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INSIDE NAGORNO KARABAKH: LA FORZA DI UN POPOLO

ARMENIA

icona orologio 10 GIORNI
minimo 8 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2020

  • Dal   10  aprile    al   19  aprile  
  • Dal   1  maggio    al   10  maggio  
  • Dal   12  giugno    al   21  giugno  
  • Dal   7  agosto    al   16  agosto  
  • Dal   4  settembre    al   13  settembre  
  • Dal   9  ottobre    al   18  ottobre  

VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

Terra di cime innevate, di laghi sospesi nell’azzurro, di ruvide pietre scolpite a merletto, l’Armenia è la patria di uno dei popoli più antichi del Vicino Oriente, con una sua distinta e propria fisionomia etnica, linguistica, politica e culturale, con una storia di più di venticinque secoli e un patrimonio di cultura e di arte ben superiore in proporzione alla consistenza del suo territorio e del suo peso politico. “We are our - continua -

A PARTIRE DA: 2.450 €


ITINERARIO

 

Partenza dall’Italia con volo di linea via scalo europeo per Yerevan. Pasti e pernottamento a bordo, arrivo il giorno successivo.

Arrivo nella capitale armena in nottata. Accoglienza in aeroporto da parte della guida locale, ritiro dei bagagli, trasferimento privato in hotel e sistemazione nelle camere riservate per qualche ora di riposo.

Capitale dal 1918, cresciuta lungo le rive del fiume Hrazdan, Yerevan risulta particolarmente piacevole grazie all’ampiezza degli spazi, al tufo usato per i palazzi che le donano delicate sfumature di colore rosa, all’abbondanza di parchi e fontane. In tarda mattinata inizio delle visite della città.

La visita panoramica della capitale include Piazza della Repubblica, il cuore della capitale su cui si affacciano alcuni degli edifici più scenografici della città costruiti in tufo chiaro; il Teatro dell’Opera; la Cascade, la monumentale scalinata che collega la zona bassa del Teatro dell’Opera con il Parco della Vittoria, più in alto, dove si trova la statua intitolata a Madre Armenia. Il luogo è diventato un centro di aggregazione, molto animato e frequentato dai locali specie durante la bella stagione.

Tra i vari allestimenti museali che Yerevan offre scegliamo il Museo di Storia Nazionale, ricco di reperti, che costituisce un’ottima base di partenza per rendersi conto di dove si è. L’Armenia è un paese effimero, un frammento del vasto territorio storico degli armeni, che nei secoli si è ampliato e ristretto molte volte. Quel che rimane è un lascito delle divisioni sovietiche degli anni 20 del XX secolo. Visitiamo infine il Tsitsernakaberd, il memoriale dedicato alle vittime del genocidio perpetrato da parte del governo ultranazionalista dei Giovani Turchi e il relativo museo.

Al termine delle visite partiamo per il Complesso di Etchmiadzin, a circa 30 km dalla capitale armena. Pranzeremo qui in un ristorante locale e nel pomeriggio inizieremo le visite. Il nome del luogo significa “L’Unigenito è disceso” poiché, secondo la leggenda, Cristo vi apparve a San Gregorio l’Illuminatore. A Etchmiadzin batte il cuore della chiesa armena. E’ qui che risiede il “Catholicos di tutti gli armeni” e si trovano, oltre alla cattedrale-residenza (attualmente in restauro), alcune tra le più antiche e splendide chiese armene, quelle intitolate alle sante Gayanè (630) e Hripsimè (618) dedicate a due vergini cristiane martirizzate dal re Tiridate III. Con queste due chiese l’architettura classica armena raggiunge la perfezione. Nel giardino della cattedrale è possibile ammirare alcuni khachkar, steli funerarie a forma di croce di pregevole fattura e la porta del re Tiridate risalente al VII secolo.

