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RENDEZ VOUS: DOVE UN SORRISO E’ UN SORRISO

CAMBOGIA

icona orologio 13 GIORNI
minimo 12 massimo 20 partecipanti
icona valigia PARTENZE:

    2020

  • Dal   14  gennaio    al   26  gennaio  
Sistemazioni
Land Expeditions - Viaggi con Esperto

Un viaggio solo in Cambogia? Si. Specie stavolta perché Angkor, in accordo con l'UNESCO, straordinariamente s’apre e illumina una sera per una cena e musica solo per noi. Vi dedichiamo tanto tempo perché la Cambogia dà "più di quel che costa". Phnom Penh, di nuovo bella. Sambor Prei Kuk che sarà modello per Angkor. Il ponte di Jayavarman VII stupefacente per integrità e assenza d'altri. Poi Banteay Chhamar dove i volti di - continua -

A PARTIRE DA: 4.100 €


ITINERARIO

Volo di linea Thai da Malpensa TG 941 delle 13,05. Incontro con l’accompagnatore (Mario Romualdi 340 3475697) 3 ore prima della partenza al banco accettazione. Pasti e notte in volo.

 

Arrivo a Bangkok alle 5,55. Volo Thai TG 580 alle 7,50. Si è a Phnom Penh alle 9,00.

Accoglimento in aeroporto e trasferimento in hotel. Possiamo fruire subito delle stanze in albergo, aspetto che i nostri compagni certamente apprezzeranno, per un’opportuna doccia e relax sino al pranzo in hotel.

Scegliamo d’iniziare il viaggio in modo soft per evitare di andare in giro stanchi e frastornati come in genere succede appena scesi dall’aereo. Il primo giorno d’arrivo in un luogo con forte differente fuso orario, avrebbe sempre bisogno di un opportuno momento di ambientamento. In questo caso siamo in grado di soddisfare tale diffusa esigenza. Ma, non ci faremo tentare da una pur breve pennichella, perché la cosa migliore è arrivare a sera senza dormire e concedersi una meritata notte di sonno in grado di ricostruire un opportuno ciclo  giorno-notte.

Subito dopo il pranzo visitiamo il Museo Nazionale, Palazzo Reale e Pagoda d’Argento.

(L’ordine delle visite potrà variarsi purché se ne preservi la sostanza. In certi luoghi l’accesso è consentito con abbigliamento sobrio e a piedi scalzi. Niente canottiere, gonne o pantaloni corti. Tenerne conto nella preparazione del bagaglio a mano).

 

Phnom Penh si sta definitivamente svegliando da uno stato di sonnolenza, (dovuto alla necessità di una particolare sofferta elaborazione del lutto), che l’ha colpita dopo i tragici fatti connessi agli orrori dei Khmer Rossi. Oggi sta tornando a essere quella piacevolissima città che ne aveva fatto uno dei centri coloniali francesi più apprezzabili di tutta la penisola indocinese, dal punto di vista estetico e della vivibilità urbana. In ciò è aiutata dal suo essere distesa in una piana in cui convergono tre fiumi, il Mekong, il Tonlè Sap e il Tonlè Bassàc. I lungofiumi sono le zone più piacevoli dove passeggiare e cercare un bar per rilassarsi al tramonto o dopo cena.

Le leggende sulla fondazione della città contribuiscono a restituire al luogo quanto le recenti vicende hanno brutalmente imposto nella vita d'ogni cambogiano. Ma, la storia vera sulla sua origine è legata al declino di Angkor, che determina la necessità da parte dei Khmer di individuare una zona più funzionale di quella in cui sorgeva l’antica capitale per sviluppare i rapporti commerciali con Cina ed Indonesia. Così si amplia il primo nucleo urbano all’inizio del XV secolo.

La presenza francese si riscontra ancora nell’aspetto architettonico di Phnom Penh specie con riferimento al Palazzo Reale, al Nuovo Mercato e al Museo Nazionale. Dopo lo spopolamento forzato operato nel periodo del terrore, quando in città erano rimasti non più di 50.000 abitanti, l’arrivo dei vietnamiti nel ’79 facilita il ritorno alla normalità, soprattutto dopo gli anni ’90. Da quel momento si assiste a un reale risorgere della capitale attraverso la costruzione di numerose opere pubbliche, e l’inizio di corposi restauri che le stanno ridando vitalità e gradevolezza.

Il Palazzo Reale è costituito da alcune strutture che ricordano quello più famoso con sede a Bangkok. Il complesso è formato da vari padiglioni, giardini, sale, viali, torri e pagode la più famosa delle quali è senz’altro la Pagoda d’Argento. Il nome deriva dal materiale con cui sono realizzate le circa 5.000 mattonelle del pavimento, ognuna delle quali pare pesi un chilo. All’interno sono conservati molti oggetti di pregio che consentono di farsi un’idea della grandiosa civiltà Khmer. In particolare si nota la presenza di varie rappresentazioni statuarie del Budda, gioielli e maschere in oro, smeraldi e altri materiali nobili, che pesano tante decine di chili. Non poteva mancare la presenza di marmo italiano usato per la costruzione dello scalone d’ingresso.

Il Museo Nazionale, un’interessante struttura in mattoni in parte aperta, custodisce la più importante raccolta di sculture Khmer del pianeta. Il complesso è reso ancora più piacevole dalla sua articolazione in padiglioni inseriti in un giardino. Statue con influenze induiste che risalgono dal VI secolo, raffigurazioni buddiste, ceramiche e bronzi alcuni dei quali del IV secolo, danno gradevolezza a una visita tra l’altro non particolarmente lunga, che serve però da opportuna introduzione ad un viaggio di avvicinamento al mondo Khmer.

Cena (buffet) in hotel. Ognuno cenerà quando voglia in base alle proprie esigenze.

 

 

Il nostro hotel a Phnom Penh, “Le Royal Raffles” 5* lusso (www.raffles.com) Davvero    godibile.

