Logo Kel 12 Cultura del viaggio
  • L’ARABIA. COM’ERA, COM’E’ (E COME SARA’?)

    ARABIA SAUDITA

  • L’ARABIA. COM’ERA, COM’E’ (E COME SARA’?)

    ARABIA SAUDITA

    Viaggi con Esperto

    Durata 11 GIORNI
    Partecipanti MINIMO 8 MASSIMO 14  PARTECIPANTI
    Partenze

      2022

    • Dal 14  settembre  al 24  settembre  

    A PARTIRE DA:  

    7.200€

    RICHIEDI UN PREVENTIVO

    Arabia Saudita

    L’ARABIA. COM’ERA, COM’E’ (E COME SARA’?)

    Questo viaggio - novità assoluta - va alla scoperta di un Paese tanto importante quanto ancora inesplorato. Solamente negli ultimi mesi qualche timido segnale di apertura al turismo ha scaturito il desiderio di molti, come noi, di partire alla sua scoperta. Ma l’Arabia Saudita è ancora un luogo del mondo largamente sconosciuto, desertico, misterioso, retto da una monarchia che suscita molte attenzioni.

    È uno Stato prevalentemente costituito da deserti e zone aride, dove le città sorgono lungo la costa o in prossimità delle oasi e dove la vita beduina convive fianco a fianco con palazzi moderni e virtuosismi architettonici. Sono i contrasti, i misteri e la lontananza culturale che ci avvicinano fatalmente a questo Paese e che costituiscono il motivo stesso del viaggio: la curiosità di vedere con i propri occhi come, in un altro mondo ma nello stesso pianeta, altri uomini e donne vivono e costruiscono il loro futuro. Il viaggio è quindi una proposta dedicata ai viaggiatori più esperti, che mettono in conto imprevisti e avventure come parti caratterizzanti di un viaggio esplorativo.

    L’itinerario si sviluppa dalla capitale saudita, Riyadh, con i suoi grattacieli e le strade trafficate ma anche con il suo cuore d’argilla inaspettato, per finire sulle sponde del Mar Rosso, a Jeddah, tra i pellegrini diretti alla Mecca, antichi palazzi di corallo e curiose, eccentriche statue lungo la corniche. Nel mezzo, gli inesplorati territori del nord ovest, verso la Giordania. Da Tabuk ci inoltreremo tra le sabbie e i faraglioni di arenaria della Hisma Valley fino al Golfo di Aqaba, a Madyan, dove incontreremo la prima necropoli nabatea. Attraversiamo terre che un tempo erano percorse da nomadi e carovane commerciali, abitate dai Nabatei, occupate per breve periodo dalle legioni di Traiano. Terre le cui sabbie hanno occultato e saputo conservare autentici gioielli archeologici. Come Madai’n Saleh, nella grande oasi di Al Ula, che raggiungeremo dopo l’emozionante traversata in 4x4 della Disah Valley. L’antica Hegra, la Petra perduta nelle sabbie. Uno dei pochi luoghi al mondo dove all’arrivo si ha ancora la sensazione di scoperta, l’emozione di trovarsi al cospetto di una Storia che aspetta ancora di essere raccontata.

