L’ORO DEL PUNJAB E IL MAHA KUMBH MELA

INDIA

  • L’ORO DEL PUNJAB E IL MAHA KUMBH MELA

    INDIA

    Viaggi con Esperto
    Durata 12 giorni
    Partecipanti minimo 10 massimo 16  partecipanti
    Partenze
      2025
    • Dal 25  gennaio  al 5  febbraio  
      Garantita

    A PARTIRE DA:  

    4.600€

    India

    L’ORO DEL PUNJAB E IL MAHA KUMBH MELA

    Dal Tempio d’Oro dei Sikh del Punjab al Kumbh Mela Hindu.

    Ogni dodici anni, milioni di fedeli s’incontrano sul Gange per il Maha Kumbh Mela. Allahabad, tra le quattro città più sacre dell’India, si trasforma in enorme appuntamento spirituale e caotico. Fedeli e sadhu, yogi e danzatori, asceti e pellegrini, corpi colorati, uomini vestiti di cielo e altri coperti di cenere, mendicanti, ricchi uomini e malati…qui si fondono, confondono, compenetrano sino ad avvicinarsi all’acqua che redime.

    Con questo viaggio vi giungeremo dopo aver percorso il Punjab, l’unico stato indiano a maggioranza sikh dove si trova uno dei luoghi sacri più affascinanti dell’Asia, il Tempio d’Oro di Amritsar, il “Vaticano” dei Sikh. Assisteremo a cerimonie, ascolteremo canti, cercheremo di capire simboli e segreti di un mondo “altro” da noi. Entreremo poi anche nelle immense cucine del Tempio, i Langar, dove cucinare per gli altri (noi compresi) ha un profondo significato spirituale.

    Faremo escursioni fuori Amritsar, alla scoperta di altri volti del Punjab fino ad arrivare a Chandigarh, la città capolavoro di Le Corbusier.

     