Un albergo d’epoca coloniale ristrutturato nel 1997 dalla non ignota compagnia Raffles. “Tra i più grandiosi hotel coloniali d’Asia”. “Una delle vecchie glorie dell’Asia assieme all’Oriental di Bangkok e al Raffles di Singapore”. Probabilmente la migliore sistemazione della Cambogia, in ogni caso è banalmente molto bello e con servizi adeguati. E’ una struttura che ci ha sempre soddisfatto e volentieri la frequentiamo da quando è stata riaperta dalla nuova gestione. Non risulterà estranea a chi abbia soggiornato presso lo Strand Hotel di Yangon o, più probabilmente, a chi abbia visto “Urla del silenzio”, in parte girato negli ambienti del Le Royal Raffles. E’ spesso accomunato al Rex Hotel di Saigon perché anche lì risiedevano i giornalisti che seguivano le rispettive vicende belliche. La differenza è però notevolissima dal punto di vista della qualità, a sfavore del Rex.

 

Vista la pesantezza delle due giornate d’inizio viaggio ci concediamo una sveglia a piacere, mattinata e pranzo liberi in modo che ognuno si organizzi il tempo come voglia. Si potrà approfondire la conoscenza di Phnom Penh, passeggiare sul lungofiume o fruire dei servizi in hotel per alcune ore di puro relax.

È doveroso ricordare che nella capitale, e in tutta la Cambogia, le vicende che hanno attratto l’attenzione del mondo per la brutalità con cui alcuni uomini ne hanno massacrato tanti altri, hanno lasciato tracce non solo negli animi dei cambogiani superstiti.

Ci sono altri segni che consentono di non dimenticare. Tra questi, a Phnom Penh, vi è un edificio tristemente noto per essere stato trasformato da scuola a luogo di detenzione e tortura. Si tratta dell’ex carcere di massima sicurezza S-21 in cui sono   stati rinchiusi circa 20.000 cambogiani prima di essere avviati a un campo di sterminio.  Il posto mostra con ruvida verità una parte di ciò che è accaduto durante il regime di Pol Pot. Chi vi vorrà andare riceverà le opportune indicazioni. Non prevediamo una visita di gruppo perché non tutti quelli che vi si sono recati hanno gradito le crude immagini cui ci si trova di fronte.

In ogni caso, se vi è interesse di una parte consistente del gruppo, l’organizzazione mette a disposizione bus e guida locale per andare al S-21 o in altri luoghi che possano interessare, per esempio un mercato, tra cui quello russo (se aperto).

Qualsiasi cosa si decida di fare, le stanze dell’hotel vanno lasciate alle 12 (regola comune in tutti gli hotel del viaggio, salvo specificazioni), e la partenza per Kompong Tom è prevista subito dopo.

I 180 chilometri tra le due località, decisamente verso nord, si possono percorrere normalmente in poco più di 3 ore utilizzando la buona strada che le collega. Si trova a metà tra la capitale e Siem Riep sulla   NH6.

Prevediamo una breve sosta a Skoun, posta a una novantina di chilometri da Phnom Penh per Kompong Tom. È nota per offrire come specialità alimentari ragni e tarantole fritte che provengono da raccolte effettuate nei villaggi vicini. (La cena nel nostro modesto boutique hotel di Kompong Tom non è così indecorosa da dovervi giungere avendo già mangiato). Ci fermiamo anche perché non necessita deviazioni.

Nel tardo pomeriggio giungiamo nell’area di Kompong Tom.

 

Il “Sambor Village Boutique Hotel” (www.samborvillage.asia)

È piacevole, anche se le descrizioni fornite da guide e Internet sono eccessivamente elogiative. In ogni caso, è un posto che frequentiamo da quando è stato aperto (non da molti anni) specie per la sua posizione, ma anche per l’accoglienza. È comunque la migliore delle sistemazioni disponibili a Kompong Tom. Sono bungalow semplici distribuiti in un giardino con una piccola piscina sempre gradita nei mesi caldi, vicino al fiume. Il tutto è contornato dalla gentilezza della gestione, pulizia delle stanze, suoni che provengono dal verde circostante e dai volatili che fanno visita.

Inoltre, disponendo di poche stanze, lo avremo quasi tutto a nostra disposizione.

Cena in hotel. (Set menù).

 

Spesso, come in questa occasione, le distanze da percorrere, ma soprattutto lo stato di alcuni tratti di strade, consigliano partenze di buon mattino per mantenere la durata del viaggio entro un numero di giorni congruo.

È la prima vera giornata di visite e trasferimenti intensi. Cominciamo da Sambor Prei Kuk, a una trentina di chilometri di strada sterrata da Kompong Tom.

Questo sito rappresenta degnamente, come Preah Vihear (che conosceremo fra qualche giorno), un corretto approccio storico e architettonico alla successiva esplosione artistica di Angkor, di cui costituisce preziosa anticipazione. È un gruppo di monumenti preangkoriani assai rilevante in Cambogia. Stranamente, è poco frequentato nonostante, al contrario di Preah Vihear, da più anni sia raggiungibile con una strada quasi tutta asfaltata.

La visita dei templi di Sambor Prei Kuk, permette un opportuno incontro con la storia e l’arte kmer, perché si tratta di un sito precedente l’era classica, e consente un logico approssimarsi temporale al più famoso sito cambogiano.

Qui, la foresta protegge ancora un centinaio di strutture alcune delle quali sono tra le più antiche del Paese. Capitale di un regno nel VII secolo, continua a svolgere un importante ruolo anche nella fase in cui Angkor era già il maggior potentato della regione. Gli elementi naturali hanno danneggiato l’immagine originaria del sito, ma rimane un complesso di edifici in mattoni che meritano la visita.

Torri con bassorilievi, sculture di leoni e mura che a volte si reggono in piedi grazie al groviglio di rami e radici di piante che formano un tutt’uno con i mattoni. Un insieme indistricabile con la foresta che pare contemporaneamente stritolare e difendere le costruzioni. Il più esplicito preludio a una forma di connubio tra mano dell’uomo antico e natura che trova l’espressione più poderosa nel Ta Phrom.

Nei Prasat Sambor, Prasat Yeai Poeum, Prasat Tao, Srah Neang Pov…s’incontrano edifici e rappresentazioni di incarnazioni di Vishnu, yoni e del potente Shiva.

Molto interessanti si rivelano le parti interne di alcune grandi strutture in mattoni. La scomparsa dei tetti in legno che nascondevano le aree superiori interne, mostra spazi in alto davvero sorprendenti.

Per una ricostruzione virtuale dello stato originale di Sambor Prei Kuk si può visitare il sito: http://steel.ced.berkeley.edu/research/sambor

 

Durante la permanenza, deambulando nella foresta in cui ancora si notano le fosse prodotte da non parsimoniosi bombardamenti, si è spesso attorniati da bambini che vendono in genere sciarpe. A volte “danno fastidio”. Che fare?