    ITINERARIO

    Partenza da Fiumicino per la capitale saudita con volo di linea diretto Saudia delle 16,20. (Non sono assicurati altri collegamenti Saudia diretti con l’Arabia in questo periodo.L’accompagnatore (M. Romualdi 340 3475697), incontra i partecipanti a Fiumicino nella sala di imbarco per la capitale saudita. Pasti a bordo. Arrivo a Riyadh alle 22,35. Accoglienza da parte del corrispondente locale dopo il disbrigo delle pratiche di ingresso nel Paese, che possono essere laboriose. Trasferimento e pernottamento in hotel.  (Chi desideri voli o treni per Fiumicino, se preferisce non occuparsene direttamente, può contattare i nostri uffici. Soluzioni con voli low cost devono essere ricercate direttamente dagli interessati, perché non previsti dalla nostra politica aziendale). Eventuali voli di collegamento da/per Roma saranno soggetti ad un supplemento tariffario.
    Prima colazione e giornata dedicata alla visita di Riyadh. Capitale dal 1932, è oggi una città moderna con palazzi che pur non raggiungendo le azzardate altezze di altri nella stessa penisola araba, mostra la sua rincorsa alla modernità.  dall’alto del “Cavatappi”, vestita come secoli fa, osservail presente (con ammirazione, curiosità, perplessità…)   Ha oltre sette milioni di abitanti, che risiedono a circa 600 metri di altezza sull’altopiano del Najd. Circondata da deserti non clementi, è punteggiata dai minareti di oltre 4.000 moschee. I non musulmani devono praticare la propria religione in luoghi privati.Entriamo nel Museo Nazionale. Inaugurato nel 1999 per celebrare il centenario dell'unificazione saudita, nelle sale mostra testimonianze dall’età della pietra all’Arabia moderna.(Testimonianze dell’era moderna ne troviamo anche lungo le strade relativamente al traffico che potrebbe ostacolare il corretto svolgimento del programma).Poi il Dira Souq nei cui pressi sta il forte Musmak, costruito nel 1895. Questo edificio, con spesse mura in argilla e quattro torri di avvistamento, ebbe un ruolo importante nella storia del regno perché qui avvenne la riconquista di Riyad guidata da Ibn Saud nel 1902. Proseguiamo con la parte più moderna della capitale recandoci anche alla Kingdom Tower, un grattacielo alto 311 metri, immagine iconica della moderna Riyad. Ha anche vinto un premio internazionale per il suo design, caratterizzato da un ponte che collega le due sommità dell’edificio. Saliamo all’ultimo piano per avere un punto di vista privilegiato sulla città.Pranzo in ristorante locale durante le visite, cena e pernottamento al Rotana Rosh Rayhaan 5* 
    Dopo la prima colazione, iniziamo con una sosta nel quartiere finanziario, che si trova nella zona in cui prima si svolgeva un piccolo mercato di dromedari*. Poi ci rechiamo nella vecchia città di Diriyyah, che si trova a circa 20 km dal centro. “È uno dei siti archeologici più importanti dell’Arabia”. Così viene reclamizzato dalla pubblicistica ufficiale. Più realisticamente, conoscendo il posto, penso che se ne vogliano accentuare le positività perché legato alla storia dei Saud. Servì anche da capitale dell’Emirato di Diriyyah sotto la prima dinastia saudita dal 1744 al 1818. Dal 2010 il distretto di Turaif, il nucleo centrale dove si trovano palazzo Salwa e il palazzo Saad Bin Saud, è Patrimonio Unesco. Gli edifici, (quasi tutti spezzoni di quelle che erano costruzioni originarie), sono circondati da mura e torri di avvistamento. Costruiti in mattoni crudi conservano ancora per alcuni tratti le caratteristiche antiche anche dopo i recenti restauri. “Il sito è un autentico museo a cielo aperto e senz’altro una piccola sorpresa, in una città moderna come Riyadh che potrebbe sembrare nata dal nulla in mezzo al deserto”, così continua la descrizione dell’ente turistico arabo. Tutta l’area è un cantiere per i lavori di sistemazione delle zone verdi adiacenti le rovine.