    Itinerario di viaggio

    Partenza da Milano o Roma per Amritsar con voli di linea, con scalo intermedio. 
    Amritsar la città santa dei Sikh, fondata nel 1577 dal quarto Guru, Ram Das. È una città tipicamente indiana, fatta di colori, odori e suoni che immediatamente rievocano al visitatore occidentale la sua idea di India. Il vero centro di interesse della città è il famosissimo Tempio d’Oro, che sorge al centro di un lago sacro circondato da candidi edifici. In questo Vaticano dei Sikh è contenuto il Libro Sacro del Sikhismo: il Guru Granth Sahib, unico libro di una religione che contiene anche inni di esponenti di altre religioni (Induismo e Islam), in ossequio allo spirito pacificatore del Sikhismo. Nel Tempio d’Oro si ha la sensazione di entrare in uno spazio magico, e il suo nome è davvero rappresentativo dato che la sua cupola e una parte delle sue mura sono rivestite d’oro. La visione è profondamente suggestiva sia di giorno sia di notte; perciò, visiteremo il Tempio d’Oro al mattino del giorno successivo, ma anche questa sera quando il libro sacro, fra canti e preghiere, viene portato attraverso un ponte nell’edificio che sta al di là del lago sacro: l’Akal Thakt, il Trono Immortale, edificio simbolo del potere temporale dei Sikh (mentre il Tempio d’Oro rappresenta il potere spirituale). È la cerimonia chiamata “Palki Sahib”, durante la quale i libri sacri “vengono messi a dormire”. Per tutto il giorno i lettori si alternano per salmodiare il Guru Granth Sahib circondati dai pellegrini che ne cantano i versetti al suono di strumenti a corde.Fuori dal tempio un vero dedalo di tante viuzze con il colorato bazar ricco di ogni mercanzia. Luogo ideale per fare shopping di abiti punjabi, libri o souvenir di carattere artistico e religioso.Pensione completa in Hotel. 
    Dedicheremo la mattinata al Tempio D’oro, il “Vaticano dei Sikh”. Nel pomeriggio andremo invece a vedere una cerimonia laica particolarissima, unica in tutta l’India: il saluto alle bandiere di India e Pakistan che viene fatto nell’unico punto aperto di tutta la frontiera indo-pakistana, il Wagah Border. È una cancellata che costituisce l’unico varco in una frontiera intorno alla quale India e Pakistan si sono combattuti a più riprese nel corso di 50 anni, e che oggi è un vero e proprio “teatro” dove soldati indiani e pakistani in alta uniforme marciano e inscenano l’alzabandiera, gli uni di fronte agli altri, mentre due grandi folle di cittadini indiani e pakistani, sui due versanti opposti del confine, inneggiano ciascuna al proprio Paese. Una manifestazione di nazionalismo che sembra quasi di tifo sportivo, davvero unica nel suo genere data la sua forma di “rito laico”. Noi vi assisteremo seduti su gradinate, perché si tratta di uno spettacolo (politico) vero e proprio…Pensione completa (pranzo e cena in albergo).  
    Dopo la prima colazione partenza verso sud in direzione Patiala. Sosta nella cittadina di Tarn Taran, fondata dal quinto guru sikh Shri Arjan Dev Ji (1563-1606) per la visita del Tarn Taran Sahib Gurudwara, tempio di grande bellezza con la scintillante cupola dorata e la vasca sacra (23 km: 45 minuti circa), la cui fondazione si deve al quinto guru sikh Arjan Dev Ji (1563–1606). La città di Tarn Taran fu il centro dell’insurrezione dei Sikh negli anni 1980-1990, capitale proposta per la patria indipendentista del Khalistan (lo Stato per cui lottavano gli indipendentisti sikh durante gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso). Passata la bufera politico-militare di quegli anni, oggi Tarn Taran è un luogo di pace, poco frequentato e ricco di spiritualità.Arrivo a Patiala, un tempo capitale di uno stato sikh indipendente fondato da Baba Ali Singh. L’accogliente città è famosa per i “pagri”, i turbanti, i “paranda”, i lacci per intrecciare i capelli e le “jooti”, le calzature a punta tipiche del Punjab. Nel pomeriggio visita di Patiala. Il cadente Forte Qila Mubarak, costruito in uno stile che fonde elementi moghul e rajasthani, sembra essere stato trasportato nella zona del bazar direttamente dal grande Deserto del Thar. Interessante il Nuovo Palazzo di Moti Bagh, imponente edificio ornato con un ponte sospeso su un’enorme vasca vuota. (N.B. Alcune parti di entrambi gli edifici potrebbero essere chiuse per lavori di restauro). Passeggiata nel colorato e animato bazar. Pensione completa. 
