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L’ECO DELLA STORIA NEL PAESE DEI CEDRI

LIBANO

icona orologio 8 GIORNI
minimo 8 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   23  novembre    al   30  novembre  
  • 2020

  • Dal   22  febbraio    al   29  febbraio  
  • Dal   11  aprile    al   18  aprile  
  • Dal   30  maggio    al   6  giugno  
  • Dal   9  agosto    al   16  agosto  
  • Dal   10  ottobre    al   17  ottobre  
  • Dal   5  dicembre    al   12  dicembre  

VIAGGIO DISPONIBILE ANCHE IN INDIVIDUALE

Bianco come il latte (laban) e la neve che ricopre le montagne. Azzurro come il Mediterraneo che porta genti e racconti di terre lontane. Verde come gli ultimi cedri, millenari testimoni di un’eco senza tempo. Parlare di Libano è già intessere un mosaico di colori, visitarlo è sentirsi parte di esso. Nessun Paese europeo può vantare il multiculturalismo su cui è fondata la società libanese e poche città al mondo possono vantare una storia - continua -

A PARTIRE DA: 2.600 €


ITINERARIO

Partenza dall’Italia con volo internazionale di linea, diretto da Roma o con scalo da altre città italiane, per il Libano.

All’arrivo all’aeroporto di Beirut, dopo il disbrigo delle pratiche doganali d’ingresso, incontro con il nostro corrispondente locale e trasferimento privato in hotel.

Dopo la sistemazione nelle camere, è previsto un welcome drink durante il quale l’esperto Kel 12 farà un briefing sull’itinerario di viaggio.

Cena in hotel e pernottamento.

Prima colazione in hotel e giornata dedicata alla visita di Beirut. Non la “Parigi del Medio Oriente”, come spesso definita, ma una città dai mille volti. Mille volte distrutta e mille altre resuscitata, la capitale del Libano sorprende per la sua energia vitale, talvolta caotica altre carica di fascino, con la quale come una fenice si slancia verso un futuro senza direzione. La sua vera dimensione risiede, infatti, consapevole di un passato ricco di storia e punti di svolta, nel presente, vero punto di equilibrio tra comunità, fedi religiose e ideali assai diversi, nel quale ricercare ogni giorno la propria speciale alchimia di una coesistenza davvero unica al mondo. Non nasconde i suoi contrasti: i suoi eleganti palazzi come le cicatrici più profonde, i tetti costellati di campanili e minareti, lo skyline contemporaneo e le vestigia romane: impossibile restare indifferenti. Che sia il traffico che congestiona le strade, così come la gente che le riempie di notte con musica, feste e balli; che sia lo sguardo di una donna in minigonna o una banda di ragazzi con in mano il tasbeeh musulmano; che siano i resti di un palazzo sventrato o il profumo di mandorle tostate. Beirut è infine una città poetica e struggente, dove i tramonti si specchiano nel Mediterraneo che ci ricorda casa e le serate vengono accarezzate dalla brezza e dal canto del muezzin.

 

“O amore di Beirut

O amore dei giorni

Ritorneranno, o Beirut

I giorni ritorneranno.”

 

Fairouz, forse la più celebre cantante libanese, esprime tutta la malinconia, e tutta la speranza, di una città che tra meravigliose produzioni artistiche e terribili delitti, rappresenta come pochi luoghi al mondo l’idea stessa di città, come collettività non riconducibile ad una sola comunità, ma all’intera umanità.