È possibile che, se il traffico lo consente, si possa aver già terminato le visite ieri. In questo caso si potrà fruire della mattinata libera sino al pranzo in ristorante locale. Trasferimento nel primo pomeriggio in aeroporto. Partenza nel tardo pomeriggio con volo domestico per Tabuk, importante centro commerciale non distante dal confine con la Giordania, nel nord ovest del Paese. Trasferimento in hotel. La cena potrebbe consumarsi in hotel o ristorante locale.                   *I dromedari di Riyad.Sino a pochi anni fa, nel centro della capitale, vaste aree erano riservate ai mercati dei dromedari. La necessità di utilizzare la maggior quantità possibile di terreno edificabile, ha indotto le autorità a spostarli a circa 100 chilometri dalla città.In alcuni giorni della settimana vi si svolgono attività di compra vendita assai partecipate, oltre ad altre legate alla necessità di favorire il mantenimento e crescita di particolari esemplari. A questo scopo è anche fiorente la raccolta e vendita di sperma dei camelidi più apprezzati. Niente di nuovo considerando quanta cura si annette a questo aspetto nell’allevamento equino nostrano. Dei dromedari ormai sappiamo che sono usati anche per gare di velocità, e che durante le passate campagne di guerra alcune specie come quella dei Mehari (di cui era amante lo stesso Lawrence detto d’Arabia), venivano impiegate come strumenti mobili da guerra. Meno nota è la consuetudine locale di organizzare concorsi di bellezza riservati ai dromedari. (Anche ciò non ci è nuovo visto il numero delle gare che in Occidente coinvolgono canidi e felini).Un business cui si dedicano con grande partecipazione, che prevede premi anche di notevole valore, oltre a regalare una fama non meno ambita di quella ricercata nei nostri concorsi di Miss Qualcosa. Si tratta di una passione con interessi che portano a risvolti per noi ridanciani, com’è riscontrabile da una nota dell’agenzia di stampa saudita statale che ha riferito della “squalifica di oltre 40 cammelli  da un concorso di bellezza, per essere stati sottoposti a iniezioni di botox nelle labbra e altri ritocchi artificiali”. (Pensare che per decenni si è inibito il trucco alle donne). Ma i sauditi della capitale non hanno smesso di frequentare questo mercato. Lo fanno soprattutto approfittando delle loro gite in posti in cui possono soddisfare il desiderio di mantenere il contatto con il deserto, anche se ora vivono in una caotica città. Sembrerà strano, ma molti amano trascorrere i fine settimana, o tutto il periodo di vacanze, lasciando il centro urbano per fruire di una tenda in uno dei tantissimi accampamenti creati lungo la strada che porta anche in direzione del mercato dei dromedari. Si tratta di un’area davvero arida, che a noi sembrerebbe priva di interesse, se non ostile. Loro ci vanno anche se non trovano particolari servizi oltre alla tenda e acqua. Lo fanno semplicemente per dormire sotto le stelle e ritrovare un rapporto fisico col deserto.
    Già il geografo greco Tolomeo fa cenno ad una località chiamata Tabawa, situata nella parte nord occidentale della Penisola Arabica, che sembra coincidere con la Tabuk odierna. Negli ultimi anni la città è esplosa urbanisticamente ed è cresciuta molto a livello economico e commerciale. Al turista non offre molto e noi la consideriamo solo il punto di partenza per la regione del nord ovest, una delle più attraenti dell’Arabia Saudita, ricca di siti nabatei, inserita in un ambiente naturale di rara bellezza. Partiamo a bordo di mezzi 4x4 verso ovest. Dopo circa un’ora lasciamo l’asfalto e ci inoltriamo nella Hisma Valley. Il paesaggio assomiglia molto a quello del vicino deserto del Wadi Rum giordano, ma è forse più vario e certo più imponente perché interessa una regione maggiormente