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LA TERRA DEL FUOCO E IL NAKHCHIVAN

AZERBAIJAN

icona orologio 8 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

L’Azerbaijan è un Paese esotico, dove il ticchettare del nard (la versione locale del backgammon) scandisce le sere d’estate, gli interminabili e dolcissimi tè vengono accompagnati da marmellata e sigarette e dove intere mandrie di bestiame vagano ancora per le strade fuori dalle città: un’eco costante che proviene dalle tradizioni dell’Asia Centrale in una terra ricchissima di risorse naturali e in costante dialogo tra mondi socio-culturali molto - continua -

A PARTIRE DA: 2.450 €


ITINERARIO

Incontro con il Tour Leader a Milano Malpensa e partenza per l’Azerbaijan con volo di linea via scalo internazionale. Pasti a bordo.

All’arrivo a Baku, dopo il disbrigo delle pratiche doganali, incontro con il nostro referente locale e trasferimento privato in hotel. A seconda del tempo a disposizione, breve briefing del viaggio da parte del Tour Leader. Sistemazione nelle camere e pernottamento.

Prima colazione in hotel e inizio delle visite della città. Baku non è solamente la capitale azera, ma anche l’agglomerato urbano più grande e cosmopolita tra il Mar Nero e il Mar Caspio. In nessun altro luogo della regione caucasica, Oriente e Occidente si fondono in maniera così caotica e ossimorica: luogo antico, porto commerciale, città petrolifera; le sue facce attraverso i secoli si specchiano anche nei nuovi grattacieli in vetro e acciaio, simbolo di un nuovo rinascimento economico ed edilizio. L’atmosfera rilassata e di stampo asiatico che ancora si respira per le vie del centro, si fonde con l’aria frizzante del progresso e la fiducia nel futuro. Il suo nome, sia che derivi dal persiano bad kube, città dei venti, o dalla parola caucasica bak, sole, si riferisce al suo clima, che lascia un’impronta palpabile nella vita di tutti i giorni. Visiteremo a piedi l’Icheri Sheher, la città vecchia dove si trovano il Palazzo degli Shirvan-Shah, fatto costruire dall’omonima dinastia che regnava nel XV secolo, e la Torre della Vergine, alta 29 metri, avvolta da un’aurea di mistero. Una leggenda narra infatti che un ricco nobile si innamorò della propria figlia, la quale, dilaniata tra l’obbedienza al padre e la repulsione per l’incesto, chiese di farsi costruire una torre dalla dove ammirare i propri possedimenti; l’edificio, mentre la ragazza cercava di guadagnare tempo, salì sempre più in altezza, finché la povera fanciulla ci salì per gettarsi nel vuoto. Anche nella realtà la sua origine è però dibattuta: alcune teorie affermano che fosse una torre difensiva, altre un osservatorio astronomico e altre ancora una torre del silenzio, dove i zoroastriani lasciavano i cadaveri dei morti in pasto agli avvoltoi. Proseguimento per Via dei Martiri, monumento commemorativo dedicato inizialmente ai morti durante la repressione dell’Armata Rossa nel 1990, e in seguito anche ai caduti nella guerra con l’Armenia per il Nagorno Karabakh. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio partenza per la penisola di Absheron, situata ad est della città. Una lingua di terra che si affaccia sul Mar Caspio ricca di risorse naturali, quali gas e petrolio, e per questo oggetto delle attenzioni dell’uomo nel corso dei secoli. Tristemente emblema dello sfruttamento indiscriminato, questo fazzoletto di terra martoriato è uno spettacolo intenso e utile a formare una nuova consapevolezza sulla necessità di trovare un equilibrio sostenibile tra uomo e natura. Prima che l’industria petrolifera prendesse il sopravvento, nel passato furono motivazioni religiose a richiamare l’attenzione di una numerosa comunità zoroastriana, presente sin dal VI secolo DC, che qui edificò il tempio del fuoco di Ateshgah. Meravigliosa incongruenza tra le brutture e la povertà socio-economica e culturale della cittadina di Suraxani, il tempio risale al XVIII secolo e fu costruito dai parsi indiani (discendenti degli zoroastriani persiani fuggiti dall’invasione araba del VIII secolo). Lo zoroastrismo si diffuse in Asia Centrale tra il VI e il X secolo DC e fu la principale religione monoteista fino all’espansione dell’Islam; basata sugli insegnamenti di Zarathuštra raccolti nell’Avesta, il libro sacro, è oggi ancora diffusa in India e in piccole comunità in Iran, Tajikistan e Azerbaijan. Il tempio è costruito sopra una sorgente di gas naturale e il fuoco sempre acceso è ritenuto sacro; l’unico altro esempio di un tempio simile, al di fuori del subcontinente indiano, si trova a Yazd, in Iran.

