LE STRADE INESPLORATE DEL SUD VERSO L’ARABIA FELIX

ARABIA SAUDITA

  • LE STRADE INESPLORATE DEL SUD VERSO L’ARABIA FELIX

    ARABIA SAUDITA

    Viaggi con Esperto
    Durata 11 giorni
    Partecipanti minimo 9 massimo 14  partecipanti
    Partenze
      2026
      Status partenza
      Impronte
    • Dal 10  novembre   al 20  novembre  
      Completa
      160

    A PARTIRE DA:  

    6.950€

    Arabia Saudita

    LE STRADE INESPLORATE DEL SUD VERSO L’ARABIA FELIX

    VIAGGIO NOVITA' 2026

    Ci sono viaggi che portano lontano. E ce ne sono di altri, che portano Oltre.

    Immaginazione, stereotipi, pregiudizi: vola tutto via dai finestrini dei nostri 4x4 che si inerpicano tra vette aguzze e wadi scoscesi seguendo una sola rotta: quella dell’Avventura verso il profondo sud dell’Arabia Saudita.

    Lasciata Jeddah con i suoi pellegrini, le vie dello shopping e la corniche assolata, si apre di fronte a noi un mondo nuovo, remoto, oltre appunto a tutto ciò che possiamo immaginare di un Paese che si è da pochi anni aperto al turismo e si è presentato con un’immagine ben precisa, legata al lusso, allo sport e agli affari.

    Sono i contrasti, i misteri e la lontananza culturale che ci avvicinano fatalmente a questo Paese e che costituiscono il motivo stesso del viaggio. Ma affinché tutto possa sorprendere, nulla di ciò che troverete in un’immagine da cartolina o da copertina di rivista troverete in questo viaggio.

    L’itinerario segue una linea immaginaria che discende verso sud-est, lungo quella che un tempo fu la Via dell’Incenso, cercando di raggiungere idealmente quell’Arabia Felix che sognavano i romani, terra di grandi ricchezze e favoleggiate meraviglie. Che ancora aspettano, sotto altre forme, di essere scoperte da noi viaggiatori contemporanei.

    Chiudete gli occhi e lasciatevi inebriare da una tenue, aristocratica e un po’ retrò fragranza di rosa: siamo a Taif, dove la Rosa damascena Trigintipetala sboccia a sorpresa a duemila metri. Imponenti torri e case scolpite sopra la roccia troneggiano davanti a noi: siamo a Dhee Ayn, un borgo silenzioso incastonato tra le montagne. Una brezza leggera e la nebbia che ci avvolge, ginepri e cipressi che adornano verdeggianti colline: siamo nell’Asir, altopiano fertile e remoto. Un battito d’ali sopra le nostre teste: è un pellicano! Uno sciabordio che s’infrange sullo scafo: è un gruppo di delfini. Siamo scesi ancora, fino alle Isole Farasan, all’imboccatura del Mar Rosso. Dalle montagne ai fondali corallini, attraverso wadi scoscesi, villaggi di pietra, mercati di spezie e babbuini selvatici, decorazioni pittoriche e uomini che si cingono la testa con coroncine di fiori. A quel punto già sapremo che tutto quello che pensavamo di sapere sull’Arabia Saudita non ci avrebbe portato a questa latitudine. E ancora, ci avvicineremo al cuore più caldo, selvaggio e irraggiungibile della penisola arabica: il Rub’al Khali, la distesa unica di sabbia più grande al mondo. Le sue porte sono a Najaran, tra villaggi yemeniti in adobe, incisioni rupestri di seimila anni fa tutelate dall’Unesco e bazar che vendono ancora jambiye e dishdashe colorate.

    Questo è un viaggio d’altri tempi, dove l’unica promessa è che nessuno luogo, nessun giorno, nessuna emozione sarà uguale a quella di ieri.

