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PASSAGGIO DA ORIENTE A OCCIDENTE

ARMENIA IRAN

icona orologio 15 GIORNI
minimo 8 massimo 16 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2019

  • Dal   1  maggio    al   15  maggio  

Un viaggio tra Iran e Armenia, alla scoperta di popoli dalla storia millenaria. Un’occasione per mettere a confronto due mondi e due culture, in un tour esclusivo che attraversa aree poco battute dal turismo dei grandi numeri. Tra sciiti da un lato e cristiani dall’altro, moschee e chiese di pietra, minareti e campanili. L’itinerario inizia a Teheran e prosegue a Persepoli, capitale dei re achemenidi, e Shiraz, città di poeti e giardini. E ancora: Pasargade, con la - continua -

A PARTIRE DA: 3.450 €


ITINERARIO

Partenza da Milano e/o Roma per Teheran via Mosca. Arrivo, disbrigo delle formalità per l’ottenimento del visto e trasferimento con pulmino privato all’Hotel Espinas 5* (o similare) per il pernottamento.

 

La città di Teheran si estende su una vasta superficie a partire dal limite meridionale delle montagne dell'Elburz. Teheran conta attualmente oltre 15 milioni di abitanti ed è una vera e propria megalopoli. Divenuta capitale alla fine del XVIII secolo, ha conosciuto a partire dagli anni 50, con la crescente prosperità dovuta in gran parte allo sfruttamento del petrolio, uno sviluppo senza precedenti, marcato dalla costruzione di autostrade e di edifici di diversi piani, nonché dal flusso inarrestabile di persone provenienti dalle parti rurali del Paese. Poche sono le tracce visibili che testimoniano i due secoli di vita della città come capitale. In effetti, da due secoli a questa parte, è cresciuta all'insegna della più totale assenza di un piano architettonico: sovraffollamento costante, traffico caotico ed evidente mancanza di progetti urbanistici adeguati non possono fare a meno di colpire spiacevolmente il visitatore.

Tra la zona nord e quella sud della città si nota un profondo divario sociale. Nella prima il livello economico è elevato, vi si trovano quartieri residenziali eleganti, buoni ristoranti e negozi di qualità, mentre nella seconda si denota un certo grado di povertà e di caos, anche se è proprio questa la zona dove sono collocati i principali e più spettacolari musei che costituiscono il motivo d’interesse principale della nostra breve sosta.

Nella capitale visiteremo il Museo Archeologico Nazionale e Palazzo Golestan, perché ne rappresentano le specificità più significative.

Il Museo Archeologico dell'Iran si trova in Kheyabun-e Shahid Yarjani. Si tratta senza dubbio del più bel museo del Paese, data la quantità e la qualità delle testimonianze esposte provenienti da ogni parte dell'Iran. La visita al museo costituisce un’eccellente introduzione alla storia della Persia e ai tesori che avremo modo di ammirare nei prossimi giorni. Vi si trovano ceramiche, terrecotte, sculture, incisioni, vasi zoomorfi, capitelli a forma di teste umane e tori, fregi, bronzi e l’uomo del sale.

Più a sud si trova il Palazzo Golestan che può essere fatto risalire alla metà del XIX secolo con interventi iniziali del ’700, ed è inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Questa memoria della dinastia qagiara, situata nel cuore della vecchia Teheran, si sviluppa intorno a un giardino che contribuisce ancora oggi a giustificare l’antica denominazione data al complesso di Palazzo dei Fiori. Sale delle udienze e dell’incoronazione, specchi, alabastri, marmi, fontane, museo con ritratti degli scià e scene di vita quotidiana. E, poi, sale da biliardo, raccolte di fotografie storiche, torri del vento, sotterranei, pavimenti assai decorati, sala da tè.

In serata trasferimento all’aeroporto nazionale e partenza per Shiraz (18.35/19.55, orario soggetto a riconferma). Pranzo in ristorante locale, “Shabestani� o “Ferdowsi. Cena e pernottamento all’Hotel Zandieh 5* (o similare).

 

Dopo la colazione partenza per l’escursione a Persepoli, la capitale dei re achemenidi, di Dario, Serse e Artaserse I. I resti maestosi della reggia, i preziosi bassorilievi, la sfilata interminabile dei popoli che portano offerte al Re dei Re, i tori androcefali, i grifoni, le tombe scolpite nella roccia sulle pareti della montagna, fanno di questa giornata uno dei momenti più emozionanti del viaggio.