Comprare, magari dopo estenuanti contrattazioni per risparmiare un dollaro, contribuendo a perpetuare la non frequenza scolastica? (Ammesso che siano mai stati messi in condizioni di porsi questa necessità). Non comprare, negando loro la possibilità di guadagnare qualcosa?

 

Se il tempo lo consente, con una breve deviazione lungo l’itinerario, è possibile osservare un manufatto imponente, un ponte, davvero in ottimo stato, lasciato alla visione dei pochi viaggiatori che hanno l’accortezza di andare a trovarlo. La sua realizzazione si deve a quel Jayavarman VII (fine XII e inizio XIII secolo) che, oltre ad essere giustamente glorificato per aver riportato il territorio sotto il controllo kmer    dopo l’annessione da parte dei meno noti ma potentissimi vicini Cham, è ricordato come il re che più di altri ha lasciato opere che ancora oggi fanno di Angkor un centro di attrazione mondiale. Il poderoso ponte con magnifiche arcate (gli aggettivi sono giustificati) e i grandi Naga che fungono da parapetto, non hanno nulla da invidiare ai più famosi e frequentati ponti ad Angkor.

A costo di arrivare un poco più tardi nel nostro hotel di Siem Riep, faremo in modo di sostarvi.

 

(Il richiamo ai Cham introduce la riflessione sul modo con cui nei secoli si trasmette la fama dei popoli antichi. Ve ne sono alcuni che, avendo lasciato opere grandiose, sono ricordati e valorizzati storicamente in modo proporzionale alla grandezza delle architetture giunte sino a noi. Vedi i Kmer. Ve ne sono altri che, pur avendo svolto un ruolo storico notevolissimo, scivolano nel dimenticatoio o sono messi in secondo   piano perché di loro non rimangono, o non hanno mai realizzato, imponenti opere, come i Cham. Infatti, quasi tutti hanno sentito parlare di Angkor, pochi sanno dell’esistenza di My Son in Vietnam, anche se è Patrimonio UNESCO).

 

Da Sambor, 160 chilometri verso nord ovest per circa 3 ore, prima sulla NH6 e poi su una strada secondaria, ci portano sino all’intricata Beng Mealea.

Non molti inseriscono questo luogo nei programmi, per questioni di tempo e per la sua inagibilità. (Anche se, a volte, possono incontrarsi gruppi coreani che gareggiano sonoramente con quelli cinesi). Il complesso, degno di interesse anche per il suo stato (sperando che non procedano con lavori di sostentamento e restauro come sta avvenendo al Ta Phrom di Angkor), risale al XII secolo. Si colgono immagini di semplici cumuli di pietre che paiono senza senso, imponenti fossati, commistioni inestricabili tra vegetazione e arte, arenarie finemente scarnificate, passaggi oscuri, ponticelli, torri crollate, biblioteche meglio tenute, templi, pietre, rampicanti, il tutto in una condizione di non banale godibile abbandono.

Un insieme che ci piace non trascurare nel nostro itinerario più completo, con aspetti scenici apprezzati anche da chi ha scelto questo sito come set per riprese di film.

Se non vi fossero altri, e non avessero ancora cominciato lavori, sembrerebbe di essere i primi a riscoprire questo posto.

 

(Forse, non sarebbe male se, a fronte di tanti siti ben ristrutturati, altri come questo, dopo una doverosa messa in sicurezza riuscissero a conservare l’aspetto originario di quando sono stati riscoperti e consegnati all’attenzione dei viaggiatori).

 

Altri circa 70 chilometri ci consentono finalmente di giungere a Siem Riep in serata. Sistemazione in hotel.

Pranzo set menù in modesto ristorante durante le escursioni, in buona posizione, “Preipros” (“Prey Pros”, “Prepos”). Cena in hotel. (Le cene in hotel sono sempre set menù).

 

Il nostro hotel ad Angkor, “Angkor Palace Resort & Spa” 5*

Trascorriamo in questo hotel “che porta il fascino dei resort balinesi ad Angkor”, 6 notti, quella di oggi più altre 5 nella seconda parte del viaggio. Legno decori giardini piscine ampie stanze caratterizzano l’albergo con management e personale molto disponibili e  professionali. È in un vasto parco in zona tranquilla, appartata, lontana dal centro di Siem Riep ormai caotico rumoroso formicolante di gente e locali d’ogni tipo. Sarà piacevole sostarvi sino al rientro in Italia, anche se la cucina potrà non essere il suo miglior biglietto da visita. Comunque, vi consumiamo le cene per non dover uscire la sera dopo intense giornate e andare in ristoranti esterni.

In ogni caso, chi vorrà un poco di movida locale, troverà tuk tuk di fronte all’hotel. Con due dollari, o poco più, si va in centro nell’area pedonale in cui si trova anche un night market.

*(Per comodità, chi lo desideri può approntare un bagaglio col necessario per le due notti a Battambang. La più ingombrante valigia può restare in hotel).

 

Raramente introduciamo nei nostri itinerari l’estremo nord ovest del Paese. Lo facciamo in questo viaggio più coinvolgente e approfondito del solito, proprio perché dedichiamo alla Cambogia più giorni. Andiamo in una regione poco proposta al turismo a venti chilometri circa dal confine thailandese, con un sito, Banteay Chhmar, in attesa di entrare tra i patrimoni UNESCO. Ne apprezzeremo anche l’isolamento e le scarse presenze rispetto ad altre località, prima che l’UNESCO faccia da traino allo sviluppo del turismo.

I 170 chilometri che separano Siem Riep da Banteay Chhmar, si percorrono in 3 ore, prima proseguendo sulla stessa statale di ieri, poi piegando verso nord.

C’è uno dei più importanti monasteri dell’era di Angkor e vale la visita, nonostante i disagi. L’importanza del sito, dovuto al solito Jayavarman VII che lo fece realizzare nel XII secolo sulle rovine di un tempio di tre secoli prima, sta nell’essere uno dei complessi architettonici più maestosi e antichi fuori dell’area di Angkor.

