quella del faraone Setnakht (XX dinastia), ritrovata adagiata sullo scafo danneggiato di uno dei modelli di barca funeraria di Amenofi II.In una stanza laterale furono rinvenute tre mummie prive di bende: una donna anziana con lunghi capelli fluenti, coperta da un velo — nota come la “Anziana Signora” —, un fanciullo e una donna con la mascella disarticolata. Una seconda sala laterale custodiva altri nove corpi bendati, collocati in sarcofagi in pessimo stato di conservazione. Grazie alla presenza dei cartigli, Loret identificò tra questi anche le mummie di Thutmosi IV e Merenptah.Nel 1901, nonostante la sorveglianza, il nascondiglio subì un nuovo saccheggio: la mummia collocata sulla barca scomparve, mentre quella di Amenofi II venne sbendata, privata di gioielli e amuleti e persino di un braccio. L’indagine sull’episodio fu affidata all’ispettore Howard Carter, futuro scopritore della tomba di Tutankhamon. Al termine si prosegue verso il Cairo Islamico, cuore pulsante della città.  Pranzo in ristorante locale.  Dalla Porta Bab al-Futuh si procede a piedi nella via Al-Mu'ez, una delle strade più antiche della città, piena di tesori dell'architettura mamelucca. In particolare, visiteremo la Moschea-Madrasa del Sultano Barquq e il complesso Qalawun. Poi continueremo passeggiando tra i vicoli fino all’antico mercato di Khan El Khalili dove non sarà facile resistere a qualche acquisto attirati dai profumi, i rumori e i colori delle mille botteghe. Originariamente queste erano divise in suk, ciascuno dei quali dedicato a una mercanzia: l’oro e il rame, gli antiquari, i gioielli, le spezie... negli anni una parte del fascino è andato perso, ma per chi sa osservare con attenzione questo luogo è ancora una preziosa testimonianza storica e architettonica della cultura locale. Rientro in hotel.  Cena libera.  
    Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia. Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere modificato dalla guida sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo.  

    Perché con noi

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