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KASHGAR-LHASA, UN VIAGGIO DI ESPLORAZIONE IN UNA CINA INSOLITA

CINA TIBET

icona orologio 20 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2020

  • Dal   7  agosto    al   26  agosto  
Sistemazioni
Active Expeditions - Spedizioni, Trekking

Venti giorni sul tetto del mondo. Tra Cina e Tibet. Lungo un percorso che porta da Kashgar - storico centro della Via della Seta, tra le vette del Pamir e del Tian Shan - e Lhasa. Un viaggio impegnativo, con spostamenti ad alta quota e alloggiamenti semplici. Ma di grande fascino. Che inizia nella provincia cinese di Xinjiang Uighur, lungo la Nazionale G315, e prosegue sulla Strada Nazionale Xinjiang-Tibet, soprannominata Strada del Cielo, perché tra le più elevate al mondo. - continua -

A PARTIRE DA: 5.400 €


ITINERARIO

Nel primo pomeriggio partenza da Milano Malpensa con volo di linea Air China per Pechino. Cena e pernottamento a bordo.

 

Arrivo a Pechino di primo mattino. Volo in coincidenza per Kashgar dove l’arrivo è previsto nel pomeriggio. Trasferimento in albergo, cena e pernottamento.

 

La leggendaria città-oasi di Kashgar è la più occidentale di tutte le città cinesi posta ai margini del bacino del Tarim prima che i contrafforti dei Tien Shan e del Pamir si uniscano creando una barriera formidabile ad ogni comunicazione. Qui, due tronconi della Via della Seta che, venendo da est, si biforcavano a settentrione e a meridione del deserto del Taklamakan, si ricongiungevano e da qui la vecchia rotta carovaniera puntava verso gli alti passi dell'attuale Tagikistan per poi calare nella valle di Fergana e poi verso Samarcanda. Meno battuta, ma ugualmente importante, un'altra strada carovaniera partiva da Kashgar, valicava il Pamir e, poco dopo l'attuale Tashkurgan, attraversando una regione culturalmente tibetana raggiungeva infine la valle dell'Indo e, di qui, le grandi città commerciali della Persia. L’antico splendore di Kashgar è ormai scomparso da lungo tempo, ma la città continua ugualmente a possedere un’insolita forza di attrazione, unico avamposto della civiltà a separare i deserti dello Xinjiang dai picchi ghiacciati del Karakorum. Il continuo flusso di popolazione cinese con le scuse più diverse sta ormai trasformando anche Kashgar in una città a popolazione mista, con l'elemento cinese ormai in procinto di diventare maggioranza su uighuri, tagiki, uzbeki e kirghizi.

Oggi visiteremo la città con la tomba di Abakh Hoja (Xiang Fei in cinese), un santo sufi del XVII secolo e la grande Moschea del XV che richiama nel portale centrale la grande arte timuride di Samarcanda e Bukhara. Quindi il grande bazar della domenica. La domenica è il giorno del mercato settimanale di Kashgar. Se è vero che la Cina ha invaso di merci moderne il mercato tradizionale, è anche vero che tra le tante mercanzie alcune resistono all’omologazione, i cappelli, le pelli e alcuni tessuti locali, ma la parte del mercato rimasta più autentica è quella popolare e contadina, quella del mercato del bestiame dove pastori e mercanti si avvicendano intorno a una pecora in una danza antica di trattative fatte di gesti, di occhiate indifferenti, di strette di mano che si ripetono uguali da secoli.

Alla fine della giornata, una bella passeggiata nella città vecchia.

Pranzo in un ristorante con musica e piatti locali, uighuri.

Cena e pernottamento in albergo.

 

La mattina partenza lungo la Via della seta meridionale sulla Nazionale G315, verso Yengisar, la patria dei famosi coltelli uighuri, di cui (chiusure impreviste permettendo) vedremo la fabbricazione manuale durante la visita di un laboratorio. Se possibile, visiteremo anche una casa tipica, con offerta di tè e pane fresco, per una merenda.

Quindi, proseguimento per Yarkand di cui visiteremo la città vecchia: la Altun Mosque (o Golden Mosque del 1533), costruita da Abdureshidhan figlio del sultano Saidhan; poi la visita al grande complesso del mausoleo (costruito nel 1992) di Amani Sahan (1526-1560), sposa del suddetto khan di Yarkand Abdureshidhan. Grande artista e poetessa è l’autrice della famosa raccolta delle “12 Muqam”, tipiche composizioni della regione, una combinazione di poesia, canto e danza, ora inserite nella lista del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Interessante anche il cimitero dei re (1514-1682) in cui il Sultano Saidhan, fondatore della dinastia Saidiya di Yarkand, fu seppellito; inoltre passeggeremo un po' tra i tradizionali edifici della città vecchia.

Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento in hotel 3 stelle (Shache Super 8 Hotel oppure Hotel De Long o similare).

 

Partenza di buon mattino per imboccare la Nazionale G219, una delle strade più alte del pianeta, che seguiremo dall’inizio alla fine, a Lhatse, in Tibet. Su questa prima tratta ci inoltreremo tra i monti Kunlun (Kunlun Shan), che dovremo valicare per intero, vedremo qualche abitato e supereremo, prima del villaggio di Mazha, a Kudi, il passo omonimo (3300m), interessante perché dal bacino desertico del Taklamakan (e dal Kunlun Shan) introduce alle grandi montagne che preludono al Tibet.

Gran parte di questo tragitto verrà percorso risalendo il fiume Halastan, lungo la sua valle e poi tra le sue gole.

Da Mazha, è possibile intravvedere, nubi permettendo, il versante nord del K2, in cinese detto Qiaogeli (8611 m), nella catena del Karakoram. Da questo villaggio proseguiremo risalendo il letto del fiume Yarkand, sempre in salita. Dopo un altro passo, scollinando nel bacino del fiume Karakash, risaliremo la sua valle e approderemo finalmente alla meta finale di oggi.

A San Shi Li incontreremo la guida e il pullman tibetani.

Pranzo in semplice ristorante lungo la strada.

Cena in ristorante. Pernottamento in hotel 2 stelle molto modesto (servizi igienici al di fuori delle camere, in comune).

 

Oggi percorreremo per intero il fatidico Aksai Chin, un altipiano salino a 5000 m grande quasi come la metà del nord Italia, conteso tra India e Cina. Storicamente dovrebbe fare parte del Ladakh, e quindi dello stato indiano di Jammu and Kashmir, ma geograficamente si trova sull’Altopiano tibetano (Cina). Il suo punto più basso è a 4300 m, e quassù toccheremo anche la nostra altitudine maggiore, i 5378 m del Mata La! Nel 1962, l’Aksai Chin fu causa di una breve ma intensa guerra tra le due potenze, che terminò con la sconfitta indiana e l’annessione (sempre contesa) alla Cina. Il territorio è strategico per quest’ultima, cui serve come collegamento tra Xinjiang e Tibet (esattamente per la strada che stiamo percorrendo). Qui, ammireremo sterminate pianure e immensi laghi salati (Hongshan Hu, Quanshui Lake, Lungmu Co, tra gli altri).

Partendo di buon mattino, arriveremo dopo qualche ora alla Fountain Valley (5200 m) passando poi accanto alla enorme cima del Monte Daban (6700 m). Sarà un viaggio attraverso cime desertiche, in un territorio quasi privo di insediamenti permanenti. Sul margine esterno dell’Aksai Chin incontreremo finalmente Duaomaxiang, o Domar, una città di edifici di cemento e tende, nonché uno dei più sinistri e remoti avamposti dell’esercito cinese. Qualche decina di chilometri più tardi sarà la volta del mitico lago Pangong, il Pangong Tsu, il ‘lago incantato’, un bacino salato a un’altitudine di 4350 m, che si allunga tra India e Tibet. E finalmente, poco oltre, troveremo Rutok, luogo del nostro primo pernottamento in Tibet. Pranzo in ristorante locale lungo la strada. Cena in ristorante e pernottamento in albergo 3 stelle semplice (Rutu Hotel o similare).

 

La mattina, dopo colazione, partiremo subito per un giro nella città vecchia di Rutok, con la visita alla fortezza e al monastero di Tassi Cholin, appena restaurato, per una prima immersione nel nuovo territorio tibetano.

Ripartiti verso la meta finale della giornata, potremo fermarci a un sito di pitture petroglifi, che testimoniano l’antico popolamento della regione. Quindi il viaggio riparte per A-Li, capitale della Prefettura di Ngari nel Tibet Occidentale, attraverso un nuovo tratto di vallate di fiumi e montagne. La città presenta strutture abbastanza moderne, dato che ha soltanto una ventina d’anni di vita, e si trova a 4300 metri, circondata dalle vette himalayane. Sorge proprio alla confluenza dei fiumi Ger e Sengge Zangbo, il tratto tibetano del fiume Indo, che divide in due l’abitato: sulla riva sinistra quello di Ger e sulla destra Ngari.