    Itinerario di viaggio

    Partenza da Milano Malpensa per l’Arabia Saudita con volo di linea diretto (o via scalo internazionale). Cena a bordo e arrivo in tarda serata a Jeddah. Accoglienza da parte del corrispondente locale dopo il disbrigo delle pratiche doganali. Trasferimento privato in hotel e pernottamento.  NB: è possibile anche la partenza da Roma Fiumicino senza supplemento tariffario e con il servizio di assistenza aeroportuale. È possibile anche la partenza da altri aeroporti italiani, previa disponibilità, e con supplemento tariffario.   
    Prima colazione in hotel e giornata dedicata alla visita di Jeddah.Situata nel Mar Rosso, la città era originariamente un villaggio di pescatori. Nel 647 d.C. il califfo musulmano ‘Uthman B. ‘Affan la trasformò in un porto per i pellegrini musulmani che vi transitavano durante il viaggio che li portava alla Mecca. Ancora oggi Jeddah è un crocevia per milioni di pellegrini che arrivano in aereo o via mare. Negli ultimi anni, come molte altre città della penisola arabica, ha visto un notevole sviluppo urbanistico, anche se più tradizionale e, salvo lungo la corniche, evitando di svilupparsi in verticale. La città è la seconda per numero di abitanti, che oggi sfiorano i 4 milioni. Visiteremo di prima mattina il tradizionale mercato del pesce, con le barche dei pescatori appena arrivate, recandoci poi nel vecchio quartiere di Al Balad, il centro storico della città iscritto tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Ad Al Balad sorgono più di quattrocento palazzi storici, i più antichi dei quali risalgono a cinquecento anni fa e che ricordano le case yemenite. Visita di un palazzo tipico saudita. Poi ci recheremo nel Suq, con le sue botteghe artigianali. E infine tempo libero a disposizione, perché la cosa più bella è forse semplicemente perdervi tra le viuzze sottili, adornate qua e là da vasi di fiori, e scoprire i volti e li sguardi di chi ancora vi abita. Pranzo in tipico ristorante locale.Nel pomeriggio continuiamo le visita della città con la corniche, ovvero il lungo mare dove si trovano molti alberghi, la passeggiata, alcune moschee tra cui la Moschea dell’Isola, progettata dall’architetto egiziano Abdel–Wahed El–Wakil nel 1943; è unita alla terraferma da una sottile striscia di terra che induce a recarvisi in pellegrinaggio con andamento solenne. Curiose sono anche le sculture che adornano le rotonde di alcune strade e che sono diventate un vero simbolo della città: troviamo una bicicletta gigante, un incensiere, un’auto bianca su un tappeto volante e tantissime altre immagini eccentriche ma significative.  Ci sposteremo poi al Museo della Civilità islamica, che ospita una ricca collezione di oggetti, testimoni della cultura millenaria del paese. Rientro in hotel e cena libera, con il tour leader a disposizione per portarvi magari in uno dei numerosi ristornati di pesce.  
    Prima colazione e partenza con vetture 4x4 in direzione sud-est. Percorriamo la strada seguita dai pellegrini che raggiungono La Mecca, città ancora non visitabile ai non fedeli, fino a raggiungere Taif, città celebre per la produzione di rose. Situata a 1.900 metri s.l.m., è anche la sesta città più popolosa del Regno, con circa 700 mila abitanti. Interessante è il souk, una delle poche aree ad aver conservato l’antico fascino: la Bab Alrea è la porta che conduce al mercato del pesce, mentre la Bab Alhazm è la porta che si affaccia sul mercato dell’oro; attraverseremo odori e visioni d’altri tempo, tra palazzi di mercanti, vicoli, moschee. Visiteremo anche una rose farm, considerata la nomea di questa varietà a trenta petali, strettamente imparentata con la rosa bulgara Kazanlik, arrivata in questa regione con gli Ottomani nel XVI secolo. L’olio di rosa, noto come attar, è uno dei più pregiati al mondo, mentre l’acqua di rose viene usata soprattutto in cucina. Dopo il pranzo in ristorante locale, riprendiamo la strada verso sud-est, attraversando aspri rilievi, cittadine (come Al Atawla, dove ci fermeremo per fare due passi) e paesaggi sempre più interessanti fino a raggiungere Al Baha, città di più di 350 mila abitanti situata ancora più in alto, a 2.150 metri di altitudine.Sistemazione in hotel, cena e pernottamento. 