Cumuli di pietre, alberi che vigilano sulla loro incolumità, bassorilievi con rappresentazioni di coccodrilli fanti e elefanti, scene di quotidianità, scontri terrestri e navali tra Kmer e Cham, gallerie crollate e altre che resistono ancora, iscrizioni, apsara decapitate, due figure con decine di braccia, quasi la personificazione di enormi ventagli. E i quattro volti di Avalokiteshvara, anticipazione dei mille sorrisi supponenti e misericordiosi del Bayon.

Tra le rovine ombrose raramente abbiamo incontrato altri viaggiatori.

Durante la visita troveremo un angolo adatto per consumare un leggero lunch box. Riscendendo verso sud siamo sulla statale 5 che, se percorsa tutta porterebbe sino alla capitale. Noi ci fermiamo a Battambang, dove arriviamo nel tardo pomeriggio, dopo tre ore e 150 chilometri.

Sulle rive del Sangker River, è nota per essere una piacevole località con personalità francese. La seconda città in Cambogia per numero d'abitanti, non appare particolarmente stravolta dallo sviluppo succeduto alla ripresa delle attività economiche e commerciali che hanno fatto seguito alla stasi del periodo dei Khmer Rossi. (Non mancano però moderni pretenziosi e pacchiani edifici realizzati per soddisfare la domanda turistica anche orientale).

Se ne apprezzerà ancora l’atmosfera coloniale grazie ad alcune strutture realizzate dai  francesi che le fornirono un tono elegante, ora decadente. Il centro storico degno d'interesse coincide col lungofiume.

Pranzo, leggero lunch box nel sito di Banteay Chhmar. Cena in hotel. (Set menù)

 

Il nostro hotel a Battambang, “Bambu” boutique hotel. (bambuhotel.com)

E’ una piccola recente struttura, gradevole, a poche centinaia di metri dal lungofiume. Su giardino e piscina affacciano stanze realizzate in costruzioni con stile tradizionale. Sarà piacevole trascorrervi due notti e sorseggiare qualcosa nel bar a bordo piscina presidiato dall’ospitale e non ovattato gestore. Una breve passeggiata porta al lungofiume col quartiere che conserva elementi architettonici coloniali.

 

Il giorno di sosta a Battambang, oltre a consentire di conoscere un poco la realtà della seconda città cambogiana, permette di rallentare il ritmo. Oggi, ci si può svegliare meno presto del solito perché la giornata può essere non intensa come quelle che precedono e seguono. Le visite potranno essere organizzate in modo da assorbire più rilassatezza. Noi le indichiamo lasciando in loco, come sempre, la scelta dei momenti in cui svolgerle. È questa l’occasione anche per ricavarsi un tempo di puro riposo, da usarsi per passeggiare specie nel tardo pomeriggio sul lungofiume.

Al mattino andiamo circa 30 chilometri fuori Battambang verso sud ovest per arrivare   al Prasat Banan. Giunti ai piedi di un’altura, e di una scalinata che la ascende e pare infinita, non lasciatevi scoraggiare. Sono meno di 400 i gradini che portano alla sommità di una collinetta per toccare le 5 torri, che alcuni vorrebbero siano anticipazione di quanto in maniera assai più maestosa farà la fama di Angkor Wat. Lo scalone è imponente. Salendolo con la dovuta calma se ne può apprezzare tutta la grandiosità.

Giunti in cima, non si è conquistata solo la vista che spazia compensando la fatica, ma le tonalità cromatiche delle cinque strutture realizzate nell’XI secolo. Queste, oltre a ricordare, seppur con un impegno di fantasia, quelle del più grande monumento religioso al mondo, (sempre l’Angkor Wat), offrono particolari interessanti come gli architravi scolpiti e gli interventi in bassorilievo sulla sommità della torre centrale.

Dopo la discesa, la non casuale presenza di un venditore di bibite fresche e cocco riconcilia col viaggio.

Rientrando a Battambang, si può brevemente sostare (se il gestore accetta visite) in una azienda vinicola locale. La “Prasat Banon Winery” produce vini e brandy.

Pranzo nel piccolo boutique hotel La Villa. Molto gradevole, con arredi d’epoca anni ’30. Per noi è il miglior hotel di Battambang, anche se è oramai ingolfato tra moderne strutture di cemento. (Ha solo 7 stanze e non si presta a ospitare gruppi).

Nel pomeriggio, andando verso nord per una decina di chilometri dalla città seguendo la direzione del Sangker River, ci si introduce nella campagna circostante per arrivare al Wat Ek Phnom. Le rovine dell’XI secolo con un tempio centrale e resti di un muro perimetrale, oltre che di una vasca sacra, sono meta di scampagnate e visite di devozione dei locali. Specie delle donne che vi si recano per chiedere la grazia di restare incinte.

Rientro a Battambang nel pomeriggio ed eventuale tempo libero sino alla cena.

Pranzo a La Villa, set menù in una struttura assai gradevole. Cena in hotel. (Set menù).

 

Occorrono normalmente 8-9 ore di navigazione da Battambang a Siem Riep Angkor, ma la sua durata reale può essere anche maggiore. Dipende dalle condizioni generali e soprattutto dal livello dell’acqua che può limitare molto l’andatura della barca che, specie nelle strettissime anse, dovrà essere manovrata a spinta dal personale. Anche ciò, però, è parte dell’interesse della giornata. La nostra imbarcazione attraversa canali e paludi formate dal Sangker River, in uno scenario di vita fluviale e lacustre in cui si mescolano uomini, animali e aspetti della natura locale mai scontati, impossibili da scoprire se non dalla prospettiva permessa dalle vie d’acqua. Case galleggianti, strumenti da pesca d'ogni tipo, bambini, coltivazioni, verde…

E, non di rado, anche quella povertà che neppure la più romantica, deformante e ipocrita delle visioni può definire dignitosa.

L’imbarcazione di cui disponiamo è veramente assai modesta, ma permette un’escursione che non può mancare se si vuole incontrare questa Cambogia. Come nelle altre occasioni di trasferimenti in barca, possiamo gestirla a nostro piacimento. Prevediamo un leggero lunch-box. Durante il lungo itinerario si fa una sola breve sosta, sbarcando su una casa-ristorante-bar galleggiante per consentire all’equipaggio di pranzare. Ma, come detto, le condizioni specifiche del fiume e del lago appurabili solo in loco il giorno del trasferimento, determinano concretamente l’andamento della giornata e l’ora d'arrivo.