Pranzo in semplice ristorante lungo la strada. Cena in ristorante e pernottamento in hotel 3 stelle (Hotel Shiquan He o similare).

 

La strada di oggi, in località Ba’er, devia di qualche decina di km dalla G219 e ci conduce alle rovine dell’antico regno Guge (pronuncia Gughe), con la visita alla magnificente Tsaparang, l’antica fortezza della capitale, nonché al suggestivo Monastero Tholing, eretto nel X secolo nell’enorme canyon del Langchen Tsangpo (Fiume Sultlej, che diverrà, più a valle, il maggiore dei cinque fiumi del Punjab), con le spettacolari formazioni rocciose della Zanda Earth Forest. Il sito comprende templi, stupa, sale di ricevimento e palazzi. Si sono conservati anche diverse pitture parietali originali. Quello di Guge fu un regno molto importante, molto vicino a quello del Ladakh (che alla fine lo sconfisse e rase al suolo) e da lì partì la seconda ondata di evangelizzazione buddhista in Tibet, proprio nel X secolo, da Tholing, che del resto, doveva la sua importanza all’ubicazione, lungo unimportante via carovaniera diretta in India.

Pranzo in ristorante lungo il percorso. Cena in ristorante e pernottamento in albergo 3 stelle (Tulin Castle Hotel o Zhada Castle Hotel o similare).

 

Prima colazione e partenza di buon mattino. Ad un’ottantina di km da Tholing, attraverso un’altra breve deviazione, ci fermeremo per la visita di Dungkar, un insieme di grotte con affreschi buddhisti risalenti al X secolo (il secolo d’oro della zona) stilisticamente simili a quelli di Dunhuang, nella provincia cinese del Gansu (in una c’è anche un mandala). Anche il villaggio vale la pena, e presenta anche le rovine di un monastero. La sosta seguente sarà a Peyang, una collina con centinaia di caverne, sulla cui sommità sorgono le mura di un antico monastero. Poi, riprenderemo la strada, tra paesaggi aridi e suggestivi, fino a una nuova deviazione, per una visita alle rovine dell’antico regno di Zhang Zhung, pre-buddhista, ove potremo ammirare anche il cosiddetto Silver Castle, una formazione di splendenti vasche calcaree. Ripresa la strada, dopo qualche decina di chilometri, in una enorme vallata, potremo notare sulla nostra sinistra il mitico Monte Kailash (6656 m). Darchen è il punto di partenza del pellegrinaggio tibetano, ma anche di quello indù, bon e giainista, per cui è spesso pieno di pellegrini provenienti da ogni parte del Tibet e dell’India. Da qui partono anche i trekking turistici, che fanno lo stesso percorso intorno al Monte Kailash, della durata di 3 gg (che noi non faremo). Grazie a questi ultimi, il posto sta rapidamente modernizzandosi, trasformandosi in una cittadina molto viva, piena di ristorantini e negozietti di cose tibetane. Pranzo in ristorantino lungo il percorso. Cena in ristorante in città. Pernottamento in semplice hotel 3 stelle (Himalaya Kailash Hotel o similare).

 

Il monte Kailash è montagna sacra per ben quattro religioni: per il buddhismo tibetano è manifestazione terrena del mitico monte Meru, centro spirituale dell’universo, nonché casa del Buddha Demchok, simbolo della suprema armonia; per gli indù sarebbe la dimora del dio Brahma, sacro centro della terra e manifestazione dell’universo; per la religione bon, una derivazione del buddhismo, sarebbe la sede spirituale del potere, mentre per i giainisti il luogo in cui il creatore della loro fede, Rishabhadeva, avrebbe raggiunto la libertà dal ciclo delle rinascite.

I pellegrinaggi delle prime due, detti rispettivamente kora e yatra, avvengono risalendo le pendici della montagna in senso orario, mentre gli altri due in senso antiorario. Vi sono anche tempistiche precise. Per alcuni, infatti, il pellegrinaggio di 52 km dovrebbe essere compiuto tutto in una giornata, quasi di corsa. Mentre per altri più importante sarebbe risalire compiendo innumerevoli inginocchiamenti e prostrazioni durante il cammino.