Poco distante si trova il Sito archeologico di Zvartnots, delle “forze vigilanti”. Costruito da Narsete III nel 652 è crollato per un terremoto avvenuto tra il 930 e il 1000. Il sito, oggi ridotto in rovina, forma una collina di ruderi ancora in gran parte da esplorare. Una lunga campagna di scavi condotta tra il 1900 e il 1907 ha rivelato la consistenza completa e la grande importanza archeologica e architettonica del complesso che fu uno dei capolavori dell’architettura armena dell’Alto Medioevo. Il tempio si distingue per la profusione di sculture e altorilievi di cui si può ancora ammirare la ricchezza dei capitelli di stile ionico. I passaggi ad arco sono ornati di viti e melograni stilizzati. Etchmiadzin e Zvartnots sono entrambi inseriti tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità dell’UNESCO.

Rientro in hotel e, per immergerci subito nella vita locale e per scoprire anche una Yerevan non turistica, cena in una tipica enoteca, dove si ha l’occasione di provare una degustazione di grappa. Il locale solitamente non ospita turisti e sarà certamente una piacevole sorpresa. Potremmo avere ospite, impegni permettendo, un rappresentante dell’Associazione di Giovane Donne Armene (AYWA) per avere un punto di vista privilegiato sulla condizione della donna e della situazione economica e sociale in generale del Paese. L’associazione si occupa di promuovere i diritti economici, politici e sociali delle donne, con l’obiettivo di rafforzarne, attraverso corsi di formazione, aiuti economici e legali, battaglie politiche, il ruolo in tutti i settori della vita pubblica. Rientro in Hotel e pernottamento.

 

(L’ordine delle visite di Yerevan è puramente indicativo e potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato. Se si riterrà opportuno, considerate le esigenze del gruppo, si potranno spostare alcune visite nei giorni successivi della nostra permanenza nella capitale, così come l’incontro con la rappresentante dell’associazione è soggetto alla sua disponibilità e la cena potrebbe essere spostata all’ultimo giorno).

Dopo la colazione, inizia il nostro viaggio alla scoperta del Paese. Partenza verso sud e prima tappa al monastero di Khor Virap, situato in cima a un colle sulla fertile piana, a 40 km a sud della capitale.

Risale dal IV al XVII secolo e secondo la leggenda vi fu imprigionato per tredici anni San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa Armena, perché predicava il Cristianesimo (letteralmente Khor Virap significa fossa profonda). Dal monastero si apre una stupenda veduta del Monte Ararat.

Dopo la visita ci recheremo alla cantina Tushpa, per una degustazione di vino locale accompagnata da qualche aperitivo. La cantina è ancora a gestione famigliare, e abbiamo scelto di trascorrere in quest’atmosfera molto piacevole il tempo solitamente destinato ad un pranzo canonico. La coltivazione della vite ha avuto inizio all'apparire della civiltà, come testimoniano i miti delle religioni antiche; gli ebrei credettero che il vino fosse stato preparato per la prima volta dal patriarca Noè, subito dopo il diluvio universale e le Sacre scritture affermano che il patriarca Noè è stato il primo a coltivare la vite e a fare uso del vino. Come dice la Genesi "egli si applica all'agricoltura e pianta una vite"; e lo fa proprio sul monte Ararat, storicamente parte dell’Armenia.

Nel primo pomeriggio raggiungiamo il Monastero di Noravank, situato in fondo alla valle in posizione inaccessibile, tra montagne di roccia rossa che gli fanno da sfondo. Siamo nella regione di Vayots Dzor, pittoresca zona di fiumi, cascate, grotte e picchi montani.