Una città che viene da lontano. Il primo nucleo urbano, escludendo gli insediamenti neolitici, risalgono al 2.000 a.C.; se durante l’epoca fenicia rimase un porto commerciale di secondo piano, è durante la presenza romana (dal 64 a.C.) che acquisì notevole rilevanza, con la fondazione di una prestigiosa scuola di diritto e la successiva nomina a sede vescovile. Nel 551 un devastante terremoto, seguito da un incendio e da un maremoto, la distrusse quasi interamente; durante la dominazione prima araba e poi mamelucca, a parte la parentesi crociata a cui si devono le fortificazioni, faticò ad imporsi a vantaggio delle altre città costiere. Fu il 1516 l’anno della svolta, con la dominazione ottomana che durò, con diversa intensità, fino alla prima guerra mondiale. La figura chiave del XVII secolo fu l’emiro druso Fakhr ad-Din, che promosse le tradizioni mercantili della città facendone un punto di congiunzione tra Oriente e Occidente. Dopo l’amministrazione francese a cavallo delle due guerre mondiali, l’indipendenza del 1943 segnò un periodo di sviluppo interrotto bruscamente dal conflitto arabo-israeliano e dalla guerra civile, durante la quale venne marcata dalla “linea verde”, che separava la parte cristiana da quella musulmana; così come attorno alla città è andata formandosi la “cintura della povertà”, popolata dai numerosi profughi palestinesi e dagli emigrati dalle zone più rurali e arretrati del Paese. Bombardata dagli israeliani, al termine del quindicennio di guerra civile, Beirut era ridotta ad un cumulo di macerie. Durante la presenza siriana, a partire dal 1991, iniziò una lenta ma importante opera di ricostruzione che, sotto la guida del premier Rafiq Hariri, diede nuovo prestigio al suo centro storico. Con alcuni quartieri e lo stesso aeroporto nuovamente bombardati dagli israeliani nel 2006 e gli scontri tra Hezbollah e le milizie filo-occidentali nel 2008, la città ripiombò nel caos. Oggi, la situazione si è stabilizzata, e il centro città mostra senza remore palazzi completamente ricostruiti, altri lasciati appositamente con i segni della guerra e nuovi avveniristici grattacieli. L’atmosfera è tranquilla, giovane, vivace, a tratti frenetica, e la città risulta assai piacevole da girare, in tutta sicurezza, anche in libertà.

Le nostre visite riguarderanno il Down Town, dove hanno sede tutti i principali edifici politici e amministrativi, dal parlamento alla sede del governo fino agli uffici regionali dell’ONU. Qui si vedono i resti romani dell’antica Berytus, il mercato e le termeil Grande Serraglio, costruito nel 1853 come alloggiamento dei soldati ottomani, la cattedrale greca ortodossa di San Giorgio e l’omonima cattedrale maronita; visitiamo anche la grande moschea Al-Omari, originariamente una chiesa e successivamente riconvertita, che si affaccia su  Place des Martys, rasa al suolo durante la guerra, sede delle manifestazioni del 2005/06 contro le ingerenze siriane e oggi simbolo di convivenza. Ci spostiamo poi lungo la Corniche, il caratteristico lungomare dove ci fermeremo davanti agli Scogli del Piccione, così chiamati perché sembra che da qui ai tempi dei romani partivano i piccioni emissari di notizie. Le formazioni rocciose si stagliano lungo la costa e rappresentano uno luogo caro agli abitanti, dove recarsi al tramonto, per una passeggiata o un gelato in compagnia; forse perché è uno dei rari scorci naturali della città e una delle poche cose che nel corso dei secoli è sempre rimasta fedele a stessa e agli occhi di ogni generazione. Pranzo in ristorante locale in zona di Zaitunay Bay. Nel pomeriggio visitiamo il Museo di Nazionale, il principale museo archeologico del Paese dalla storia, anch’esso, molto travagliata tra chiusure e tutela del patrimonio durante i periodi bui. Tempo permettendo, tardo pomeriggio a disposizione per un po' di shopping o di ulteriori visite individuali o in compagnia dell’esperto.

La cena è prevista in un ristorante nel quartiere armeno, per gustare subito anche il mosaico enogastronomico delle tradizioni locali. Rientro in hotel e pernottamento.

Prima colazione in hotel e partenza verso sud. Una volta usciti da Beirut, il paesaggio alterna una diffusa urbanizzazione costiera ad angoli di macchia mediterranea, coltivazioni di banane e scorci di azzurro. Circondata da orti e giardini, come ai tempi del Persiani, Sidone ci appare oggi conservando ancora l’atmosfera tipica delle grandi città costiere. I quartieri medioevali lasciano il posto a negozi moderni, e la zona portuale è ricca di merci e persone. Siamo in una delle principali città fenice, abitata sin dal IV millennio a.C., famosa per la lavorazione del vetro, l’esportazione del legno di cedro e per la produzione della porpora, ottenuta da un pigmento contenuto in alcuni molluschi. Fin dalle occupazioni romane e persiane, la città ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nel traffici commerciali, fino a rivestire il ruolo di capitale nel 1594, quando sotto l’impulso di Fakhr ad-Din si abbellì di palazzi, bagni pubblici e caravanserragli. Il Castello del Mare si staglia possente dalle acque, costruito dai cavalieri crociati tra il 1227 e il 1291 utilizzando anche colonne e altri materiali sottratti a monumenti più antichi. Dopo la conquista di Sidone, i Mammelucchi continuarono l’opera difensiva, concentrandosi in particolare sulla torre occidentale. Da lì ci sposteremo verso il Khan Al-Franj, conosciuto anche come Caravanserraglio dei Francesi, il più grande e meglio conservato dei caravanserragli fatti costruire da Fakhr ad-Din nel XVII secolo; esaurito il suo scopo commerciale, venne abitato dal console di Francia, dai padri Francescani e poi ancora fu sede di un orfanotrofio femminile. La città vecchia, di epoca medioevale, si sviluppa verso l’interno tra dedali e viuzze ombrose, dove il suk offre ogni genere di mercanzia. All’interno del Khan al Saboun si trova il Museo del sapone, dove un tempo veniva prodotto per far fronte alle richieste dei numerosi hammam presenti in città.

