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LA DANCALIA, IL TIGRAY E LA CITTA’ BIANCA DI HARAR

ETIOPIA

icona orologio 13 GIORNI
minimo 10 massimo 14 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

Il lago surreale di Dallol, le carovane della piana del sale, l’impressionante caldera del vulcano Erta Ale. E ancora: le capanne dell’etnia Afar, la fossa dancala con le sue particolarità geologiche, il sultanato musulmano di Harar con le influenze arabo-yemenite. Un viaggio alla scoperta della Dancalia, una regione inospitale ma straordinariamente affascinante. Per fare trekking nei letti asciutti dei fiumi, veder sfilare asini e cammelli nei canyon, arrampicarsi sulla cima - continua -

A PARTIRE DA: 4.350 €


ITINERARIO

Partenza in serata da Milano Malpensa  con il volo notturno Ethiopian Airlines su Addis Abeba. Pasti e pernottamento a bordo, arrivo previsto il mattino seguente.

 

Il volo atterra in prima mattinata nella capitale etiope. Dopo l’espletamento delle formalità di ingresso nel Paese ci si trasferisce al settore delle partenze nazionali per la coincidenza con il volo diretto a Makallé.

Da Makallé, capoluogo della regione del Tigray, si comincia il trasferimento verso il territorio delle ambe, in direzione di Adigrat, dove si trovano le chiese rupestri più interessanti. 

Sistemazione in albergo. Pensione completa.

*(a seconda dei viaggi, in relazione alla  definitiva conferma dell' orario del volo da Addis Abeba a Makallé, durante questa giornata  si consumerà il pranzo nella capitale oppure, se possibile,  all' arrivo a Makallé).

 

 

Dedichiamo questa giornata alla visita delle interessantissime chiese dellAmba rossa. Si inizia con unescursione impegnativa, ma senza dubbio unica, la visita della chiesa rupestre di Abuna Abraha conosciuta anche col nome di Debre Tsion. La salita per raggiungere la chiesa, lungo il crinale dellAmba, presenta alcuni  passaggi  che richiedono una certa elasticità. In circa unora e venti minuti di cammino si raggiunge la cima. Il dislivello totale è di circa 200 metri.  Il piano che si allarga sulla montagna domina tutto il territorio sottostante. Linterno della chiesa ha una navata centrale e due laterali con diverse colonne e cupole scolpite. I dipinti sono vivaci e hanno bei colori tendenti al verde o al blu .  Dopo la discesa, visitiamo le altre chiese importanti del Gheralta. La chiesa di Degum Sellassie, raggiungibile da tutti,  considerata dagli esperti  lopera rupestre più enigmatica, più curiosa e  più interessante. Degum Sellassie contiene al suo interno una vera e propria cripta e ciò avvallerebbe la teoria secondo cui gli scavi rupestri siano nati come sepolcri e solo in un secondo momento, con la diffusione del cristianesimo, abbiano assunto il valore religioso e la forma di chiesa. Terminiamo la giornata con la visita della chiesa di Abraha Atsbeha, facile da raggiungere e con particolari architettonici e pittorici completamente diversi da quelli visti fino ad ora. Dal punto di vista architettonico è interessantissimo linnesto del portico, costruito dagli italiani nel 1928, alla roccia frontale della  chiesa rupestre. Eun connubio molto strano: la fusione della linearità dellarchitettura coloniale con la semplicità naturale dello scavo antico nella pietra arenaria. Allinterno larte figurativa è quella in linea con lo stile Gondarianodove i colori forti e i contrasti sono parte innovativa nel contesto pittorico etiope.

Al termine di queste visite proseguiamo verso Awzen o Makallé a seconda della disponibilità alberghiera. Sistemazione in hotel, pensione completa. Pranzo pic nic

La carovaniera, penetrando nel canyon, scende nel cuore della Dancalia. Il letto del fiume Saba è il passaggio secolare del trasporto del sale, la via naturale per andare e venire dalla piana della depressione all’ altopiano. Asini, dromedari e uomini scendono e risalgono il canyon. Dedichiamo buona parte della giornata alla camminata lungo il torrente che dall’ultimo scalino dell’altopiano scende verso la piana salata. In verità la pendenza della vallata del torrente è quasi impercettibile. Si cammina per cinque o sei ore. La difficoltà maggiore è la necessità di guadare molto frequentemente la poca acqua del torrente. Si tratta di circa 15 km di cammino. Talvolta ci accompagnano le carovane di dromedari che scendono veloci e trasportano carichi leggeri di foraggio che servirà per nutrire gli animali al ritorno, altre volte si incrociano carovane che risalgono con il carico di tavolette di sale. Lungo questa strada millenaria, vivono piccole comunità di Afar che assistono all’ incessante marcia di uomini e animali.