Il monastero sorge in una situazione di totale isolamento, in un ambiente aspro e roccioso, ma insieme grandioso e solenne. Il complesso fu fondato nel XII secolo, ma si espanse solo nei secoli XIII-XIV quando fu stabilita la sede episcopale di Siuni. Conserva stupende scene bibliche scolpite sulla facciata della chiesa-mausoleo della Santa Madre di Dio, tra i più raffinati esempi di scultura del patrimonio armeno. Dopo la visita riprendiamo la strada verso sud; i paesaggi sono molto belli: l’aridità delle montagne contrasta con la fertilità del fondovalle dove verdeggiano pioppi e tamerici. Prima di proseguire ci fermeremo presso una casa rurale, dove si avrà l’occasione di osservare una realtà verace e osservare la preparazione del muraba armeno, una specie di marmellata speziata preparato con frutta locale. Saremo ospiti presso una famiglia e avremo occasione di rifocillarci con un tè e qualche dolcetto.

Proseguimento verso il Monastero di Tatev (Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO), un tesoro medioevale del X secolo. Dal XIII secolo fu il centro culturale dell’Armenia Orientale. Quello di Tatev è un complesso fortificato cinto da imponenti mura, sulle quali è possibile camminare per ammirare il panorama sulla valle sottostante. La sua posizione strategica l’ha sempre reso inaccessibile ai nemici ed è per questo motivo che divenne sede vescovile e centro politico e amministrativo della regione di Syunik. All’interno del complesso si trova il monumento Gavazan: una colonna di otto metri costituita da pietre sovrapposte e sormontata da un katchkar. In caso di scosse sismiche, il pilone si inclinava per poi tornare alla sua posizione iniziale, segnalando così il pericolo di un terremoto. Si può ancora vedere questa singolare opera di ingegneria architettonica eretta nel 904 al suo posto, anche se non più in funzione e tenuta insieme da placche metalliche. Il 16 ottobre 2010 è stata inaugurata la funivia (a tratta unica) più lunga d’Europa e del mondo, che copre una lunghezza di 5.750 metri tra le due stazioni collegando il monastero a Halizor. La teleferica è dotata di moderne cabinovie da 25 persone, viaggia a una velocità di 37 chilometri l’ora e impiega 11 minuti per completare il suo percorso. Nel punto più alto sopra la gola di Halizor raggiunge un’altitudine di 320 metri offrendo una panoramica mozzafiato sui monti e vallate circostanti.

Prevediamo di utilizzare la cabinovia per la salita e scendere poi utilizzando dei mezzi locali (in loco si potrebbe decidere diversamente, a seconda dello stato della strada e delle condizioni climatiche. L’accompagnatore e la guida valuteranno l’opzione più opportuna).

Arrivo a Goris, sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Dopo la colazione si parte per Khndzoresk - un villaggio scavato nella roccia insediato ancora dai tempi preistorici, ma usato anche come nascondiglio durante le ribellioni di libertà del XVIII sec (per questa visita sarà necessario il cambio di bus, dovuto alle caratteristiche della strada). Proseguimento verso il Nagorno Karabakh. Questa regione verde e boscosa, avvolta nel mistero e da un’aurea quasi mitica, cela una storia lunga e orgogliosa. Ufficialmente denominata Repubblica dell'Artsakh, è de facto uno stato a riconoscimento limitato, non riconosciuto dall’ONU, abitato da una popolazione armena, autoproclamatosi indipendente dall'Azerbaigian. L’Artsakh era una delle province del Regno Armeno di Tigran il Grande che, nel I secolo a.c. andava dal mar Nero al mar Caspio. Come il resto del territorio armeno subì diverse conquiste, dai persiani ai tatari, fino a diventare parte dell’impero russo nel 1805, conservando però una certa autonomia. Nel 1921 il trattato di Mosca tra Russia e Turchia assegnò la regione all’Azerbaijan, dopo che, a seguito della rivoluzione d’ottobre, si erano verificati diversi scontri tra quest’ultimo e l’Armenia per il suo controllo. Per settant’anni la situazione venne congelata, finché nel 1988 il Karabakh domandò l’annessione all’Armenia. A seguito della dissoluzione dell’Urss, il territorio divenne scenario di guerra, che durò fino al 1994, quando ci fu l’accordo di Bishkek, ma i negoziati per la definizione dello status del Nagorno Karabakh sono tutt’oggi in corso e vedono pochissimi progressi.