Proseguimento verso Tiro. Quella che oggi è la quarta città più grande del Paese, fu fondata nel 2750 a.C., come ci riferisce lo storico greco Erodoto, e fu la principale città dei Fenici. Citata diverse volte nella Bibbia, in passato era costituita da due parti: una situata sulla costa e l’altra in un insieme di piccole isole, con una struttura urbana molto simile a quella successiva di Venezia. Celebre è l’assedio, durato ben sette mesi, con cui Alessandro Magno si impadronì della città, risolto con la costruzione di un enorme molo e di torri mobili in legno alte fino a venti metri. È all’epoca romana a cui si devono i ricchi siti archeologici che visiteremo. Il primo è il settore di Al Bass, che consiste in un’estesa necropoli attraversata da una strada che porta ad un arco di trionfo, porta d’accesso alla città risalente al II secolo. Al di là si trovano l’antico acquedotto e il grandioso ippodromo, il più grande al mondo costruito dai Romani e conservato grazie alla sabbia che lo ricopriva fino agli anni ’70. Lungo 480 metri, poteva ospitare fino a 20.000 spettatori. Al termine della visita, pranzo in ristorante locale.

Ci spostiamo poi nella parte che un tempo era insulare al sito di Al-Mina, dov’era situata la città romana, con abitazioni, terme, un’arena e un porticato con ancora visibili i mosaici bizantini. La parte più caratteristica della città moderna è il porto dei pescherecci, con le sue barche variopinte, le botteghe e le antiche officine.

Ripartiamo nel pomeriggio verso nord, lasciando la direttrice principale nord-sud per avventurarci sulle prime alture. Una strada stretta, che attraversa piccoli villaggi dalla vita rurale, ci porta a Mleeta. Qui si trova il Museo della Resistenza, inaugurato nel 2010 per commemorare il decimo anniversario del ritiro di Israele. Il museo è finanziato e gestito da Hezbollah, e ne celebra le gesta con una retorica patriottica che occorre contestualizzare e relativizzare. Hezbollah è un’organizzazione libanese nata nel 1982 come milizia in opposizione all’occupazione israeliana. Negli anni ha diversificato le sue attività acquisendo sempre più potere, militare e politico, nella vita pubblica libanese; finanzia direttamente molti progetti assistenziali, come scuole e ospedali, è presente in parlamento con 12 seggi rappresentando la popolazione sciita e tutt’ora ha al proprio interno un’ala para-militare legata al regime iraniano. Hezbollah è considerata un’organizzazione terroristica da paesi come Israele e Stati Uniti, mentre, a livello internazionale, l’ONU e l’Unione Europea, pur muovendo diverse critiche alle sue attività, lo ritengono un legittimo interlocutore politico. Questioni complesse e controversi fatti di cronaca non devono togliere, a questa visita, il carattere di testimonianza e di ricerca di conoscenza che un viaggio necessariamente porta con sé. L’allestimento, la posizione e la natura circostante che avvolge le trincee rendono questo luogo estremamente curioso e fuori da ogni rotta turistica.

