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  • IL SAPORE DEL TEMPO CHE SCORRE

    SLOVENIA

  • IL SAPORE DEL TEMPO CHE SCORRE

    SLOVENIA

    Viaggi con Esperto

    Durata 8 GIORNI
    Partecipanti MINIMO 10 MASSIMO 16  PARTECIPANTI
    Partenze

      2021

    • Dal 22  maggio  al 29  maggio  
    • Dal 5  giugno  al 12  giugno  
    • Dal 3  luglio  al 10  luglio  
    • Dal 14  agosto  al 21  agosto  
    • Dal 9  ottobre  al 16  ottobre  

    A PARTIRE DA:  

    2.590€

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    Slovenia

    IL SAPORE DEL TEMPO CHE SCORRE

    Il tempo non è moneta, ma è quasi tutto il resto.”

    (Ezra Pound)

    Partendo dalla vecchia stazione della Transalpina, tra Gorizia e Nova Gorica, dove una volta c’era un muro ed ora c’è una piazza. Le tombe dei Borboni giacciono in un monastero poco distante, dimenticate da tutti. Spaziando con lo sguardo, quasi cullandosi, inseguendo i filari e i contorni sfumati del Collio, dove paesini, castelli, fattorie, trattori, galli e galline che attraversano la strada ci fanno sognare un’epoca di cui ci rimangono pochi ricordi; i racconti dei nonni, i film di una volta. Ed ecco che quando appaiono le rocce chiare e gli ultimi scintillanti ghiacciai delle Alpi Giulie, in un ultimo, fraterno, saluto famigliare del nostro “stivale”, forse inizieremo a capirlo. Circondati da boschi sconfinati di conifere, meravigliati dalle acque azzurre e cristalline dei laghi e stupiti del silenzio, dei cieli stellati, dell’odore del gulash che si diffonde da qualche gostilna. Capiremo che il Tempo è l’invisibile soffio che dipinge la bellezza della Natura, come il vento di primavera; e il Tempo sarà anche il fil rouge del nostro viaggio in Slovenia, perché è questa insondabile e primordiale dimensione che la nostra vicina di casa riesce meglio a coltivare, preservare e offrire con discrezione. Partendo dalle parole di Ezra Pound, possiamo benissimo affermare che il Tempo, attraverso i numerosi popoli che si sono susseguiti in quest’area di confine e attraverso il lento quanto inesorabile operato della Natura, ha plasmato una nazione che tendiamo a trascurare, come fosse una zia di campagna da ritrovare per le feste. E invece, a dispetto del comun sentire e di qualche pregiudizio, la Slovenia è un Paese sorprendente e all’avanguardia. Il tempo, dicevamo, con la sua dimensione preistorica, ha scolpito pazientemente alcune delle grotte più belle al mondo, come quelle di San Canziano, patrimonio Unesco; ha cristallizzato l’atmosfera mitteleuropea tra le vie di Maribor, così come i castelli di Ptuj e di Celje. Il tempo segue le stagioni, tra vendemmie e potature, nei colli di Jeruzalem; così come ha lasciato intatti i paesaggi della valle di Logarska, dove, tra boschi e alpeggi, ci fermeremo due notti in mezzo alla natura, senza nemmeno usare il pulmino; faremo ciò che raramente si ha la possibilità di fare in un viaggio: fermarsi. Per un giorno, tra lezione di yoga e passeggiate, un pranzo tipico in malga e relax, faremo nostro il concetto di “viaggio lento”, dando tempo al tempo per apprezzare meglio le visite e le informazioni che andremo a scoprire in questi giorni. Perché il viaggio sarà comunque intenso, itinerante per dormire sempre in un posto diverso e apprezzare giorno e notte le diverse atmosfere. Il tempo scorrerà veloce lungo la valle dell’Isonzo fino a Caporetto, con il suo museo della guerra, oppure tra le vivaci strade di Ljubliana, l’elegante capitale dai palazzi barocchi.

