IN VIAGGIO COL FOTOGRAFO AL NATALE PAGANO DEI KALASH

PAKISTAN

  • IN VIAGGIO COL FOTOGRAFO AL NATALE PAGANO DEI KALASH

    PAKISTAN

    Viaggi con Esperto
    Durata 11 giorni
    Partecipanti minimo 8 massimo 12  partecipanti
    Partenze
      2026
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 11  dicembre   al 21  dicembre  
      Iscrizioni aperte
      105

    A PARTIRE DA:  

    3.300€

    Pakistan

    IN VIAGGIO COL FOTOGRAFO AL NATALE PAGANO DEI KALASH

    Viaggio fotografico con Edoardo Agresti, Fotografo National Geographic 

    Il Chamos Festival - il più sacro dei 3 festival Kalash - per gli amanti della fotografia ‘presa’ sotto qualsiasi forma, dal cellulare alla camera professionale, è qualcosa di indimenticabile. Un’occasione unica per fare degli scatti irripetibili. Nell’estremo nord-ovest del Pakistran si trovano tre anguste e recondite valli di alta montagna che si insinuano fra le pendici dell’Hindu Kush. Vi risiede una popolazione estremamente periferica e poco numerosa che, per i suoi caratteri storici e culturali, va annoverata tra le più interessanti di cui si possa occupare l’etnografia: si tratta del popolo dei Kalash, seguace di un’antica religione politeista di origini ancora sconosciute, noto anche con il nome di Kafiri, il termine usato dai musulmani per connotare gli infedeli. Celebrato ogni anno in Dicembre, il Chamos Festival è la festa del solstizio d’inverno, la “madre di tutte le feste”, la grande festa dell’Anno Nuovo. I Kalash prendono molto sul serio le loro feste che comportano invariabilmente complicate cerimonie religiose, danze e festeggiamenti. Ogni valle ha le sue tradizioni specifiche, ma in genere gli uomini anziani cantano a turno vecchie leggende, mentre le donne, accompagnate dai tamburi, danzano con le braccia sulla vita o sulle spalle delle compagne, girando in linee concentriche… Il Chamos Festival si svolge nella Valle di Rumbur ed è senza alcun dubbio la festa più sacra dei Kalash, interdetta ai musulmani. Per parteciparvi bisogna sottoporsi a riti di purificazione e assistere a sacrifici animali, che per qualcuno potrebbero risultare cruenti.  Fotograficamente, un delirio di emozioni, di colori, di atmosfere impossibili da raccontare che cercheremo di catturare, per sempre, nelle nostre fotocamere. Saranno dei giorni dove il nostro sguardo non troverà riposo perché ad ogni angolo si presenteranno scene, attimi, momenti, situazioni da immortalare. Insieme cercheremo di dare un senso fotografico a ciò che scatteremo.

     