estesa, con dune di sabbia, imponenti formazioni rocciose, faraglioni di roccia e qualche insediamento beduino. Gli scorci che si aprono sono sempre diversi e inaspettati. Attraverseremo una porzione di deserto fino a alla strada asfaltata che ci porta a Madyan. Il sito archeologico ha reperti che risalgono anche al II millennio a.C. Lontano dagli itinerari turistici,  offre un’idea della stratificazione culturale e architettonica di quest’area, e di quanto potesse essere importante ai tempi delle rotte commerciali. Questa regione, infatti, si trova in posizione strategica a metà strada tra Mada’in Saleh e Petra e non distante dal Mar Rosso e Aqaba. L’area gode di grande considerazione locale perché vuole la tradizione che Mosè, fuggendo dall’Egitto, si rifugiò proprio nel deserto di Madyan, dove gli venne affidato da Dio il compito di tornare in Egitto per liberare il popolo ebraico. Agli edifici più antichi, scavati nella roccia, si sovrappongono le tombe dei Nabatei, nell’area di Mugha'ir Shu'ayb. La necropoli conta una trentina di tombe, alcune decorate con colonne e capitelli che paiono ispirarsi allo stile greco. A differenza di Petra, qui è possibile affacciarsi all’interno dei singoli luoghi sepolcrali. Pranzo in farm o ristorante locale. Rientro nel pomeriggio a Tabuk. 
    Prima colazione e partenza per Al Ula attraverso la Disah Valley, uno dei percorsi più belli del viaggio. Per raggiungerla scendiamo prima verso sud, facendo una sosta allo Shaq Canyon, se facilmente raggiungibile. Nei paraggi vi sono tombe dell’età del bronzo, in genere contenenti resti di più persone. Non risultano particolarmente scenografiche. Le menzioniamo solo per il loro significato storico. Consistono sostanzialmente in cumuli di pietra di varia forma, circolare o quadrata che neppure si notano se non ne conosci l’esistenza. La loro presenza è stata individuata grazie a riprese dall’alto. Obiettivo della giornata è arrivare fino ad Al Disah, piccolo paesino all’imbocco dell’omonimo canyon e valle, lungo i quali si sviluppa la pista.Il percorso nella valle è di circa 8 chilometri. Chi vorrà, con l’accompagnatore, e senza fretta, potrà procedere a piedi sino al luogo dove ci aspettano le jeep, dove troveremo gli altri che avranno preferito restare sui fuoristrada facendo solo una passeggiata nei dintorni. (La lunghezza della camminata lungo il wadi potrebbe essere condizionata dalla quantità di acqua presente in zona). Stretta tra pareti di arenaria, circondata da formazioni rocciose fantasiose, è molto diversa dai luoghi attraversati il giorno prima. Qui c’è ancora acqua, presente tutto l’anno, e il fondo del canyon è verde e rigoglioso, ricco di palme e contrasti cromatici. Possiamo solo immaginarci, ai tempi dei Nabatei e Romani, cosa significasse per le carovane percorrere luoghi come questo, prima di affrontare il deserto. Poi, alla fine dell’attraversamento di uno dei tanti itinerari che si snodano dentro un dedalo di wadi fra le montagne in un’area di grande rilevanza geologica, riprendiamo l’asfalto per arrivare all’oasi di Al Ula. Pranzo, leggero lunch box lungo la via.Sistemazione in campo tendato, cena e pernottamento.  
    Iniziamo una delle giornate più significative del viaggio. Storia e archeologia sparse nel deserto. “Lei”, tanto attesa, è Mada'in Saleh. Un luogo di bellezza carica di suggestioni anche per il connubio estremo tra natura e opera dell’uomo. Non chiamiamola la Petra del Deserto, perché toglierebbe qualcosa all’una o all’altra realizzazione dei Nabatei. Primo sito Patrimonio Unesco dell’Arabia Saudita nel 2008, era anche anticamente conosciuto con il nome di Al Hijr. Al tempo dei Greci, lo sappiamo attraverso le testimonianze di Strabone, era comunemente noto come Hegra. Sembra che i primi insediamenti risalgano all’VIII secolo a.C., ma è