    Al mattino partenza per Chandigarh, ai margini delle Silwalik Hills, capitale del Punjab orientale, attribuito all’India dopo la spartizione con il Pakistan nel 1947. La città è il capolavoro dell’architetto Le Corbusier, che l’ha concepita negli anni ’50 ed è diventata simbolo della pianificazione urbana moderna.Chandigarh, la capitale del Punjab e dell’Haryana, concepita con l’idea di creare una città radicalmente moderna. In origine il progetto e i lavori vennero iniziati da due architetti americani avanguardisti, ma fu poi l’architetto svizzero Le Corbusier a completare l’opera: “l’aritmetica, l’organicità e la geometria” avrebbero preso il posto dei “buoi, delle mucche e delle capre portate al pascolo dai contadini attraverso i campi arsi dal sole”. Chandigarh sarebbe stata una città a misura d’uomo, più democratica rispetto a Delhi, e per questo furono realizzati viali alberati, piazze riservate ai pedoni, case affacciate su strade tranquille con poco traffico, giardini pubblici e l’artificiale Sukha Lake.Pensione completa.   
    Dopo la prima colazione si completano le visite della città di Chandigarh. Al termine partenza per Delhi.Pensione completa. 
    Dedicheremo la mattina alla visita della New Delhi e, attraversando la zona del Parlamento e dei Palazzi ministeriali, arriveremo alla Porta dell’India.Visiteremo il complesso archeologico del Qutub Minar, con il magnifico minareto del XII secolo, eccellente esempio di architettura in stile afgano. Un grande complesso architettonico, anch’esso Patrimonio Unesco, che di notte, illuminato dai fari, rivela tutto il suo fascino.  Trasferimento in aeroporto e volo di linea per Varanasi, la più sacra città dell’India, dove l’induismo intero cerca la strada della salvezza. Arrivo e sistemazione in Hotel.Si assisterà alla cerimonia dell’Aarti che poco dopo il tramonto si tiene tutte le sere sulle rive del Gange: i sacerdoti al suono di cimbali innalzano canti agli dei e la folla di pellegrini offre alle sacre acque del fiume tantissimi lumini ad olio. Pranzo o snack in aeroporto (secondo l’orario del volo interno).Cena e Pernottamento in Hotel. 
    La città vecchia di Varanasi è situata lungo la sponda occidentale del Gange e si estende in un intricato groviglio di strette viuzze. La “Madre Ganga” qui s’incurva come una falce di luna. Lungo i ghat, le gradinate che portano al fiume sacro, scendono milioni di fedeli aspiranti ad una morte che li liberi dal ciclo delle reincarnazioni. Le abluzioni rituali nelle acque del fiume, le meditazioni degli asceti, il fuoco delle pire sono al centro di un mosaico fantasmagorico brulicante di vita. All’alba percorreremo i ghat dove la folla dei pellegrini saluta il sole prima di effettuare le abluzioni e poi esploreremo il dedalo di stradine del chowk, la città vecchia. Partenza per Allahabad.  I ghat sono il centro della vita non solo spirituale specie di questa città. Ve ne sono tantissimi che sbucano dai vicoli di Varanasi, per arrivare sino alle non chiare e fresche ma sacre acque sulla sponda occidentale del Gange. Si trovano tra i punti di confluenza del Varuna, che incontra il Gange a nord, e del più piccolo Asi che si getta a sud. Riti funebri, offerte, abluzioni, semplice bucato, preghiere, cataste di legna pronte per essere date alle fiamme, corpi coperti di sari in attesa vicino l’acqua, intoccabili che svolgono il lavoro più ingrato di accudire i cadaveri e lavarli, pulire dai resti le piattaforme su cui bruciano legna e corpi, gente che fa yoga, altri che si fanno massaggiare, mendicanti, templi di varie dimensioni e ritualità religiose, piccoli cortei funebri che si arrestano al limitare dell’acqua osservando i corpi dei loro cari che vengono immersi nella Grande Madre per la purificazione finale, facciate di palazzi nobiliari anche in rovina, barelle che trasportano cadaveri coperti da veli coloratissimi, odori, grandi cumuli di diverso legname per poterne scegliere la qualità in base alle risorse economiche e bilance per pesarne la quantità opportuna a ridurre un corpo in cenere, fotografi spesso invadenti, olezzi, gente che guarda con interesse le cremazioni e altri che proprio accanto si fanno lo shampoo o lavano i denti... (Volutamente associamo aspetti tanto contrastanti, proprio come si presentano nella loro quotidianità).Giorno e notte, all’alba e al tramonto, sempre qualcuno veglia dorme muore spera di abbandonare definitivamente questa “valle di lacrime”.  Rientro in hotel per la colazione.Partenza per Allahabad.È l’occasione in cui sarà inutile chiedere all’autista a che ora il nostro bus ci porterà a destinazione. Per avere una risposta attendibile bisognerebbe chiederlo a tutti quelli, crediamo tantissimi, che andranno nella nostra stessa direzione.Solitamente, è possibile percorrere i 135 Km in 3/4 ore ma, considerata la concomitanza con l’evento, si presuppone un traffico assai intenso, che potrà rendere necessarie più ore del previsto. (In ogni caso, anche in assenza di condizioni straordinarie come questa, il traffico in India è sempre assai intenso, come si desume anche dal fatto che normalmente occorrano 3/4 ore per 135 chilometri).Letture, le parole della nostra guida e accompagnatore, musica nelle orecchie, qualche momento