Consideriamo la giornata odierna certamente tra le più coinvolgenti dell’intero viaggio, anche se, è bene sottolinearlo ulteriormente, per qualcuno potrà essere pesante. Viste le precedenti esperienze, ci sarebbe però difficile immaginare un itinerario che non includa questa navigazione. Raramente, tra i vari pezzi di mondo che abbiamo percorso, c'è capitato di incontrare e assorbire un concentrato di immagini tanto ricche di verità.

Ad alcuni parrà certo troppo lunga, ma non potremo abbreviarla.

(Potrà evitarla solo chi decida di andare autonomamente via terra con un taxi).

Giunti a destinazione, si va in hotel con mezz’ora di bus.

Stiamo ad Angkor altre cinque notti.Avremo tempo sufficiente per visite non superficiali anche di templi poco reclamizzati nella regione circostante. Il soggiorno è articolato in modo da prevedere di terminare, a volte, le visite di gruppo nel primo pomeriggio, così da consentire attività individuali. Ci si potrà dedicare ad approfondimenti degli aspetti che più hanno interessato o andare alla ricerca di nuove occasioni di conoscenza nel vastissimo parco archeologico.

Si potranno anche ricavare spazi per regalarsi piscina e massaggi nel nostro resort,

visitare il mercato e negozi di Siem Riep, alzarsi presto per attendere l’alba all’Angkor Wat o recarvisi al tramonto, fare un “volo” in mongolfiera…

 

Pranzo in barca con leggero lunch-box, preparato da La Villa.

Cena set menù (forse a tarda ora) e pernottamento all’Angkor Palace Resort & Spa5*.

 

(Durante la permanenza nella zona di Angkor, includiamo visite ed escursioni con una sequenza che, compatibilmente con l’andamento complessivo del viaggio e le caratteristiche del gruppo, può essere variato in loco. Solo a titolo informativo, per esempio, si può decidere di unire alla visita di Phnom Kulen – prevista dopodomani - anche Banteay Srey. Normalmente, però, a Banteay Srey si va in altra giornata).

 

(Ricordarsi di portare il passaporto)

 

Quest’altra intensa giornata è dedicata al sito di Preah Vihear (dal nome della provincia in cui si trova), di età precedente l’era classica di Angkor. Per la sua rilevanza storico architettonica e la sua posizione ci piace ancora ricordare che dal 2008 è l’unico sito oltre Angkor in Cambogia a essere Patrimonio UNESCO.

Ci concediamo un giorno d’avventura attraverso un territorio poco influenzato dal turismo. Partenza di primo mattino verso il nord sino a ridosso del varco di confine con la Thailandia, che ha spesso cercato di contendere alla Cambogia il possesso dell’importante complesso kmer. L’arrivo nel sito è previsto dopo circa 5 ore. Si percorre un itinerario antico che faceva parte di una ragnatela di strade reali fatte realizzare dai regnanti kmer. Le principali erano sette vie lastricate che portavano in luoghi di particolare rilevanza come Preah Vihear, Sambor Prei Kuk, Phnom Kulen, o Vat Phou in Laos.

(Dedichiamo molto spazio alla descrizione di Preah Vihear perché solo da poco tempo appare sufficientemente sulle guide e Internet).

Su un’altura di quasi 600 metri si trova il complesso religioso che i thailandesi chiamano Monastero Sacro. Nel periodo di Angkor era meta di devozione tra le più apprezzate dai pellegrini. La sua realizzazione si attua in diversi periodi, pare dal IX-X secolo, anche se per molti studiosi i primi interventi sarebbero certamente anteriori. In ogni caso si tratta di un monumento che pur essendo apprezzabile dal punto di vista architettonico, lo è soprattutto per la sua posizione (la più strepitosa tra i siti cambogiani). Rappresenta, assieme a Sambor Prei Kuk, una fase dello sviluppo dell’arte kmer che solo dopo più di un secolo darà vita ad esempi più noti come il Bayon o l’Angkor Wat.

I templi di Preah Vihear sono un'efficace raffigurazione materiale del periodo architettonico iniziale kmer, quando uno dei temi dominanti è la realizzazione di edifici sacri che simboleggino il Monte Meru, la Casa degli Dei, il centro del mondo. L’immaginaria altura religiosa può consistere in una montagna reale o, in assenza, in un manufatto artificiale. Ovviamente, la presenza di un luogo naturale su cui erigere l’edificio fornisce maggiore importanza al luogo stesso. Anche per questo, Preah Vihear già in passato aveva un ruolo assai rilevante per i comuni fedeli ed anche per i regnanti kmer. Ancora oggi i buddisti cambogiani vi riconoscono uno dei più sacri luoghi del Paese. Pure i thailandesi lo apprezzano, tanto che è stato motivo di recente contenzioso anche militare con Phnom Penh. (Di queste tensioni rimangono segni tangibili nella presenza di soldati che presidiano la zona).

Nel sito, che sta proprio sul confine in territorio cambogiano, si può restare sorpresi dal costatare il numero di presenze che possono provenire dalla Thailandia. Infatti, quando è aperta la frontiera, i thailandesi vi giungono in numero assai maggiore dei cambogiani perché dispongono di una migliore viabilità e di un accesso facilitato. Da qualche anno dopo gli ultimi episodi di guerra e i successivi accordi, le autorità cambogiane hanno deciso di chiudere il posto di frontiera per impedire l’accesso ai vicini.

Il primo impatto può non essere sorprendente perché il complesso non manifesta immediatamente tutta la sua grandezza. Poi, però, si rimane coinvolti dalla vastità del sito e, come detto, dalla sua localizzazione (si tratta certamente della più spettacolare posizione fra tutti i siti archeologici della Cambogia), e dall’opportunità che si ha di vederlo così come è stato riscoperto e conservato, senza particolari interventi che ne abbiamo modificato lo stato originario. (Aspetto, questo, che ha contribuito alla scelta dell’UNESCO di inserimento tra i Patrimoni  dell’Umanità).

Il complesso si dipana in forma allungata per circa 800 metri dall’ingresso con lo Scalone Monumentale al Santuario Centrale, che coincide col punto più alto e panoramico del sito. Segue, eccezionalmente, un orientamento da nord a sud invece che est ovest com'è nella più parte dei templi. Le strutture sono state adattate alla conformazione morfologica del terreno. Uno sperone di roccia ne condiziona la forma. È costituito da una serie di edifici, strutture e torri che si susseguono su pedane un poco sempre più alte sino a giungere alla sommità, che coincide appunto col santuario centrale alla fine della spianata, proprio sul bordo meridionale del dirupo.