    Itinerario di viaggio

    Partenza nel primo pomeriggio da Milano Malpensa con volo di linea Etihad Airways via Abu Dhabi per Peshawar. Pasti e pernottamento a bordo. 
    Arrivo a Peshawar presto al mattino. Espletamento delle formalità d’ingresso, accoglienza e trasferimento all’hotel. Prima colazione e breve riposo prima di iniziare la visita del capoluogo della Provincia Khyber Pakhtunkhwa, in precedenza nota come Provincia della Frontiera del Nord Ovest, che trovandosi nelle vicinanze del famoso Khyber Pass ha visto passare molti invasori e viaggiatori da tutto il mondo. Si inizia con la vista degli attraenti bazar della città di confine, in primis il Qissa Khawani Bazar, la vecchia “Strada dei Cantastorie”, il bazar più noto della città, dove un tempo mercanti e viaggiatori si incontravano per narrarsi storie a vicenda. Si prosegue con il bazar delle ceramiche, il bazar degli uccelli, il bazar del grano… Pausa pranzo al Namak Mandi, l’antico bazar del sale, famoso per il miglior cibo pashtun della città, soprattutto per il montone cotto in crosta di sale ma anche per altri piatti tipo il chapli-kebab, una sorta di polpetta di carne macinata, condita con erbe aromatiche e fritta. Possibilità di assaggiare anche il kahwa, il tradizionale tè al gelsomino con cardamomo verde e zucchero. Si continua con la Moschea Mahabat Khan, costruita nel 1630 dal governatore di Peshawar sotto l’imperatore moghul Shah Jahan, e restaurata nel 1898. Infine la Torre dell’Orologio che prende nome da Sir George Cunningham, ex governatore britannico e agente politico nella provincia. Pernottamento in hotel.Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.  
    Dopo la prima colazione partenza verso nord per Chitral. La strada si inerpica a fatica in ampi meandri sul versante del Dir, scendendo poi ripida nel Chitral. Si percorre il nuovo tunnel che consente di evitare il Lowari Pass (3.118 m) spesso chiuso in passato per neve o per le pessime condizioni della strada. Discesa nell’isolata Valle del Chitral, ai piedi del Tirich Mir, che con i suoi 7.708 m è la vetta più alta dell’Hindu Kush. Siamo a pochi chilometri, in linea d’aria, dall’Afghanistan, delimitato dalla cosiddetta Linea Durand, ovvero quella delimitazione di influenza politica che, nel 1893, il segretario degli esteri del Raj Britannico (per l’appunto, Sir Mortimer Durant) stipulò con l’emiro afghano Abdur Rahman Khan; nonostante diverse vicissitudini il confine è sempre stato rispettato sebbene, soprattutto durante gli anni del terrorismo, abbia presentato qualche falla. La valle, costellata da campi terrazzati di grano e mais e da numerosi frutteti, è considerata una delle aree linguisticamente più variegate al mondo: sembra infatti che vengano usate almeno 12 lingue orali diverse, dal khowar al pashtu, dal kirghiso al wakhi fino ovviamente all’urdu, la lingua nazionale del Pakistan. Nel tardo pomeriggio arrivo a Chitral (1.500 m), il centro amministrativo della valle. Pranzo a pic nic o in ristorante in corso di visite, cena e pernottamento in hotel.  
    Dopo la prima colazione escursione nel vicino Parco Nazionale del Chitral Gol alla ricerca del markhor, una specie di capra selvatica, preda favorita del leopardo delle nevi. Rientro a Chitral per la visita della moschea Shahi, costruita nel 1924 nei pressi del fiume, e del forte adiacente ( Il forte è attualmente in restauro e di conseguenza potrebbe essere non visitabile). Costruito nel 1774, arrivò alla ribalta internazionale nel 1895, quando le truppe inglesi, rimanendo coinvolte nei conflitti per la successione al trono dello stato di Chitral, furono strette d’assedio da uno dei pretendenti. Il forte era allora sotto il comando di Charles Townshend, un giovane ufficiale che sarebbe poi diventato decorato generale e membro del parlamento britannico. A sua disposizione c’erano 343 uomini in armi, più altre 200 non in grado di combattere. Il 15 marzo Sher Afzal arrivò in città con le sue truppe e assaltò il forte, che fu strenuamente difeso fino all’arrivo dei rinforzi provenienti da Peshawar. L’evento fu celebrato dalla stampa dell’epoca e dalle autorità britanniche: l’aver mantenuto la posizione non fu che un piccolo episodio all’interno del “Grande Gioco”. Nella primavera del 1898, infatti, il capitano Ralph Cobbol, mentre era in "permesso di caccia" nel Pamir, venne a sapere che i russi avevano pianificato di occupare Chitral se gli inglesi l'avessero abbandonata. Tutto il XIX secolo vide inglesi e russi contrapposti nello scacchiere centro-asiatico, in cui attività diplomatiche, azioni dei servizi segreti e scontri militari coinvolsero tutta la macroarea per ottenerne l’egemonia. Fu solo nel 1907 che il “Grande Gioco”, o “Torneo delle ombre” nella versione russa, trovò fine quando, a San Pietroburgo, fu sancita la Triplice Intesa. Nel pomeriggio partenza per il villaggio terrazzato di Ayun (1.400 m), una ventina di chilometri a sud di Chitral. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in residenza storica. N.B. Si consiglia di preparare una borsa a mano con il necessario per il soggiorno di 4 giorni / 3 notti nella valle di Rumbur così da evitare il trasporto di grossi bagagli.  
    Dopo la prima colazione partenza in jeep locali aperte (con 3 passeggeri + autista per veicolo) per la Valle di Rumbur. Si tratta di percorrere una ventina di chilometri lungo una stretta pista dissestata che si incunea tra i monti dell’Hindukush. Arrivo nel villaggio di Rumbur e sistemazione in spartana guest-house. Si è obbligati a prendere una guida locale kalash e a lasciare la guida musulmana che ci ha accompagnato nei giorni scorsi. La prima cosa che colpisce arrivando nel villaggio è l’abbigliamento femminile: un ampio saio stretto in vita da una cintura decorata con gli stessi motivi del caratteristico ed elegante copricapo chiamato kupass, ornato da numerose file di conchiglie cauri, originarie dell’Oceano Indiano ed utilizzate fino a pochi decenni fa come moneta per gli scambi in tutto il subcontinente indiano. I riti e le tradizioni del popolo kalash sono molto differenti da quelle delle popolazioni circostanti e a parte i contatti con i turisti, rappresentano un’isola di tempi antichi inserita nel presente. La religione Kalash è politeista con un dio creatore, Khodai e una serie di altre divinità, tra cui Jestak, la dea che protegge la casa e la famiglia, e Mahandeo, il dio della guerra e protettore dei raccolti. Giornate dedicate al Festival Chamos dei Kalash, la festa del solstizio d’inverno, la “madre di tutte le feste”. E’ sicuramente la festa più sacra del popolo degli infedeli, interdetta ai musulmani. Per partecipare ai tre giorni di festa gli uomini sono costretti a sottoporsi al rito di purificazione che per qualcuno potrebbe risultare cruento in quanto prevede il sacrificio di un montone, con spargimento di sangue che potrebbe anche schizzare sul viso degli astanti. Una volta purificati si può partecipare alle attività della comunità locale (preparazione del pane, danze, riti di corteggiamento tra i giovani…) e alle celebrazioni del festival (processioni, riti religiosi che comportano sacrifici animali, fiaccolata notturna…). Un’esperienza davvero unica e indimenticabile riservata a pochi viaggiatori. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in guest-house spartana. I KalashProprio sul confine con l’Afganistan si trovano tre anguste e recondite valli di alta montagna che si insinuano fra le pendici dell’Hindukush. Vi risiede una popolazione estremamente periferica e poco numerosa che pure, per i suoi caratteri storici e culturali, va annoverata tra le più interessanti di cui si possa occupare l’etnografia: si tratta del popolo dei Kalash, seguace di un’antica religione politeista di origini ancora sconosciute, noto anche con il nome di Kafiri, il termine usato dai musulmani per connotare gli infedeli. Alcuni studiosi ritengono che i Kalash siano discendenti delle milizie erranti di Alessandro Magno; è comunque vero che la maggior parte degli abitanti di queste valli hanno capelli chiari e occhi azzurri, quindi ben diversi dalle altre etnie che popolano il Pakistan.  
     