Nel tardo pomeriggio rientro a Baku e cena in un ristorante locale. Pernottamento in hotel.

Dopo la colazione partenza per la regione nord occidentale dell’Azerbaijan. Man mano che ci allontaniamo da Baku, i caotici agglomerati urbani dell’hinterland lasceranno il posto a splendidi panorami verdeggianti. La prima tappa è il Mausoleo di Diri Baba, situato nel villaggio di Maraza. Alcune leggende locali vogliono che ci sia sepolto l’omonimo santo, ma nonostante notizie storiche incerte da centinaia di anni attira i pellegrini di passaggio. Un’iscrizione scolpita nella pietra testimonia l’anno di costruzione, il 1402. Parzialmente scavato nella roccia, l’architettura del mausoleo si distingue per la sua severità e purezza delle linee, e per la limosità della parete liscia che si staglia dalle rocce più scure in tutta la sua imponenza. Non lontano si trova la città di Shamakhi, fondata nel VI secolo DC e antica capitale degli Shirvan-Shah per quasi 900 anni, anche se terremoti, incendi e invasioni hanno lasciato una povera testimonianza del uso grandioso passato. Visitiamo la Moschea del Venerdì, risalente al XIX secolo e gravemente danneggiata durante la guerra civile del 1918; ristrutturata qualche anno fa, mostra ancora le fondamenta della moschea precedente del X secolo.

Pranzo in ristorante locale e proseguimento per il villaggio montano di Lahic. Per gli ultimi venti chilometri ci avventuriamo lungo un percorso che corre di fianco ad una rupe fino a raggiungere il paesino. La sua fama è dovuta ai calderai e ai tessitori di tappeti, che si vantano discendere dagli antichi persiani, richiamati in questo luogo dalla leggenda che il paese fu fondato da un antico scià persiano oltre un millennio fa. Due secoli fa erano presenti più di duecento botteghe che esportavano i loro prodotti fino al grande bazar di Baghdad. Anche se oggi ne rimangono solamente una dozzina, le sue botteghe, i vicoli che vi si inerpicano, l’atmosfera montana e gli scorci mozzafiato conferiscono a questo luogo un’aurea speciale.

Al termine della visita partenza per Qabala. È una tranquilla città che funge da centro di riferimento per gli agricoltori che abitano nella zona, che si dedicano principalmente alla coltivazione di grano, tabacco, uva e mele, nonché all’allevamento di montoni. La sua fama è dovuta principalmente alla vicina stazione di rilevamento radio, che si vede a chilometri di distanza, costruita dall’Unione Sovietica per controllare il programma aerospaziale. Sistemazione in hotel e cena in ristorante locale. Pernottamento.

 

Colazione in hotel e visita dell’antica Qabala, ad una ventina di chilometri di distanza. Oggi non rimane molto da vedere, ma è stata una delle prime città fondate in Azerbaijan. Venne menzionata per la prima volta nel 77 DC da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia e fino al XVIII secolo fu uno dei centri più importanti della regione, finché non fu saccheggiata e distrutta dagli invasori persiani. Proseguimento per Sheki, una delle cittadine più belle del Paese. Gli archeologi hanno scoperto dei resti risalenti a 2.500 anni fa, ma è tra il XVIII e il XIX secolo che l’abitato, ai tempi chiamato Nukha, visse il periodo di maggior splendore. Situato lungo una delle diramazioni della Via della Seta, ospitava ben cinque caravanserragli e numerosissime botteghe di artigiani, dediti alla tessitura della seta stessa. Sheiki, anch’essa distrutta da due terremoti e più volte ricostruita, fu sede di un khanato indipendente fino a quando venne ceduto alla Russia nel 1805. Il monumento più importante è certamente il palazzo del Khan, situato in posizione panoramica; decorato con piastrelle di colore blu scuro, ocra e turchese con motivi geometrici, nell’ombroso giardino ospita due enormi platani di più di 450 anni. Visiteremo anche il Museo di Storia e Cultura locale, dove sono esposte antiche armi, una collezione di tappeti e oggetti di vita quotidiana medioevale. Nella città vecchia, che si estende lungo le rive del torrente sotto la fortezza, si trovano tre moschee e uno dei caravanserragli rimasti, utilizzato al momento come deposito. Cena in ristorante locale, sistemazione e pernottamento in hotel.