sotto il regno dei Nabatei che la città si espande e, tra il I secolo a.C. e il 75 d.C. furono realizzate tutte le principali opere che caratterizzano il sito. I Nabatei regnarono da Damasco a Gaza fino alle frontiere con lo Yemen. Conobbero poi un inesorabile declino con l’arrivo dei Romani. Questi, conquistarono l’area corrispondente oggi alla Giordania per prendere il controllo delle principali rotte commerciali che qui confluivano, la cosiddetta via della Seta e quella dell’Incenso, proveniente proprio dal sud della Penisola Arabica. Ormai è accertato da alcuni ritrovamenti che fin qui si spinsero le truppe le truppe dell’imperatore Traiano, e che l’area fece parte della provincia dell’Arabia Petrea, con capitale Petra. I grandi sepolcri hanno architetture ricavate nelle pareti delle formazioni rocciose. L’impatto è molto forte. La più imponente delle tombe è la Qasr Farid. Contraddistinta da una massiccia facciata monumentale, è l’immagine maggiormente pubblicizzata del sito, anche se può non risultare la più coinvolgente. Era stata fatta costruire per un valoroso condottiero che, a quanto pare, morì in battaglia senza mai riuscire ad usufruire del luogo predisposto. A differenza di Petra, qui non vennero sepolti re nabatei, ma altre importanti personalità.Anche per chi abbia già visitato il sito giordano, l’emozione resta intatta. Non ci sono stretti siq per raggiungere i luoghi sepolcrali. Qui, sono tutti esposti lungo la vallata di Al Ula, affacciati sul deserto e grandi spazi. Dispersi in una vasta area di sabbia, sembrano poderosi oggetti antichi isolati fra loro, accuratamente disposti in modo da mostrare tutta la loro specifica personalità. Non sono addossati uno all’altro, ma valorizzati da distanze che ne accentuano la bellezza. Una bellezza non scalfita, come a Petra, da venti sabbia e sale del Mar Morto che per secoli ne hanno accentuato rughe e segni del tempo, cancellando intere facciate.Anche la lontananza dai centri abitati e strutture turistiche, contribuisce alla sensazione di spaesamento e meraviglia, nel vedere opere umane così raffinate in un luogo tanto remoto. Il giro nel sito, che dura un paio d’ore, si effettua a bordo di bus gestiti dall’ente turistico locale, su cui prendono posto anche altre persone oltre il nostro gruppo. Durante le varie soste disponiamo però della nostra guida. Riprendiamo i 4x4 per andare in una farm o ristorante a pranzare.Nel pomeriggio visita della vecchia Al Ula. Il centro, abitato sino alla fine del XX secolo, è noto come Ad-Deerah. In fase di continuo restauro, è costituito da tante centinaia di case in argilla di due o tre piani, dominate da un forte. Si entra nel quartiere già ristrutturato e si osserva dall’alto il resto della cittadina contornata da tante palme e rocce.
    Oggi andiamo in un altro sito archeologico, già abitato prima dell’arrivo dei Nabatei.Dedan è la vecchia capitale del regno di Lihyan, citata nell’antico testamento. Pare che i suoi fondatori provenissero dal sud della penisola Arabica. (Davvero interessanti sono le ricerche storiche che la collegano addirittura ai regni yemeniti, anch’essi particolarmente dediti ed esperti nella raccolta di acqua piovana, come dimostrano la storia e le storie della diga di Marib, che ha contribuito alla fama di quella regione facendone l’Arabia Felix).Visse il suo splendore dal VI al II secolo a.C., poi subirono l’influsso dei Nabatei. La loro caratteristica peculiare stava nella capacità tecnica di sfruttare al meglio la presenza d’acqua. Ciò permise un’attività agricola intensiva nelle vallate di Al Ula. Contemporaneamente si dedicarono al commercio di incenso, mirra, spezie provenienti dall’Arabia meridionale, Yemen e soprattutto dall’attuale Oman. Il popolo lihyanita fu noto anche agli antichi Romani, tanto che Plinio si riferisce