Portali decorati, gradinate e scaloni impegnativi, santuari, torri, gallerie, finestre, qualche cumulo di pietre scarnificate che attendono di essere ricomposte nella loro originaria forma, colonnati, piani rialzati, Naga, cisterne…un insieme di edifici, alcuni ben conservati altri meno, indubbiamente valorizzati dalla posizione.

Da qui la vista non ha limiti sul circostante territorio cambogiano e thailandese, e nelle giornate assai limpide, dicono, possa arrivare sino a individuare il profilo dell’altra montagna sacra, Phnom Kulen, dove andremo domani. Pare che già alla fine del XII secolo il posto non fosse molto frequentato e che la vegetazione abbia di lì a poco cominciato ad avvolgere, nascondere, proteggere, stritolare, abbracciare le sacre pietre conservandole per noi.

(Sino a pochi anni fa occorrevano oltre 10 ore per andare e altrettante per tornare da Siem Riep, ed era quindi necessario passare una notte nella zona in situazioni disagiate. Poi, sono iniziati lavori di sistemazione in gran parte del percorso. Cinque anni fa erano necessarie circa 7 ore di jeep per giungere al sito. Oggi, che la strada è stata quasi tutta resa ben agibile, ne occorrono anche meno di 5.

La distanza totale da Siem al luogo archeologico è di 250 chilometri circa. Pur tortuosa, sino a Anlong Veng, l’itinerario punta decisamente verso il nord per quasi 125 chilometri. Devia poi a est per Sra Em, distante un altro centinaio di chilometri, località in provincia di Preah Vihear nelle alture di Dangkrek. Da qui, poco più di 25 chilometri portano alla base del colle col complesso sacro, cui normalmente si accede arrivando quasi sino all’ingresso con gli automezzi).

 

Pranzo nel sito (leggero lunch-box). Cena in hotel, (set menù), ad ora più tarda del solito, “Grand Soluxe Angkor Palace” 5*.

 

L’escursione di oggi a Phnom Kulen presenta aspetti gradevoli anche per il contesto ambientale in cui si svolge. L’interessante Budda reclinato scolpito nella roccia e la cascata e la strada in salita nella foresta per raggiungere il luogo sacro rendono la giornata soddisfacente.

Sarà importante prevedere bene i tempi perché la stretta strada, privata, può essere percorsa in andata e ritorno a orari prestabiliti per consentire un flusso alternato. In ogni caso, il tragitto attraversa la giungla con formazioni rocciose apprezzabili e merita di essere attentamente gustato, nonostante alcuni tratti siano disagevoli.

Normalmente la strada si può percorrere in andata sino alle 11 e poi in uscita dalle 13, ma è bene riverificare in loco. Si giunge sulla cima dell’altura, (il punto più alto è a circa 500 metri slm), col luogo sacro che, come noto, si dice possa nelle belle giornate essere vista anche da Preah Vihear, anche se a noi ieri non è stato concesso.

(In realtà, è solo un modo di dire, come sarà capitato di sentirsi ripetere   pure in Giordania quando, sul Monte Nebo, la guida racconta che “nelle giornate senza foschia è possibile osservare le case più alte di Gerusalemme”. Mai viste).

Phnom Kulen si trova a una cinquantina di chilometri da Siem, circa 20 chilometri dopo Banteay Srey, dentro una vasta area adibita a Parco Nazionale. Da sempre, Phnom Kulen, è ritenuta forse la più sacra tra le montagne della Cambogia perché proprio qui nell’802, Jayavarman II si proclama dio-re, dando inizio alla storia dei moderni regni cambogiani. Per questo è meta di visite e pellegrinaggi dei locali. Apprezzeremo panorami, il grande Budda disteso (notevole), il santuario, alveo del fiume con alcuni lingam scolpiti, cascatelle.

Tutta la regione per una certa fase in periodi remoti, era nota anche con altre denominazioni e comprendeva alcune decine di templi, le cui rovine sono ancora sparse nella giungla dei dintorni con accessi assai difficili.

Rientro nel pomeriggio a Siem Riep. L’eventuale tempo disponibile, nella giornata di oggi e in tutte le altre in cui si sta a Siem Riep, potrà essere utilizzato discrezionalmente dai partecipanti.

Pranzo set menù nel modesto ristorantino Pka Chan a Phnom Kulen vicino alle cascate.

Cena (set menù) e pernottamento al “Angkor Palace Resort & Spa5*.


 

 

(Si potrà decidere, per evitare ingolfamenti e le ore più calde, di recarsi nei siti presto al mattino).

Continuiamo l’avvicinamento al cuore di Angkor andando al Banteay Srey, detto Tempio Rosa per la qualità della pietra con cui è stato realizzato nel X secolo. E’ comunemente considerato in assoluto una delle maggiori preziosità architettoniche e artistiche cambogiane. (Nonostante la presenza di alcune copie di statue in sostituzione degli originali che ora ornano dimore private in qualche parte di mondo).

Si trova a una trentina di chilometri da Siem ed è nota anche come Cittadella delle Donne per la graziosità delle raffigurazioni presenti nel tempio, caratterizzato da un ottimo stato di conservazione, dalla raffinatezza della fattura e accorti (oltre che sostanziosissimi) restauri. Eleganti figure femminili presenti nelle pareti del tempio narrano episodi dell’onnipresente poema classico indiano Ramayana. È dedicato a Shiva, ma sono numerose anche le altre divinità maschili e femminili che ne ornano e ingioiellano le strutture.

Il Banteay Samrè, altra meta della mattinata, sempre in zona, risale al XII secolo. È in buono stato di conservazione e sta in posizione isolata con un corpo centrale, spazi per biblioteche e atrio. È protetto, cosa rara, da una doppia cinta muraria con un fossato centrale. Vi andiamo per le caratteristiche artistiche e scarsi turisti.

Durante la giornata prevediamo di recarci anche in uno dei tre siti che hanno reso famosa Angkor, il Ta Phrom, l’Angkor Wat e l’Angkor Tom. Ora indichiamo l’ultimo, ma potrà anche essere inserito un altro secondo quanto si riterrà più opportuno in loco per ottimizzare i tempi, considerati i flussi turistici e la vastità della zona archeologica di oltre 400 chilometri quadrati.