 

 

Prima colazione in hotel e, dopo una passeggiata per le vie della città, partenza per il rientro a Baku. Lungo la strada ci fermiamo al piccolo villaggio di Nij, dove si annida una delle tante, piccole vicende caucasiche. Questo luogo infatti è l’ultima casa, assieme ad una piccola comunità in Georgia, degli Udi, una delle popolazioni più antiche del Caucaso. Vengono citati, tra gli altri, nelle Storie di Erodoto, come alleati dell’Imperio Persiano nella battaglia di Maratona. Oggi ne rimangono circa 10.000, qui ed emigrati negli stati vicini, e sono i discendenti storici degli abitanti nativi dell’Albania Caucasica. Questo il toponimo con cui dai tempi degli antichi romani fino al periodo medioevale ci si riferiva a questa regione, oggi corrispondente all’attuale Azerbaijan, che subì prima un forte influsso dell’impero partico e poi fu assoggettata da Marco Antonio. La regione non ha nessuna connessione con l’attuale Albania, ma è molto interessante la possibile etimologia comune che interessa le due regioni, e non solo: anche le parole Alpi e Albione, infatti, discendono dalla parola preceltica Alb (che significa collina) oppure dall’indoeuropeo Albh, ovvero “bianco”. Gli Udi, oltre a parlare un dialetto proprio, sono una minoranza cristiana e fra loro sono ulteriormente divisi tra chi segue la Chiesa apostolica armena, chi quella georgiana e chi quella russa. Qui nel 2006 fu restaurata la chiesa albanese, che visitiamo, simbolo del mosaico culturale che caratterizza la regione caucasica.

Pranzo in ristorante locale e proseguimento per la Riserva di Qobustan, a sud di Baku. Appena oltre vecchi siti industriali in disfacimento, nulla fa pensare di trovarsi in una serie di grotte dove sono stati rinvenuti degli eccezionali petroglifi, più di 6.000, risalenti a circa 12.000 anni fa. Si era infatti stanziata sulle rive del Mar nero una comunità di cacciatori – raccoglitori che il discusso etnologo Thor Heyerdal teorizzo essere capostipite del popolo scandinavo. I petroglifi della prima età della pietra ritraggono uomini, donne e animali a grandezza naturale, mentre in quelle risalenti al neolitico si intravede una crescente consapevolezza del valore artistico della tecnica figurativa. Alla base del monte Boyok Dash si trova anche un graffito in latino risalente al I secolo DC: dagli studi sembra sia stata incisa da un centurione di nome Giulio Massimo, membro della XII legione mandata in avanscoperta sotto l’impero di Domiziano. La sua eccezionalità sta nel fatto di essere l’iscrizione romana più a est mai rinvenuta. Visita del museo delle pitture rupestri. Poco distante, condizione delle strade permettendo, potremmo ammirare i curiosi “vulcani di fango”, formazioni geologiche a forma di cono che trasudano esalazioni gassose. I più grandi spruzzano letteralmente zolle di fango anche a qualche metro di distanza. Arrivo nel tardo pomeriggio a Baku e sistemazione in hotel. Cena in ristorante locale e pernottamento.