Percorreremo la strada lungo il cosiddetto Corridoio di Lachin, un passaggio montano un tempo largo solamente 9 km, che rappresentava il punto di maggior vicinanza tra l’Armenia e l’exclave di popolazione armena del Nagorno Karabakh, in territorio azero. La sua conquista durante la guerra ha permesso di creare un unicum territoriale determinante per l’esito della stessa. Oggi possiamo attraversarlo godendoci lo splendido paesaggio, che quasi nulla del passato fa trapelare (tranne una solitaria barriera metallica anti elicotteri) e che rappresenta quasi una rivincita di questa terra sui fatti umani. Giunti al confine, prima di varcarlo ci aspetta la prima visita nella regione di Kashatagh. Siamo già in Nagorno Karabakh, pur senza ancora varcarne il confine. Questo lembo di terra infatti, che separa Armenia e Artsakh, è de facto territorio azero occupato.

Dopo una strada di montagna, attraverso vecchi villaggi azeri semi abbandonati, arriviamo al monastero di Tsitsernavank

Si credeva che il monastero contenesse le reliquie di San Giorgio. Nel passato, apparteneva alla diocesi di Tatev ed è menzionato come un importante centro religioso. Rientro per la stessa strada fino a varcare, ufficialmente, il confine, dopo un veloce controllo dei passaporti. Non viene nemmeno consegnato il visto d’ingresso, da richiedere il giorno successivo recandosi al ministero degli Interni. Proseguimento per la città di Shushi – la città eroica del Nagorno Karabakh. Prima di entrare in città, dedicheremo la parte centrale della giornata ad un breve trekking, che non presenta difficoltà particolari, nella Gola di Hunot. Circondata da alte pareti rocciose e da scoscese montagne coperte da foreste, è scavata dal fiume Karkar che scorre ai piedi di Shushi e in alcuni tratti raggiunge i 250 metri di profondità. Arriveremo fino alla cascata di Mamrot Kar  ed è previsto il pranzo a picnic (in caso le condizioni metereologiche non rendessero possibile l’escursione, andremo direttamente a Shushi e pranzeremo in ristorante). Al termine della passeggiata, saliremo in città. Visita della Cattedrale di Ghazanchetsots. Durante l’epoca sovietica la cattedrale fu distrutta, prima usata come granaio poi come un garage. Venne ricostruita nel 1998 ed ora svolge la funzione di cattedrale e sede della diocesi della chiesa apostolica armena nell'Artsakh. Camminando lungo la strada si possono osservare diverse moschee, alcune nascoste tra la vegetazione e palazzine popolari, che non sono più in funzione: sono state molto danneggiate durante la guerra di indipendenza e parecchie di esse sono in rovina o distrutte. Tuttavia, data la loro importanza storica, da qualche anno il governo della Repubblica dell'Artsakh, ha intrapreso un opera di restauro di alcune di esse. Opera che ha suscitato la reazione negativa del governo azero, che ritiene che un edificio di culto islamico non debba essere restaurato da un governo cristiano. Visita dall’esterno alla moschea di Jouma, la cui costruzione, iniziata nel 1768, è stata successivamente interrotta per essere completata negli anni 1883-85 su progetto dell'architetto azero di origine persiana Karbalayi Safikhan Karabakhi (1817-1910), uno dei più importanti rappresentanti delle scuole di architettura del Karabakh (la moschea è in fase di restauro e sarà possibile entrarvi solo con l’autorizzazione degli operai, qualora presenti.)