Patrimonio UNESCO, è a Persepoli che possiamo ammirare ciò che resta del periodo di massimo splendore dell’architettura achemenide. Dario I vi trasferì la capitale nel 518 a.C., ma, se Dario aveva tracciato lo schema generale degli edifici, la Persepoli che conosciamo è opera di suo figlio Serse. Mentre i primi anni del suo regno furono dedicati alla guerra e all’amministrazione, già nel 485 a.C. l’interesse del sovrano fu dedicato all’edificazione della nuova capitale.

La Grande Scalinata in genere è la porta che accoglie i visitatori, salvo che lavori in corso, a volte, non deviino l’itinerario di visita. I due tori guardiani indicano poi la Porta delle Nazioni o Porta di Serse. Seguono il Palazzo e la Scalinata dell’Apadana con bassorilievi importanti per la godibilità artistica e la capacità di mostrare scene di vita a corte, eventi storici, abbigliamenti, animali, riferimenti a vari popoli di quel periodo.

Alcuni palazzi privati, tra cui il Tachara e l’Hadish, offrono anch’essi bassorilievi e iscrizioni degni di attenzione, oltre a scale e colonnati monumentali. 

Tombe rupestri, che si osserveranno da lontano, sono state scavate sull’altura sovrastante il tesoro. Il Palazzo delle Cento Colonne una volta era un edificio di notevolissime dimensioni e oggi si presenta come uno spazio punteggiato da molti tronconi di colonne.

Prima o dopo la visita al celebre sito archeologico, sosta a Naqhsh-e-Rostam, il luogo dove si trovano le tombe dei re achemenidi purtroppo ormai vuote. La località è celebre per i bassorilievi sasanidi: uno di questi è noto poichè testimonia la sconfitta e la cattura dell’imperatore romano Valeriano ad opera del re sasanide Shapur.

Nel pomeriggio rientriamo a Shiraz, e ci dedichiamo alla visita di questa città molto gradevole e romantica, con bei palazzi e rigogliosi giardini.

Visitiamo la tomba del grande poeta lirico persiano Hafez e la moschea Nasir ol Molk, costruita in epoca Qajar nel 1876. Verificheremo in loco se sarà possibile visitare il Mausoleo del Re della Luce, Aramgah-e Shah-e Cheragh, che conserva i resti del fratello dell’Imam Reza, morto nel IX secolo, un edificio la cui realizzazione si è protratta nel corso di molti secoli. Il luogo di culto sciita, a volte aperto senza interruzione di continuità giorno e notte, a volte con accesso interdetto ai non musulmani, consta di cortile, minareti, cupola, una miriade di specchietti per decori. Cercheremo di ricavarci del tempo anche per passeggiare tra le vie del bazar Vakil.

Pranzo e cena in ristorante, pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione partenza per Pasargade, l’antica capitale di Ciro il Grande. Situata a poco meno di 150 chilometri da Shiraz, risale al VI secolo a.C.

I resti della città, dove non ci rechiamo, sono ben poca cosa e non sono neppure in grado di darci l’idea approssimativa di cosa fosse questa antica capitale. Invece, andremo e apprezzeremo il luogo dov'è la Tomba di Ciro, Patrimonio UNESCO. Non importa se l’attribuzione non sia accettata da tutti gli storici. Ciò che è essenziale, per riconoscerla come Tomba di Ciro, è la storia che si è ormai impadronita del luogo dal momento in cui Alessandro Magno, omaggiandola, la riconobbe come tale.

L’austera bellezza, solitaria e modesta, può sembrare maestosa e persino altera.

Pare affermare, con la sua aspra e massiccia struttura, assolata e fiera, accentuata dall’ergersi solitaria nella piana di Morghab, di non aver bisogno di leziosità e preziosismi architettonici per mostrarsi sintesi stilistica ed emblema tangibile, proprio come la materia di cui è fatta, della solida potenza acquisita da Ciro. Sei piani sbalzati in pietra, elevano sulla pianura una struttura funeraria rettangolare con una copertura a tetto spiovente, anch’essa di forte brutale tenera pietra. Tutto qui, ciò che resta del grande Ciro. 

Terminata la visita proseguiamo verso Isfahan dove arriviamo in serata. Pensione completa e pernottamento all’Hotel Abbasi 5* (o similare).

 

La storia di Isfahan può essere paragonata alla sua complessa bellezza. Non si sa di certo quando fu fondata per la prima volta, ma si sa che già nel V secolo a.C. era una città importante perché i monarchi l’avevano scelta come residenza estiva. L’attuale aspetto della città è opera del re safavide scià Abbas (1587-1629) che durante il XVI secolo ordinò la costruzione di palazzi, ponti, moschee, giardini e marciapiedi che trasformarono la città già in quell’epoca in una delle più belle d’Oriente. Gli storici raccontano che era la città più prospera e moderna del mondo (aveva quasi un milione di abitanti). Dopo il regno di scià Abbas I altri artisti, monarchi, architetti, pensatori e intellettuali lasciarono la loro impronta e contribuirono ad alla sua bellezza.

