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L’AFRICA DEGLI ESPLORATORI: L’INCONTRO CON IL POPOLO SURMA

ETIOPIA

icona orologio 16 GIORNI
minimo 10 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   25  novembre    al   10  dicembre  
  • 2020

  • Dal   6  gennaio    al   21  gennaio  
  • Dal   30  novembre    al   15  dicembre  

Terra varia e multicolore, ricca di odori e di sensualità, di umori, di una forza che sconvolge, dove lo spazio diventa un’astrazione. Terra antica e selvaggia, estesa al di là delle proprie alte montagne. Dove tutto ha avuto origine e dove tutto è ancora legato alle origini; dove si sente palpitare il cuore dell’Africa profonda. Più che un viaggio è un’esperienza, una spedizione importante in territori vergini. La sconfinata piana del lago - continua -

A PARTIRE DA: 3.120 €


ITINERARIO

Partenza in serata con volo di linea da Milano o Roma ad Addis Abeba. Pasti e pernottamento a bordo. Arrivo previsto la mattina seguente.

 

 

Arrivo al mattino presto, colazione e breve visita dei luoghi e monumenti più significativi della città. Addis Abeba, ovvero il "nuovo fiore" in amarico, sorse come piccolo agglomerato sull'altopiano lungo le rotte carovaniere e, dopo l'ampliamento operato da Menelik II nel 1887, si popolò rapidamente fino a raggiungere gli attuali 4-5 milioni di abitanti. Interessante notare che prima che nella zona venissero introdotti gli eucalipti (1896), la capitale rischiò di essere abbandonata a causa della mancanza di legna da ardere. Posta a 2.324 metri d'altezza e ai piedi del Monte Entoto, la città offre al visitatore, oltre allo spettacolo di uno dei più grandi mercati di tutta l'Africa, anche alcuni monumenti storici ed artistici molto interessanti. Il Museo Nazionale o quello Etnografico costituiscono un ottimo punto di partenza per comprendere la ricca diversità etnica dell'Etiopia. Il Parlamento, la “barocca” Chiesa della Trinità che fu terminata nel 1942 dopo il rientro del Negus in Etiopia e che doveva essere il monumento funebre della famiglia imperiale di Hailé Selassié, l'Africa Hall, quartier generale della commissione economica delle Nazioni Unite per l'Africa.

Partenza per la Rift Valley in fuoristrada. La Rift Valley ha differenziato gli ambienti naturali dell’acrocoro lungo un tratto che in Etiopia va dal Mar Rosso al Lago Turkana. La Rift Valley è la grande frattura nel continente africano che dal Mar Rosso prosegue fino al Mozambico. Tra qualche milione di anni questo vasto territorio sarà occupato dal mare dell’Oceano Indiano. Seguendo la mappa dell’Etiopia la Rift Valley corre dal Mar Rosso fino al Lago Turkana ai confini con il Kenya. Il Rift ha diviso in due l’altopiano: il massiccio del nord e quello sud orientale dei monti Bale e Chercher. Tutta la Rift Valley ospita una serie di laghi. Pranzo lungo la strada e arrivo al lago Zway nel primo pomeriggio. Passeggiata nelle località di Bocesa. Zway è una cittadina rurale della Rift Valley sulle sponde di un lago omonimo che è un grande hot spot per l'avvistamento degli uccelli e ospita il più antico monastero del Sud Etiopia. Escursione in barca sul lago.

Cena e pernottamento in hotel. Hailè Resort Hotel o similare

 

 

Partenza la mattina dopo la prima colazione in fuoristrada e poco dopo Zway sosta al parco Abyata e Shala. Il Parco Nazionale dell'Abjata Shala nella Rift Valley ospita nei suoi laghi numerose varietà di uccelli e decine di migliaia di fenicotteri. L’Abjata e lo Shala sono due laghi separati da uno stretto istmo di terra ma mentre l’Abjata è placido e profondo solo quattordici metri, lo Shala arriva fino a 260 metri di profondità e ha numerose sorgenti di acqua calda. Il Parco fu istituito per proteggere le colonie di uccelli ed in particolare i fenicotteri che durante la stagione delle piogge arrivano fino a 50mila esemplari. Proseguimento per le foreste  di  Yergalem  famose per il  caffè e  abitate  dal popolo  dei Sidamo.

 

Cena e pernottamento in lodge. Aregash Lodge o similare.