    La Slovenia è già un passo avanti. Indipendente dal 1991, primo Stato della ex Jugoslavia ad entrare nell’Unione Europea nel 2004 e una dei luoghi dove qualità della vita, innovazione, tutela dell’ambiente e sostenibilità sono tra i più alti al mondo. Diversi indicatori dell’Ocse testimoniano i progressi che sono stati fatti in tutti i settori ma, quello che più ci sta a cuore, riguarda l’ambiente: per intenderci, come l’Expo 2015 ha rappresentato per Milano un punto di arrivo ma anche di una nuova ripartenza turistica, economica e sociale, così è stato per Ljubliana diventare Capitale Verde Europea nel 2016. Già da tempo la Slovenia puntava sui suoi parchi nazionali e sul suo patrimonio verde, ma da quell’anno ha assunto un ruolo da apripista per sensibilizzare sempre più l’UE alle tematiche ambientali. Secondo l’organizzazione internazionale Green Destinations, la Slovenia ha ottenuto una corrispondenza record del 96% secondo i criteri richiesti di sostenibilità. L’università americana Yale ha elaborato un suo indice ambientale (EPI), che ha classificato la Slovenia al quinto posto tra i 180 paesi del mondo e attualmente ben 17 località della Slovenia rientrano nella classifica delle 100 più sostenibili al mondo.

    Numeri che testimoniano ma non trasmettono fino in fondo un concetto fondamentale: il Tempo in Slovenia abbraccia esplicitamente tutte le possibili combinazioni. Passato, con le sue tradizioni mitteleuropee; presente, con le emozioni che si possono vivere esplorandone il territorio e le esperienze particolari che abbiamo selezionato per il nostro viaggio; futuro, con lo sguardo lungimirante di una comunità sempre più grande di persone che si preoccupano di conservare, proteggere, curare l’ambiente in cui viviamo per trasmetterlo alle future generazioni. Perché no, anche ai futuri viaggiatori. Ed è il sapore indimenticabile del connubio di queste dimensioni che inseguiremo in questo viaggio in una terra bellissima in continua trasformazione.