sonnacchioso, osservare ciò che proiettano fuori del finestrino, molta pazienza, consentiranno di arrivare. Prima o poi. L’unico aspetto certo è che ritardi e eccessi di traffico faranno parte del nostro itinerario. Si va decisamente verso ovest, percorrendo la AH1, a meno che le condizioni riscontrabili quel giorno non consiglino altro itinerario.Giunti ad Allahabad, il nostro bus si avvicinerà il più possibile all’area col campo tendato, anche se occorrerà camminare per arrivarvi e la distanza da percorrere a piedi dipenderà dalle condizioni di traffico presenti in loco. Sarà un utile allenamento per i giorni successivi. Infatti, la presenza di tante migliaia di persone non consente il transito di auto, e gli spostamenti in andata e ritorno dal campo sino ai luoghi in cui si svolgono le ritualità sono previsti a piedi, con percorrenze che possono essere anche di un’ora circa. Stiamo tre giorni in un campo tendato e consumiamo i pasti in una tenda-ristorante a disposizione solo dei nostri gruppi, fruendo di tende   con più ambienti, veri letti, lenzuola, coperte, bagno privato, doccia, veranda, elettricità… Qui incontriamo gli altri gruppi giunti con itinerari diversi. Ovviamente, ognuno continua ad avere autonomia nella gestione delle giornate, tranne i momenti dei pasti, anche nelle ore non dedicate al Kumbh Mela. Vi sono, infatti, aspetti di Allahabad da conoscere durante l’eventuale tempo non riservato alle ritualità.La città sacra è schematicamente caratterizzata dal più recente Civil Lines, un quartiere con viali, edifici anche coloniali, ristoranti e negozi moderni, e dalla città vecchia, Chowk, di cui segnaliamo alcuni punti di interesse. Il massiccio Forte di Akbar, costruito dall’omonimo imperatore della dinastia Moghul nel XVI secolo sulle rive dello Yamuna, è interdetto al pubblico essendo sede militare. Solo il Patalpuiru Temple è a volte accessibile. L’Anand Bhavan e lo Swara Bhavan, richiamano invece memorie della potente famiglia Nehru. Il Khusru Bagh, un parco con edifici e tombe del periodo moghul legate alla storia del Taj Mahal. Sono tutti luoghi e architetture nella zona a nord dello Yamuna.  Il Pranzo potrà essere previsto al campo o al sacco secondo l’orario di arrivo.Cena al campo di Allahabad. (Solo piatti vegetariani e divieto di alcolici).  Esempi di interni ed esterni delle nostre tende nell’ultimo Kumbh Mela. Ad Allahabad saranno simili e offriranno letti e servizi privati.  
    Il possesso del Nettare dell’Immortalità, in sanscrito Amrita, fu motivo di lotta fra le forze del bene e del male, dei e demoni, durata dodici giorni e dodici notti.  Durante lo scontro, dalla Kumbh (urna vaso o coppa) contenente l’Amrita, si dispersero quattro gocce del nettare. Nel punto esatto dove le gocce sono cadute sulla Terra, sorgono le città sacre di Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik. (Qui, da sempre, si svolgono periodicamente feste religiose, Mela).  Lo scontro durò dodici giorni e, siccome un giorno degli dèi corrisponde ad un anno per gli uomini, il Grande Pellegrinaggio Maha Kumbh Mela, si celebra ogni dodici anni, sempre ad Allahabad. La festa intermedia, Ardh Kumbh Mela, si tiene ogni sei anni alternativamente ad Allahabad o Haridwar, mentre eventi minori, Magh Mela, hanno luogo ogni tre anni a rotazione nelle quattro città sante.  Allahabad, proprio per la sua centralità nelle ritualità più sacre, è perennemente meta di fedeli che affollano templi, ashram, dharamsala, centri per la medicina ayurvedica e ghat.  Il più famoso ricercato e venerato punto sacro è il Sangam dove, secondo la tradizione, sarebbe caduta una delle quattro gocce.  In questa zona, il Gange viene alimentato nella sua portata, ma soprattutto nella sacralità, dalla confluenza dello Yamuna. Proprio dal connubio tra due dei più venerati fiumi, nasce il desiderio dei fedeli di immergersi proprio qui, perché vi individuano le condizioni più propizie per liberarsi dalla condanna delle inesauribili reincarnazioni.  Se a questi due corsi d’acqua con cui ci si può rapportare fisicamente, si aggiunge la presenza di un terzo mitico fiume sotterraneo invisibile, il Saraswati, quello dell’Illuminazione, si capisce perché tanti milioni di persone si assembrino continuamente ad Allahabad. Ogni giorno, ogni stagione, ogni anno affollano i ghat non solo all’ora del Ganga Aarti, per bagnarsi nelle sue torbide acque con fede e ricevere la benedizione della triade induista.   All’imbrunire, si celebra il Ganga Aarti, con immersioni e offerte di candele disposte su grandi foglie che galleggiano e seguono la corrente del fiume. Il sole scende, campanelli rintoccano, si accendono torce, il profumo d’incenso si spande assieme al vocio di preghiere. Una cornice che può apparire idilliaca, ma è impregnata di aspettative, illusioni, “amore e paure” … L’acqua del Gange è limacciosa, a tratti nerastra, appena schiarita da quelle più limpide, ma non per questo più sacre, dello Yamuna.  