 

 

Prima colazione in hotel. La mattinata è dedicata all’escursione alla città di Chencha, lungo una strada di montagna, con ampie visioni sul fondovalle della Rift Valley occupato dai laghi Abaya e Chamo e separati solo da uno stretto istmo. Chencha è situata a nord di Arba Minch, ad un’altitudine di 1.600 metri sul gruppo montagnoso del Guge, che raggiunge, nei picchi più elevati, i 4.200 metri. Da qui, attraverso foreste di eucalipti saliamo fino al villaggio dei Dorzè con le loro particolarissime abitazioni. Le capanne, alte mediamente 10-12 metri costruite con bambù intrecciato rivestite con foglie di ensete, hanno forma di un obice e sono prive di finestre. Questa popolazione di montagna si occupa prevalentemente della tessitura del cotone e della coltivazione dell’ensete, ovvero la “falsa” banana. Proseguimento per Arbaminch, il più importante insediamento della regione dell’Omo settentrionale.

 

Cena e pernottamento in hotel. Hailè Resort Hotel o similare

 

 

La mattinata è dedicata ad una escursione in barca sul Lago Chamo per ammirare coccodrilli ed ippopotami. Dopo pranzopartenza per Konso.  Nel tragitto tra Arbaminch e Konso si può incontrare il popolo Derashe, le cui donne sono caratterizzate da una particolare acconciatura a coroncina. Arrivo a Konso, visita di alcuni villaggi tradizionali e del museo.

 

Cena e pernottamento in lodge. Kanta Lodge o similare

 

 

Si prosegue nella regione compresa tra i corsi del Weyto e dell’Omo, qui l’incontro con la popolazione dei Benna o Bayna, sempre di ceppo omotico. Fondamentalmente allevatori di bovini, ovini e caprini, essi conducono una vita seminomade, il miele selvatico è l’unico bene prodotto in eccedenza; scambiato o venduto nei mercati lungo la strada, procura ai Benna una minima quantità di denaro indispensabile per l’acquisto di generi di prima necessità e utensili domestici.  La tipologia dell’abitazione riflette l’esigenza di frequenti spostamenti, le capanne sono semplici ripari ricoperti e erba o stuoie. Al centro del villaggio è posto il recinto del bestiame. Le donne indossano vestiti di pelli di capra impreziosite da conchiglie cauri e sfoggiano complicate acconciature formate da sottili treccine impastate con polvere d’argilla, burro o grasso animale. Nel paesaggio “senza speranza” tra l’ex-Lago Stefania e il letto del fiume Weyto, vivono anche due altre popolazioni; gli Tsemay, le cui donne sono facilmente riconoscibili poiché usano portare un particolare perizoma a forma di coda, e gli Erboré ovvero gli eterni nemici degli Hamar. Dopo un lungo periodo di conflitto la maggior parte di essi si è trasferita a ovest del Weyto, trovando ospitalità presso i Borana. Gli Erbore odierni sono in realtà il risultato dell’aggregazione di diverse etnie, che nel corso del tempo si sono amalgamate a formare un solo popolo. I matrimoni misti con ragazze di altre tribù sono ancora oggi la regola, a patto di escludere dalla scelta i nemici Hamar. Le donne Erbore curano con particolare attenzione il loro abbigliamento, portano pesanti gonne di pelle, hanno i capelli acconciati in lunghe treccioline sottili e amano adornarsi di perline. Alle caviglie portano pesanti anelli in ferro, sicché i loro movimenti sono sempre annunciati dal clangore del metallo.

Sosta a Dimeka, in occasione del mercato settimanale. Qui l’incontro con il popolo Hamar. Gli Hamar sono un popolo dal magnifico aspetto, celebre per le danze, le cerimonie di matrimonio e il “salto del toro”, che segna il passaggio dei giovani allo stato adulto; in quest’occasione le ragazze annunciano, suonando trombe, l’arrivo dei maz, i maschi hamar che hanno già compiuto questo rito iniziatico.  Durante la cerimonia i maz prendono parte a una sorta di preludio, consistente in bevute di caffè, considerato una benedizione. Giovani donne apparentate all’iniziando implorano di essere frustate dai maz;  quanto più numerose e vaste sono le cicatrici, tanto maggiore è la devozione delle fanciulle per il giovane sul punto di diventare un uomo. Iniziano i preparativi: mentre gli animali vengono radunati (da 15 a 30 capi), un ragazzo recentemente iniziato, coperto di olio e carbone di legna, compie un giro attorno alla mandria, salta sulla groppa del primo animale e da questo ai successivi; deve ripetere il percorso quattro volte per dar prova di virilità. Se dovesse cadere più di una volta, verrà frustato e canzonato spietatamente dalle donne….. 