    ITINERARIO

    Arrivo libero a Gorizia e ritrovo in hotel nel tardo pomeriggio con il nostro Esperto della destinazione. Abbiamo scelto di cominciare il nostro viaggio in Slovenia in Italia, al di là della maggior comodità logistica dei trasporti, perché un po' di Slovenia si respira anche qui e Gorizia, in particolar modo, è la porta d’ingresso più caratteristica e carica di suggestioni al Paese che ci accingiamo a visitare. L’atmosfera asburgica e vagamente nostalgica, i vecchi negozi di via Rastello, il castello illuminato che domina piazza Vittoria: la città conserva un fascino decadente molto piacevole e tratti architettonici che incontreremo ancora nelle città slovene. Briefing del viaggio e cena libera, con esperto a disposizione, in uno dei tanti locali storici di Gorizia. La cucina di confine sarà il primo connettore del viaggio: piatti della tradizione friulana, dal frico ai cjarsons, e piatti della tradizione giuliana, dalla jota al cotto nel pane, si mescolano con piatti dichiaratamente mitteleuropei: i cevapcici, polpettine cilindriche di carne trita con aromi, il gulash, molto simile allo spezzatino e, per concludere, una buona palacinka, la versione senza burro delle crepes francesi. La cultura enogastronomica del nord-est è forse meno conosciuta di altre e forse ha avuto meno occasioni di diffusione nel nostro Paese, ma vi saprà senz’altro sorprendere con i suoi sapori intensi e diversi. Pernottamento in hotel.
     Prima colazione in hotel e, prima di lasciare la città, ci recheremo in un luogo carico di suggestioni: piazza della Transalpina. Chiamata in lingua slovena trg Evrope, ovvero Piazza Europa, deve il nome alla linea ferroviaria Trieste – Jesenice inaugurata nel 1906 dall’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando. Ma l’importanza di questo luogo crebbe dopo la Seconda guerra mondiale, quando sostanzialmente Gorizia fu divisa, in seguito al trattato di Parigi, tra l’Italia e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Nel 1947 una colata di calcestruzzo di mezzo metro di larghezza e sormontato da una ringhiera in ferro si sviluppò lungo la parte orientale della città e, come una profonda cicatrice, separò luoghi, come piazza Transalpina, e famiglie da una parte all’altra. Proprio come a Berlino, il meno noto Muro di Gorizia separò una città ma anche due mondi e piazza della Transalpina divenne uno dei simboli della separazione politico-ideologica tra l'Europa occidentale e quella orientale durante gli anni della Guerra fredda. Solamente nel 2004 è stato abbattuto il muro, che nel frattempo separava l’Italia con la Slovenia, nata tre anni prima. La libera circolazione, solamente all’interno della piazza, è stata ristabilita quindi qualche anno prima dell’ingresso, nel 2007, della Slovenia nell’area Schengen. Oggi, passiamo il confine quasi senza accorgercene e ci rechiamo solo a qualche centinaio di metri dall’Italia, al monastero di Kostanjevica. Fondato come santuario carmelitano dell'Annunciazione nel 1623 dal conte Mattia Della Torre,               passò poi in mano ai francescani, a cui si deve la ricca biblioteca, che ospita la prima Grammatica Slovena di Bohoric e che costituisce uno dei più importanti patrimoni culturali della Slovenia. Ma la sua importanza storica sta nella cripta, dove sono sepolti sette membri della famiglia Borbone di Francia, tra cui l’ultimo re della dinastia Carlo X. Con la Rivoluzione di Luglio del 1830 infatti Carlo X dovette abdicare e si rifugiò in esilio nell’Impero Austroungarico; prima a Praga, poi in quello che un tempo era il Regno d’Illiria, con capitale Ljubliana e comprendente proprio Gorizia. Ammalatosi di colera, morì nel 1836 e fu seppellito proprio in questo luogo.Appena fuori dall’area urbana, si apre uno dei paesaggi più belli del viaggio, ancora una volta transfrontaliero: il Collio. Una zona collinare tradizionalmente delimitata dall’Isonzo e dallo Judro (entrambi nascono in Slovenia e sfociano in Italia), dalla pianura padana – friulana a sud e dal Comune di Dolegna a Nord e famosa ormai in tutto il mondo per la sua tradizione vinicola. Questo territorio fece parte dell’Österreichisches Küstenland – il Litorale Asburgico - ovvero la Regione dell’Impero che sostituì il Regno d’Illiria e che ha unito la Contea di Gorizia, la città di Trieste e l’Istria - fino alla I guerra mondiale, quando fu annesso all’Italia e si sdoganò definitivamente il nome di Venezia Giulia. In seguito alla II guerra mondiale, il Collio fu diviso, come Gorizia, tra Italia e Jugoslavia, a cui rimase la porzione più consistente. E paesaggisticamente l’intera regione ha poco da invidiare altre zone in cui paesaggio ed enogastronomia si fondono in un connubio unico: le Langhe, la Val d’Orcia, le colline del Prosecco. Forse più rinomate, ma