LA GALLERIA D’ARTE DEL TASSILI N’AJJER E LE FALESIE DELL’ACACUS MERIDIONALE

ALGERIA

  • LA GALLERIA D’ARTE DEL TASSILI N’AJJER E LE FALESIE DELL’ACACUS MERIDIONALE

    ALGERIA

    Dune - Viaggi Esplorazione
    Durata 13 giorni
    Partecipanti minimo 6 massimo 11  partecipanti
    Partenze
      2026
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 12  novembre   al 24  novembre  
      Garantita
      130
    • 2027
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 11  novembre   al 23  novembre  
      Iscrizioni aperte
      130

    A PARTIRE DA:  

    3.400€

    Algeria

    LA GALLERIA D’ARTE DEL TASSILI N’AJJER E LE FALESIE DELL’ACACUS MERIDIONALE

    Itinerario ideato e redatto da Giovanni Dardanelli

    Tra uadi e canyon, tra dune e acacie dall'ombra rarefatta, il bel palmeto di Djanet è la località più vicina all'altopiano del Tassili n'Ajjer. Questo eccezionale santuario archeologico che sorge dalla sabbia deve la sua fama alle testimonianze di arte rupestre ivi rinvenute. Portate alla luce nel 1934, le pitture del Tassili n'Ajjer rappresentano uomini e animali. Vale la pena di andarle a vedere sia per la toccante testimonianza di un'epoca in cui il Sahara era più verde di oggi, sia per l'eccezionale paesaggio offerto dalle gole, dai canyon e dalle dune del Tassili n'Ajjer, e vale la pena andarci… a piedi! 