Nel tardo pomeriggio arrivo nella capitale Stepanakert. Cena e pernottamento in albergo a Stepanakert

Prima colazione e visita della città, il centro economico e politico del Nagorno Karabakh. Situata in una zona pianeggiante, deve il suo nome in onore del rivoluzionario bolscevico armeno Stepan Shahumian. Tra i siti di maggior interesse segnaliamo il monumento che raffigura due teste giganti stilizzate, “Noi siamo le nostre Montagne” confidenzialmente chiamato “nonno e nonna”; costruito in tufo a metà degli anbni ’60, è diventato il simbolo dell’attaccamento della gente del luogo alla propria terra e ai propri costumi. Il centro città ruota attorno a piazza del Rinascimento, sulla quale si affacciano tutti gli edifici governativi. Visita del famoso mercato di Stepanakert e subito dopo del Museo Storico Nazionale. Un edificio polveroso, fatiscente, eppure in grado di sorprendere, sia per gli oggetti esposti che per gli allestimenti. Al termine della visita, avremo un po' di tempo libero prima di pranzo per una passeggiata. L’atmosfera che si respira è quella da grande paesone: non di rado è possibile incontrare il primo ministro o altre autorità camminare per le vie del centro o entrare in qualche bar. Pranzo in ristorante locale.  Nel pomeriggio si parte verso il monastero Gandzasar, letteralmente «tesoro della montagna» in armeno, del XIII secolo. Si crede che il monastero custodisce le reliquie del San Giovanni Battista e di suo padre.

L'ultima visita è prevista a Tigranakert, un sito archeologico risalente al periodo ellenistico. La città fu fondata attorno al 78 AC da re Tigrane II diventando capitale del Regno. La strada per arrivarci è molto diversa da quelle che abbiamo percorso in precedenza: idilliche colline verdeggianti, in fiore con la frutta sugli alberi o con i colori dell’autunno a seconda della stagione, lasciano posto alla pianura che porta in Azerbaijan; ci avviciniamo al confine e ai lati della strada trincee, carri armati evocativi e ruderi abbandonati alzano il velo su un passato sanguinoso e un presente tranquillo quanto incerto.

Rientro a Stepanakert. Cena e pernottamento in hotel.

 

(L’ordine delle visite di Stepanakert potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato).

 

Prima colazione in hotel e partenza di prima mattina, con un ultimo saluto a Tatik e Papik lasciando la città. Ci aspetta una giornata intensa, con un lungo trasferimento verso nord, attraverso paesaggi ancora una volta mozzafiato. Prima di rientrare in Armenia, visita del monastero di Dadivank, edificato tra il IX e il XIII secolo. Il monastero è stato fondato da San Dad, uno dei discepoli dell'apostolo Giuda Taddeo, da cui prende il nome. Passeremo il confine in prossimità di un passo alpino, dove nel periodo primaverile potrebbe ancora essere presente la neve. Una volta rientrati in Armenia, ci si imbatte in un “pezzo di cielo caduto sulle montagne”. Così viene definito il Lago Sevan, situato 1900 metri sopra il livello del mare. E’ un centro di villeggiatura frequentato durante la stagione estiva dagli armeni e uno dei luoghi più suggestivi della piccola repubblica.