    Prima colazione in hotel e giornata dedicata all’esplorazione della più piccola delle province saudite, quella di Al Baha. Al di fuori della città, solamente piccoli e remoti villaggi. Dhee Ayn, la nostra prima tappa, è uno dei villaggi tradizionali meglio conservati di tutta la penisola arabica.Il villaggio fortificato, le cui testimonianze risalgono all’VIII secolo d.C., è situato sulla cima di una montagna, famosa per la coltivazione di banane, limoni, pepe, basilico e kadi, e per l'artigianato. Le case sono state costruite in pietra levigata, con più piani – solitamente da due a quattro. Quest’area fu teatro di numerose battaglie tribali prima dell'unificazione del Regno da parte di re Abdul Aziz Saud. La più importante di queste battaglie fu quella in cui le tribù di Zahran e Ghamd si scontrarono con l'esercito turco guidato dal figlio di Muhammad Ali Pasha all’inizio del XIX secolo, che si concluse con la sconfitta dei turchi; il loro luogo di sepoltura è noto, dunque, come "tombe dei turchi". La regione, la più montuosa dell’Arabia Saudita, nasconde scorci naturali di grande bellezza e sicuramente inaspettati, pensando all’immagine stereotipata che potremmo avere di questo Paese. Ci avventuriamo con i nostri 4x4 lungo una strada stretta, tra salite e tornanti, arrampicandoci tra spettacolari picchi di granito fino a Sheda, nome sia della montagna (oltre i 2.200 metri di altitudine), sia del villaggio sottostante, caratterizzato da case abbandonate costruite in grotte o con supporti architettonici di pietra. Pranzeremo qui in un ristorante scavato nella roccia.Nel pomeriggio ci dirigiamo verso sud per entrare nell’Asir, la regione più verde, agricola e climaticamente piacevole dell’Arabia Saudita. Una regione che custodisce ancora antiche tradizioni e un fascino esotico. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento. 
    Dopo colazione, la giornata sarà dedicata alla scoperta dell’Asir, questa regione che si trova su un altopiano verdeggiante e che riceve più pioggia del resto del Paese, essendo puntellata da alte montagne (oltre 3.000 metri). Iniziamo dal villaggio di Al Khalaf, composto da dodici quartieri residenziali collegati da sentieri tortuosi e ombreggiati da graziose cupole. Questo pittoresco villaggio è fortificato da quattordici torri di guardia realizzate con materiali naturali di provenienza locale come pietra, argilla e tronchi di alberi, che ne esaltano l’originalità. Le fondamenta sono state costruite con pietra e strutture a strati (Madameek). L'architettura di Al Khalaf è caratterizzata dall'uniformità degli stili costruttivi e dall'armonia con i campi agricoli circostanti. Il villaggio vanta palazzi di una certa solennità, alte torri, la moschea storica di Al Matar, la moschea di al-Qatfah e bacini circolari scavati nella roccia. Inoltre, ospita il pozzo Barhah, scavato a mano, con una profondità di venti metri e acqua disponibile tutto l'anno. Rientriamo ad Abha per il pranzo in ristorante locale.Nel primo pomeriggio, ci rechiamo in un altro villaggio tradizionale dal grande fascino architettonico, che ricorda le atmosfere yemenite: Rijal Almaa. Situtato in una valle appartata, lungo la principale direttrice commerciale tra l’Arabia Felix e le principali città carovaniere come Mecca e Medina, questo paese – che risale a più di 900 anni fa – è rimasto cristallizzato nel tempo, protetto dalle sue montagne. È composto da una sessantina di edifici, alcuni di questi a otto piani, internamente decorate con la tecnica Al Qatt al Asiri, diventato patrimonio immateriale dell’Unesco; consiste in una tecnica pittorica che prevede l’uso geometrico di forme e linee e di colori cangianti, tramandate da generazioni solamente da donne; alcuni dipinti frutto di questa tecnica sono oggi esposti persino alla sede delle Nazioni Unite. Prima di rientrate in città, dove visiteremo il mercato tradizionale, ci fermeremo in una azienda agricola che produce fragole e che raggiungeremo attraverso una strada di campagna. Rientro in hotel, cena e pernottamento.  
    Colazione in hotel e, prima di lasciare Abha, incontriamo i cosiddetti “Uomini dei Fiori”, ovvero i Qahtani, che, come segno distintivo, usano adornarsi il capo con fiori e ghirlande profumate. I Qahtani sono considerati la più antica formazione sociale della zona e si vantano di essere i discendenti di Ismaele, figlio di Abramo, menzionato nella Bibbia. Il loro soprannome floreale deriva dal fatto che molti uomini Qahtani tradizionalmente si cingono il capo con intricate composizioni di erbe, fiori e graminacee. I più giovani usano soprattutto calendula e gelsomino. Gli uomini di mezza età e oltre, al contrario, adottano un approccio più sobrio, realizzando le loro corone con elementi vegetali come il basilico selvatico. Alcuni le indossano per motivi estetici, altri si adornano in occasioni speciali come le principali festività musulmane; altri ancora le indossano quando sono malati, scegliendo erbe officinali appositamente per le loro proprietà medicinali. Altre tradizioni non ancora cadute in disuso, sono tingersi barba e capelli con l’henna coltivata nell’area di Jizan, a ridosso dello Yemen, o vestire lunghe gonne variopinte dette futa, chiuse a portafoglio e strette in vita da una cintura sulla quale brilla la jambiya, tradizionale pugnale ricurvo e riccamente decorato che dona prestigio a chi lo porta.Discendiamo quindi dall’Asir, tra strade contorte e possibili incontri con gruppi di babbuini, man mano che procediamo verso sud-est. La fauna e la vegetazione inizia a cambiare: il pino mugo e i cipressi lasciano lentamente il posto a palme ed alberi di mango, la temperatura inizia a salire. Lungo la strada, ci fermiamo per il pranzo in ristorante locale e per la visita di Wadi Lajab, un canyon dalle pareti scoscese e dalle pozze di acqua trasparente dove, per chi desiderasse, è possibile fare un bagno. Arrivo previsto a Jizan nel tardo pomeriggio. Fino al XX secolo, la città aveva un ruolo preminente nella raccolta delle perle, unita alla regionale coltivazione di caffè, cereali e manghi. Jizan conta oggi 320 mila abitanti e l’accordo definitivo sui confini con lo Yemen, da dove proviene una buona parte della popolazione, è stato raggiunto solamente nel 2000. Dopo esserci sistemati nelle camere, cena e pernottamento in hotel.