Nel pomeriggio si arriva ad Assobole, dove finisce la parte più stretta del fiume e dove troviamo le auto ad aspettarci.

Da Assobole si prosegue in macchina fino ad arrivare ad Ahmed Ela, ultimo villaggio della Dancalia etiopica prima della frontiera con l’Eritrea e luogo dove vivono insieme Afar e tigrini quotidianamente impegnati nel lavoro di produzione del sale. Ogni mattina all’alba, operai ed animali lasciano il villaggio per raggiungere i campi di estrazione nella piana salata, ogni sera rientrano dalle loro famiglie. Alcune carovane sostano ad Ahmed Ela per passare la notte e all’alba riprendere il cammino nel canyon che li porterà a Meladbay e Birhale.

NB: Ahmed Ela è l’unico posto dove pernottare per intraprendere il giorno seguente le visite della depressione.

 

NB: Le carovane del sale si stanno per estinguere.  Questo percorrere il canyon di animali e uomini è purtroppo destinato a sparire, uno spaccato di vita con le ore contate. Forse già a breve non esisteranno più le carovane del sale, sostituite dalle grosse multinazionali che da tempo hanno fiutato l’enorme business del potassio. Gli uomini Afar diventeranno loro malgrado dipendenti delle compagnie e questo mondo primordiale cederà il passo al futuro incalzante. E’ difficile prevedere cosa accadrà effettivamente alla data in cui abbiamo previsto le partenze per questo viaggio. Sarà nostra premura modificare l’itinerario se necessario eliminando il trekking e prevedendo lo spostamento in auto.

 

(E’ richiesto un buon spirito di adattamento per questa notte e la successiva al campo di Ahmed Ela)

Campo, pensione completa.

 

 

Questa giornata si sviluppa proprio nel cuore della Dancalia. Quello che si vede in questa parte di territorio non  lo si può vedere in nessun altro posto del  mondo. Sono luoghi emozionanti, impressionanti, unici.

Verso Est e Nord Est  si estende piatta e bassa la piana del sale. Nelle cartine italiane del Touring  degli anni ’30 tutta quella fascia chiara che si estende longitudinalmente per una lunghezza di circa 100 chilometri e per una larghezza di circa 30 chilometri è chiamata “Piano Salato”. Si è a 100 metri sotto il livello del mare, siamo in un antichissimo braccio del Mar Rosso che movimenti tellurici, rialzando una barriera, hanno isolato dal resto del bacino rendendolo un lago interno che evaporando non ha lasciato altro che sale. Gli esperti dicono che vi siano centinaia e centinaia di metri di sale  sotto la superficie. Su questa enorme massa di sale l’acqua affiora dalla superficie con l’aria umida che arriva dal mare , scompare invece quando soffia l’aria più secca dall’altopiano. Questi sono la piana salata ed il lago Assale.

Cominciamo la nostra giornata dirigendoci verso settentrione. Sulla pista si incontrano i campi del sale animati da scavatori  al lavoro e  dagli  animali in attesa del carico. Il sale estratto è sempre e solo quello di superficie. Una volta esaurita una certa area ci si spostano tutti verso una zona nuova e lavorano in comunità composte da diversi sottogruppi con diverse competenze.

La piana del sale, in questo tratto  piuttosto terrosa, conduce ad un rilievo che nasconde la meraviglia di Dallol. Bisogna salire lungo il leggero pendio. Dallol non è uno spazio molto esteso come alcuni servizi fotografici ci portano a credere. Si incontrano salendo le prime formazioni  di sali cristallizzati che hanno creato come campi  di funghi o bacini di fiori di loto dalle venature gialline dei residui sulfurei…..ma bisogna arrivare in cima al pendio per cogliere un insieme di colori impressionante. Nell’ acqua di qualche piccola pozza color blu pastello intenso  affogano coni di incrostazioni gialle, rosse, viola……Lo zolfo, il ferro, il manganese …una tavolozza di colori indescrivibile che non si incontra in nessun’altra parte della terra. La visita di Dallol dura un paio di ore e dopo il catino di colori “surreale” si passa alle cosiddette “torri di sale” un insieme di blocchi di sale e gesso di decine di metri , come formazioni di rocce arenarie, scavate dall’ acqua che offrono occasioni di scorci fotografici  molto particolari. Una volta ultimata l’ esplorazione di questi angoli di Dancalia continueremo il nostro viaggio quotidiano verso quello che gli etiopi chiamano “Lago Termale” un bacino d’acqua animato da soffioni  gassosi  dove i sali cristallizzano lasciando strisciate di ruggine sui blocchi cristallini in formazione. Il “Lago Termale” è un altro dei momenti indimenticabili della Dancalia. Gli odori dei gas, il rumore dei soffioni, il colore dell’acqua sono un insieme curioso, ma piuttosto inquietante….E’ come assistere a qualcosa di primordiale, una natura molta intima e segreta della nostra terra,  forze incontenibili  e insospettabili  che si muovono  nelle sue viscere e che solo in questi posti riusciamo a guardare ed ascoltare  da vicino. Concluderemo la giornata scendendo un po’ a sud di Dallol  verso il lago Assale. Il sale cristallizza nella piana bianca creando  sulla superficie una serie infinita di ottagoni adiacenti. Qui il sale è puro, il velo d’acqua del lago Assale va e viene a seconda dell’ umidità dell’aria. Raggiungiamo due roccioni isolati nel mezzo della piana. Intorno è solo il “Piano Salato” il cui bianco accecante, quando il vento porta l’ aria umida del mar Rosso, è esaltato  da un leggero velo di acqua riflettente.  Al termine di questa escursione faremo ritorno verso il campo di Ahmed Ela. E’ l’ora del ritorno delle lunghe carovane del sale.