Straordinario il fasto delle molte, raffinatissime moschee, ornate di smalti e di ceramiche. L’azzurro delle maioliche si intreccia nelle preziose geometrie, la maestosità dei portali a stalattiti gareggia con la superbia dei minareti puntati contro il cielo. Tutto lo splendore dell’architettura e della decorazione islamiche si concretizza nelle forme graziosamente proporzionate della Moschea del Venerdì, nella Moschea dello Scià, nel Palazzo Ali Qapu, nella residenza delle Quaranta Colonne… Ma l'incanto della città sta anche nel passeggiare nei giardini, che risentono della tradizione degli antichi "paradisi delle delizie", passeggiare sui vecchi ponti e confondersi nei meandri dell’immenso bazar: è l'atmosfera d'incanto di una città che un vecchio detto definisce “la Metà del Mondo�.

Iniziamo le visite dalla Meidun-e Naghsh-e Jahan. Questo enorme spazio aperto è una delle piazze più grandi del mondo e rappresenta un maestoso esempio di urbanistica. Realizzata nel 1612, intorno a essa si concentrano molti tra i più rinomati monumenti di Isfahan. Tra questi visitiamo il Palazzo di Ali Qapu dal cui balcone che si affaccia sulla piazza i re safavidi assistevano alle partite di polo. All'ultimo piano dell’edificio è possibile ammirare la splendida “sala della musica�, con i particolari soffitti traforati intagliati con le forme degli strumenti musicali.

Di fronte al Palazzo di Ali Qapu visitiamo la Moschea di Cheikh Lotfollah costruita dallo scià Abbas I nel 1602, un piccolo tempio arredato con una molteplicità di dettagli che lo trasformano in una meraviglia. Per costruirla furono necessari più di vent’anni poiché i mosaici dell’interno sono incomparabili per la loro complessità. In passato questa moschea era conosciuta come “Quella delle donne�, perché in origine un cunicolo la collegava col palazzo di Ali Qapu e permetteva alle donne della corte di assistere agli uffici religiosi senza essere osservate. La maggior parte delle piastrelle che arredano l’interno sono rosa, ma hanno tonalità che variano con la luce. Sul lato sud della piazza sorge la Moschea dello Scià (o dell’Imam), che costituisce una delle più imponenti e favolose opere architettoniche dell’Iran. I muri dell’edificio, sia quelli esterni che quelli interni sono interamente rivestiti dalle piastrelle di maiolica azzurra che sono diventate uno dei simboli di Isfahan. Per completare il perimetro della piazza, manca il lato breve a nord, sul quale si apre l'ingresso del Bazar di Isfahan. Il Bazar si estende su di una superficie molto vasta: come la maggior parte dei bazar iraniani, anche questo è suddiviso in varie strade collegate tra loro, in ognuna delle quali si svolge una determinata attività o si vende un certo prodotto. La Moschea del Venerdì è l’espressione architettonica più importante della dominazione selgiuchide in Persia (1038-1118). Ciò che distingue in maniera immediata la moschea è la sua integrazione con il tessuto urbano attraverso i numerosi accessi che la collegano con le attività della città, sfumando i confini tra spazi cittadini e spazi religiosi. Questo risultato è anche l'esito finale del processo costruttivo e ricostruttivo verificatosi nel tempo. Di particolare interesse è il mihrab di Uljaitu, edificato nel 1310. Proseguiamo verso il Palazzo Chehel Sotun, un edificio destinato ai ricevimenti, fatto costruire dallo scià Abbas II nel XVII secolo. Le sue venti colonne di legno si riflettono sulla superficie della vasca del parco. Sarebbe questa l’origine del nome con cui è comunemente conosciuto: il Palazzo delle Quaranta Colonne.

I ponti sullo Zayandè Rud (11 in totale, 5 sono antichi), costituiscono un aspetto piacevole della città, anche se l’acqua sotto quei ponti non è sempre assicurata. I più frequentati sono Pol-e Si-o-Seh, con 33 arcate e il Pol-e Khaju. Il Ponte delle 33 Arcate è lungo circa 300 metri e la sua costruzione avviene tra gli ultimi anni del XVI e l’inizio del successivo. Era ponte e diga e, diversamente dagli altri, sino a poco tempo fa conservava in una delle estremità un ambiente adibito a sala da tè (decideremo in loco quale visitare a seconda del tempo a disposizione).

Pensione completa. Pernottamento in hotel.