    Dopo un caffè, trasferimento al porto molto presto e in tempo utile per il ferry di linea che ci porta a Farasan al Kubra, la più grande e popolata delle isole Farasan. L’arcipelago è composto da oltre 80 isole coralline di cui solamente tre sono attualmente abitate stabilmente. Si ritiene che siano state colonizzate dai sabei in epoca precristiana e successivamente abbiano visto la presenza degli ottomani. Nel 2003 furono ritrovate due iscrizioni latine, dove è citato il nome dell’isola principale che è rimasto lo stesso ancora oggi. Anche i romani, infatti, si spinsero così a sud per fondare un avamposto che potesse controllare il commercio con l’India, nonché controllare la Via marittima dell’Incenso, essendo queste isole in posizione strategica. Oggi il tempo scorre come un tempo, lento, e la vita si basa essenzialmente sulla pesca. Nel porticciolo dove prenderemo la barca per l’escursione, solitamente stanziano gruppi di pellicani, che ci ricordano – per assoluto contrasto – da dove siamo partiti la mattina precedente. L’escursione in barca sarà divisa tra l’esplorazione di una foresta di mangrovie, un bioma naturale ricco di vita e fondamentale per l’ecosistema, e la visita di piccole isole coralline dove sarà possibile scendere (condizioni del mare, delle maree e del vento permettendo), fare dei bagni o praticare dello snorkeling. Lingue di sabbia bianca si mescolano a conchiglie di ogni tipo, coralli ospitano pesci di barriera e tartarughe, con un po’ di fortuna è possibile imbattersi in qualche gruppo di delfini. Pranzo a picnic e rientro nel pomeriggio al porto, da dove riprenderemo il ferry per Jizan.Rientro in hotel, cena e pernottamento.
    Dopo colazione ci spostiamo verso l’ultima, remota regione che ci manca per completare questo mosaico della parte meridionale dell’Arabia Saudita: quella di Najaran. Percorriamo una lunga strada che attraversa le montagne regalandoci viste mozzafiato e paesaggi sempre diversi. Ci fermiamo, se ne avremo la possibilità, presso una farm che si occupa di coltivazione del caffè. A metà giornata saremo a Dhahran Al Janoub, uno dei villaggi più belli e caratteristici di tutto il Paese. Una gemma nascosta che ci ricorda che alcuni confini esistono solamente nelle cartine geografiche: sembra infatti di trovarsi ben più a sud, nello Yemen, con questi palazzi in adobe con porte e finestre decorate e incorniciate di banco e talvolta di rosso, a più piani, con tetti realizzati in legno, paglia e terra battuta. Allo stesso tempo, le rifiniture con punte triangolari ci riportano nell’Asir. Con un po’ di fortuna, potremmo accedere alla moschea nascosta, dall’atmosfera quasi africana, protetta da una doppia porta in legno massiccio. Ogni scorcio è unico, tra passaggi stretti, scale, fasci di luce, decorazioni colorate e qualche orto che fa capolino ai margini del villaggio. Pranzo in ristornate locale. Ormai Najaran è vicina, l’eco dell’Arabia Felix inizia a farsi sentire: qui giunsero per brevissimo tempo i romani, da qui partivano le carovane verso Medina, verso l’oasi di AlUla, verso Petra e infine verso i porti del Mediterraneo. Siamo alle propaggini settentrionali di una sorta di terra promessa, che includeva lo Yemen e il Dhofar, la regione più meridionale dell’Oman, dove la resina della Boswelia viene ancora raccolta. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
    Dopo la prima colazione ci inoltriamo verso gli ampi orizzonti a nord-ovest di Najaran, per raggiungere uno dei siti archeologici rupestri più straordinari della penisola arabica e non solo. Bir Hima ha visto il suo valore riconosciuto come patrimonio dell’Umanità Unesco, in quando sono state registrate fino a 6.400 illustrazioni umane e animali, tra cui più di 1.800 cammelli e 1.300 raffigurazioni umane a cominciare dall’epoca paleolitica fino agli ultimi anni del XX secolo: più di 7000 anni di storia rupestre, scolpita tra rocce di arenaria dai colori rossastri che si stagliano tra le sabbie. Il paesaggio naturale, infatti, ricopre la sua funzione di incorniciare in una ambiente di rara bellezza siti rupestri dalla considerevole importanza storica. Le più antiche raffigurazioni ci fanno immaginare un territorio ben più fertile e dal clima più favorevole, in cui potevano vivere giraffe, struzzi e altri animali tipici della