L’Angkor Thom era una vera città fortificata realizzata tra i secoli XII e XIII. Pare che nel periodo d’oro nella zona vivesse oltre un milione di persone. L’area era cinta da mura e fossati, chiara rappresentazione architettonica del monte sacro Meru e degli Oceani. Porte monumentali di oltre 20 metri sono arricchite da grandi statue di divinità, demoni, proboscidi. All’interno vi si trovano strutture quali la “Terrazza del Re Lebbroso”, la “Terrazza degli Elefanti”, ma soprattutto il “Bayon”.

Se il manufatto più maestoso di Angkor è l’Angkor Wat, il Bayon rappresenta certamente quello in cui arte e capacità fantastiche degli autori e di chi l’ha commissionata, si sono espresse al meglio della creatività. I 216 enormi volti di Avalokitesvara sembrano inseguire con lo sguardo freddo, ma con sorriso più conciliante, il visitatore che in ogni caso rimane assai colpito dalla straordinarietà dell’opera. Il sorriso, appena accennato, delle sue 432 labbra può anche richiamare, (non per proporre inconsistenti rapporti ma solo per omogeneità estetiche), quello di Abu Simbel. Oltre allo straordinario insieme dell’opera, sarà interessante osservare nel dettaglio anche i bassorilievi con oltre 10.000 raffigurazioni. Molte di queste rappresentano scene di vita del XII   secolo.

Si dice che sia stata questa la prima struttura che lo scopritore di Angkor, (Henri Mouhot oggi sepolto lungo un fiume in Laos), abbia notato durante il suo girovagare nella foresta. Assai coinvolgente e di grande impatto emotivo.

(Se dovessimo suggerire un posto dove attendere l’alba, sulla base delle esperienze personali, oltre al gettonatissimo Angkor Wat…).

Oggi continua l’incontro con i templi di Angkor. Ma, noi non ci accontentiamo di condividerne la visione di giorno con tante altre persone. Per questo scegliamo anche di tornarci domani sera e avere il privilegio di incontrare un tempio aggraziato, il Thommanon Temple, tutto per noi.

 

Pranzo non in un normale ristorante ma in una “casa privata” che da qualche tempo prepara pasti a richiesta. Se possibile, è gradevole. (Potrebbe essere il Bong Thom Restaurant, anche se comincia ad essere troppo noto). Cena in hotel (set menù).

Pernottamento al “Angkor Palace Resort & Spa5*.

 

Incontro serale con gli altri gruppi per la cena e musica al Thommanon Temple di Angkor, aperto e illuminato solo per noi

 

Abbiamo riservato per gli ultimi giorni alcuni degli aspetti più noti di Angkor. Difficile elaborare una graduatoria dei monumenti che più possano suscitare l’interesse.

Ogni tappa odierna avrebbe diritto a un’ampia descrizione per sottolinearne le qualità, riconosciute nel 1992 Patrimonio UNESCO. Ci limitiamo a indicare alcune delle caratteristiche principali, perché solo la loro visione diretta potrà farcene apprezzare pienamente la godibilità non solo artistica.

Lasciamo quasi alla fine del nostro percorso estetico-storico il Ta Phrom. Rappresenta la più originale sintesi estetica tra quanto la mano dell’artista e la megalomania del potente di turno abbiano saputo produrre, e la natura voluto preservare compenetrando e quasi incorporando ciò che ritenesse degno di voler conservare per sottrarlo all’incuria e a volte al disprezzo degli uomini. L’esperienza di questa visita è particolare. Molto è stato lasciato così come deve essere apparso a chi per primo ha avuto la costanza, il coraggio, e la fortuna, di ritrovarlo nel folto della giungla.

In realtà i monumenti, protetti afferrati avvinghiati e stritolati da rami e radici che paiono tentacoli di mostruose piovre, il forte contrasto anche cromatico tra le chiare articolazioni arboree i toni scuri e i grigi delle pietre antiche, non sono stati lasciati in balìa della natura. Periodicamente, l’opera di sorveglianza e manutenzione del sito evita che boscaglia arbusti siepi e piante varie, invadano troppo le aree con gli edifici distruggendoli completamente. Sono invece lasciati indisturbati gli alberi di più rilevante dimensione che ormai hanno trovato casa e coabitano, a volte sorreggendosi vicendevolmente, con le strutture create dall’uomo. Il tutto si presenta in uno stato d'affascinante contaminazione tra natura e cultura.

Se c’è un luogo al mondo che possa immediatamente rappresentare al livello estetico più apprezzabile tale salutare commistione, questo è il Ta Phrom.

(Purtroppo, recentemente, sono in corso lavori di sistemazione di alcuni edifici. Qualcosa ci sfugge sull’indispensabilità di tali massicci, eccessivi, interventi operati non certo per salvaguardarne solo la stabilità).

Lasciare per ultimo Angkor Wat può essere una scelta dettata dall’opportunità di terminare le visite col più grande monumento religioso della terra. (Ma, forse, al mattino c’è meno folla).

 

Di questo manufatto eccezionale per dimensioni e raffinatezza che unisce senso religioso e architettonico a un livello raro in altre parti del pianeta, se ne noteranno il simbolismo, gli elementi imponenti e i particolari minuti e aggraziati, a partire dalle oltre 3.000 raffigurazioni delle deliziose Apsara. (Alla nostra attenta visita non sfuggiranno neppure particolari curiosi, come le smagliature presenti sulle avvenenti danzatrici).

Saremmo però tentati di consigliarne la visita anche senza essere accompagnati dalle parole della guida né da alcuna nozione sul significato del monumento, perché la sua visione ispira una tale immediata sensazione di straordinarietà, che ogni parola e “preconcetto” potrebbero risultare se non eccessivi, superflui.

Comunque, ora ci pare inopportuna anche una pur sommaria descrizione.

In ogni caso, se i frequenti lavori di restauro ne consentono l’apertura, le torri più alte del complesso religioso possono essere visitate solo con abbigliamento adeguato. (La guida locale terrà informati circa tale aspetto).

(Una parte del pomeriggio e domani sono destinate al tempo libero, per approfondimenti individuali, acquisti o relax. Oggi l’accompagnatore lascia il gruppo per seguire i preparativi della serata).

 

Pranzo in ristorante locale Asian Square.

Pernottamento al “Angkor Palace Resort & Spa” 5*.