all’odierno golfo di Aqaba, proprio come Golfo di Lihyan. Oggi sono visibili centinaia di tombe. La più celebre è la tomba dei Leoni, per le decorazioni ai lati dell’ingresso che simboleggiavano probabilmente lo status e il potere del defunto. Altri affermano che le teste dei leoni fossero state scolpite semplicemente per proteggere il sonno dei morti. Non tutte le tombe sono avvicinabili, e tra queste anche quella dei felini, osservabile da lontano solo con un binocolo.Proseguiamo visitando siti limitrofi dove sono state rinvenute antiche iscrizioni. Le più antiche risalgono tra IX e X secolo a.C., e percorrono tutta la storia degli abitanti della regione e delle carovane che qui passavano. Si trovano scritte in aramaico, talmudico, dedannitico, nabateo, greco, romano e arabo. Ve ne sono tante e molte di queste sono concentrate in un canalone che opportunamente è definito “il libro”. Effettivamente, per la quantità dei segni grafici accumulati nel tempo, stare lì è come sfogliare un libro di storia, Ogni roccia è una pagina.Pranzo in farm o ristorante locale. Ci inoltriamo poi nel deserto fuoripista, esplorandone alcuni angoli modellati da vento granelli e acqua. Pareti di roccia, guglie e torri emergono dalle sabbie formando una scenografia che accentua le suggestioni man mano che alla forte luce si sostituiscono le ombre.Cena e pernottamento al campo tendato Sahary.
    Non approcceremo in questo stesso giorno le due Opere Aliene che caratterizzano il deserto nel nord saudita. Ci piace accostarle per le loro peculiarità, anche se solo in loco avremo la conferma di poterle avvicinare e apprezzare. Ma, pure nell’ultimo viaggio, nonostante le incertezze, ci siamo riusciti.La Roccia di al Naslaa.  Il capo carovana delle jeep, dopo aver lasciato l’asfalto, procede avanzando a zig zag tra cumuli di sabbia, arbusti, collinette, rocce. A sinistra, destra e in fondo, dove si confondono cielo e terra, ci osservano inconsuete formazioni montuose di arenarie. Difficili immaginarle in un contesto diverso da questo. Sbagliamo strada più volte, perché non vi è una vera e propria pista. (A volte ho l’impressione che lo facciano apposta per dare più interesse alla scorribanda nel deserto). Alla fine spunta. La vedi sospesa in aria, eppure pesa migliaia di tonnellate. Più da vicino ti accorgi che non si libra nell’aria. Poggia su due piccoli piedistalli che ne esaltano la forma tondeggiante. Ma, ancor prima di notarne i sostegni che la ancorano a terra, sei attratto da quella striscia verticale, colore del cielo, che la attraversa interamente.Inevitabilmente, scattate le prime duecento foto a testa, si apre il dibattito sulla causa del perfetto taglio che fa di un brullo broccolone roccioso un’opera d’arte. Due sono i filoni di pensiero più apprezzabili. Il primo, dopo che l’hai toccata, ti sorge spontaneo immediatamente. Trattasi di una presenza che, nonostante gli inutili tentativi di spiegazioni scientifiche, dimostra il passaggio di entità aliene sulla Terra. Per quanto possa apparire impossibile agli occhi degli scettici positivisti, eredi ottusi della Rivoluzione Francese e aridi ragionatori che aborriscono la fantasia, i soli in grado di realizzare un’opera tanto perfetta sono state certamente le creature di Carlo Rambaldi. Il secondo, anche per allontanarsi da ogni accusa di arido razionalismo e assenza di fantasia, fornisce un’altra versione circa l’origine di quel taglio chirurgico. (In ogni caso più apprezzabile e realistica dei solti alieni cui alcuni ricorrono, scartando l’ipotesi divina ormai fuori moda, solo perché non hanno sufficiente fantasia).A spaccare la roccia è stato un cavallo. Si un cavallo. E la prova inconfutabile sta nella firma che ha apposto sulla sua opera. In basso a destra come fa ogni artista che si rispetti.  