    Dopo la prima colazione partenza per la visita dei villaggi Kalash della Valle di Bumburet e partecipazione alle celebrazioni del Festival Joshi.  Attraversato il fiume Kunar la strada entra in un canyon deserto e prosegue, scavata nella roccia, in un saliscendi con vista sulle oasi sottostanti. Si risale la valle lungo il lato sinistro del fiume tra campi coltivati, canali di irrigazione e piante di noci secolari; in alto foreste di pini e alti pascoli, sullo sfondo le rocce delle montagne. Nel pomeriggio rientro ad Anjun.Pranzo in ristorante locale, cena e pernottamento in hotel. I villaggi KalashLe Valli dei Kalash, coperte di boschi di deodora e malvoni, sono piccole e aspre. Quella di Rumbur è particolarmente stretta e le solide case in legno, pietra e fango si inerpicano sui fianchi delle montagne, con il tetto di una che fa da veranda alla successiva. Al piano terra si trovano stalle e magazzini; tra le stanze ai piani superiori generalmente c’è una cucina-sala da pranzo senza finestre e fuligginosa, con un focolare al centro cui corrisponde il foro di uscita del fumo, e una porta che dà sulla veranda. I Kalash coltivano grano, miglio, mais e lenticchie e allevano capre. Le uve dolci, delle viti nodose che crescono rampicanti intorno agli alberi, vengono trasformate in un vino molto forte e di sapore per noi non proprio gradevole. Le more, le albicocche, le mele e le susine sono abbondanti. Le noci rappresentano un’importante fonte di proteine in una dieta povera di carne. Le provviste vengono conservate in dispense di legno rialzate da terra, strutturate all’interno come armadi. I Kalash non seppelliscono i morti, ma li depongono in sarcofaghi di legno posti sulla superficie del terreno. Purtroppo, i gandau, le antiche statue di legno intarsiato messe a guardia dei cimiteri, sono state tutte asportate da archeologi e tombaroli e oggi si possono trovare nei musei o nei negozi di qualche antiquario di Londra.  
    Prima colazione e partenza verso sud per Saidu Sharif. Si percorre a ritroso la via dell’andata, attraverso il Lowari Tunnel, fermandosi nei posti più panoramici e per fare qualche breve passeggiata. Nel pomeriggio arrivo a Saidu Sharif, nella Valle dello Swat. Pranzo a pic nic lungo il percorso, cena e pernottamento in hotel. 
    Dopo la prima colazione, partenza verso sud per Takht-i Bahi, sito importantissimo per l’arte Ganhara. Diventato Patrimonio Unesco nel 1980, si tratta di un importante monastero buddhista eretto nel I secolo d.C. in cima ad un monte e nei pressi di un fiume; da qui, la derivazione del suo nome: Takht significa "trono" mentre bahi significa "acqua" o "fonte" in lingua persiana. Il sito si trova sulle fondamenta di un precedente centro di culto zoroastriano. Pranzo lungo la via e, al termine della visita, proseguimento per Peshawar. Arrivo a Peshawar e sistemazione in hotel. Pranzo a pic nic o in ristorante in corso di visite, cena e pernottamento in hotel. 
    Dopo la prima colazione giornata dedicata al completamento delle visite dei siti di interesse di Peshawar e dintorni. Si inizia con la visita del Museo di Peshawar, ospitato in un imponente edificio del periodo coloniale, noto come Victoria Hall, utilizzato come sala da ballo per gli ufficiali britannici. Il museo vanta un’ottima collezione di arte Gandhara, di cui fanno parte statue e fregi che ritraggono la vita del Buddha. C’è anche un’interessante sezione etnografica con utensili e abiti delle tribù della North-West Frontier Province, e tra questi le interessanti effigi in legno rinvenute in un cimitero Kalash. Si prosegue con la visita della Moschea Sunehri la cui costruzione, finanziata principalmente da donazioni pubbliche, è stata completata nel 1992. La moschea, nota per offrire un'area di preghiera separata per le donne, si estende su una superficie di 1.700 metri quadrati ed ha una capacità di 6.000 fedeli. Il suo design presenta gli elementi tipici dello stile moghul: mattoni rossi, archi, cupole e cupole appuntite sui minareti. Quindi l'affascinante Islamia College, fondato da Sir S.A. Qayyum e Sir George Roos-Keppel nel 1913, uno dei più antichi istituti di istruzione superiore in Pakistan che vanta un'architettura in stile neoclassico del Raj britannico. Si conclude la giornata con la visita di un laboratorio/officina dove vengono decorati i tradizionali e pittoreschi camion pakistani chiamati “jingle trucks” per il suono tintinnante provocato dalle catene e dai ciondoli metallici appesi ai paraurti dei veicoli. Pernottamento in hotel.Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.  
    Presto al mattino trasferimento all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di linea Etihad Airways, via Abu Dhabi, per l’Italia. Arrivo previsto a Milano Malpensa nel tardo pomeriggio.     