Il giorno di mercato è il momento sociale per eccellenza che richiama le varie popolazioni locali ognuno nel suo “abito” migliore; Uomini e donne Hamar hanno grande cura delle loro acconciature, che ne accentuano la bellezza e simboleggiano status sociale, valore e coraggio.  Le mercanzie sono povere e di uso quotidiano: miele, bucce di caffè, qualche cereale, ocra; molto colorato è anche il mercato del bestiame. Gli Hamar nomadizzano nella zona del Chew Bahir (ex Lago Stefania), ora per lo più asciutto e salato, che si presenta, dati i cristalli che si sono formati sulla sua superficie, come un grande specchio circondato da montagne.  E’ uno dei tanti laghi della Rift Valley, la più grande “valle” del mondo che dal Mar Morto fino al Mozambico, con diramazioni fino al Botswana, spacca praticamente in due parti il continente africano. Circa 25 milioni di anni fa i vasti altopiani di queste regioni, a causa di una gigantesca pressione sotterranea, si gonfiarono fino a creare un’immensa cupola e violente eruzioni crearono il panorama che conosciamo oggi. In Etiopia la faglia attraversa il Paese in direzione nord-sud e piega verso il grande sud, verso il cuore dell’Africa: è la regione ove sprofondò la crosta terrestre e ora appunto si trovano i grandi laghi.

 

Cena e pernottamento in lodge. Buska o Paradise Lodge

 

 

Giornata dedicata all’esplorazione della parte finale del fiume Omo.  Qui si incontrano i Dassanech, fino a pochi anni fa conosciuti col nome “Galeb” si muovono in questo vasto territorio inseguendo l’acqua e i pascoli. I Dassanech sono gli unici nella valle dell’Omo a parlare una lingua cuscitica, sono suddivisi in otto clan, alcuni di natura seminomade, ciascuno con una propria identità e legati a particolari aree del territorio. Sono le stagioni stesse a dettare gli spostamenti. Le capanne di ogni villaggio, piccole e rotonde, con un’apertura molto bassa che costringe ad entrare carponi, sono circondate da un grande recinto di protezione. All’interno non è prevista alcuna divisione tra la zona per riposare e quella destinata alla custodia del grano e della cucina, costituita da un focolare quasi sempre acceso. Le capanne, infatti, vengono utilizzate esclusivamente come ricovero e tutte le attività si svolgono all’esterno. Le donne hanno un ruolo particolarmente importante sia nella gestione domestica che nello smontare e rimontare le capanne durante gli spostamenti stagionali. Come tutti i popoli dell’Omo anche i Dassanech praticano interessanti cerimonie di iniziazione. La più importante, detta dime, celebra l’ingresso nella pubertà delle ragazze del villaggio, ormai pronte per il matrimonio. In occasione del dime, che dura non meno di sei settimane, vengono uccise dieci mucche e trenta pecore per ogni ragazza, e per molte ore nel corso della giornata, i partecipanti, vestiti con pelli di animali selvatici poggiate sulle spalle e ornati da stravaganti acconciature dei capelli, danzano al ritmo di tamburi e dal battito delle mani.

 

Rientro a Turmi, sistemazione in lodge, pensione completa. Buska o Paradise Lodge

 

 