Il parallelepipedo che quadruplica le sensazioni.Estraneo, fuori posto, dell’altro mondo…Alieno ha anche altri significati, ma di questi solo l’ultimo può qualificare l’altra realizzazione che vogliamo associare alla precedente.Anch’essa appare improvvisa nel deserto, nella Valle di Ashar. Che botta di coraggio deve aver avuto chi ha pensato di farla costruire. E di quanta fantasia ha dovuto dotarsi chi l’ha realizzata. Spesso viene banalizzata perché la si presenta come “il più grande edificio al mondo con pareti di specchi”. Non che non lo sia, visti i 10.000 metri quadri di sostanza riflettente che duplicano la realtà. Ma è innanzitutto una pazzia, un’eccessiva umana follia in grado di sposare armonicamente tecnologia e natura. Insomma, è opera Aliena perché appare provenire da un altro mondo, non perché risulti estranea o fuori posto. Il contesto è un deserto di rocce arenarie che caratterizza molta parte della regione nord saudita. Lo stesso in cui molti secoli fa hanno operato i Nabatei lasciando testimonianze che ancora oggi attraggono. Mai nessuno, però, avrebbe osato pensare che altri, due millenni dopo, sarebbero stati in grado di inventarsi il modo per stupire ancora tanto.Stravagante, fatto di tecniche costruttive complesse e fantasiose ideate dallo studio Giò Forma, elegante, semplice nella sua megalomania, in perfetta consonanza con il contrastante paesaggio in cui è calato, non ha nulla a che fare con la materia che lo circonda.Ma questo invadente parallelepipedo, estraneo perché innaturalmente presente, inserito in una natura che non aveva bisogno di altri orpelli per attrarre, imposto in un luogo dove ogni altra presenza sarebbe sembrata sacrilega, ha stupito tutti e non per il suo luccichio.Il risultato più apprezzato della sua imprevista e forzata presenza va ricercata semplicemente nella sua capacità di raddoppiare, riflettendole, le suggestioni che lo circondano. In ciò sta il pregio vero dell’opera.Che dentro si svolgano interessantissime mostre, che includa un ristorante stellato, che sia entrato per le sue caratteristiche aridamente tecniche nel Guinness dei Primati, che ospiti una tecnologica sala per concerti per cinquecento persone (il suo nome completo è Maraya Concert Hall, e il nostro Bocelli già non ha permesso che si sentisse la sua mancanza), ci pare assolutamente secondario.Detto tutto ciò per dovere di cronaca, (non si può far finta che non esista), è doveroso anche informare che, pur avendo richiesto di visitarlo ed ottenuto il permesso, necessario pure per osservarlo dall’esterno, anche all’ultimo momento e senza congruo preavviso è possibile che venga revocato per motivi che potrebbero non essere neppure specificati. (Aspetto riscontrabile anche in altre visite).  
    Finalmente una sveglia a piacere o, per chi non voglia perdersi un’ultima alba nel deserto, un’alzataccia che compensi la perdita di sonno. Il posto si presta ad una camminata mattutina prima della colazione.Poi andiamo nel vicino aeroporto che dista una trentina di chilometri, in tempo utile per il volo domestico che ci porterà a Jeddah. Partiamo alle 12,20 e arriviamo poco più di un’ora dopo.Pranzo, tardi, vicino all’aeroporto.Trasferimento in hotel. Parte del pomeriggio è libero. Visita al museo Abdul Rauf Khalil, che nelle sue tantissime stanze ospita di tutto e di più. Gli oggetti esposti, suppellettili, armi, monete, abbigliamenti, mobili, libri… sono spesso rese vive dalla presenza di una guida/curatore del museo assai coinvolgente.A Jeddah, fa sempre molto caldo. Anche a febbraio abbiamo evitato le ore più insopportabili cercando conforto nell’aria condizionata.Essere lungo la Corniche consente di poter sfruttare al meglio le ore serali, uscendo dall’hotel e percorrendo a piedi l’interessante lungomare. Famiglie con bambini che occupano l’area verde adiacente, venditori di giocattoli e gelati, moschee, opere d’arte che ornano il luogo di passeggio, rari uomini che fanno jogging… Tutti attratti da uno scenografico getto d’acqua che spunta al centro della baia dal 1985. La Fontana del Re, con un getto sparato a oltre trecento chilometri orari, arriva a superare i trecento metri di altezza. Di notte, una sapiente illuminazione ne fa uno spettacolo non scontato. Pranzo in ristorante locale.Cena e pernottamento in hotel. 