che rendono bene l’idea di dove ci troviamo e senz’altro il Collio (Brda in sloveno) non sfigurerà nell’accostamento: dolci colline verdeggianti, macchie di latifoglie a tratti, piccoli borghi medioevali abbarbicati sui punti più alti, alberi da frutto e castelli, fattorie e vigneti a perdita d’occhio. La sorpresa del panorama che si aprirà ad ogni curva ci farà senz’altro riflettere su quanta bellezza è ancora poco conosciuta eppure così vicina. Ci fermeremo per pranzo, in un tipico ristorante locale, e anche per una degustazione in una cantina vinicola. Qui si producono grandi vini bianchi, come ribolla, chardonnay, sauvignon, pinot bianco e grigio, e i rossi merlot e cabernet sauvignon. Il modo migliore per conoscere questo territorio anche attraverso i suoi sapori e le tradizioni che ne derivano.Nel pomeriggio ripartiamo verso nord, costeggiando le rive del fiume Isonzo, Soca in sloveno, con il suo caratteristico colore verde smeraldo. Scorre attraverso cascate nonché attraverso strette gole rocciose e lungo il percorso ha scolpito canyon e piscine sorprendenti. Famosa è la trota del Soca, nonché le battaglie che durante la Grande Guerra furono intraprese nelle alture. Attraverso scorci sempre più verdi arriviamo infatti fino a Kobarid, più nota in italiano come Caporetto. È qui che tra il 24 ottobre e il 27 novembre 1917 si svolse la XII battaglia sull’Isonzo che vide su fronti opposti l’esercito del Regno d’Italia e quello austroungarico e tedesco. Il risultato è così noto che ancora oggi la sola parola “Caporetto” viene usato, per antonomasia, per indicare una disastrosa sconfitta. La disfatta, dettata da una serie di concause sfavorevoli ma determinate sostanzialmente da gravi errori tattici dei vertici militari, portò alla ritirata fino alla Linea del Piave, ben 150 km nelle retrovie. Posizione poi tenuta fino alla fine dell’ottobre dell’anno successivo quando, sotto la nuova guida del generale Armando Diaz al posto di Cadorna, con l’aiuto degli Alleati gli italiani entrarono a Vittorio Veneto e, con lo sfaldarsi dell’esercito nemico, arrivarono a Trento e sbarcarono a Trieste concludendo lo stesso giorno le ostilità sul fronte italiano con l’armistizio di Villa Giusti. A Caporetto visiteremo il museo dedicato agli avvenimenti dell’omonima battaglia.Riprenderemo poi la strada puntando ancora verso nord e poi verso est, attraversando i magnifici scorci alpini delle Alpi Giulie, fino ad arrivare al paesino di Bled. Neanche 5.000 abitanti ma soprattutto negli ultimi anni diventata una meta assai frequentata dai turisti. Il paese però non ne risente in alcun modo, conciliando molto bene la fruizione turistica con la preservazione di ambienti naturali di rara bellezza e che avremo modo di esplorare il giorno successivo. Sistemazione in hotel vicino al lago, cena libera e pernottamento.        
    Prima colazione in hotel e da subito potremmo ammirare la bellezza del luogo e respirare una sensazione di serenità che le forme dolci del lago possono trasmettere. Ci recheremo in visita al castello, che domina dall’alto di una falesia la vallata e le acque del lago. Le vicende del castello hanno inizio nel 1004, quando l’imperatore tedesco Enrico II dona i suoi possedimenti di Bled al vescovo di Bressanone Albuino. In cima alla rocca c’era solamente una torre romanica con le mura di protezione, così sette anni dopo fu costruito il castello vero e proprio, che poi fu completato e ingrandito più volte nei secoli successivi.  A metà del XX secolo fu restaurato e oggi ospita un museo che racconta anche la storia del territorio. Dopo aver ammirato il panorama dall’alto, esploreremo il lago direttamente sul lago, a bordo di imbarcazioni in legno e a remi fino a raggiungere la piccola isoletta che lo caratterizza. Davanti a noi si staglia la chiesa della Madonna sul Lago, il cui assetto odierno risale al XVII secolo, quando fu ricostruita dopo un terremoto, ma la cui storia ha radici più lontane: forse già la prima cristianizzazione dell’area fu costruita la prima cappella, poi edificata in muratura dal patriarca di Aquileia Pellegrino nel 1142. Ma l’intera isola ha una lunga storia: sono stati infatti ritrovati tracce e reperti preistorici, oltre a ben 124 tombe con scheletri, ancora visibili nella chiesa attraverso un vetro. Tornando sulla terra ferma, ci avventuriamo nella vicina gola di Vintgar, porta d’ingresso del Parco del Triglav. Scolpita dal fiume Radovna, si sviluppa per 1,6 km tra rapide e pareti scoscese, che percorreremo su un comodo percorso pedonale con ponti di legno, fino a raggiungere la cascata di Sum, che si lancia nel vuoto a 13 metri di altezza. Pranzo libero e, nel pomeriggio, prima di lasciare la zona, passiamo anche per il lago di Bohini, nel cuore del Parco naturale. È il più grande specchi d’acqua della Slovenia, e una delle zone più verdi e paradisiache, circondata dalle ultime propaggini delle Alpi Giulie e meta ideale per passeggiate ed escursioni. Riprendiamo quindi la strada verso est, costeggiando le Caravanche, la catena montuosa della Alpi che separa Austria e Slovenia, fino alla Valle di Logarska, dove ci sistemeremo in un tipico hotel di montagna, isolato e a contatto con le natura. Cena e pernottamento. 