 

N.B. L’ordine delle visite è puramente indicativo e potrà essere variato in loco dalla guida e dal Tour Leader a seconda degli orari di apertura, dell’andamento della giornata e delle esigenze del gruppo.

 

In mattinata potremo eventualmente terminare qualche visita che non fossimo riusciti a completare ieri, prima di partire verso nord, fermandoci a poco più di metà strada (240 km) per visitare Kashan.

Conosciuta anche come città delle rose e degli scorpioni, oggi offre soprattutto case risalenti in parte al primo periodo qagiaro. Per quasi un migliaio d’anni la zona col bazar è stata il centro commerciale più importante della regione. Passeggeremo tra i suoi vicoli per entrare in una delle vecchie case ristrutturate, nascoste alla vista dei passanti dietro muri di anonimi mattoni.

In genere si sviluppano attorno a cortili interni e sono abbellite da stucchi, vetrate, fontane, che caratterizzano il complesso degli ambienti domestici dove si trovano le zone riservate alla famiglia, andaruni, agli ospiti e divertimento, biruni, e anche alla servitù, khadame. Da notare le torri del vento, badgir, realizzate con un semplice ingegnoso sistema per convogliare e rinfrescare il vento che entra nelle case.

Proseguimento verso Teheran dove arriviamo in serata. Pranzo in ristorante, cena e pernottamento all’Hotel Espinas 5* (o similare).

 

Dopo colazione partenza in direzione nord ovest verso la Valle degli Assassini sulle tracce della leggendaria setta islamico-ismailita, che strinse alleanze con l'Ordine dei Templari.

Gli Assassini sono loro. I seguaci di Hassan al-Sabbah. Fu lui a fondare la setta islamico-ismailita che seminò il terrore tra i crociati e i regni musulmani in lotta per il dominio di Gerusalemme, all'epoca delle crociate in Terra Santa. Assoluta era la loro obbedienza al capo, il Vecchio della Montagna che, dalla sua inespugnabile fortezza di Alamut, nel nord della Persia tra Teheran e il Mar Caspio, tramava e impartiva ordini per controllare una delle grandi rotte carovaniere, una delle arterie attraverso cui l’Asia ha comunicato e commerciato per secoli. Un abile gioco di politica internazionale e, naturalmente, risvolti economici che dura 166 anni (ce ne sono ben 8 di Vecchi della Montagna), dal 1090 al 1256, salvo cadere sotto i colpi dei mongoli. Ma esistono ancora i resti di quelle misteriose fortezze.

La strada è buona, ma tutta curve, si va in montagna. Ben presto si raggiunge quota 2300 metri, e sotto di noi la splendida valle dello Shah Ruud.

Alamut si raggiunge camminando per un sentiero erto. Se ad ovest la parete è liscia, un baluardo di 180 metri, a est la conformazione del terreno permette di salire, ma in un passaggio sempre più stretto e obbligato, intagliato nella roccia. A metà altezza della rupe, ecco i resti di una porta fortificata.

Continuando a salire i gradini, circa 300, si arriva a un punto dove hanno bucato la rupe, da parte a parte, per controllare meglio la valle. E non siamo ancora in cima: poco oltre gli archeologi hanno appoggiato alla vetta della rupe una scala per superare l’ultimo tratto. La montagna di roccia diventa muratura, e poi palazzo, e poi colonne di una moschea che emerge dalla penombra di una cavità… siamo alle soglie di quel che resta del palazzo del temutissimo Vecchio. Sulla cima, è come essere su una terrazza intorno alla quale gli occhi incontrano solo la bellezza selvaggia della valle.

La valle è molto bella e per questo abbiamo deciso di pernottarvi una notte sebbene non vi siano dei veri e propri hotel.

Pranziamo, ceniamo e pernottiamo in una semplice guesthouse nel villaggio di Gazor Khan, sottostante la fortezza di Alamut, dove sono state ricavate delle camere che la gente del luogo affitta ai pochissimi turisti che si avventurano sin qui.

Sottolineiamo che le camere sono modestissime e si richiede la condivisione (non è assicurata la singola); sono provviste di letti e servizi (che possono essere in comune tra più camere).

Preferiamo questa soluzione alla tenda perché, a causa del microclima della valle, dove la temperatura la notte scende sensibilmente, è certamente preferibile essere tra quattro mura riparatrici.

E’ utile portarsi un sacco lenzuolo e un piccolo asciugamano se si desidera la garanzia dell’igiene.