    Giornata dedicata all’incontro con Jeddah, la cui denominazione significa nonna. Ciò può derivare dal fatto che nel sito originario della città si riteneva fosse stata sepolta Eva, l’antenata di tutti.Le visite potranno avere ordine diverso da quello ora previsto, sostituendo o annullando quelle che si rivelassero non fattibili.Situata sulla costa del Mar Rosso, era originariamente un villaggio di pescatori. Nel 647 d.C. il califfo islamico Uthman Affan la trasformò in un porto per i pellegrini musulmani che vi transitavano durante il viaggio che li portava alla Mecca. Ancora oggi Jeddah è un crocevia per milioni di pellegrini che arrivano in aereo o via mare. Negli ultimi anni, come molte altre città della penisola arabica, ha visto un notevole sviluppo urbanistico, anche se, salvo lungo la Corniche, ha evitato eccessi in verticale, a parte l’apprezzabile getto che raggiunge l’altezza di un grattacielo di circa 100 piani. Con oltre 4 milioni di abitanti è la seconda città più grande del Paese. Andremo lungo la Corniche, (probabilmente durante il tempo libero), entreremo nella Moschea dell’Isola. Progettata dall’architetto egiziano Abdel Wahed El Wakil nel 1943, è unita alla terraferma da una sottile striscia di terra che induce a recarvisi in pellegrinaggio con andamento solenne. (L’accesso potrebbe essere precluso dai lavori in corso).Curiose sono le sculture che adornano le rotonde di alcune strade, diventate simbolo della città. Si incontrano una bicicletta gigante, incensieri, un’auto bianca su un tappeto volante e altre rappresentazioni eccentriche ma, certamente per loro, affascinanti.Continuiamo le visite recandoci al Museo Islamico e nel vecchio quartiere di Al Balad, il centro storico della città iscritto tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco. È assai apprezzabile e vi sorgono più di quattrocento palazzi storici, i più antichi dei quali risalgono al XVI secolo e, secondo alcuni, ricordano le case yemenite. Se possibile entreremo in una di queste e non mancheremo il suq. Se avremo terminato le visite, dopo il pranzo, il pomeriggio potrà essere a disposizione.  
    Dopo la prima colazione, trasferimento privato in aeroporto per il volo internazionale di linea diretto per l’Italia delle 10,20 con arrivo alle 14,30 a Malpensa.  1. La moderna Riyadh3. Paesaggi della Disah Valley2. I palazzi del quartiere Al Balad, Jeddah4. Sabbia e formazioni di arenaria nei pressi di Al Ula 

    Perché con noi

    - IL VIAGGIO E' UNA NOVITA' ASSOLUTA IN UN PAESE CHE RAPPRESENTA UNA DELLE ULTIME FRONTIERE DA SCOPRIRE   - ITINERARIO CON BEN 4 NOTTI NELLA LEGGENDARIA ALULA   - OCCUPAZIONE DELLE AUTO 4X4 DI SOLI TRE PASSEGGERI E POSTO FINESTRINO SEMPRE GARANTITO A TUTTI I VIAGGIATORI

    I nostri esperti

    MARIO VINCENZO ROMUALDI

    Dal 14  settembre  2022 al 24  settembre  2022

    Approfondimenti di viaggio

    IMPORTANTE – LEGGERE CON ATTENZIONE Il viaggio è dedicato a viaggiatori esperti consapevoli del contesto arabo saudita o che ritengano di aver ricevuto sufficienti informazioni circa questa speciale destinazione. È richiesto, quindi, opportuno spirito di adattamento per quanto riguarda i servizi che potrebbero non corrispondere a quelli con standard occidentali o essere soggetti a modifiche anche senza preavviso, non dipendenti dalla nostra volontà.  L’esclusività del viaggio [...]