savana; Di particolare significato, la raffigurazione dell’antica divinità preislamica Al-Lat, adorata soprattutto nella penisola del Sinai dai nabatei e dai palmirensi e che trovava l’origine del suo culto a Taif, che abbiamo incrociato lungo la nostra strada. Aveva come simbolo la luna crescente e il leone. Il nome Al-Lat, contrazione del termine arabo al-Illahat, secondo la testimonianza di Erodoto deriverebbe dal termine Alilat, la dea principale che fu venerata dagli arabi preislamici. Il termine Al-ilat deriverebbe a sua volta da Lilith, la donna che secondo l’ebraismo fu la prima compagna di Adamo, cacciata e sostituita da Eva, in quanto donna selvaggia e disubbidiente.Viaggiatori ed eserciti accampati nell’area, che offriva riparo lungo la Via dell’Incenso, hanno lasciato una ricchezza di iscrizioni rupestri e petroglifi nel corso dei secoli, la maggior parte dei quali è conservata in condizioni incontaminate. Le iscrizioni sono in diverse scritture, tra cui musnad, sudarabico, thamudico, greco e arabo. Sono registrate anche le iscrizioni del VI secolo di Dhu Nuwas, un re himyarita che occupò Najran. Tutta l’area è inoltre ricca di risorse archeologiche non scavate sotto forma di tumuli, strutture in pietra, sepolture, utensili in pietra sparsi e antichi pozzi. Questo sito si trova presso la più antica stazione di pedaggio conosciuta su un'importante antica via carovaniera del deserto, dove i pozzi di Bir Hima risalgono ad almeno 3.000 anni fa e producono ancora acqua dolce. Pranzo a picnic in corso di escursione. Proseguiamo poi verso uno dei luoghi più straordinari del pianeta: il deserto sterminato del Rub’al Khali, chiamato anche il “quarto vuoto” per le sue dimensioni che ne fanno, dopo il mare, l’aria e la terra, la quarta parte del pianeta. Si tratta di un unico, gigantesco erg, ovvero una distesa di sabbia disposta a dune, di fatto il più grande al mondo. Lungo 1.000 km e largo circa 500, si dispone tra la parte meridionale dell’Arabia Saudita, la parte la parte settentrionale dello Yemen, l’angolo a sud-ovest del territorio omanita e parte degli Emirati Arabi. Persino i nomadi beduini se ne sono sempre tenuti ai margini, come faremo noi, raggiungendo le prime dune e assaporandone, per qualche ora, il senso di libertà.Rientro a Najaran, cena e pernottamento in hotel.
    Prima colazione e mattinata dedicata alla visita di Najaran. Un sito archeologico sorprendente, a testimonianza della grande storia della città, è Al Akhdud. I primi resti risalgono a circa 2.000 anni fa, ma la città fiorì intorno almeno al 500 a.C., diventando un centro commerciale fiorente lungo la Via dell’Incenso. L’episodio storico di maggior interesse riguarda proprio il sovrano himyarita Dhu Nuwas, di cui ci sono iscrizioni a Bir Hima, che cinse d’assedio la città e massacrò la maggior parte della popolazione, dop oche questa si era convertita al cristianesimo. Dhu Nuwas, che regnò dal 522 al 530 d.C., era un fervido ebreo. Il fatto ebbe luogo, secondo le testimoianze storiche, di martedì, durante il XV giorno del mese lunare di Tishri , nell'anno 835 dell'era seleucide (corrispondente al 524 d.C.). Dopo aver accettato la capitolazione della città, il sovrano himyarita massacrò i suoi abitanti che non vollero rinunciare al cristianesimo. All’epoca ci fu grande risonanza nell’Impero Bizantino, tanto che Giustino I decise di allearsi con il regno etiope di Axum, culla della cristianità nel corno d’Africa, che invase attraverso il suo sovrano Kaleb di Axum lo Yemen e mise di fatto fine al regno di Himyar. Nell’area, dopo gli abissini, arrivarono i sasanidi per un breve periodo, prima della conquista islamica. Le rovine oggi visibili consistono in un forte di pietra lungo 200 metri, cinto da mura alte 4 metri e disseminato di petroglifi e iscrizioni; si trovano anche una moschea di epoca successiva e antiche case.A seguire visitiamo il Palazzo del Governatore, o palazzo di Amara, risalente al 1942 e costruito in stile najraniano con torri rotonde e mura merlate. Al suo interno sessanta stanze, tra cui il tribunale, l’armeria, una biblioteca, un diwan per le assemblee e una moschea.Nei pressi si trova anche uno straordinario bazar, dove ancora si trovano le caratteristiche jambiye, i pugnali ricurvi yemeniti, le borracce fatte in stomaco di dromedario, tappetti, caffettiere di rame, gioielli. L’atmosfera è un richiamo potente da oltre confine, e un ultimo saluto dai margini del deserto prima di prendere il volo domestico che ci riporterà a Jeddah. Un breve viaggio geografico che è anche un lungo viaggio nel tempo. Trasferimento privato in hotel, cena libera e pernottamento.
    Prima colazione e trasferimento private di prima mattina in aeroporto per il volo di linea di rientro in Italia. Arrivo previsto nel primo pomeriggio e conclusione del viaggio.   Lungo le strade dell’AsirLa jambiya come simbolo tradizionale  Il villaggio di Rijal AlmaaI fondali corallini delle FarasanFoto di G. Iachia 