 

Da Alamut ci inoltriamo nella valle formata dal fiume Shah Ruud alla ricercar di un altro castello. Sotto la fortezza di Lambsar la valle è molto ampia, coltivata a risaie, che sembra quasi d’essere in Oriente. Ma basta salire un poco di quota, oltre i canali fatti dall’uomo, che questa roccia arcigna diventa steppa e poi deserto.

Lambsar ha resistito un anno all’assedio dei mongoli grazie alla sua posizione. Il lato ovest è protetto dalla montagna, il lato est confina con un baratro franoso, l’unico accesso era una collezione di rupi e pendii; un labirinto della morte su cui le macchine d’assedio nulla potevano. Il castello si vede all’ultimo, a una svolta. Dentro non c’è nulla, a parte il silenzio protetto da mura spesse più di un metro.

Come ad Alamut il posto vale non tanto per quello che lascia vedere di testimonianza archeologica, ma per l'emozione che dà lasciandosi andare alla suggestione dei racconti di fatti antichi.

Lasciamo la valle e le sue fortezze per raggiungere Qazvin.

Il pranzo potrà essere un semplice box lunch.

Se non arriviamo troppo tardi faremo una rapida visita alla Masjed el-Nabi (Moschea del Profeta), alla Masjed é Jamé, del periodo selgiuchide, e alla Emamzadé ye Hossein, mausoleo di un discendente di imam, altrimenti riserveremo queste visite per la mattina successiva.

Sistemazione al modesto Hotel Marmar 2* (non essendo una zona molto turistica non ci sono sistemazioni alberghiere di qualità).

Cena e pernottamento.

 

Prima colazione e partenza verso Soltanieh per la visita al sito archeologico del Mausoleo di Oljeitu. Patrimonio UNESCO, Sultanieh fu costruita dai mongoli ilkhanidi, allo scopo di farne la capitale della Persia, a partire dal 1302. Alla fine del 1384 fu però rasa al suolo da Tamerlano. Il Mausoleo di Oljeitu è uno dei pochi monumenti che sopravvissero alla sua furia.

Situato su un altipiano aperto, a poco meno di 2000 metri di altitudine, la sua cupola azzurra, grandiosa con i suoi 25 metri di diametro e 48 m di altezza, si annuncia da lontano.

Purtroppo non è rimasto nulla di originale del portale d'ingresso così come degli otto minareti che attorniavano questo mausoleo dalla forma ottagonale.

Il fossato si sviluppa ancora a tutto periplo, con bastioni rotondi di cui restano le fondazioni. Si può fare il giro completo della costruzione, ma all'interno permangono impalcature da tempo, i lavori di restauro sono fermi, e non si sa quando verranno ultimati.

Il monumento è della fine del XIII secolo, e uno storico persiano del periodo Timuride, Hafez Abru, lo definì “una struttura davvero originale, e non vi è un altro monumento  simile in tutto il mondo�.  André Gedar, francese, scrive:�...è perfetta architettura... una delle opere migliori dell'architettura islamica iraniana e, considerandola sotto punti di vista di carattere tecnico, forse la più interessante�. All'interno, le fitte impalcature si elevano sino al soffitto, impedendo purtroppo la visione dell'interno della cupola. 

C'è la possibilità di salire nella parte alta del monumento grazie a una scala, praticabile in modo non difficile. A un primo livello, ballatoi permettono di vedere l'interno dell'edificio, con parti decorate in modo certamente apprezzabile; proseguendo nella salita, si arriva a un loggiato aperto verso l’esterno che avvolge la sommità, e gira tutto intorno.

Dal loggiato superiore si può avvistare in lontananza la cupola blu della Tomba del Mullah Hasan Kashi, solitaria a circa 1,5 chilometri a sud, verso il profilo delle montagne. Non la visitiamo in quanto chiusa per lavori di ristrutturazione (a meno che, in loco, non riceviamo informazioni circa la sua riapertura).

Pranzo in ristorante.

Riprendiamo il pullman e proseguiamo verso Zanjan. Arrivo in serata, cena e pernottamento al Grand Zanjan Hotel 4*.

 

Prima colazione e partenza per Tabriz, capoluogo dell’Azerbaijan iraniano, attraverso un paesaggio collinare a saliscendi, calanchi argillosi, dove la steppa delle colline si alterna a fondovalli verdissimi. Fin dalla sua fondazione, avvenuta probabilmente in epoca pre-sasanide, Tabriz si trova sull'itinerario principale dei commerci tra la parte settentrionale dell'Iran e il mondo esterno, ma la sua posizione e la sua vulnerabilità, causata in passato dalle invasioni straniere hanno finito per rallentarne lo sviluppo.