Riprendiamo la nostra strada verso nord, fino a raggiungere Beiteddine, capoluogo dello Shuf. Sistemazione, cena e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel e visita del sontuoso palazzo dell’emiro Bashir Shihab II. Capolavoro dell’architettura libanese del XIX secolo, è lungo più di 300 metri. Disegnato da architetti italiani in stile tradizionale arabo e barocco, e realizzato dai migliori artigiani di Aleppo e Damasco, è caratterizzato dal colore ocra delle pietre, da vasti cortili e fontane, dagli intarsi lignei e dalle geometrie delle arcate. Attraverseremo tre cortili, attorno ai quali si trovano le stanze private, camere da ricevimento, l’hammam e le scuderie, che ospitano una collezione di preziosi mosaici bizantini provenienti da Sidone. Oggi una parte del palazzo è la residenza estiva del presidente della Repubblica.

Proseguimento per Deir el Qamar, un paese dal fascino discreto che cela un passato glorioso. Divenne capitale del Grande Libano tra il XVI e il XVII secolo, succedendo a Sidone, grazie all’emiro druso Fakhr al-Din II, che abbellì la città e vi costruì il suo palazzo, che si trova nella piazza principale. L’emiro ebbe una vita intensa e ricca di vicissitudini, con l’obiettivo di riunificare il Libano e sviluppare il territorio; dopo alcune battaglie, fu esiliato per cinque anni a Firenze alla corte di Cosimo de Medici, con cui strinse un’alleanza commerciale e militare. Al suo rientro, in seguito a dei cambiamenti politici favorevoli all’interno dell’Impero Ottomano, fu accolto trionfalmente. Per il Libano fu un periodo di profondo sviluppo, fino alla definitiva deposizione di Fakhr-al Din e alla sua morte a Istanbul. Oggi Deir el Qamar conserva un’atmosfera particolare, dove perdersi tra le sue viuzze, gli scorci pittoreschi e le abitazioni tradizionali in pietra con i fiori sui davanzali.

Riprendiamo il nostro viaggio e prevediamo il pranzo in ristorante locale lungo la via. Il pomeriggio è dedicato ad una delle meraviglie naturali del Libano, le grotte di Jeita. Prima di raggiungerle, passeremo nei pressi di Nahr al-Kalb, la foce del “fiume del cane” (Lycus per i romani), le cui ripide sponde rappresentavano nell’antichità un confine naturale difficile da superare; nel corso dei secoli sono state infatti apposte delle iscrizioni commemorative da parte degli eserciti che sono riusciti ad oltrepassarle, le prime risalenti al regno di Ramsete II (1298-1235 a.C.). Giungiamo quindi alle grotte. Il complesso geologico è diviso in due gruppi principali di cavità: una superiore, a cui si accede tramite una breve percorso in cabinovia, ed una inferiore, attraversata da un corso d’acqua sotterraneo. Lo spettacolo naturale, grazie anche ad un’illuminazione che ne esalta i colori, è carico di suggestioni, impreziosito da alcune tra le stalattiti più alte al mondo. La prima cavità ad essere scoperta nel 1958, quella inferiore, è visitabile grazie a delle piccole imbarcazioni a fondo piatto per un tratto di circa cinquecento metri. Al termine della visita, si continua fino al promontorio di Harissa, dalla cui sommità si gode di una delle viste più belle sulla costa e la baia di Jounieh. Con una cabinovia si raggiunge l’altezza di 600 metri, dove spicca la gigantesca statua di Notre-Dame du Liban. Nei pressi sorgono svariate chiese, non particolarmente interessanti dal punto di vista artistico, ma che ne fanno un centro di pellegrinaggio.

Nel tardo pomeriggio arriviamo a Byblos. Il solo nome di una delle città più antiche del mondo, evoca storie e suggestioni. Sistemazione in hotel, situato proprio fronte mare di fianco al piccolo porticciolo caratteristico. Cena in ristorante sul mare e pernottamento in hotel.

 