    Ci troviamo in una delle valli glaciali più belle e meglio conservate delle Alpi. Nel cuore verde della Slovenia. Un luogo dove uomo e natura vivono ancora in simbiosi, sentendosi l’uno ospite dell’altra. Un luogo dove lo stile di vita di un tempo cerca di abbracciare e mostrare la strada al resto del mondo per ricongiungersi in un nuovo modo di vivere e di intendere la contemporaneità: più attenzione all’ambiente naturale, dalla conservazione della flora e della fauna alla qualità dell’aria fino alla prevenzione di possibili catastrofi; più attenzione alle piccole comunità locali, alle tradizioni da non perdere ma anche alle innovazioni da non lasciarsi sfuggire. Dopo la prima colazione abbiamo pensato di iniziare la giornata, che per una volta sarà totalmente dedicata al relax e allo “stare” piuttosto che al “viaggiare”, con una lezione di yoga. L’arte della meditazione orientale incontra virtuosamente le atmosfere di Logarska, dando vita ad un connubio, ci auguriamo, rigenerante. In tarda mattinata ci avvieremo a piedi verso le cascate di Rinka, una passeggiata tranquilla e senza difficoltà, ma che ci consente di immergerci nei boschi, nei silenzi, e negli odori della valle. Raggiungeremo una fattoria per pranzo, dove abbiamo previsto degli assaggi di prodotti locali, formaggi, salumi, carni e naturalmente della buona birra e del vino. Per il pomeriggio non abbiamo previsto attività, convinti che lasciare dei “vuoti” sia un piccolo segreto per apprezzare maggiormente le giornate di viaggio intense. Il tour leader è comunque a disposizione per guidare chi volesse in ulteriori passeggiate o trekking. Possibilità anche di fare escursioni a cavallo, in bicicletta, oppure rilassarsi nella piscina e nel centro benessere dell’hotel. Cena libera e pernottamento.
    Prima colazione in hotel e partenza per la Stiria slovena. La regione, che geograficamente si colloca nel nord-est del Paese, discende dal Granducato di Storia, che sotto l’Impero austroungarico accorpava in un’unica entità la parte slovena e quella austriaca. E proprio le atmosfere mitteleuropee ritornano nel nostro viaggio, lasciando i boschi alpini, affacciandosi sulla Drava maestosa che scende dall’Austria (dopo essere nata in Italia, a Dobbiaco, e prima di congiungersi con il Danubio, in Ungheria, chiudendo un ideale cerchio storiografico). Siamo a Ptuj, una delle città più antiche della Slovenia, con i primi insediamenti che risalgono all’età della pietra. Ma a livello storiografico, è sotto l’Impero Romano che ha vissuto il suo massimo splendore: dopo aver acquisito il rango di città, Traiano la battezzò Colonia Ulpia Traiana Poetovio e nel 69 DC fu sede della proclamazione di Vespasiano a imperatore. Le sue fortune sono derivate soprattutto dalla sua posizione geografica, lungo la Drava e lungo la via dell’Ambra, che collegava la zona d’origine sul Mar Baltico fino al Mediterraneo e all’Italia. Ma nel 452 la città, già finita in mano dei Goti, fu distrutta dagli Unni, destino che la accomunò a diversi centri del nord est italiano. La città si riprese solo secoli dopo, sotto gli Asburgo. E oggi ne visitiamo il castello e il centro cittadino.Ci inoltriamo poi nei dintorni di Ptuj, dove le dolci colline slovene della Stiria testimoniano ancora una volta come questo Paese abbia una particolare attenzione per il territorio e la conservazione dell’ambiente ma anche delle tradizioni. Arriviamo tra i vigneti fino a Jerusalem. Un’apparizione inaspettata, quasi sacrilega, ma il cui nome discende da una bella leggenda. Sembra che nel XIII secolo un gruppo di cavalieri Teutonici di ritorno da una crociata in Palestina, portando con sé una sacra immagine della Madonna, apprezzò talmente tanto la bontà del vino locale e la bellezza del paesaggio, da stabilirsi in questa zona erigendo una piccola cappella, poi sostituita da una chiesa barocca affiancata da un giardino botanico con piante esotiche. Non sappiamo com’era allora il paesaggio, ma i vigneti estesi lungo i 18 km di curve e saliscendi tra Ormoz e Ljutomer, con Jeruzalem posta su un poggio panoramico proprio al centro, sono tra i più armonici che si possano immaginare, disposti ad anfiteatro lungo linee orizzontali sui terrazzamenti ricavati nei fianchi delle colline, tanto da essere conosciuta anche come la “Toscana slovena”. Come i cavalieri di un tempo, anche noi ci