 

 

             Cena al Thommanon Temple, illuminato e arredato per noi

 

 

 

Thommanon Temple.

Elegante, di proporzioni adatte a farne apprezzare lo stile architettonico classico e le preziosità dei particolari. Si trova nella parte orientale dell’Angkor Thom. Risale, secondo varie interpretazioni, alla fine dell’XI o inizio del XII secolo. Pare, comunque, essere precedente alla madre di tutti i templi, l’Angkor Wat. È in ottimo stato grazie anche ad accurati lavori di restauro eseguiti oltre mezzo secolo fa. Dedicato ai potenti Shiva e Vishnu, presenta anche scene del “Ramayana” e raffigurazioni delle enigmatiche Devata. (Presenze accessorie per compiacere il potente, semplici seppur godibili decori per ornare le nude pareti, ballerine aggraziate e ammiccanti o vere divinità?).

 

 

            “Sfumature” ad Angkor

                                                               cena, musici, danze, candele, ombre…

 

Ci piace pensare che, pur non costituendo una comunità, chi viaggi con noi lo faccia perché sceglie non solo un itinerario ben confezionato, ma ritenga pure di far parte di un insieme di persone con cui abbia qualcosa in comune, attratti da un altrove che custodisce terre e facce diverse.

Ci piace pensare che questo senso della condivisione trovi ambiente più adatto per manifestarsi in particolari condizioni di viaggio. Quando, oltre a generali modi di partecipazione interessanti, come in questo itinerario, si crei quella sfumatura, che accentui la sensazione di prendere parte a qualcosa di speciale. Ciò è accresciuto proprio dall’essere con altri, condividendo un’occasione che moltiplica per ognuno le sensazioni. Perché, a volte, ciò che non trasmetti agli altri appare un po’ meno vero.

Per questo proponiamo un’iniziativa che dia la possibilità di vivere un’esperienza con sfumature normalmente impossibili da apprezzare, se non in circostanze come questa.

Infatti, siamo certi che una cena non sia solo ciò che si presenta in un piatto più o meno gradevole. Questa nel Thommanon Temple è condivisione di un’occasione che, sino ad ora, noi che frequentiamo il sito da decenni abbiamo potuto apprezzare solo un’altra volta. Tutto è amplificato dalla presenza di compagni di viaggio d'altri due gruppi, “Vietnam e Cambogia, tra Cielo e Terra per vie d’acqua” e “Laos e Angkor, tra i mangiatori di fiori di loto”.

La festa comune di oggi inizia arrivando al tempio verso l’imbrunire accolti da torce e candele, che accrescono le suggestioni man mano che la luce lascerà il posto al buio. Le luci ci indicano il percorso da seguire per giungere in uno slargo per l’aperitivo e accomodarsi poi ai tavoli bianchi accanto al tempio illuminato per noi.

Abbiamo “fatto le prove” per non lasciare nulla al caso di un evento che, crediamo, possa essere ricordato a lungo, non solo con le foto.

(Abbiamo verificato e concordato ogni aspetto della serata secondo quanto ritenevamo potesse arricchirla serata, anche se abbiamo dovuto “cedere” su alcuni eccessi coreografici che le autorità e l’organizzazione locale hanno fortemente “suggerito” per concedere i permessi, ritenendo che un bene UNESCO meriti un certo tipo di arredo e intrattenimento).

Comunque, il risultato pensiamo che sarà molto coinvolgente, perché quel luogo noto a livello planetario, caro a chi ami storia e architettura, è solo per noi. E, semplicemente e straordinariamente, è “bello”.

Indipendentemente dal piacere delle portate, il gusto della cena sarà insaporito da contorni più apprezzabili di ciò che sarà servito nei piatti.

Una cena, questa cena, non è infatti un quadro in cui ciò che importi sia solo la tela essendo, la cornice, puro intercambiabile accessorio. Questa cena, con contorno di musici e danze, stimola emozioni anche e soprattutto attraverso l’ambiente che lo attornia. L’arte antica kmer è valorizzata ulteriormente da ombre e luci che fanno intravedere le raffinate e graziose Devata.

Ci piacerebbe, però, che il tempo depositato per secoli su quelle pietre, stasera rallentasse un poco per rendere meno breve l’incontro.

 

Dopo colazione, tempo libero per consentire il massimo di flessibilità nella gestione individuale dell’ultimo giorno di permanenza in Cambogia. Ovviamente, nel caso in cui non si siano terminate le visite il giorno precedente, una parte della giornata potrà essere dedicata a questo scopo.

In ogni caso, aspetto che certamente i nostri compagni di valigia apprezzeranno, aver previsto un volo in serata permette di fruire una permanenza di quasi tutto un giorno ancora ad Angkor.

Gli aspetti dell’immenso luogo genericamente indicato come Angkor, sono tanti e così diversificati che ognuno di noi avrà certamente il desiderio di approfondire ciò che ritenga più opportuno, tra oggi e il pomeriggio precedente, compatibilmente con lo svolgimento delle attività di gruppo.

Pranzo in hotel.

Tutte le stanze dell’hotel vanno lasciate alle ore 12.

 (Chi desideri utilizzare la camera sino al momento della partenza per l’aeroporto, può farcene richiesta all’atto dell’iscrizione in modo che se ne possa accertare disponibilità e costi).

Nel pomeriggio alle 17, trasferimento in aeroporto che dista pochi minuti. Volo di linea TG 2591 delle 20,45 per Bangkok, dove giungiamo alle 21,50.

 

Alle 00,01 volo di linea TG 944 per Fiumicino. Arrivo a Roma alle 6,00. Includiamo anche il volo da Fiumicino per Malpensa.


 

 

 

 

 

1. Grand Soluxe Angkor Palace  2. Angkor Wat  3. Thommanon

 

 

APPROFONDIMENTI DI VIAGGIO

 INFORMAZIONI UTILI (specifiche per il viaggio del 14 gennaio 2020) Visti e passaporto. Il visto si ottiene all’arrivo nel Paese. Controllare la scadenza del passaporto, la cui validità deve protrarsi minimo sei mesi dalla data del viaggio, e che contenga minimo 2 pagine libere. Sono indispensabili 2 foto a colori formato tessera da tenere a portata di mano all’arrivo in Cambogia. (Suggeriamo di dotarsi di altre due foto e fotocopia del passaporto che potrebbe essere utile in - CONTINUA -