Dopo la prima colazione in hotel, la mattinata è dedicata alla visita della città. Secondo la leggenda, sarebbe stata fondata dallo stesso dio fenicio El, e gli scavi archeologici hanno confermato un’origine che si assesta attorno al VI millennio a.C. La città era originariamente nota come Gubla, poi Gebal e oggi stesso la città moderna ha il nome di Jbeil; Byblos è la denominazione che, dopo il 1200 a.C., le diedero i Greci e che significa “papiro”. La sua unicità sta nel fatto che è stata abitata senza soluzione di continuità e i siti archeologici che testimoniano i diversi passaggi storici sono stati dichiarati patrimonio Unesco. Fiorente città commerciale durante l’epoca fenicia, culla dell’alfabeto fonetico - che poi fu introdotto in Grecia dando origine, attraverso il greco e il latino, ai moderni alfabeti – raggiunta da Alessandro Magno e da Pompeo, caduta in secondo piano sotto gli arabi e poi riconquistata dai crociati e amministrata dai genovesi e infine tornata sotto l’egida dei mammelucchi: una storia tumultuosa che ha visto, nell’accumulo di vestigia, di terra e di ricordi spezzati, lo scorrere del tempo. Gli scavi iniziarono nel 1870 e proseguirono a più riprese fino al 1975 per riportare alla luce le stratificazioni archeologiche. Byblos è una città moderna dal cuore antico, dove perdersi tra il porto vecchio e le caratteristiche viuzze del suq, in cui convivono antiche chiese, come quella di San Giovanni Battista, edifici medioevali e altri più recenti; è percepibile anche un’anima turistica che, soprattutto d’estate, popola la città di giovani, stranieri ma provenienti anche da Beirut per le vacanze. Il castello crociato domina la zona archeologica, edificato come in altri casi utilizzando materiali di edifici più antichi; dal torrione, in particolare, si può ricostruire il tracciato urbanistico dell’antica città. Molti edifici, fra cui il tempio degli Obelischi e l’anfiteatro romano, sono stati spostati e ricostruiti per portare alla luce resti più antichi. Dalle vestigia dell’epoca neolitica, alla Grande Residenza del bronzo Antico, del III millennio a.C., dal Tempio di Baalatt Gebal, in onore della Signora di Biblo, la divinità principale della città, fino al ninfeo romano, il sito archeologico, che si spinge in prossimità del mare, è unico per l’incredibile commistione di epoche diverse.

Al termine della visita partiremo verso nord per raggiungere la città costiera di Batroun. La cittadina vanta spiagge assolate e un mare particolarmente limpido, ed è una delle mete di villeggiatura dei libanesi. Secondo le leggende il villaggio sarebbe stato fondato dal re di Tiro intorno al 1000 a.C., ma testimonianze egizie lasciano pensare ad una presenza antecedente, intorno al III millennio prima di Cristo. Caratteristico è il porto, di fronte alla cattedrale di Santo Stefano, che conserva una barriera naturale, rinforzata dall’uomo all’epoca dei fenici, che separa il mare aperto da un bacino tranquillo e ben difeso. È prevista una passeggiata prima o dopo il pranzo, previsto presso un birrificio artigianale sul lungo mare di Batroun, particolarmente apprezzato dai giovani libanesi per il suo stile e la qualità delle birre prodotte. Un’occasione per immergersi in un contesto particolare e poco turistico.

Nel primo pomeriggio partiamo per Tripoli, la principale città del nord e la seconda del Libano per abitanti, circa 320.000. La sua economia di basa sull’attività portuale, sull’industria chimica e tessile, nonché sull’esportazione di prodotti agricoli, che vanno dalle olive al cotone. Tradizionalmente rilevante anche l’attività artigianale, dal sapone alle oreficerie, che avremo modo di scoprire nel grande suq della città vecchia. La città ebbe origine con certezza nel IX secolo a.C. come possedimento fenicio e sotto la dominazione romana ebbe il suo momento di massima fioritura. Nel 551 fu devastata da un terremoto e da un maremoto che causò ingenti danni all’attività portuale. Successivamente i mamelucchi, che sottrassero la città ai crociati, trasferirono il centro più all’interno, dove ancora oggi vediamo gli edifici più rappresentativi.

Iniziamo le visite dalla cittadella di Saint-Gilles, edificata dall’omonimo condottiero crociato nel 1103 e dalla quale si gode di una vista molto bella sulla città. Molto diversa dalle altre, si presenta come un mosaico di colori, suoni, odori, percorso da un fitto reticolo di viuzze, punteggiato da botteghe e madrase, in cui ci avventureremo scendendo attraverso il suq. Ancora molto verace, sarà un’occasione per perdersi nella vita di tutti i giorni di questo angolo di Paese. Riprendiamo le visite alla Grande Moschea, costruita sulle rovine di una cattedrale crociata, al khan as-Saboun, mercato all’ingrosso di sapone, all’hammam al-Jadid, elegante e molto ben restaurato, per raccoglierci infine all’hammam al-Abd. Costruito nel XVII secolo, è l’unico rimasto attivo in città e sarà aperto solamente per noi per una visita in esclusiva e un po' di relax.