Lo stesso Marco Polo trascorse un periodo in città, al pari di moltissimi altri viaggiatori, conquistatori e sovrani dell’antichità, tra i quali il mongolo Abaqa Khan che la trasformò in capitale di questa porzione dell’impero, scelta perpetrata anche dal suo successore Ghazan Khan. Prima ancora Tabriz fu la residenza scelta dai conquistatori yemeniti della tribù Azd, capeggiati dal sovrano Rawwad, che arrivarono fino a qui nella loro corsa alla diffusione dell’Islam. La ricchezza derivante dai commerci, unita alla posizione strategica lungo le rotte commerciali tra Est e Ovest, quindi il clima particolarmente favorevole, attirarono eserciti da tutta l’Asia e dal Medio Oriente, che nei secoli ingaggiarono aspre battaglie per accaparrarsi il controllo della città e dei suoi ingenti forzieri.

Malgrado la città sia stata più volte rasa al suolo da forti terremoti e invasioni devastanti, si possono ancora ammirare edifici di grande interesse storico e architettonico. Prima tra tutti la Moschea Blu (1465 d.C.), dove della struttura originale rimane soltanto lo iwan (entrata) principale con tracce del blu della sontuosa decorazione che la ricopriva, mentre il resto della struttura è stata pesantemente danneggiata da un devastante terremoto nel 1773.

Anche all’interno era decorata di blu e i motivi distrutti sono stati laboriosamente dipinti su molte delle sezioni più basse intorno alle poche piastrelle originali rimaste.

Interessante è la visita al piccolo Museo Azerbaijan. Potremo osservare daghe e spade bronzee molto belle, bronzi del Luristan (1° millennio a.C.), e anche oggetti in vetro della civiltà sasanide.

Pranzo in ristorante. Cena e pernottamento all’Hotel Pars El Goli 5* (o similare).

 

Giornata lunga, intensa e impegnativa, ma ricca di soddisfazioni.

Presto al mattino particamo per dirigerci a nord, verso il confine settentrionale, che corre seguendo il corso del fiume Aras, la cui sorgente si trova nei pressi di Erzurum, in Turchia. La valle fluviale è stata nell’antichità un’importante via di transito per mercanti e pellegrini cristiani, mentre oggi costituisce una frontiera naturale tra Iran, Armenia e Azerbaijan.

Pareti verticali di roccia friabile si alzano a lato della carreggiata, in un susseguirsi di rilievi riarsi dal sole. Dopo poco meno di tre ore raggiungiamo lo splendido monastero di Santo Stefano, un significativo esempio di architettura armena, che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni, situato a pochi chilometri da Jolfa, a ridosso del confine azero.

Le origini di questo importante centro religioso risalgono al 62 d.C., anno le cui San Bartolomeo avrebbe fondato una chiesa proprio nel sito in cui in seguito fu eretto il monastero. La costruzione della struttura così come oggi la possiamo ammirare risale al XIII secolo, e per i due secoli successivi costituì un centro di grandissima rilevanza storica, artistica, filosofica oltre che religiosa. Fu con l’invasione ottomana dell’Armenia che il monastero di Santo Stefano dovette affrontare un rapido declino, dovuto alle violenze e agli scontri in corso nell’area e alla decisione dello Scià Abbas I di evacuare la regione dai propri abitanti (1604). Bisognerà attendere il tardo XVII secolo per assistere al ritorno dei fedeli e alla ripresa delle attività religiose in questa zona di confine, per arrivare poi a una prima ricostruzione e ampliamento tra il 1819 e il 1825.

Riprendiamo la strada per dirigerci verso il confine con l’Armenia.

L’Armenia ha solo due confini aperti: quello a nord con la Georgia e quello a sud con l’Iran. Non è invece possibile attraversare il confine a ovest con la Turchia e quello a est con l’Azerbaijan a causa delle tensioni tuttora esistenti, per ragioni diverse, con questi “scomodi� vicini.

Questo è uno di quei pochi confini che non lascia indifferenti attraversandolo via terra. Ci renderemo conto che il traffico qui è davvero ridotto e le formalità da sbrigare ci appariranno senz’altro eccessive e, probabilmente, prive di qualsiasi logica.

Tra i due confini esiste “una terra di mezzo� che i pullman non possono attraversare: lasceremo quindi il pulmino e la guida iraniani da una parte per andare incontro, a piedi, tirandoci il nostro bagaglio, al pulmino e alla guida locale armena che ci attendo dall’altra parte per proseguire il viaggio in direzione di Goris. Il percorso è scenografico, tra sali e scendi con larghi tornanti, in un paesaggio di montagne innevate intorno a noi.