    Itinerario di viaggio

    Partenza dall’Italia per Algeri con volo di linea. All’arrivo, nel pomeriggio, prima di riprendere in serata il volo per Djanet, si effettuerà una vista guidata della città di Algeri. Il breve tour consentirà al viaggiatore di avere una panoramica della città. Algeri, “la blanche”, si presenta come una vastissima distesa di palazzi e case in calce bianca e si sviluppa su una serie di colline che si tuffano nel mare; il porto, l’architettura coloniale, le ripide stradine, le grandi scalinate e i vicoli della città vecchia creano un’atmosfera del tutto particolare: profondamente mediterranea ed intensamente araba. Cena in un locale “popolare” algerino. Rientro in aeroporto in tarda serata e volo per Djanet. All’arrivo trasferimento e sistemazione in semplice struttura locale.  
    Djanet è un’oasi che conta circa tredicimila abitanti; con l’oasi di Tamanrasset situata alla stessa latitudine ma circa 700 km più ad occidente, questa cittadina è l’ultimo avamposto dell’Algeria nel deserto che sconfina in Libia ad oriente e in Niger a sud. Djanet è un posto leggendario, un’oasi da fumetto per seguire i percorsi di grandi e spericolati viaggiatori di fine Ottocento e di turisti affascinati dalle sabbie dei giorni nostri. Sin dagli anni Settanta, Djanet e la sua gemella Tamanrasset sono state il mito di ogni viaggiatore occidentale attratto dal fascino dell’avventura.In mattinata, partenza verso il deserto, in direzione sud, al fianco delle falesie dell’altopiano del Tassili.Nel pomeriggio si incontra il bivio delle strade che vanno verso la Libia e verso il Niger. Si apre una vasta piana sabbiosa a perdita d’occhio che è la prima propaggine a settentrione del deserto nigerino del Teneré. In lontananza, le montagne isolate di Tiska e più avanti di Maraou. La pista corre veloce sulla sabbia leggermente ondulata.Nel tardo pomeriggio si entra nel sistema travagliato di rocce e falesie erose che sono frange rimaste isolate al bordo occidentale dell’altopiano del Tassili. Le sabbie color miele si infrangono come onde contro le rocce, questo è il punto ideale per individuare un posto adatto e scenografico per la posa del campo. 1° Campo.  
    Le nostre giornate di viaggio, non sono tappe lunghe di trasferimenti; passeggiate mattutine e pomeridiane si alternano ad attraversamenti con le auto di aree paesaggistiche particolari fino al raggiungimento del luogo prefissato per ogni giornata. L’altopiano del Tassili, un altopiano desertico nel deserto, si presenta sulle carte come una lingua di una trentina di chilometri di larghezza, che si spinge da nord a sud in direzione obliqua, con una evidente flessione verso oriente.  Nella giornata odierna percorriamo le sabbie in direzione meridionale tra saliscendi sabbiosi ed alcuni passaggi lenti tra le rocce frammentate. All’orizzonte compaiono di tanto in tanto le falesie scure frastagliate del fianco dell’altopiano.Nel pomeriggio si avvista all’orizzonte un picco nero a colonna che si erge isolato sulla montagna, è il punto di riferimento verso oriente. Le propaggini più meridionali dell’altopiano vanno abbassandosi come quota e si disgregano, qui antichi fiumi hanno intaccato la compattezza della montagna creando vie di traversata naturali. A fine pomeriggio, sfruttando questi passaggi, si comincia a penetrare nella formazione dell’altopiano e si raggiunge un’area caratterizzata dalle rocce a guglie verticali conosciuta col nome di Mohammed al Kehir.Siamo all’altezza del Tropico del Cancro, 23° 27’ di latitudine nord. Tra sabbie pulite e rocce, questo è il posto per la posa del campo. 2° Campo   
    Continua la traversata a zig-zag tra le sabbie appoggiate alle rocce e alla falesia fino a sbucare ad oriente nello spazio di un antico fiume che porta il nome di Oued Tin Rada. Abbiamo superato la fascia dell’altopiano e ad oriente si profilano nuove formazioni rocciose, sono le strutture erose delle propaggini meridionali del complesso montagnoso dell’Acacus. Questa formazione di rocce si erge poco più a nord dell’oasi di Ghat in Libia ed inframmezzata da alcune decine di chilometri di sabbie e rocce corre, pressappoco parallela alla formazione del Tassili, penetrando nel territorio algerino fino al confine del Niger; oltre il confine cominciano ampie distese di sabbie che conducono ad un’altra formazione rocciosa nel cuore del Niger che porta il nome di Air. Dunque, queste formazioni montagnose hanno un senso storico: sono strutture naturali che hanno determinato le vie del Sahara e le migrazioni delle popolazioni antiche. Nel corso di queste traversate troviamo tracce di paleosuoli e incisioni o pitture a testimoniare insediamenti di popolazioni antiche databili intorno a cinque, sei, settemila anni fa.A metà pomeriggio tocchiamo il punto più meridionale del nostro viaggio, un luogo conosciuto col nome di Aman Samerin. Certi passaggi stretti tra sabbie color ocra e color miele rossiccio a ridosso delle falesie ci guidano nella risalita verso nord.A fine pomeriggio raggiungiamo un luogo conosciuto dai Touareg col nome di Tibenkar con belle rocce erose emergenti tra sabbie ondulate. È il punto di riferimento per la posa del campo. 3° Campo   
    Lasciando il luogo del pernottamento il percorso passa su frammenti di lastre pietrose, talvolta su sabbie pulite, e zigzagando procede nel cuore dell’Acacus meridionale risalendo verso nord. Si incontrano siti del periodo neolitico, figure di vacche pezzate e omini in corsa.Dopo i passaggi lenti sulla roccia nera troviamo passaggi su lunghe sabbie ondulate e dune che si susseguono aprendo la vista su paesaggi ampi e sconfinati che si fermano solo contro le lontane falesie.Verso la fine del pomeriggio si giunge ad un punto inconfondibile, è il luogo dove due rocce affusolate emergono dalle sabbie e che i Touareg chiamano “Gemelli o gemelle”: Tekneween.Nei pressi di questo luogo troveremo un posto adatto per la posa del campo. 4° Campo   
    Da questa posizione risaliamo ancora verso nord, fino a sfiorare un territorio di grandi dune appoggiate alle falesie scure o avvolgenti roccioni isolati e picchi affusolati che porta il nome di Moulnaga. Le sabbie sono più rosse, qua e là si trovano siti di pitture antiche. Nei dintorni di Moulnaga vi sono i siti rupestri di Bouedienne e ad una decina di chilometri più a oriente le ultime onde meridionali del complesso di dune di Tin Merzouga. Il percorso ci conduce all’imbocco del letto di un antico grande fiume che si chiama “Oued In Djeran”, è la via sabbiosa naturale per tagliare verso ovest il sistema dell’Acacus. Lungo i fianchi di questo ampio passaggio naturale si trovano incisioni di giraffe, elefanti o pitture di vita quotidiana.Porremo l’ultimo campo di questo percorso ai bordi del oued In Djeran 5° Campo   
    Dal Oued In Djeran si esce verso le zone pianeggianti costellate da rocce qua e là emergenti dove si incontra la pista ufficiale che porta verso Djanet. L’ oasi dista da questo punto circa 160 chilometri.Prima di raggiungere la periferia della cittadina faremo sosta ad uno dei siti più famosi del deserto meridionale algerino, è il sito che venne battezzato dai francesi col nome di “La vache qui pleure”. È un’incisione molto raffinata, dalle linee profonde e precise che rappresenta una testa, vista frontalmente, di una vacca che porta all’angolo dell’occhio un’incisione a forma di goccia, una lacrima.Dopo questa sosta continuiamo fino al centro dell’oasi dove si trova il nostro albergo. Cena e pernottamento in albergo. *Questa sosta che inframmezza il nostro itinerario è molto utile per organizzare gli elementi del viaggio necessari per intraprendere la fase del percorso a piedi.Occorre ridurre il bagaglio ad una borsa più leggera, facilmente trasportabile dagli asini, con l’essenziale per affrontare le giornate successive.  