Prima di lasciare Tripoli, indugiamo ancora per visitarne una consistente area urbana che doveva essere il fiore all’occhiello della ripresa economica libanese ma che oggi, quasi abbandonata, testimonia una ferita ancora aperta. La Rashid Karami International Fair di Tripoli venne infatti commissionata nel 1963 al famoso architetto brasiliano Oscar Niemeyen, a cui si deve la progettazione, tra le altre, di Brasilia e, in Italia, della sede della Mondadori a Segrate; questa opera così ambiziosa non trovò mai compimento: il cantiere fu infatti abbandonato nel 1975, allo scoppio della guerra civile, e da allora 10.000 ettari con 15 grandiosi edifici in calcestruzzo rimangono abbandonati. Dal 2006, la fiera è entrata a fare parte della lista Unesco che comprende i siti più a rischio del pianeta, in risposta a un progetto del governo di demolire la fiera per realizzare sull'area un parco a tema. La zona è oggi utilizzata saltuariamente per qualche evento, ma nella vita di tutti i giorni l’accesso è limitato, protetto da recinzioni e cancelli non sempre aperti; grazie a speciali permessi (che potrebbero essere revocati qualora sia previsto qualche evento o per l’intervento discrezionale delle autorità), prevediamo una passeggiata al suo interno, per ammirare quei relitti architettonici che un tempo erano avveniristici progetti. Sembra di camminare in un giardino sospeso nel tempo. Il silenzio avvolge gli edifici, che come carcasse di mostri giganteschi riposano tra gli oleandri in fiore e il traffico cittadino tutt’intorno. Il vento che solleva i drappeggi dei porticati, due merli che s’inseguono, un vecchio che da anni porta a spasso il suo cane, e poi una coppia di runner che appare dietro i tornelli; può capitare che d’improvviso tutto si animi e che la cesura con il tessuto urbano diventi più sottile; può capitare di affacciarsi all’interno dell’immenso auditorium e di iniziare a parlare per poi ascoltarsi, e riascoltarsi, in un’eco profonda, come le onde del mare, come il respiro della terra. L’eco di una storia che continua a raccontarsi a pochi, curiosi viaggiatori come noi.

Rientro a Byblos nel tardo pomeriggio, cena libera e serata a disposizione per vivere la città. Pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel. La giornata di oggi è particolarmente lunga ed emozionante, dedicata alla Valle di Qadisha, che grazie alle sue bellezze naturali e all’unicità della sua storia, è entrata nella lista del Patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco. Lunga circa 50 km, è percorsa dal fiume omonimo, che nasce nei pressi della più celebre foresta di cedri del Paese e scorre sotto le pendici del Qornet as-Sawda, la cima più alta del Libano. Secolare rifugio di eremiti e dei seguaci di San Marone, la valle è ricchissima di grotte, nelle quali le diverse minoranze religiose hanno trovato rifugio nel corso dei secoli; i maroniti, in particolare, abbandonate le grotte costruirono dei monasteri sui versanti della valle, immersi in una natura rigogliosa e ricca di fonti d’acqua. Noi visitiamo di monastero di Mar Antonios Qozhaya, il più grande e ricco di reperti della valle. L’eremo è arricchito da un piccolo museo che ospita collezioni sacre ed etnografiche, noto soprattutto per un antico torchio da stampa, e dalla “grotta del matto”, dove i folli o i posseduti venivano incatenati nella speranza di una guarigione miracolosa. Attraverso piccoli villaggi, cascate, macchie di ginestre e pinete, arriviamo poi a Bcharre, dove poco distante si trova la tomba e il museo del celebre scrittore, poeta e pittore Khalil Gibran. Nato in una vecchia casa del centro storico, emigrò negli Stati Uniti dove divenne un punto di riferimento della cultura araba all’estero, cercando peraltro di essere simbolo di dialogo tra la civiltà occidentale e quella orientale. La sua opera più conosciuta è senz’altro “Il Profeta”, una raccolta di saggi poetici tradotta in oltre 20 lingue e popolarissimo nella controcultura americana degli anni ’60 e dei movimenti New Age. Al termine della visita, pranzo in ristorante locale.