Al mattino, ci recheremo al punto di partenza dei pellegrinaggi per vedere le bandiere e i pellegrini che si preparano alla risalita, e per salire al primo monastero. È una camminata di circa 10 km su un falsopiano in salita e in discesa, non troppo faticosa, a parte i disturbi legati all’altitudine (4500 metri). Il ritorno è previsto in pulmino (green car). In alternativa si può realizzare il percorso a cavallo (facoltativo, costo da pagarsi direttamente in loco). È previsto un leggero box lunch come pranzo. La gita dura l’intera giornata.

Rientro a Darchen per la cena e il pernottamento.

 

Il lago Manasarovar (Mapam Yunco), che è d’acqua dolce, a differenza di molti corpi d’acqua della zona, di solito salati, è grande poco meno del lago di Garda, e si trova vicino alle sorgenti di quattro dei più lunghi fiumi dell’Asia meridionale. Di fatto, insieme al monte Kailash, si trova al centro di uno dei sistemi idrografici più importanti del continente, da cui si diramano, verso i quattro punti cardinali, quei quattro fiumi, ossia: il Brahmaputra (a est), il Karnali (un affluente del Gange, a sud), il Sutlej (a ovest) e l’Indo (a nord).

Inoltre è uno dei punti cardine dei pellegrinaggi da migliaia di anni, soprattutto per gli indù, per i quali rappresenta l’apice della purezza. Creato dalla mente del dio Brahma (da cui l’etimologia sanscrita, combinazione di ‘Mana’, mente, e ‘Sarovar’, lago), per loro è parte integrante della yatra al monte Kailash, poiché chi si bagna nelle sue sacre acque smeraldine avrà lavato tutti i peccati. In realtà, anche per i buddhisti ha la sua importanza, associato con il lago Anavatapta, dove Maya si dice abbia concepito Buddha. Molti ne percorrono il perimetro, come per la vicina montagna sacra, sostando nei diversi monasteri (Langbona Monastery, Seralung Monastery ecc.), e partendo, in senso orario, dal bel Chiu Gompa, abbarbicato sulle pendici d’una collina, la cui parte più antica risale all’VIII secolo. Noi visiteremo tre dei monasteri, cercando di rendere la visita il più panoramica possibile. La regione fu chiusa ai pellegrini dopo l’invasione cinese del Tibet e nessuno straniero vi fu ammesso dal 1951 al 1980. Ora è tornato ad essere quel che era. Bagnarsi nel lago, si pensa, come detto, che elimini tutti i peccati e che berne le acque assicurerebbe un posto accanto a Shiva, nella sua dimora, dopo la morte. Pranzo in semplice ristorante lungo il percorso.

Rientro a Darchen per la cena e il pernottamento.

 

Con oggi si entra nella prefettura di Shigatse. La strada entra in vallate desertiche, lambisce fiumi e catene montuose variopinte, che danno spettacolo, con i nevai che incombono da destra, lungo la cresta pre-himalayana. Strade dritte, ipnotiche, interrotte solo da qualche stazione di servizio o qualche casa o caserma. A metà del tragitto sorge Pa Yang, una città della steppa, basata sulle tradizioni della cultura rurale tibetana occidentale, dove è possibile vedere tibetani abbigliati con il loro costume tradizionale, vacche e pecore al pascolo nella prateria, con montagne innevate a far da sfondo. Quindi continua il percorso verso Saga, lungo la valle dello Yarlung Zangbo, il più lungo fiume del Tibet, il tratto tibetano del Brahmaputra, attraversando un territorio spazzato dal vento, punteggiato da molti villaggi e campi di pastori di yak, un paesaggio ricco di spunti fotografici, con molte soste, tra fiume e montagne. Se possibile, fermeremo lungo la strada a Lao Zhongba per la visita del monastero di Drapun. La città di Saga si trova su un importante incrocio commerciale ed è sede delle guarnigioni che riforniscono le pattuglie militari lungo il confine nepalese. Pranzo in semplice ristorante lungo il percorso. Cena e pernottamento in hotel 3 stelle (The Grand Hotel of Western Post o similare).

 

Si tratta di una deviazione dalla direttrice della G219 che ci permetterà di scollinare la catena prehimalayana e quindi di apprezzare i magnifici scenari di monti come il Shisha Pangma, l’Everest, il Labujikang, il Nanlytri e il Yangtri. Nel pomeriggio ci innesteremo sulla Friendship HighWay (Strada dell’Amicizia), proveniente dal Nepal. Sarà da oggi che cominceremo, a vedere qualche turista in più, dopo centinaia di chilometri tra lande e terre remote. Pranzo in semplice ristorante e cena in città.