Vi galleggiano impurità, ma trasporta soprattutto passioni, speranza, ritualità, immaginazioni. Una mano, tante mani, di uomo o donna, tozze, dita grandi, pelle rugosa o tesa, quasi trasparente, vene sporgenti, affidano all’acqua foglie sagomate a mo’ di barchette che contengono fiori e fiammelle, per farle arrivare dove la corrente deciderà.  La speranza è che il fluire della Madre Gange porti le offerte il più lontano possibile.   Noi abbiamo deciso di fare un viaggio sin qui per seguire con gli occhi quelle fiammelle, assai numerose, infinite in occasione del Maha Kumbh Mela. Coglieremo per lo meno un frammento di quella spiritualità che spinge tutti quegli uomini ad aggrapparsi al Cielo e immergersi nell’Acqua Sacra per sopravvivere su questa Terra dove, per definizione, l’esistenza è sofferenza, anelando la grazia della moksha, la liberazione.  Sono passati circa centotrenta anni da quando Mark Twain, dopo aver assistito a un Kumbh Mela, restò tanto impressionato da tale convegno d’anime e corpi, da osservare quanto fosse “meraviglioso che una fede come quella riuscisse a mettere insieme moltitudini e moltitudini di vecchi e giovani, di forti e fragili”, per partecipare a tali viaggi di fede, “sopportandone le difficoltà che ne derivano, senza esitazioni o rimpianti”. Lui, però, non capiva se lo facessero “per amore o per paura”.  Anche noi potremo fare riflessioni simili, e non importa se non apprezzeremo appieno gli impulsi che spingono qui tanti uomini. Ma, anche per noi “tutto sarà oltre l’immaginazione” e ogni cosa ci apparirà “meravigliosa, con un coinvolgimento inimmaginabile, soprattutto per quelli come noi, bianchi e freddi”.   Il cuore dei vari itinerari che percorrono tutti i nostri gruppi sarà il Maha Kumbh Mela che ogni dodici anni per alcune settimane accoglie qui milioni di fedeli, che superano divisioni di casta, filoni religiosi del vasto panorama induista, aree di provenienza.  Non è solo occasione di approfondimento per chi già conosca il Subcontinente Indiano. È la possibilità di assistere a un incontro religioso assai particolare e visitare altre località degne del nostro interesse.  Sottolineiamo ancora che, per avvicinarsi e non essere solo spettatori esterni e lontani da quanto accade, pernottiamo in un campo nell’area al centro degli eventi, e non in un hotel magari più comodo ma distante.  Tra il 2 e 3 febbraio si svolgono i momenti più importanti e partecipati, con processioni, bagni e ritualità che coinvolgono i fedeli giorno e notte. Avremo modo di assorbire alcune di quelle atmosfere per entrare un poco nell’intimo vero dell’India che accosta dei e rappresentazioni terrestri, per approfondire filosofie e ritualità di questo particolare pezzo di mondo. E, forse, riusciremo a capire qualcosa di più su akharas shivaiti e vishnuiti, naga baba e puje e altro di quanto riempia l’immenso mondo gassoso dell’induismo.    Ad Allahabad, dove il Gange basso e limaccioso riceve le acque più limpide dello Yamuna e quelle meno visibili del fiume sotterraneo dell’Illuminazione, assistiamo all’arrivo di fedeli e sadhu, yogi e maghi, danzatori e asceti, auto e camion, animali e biciclette, pellegrini e risciò, corpi colorati, uomini vestiti di cielo e altri anch’essi più o meno nudi, ipnotizzati, mendicanti, vacche sacre e ricchi uomini, risciò, autobus e malati… Tutto ciò, uomini, animali e cose che sembrano in moto perpetuo, giorno e notte, ad Allahabad, in vicinanza dei fiumi sacri, pare che vadano più piano. Le atmosfere che normalmente si vivono in India, che la fanno apparire un fiume in piena, sul fiume vero, quello della Madre Gange, perdono velocità e violenza emotiva, quasi frenate dalla particolare sacralità del Maha Kumbh Mela.  Ma, forse, è proprio Gangadhara, Shiva nelle vesti di colui che porta il Gange, parola non a caso suadente e musicale, a far sì che sul Gange l’India si rilassi e della sua carica emotiva si viva un eco più pacato. Sulle rive, in realtà affollate ammassate pressate caotiche, tutto sembra più dolce e si trova persino la fantasia per sentire l’odore di incenso offerto dai fedeli. Così, pur non esistendo una sola India, quella fecondata dal Gange in quest'occasione, ci appiccica addosso un briciolo di emozione in più di quella che si può assorbire in altri pezzi di mondo e in altre regioni della stessa India.  