Sosta al villaggio di Noraduz per una breve visita al cimitero medievale dove si trova la più alta concentrazione di khachkar, croci in pietra intagliate che datano dal IX al XV secolo. Il pranzo di oggi è previsto nel primo pomeriggio, più tardi del solito, perché lungo la strada non ci sono validi posti in cui fermarsi, ma l’attesa verrà certamente ricompensata da un ottimo menù di pesce, da gustare vista lago. Raggiungiamo poi la penisola su cui sorge il Monastero di Sevanavank, da cui si domina il lago. La costruzione del monastero è stata patrocinata intorno all’874 dalla principessa Mariam Bagratuni e testimonia la rinascita dell’indipendenza armena dopo le invasioni arabe. Il monastero comprende le due chiese degli Apostoli (Arakelots) e della Santa Madre di Cristo (Astvatsatsin) e un cortile disseminato di antiche croci di pietra. Arrivo a Dilijan in serata, una delle cittadine più importanti di questa regione. Ancora una volta il paesaggio cambierà drasticamente, e ci troveremo immersi nei boschi della regione di Tavush. Sistemazione, cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione e breve visita del centro storico, piuttosto piccolo ma restaurato e animato dai laboratori degli artigiani (ceramisti, falegnami). Qui saremo ospiti di una famiglia di russi molokani, che appartengono a una setta ortodossa e furono deportati dallo zar Nicola I nel 1830; un altro mondo. Esiliati qui da secoli, questi russi sono rimasti chiusi nella loro piccola realtà senza aprirsi al mondo esterno: si sposano tra loro, non parlano armeno tra loro e conservano le loro abitudini di vita (la visita è soggetta a riconferma in base agli impegni personali dei membri della famiglia). Partenza verso nord, attraverso la regione di Tavush, la Svizzera armena, tra verdi montagne e belle vallate, per arrivare ad Akhtala. Qui incontreremo alcuni responsabili dell’associazione Nurik. L’associazione, fondata nel 2004, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sociale ed economico della regione di Lori e fornire posti di lavoro per donne e persone con disabilità. Il centro "Nurik" (piccolo melograno) è stato istituito in seguito alla cooperazione dell'Associazione delle Giovani Donne Armene con la rappresentanza armena di Save the Children International. È previsto un piccolo aperitivo con prodotti locali, prima di visitare la fortezza del X secolo e la chiesa, molto diversa da quelle viste finora, essendo stata in passato luogo di culto della chiesa ortodossa georgiana. Ripartenza e sosta per il pranzo in ristorante locale, poso distante dalla nostra prossima visita: il Monastero di Haghpat (X-XIII secolo), immerso in uno scenario fantastico. Il monastero, fondato dai principi Bagratuni, illumina il visitatore sull’organizzazione e la vita di un grande complesso monastico medievale con le sue chiese, i conventi, il refettorio e la biblioteca. Molto interessanti le tombe sormontate dai khachkar.

Nel tardo pomeriggio arrivo a Gyumri.  È la seconda città dell’Armenia per grandezza e importanza. Ha una storia di 2.500 anni e vecchie case di pietra dipinte di bianco dal sapore stranamente mediterraneo, ma è stata profondamente ferita dal terribile terremoto del 1988. Cena in un caratteristico ristorante locale, pernottamento in hotel.

Prima colazione e, dopo una veloce visita della piazza centrale e di Rustaveli Avenue, partenza verso sud. Sosta al Parco delle Lettere, un gruppo di monumenti di tufo che raffigurano le lettere armene, un monumento a Mashtots, l’inventore dell’alfabeto. Il Monastero di Saghmosavank (monastero dei salmi) sorge in prossimità di un bel canyon che aggiunge fascino al luogo. La chiesa principale del complesso venne eretta nel 1215 dal principe Vace Vaciutyan sul luogo dove nei primi secoli del cristianesimo c’erano degli eremiti. La chiesa appartiene al tipo cruciforme a cupola. Il complesso monastico comprende un gavit (nartece) spazioso e un deposito dei libri oltre alla chiesa piccola. Sulla parte superiore dell’abside dell’altare c’è un bassorilievo con lo stemma di Vaciutyan: l’aquila con un agnello negli artigli. Pranzo in ristorante locale. Raggiungiamo quindi il monastero di Hovhannank. La chiesa principale è una costruzione cruciforme a cupola con le due sagrestie a due piani sulla parte ovest. Lì sono applicati parecchi ornamenti; i pilastri arcati sono coronati da bei capitelli. Si distingue particolarmente l’ingresso dell’atrio su cui è scolpita una scena molto interessante sul tema delle vergini sagge e stupide. Alla destra dell’ingresso sono collocate croci di pietra addossate ai muri. Rientro a Yerevan nel pomeriggio, prima rispetto agli altri giorni, per avere del tempo libero per lo shopping, relax o visite individuali alla scoperta della città in libertà. Anche la cena di questo giorno è libera, per avere anche la possibilità di perdersi, tra i vivaci locali e i raffinati ristoranti della città. Il tour leader sarà naturalmente a disposizione. Pernottamento in hotel.