    Si lascia Djanet alle prime ore della mattinata per avvicinarsi ai piedi della falesia del Tassili da dove si comincia la salita a piedi verso l’altopiano. La pista che conduce all’Akba Tafelet, ovvero il punto della salita, corre verso occidente per circa dieci chilometri. Questa prima giornata è la più impegnativa per via della salita. Il plateau dell’altopiano del Tassili si trova ad una quota di 1700 metri. Ai piedi dell’Akba Tafelet, dove comincia la salita si è ad una quota di 1220 metri.Vi sono di fronte a noi due rampe da ascendere. I passaggi sono su pietra e a volte gli scalini naturali sono un po’ alti. Si tratta di un percorso fattibile da persone agili ed abituate alle camminate su terreni sconnessi. L’ascesa della prima rampa normalmente impegna un’ora e mezza di tempo e porta alla quota di 1480 metri.Un tratto pianeggiante di circa un’ora di camminata conduce all’inizio della seconda rampa. Dopo la sosta pranzo, si ricomincia la salita e si giunge sul pianoro dell’altopiano, alla quota di 1740 metri, dopo circa due ore e mezza di cammino.In totale la salita impegna tra cinque e sei ore con qualche sosta intermedia.Una volta arrivati sul plateau si cammina ancora un paio di ore per raggiungere un posto ideale dove fare il pernottamento. Un blocco roccioso di torrioni comincia a definirsi alla nostra vista, è la zona conosciuta con il nome di Tamrit dove faremo la posa del nostro primo campo. 1° campo del trekking  
    Con questa giornata di cammino comincia davvero la scoperta dei siti antichi dell’altopiano. Una giornata davvero intensa alla scoperta dell’arte rupestre più famosa e più completa del Sahara, tra ambienti modellati per milioni di anni dal vento e dall’ acqua, dal caldo torrido e dal gelo. La direzione della camminata è verso il bordo occidentale dell’altopiano. Non c’è posto nel Sahara che consenta l’approccio a cicli pittorici così diversi, questo è il segno di una continuità di vita che si è succeduta e sovrapposta per migliaia di anni. È un vero percorso di analisi antropologica come in nessun luogo del mondo possa essere seguito. I paesaggi si susseguono nel corso della camminata, si passa dai pinnacoli esili che si ergono come campanili nell’ area di In Aleouèn, al blocco roccioso di Entouami che si innalza in lontananza come una “pseudo Manhattan post apocalittica abbandonata” fino a raggiungere nel primo pomeriggio l’area di Sefar dove si trova una concentrazione di siti rupestri veramente emozionante, accolti in un contesto incredibile di rocce erose ed antri naturali come in nessun altro luogo del territorio  sahariano.Nel percorso odierno abbiamo visto mandrie pascolare, individui danzare, abbiamo visto carri di “Garamanti" sfrecciare su percorsi sassosi e uomini “dalle teste rotonde” (così si definisce tutta una fase artistica) combattere con lance e scudi.La vera pinacoteca all’aperto si sviluppa a Sefar. L’ area si distingue in due zone, una detta Sefar Mellet, ovvero “Sefar bianca “e l’altra detta Sefar Settafet , ovvero “ Sefar scura”. Vi sono siti magici, rituali, il più famoso è senza dubbio il dipinto conosciuto con il nome di “Gran dio di Sefar”, la figura è enorme, il suo effetto è potente ed impressionante anche per gli uomini moderni che lo guardano, è il segno del ritorno al subconscio ed alle sue paure che forse è rimasto immutato, alla radice nell’ essere umano, in migliaia di anni. A Sefar abbiamo anche una bella scena di una danza di soggetti mascherati ed una parete, verso una guelta incassata tra le rocce (pozzo d’acqua naturale), con la rappresentazione di un grande bue bianco. 2° campo del trekking   
    La mattina ci si avvia nella direzione nord-orientale, verso il centro dell’altopiano.Dopo un’ora di cammino si raggiunge il posto di Tin Teferiest dove, tra rocce erose ad anfiteatri, colonne, archi e finestre, troviamo alcuni siti minori. L’area di Tin Teferiest, dal punto di vista fotografico del paesaggio è forse la più suggestiva del nostro percorso. Verso la fine della mattinata raggiungiamo un luogo conosciuto col nome di Tin Tazarit dove si trovano alcuni siti di figure a grandezza naturale del periodo delle “Teste Rotonde” e scene di vita quotidiana piuttosto rare.Dai siti emozionanti di Tin Tazarit si esce nella piana e si prosegue in direzione dell’emergente agglomerato roccioso che è il luogo di Intinen. 3° campo del trekking  
    Si lascia il posto del pernottamento tenendo come direzione un punto orientale dell’altopiano che coincide con il luogo di partenza del trekking, cioè il posto di Tamrit. Il percorso ancora attraversa belle aree dalle forme suggestive, ancora archi, pinnacoli e torrioni. Si attraversa una zona pianeggiante fino ad arrivare al luogo conosciuto col nome di Tin Zoumaitak e di nuovo incontriamo un bel sito di figure di “teste rotonde” in color ocra con nitide decorazioni e scarificazioni sul corpo. Verso fine mattinata raggiungiamo un bel punto panoramico sul canyon di Tamrit che sprofonda verticalmente per 250 metri ed infine la “Valle dei cipressi”, luogo sensazionale, raccolto in non più di un chilometro quadrato, dove alcuni cipressi secolari persistono da tempi lontani al lento processo di desertificazione: unici “eroici” esemplari di una flora antica sopravvissuta tra rocce e sabbie fino ai giorni attuali. A fine pomeriggio raggiungiamo il punto protetto più prossimo alla falesia orientale.  4° campo del trekking *    Il Cipresso del Tassili è scientificamente conosciuto col nome di “Cupressus Dupreziana”. Il suo nome deriva dal capitano Duprez che comandava un distaccamento francese a Djanet nel 1924 e fu il primo a descrivere la presenza di queste piante endemiche sull’altopiano.  Hanno radici che possono scendere a due o tre metri di profondità e arrivano a coprire una distanza di 25 metri dal tronco. I pochi esemplari rimanenti discendono da un tipo di vegetazione che era diffusa dodicimila anni fa. Quando il processo di desertificazione, soprattutto intorno a tremila anni fa, ha mutato completamente le condizioni climatiche, questi esemplari si sono adattati vivendo in aree dove l’umidità piovana si raccoglie in modo naturale e andando in quiescenza nei periodi di estrema siccità, una specie di letargo vegetale che ne ferma la crescita. Sono i pochi rimasti degli esemplari estremamente interessanti ed unici. * Il Territorio del Tassili venne dichiarato Parco Nazionale nel 1972 ed entrò a far parte del Patrimonio dell’Unesco nel 1982. Venne infine dichiarato “Riserva della Biosfera” nel 1986.  
    Cominciamo la discesa verso la base dell’Akba Tafelet dove arriveremo a fine mattinata avanzata. Nel pomeriggio con le auto ritorniamo a Djanet dove avremo modo di riposarci in albergo In serata, dopo la cena in albergo, trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Algeri  
    Volo notturno per Algeri e proseguimento in mattinata con altro volo per l’Italia.