Partenza per il Parco Nazionale dell’Omo. Entriamo nel territorio dei Karo, una popolazione di ceppo nilotico che vive in capanne di forma circolare divise in due zone separate da un grande spiazzo centrale. Ormai ridotti ad alcune centinaia di individui, i Karo hanno una corporatura atletica con un’altezza media di un metro e novanta e gli uomini riservano molta cura all’acconciatura, che viene studiata nei minimi dettagli. La volontà di differenziazione si esprime tuttavia soprattutto nella pittura corporale, che presso i Karo diventa una vera e propria forma d’arte. I Karo, dai grandi occhi e dalla curiosità inesauribile, hanno goduto per tradizione di uno stile di vita caratterizzato da una lentezza e un’immutabilità che sono quelle stesse dell’ampio e fangoso fiume che serpeggia attraverso il loro territorio. Sebbene non sia di certo un Eden, la loro enclave sperduta rimane un luogo di alta spiritualità. Prima di una cerimonia o danza, i Karo si decorano i corpi con una pittura a base di calce bianca, minerali gialli e ferrosi polverizzati, spesso imitando il piumaggio delle faraone selvatiche. Le donne Karo si scarificano il petto per motivi estetici, poiché si sostiene che la cute di una donna scarificata eserciti attrazione sessuale sugli uomini. Se un uomo presenta il petto completamente coperto da cicatrici, significa che ha ucciso un nemico o un animale pericoloso. Le scarificazioni sono praticate con un coltello o una lama di rasoio e sulle ferite si passa cenere per produrre un effetto di rilievo. Anche i cercini di argilla grigia e ocra indicano l’uccisione di un nemico, o di una bestia feroce. Entrambe le forme di decorazione hanno lo stesso significato simbolico per gli Hamar e per i Karo. Raggiungiamo Kangata dove troveremo ad attenderci delle piccole imbarcazioni che ci porteranno dall’altra sponda del fiume Omo, in territorio Bumi (Nyangatom). I Bumi vivono nelle remote solitudini lungo le rive dell’Omo. Tradizionalmente cacciatori-raccoglitori, catturano i coccodrilli nelle acque del fiume e con questa carne completano la loro dieta abituale di miglio e mais. Visiteremo un villaggio. I Bumi si ornano il volto con scarificazioni che ne rivelano l’identità tribale e ne accentuano l’aspetto fisico. Al pari degli Hamar, portano complessi cercini d’argilla, simbolo di valore e coraggio. Nel tardo pomeriggio proseguiamo per Parco Omo.

 

Posa del campo, cena e pernottamento in tenda igloo.

 

 

Mentre ci sposiamo all’interno del parco in direzione di Kibish potremo vedere differenti specie di animali quali bufali, kudu, gazzelle, Dik Dik e diversi tipi di uccelli. Raggiungiamo il grande villaggio Surma di Kibish dove poseremo il campo per due notti.

Ai margini sud occidentali dell’Etiopia, lungo le vallate al confine col Sudan, vive il gruppo nilotico più intatto: i Surma, o Suri, che sono stati sloggiati dalle loro terre ancestrali dai Bumi, loro tradizionali nemici. Allevatori e guerrieri, sono in perenne conflitto tribale per il bestiame ed i pascoli. Il bestiame governa la vita quotidiana, l’economia e la stessa società: grazie alla dote in bovini delle sorelle, i maschi potranno a loro volta sposarsi e il clan si organizza in funzione delle continue razzie subite o inflitte. Mais e sorgo integrano la dieta dei Surma basata principalmente da latte e sangue di vacca; i ragazzi bevono sangue per crescere, gli uomini per acquistare forza. Anche le donne Surma, come quelle Mursi, portano il piattello labbiale. Tra i venti e venticinque anni di età i piattelli sono inseriti nelle labbra delle donne, procedimento che inizia sei mesi prima del matrimonio con la perforazione del labbro inferiore, che si dilata inserendo piattelli ma mano di dimensioni crescenti. La dimensione finale indica il numero di bovini richiesto dalla famiglia della ragazza per darla in sposa. Dopo sei mesi di stiramento il labbro risulta così elastico che un piattello può essere inserito o tolto senza difficoltà. I piattelli devono essere portati sempre in presenza di uomini, possono essere tolti solo in privato per mangiare e dormire, o quando si è in compagnia di altre donne.

I Surma tengono molto al loro aspetto estetico tanto da aver sviluppato complesse tradizioni di pittura corporea. I migliori artisti sono di solito gli uomini, e non solo si dipingono tra di loro, ma decorano anche le donne e i bambini della tribù. Servendosi di gesso mescolato ad acqua, creano numerosi e diversi motivi a forma di vortici, strisce, fiori, stelle ed altri ancora, tutti apprezzati unicamente per la loro bellezza. Non manca occasione per dipingersi, specialmente in occasione dei duelli Donga, che hanno luogo alla fine della stagione delle piogge e continuano per un periodo di tre mesi. Le pitture facciali e gli sguardi truci hanno lo scopo di intimidire l’avversario. Visita dei villaggi.

 

Pensione completa, pernottamenti in tenda.

 

 

Partenza in direzione nord ovest dell’Omo, dove incontriamo un altro gruppo, i Dizi. Definiti a volte come nilotici, altre come nilo-camiti, questi clan, che includono i Mursi, i Bodi e i Surma, sarebbero in realtà i resti di antichissime popolazioni camitiche, spinte a ovest e a nord oltre il fiume Omo da successive ondate di invasori provenienti da est… Le etnie “selvagge” dell’Omo Inferiore sono prive di ogni forma di cultura materiale avanzata, ma in compenso possiedono un ricco universo simbolico. Il simbolismo è presente ovunque: cicatrici, piume di struzzo, crocchie, gioielli e persino certi indumenti trasmettono messaggi altrettanto significanti e chiari di quelli citati. Il paesaggio cambia ed entriamo nel territorio delle piantagioni di caffè e tea. Raggiungiamo nel tardo pomeriggio Bonga.