Pernottamento in modesta guesthouse (Benba Guesthouse o similare).

 

Partenza di buon mattino. Passando dalla città di Lhatse (o Quxar, o Chusar) effettueremo una ulteriore deviazione, verso il monastero di Sakya, sede della scuola Sakyapa del buddhismo tibetano, fondato nel 1073. Dopo la visita, torneremo sui nostri passi fino a Lhatse, presso la quale procederemo alla visita di una delle meraviglie della zona: la prima è il monastero di Lhatse Chode, in città, sovrastato dalla fortezza. Poi, poco lontano dall’abitato, le rovine del grande stupa Gyang Bumoche (XIV sec.), che in origine oltrepassava i venti metri d’altezza. Infine, tramite una strada secondaria in direzione settentrionale, ci riuniremo alla G219 per giungere finalmente alla nostra meta: Shigatse, seconda città tibetana per popolazione, alla confluenza del Yarlung Tsangpo (Yar-lung Gtsang-po) e del Nyangchu (Nyang-chu).

Pranzo in semplice ristorante lungo la strada. Cena in città e pernottamento in albergo.

Pernottamento (Tashichoda Hotel oppure Chomo Langzom o similare).

 

La mattina, dopo colazione, visita del monastero di Tashilumpo, edificato nel 1447 da Gendun Drup, il primo Dalai Lama. Il complesso monastico è la residenza tradizionale della seconda carica politico-religiosa del Tibet, il Panchen Lama (o Tashi). L’importanza politica di questo monastero, nell’ultimo decennio, ha avuto una spinta di crescita molto forte. Vivono al suo interno circa ottocento monaci, le attività di studio e di preghiera a volte paiono frenetiche. La sala del Buddha più grande del Tibet, le tombe ricoperte di fregi d’oro, di argento e pietre dure dei Panchen Lama; le antiche sale di preghiera con le lunghe raccolte di dipinti sacri anneriti dal fumo delle lampade a burro…tutto ci parla del grande ruolo religioso e politico che il monastero ebbe nei secoli passati.

È interessante anche il percorso intorno al monastero ed il mercato artigianale tibetano. L’altro edificio importante della città è la fortezza, o dzong, distrutta pietra per pietra negli anni cinquanta per ordine dei cinesi e ricostruita (con armatura in calcestruzzo ricoperta da pietre naturali, secondo la tradizione della nuova Cina) nel 2007 con le sue forme originali, simili al Palazzo Potala, di cui fu il modello. È in progetto di renderla la sede di un Museo della cultura tibetana.

Usciti dalla città, a circa 18 Km sorge il monastero di Shalu, un edificio dall’aria dimenticata. Fondato nel 1040, è stato per molti secoli un importante centro di studi, anch’esso di scuola Sakya. Distrutto da un terremoto nel XIV sec., fu subito ricostruito, salvo tornare a cadere in rovina. Al suo interno vivono, oggi, non più di quaranta monaci. Si visitano le sale di preghiera che con il corridoio di circumambulazione sono tra i lavori d’arte figurativa (murale) più importanti del Tibet medievale. Tanti aspetti all’esterno e dentro l’edificio lasciano trapelare la passata grandezza di Shalu, che è dal 2009 oggetto di forti ristrutturazioni.

La prossima meta è Gyantse, con l’esteso complesso alla periferia nord della città, che ospita il Monastero Palkor Chöde con il monumentale Kumbum, un chörten pieno di dipinti e statue. Sono tra i principali must di ogni viaggiatore in Tibet, due esempi di architettura e arte scultorea e figurativa del XV sec. Il Kumbum ospita 108 cappelle divise in quattro livelli. Lo Stupa è coronato da una cupola d’oro e un ombrello, circondato da altre cappelle piene di decorazioni pittoriche e scultoree religiose.

Pranzo in ristorante lungo la strada. Cena in ristorante a Gyantse.

Pernottamento in albergo (Gyantse Hotel o similare).