    Perché con noi

    • Un viaggio intenso e suggestivo: un trekking di media difficoltà tra canyon, guglie rocciose, dune dorate e altipiani sahariani, immersi nel silenzio e nella grandiosità del Tassili.
    • Scopriamo uno dei più straordinari complessi di arte rupestre del Sahara: oltre 5.000 pitture fanno di Jabbaren un autentico santuario archeologico a cielo aperto.
    • Viviamo il deserto con lentezza, ascoltando il silenzio, dormendo sotto le stelle e lasciandoci guidare dal ritmo essenziale del cammino.
    • Si viaggia in piccoli gruppi, in compagnia di Giovanni Dardanelli, ideatore dell’itinerario ed esperto Kel 12

    I nostri esperti

    GIOVANNI DARDANELLI

    Dal 12  novembre  2026 al 24  novembre  2026

    Dal 11  novembre  2027 al 23  novembre  2027

    Approfondimenti di viaggio

     Tutte le tratte dei percorsi giornalieri citate in questo programma possono variare leggermente a seconda dei tempi di marcia durante il trasferimento con le auto, nella prima parte di viaggio, e dai tempi dell’andamento delle camminate durante i giorni che si passeranno sull’ altopiano. I tragitti sono calcolati per la stagione invernale quando l’ampiezza delle giornate è abbastanza ridotta; in genere si lascia il campo alle 08.30 la mattina e ci si ferma per la posa del [...]