Campo, pensione completa.

 

 

Lasciamo Ahmed Ela e, viaggiando verso Sud, aggiriamo le terre basse e polverose ai piedi della catena di vulcani fino al villaggio Afar più importante a ridosso dell’ Erta Ale dove, obbligatoriamente,  occorre accordarsi col “capriccioso” capo villaggio per il numero di dromedari, il numero di militari e di guide che accompagneranno la nostra salita sulla cima del vulcano. Al termine delle trattative si riprendono le auto e percorrendo un tratto di pista molto lento, si raggiungono le pendici dell’ Erta Ale. Nel tardo pomeriggio si parte per percorrere a piedi il sentiero di avvicinamento alla caldera. Per chi è abituato alle camminate, la salita dell’ Erta Ale non è un percorso difficile , ma per chi è sovrappeso o non è abituato a muoversi,  potrebbe rivelarsi una esperienza faticosa.  Normalmente sono necessarie due ore al massimo per raggiungere la cima del vulcano. Si arriva che ormai è buio, ma  facciamo una prima discesa notturna nella caldera. E’ difficile usare degli aggettivi per definire il vulcano Erta Ale. Non c’è nient’altro di così potente, unico  ed inquietante come il lago di lava fusa ribollente, alimentata da forze sotterranee e potentissime.  Le folate di odori solforosi che risalgono dal pozzo di magma, il rosso rutilante che sboccia ed  esplode in bolle enormi , è la natura più segreta e profonda della Terra. E’ qualcosa che supera il pensiero logico e si fonde con le sensazioni personali più inconsce, profonde  e antiche. L’Erta Ale ipnotizza, come come capita quando si guarda a lungo il fuoco. Pernottiamo in cima , protetti dal vento, dentro recinti costruiti con blocchi lava. Pensione completa.

 

NB: L’ Erta Ale è un “vulcano attivo, vero”. Questa espressione non è un semplice modo di dire, significa invece che , come tutte le forze potenti della natura, è mutevole ed imprevedibile. Occorre salire in gruppo e avvicinarsi al cratere seguendo le direttive del Tour Leader senza agire in maniera autonoma.

 

L'Erta Ale è noto in particolare per il grande lago di lava nella depressione sommitale del vulcano, la sua caldera, a cui deve il soprannome di "porta dell’inferno", ma è altresì noto per essere un vulcano capriccioso. A volte la bocca del vulcano fuma soltanto senza fuoriuscita di lava, altre volte si creano nuovi flussi di materia fusa da fratture secondarie non sempre facili da raggiungere


 

Con le prime luci dellalba scendiamo ancora una volta nella caldera, la bocca del vulcano, che con la luce del giorno offre altre immagini fotografiche e indimenticabili sensazioni.

Terminata l’escursione iniziamo la discesa per ritornare al campo base dove ci attendono le auto.

A fine mattinata si riparte sulla pista ai piedi del vulcano Ale Bu in direzione sud-est, attraversando aree nerastre di grandi versamenti lavici e zone erbose dove talvolta si scorgono fuggire gazzelle e struzzi. Dopo poche ore di viaggio si giunge al bordo del lago Afrera, denominato “lago Giulietti” sulle carte italiane d’epoca. È un piccolo bacino dalla forma oblunga collocato in posizione longitudinale con una lunghezza di circa 20 chilometri ed una larghezza massima di circa 7 chilometri. La sponda meridionale è dominata da una montagna vulcanica la cui altezza sfiora i 1300 metri.  Afrera è un altro punto molto importante per la produzione di sale. Mentre intorno a Dallol il sale viene estratto a lastre dalla superficie della piana, ad Afrera il sale viene prodotto nelle saline pompando l’acqua dal lago e lasciandola evaporare. La riva del lago è costellata di vasche bianche e di cumuli di sale bianchissimo.