Dopo l’Iran, l’Armenia ci apparirà quasi come una Svizzera dove tutto funziona bene e i servizi sono adeguati, anzi superiori alle aspettative. Per pranzo prevediamo un semplice box lunch. Arrivo in tarda serata all’Hotel Goris o Mirhav 3*, cena e pernottamento.

 

Prima colazione. Attraversiamo la regione di Syunik dove si trova il Monastero di Tatev, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un tesoro medioevale del X secolo. Dal XIII secolo fu il centro culturale dell’Armenia Orientale.

Quello di Tatev è un complesso fortificato cinto da imponenti mura, sulle quali è possibile camminare per ammirare il panorama sulla valle sottostante.

La sua posizione strategica l’ha sempre reso inaccessibile ai nemici ed è per questo motivo che divenne sede vescovile e centro politico e amministrativo della regione di Syunik. All’interno del complesso si trova il monumento Gavazan, una colonna di otto metri costituita da pietre sovrapposte e sormontata da un katchkar. In caso di scosse sismiche, il pilone si inclinava per poi tornare alla sua posizione iniziale, segnalando così il pericolo di un terremoto. Si può ancora vedere questa singolare opera di ingegneria architettonica eretta nel 904 al suo posto, anche se non più in funzione e tenuta insieme da placche metalliche.

Ripartiamo verso la regione di Vayots Dzor, tra fiumi, cascate, grotte e  picchi montani. In posizione inaccessibile e spettacolare troviamo il monastero di Noravank, situato in fondo alla valle, tra montagne di roccia rossa che gli fanno da sfondo. Il monastero sorge in una situazione di totale isolamento, in un ambiente aspro e roccioso, ma insieme grandioso e solenne. Conserva stupende scene bibliche scolpite sulla facciata della chiesa-mausoleo della Santa Madre di Dio, tra i più raffinati esempi di scultura del patrimonio armeno. I paesaggi sono molto belli: l’aridità delle montagne contrasta con la fertilità del fondovalle dove verdeggiano pioppi e tamerici.

Continuando a risalire verso nord arriviamo nell’impervia e isolata regione montagnosa di Yeghegnadzor. La strada attraversa la fertile valle dell’Ararat, unica vera pianura della piccola repubblica dove è possibile praticare un’agricoltura sistematica.

Il cono del Monte Ararat, simbolo dell’Armenia sebbene ora si trovi in territorio turco, ci accompagna lungo il percorso. Secondo il mito sulla sommità dell’Ararat si sarebbe posata l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale. Raggiungiamo il monastero di Khor Virap, situato in cima a un colle sulla fertile piana, a 30 km a sud di Yerevan.

Risale dal IV al XVII secolo e secondo la leggenda vi fu imprigionato per tredici anni San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa Armena, perché predicava il Cristianesimo (letteralmente Khor Virap significa fossa profonda). Dal monastero si apre una stupenda veduta del Monte Ararat.

Al termine di questa intensa, ma soddisfacente giornata, arrivo a Yerevan e sistemazione al Tufenkian Historic Yerevan Hotel o Republica Hotel 4*.

Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in hotel.

 

Dopo la colazione partenza verso est, attraverso le periferie e i palazzoni d’epoca sovietica, verso la città di Vagharshapat, antica capitale dell’Armenia fondata nel III secolo a.C., a circa 20 km dalla capitale. Qui si trova e si visita la Cattedrale di Etchmiadzin. Il nome del luogo significa “L’Unigenito è disceso� poiché, secondo la leggenda, Cristo vi apparve a San Gregorio l’Illuminatore.

A Etchmiadzin batte il cuore della chiesa armena. E’ qui che risiede il “Catholicos di tutti gli armeni� e si trovano oltre alla cattedrale-residenza, alcune tra le più antiche e splendide chiese armene, quelle intitolate alle sante Gayanè (630)  e Hripsimè (618) dedicate a due vergini cristiane martirizzate dal re Tiridate III. Con queste due chiese l’architettura classica armena raggiunge la perfezione. Nel giardino della cattedrale è possibile ammirare alcuni khachkar, steli funerarie a forma di croce di pregevole fattura e la porta del re Tiridate risalente al VII secolo.

Poco distante si trova il Tempio di Zvartnots, delle “forze vigilanti�. Costruito da Narsete III nel 652 è crollato per un terremoto avvenuto tra il 930 e il 1000.

Il sito, oggi ridotto in rovina, forma una collina di ruderi ancora in gran parte da esplorare. Una lunga campagna di scavi condotta tra il 1900 e il 1907 ha rivelato la consistenza completa e la grande importanza archeologica e architettonica del complesso che fu uno dei capolavori dell’architettura armena dell’Alto Medioevo. Il tempio si distingue per la profusione di sculture e altorilievi di cui si può ancora ammirare la ricchezza dei capitelli di stile ionico.