fermeremo – seppur solamente per pranzo – per degustare i piatti tipici di questa zona e degustare i vini locali.Nel pomeriggio torniamo in un contesto urbano, raggiungendo la seconda città più importante della Slovenia: Maribor. Poco più di 100.000 abitanti e un’identità di frontiera, tra la comunità slava e quella austriaca, che spesso nella storia ha causato problemi sociali, ma allo stesso tempo ne hanno plasmato l’identità. Centro industriale e commerciale ai tempi della Jugoslavia, si è negli ultimi anni riconvertita puntando sugli eventi culturali, i festival, la sostenibilità. Una delle maggiori attrazioni è la presenza, in pieno centro, del vitigno più antico del mondo. Il vitigno “žametovka” o “modra kavcina” ha infatti un’età confermata di più di 400 anni ed è entrato nel Guinness dei primati come la vite più antica del mondo che continua a dare i suoi preziosi frutti. Sistemazione in hotel e tempo per una passeggiata per il centro storico prima della cena, lasciata libera per potersi sbizzarrire in uno dei numerosi locali tipici.   
    Dopo la prima colazione partiamo in direzione di Celje, una cittadina a metà strada tra Maribor e Ljiubliana ricca di storia e fascino. Fondata dalla cultura di Hallstatt, poi centro celtico e infine municipio romano, Celje ha vissuto il suo massimo splendore durante il governo dei Conti Celje, tra il medioevo e l’epoca rinascimentale. Dopo uno sguardo al centro storico, ci addentriamo nella “città sotto la città”, alla scoperta dei resti archeologici romani. Sotto il palazzo dei Principi, che fa parte del Museo Regionale di Celje, c’è una strada romana del III secolo con statue, affreschi e tratti delle mura cittadine. Poi saliremo fino al castello medioevale, appartenuto proprio alla famiglia Celje prima di passare in mano agli Asburgo. Fondato nel XIII secolo e situato in posizione strategica a 400 metri di altezza, è una delle più grandi fortificazioni della Slovenia. Poco distante si trova Zalec, una cittadina diventata famosa per la produzione della birra. L’espansione della coltivazione del luppolo nella valle inferiore della Savinja è iniziata ai tempi dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e, nel 2016, in centro città fu inaugurata la prima fontana di Birra! Si, è così: chiamata la “Fontana dell’oro verde”, dalle 10 alle 21 di ogni giorno dal rubinetto non sgorga acqua ma entrano in funzione gli spillatori di birra. Poco distante, visiteremo l’Ecomuseo del luppolo, dopo aver ovviamente fatto un bel brindisi! Pranzo in ristorante locale.Nel pomeriggio arriveremo a Ljubljana, la capitale della Slovenia e la città più popolosa, con i suoi 300.000 abitanti. Influenzata dalla cultura tedesca, slava e latina, molti edifici sono oggi moderni, anche se il centro conserva splendidi esempi dell’architettura barocca e dell’Art Nouveau; è stata anche, nel 2016, insignita del premo “Capitale verde europea” per il suo impegno a favore di un ambiente urbano sempre più ecosostenibile. La sua storia, che ha visto il passare dei romani, degli slavi, degli austriaci e, per poco tempo durante la II guerra mondiale anche gli italiani, ha un curioso contatto anche con il mondo classico. Secondo il mito do Giasone e degli argonauti, che presero il vello d’oro nella Colchide (l’attuale Georgia), si sarebbero poi diretti a nord lungo il Danubio, per prendere poi la Sava fino a raggiungere la sorgente del fiume Ljubljanica. Gli Argonauti smantellarono quindi la loro barca per poterla trasportare fino al mare Adriatico, nella speranza di rientrare a casa. Sembra che poco distante dall’attuale città, trovarono un grande lago circondato da una palude abitata da un mostro. Questo mostro è il drago di Lubiana, che è ora presente sullo stemma e sulla bandiera della città, nonché riprodotto diverse volte nel celebre “Ponte dei draghi”, in stile della Secessione viennese. Sistemazione in hotel e pomeriggio dedicato ad un giro panoramico del centro storico: dalla Cattedrale di San Nicola al palazzo del Grand Hotel Union, uno dei migliori esempi art Nouveau, dal Municipio al teatro dell’Opera. Visita poi del castello, risalente all’XI secolo e raggiungibile a piedi o in funicolare. Serata con cena libera, per potersi gustare l’atmosfera serale molto piacevole e ricca di giovani e iniziative culturali o musicali. Rientro in hotel per il pernottamento.