Campo, pensione completa.

 

 

Dal lago Afrera comincia la strada asfaltata. Un lungo saliscendi sulle onde di colate laviche preistoriche che percorriamo fino a raggiungere la zona di Awash, passando attraverso le terre ormai periferiche della Dancalia. Awash fu la prima stazione ferroviaria del lentissimo treno che partendo dalla capitale etiope permetteva di raggiungere il territorio di Gibuti.

A Semera la strada si innesta nellarteria camionabile che collega l'Etiopia ai porti del Mar Rosso.  Il passaggio dei camion è frequente. In funzione di questo traffico di merci, i pochi villaggi sono diventati agglomerati di appoggio ai mezzi e aree di scambio.  In prima serata arrivo ad Awash.

Sistemazione in hotel. Pensione completa.

 

Tutta la giornata è dedicata alla visita di Harar, capitale di un antico sultanato mussulmano che solo alla fine del 1800 venne inglobato nello Stato etiope. Harar è dalla fine degli anni Novanta sotto la protezione dellUnesco e non esiste allinterno delle sue mura alcun edificio che non sia tradizionale o storico. Qui larchitettura ha conosciuto influenze indiane, armene, egiziane e arabe. Certamente la città non è un asettico museo allaperto: le sue stradine strette tra i muri bianchi delle case pullulano fortemente di vita locale. LEtiopia è un grande paese ed ha molte facce diverse per questo è interessante. Quando si entra nella città di Harar, nelle viuzze tra le mura che la circondano, si percepisce subito di essere in un mondo completamente diverso. La cultura araba, nel bene e nel male, ha permeato la società di questarea. Il bianco è il colore dominante di Harar, le moschee sono i suoi punti di riferimento entro le mura, il dettaglio architettonico è di influenza araba.  Il modo di vivere, lo scandirsi del tempo giornaliero intorno al consumo del gat, una certa rilassatezza e il modo di porsi sono particolari che palesano la forte somiglianza con i costumi e la cultura araba-yemenita. Harar è legata alla storia di Ras Makonnen, il padre dellultimo imperatore Hailè Sellassiè e alla storia romantica di Arthur Rimbaud, il poeta maledettofrancese che visse, lavorando per una compagnia commerciale, prima ad Aden e poi nella stessa Harar.  Quando si visita questa città, come si potrebbe ignorare la figura di Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese al quale tanti sognatori di avventura sono stati legati? Hugo Pratt passò sette anni della sua giovinezza in Etiopia alla fine degli anni Trenta. Prima del suo ritorno in Italia, nel 1942, trascorse diversi mesi in un campo di internamento a Dire Dawa. Da queste esperienze nascono i bellissimi acquarelli che corredarono il libro delle Lettere di Arthur Rimbaud alla famiglia: immagini di dancali, scorci di Harar che ancora oggi rappresentano il simbolo dellesotico, dellavventura, del viaggio come momento di totale immersione nelle spirali affascinanti, coinvolgenti e  pericolose di mondi lontani. Sistemazione in hotel, pensione completa.

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In mattinata si lascia Harar per trasferirsi all’aeroporto nella città di Dire Dawa. Partenza con volo di rientro nella capitale.

Giunti ad Addis Abeba, sistemazione in albergo in camere ad uso giornaliero (1 camera ogni 4/5 persone) e city tour della capitale etiope. Pasti liberi.

In serata, trasferimento in aeroporto e partenza con volo notturno per Milano Malpensa (il volo prevede uno scalo tecnico a Roma Fiumicino di circa un’ora e trenta minuti)

 

Arrivo in Italia  al mattino presto.

 

*NB: eventuali ritardi di voli internazionali o nazionali potrebbero determinare alcune inevitabili variazioni delle visite come descritte nel programma dettagliato.

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida e/o accompagnatore sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse o sicurezza del gruppo. Si tratta non di un “semplice” viaggio bensì di una spedizione vera e difficile; una di quelle come non ne sono rimaste molte; un itinerario che è fatto di molta ricerca, dalle piste ai luoghi, dai passaggi migliori a quelli “possibili”: il tour non ha strade ben delineate bensì soprattutto piste che - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

  • Ad accompagnare il gruppo c’è un Esperto Kel 12
  • Ci si sposta con mezzi 4X4 e ogni partecipante ha garantito il posto finestrino
  • Nel tour sono incluse sempre 2 bottigliette da 0.5 l di acqua al giorno per passeggero

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