Etchmiadzin e Zvartnots sono entrambi inseriti tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità dell’UNESCO. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per la regione di Kotayk. Lungo la strada sosta all’Arco di Charents, il promontorio dove il grande poeta armeno Yeghishe Charents amava venire a contemplare il Monte Ararat che si svela in tutto il suo splendore da questo piccolo arco eretto in sua memoria. Visita del Tempio del Sole di Garni (III secolo a.C.) gioiello dell’architettura armena precristiana, l’unico monumento che appartiene alla cultura ellenistica conservatosi dopo la cristianizzazione in Armenia. Oltre al tempio, il complesso architettonico comprende il palazzo reale con i bagni, dove è ancora visibile il pavimento a mosaico rosa e verde di notevole fattura e i resti della chiesa tetraconca a pianta circolare.

Si prosegue verso il Monastero di Geghard, XII-XIII secolo, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, dove la tradizione vuole fosse conservata la lancia, geghard in armeno, che trafisse il costato di Cristo.

Si trova in una gola montagnosa di grande fascino e la particolarità della sua costruzione, in parte ricavata nella roccia viva, rende questo complesso particolarmente suggestivo. Attorno al monastero sono visibili numerosi khachkar, alcuni finemente scolpiti nella montagna. Dentro, si susseguono ambienti bui, trafitti qua e là da pochi raggi solari che filtrano dalle finestrelle. Rientro a Yerevan. Cena in ristorante e pernottamento in hotel.

 

Capitale dal 1918, cresciuta lungo le rive del fiume Hrazdan, Yerevan risulta piacevole grazie all’ampiezza degli spazi, al tufo usato per i palazzi che le donano delicate sfumature di colore rosa, all’abbondanza di parchi e fontane. La visita panoramica della città include Piazza della Repubblica, il cuore della capitale su cui si affacciano alcuni degli edifici più scenografici della città costruiti in tufo chiaro; il Teatro dell’Opera; la Cascade, la monumentale scalinata che collega la zona bassa del Teatro dell’Opera con il Parco della Vittoria, più in alto, dove si trova la statua intitolata a Madre Armenia. Il luogo è diventato un centro di aggregazione, molto animato e frequentato dai locali specie durante la bella stagione. Vicino all’Opera si trova anche un piccolo parco dove durante i fine settimana si svolge il mercato dei quadri chiamato Vernissage d’arte.

Tra i vari allestimenti museali che Yerevan offre scegliamo il Museo di Storia Nazionale, ricco di reperti, che costituisce un ottimo compendio per rendersi conto di dove si è. L’Armenia è un paese effimero, un frammento del vasto territorio storico degli armeni, che nei secoli si è ampliato e ristretto molte volte. Quel che rimane è un lascito delle divisioni sovietiche degli anni ‘20 del XX secolo. Strepitoso è il piano alto che ospita due carri funerari in legno e una vasta collezione di oggetti di ceramica, bronzo, terracotta oltre a gioielli e coltelli.

Visitiamo il Matenadaran, la biblioteca dove sono conservati più di 14.000 manoscritti di inestimabile valore tra cui traduzioni di testi di Aristotele e Zenone, l’unica traduzione delle “Cronache� di Eusebio di Cesarea e molte altre opere greche, latine, arabe… I manoscritti meravigliano per l’abilità delle miniature i cui fregi ornamentali brillano come fossero pietre preziose.

In serata visita al Monumento Commemorativo del Genocidio Tsitsernakaberd sulla Collina delle Rondini, costruito a memoria dell’eccidio di un milione e mezzo di armeni ad opera della Turchia ottomana nel 1915. Pranzo e cena in ristorante. Pernottamento in hotel.

 

NB: L’ordine delle visite di Yerevan è puramente indicativo e potrà essere svolto con ordine diverso da quello presentato.

 

Sveglia in tempo utile per recarsi in aeroporto per il volo diretto a Mosca. Arrivo, cambio di aeromobile e proseguimento per l’Italia.


 

 

 

  1. Isfahan   2. Yazd   3. Persepoli

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 Alberghi. Tutti i pernottamenti sono previsti in hotel, tranne una notte in cui pernottiamo in una guesthouse modestissima nel villaggio di Gazor Khan, nelle vicinanze dei resti della fortezza di Alamut. Le camere, essenziali, sono dotate di letti e servizi (che potranno essere comuni tra più camere). Non è garantita la sistemazione in singola e, se necessario, si dormirà anche in 3 o 4 persone nella stessa camera. E’ utile portarsi un sacco lenzuolo e un piccolo - CONTINUA -