    Prima colazione e partenza verso il sud ovest della Slovenia, alla scoperta dei suoi tesori sotterranei: le grotte di San Canziano e la Miniera di Mercurio di Idrija, entrambe Patrimonio dell’Umanità Unesco. In circa un’ora ci ritroviamo in un ambiente vagamente famigliare, almeno riscontrabile anche nell’estremo nord est italiano: il Carso. La parola Carso deriva dalla radice “kar” o “karra”, di origine paleo indoeuropea con significato di roccia, pietra. E sono proprio le rocce calcaree che danno vita in questo altopiano aspro e spazzato dalla Bora, il tipico vento che soffia a Trieste (che dista pochissimi chilometri), ad un fenomeno naturale molto particolare: il carsismo. Ovvero quel fenomeno naturale che indica l’attività chimica esercitata dall’acqua a contatto con alcune tipologie di terreni: le due fasi di dissoluzione e costruzione danno vita a scanalature nelle rocce o vere e proprie doline e inghiottitoi in superficie e a stalattiti e stalagmiti nel sottosuolo. In parole povere l’acqua a contatto con il terreno ha un impatto modellante particolarmente accentuato e riesce a dare vita, tra le altre, a grotte di rara bellezza. Grotte entro le quali, goccia dopo goccia, si attua il processo di creazione di colonne di calcare che pendono dal soffitto (stalattiti) e di colonne che crescono da terra (stalagmiti). Il processo è talmente lento ed impercettibile che per crescere di 1 cm è necessario circa un secolo. Un tempo lunghissimo confrontato con l’esperienza umana, eppure in movimento; un tempo che scorre come il nostro di visitatori, paragonabile forse allo scatto di un’istantanea. Entriamo quindi alle grotte di San Canziano, patrimonio Unesco ma paradossalmente meno frequentate di quelle più turistiche di Postumia. Le grotte sono divise tra la prima parte che è un complesso di cavità denominato “Grotte del silenzio” ed una seconda parte denominata “Grotte del rumore”, perché si vede il fiume Reka dall’alto che scorre sotterraneo e si percepisce il suo fragore contro le rocce. Il punto più impressionante di tutte le Grotte di San Canziano è l’enorme stanza alta quasi 150 metri in cui si percepisce tutta la forza della Natura con il fiume che scorre impetuoso molti metri più in basso, e che si attraversa sopra uno spettacolare ponte sospeso tra le rocce. Proseguiamo poi verso Postumia, per una visita allo scenografico Castel Lueghi (o Castello di Predjama), costruito anche all’interno di un sistema di grotte carsiche a 123 metri sopra una parete di roccia scoscesa. Il castello di Predjama fu menzionato la prima volta nel 1274 quando fu costruito dagli abati di Aquileia che gli diedero un aspetto gotico. Successivamente venne ricostruito dai nuovi proprietari della famiglia Luegg, il cui rappresentante più famoso fu Erasmo di Predjama. Cavaliere, brigante, barone. La sua vita avventurosa finì dopo un assedio, da parte delle truppe imperiali, durato più di un anno, in cui tramite una serie di accessi segreti, Erasmo riusciva a rifornirsi di provviste e munizioni. La posizione sembrava imprendibile, tanto che per mettere fine al conflitto, fu necessario – secondo la leggenda – l’intervento di un servo traditore, che accese una candela nella stanza dove si trovava Erasmo, che fu quindi bombardata con proiettili di pietra che la demolirono. Pranzo libero e proseguimento per Idrija. Questa cittadina di poco più di 10.000 abitanti, adagiata sulle colline del Goriziano sloveno, preserva ancora senza clamore alcune autentiche eccellenze del tutto inaspettate: una lunga tradizione di pizzi e merletti, la ricetta degli Idrijski žlikrofi, ovvero i ravioli di patate di Idrija, che hanno ricevuto il marchio STG dall’Unione Europea (Specialità Tradizionale Garantita) e, infine, quelle che un tempo furono le seconde miniere di mercurio più grandi al mondo. Miniere dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e che visiteremo, tornando nuovamente a esplorare il sottosuolo, passando attraverso il pozzo di ingresso, Antonijev rov. Scoperte alla fine del XV secolo, sono uno dei pochi posti al mondo dove il mercurio si trova sia nella sua forma liquida sia come minerale di cinabro (solfuro di mercurio), utilizzato in passato per la produzione dei colori. Al termine della visita, raggiungeremo il nostro hotel, un selezionato Relais & Chateaux ospitato all’interno di una vecchia fattoria, più simile ad un castello rurale. L’ultima serata del viaggio la vogliamo passare in compagnia, in un ambiente caldo e famigliare, con una cena gourmet che racchiude tutti i sapori più genuini e tipici del territorio, accompagnati da una selezione di vini, ovviamente del Collio Sloveno.  
    Prima colazione in relax, per godersi il risveglio nella piccola cittadina di Idrija e prepararsi al rientro in Italia. La Slovenia ci saluta con gli ultimi paesaggi immersi nella natura, la sua bellezza discreta, onesta, senza eccessi. E per questo forse con un futuro sostenibile che saprà accogliere molti altri viaggiatori curiosi. Gorizia dista solamente un’ora. Il pulmino sarà a disposizione fino all’aeroporto di Trieste, nel caso si sia scelto un volo per il rientro.   Il castello di Ptuj che si affaccia sulla DravaIl Collio slovenoVeduta del lago di Bled 