    Perché con noi

    - Siamo l'unico tour operator a organizzare viaggi di gruppo con esperto nell'estremo sud dell'Arabia Saudita - L'itinerario è fuori da ogni pista battuta e ogni giorno ci sarà un paesaggio nuovo: città, montagne, mare e deserto - Visiteremo i villaggi montani, incontreremo gli uomini dei fiori, ci imbatteremo in babbuini e pellicani - Escursione alle incisioni rupestri patrimonio unesco di Bir Hima e tra le dune del Rub'al Khali - Escursione alle Isole Farasan, tra foreste di mangrovie e barriera corallina - Sistemazioni tutti di ottimo livello e mezzi 4x4 per tutto il tour

    I nostri esperti

    CLAUDIA SALA

    Dal 10  novembre  2026 al 20  novembre  2026

    Approfondimenti di viaggio

    IMPORTANTE – LEGGERE CON ATTENZIONE Il viaggio è dedicato a viaggiatori esperti e consapevoli del contesto culturale in cui ci si trova. È pertanto richiesto un certo spirito di adattamento per quanto riguarda i servizi usufruiti e che potrebbero non corrispondere a quelli di standard occidentale o essere soggetti a modifiche non dipendenti dalla nostra volontà. È bene tenere presente che l’esclusività del viaggio sta nell’essere tra i primi o tra i pochissimi viaggiatori al [...]