Proseguimento lungo la Valle di Qadisha fino a raggiungere la stazione sciistica dei Cedri, oltre la quale si trova il cuore verde del Libano: Arz ar-Rabb, la foresta dei cedri di Dio. Ci troviamo ad un’altezza di circa 2.000 metri sul livello del mare e qui si trovano circa 370 esemplari adulti, tra cui l’albero millenario che è stilizzato nella bandiera del Libano. La foresta è recintata, protetta e costantemente monitorata. Rappresenta infatti una delle ultime aree in cui sono presenti i famosi cedri del Libano. Simbolo di una nazione e di un popolo, un tempo ricoprivano tutta la catena montuosa del Monte Libano, nonché erano diffusi in Turchia, Siria e Cipro. La loro prima, grande opera di deforestazione avvenne ai tempi dei fenici, che si servivano del legno per la costruzione delle navi; la resina di cedro era inoltre richiestissima dagli egizi, che la usavano per i riti funerari. In seguito le foreste andarono sempre più diminuendo, tra l’uso per le costruzioni durante il periodo ottomano e le guerre del XX secolo. La caratteristica che rende il cedro del Libano una specie ben distinta (cedrus libani), a parte la collocazione geografica, è il palco che assume un portamento a candelabro, con i rami che formano un angolo a 90° salendo verso l’alto; il cedro del Libano ha inoltre uno sviluppo molto lento, necessita di almeno 40 anni per raggiungere la maturità e poter generare semi fertili, crescendo successivamente ad un ritmo di soli 7 cm all’anno. In virtù del loro alto significato naturalistico ma anche culturale, i Cedri di Dio fanno parte dei beni tutelati dall’Unesco. Oggi si può assistere ad un’intensa opera di piantumazione nelle colline circostanti, a cui abbiamo deciso di contribuire anche noi adottando un cedro per ogni viaggiatore. Quelli che a colpo d’occhio possono sembrare, da lontano, piccoli arbusti, sono in realtà piante di almeno 5 anni. Ed è per questo che il Libano è ancora e sempre sarà conosciuto come “il Paese dei Cedri”. Non per la loro diffusione, ma per il valore culturale e per la testarda speranza di tutela del territorio e del patrimonio storico che rappresenta ogni giovane esemplare.

Proseguimento per Nessef el batrak, da dove si gode di un panorama mozzafiato: da una parte la valle di Qadisha, dall’altra la Valle della Beqaa. Nelle mezze stagioni i bordi della strada sono ancora circondati da alti muri di neve, mentre durante l’inverno (solitamente da ottobre/novembre a inizio maggio) la strada è chiusa. Raggiungiamo la città di Zahle in serata, dopo un percorso giornaliero più lungo del solito, ma che ci permette di pernottare nella Beqaa non distanti dalle visite del giorno successivo. Cena e pernottamento in hotel.

 

NB: Segnaliamo che nei mesi invernali (da inizio novembre a inizio maggio, a seconda del livello della neve) la ArizBaalbeck road viene chiusa al traffico. Per questo motivo, al fine di gestire le tempistiche e razionalizzare gli spostamenti nel modo più opportuno, nel periodo invernale il programma del giorno 5 e del giorno 6 verranno invertiti, mantenendo tutte le visite previste. Si raggiungerà la valle della Beqaa attraverso la strada principale in prossimità di Beirut.

Prima colazione in hotel e giornata interamente dedicata alla Valle della Beqaa e alle sue straordinarie vestigia del passato, che rappresentano forse l’apice del patrimonio culturale e archeologico del Libano. Baalbek, i cui templi sono fra gli esempi più impressionanti e maestosi dell’architettura romana di età imperiale, e Anjar, unico e straordinario lascito della dinastia omayyade in Libano. Ma la Beqaa detiene anche un’importante tradizione vinicola, che certamente rallegrerà la nostra ultima giornata prima del rientro a Beirut.

La Valle della Beqaa è in realtà un altopiano tra gli 800 e i 1150 metri di altitudine, delimitata dalle catene montuose del Monte Libano e dell’Antilibano, oltre la quale si trova la Siria. Fin dai tempi remoti, i fertili terreni hanno favorito la vocazione agricola e più volte sono stati citati nell’Antico Testamento. Attraverseremo la Beqaa fino alla mitica Baalbeck, patrimonio Unesco e uno dei siti archeologici più straordinari del Medio Oriente. Le prime notizie risalgono a 5.000 anni fa, ma è con i Fenici che si fece conoscere con questo nome, in onore alla divinità del sole Baal, a cui era stato eretto un tempio. Dal 331 a.C. prese il nome greco di Heliopolis, “città del sole” e dal 47 a.C. divenne colonia romana sotto Giulio Cesare. Lo sviluppo della città si deve ad Augusto, Nerone e a Caracalla in seguito, come simbolo della potenza romana. Fu ai tempi di Teodosio, invece, che i templi furono riconvertiti in una basilica. Visiteremo il museo, i propilei, il cortile esagonale e il gran cortile. Di fronte, in posizione rialzata, il tempio di Giove, una struttura colossale che conserva ancora 6 delle 54 mastodontiche colonne (oltre 20 metri di altezza e 2 metri di diametro). Si prosegue per il tempio di Bacco, ottimamente conservato e con un soffitto a cassettoni finemente decorato, e il tempio di Venere.