    Perché con noi

    • Viaggio con un professionista del fotoreportage, un'occasione unica per fare degli scatti irrepetibili!
    • Organizziamo viaggi in Pakistan da oltre 20 anni e siamo gli unici a proporre una partenza in occasione del Chamos Festival dei Kalash.
    • Per un'esperienza da veri viaggiatori, che offre l'opportunità di partecipare a particolari celebrazioni religiose solo dopo essersi sottoposti a singolari riti di purificazione.
    • Per godere delle straordinarie vedute del Tirich Mir (7.708 m s.l.m.), la montagna più alta della catena dell'Hindu Kush.

    I nostri esperti

    EDOARDO AGRESTI

    Dal 11  dicembre  2026 al 21  dicembre  2026

    Approfondimenti di viaggio

     I PERCHE' DI UN VIAGGIO FOTOGRAFICO CON IL FOTOGRAFO EDOARDO AGRESTI Ti piacerebbe fare un viaggio con un professionista del fotoreportage confrontandoti con le tecniche di come si realizza un racconto fotografico?  In oltre trent'anni di professione fotogiornalistica Edoardo Agresti ha all’attivo oltre 100 reportage in altrettanti paesi del mondo. Pubblica su importanti riviste internazionali tra cui il National Geographic Traveller. Vincitore di importanti contest sul tema [...]