 

Cena e pernottamento in guest-house. Bonga Guest House.

 

 

Dopo la colazione partiamo alla volta del villaggio di Keffechio dove assisteremo ad una speciale cerimonia del caffè. Proseguiamo verso il parco Nazionale Chebera Churchura. Quasi certamente uno dei posti meno conosciuti dell’Etiopia nell'altopiano occidentale è la collinosa Chebera Churchura, che si estende per 1.215 km quadrati di giungla e savana. E’ un’area verde caratterizzata da un paesaggio ondulato, nella zona di Konta Woreda, dove è stato costituito recentemente l’omonimo parco naturale, in cui le zone più elevate sono ricoperte da una fitta foresta tropicale. Questo è il posto in Etiopia dove è più probabile osservare gli elefanti africani.  Nel Parco sono presenti il bushpig “maiale gigante della foresta” ed altri animali selvatici, come bufali, leoni, leopardi, antilopi e numerose scimmie.  All’interno del Chebera Churchura NP si trovano un notevole numero di sorgenti termali e le cascate gemelle sul fiume Bardo.

Pernotteremo 1 notte in tenda.

 

La mattina seguente è dedicata ad un safari all’interno del parco sino all’ora di pranzo. Nel pomeriggio proseguiremo il nostro viaggio in direzione di Jimma, la più grande città sudoccidentale d'Etiopia, capitale del caffè. Tempo a disposizione permettendo, sosta per una breve passeggiata alle belle cascate.  Jimma è una città tipicamente africana: le sue strade sono piene di vita e di colori e i numerosi negozi espongono un po’ di tutto. Nella piazza principale, un’enorme jebenà nera ricorda la principale risorsa del paese: il caffè. Siamo infatti nella regione del Kaffa, una delle regioni più verdi di tutta l’Etiopia, dove l’altitudine media oscilla tra i 1.300 e i 2.100 metri conferendo un clima mite. (le temperature raramente superano i 29°).  La leggera acidità del terreno unita a piogge regolari rendono possibile la coltivazione su vasta scale della migliore varietà di Arabica. 

 

Cena e pernottamento in hotel. Central Hotel o similare.

 

 

Continuando in direzione nord entriamo nello splendido territorio Guraghe. L’area compresa tra Wolisso e Wolkite è abitata dal popolo Guraghe, appartenente al gruppo linguistico Semitico proveniente da nord intorno al 9° Secolo durante l’espansione del Regno Cristiano verso sud. I Guraghe sono uno dei popoli più notevoli e laboriosi dell’Etiopia che occupano l'area a est del fiume Gibe da centinaia di anni. Il loro pane, chiamato “ Korcio” si ottiene dalla fermentazione della foglia del falso banano (Ensete). Visita ai villaggi.

 

Pranzo lungo il percorso, cena e pernottamento in hotel. Negash Lodge o similare

 

 

Dopo la prima colazione percorso di rientro ad Addis Abeba. Pranzo lungo il tragitto. All’arrivo camere in day use sino all’ora della partenza. Tempo a disposizione per shopping e visite individuali. Cena e trasferimento in aeroporto per il volo di rientro in Italia.

 

 

L’arrivo a Roma o Milano è previsto in mattinata.

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

Per ragioni tecnico-operative l'itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida e/o accompagnatore sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo Sistemazioni. Chiaramente trattasi di una spedizione ove il focus non è nelle sistemazioni alberghiere bensì nel voler essere in certi luoghi e nel voler vivere certe esperienze. Dunque a parte la capitale dove si pernotta in un hotel di standard internazionale, per il resto avremo alberghi molto semplici (3 stelle - CONTINUA -

PERCHÈ CON KEL 12

Viaggiamo in Etiopia da più di 25 anni, il nostro circuito è accompagnato da un Esperto profondo conoscitore di luoghi e popoli. L'itinerario è effettuato con jeep Toyota 4X4  dove prendono posto 3 clienti + autista per veicolo. Ogni partecipante ha quindi un posto finestrino garantito.

ESPERTI

  

Esperto Kel 12

  • Dal 25  novembre  2019 al 10  dicembre  2019
  • Dal 6  gennaio  2020 al 21  gennaio  2020
  • Dal 30  novembre  2020 al 15  dicembre  2020

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