Allahabad non è uno dei tanti posti in cui gli indiani trovino religiosità. È uno dei quattro luoghi più sacri legati alla tradizione più sentita e vissuta, e l’unico in cui si riproponga ogni dodici anni, da tempo immemore, il Maha Kumbh Mela. I fedeli arrivano sicuri di potersi liberare dai condizionamenti dell'esistenza materiale, purificandosi attraverso il bagno. Nelle scritture vediche pare stabilito che, recandosi per almeno tre giorni alla confluenza dei tre fiumi sacri e immergendosi nei momenti più propizi specie durante i Mela più importanti, si ottenga la liberazione dall’interminabile ciclo di morte e rinascita, il Samsara. Qui, l’accavallarsi di colori e suoni, vocii parole e urla, immagini e immaginazioni, odori olezzi e preghiere, disperazioni e speranze, richieste e rassegnazione, invocazioni e delusioni…ci entrerà negli occhi naso e orecchie. Ci sbatteranno addosso, senza mediazioni, i diversi volti di un Paese che, per quanto si frequenti, è difficile si possa dire di conoscere, e capire.   Solo per esemplificare, in India qual è il punto di equilibrio individuale, sociale, etico tra il valore della vacca e dell’uomo? Molto arduo per noi individuarlo. A meno di non scoprire che il loro punto di equilibrio stia proprio in ciò che non condividiamo o, a volte, semplicemente non capiamo. Grandiosa, coinvolgente, eccessiva, gioiosa, caotica, spirituale, incomprensibile, folgorante, ascetica, dolorosa, formicolante, fotogenica, interessante, strumentale, colorata, folcloristica, rinunciataria, oppiacea, liberatoria, consolatoria…  La scena del Maha Kumbh Mela che attraverseremo, non solo come spettatori che guardano da lontano con un potente tele, ci si offrirà così.  Ricca e contraddittoria.  Lontana da ogni sfumatura di banalità.  Ci sono esperienze che si presentano solo in alcuni luoghi e non frequentemente. Ma, pochi sono i momenti di esistenza, terrena e spirituale, che si mescolino in modo così vero trascendentale scenico ed eclatante come nel Maha Kumbh Mela.  È una mescolanza estrema della millenaria necessità e aspirazione alla spiritualità connessa a teorie e pratiche sconosciute al cristianesimo e alla tradizione occidentale, sempre più propensa a separare con l’accetta il sacro dal profano, la vita dalla morte.  Ovviamente, anche qui ad Allahabad tale palcoscenico di vita reale è pieno di attori che mostrano anche il folclore di certe forme di religiosità. Tuttavia, venditori di illusioni e asceti a pagamento, impostori e figure colorate con tariffe prestabilite per ogni clic, che si mescolano a moltitudini di pellegrini speranzosi e veri uomini di fede, nulla tolgono al valore del luogo e dell’evento.  Perchè, ad Allahabad, ogni cosa pare poter accadere. La liberazione non è occasione limitata a pochi privilegiati, ma possibilità per tutti, effetto della natura gassosa stessa dell’Induismo, in grado di entrare in ogni anfratto dell’emotività per coinvolgere da sempre moltitudini di uomini e donne. Ma, anche curiosi e sensibili viaggiatori, che giungono sino a Allahabad armati non solo di macchine fotografiche, ma pure dal desiderio di capire.  Almeno un po’.  Qui tutto sembra possibile. Il miracolo non è un evento straordinario riservato a pochi, ma quotidianità, perché accessibile a tutti, risultato e a sua volta causa del carattere diffuso, popolare, universale dell'Induismo. Capace, tuttora, di coinvolgere in maniera attiva, fino alla morte, un’immensa moltitudine di indiani.  I due giorni sono dedicati ad assistere a eventi di cui non si può dettagliare il programma perché legati a variabili rituali e organizzative non sempre note, o non conosciute in anticipo.   Purana, Sole, Luna, Brahma, Shiva, Vishnu, Devi, Asura, Amrita, Gange, Acquario, Panda, credenze tradizionali, allineamenti di astri, saggi cui è demandato il compito di individuare date propizie… Tutto ciò concorre a complicare, nel senso di arricchire, eventi mai scontati nelle manifestazioni delle forme di fede e nelle loro sequenze temporali. Ma, proprio questo permette che milioni di uomini e donne, speranzosi, sconcertati, penitenti, si mescolino in ritualità individuali e di gruppo per creare la più incredibile, ma vera, scena di immensa eccessiva umana magnifica follia.  E anche a noi, pur non essendo scontato che si diventi diversi dopo aver respirato sotto il cielo indiano, sarà concessa una sentita esperienza, forse non solo visiva. 
    Dopo la colazione al campo, riprendiamo il bus per rientrare a Varanasi. (La durata della percorrenza dovrebbe essere più breve di quella dell’andata, ma per prudenza partiremo presto, in relazione al presunto andamento del traffico).Pranzo durante il trasferimento (in ristorante locale/leggero lunch box).Volo da Varanasi a Delhi (durata circa un’ora e mezza).Per non rendere la parte finale del viaggio particolarmente intensa e faticosa, abbiamo previsto di poter fruire di un Hotel a Delhi vicino all’aeroporto fino al momento del trasferimento per il volo di ritorno in Italia con uno scalo intermedio.Cena in Hotel. Pernottamento a bordo. 
    Arrivo a Milano o Roma in mattinata o nel primo pomeriggio. 