 

Tra i punti salienti di questa giornata vi sono bei paesaggi naturali: il da una parte, il ghiacciaio Karola e il lago Yamdrok, dall’altra. Il Mt Nojin Kangsang (7.191 m) è il più accessibile ghiacciaio dell’altopiano tibetano, tra la contea di Gyantse e quella di Nagarzê. Il famoso ghiacciaio Karola (altitudine 5.560 m) si trova poco sotto. Il Lago Yamdrok (4441 m) ha bellissime acque turchesi visibili dalla strada… dall’alto.

Pranzo in ristorante lungo la strada.

Cena e pernottamento a Lhasa.

Pernottamento (Thangka Hotel o similare).

 

Sono i punti più importanti per i pellegrini del mondo tibetano, che si prostrano e camminano di continuo lungo il loro perimetro. Il Potala è la residenza ufficiale del Dalai Lama. Dal momento in cui il V Dalai Lama concentrò nelle proprie mani il potere spirituale e quello temporale questa residenza è diventata il vero fulcro del governo del Paese. All’interno del palazzo si visitano le sale del trono, le sale delle tombe, alcuni spazi privati di residenza e le sale di preghiera dedicate alle varie divinità. Il palazzo è oggi un grande museo. Si passa di sala in sala e tutti gli elementi decorativi sembrano molto statici, testimonianze di un passato che non esiste più.  Non è così per le centinaia di pellegrini che vi entrano tutti i giorni, che intasano i passaggi stretti tra una sala e l’altra.  Per i tibetani il palazzo del Potala continua ad essere un ambiente vivo e soprattutto indiscutibilmente “sacro”.

Il tempio Jokhang è il tempio più sacro, eretto nel VII secolo nel cuore della città. I tibetani guardano al Jokhang come al luogo più importante del pellegrinaggio. Nomadi e contadini lasciano per periodi a volte anche lunghi le loro case, i loro pascoli e le loro campagne per intraprendere il lungo viaggio di preghiera. In assoluto il Jokhang è il fulcro più palpitante per l’interesse etnografico e folcloristico del Tibet. Una volta visitata la parte interna del tempio si comincia la passeggiata sul circuito del Barkhor, dove talvolta si incontrano situazioni religiose molto suggestive e talvolta molto emozionanti.

Pranzo in ristorante, cena e pernottamento in hotel.

 

Al mattino si visita il monastero di Drepung , il maggiore del Tibet, situato a ovest della città. Fu eretto nel 1416 da Gyayang Chugye, il discepolo del maestro Zongkaba. Era un grande un grande villaggio con una grande folla di monaci la cui popolazione si è drasticamente ridotta. Questo complesso monastico resta comunque un simbolo per la sua ampiezza ed il peso storico e religioso che ebbe sul Paese dal medioevo ai giorni nostri.

Nel pomeriggio la visita prosegue con il monastero di Sera, uno dei college della setta Gelugpa (cappello giallo), famoso per i dibattiti di filosofia buddhista che vi si praticano. Si tratta del secondo complesso monastico più importante della città di Lhasa.

Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento in Hotel.

 

Mattinata a disposizione. Verso mezzogiorno trasferimento in aeroporto per prendere il volo Lhasa-Pechino CA 4111 (Air China) delle ore 16,10. Alle 22,15 arrivo a Pechino e volo notturno di rientro in coincidenza per Italia. Pranzo libero in aeroporto. Cena o snack e pernottamento a bordo.

 

L’arrivo del volo proveniente da Pechino è previsto alle ore 06.30 all’aeroporto di Milano Malpensa.


 

 

 

 

1.Canyon Yarlung Tsangpo 2. Lago Pangong 3. Lhasa Potala 4. Bandierine di preghiera

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

   Visto e permessi: all’atto dell’iscrizione è necessario inviare la scansione del passaporto (prime pagine del passaporto con dati anagrafici e scadenza). Successivamente è necessario il passaporto originale e tutta la documentazione richiesta per l’ottenimento del visto cinese che vi verrà inviata al momento della prenotazione. Vi informiamo che, per chi possiede un visto d’ingresso in uno dei seguenti Paesi elencati di seguito, l’ottenimento del visto cinese - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Si tratta di un itinerario esclusivo sul mercato italiano
  • Percorso inedito che si snoda tra le regioni più remote del pianeta partendo da Kashgar, la più occidentale delle città cinesi, nodo storico  fondamentale della via della seta fino alla capitale tibetana, Lhasa. Un viaggio paesaggisticamente strepitoso! 
     

ESPERTI

  

PAOLO BROVELLI

  • Dal 7  agosto  2020 al 26  agosto  2020