Al termine della visita, torniamo a Zahle dove abbiamo previsto il pranzo nella più famosa cantina del Libano, Chateau Ksara, con una degustazione dei loro vini. La tradizione vinicola si sviluppò nel dopoguerra grazie ai francesi, che misero a dimora vigneti di Cabernet Sauvignon, Syrah e Chardonnay. Chateau Ksara fu invece fondata nel 1857 dai gesuiti e produsse il primo vino secco del Libano; è oggi una tappa obbligata per molti visitatori, ma i premi internazionali che continua a ricevere attestano la sua qualità.

Nel pomeriggio raggiungiamo in una ventina di minuti il sito di Anjar, anch’esso Patrimonio Unesco. A differenza di altri siti archeologici libanesi, che testimoniano spesso una sovrapposizione di epoche diverse, Anjar è uno straordinario esempio di pura architettura omayyade. Le cronache portano la fondazione all’inizio dell’VIII secolo d.C. e la sua distruzione solamente pochi decenni dopo, nel 744 d.C. Gli Omayyadi, la prima dinastia araba ereditaria dell’Islam, governarono in questa regione per circa 100 anni, prima di essere sconfitti dagli Abbasidi. La città era probabilmente un centro mercantile, cinto da mura e 36 torri circolari; spiccano le rovine del Gran Palazzo, il primo ad essere scoperto nel 1949. Visitiamo anche la moschea, le abitazioni, il Piccolo Palazzo e gli hammam.

Nel tardo pomeriggio facciamo ritorno a Beirut. Cena in ristorante locale e pernottamento in hotel.

Prima colazione in hotel e mattinata dedicata a due visite che ci faranno cogliere un aspetto diverso della città.  La prima sarà presso l’American University di Beirut, dove avremo modo di incontrare un professore universitario per avere un autorevole punto di vista sulla società, l’archeologia, i costumi a seconda della sua specializzazione. Il campus è stato fondato nel 1886 per iniziativa delle missioni protestanti ed è considerata l’università più prestigiosa del Medio Oriente. Il campus è immerso nel verde di un parco secolare grande diversi ettari, il più grande della città, con una magnifica vista sulla baia: abbiamo scelto questo luogo anche perché, in una città fortemente urbanizzata e congestionata dal traffico, rappresenta uno dei rarissimi parchi – ed uno dei più grandi – dove trovare refrigerio e raccoglimento.

Al termine dell’incontro ci trasferiremo al Sursock, che ospita collezioni di arte moderna e contemporanea. Costruito nei primi del ‘900, il palazzo fu donato al governo libanese nel secondo dopoguerra. Un’occasione per constatare come il Paese sia ancora artisticamente vivo e come l’eco della storia continui a influenzare gli artisti contemporanei e sospingere il loro lavoro verso il futuro. 

Pranzo libero e trasferimento privato in aeroporto. Nel pomeriggio, volo internazionale di rientro in Italia. L’arrivo è previsto in serata.              





 


 

 

  1. Il tempio di Bacco a Baalbeck

 

  1. Un tramonto a Byblos
  1. La foresta dei Cedri di Dio
  1. Il castello sul mare di Sidone

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

INFORMAZIONI GENERALI Il viaggio è adatto a tutti e non presenta particolari difficoltà né limitazioni. Sono previste brevi passeggiate all’interno dei siti, in particolare a Baalbeck, alla foresta dei Cedri e alle grotte di Jeita; per questo si consigliano scarpe comode. L’itinerario è di forte interesse storico e culturale, con un focus particolare ai siti archeologici - tra i più importanti del Medio Oriente – anche se non mancheremo di cogliere ogni principale aspetto del - CONTINUA -