    Perché con noi

    • Viaggio pensato per desidera visitare il Punjab e assistere al grande evento del Maha Kumbh Mela ad Allahabad, nel 2025.
    • Amritsar con il magnifico Tempio d'Oro, con visita al mattino e alla sera, quando viene portato a dormire il Libro Sacro.
    • Il viaggio prevede una sosta di tre giorni ad Allahabad per assistere alle celebrazioni del Maha Kumbh Mela.
    • Ad Allahabad si dorme in tende di lusso in “stile indiano”, allestite in un’area riservata Kel 12, dotate di tutti i comfort.
    • Il tour è accompagnato da un Esperto Kel 12.

    I nostri esperti

    PAOLO BROVELLI

    Dal 25  gennaio  2025 al 5  febbraio  2025

    Approfondimenti di viaggio

    Per questioni operative o di forza maggiore l’itinerario e i luoghi di pernottamento potrebbero subire variazioni, pur lasciando sostanzialmente invariata la qualità del programma e dei servizi. Le sistemazioni alberghiere possono subire modifiche.I voli interni possono essere soggetti a ritardi o cancellazioni.Nel programma non indichiamo dettagli circa gli eventi religiosi più o meno eclatanti e partecipati ad Allahabad, perchè non sono prevedibili con esattezza. Questi sono infatti [...]