Prima colazione in hotel e trasferimento all’aeroporto per il volo domestico diretto a Nakhchivan.  Dopo circa un’ora e mezza di volo arriveremo nell’omonimo capoluogo della regione. Il Nakhchivan è un’exclave dell’Azerbaijan stretta tra Armenia, Turchia ed Iran, e una regione autonoma. Questo piccolo fazzoletto di terra, arido e montuoso,   dimenticato dalla globalizzazione e fuori dalle tradizionali rotte turistiche, è in realtà, come spesso succede ai territori  del Caucaso, una millenaria culla della civiltà umana. Secondo la leggenda, infatti, il Nakhchivan fu fondato da Noè, una volta disceso dall’Ararat al termine del diluvio universale.  Da un punto di vista linguistico la parola Nakhchivan, o Naxcivan, è una parola armena che significa letteralmente "l'alloggio della prima discesa". In armeno Nakh significa "primo", ichnel significa "scendere" e otevan significa "alloggio", ovvero il luogo dove Noè dormì, nella prima notte dopo la sua discesa dall'Ararat, storicamente il cuore culturale dell'Armenia. Naturalmente ci sono altre fonti discordanti, ma nell’etimologia stessa della parola è racchiusa la sua importanza oggi dimenticata. La regione prosperò fino all’invasione persiana, per poi rifiorire e divenire un khanato indipendente fino al 1828, quando entrò a far parte dell’impero russo. Quando nel 1921 l’Unione Sovietica definì i confini tra Armenia e Azerbaijan, dopo una prima soluzione che vedeva il primo Paese avere il controllo sul Nakhchivan e sul Nagorno Karabakh, entrambe diventarono parte dell’Azerbaijan. Nel 1924 il Nakhchivan ottenne lo stato di Repubblica socialista sovietica autonoma e, con il nuovo disegno dei confini, rimase staccata dal resto del Paese. Nel 1990, quando l’URSS iniziò a sgretolarsi, il Nakhchivan fu la prima repubblica sovietica a dichiarare la propria indipendenza, qualche settimana prima della Lituania, ma la situazione non durò a lungo e la regione fu riunita all’Azerbaijan, pur conservando la sua autonomia, con un proprio presidente e parlamento. Entrando in città, oggi, si ha la sensazione di una città in letargo, con poco traffico e una disoccupazione molto alta. Situato in una posizione strategica tra oriente e occidente, culla della civiltà caucasica e delle tradizioni bibliche, è oggi un territorio oppresso dai suoi confini artificiali dove il tempo scorre ad una velocità diversa. Le prime visite sono dedicate alla presunta tomba di Noè, che si ritiene essere sepolto in una zona chiamata Kohnagala (antica fortezza). Questo luogo è considerato un luogo di culto e scavi archeologici su larga scala sono stati effettuati nella zona negli ultimi anni.  Visita al mausoleo di Yusuf Ibn Kuseir, eretto nel 1162, e al mausoleo di Momine-khatun. Costruito pochi anni dopo, nel 1186, è alto 25 metri e presenta 10 facciate. L’elegante decoro arabescato è caratterizzato da un’elevata precisione orafa. Le facciate sono decorate con iscrizioni in caratteri cufici, disegni geometrici e vegetali. L’iscrizione esprime la concezione artistica dell’architetto: “Noi ce ne andremo, il mondo rimarrà; noi moriremo, la memoria resterà”. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio partenza per il villaggio di Qarabaqlar e visita della montagna Duzdaq.

Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

 

Prima colazione in hotel e partenza per la città di Ordubad, situata nella parte orientale. La regione che attraversiamo è caratterizzata da una bellissima natura, ricca di flora e fauna. Le albicocche di Ordubad, succose e dolci, sono molto ricercate, così come le pesche, le pere e l’uva. E’ una città di giardini, roseti e usignoli. All’inizio del XX secolo, alle fiere internazionali, la seta di Ordubad conquistò 13 medaglie d’oro. I suoi giardini ospitano platani centenari, il più grosso dei quali raggiunge ben 18 metri di diametro. Oggi è la seconda città per dimensioni, e un tempo era sede di un sultanato; la sua posizione isolata, tra i confine armeno chiuso e il fiume Araz senza ponto, ha permesso che conservasse un’atmosfera piena di fascino: viali alberati, vecchie case pittoresche che vi si affacciano e due moschee del XVIII secolo.

Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio visitiamo la fortezza di Alinja (VI-VII sec.), situata sulla sommità di una montagna, vicino alla città di Julfa, sulla riva del fiume Alinjachay. All’epoca era una delle strutture difensive più possenti. Le mura di pietra arrivavano fino ai piedi della montagna. I canali, scavati nella roccia e collegati tra di loro, raccoglievano la pioggia e la neve, alimentando le vasche cisterna. La fortezza risultava inaccessibile: per 14 anni (1386-1401) l’esercito di Tamerlano cercò di conquistarla.

Rientro a Nakhchivan ed eventuale tempo libero. Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.             

Dopo la colazione trasferimento privato in aeroporto per il volo di linea di rientro in Italia via scalo internazionale. Arrivo nel tardo pomeriggio e fine dei servizi.

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

CARATTERISTICHE DEL VIAGGIO Si tratta di un viaggio alla portata di tutti che non presenta difficoltà particolari. E’ particolarmente indicato per chi ama i viaggi di spiccato interesse culturale. I trasferimenti in pulmino non sono mai particolarmente impegnativi in quanto l’Azerbaijan occupa un territorio abbastanza ridotto. È previsto un volo interno dell’Azerbaijan Airlines per raggiungere il Nakhchivan. Il biglietto ci viene fornito direttamente dal corrispondente locale.I - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

- VISITIAMO L'EXCLAVE DEL NAKHCHIVAN FUORI DALLE ROTTE TURISTICHE

- VISITIAMO I 2 SITI PATRIMONIO UNESCO MA ANCHE LUOGHI MENO CONOSCIUTI

- ABBIAMO UN HOTEL 5* ALL'INTERNO DELLE FLAME TOWERS, SIMBOLO DI BAKU
 

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