Prima colazione e visita del Museo del Matenadaran, depositario degli antichi manoscritti che comprendono documenti storici dall'Europa e dall'Asia. C'è anche la prima copia della Bibbia in armeno e i Vangeli che affascinano con le loro miniature. Partenza per il Tempio del Sole di Garni (III secolo a.C.) gioiello dell’architettura armena precristiana, l’unico monumento che appartiene alla cultura ellenistica conservatosi dopo la cristianizzazione in Armenia. Oltre al tempio, il complesso architettonico comprende il palazzo reale con i bagni, dove è ancora visibile il pavimento a mosaico rosa e verde di notevole fattura e i resti della chiesa tetraconca a pianta circolare.

Pranzo in una casa locale a Garni dove c'è la possibilità di osservare la preparazione del pane nazionale «lavash» e il barbecue nel forno sotterraneo chiamato «tonir».

Nel primo pomeriggio visita al Monastero di Geghard (XII-XIII secolo, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO), dove la tradizione vuole fosse conservata la lancia, geghard in armeno, che trafisse il costato di Cristo. Si trova in una gola montagnosa di grande fascino e la particolarità della sua costruzione, in parte ricavata nella roccia viva, fa di questo complesso uno dei monumenti più suggestivi del viaggio. Attorno al monastero sono visibili numerosi khachkar, alcuni finemente scolpiti nella montagna. Dentro, si susseguono ambienti bui, trafitti qua e là da pochi raggi solari che filtrano dalle finestrelle. In uno, simile a una grotta, c’è una fonte. Dicono che la sua acqua arresti l’invecchiamento. Rientro a Yerevan per la visita alla celebre distilleria di brandy Ararat, con degustazione finale.

Cena tipica in ristornate locale con musica tradizionale di sottofondo e pernottamento in hotel.

 

Sveglia in tempo utile per raggiungere l’aeroporto. Trasferimento privato e partenza con volo internazionale di linea via scalo europeo per il rientro in Italia.


 

 

 

 

 

1. Il lago Sevan e il monastero di Sevanavank

 

2. Partita a scacchi per le strade di Yerevan

 

3. Miele e frutta sciroppata, prodotti tipici del Nagorno Karabakh

 

4. Luci ed ombre al monastero di Noravank

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Viaggio: non presenta nessuna difficoltà, particolarmente indicato per chi ama i viaggi di interesse storico e culturale. Lo effettuiamo tutto via terra, su strade non sempre in buone condizioni, utilizzando un pulmino per il nostro gruppo. I trasferimenti non sono mai particolarmente impegnativi in quanto l’Armenia occupa un territorio abbastanza ridotto. Si viaggia a un’altitudine media di 1500 m slm. Il punto più alto che si raggiunge è a 2440 m slm.Segnaliamo che il 5° giorno - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Kel 12 è l’unico operatore che propone il Nagorno Karabakh, pernottando due notti e includendo tutti i siti di maggior interesse storico e naturalistico
  • Il tour propone alcune esperienze particolari, come l'incontro con l'Associazione di Giovani Donne Armene (AYWA), che si occupa di tutela dei diritti civili
  • Sono inclusi tutti i siti patrimonio UNESCO ma il viaggio è fortemente caratterizzato anche dall'aspetto naturalistico ed enogastronomico

ESPERTI

  

GIACOMO IACHIA

  • Dal 10  aprile  2020 al 19  aprile  2020
  

FRANCESCA ANGHILERI

  • Dal 1  maggio  2020 al 10  maggio  2020
  

FULVIO GIOVANNI LUCA CINQUINI

  • Dal 12  giugno  2020 al 21  giugno  2020
  

Esperto Kel 12

  • Dal 7  agosto  2020 al 16  agosto  2020
  

PAOLO GHIRELLI

  • Dal 4  settembre  2020 al 13  settembre  2020
  

GIANLUCA PARDELLI

  • Dal 9  ottobre  2020 al 18  ottobre  2020

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