    Perchè con Kel12?

    - UN VIAGGIO COMPLETO TRA NATURA, CULTURA ED ENOGASTRONOMIA E ACCOMPAGNATO DA UN'ESPERTA DELLA DESTINAZIONE NATA E CRESCIUTA IN SLOVENIA - IL FOCUS DEL VIAGGIO E' ANCHE LEGATO ALLA SOSTENIBILITA' AMBIENTALE: CI MUOVIAMO ANCHE A PIEDI, SOSTENIAMO LE PICCOLE REALTA' RURALI, VISITIAMO CONSAPEVOLMENTE AMBIENTI TUTELATI - ABBIAMO PREVISTO UNA GIORNATA DEDICATA AL RELAX, ALLA MONTAGNA E ALLA MEDITAZIONE: NELLA VALLE DI LOGARSKA FAREMO UNA LEZIONE DI YOGA, TREKKING TRA I BOSCHI E UN PRANZO IN MALGA - LE SISTEMAZIONI SONO DI OTTIMO LIVELLO E ABBIAMO SELEZIONATO RISTORANTI, CANTINE E AZIENDE AGRICOLE DOVE DEGUSTARE LE ECCELLENZE DEL TERRITORIO   

    I nostri esperti

    Gianna Djaba

    Dal 22  maggio  2021 al 29  maggio  2021

    Dal 5  giugno  2021 al 12  giugno  2021

    Dal 3  luglio  2021 al 10  luglio  2021

    Dal 14  agosto  2021 al 21  agosto  2021

    Dal 9  ottobre  2021 al 16  ottobre  2021

    Approfondimenti di viaggio

    ARRIVO A DESTINAZIONE L’arrivo a destinazione, trattandosi di un Paese confinante con l’Italia e facilmente raggiungibile in diversi modi, è lasciato libero e a carico individuale per permettere maggiore flessibilità e consentire anche l’uso di mezzi privati. Kel 12 può in ogni caso organizzare su richiesta i trasferimenti, sia in treno che in aereo, come servizio aggiuntivo.  L’aeroporto più vicino a Gorizia, luogo d’incontro di questo viaggio, è quello di Trieste, [...]